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Il gattopardo

Di

Editore: Feltrinelli / Coop

4.1
(9932)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 301 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Francese , Finlandese , Portoghese , Catalano , Danese , Galego , Ceco , Olandese

Isbn-10: 8807830310 | Isbn-13: 9788807830310 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Altri , Rilegato in pelle , CD audio , eBook

Genere: Fiction & Literature , History , Political

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Descrizione del libro
Edizione speciale per il 150° anniversario dell'Unità d'Italia.
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  • 4

    Siamo alla vigilia dello sbarco dei Mille a Marsala e la famiglia Salina è ancora il simbolo dell’aristocrazia siciliana.

    L’attuale principe di Salina è Don Fabrizio, il quale, oltre ad essersi ...continua

    Siamo alla vigilia dello sbarco dei Mille a Marsala e la famiglia Salina è ancora il simbolo dell’aristocrazia siciliana.

    L’attuale principe di Salina è Don Fabrizio, il quale, oltre ad essersi preso cura della sua famiglia, ha anche protetto, dai problemi economici e dai guai, il nipote Manfredi.

    Don Fabrizio è ormai un uomo maturo, ancora rispettato da tutti, ma non è più così ricco come lo sono stati i precedenti principi di Salina. Per poter mantenere il tenore di vita a cui sono abituati, ogni tanto è costretto a vendere una parte dei suoi possedimenti.

    Pertanto, da un lato, vediamo l’impoverimento della classe aristocratica e dall’altro l’arricchirsi dei non aristocratici, tra cui il padre di Angelica, giovane e bellissima donna di cui Manfredi si innamora follemente, mandando nello stesso tempo in frantumi il cuore della cugina.

    E’ inoltre un periodo di sconvolgimento anche dal punto di vista politico, sono già in atto i tentativi di scacciare i Borboni dall’isola e Manfredi ha un ruolo attivo in ciò. Lo zio Fabrizio è, al contrario di Manfredi, più propenso alla monarchia, ma capisce anche che i tempi stanno per cambiare e assiste, senza intervenire, agli sconvolgimenti politici.

    Il libro si conclude con la morte dell’ultimo Principe di Salina circondato dalla sua famiglia, mentre egli fa un bilancio della sua esistenza (anche se c’è poi un’ultima parte dedicata alle figlie zitelle del Principe di cui non ho ben capito l’utilità ai fini della storia!).

    Devo ammettere che questo libro mi ha sempre trasmesso un certo timore, pensavo fosse un testo di difficile comprensione e ne ho sempre rimandato la lettura.

    Effettivamente i miei timori si sono rivelati assolutamente reali: è senz’altro un testo complesso che ti impone mille domande.

    Non so se sono riuscita a coglierne pienamente il messaggio e molti dubbi mi sono rimasti anche dopo essere giunta alla fine delle oltre 300 pagine e, proprio per questa ragione, non voglio eccedere nei commenti.

    Comunque è una lettura che prima o poi va affrontata nella vita e sono contenta di averlo fatto.

    ha scritto il 

  • 5

    Semplicemente, un capolavoro

    In questo romanzo c'è tutto: cultura,profondità, sensibilità, conoscenza degli uomini e della storia. Per di più,il tutto scritto in un modo sublime. Il più grande autore italiano del Novecento, ...continua

    In questo romanzo c'è tutto: cultura,profondità, sensibilità, conoscenza degli uomini e della storia. Per di più,il tutto scritto in un modo sublime. Il più grande autore italiano del Novecento, senza paragoni.

    ha scritto il 

  • 4

    ironico

    alla fine di questo romanzo non sapevo nulla, solo la fama del titolo e del film che ne è stato tratto. Quindi è con vera sorpresa che ho trovato un libro molto ironico e moderno, che se anche ...continua

    alla fine di questo romanzo non sapevo nulla, solo la fama del titolo e del film che ne è stato tratto. Quindi è con vera sorpresa che ho trovato un libro molto ironico e moderno, che se anche tratta di eventi narrati durante lo sbarco in sicilia del 1860 ha uno stile molto più moderno. Infatti è stato scritto attorno al 1956! per questo ci sono nel libro rimandi a fatti che successero molto dopo (la bomba nel 1953 che distrusse un palazzo). Mi è piaciuto moltissimo nel modo di narrare tramite gli occhi del Principe Fabrizio di Salina. E' un personaggio molto introspettivo, ma anche molto cosciente della politica, dei problemi del suo paese e molto pessimista. C'è molto pessimismo in questo libro, ti fa cogliere la vanità della vita la sua caducità. Bellissimi i brani in cui Tancredi ed Angelica si rincorrono nel palazzo di Donnafugata e la morte di Don Fabrizio.

    ha scritto il 

  • 3

    L'ho trovato spesso noioso, ma non posso negarne la genialità e soprattutto l'incredibile attualità. Mi è piaciuto molto il discorso tra Chevalley e il Principe che cerca di spiegare il suo ...continua

    L'ho trovato spesso noioso, ma non posso negarne la genialità e soprattutto l'incredibile attualità. Mi è piaciuto molto il discorso tra Chevalley e il Principe che cerca di spiegare il suo rifiuto alla carica di senatore; ovviamente mi è piaciuta anche la parte riguardante le "fughe" per il palazzo di Tancredi e Angelica!

    ha scritto il 

  • 0

    È un delitto non leggerlo

    Una scrittura meravigliosa, un libro che non mi stanco di rileggere. La quintessenza dell'essere siciliani, per molti aspetti. Indimenticabili, le osservazione di Don Fabrizio sul carattere degli ...continua

    Una scrittura meravigliosa, un libro che non mi stanco di rileggere. La quintessenza dell'essere siciliani, per molti aspetti. Indimenticabili, le osservazione di Don Fabrizio sul carattere degli isolani. Ironia amara, sorriso dietro le pagine di un grande narratore.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    3stelle regalate

    Amo i classici, ma questo proprio non riuscivo a finirlo, davvero pesante, non c'è mai stata azione, il nulla di nulla, immobilismo totale, solo poche pagine si salvano, ossia la morte di Don ...continua

    Amo i classici, ma questo proprio non riuscivo a finirlo, davvero pesante, non c'è mai stata azione, il nulla di nulla, immobilismo totale, solo poche pagine si salvano, ossia la morte di Don Fabrizio, il Gattopardo, accolta con sollievo anche perchè stava a significare che il libro era agli sgoccioli, e un paio di tirate pro-borboni e anti-savoiardi di Tumeo e la descrizione dell'immobilità siciliana descritta da don Fabrizio a Chevalley, che impediva ogni miglioramento, dato che i siciliani si sentivano sempre superiori a tutti e ogni continentale era visto come invasore: "ma quel senso di superiorità che barbaglia in ogni occhio siciliano, che noi stessi chiamiamo fierezza, che in realtà è cecità. Per ora, per molto tempo non c’è niente da fare, egli conclude"

    ha scritto il 

  • 5

    Con una lettura superficiale si può pensare che sia un romanzo noioso, senza nulla di interessante o imprevedibile... Ma non è assolutamente così. È il ritratto di un uomo che vede il suo mondo ...continua

    Con una lettura superficiale si può pensare che sia un romanzo noioso, senza nulla di interessante o imprevedibile... Ma non è assolutamente così. È il ritratto di un uomo che vede il suo mondo cambiare radicalmente, e lui deve riuscire a superare il suo pensiero all'antica e adeguarsi alla modernità; e poi c'è il figlio, Tancredi, aperto a nuovi orizzonti e affascinato dalle nuove idee che iniziano a nascere in Italia con Garibaldi. Da una parte l'amore coniugale che ormai è semplice affetto del padre, dall'altra quello giovane, passionale, impulsivo, puro e ingenuo. Uno dei libri più belli e ricchi di significato che abbia mai letto.

    ha scritto il 

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