Il gene egoista

La parte immortale di ogni essere vivente

Di

Editore: A. Mondadori (Oscar saggi, 397)

4.3
(1551)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 354 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi semplificata , Giapponese , Chi tradizionale , Spagnolo , Tedesco , Coreano , Francese , Portoghese , Polacco , Ceco , Greco , Olandese

Isbn-10: 8804393181 | Isbn-13: 9788804393184 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Adriana Serra , Giorgio Corte

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Non-narrativa , Scienza & Natura , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
Un saggio scientifico incentrato sulla stupefacente verità che si rivela a chi si interroga sull'universo, l'immortalità e il posto dell'uomo nell'universo. Noi siamo macchine da sopravvivenza, robot semoventi programmati ciecamente per conservare quelle molecole egoiste note col nome di geni. Un libro pensato per stimolare con ironia l'immaginazione del lettore - dello studente come dell'esperto e critico severo, o del profano - che riesce a semplificare e rendere comprensibili sottili e complicati concetti scientifici in un linguaggio non matematico, senza che ne vada perduta la sorprendente essenza.
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  • 5

    Il libro della vita.
    Il libro della vita, sia nel senso che esso tratta dell'origine e dell'evoluzione della vita, basata sui replicatori universali e immortali, i geni; sia nel senso del "mio" libro ...continua

    Il libro della vita.
    Il libro della vita, sia nel senso che esso tratta dell'origine e dell'evoluzione della vita, basata sui replicatori universali e immortali, i geni; sia nel senso del "mio" libro della vita, quello che forse ha avuto in assoluto il maggior impatto su di me e sui miei pensieri.
    Lo considero un capolavoro assoluto, perché in modo chiaro e lucido l'autore sviluppa una teoria allo stesso tempo affascinante e inossidabile, che rapisce la mente e l'intelletto del lettore.
    Così come gli atomi sono i mattoni di base della materia, i geni sono i mattoni di base della vita. Non sono dotati di coscienza e intelligenza, ma è come se lo fossero. Al punto che si "comportano" in modo "egoistico", allo scopo di ottenere l'unico risultato per cui esistono: riprodursi, all'infinito. Attraverso il meccanismo del fenotipo esteso, qui descritto in modo sintetico ma efficace.
    In realtà i geni non sono immortali. Semplicemente la loro estinzione non coincide con la morte dei singoli organismi che essi tendono a costruire costituendosi in colonie, all'interno delle quali trovano occasioni di collaborazione sinergica.
    Gli organismi che i geni costruiscono come "veicoli" sono batteri e virus, piante e alberi, insetti, elefanti e, naturalmente, l'homo sapiens.
    Fin qui, tutto sommato, nulla di nuovo, se non una descrizione aggiornata e appuntita del darwinismo.
    Dawkins condisce il tutto con una combinazione di chiarezza analitica e leggerezza narrativa (piena di humor tipicamente britannico), il che rende la lettura un'esperienza gradevolissima, per quanto densa e pregnante in ogni singola frase.
    Ma se la teoria dei geni "egoisti" che guidano, grazie a una coscienza non cosciente e a un'intelligenza non intelligente, anche gli esseri viventi dotati di coscienza e intelligenza come noi umani è intrigante, quella dei memi (che Dawkins accosta opportunamente dichiarandola frutto di intuizioni, più che di evidenze inattaccabili) è assolutamente strepitosa.
    Forse prima o poi scopriremo un DNA culturale, che conferma l'idea di evoluzione culturale, così come il DNA genico ha confermato l'intuizione darwiniana di evoluzione biologica.

    ha scritto il 

  • 4

    Un saggio bellissimo

    ... da cui imparare molto se non cisi ferma al primo capitolo come fece chi me lo consigliò sostenendo una tesi che è assolutamente il contrario di quella del testo, che mi ha convinto e condivido pi ...continua

    ... da cui imparare molto se non cisi ferma al primo capitolo come fece chi me lo consigliò sostenendo una tesi che è assolutamente il contrario di quella del testo, che mi ha convinto e condivido pienamente

    ha scritto il 

  • 3

    El libro definitivo para entender la genética.
    Los primeros capítulos son un poco liosos pero según avanza el libro se va haciendo más claro y divertido.
    Escrito en los primeros 70 este libro fue revo ...continua

    El libro definitivo para entender la genética.
    Los primeros capítulos son un poco liosos pero según avanza el libro se va haciendo más claro y divertido.
    Escrito en los primeros 70 este libro fue revolucionario y realmente no sé en cuanto se ha quedado obsoleto desde el punto de vista científico, pero resulta muy clarificador para explicar los comportamientos humanos, que no son más que los mismos comportamientos que tienen los demás animales.
    También contesta de manera clara y científica la mayoría de las preguntas tópicas que tan bien les viene formular a algunos: ¿Hay algún propósito en la existencia de la vida?, pues eso, si leéis el libro os quedará claro.
    Lo más negativo del libro es el excesivo ego de su creador, que se pasa la mitad de la narración auto contestándose preguntas, refutando críticas antes de recibirlas y promocionando sus otros libros.
    Se ve que lleva razón con lo de los genes "egoistas"

    ha scritto il 

  • 4

    Macchine in rivolta

    Un libro seminale, ben scritto e a suo modo sconvolgente.
    Solo una delusione: avrei voluto una spiegazione del perché certi fenotipi remano contro i geni da cui si sono sviluppati, ad esempio in chi n ...continua

    Un libro seminale, ben scritto e a suo modo sconvolgente.
    Solo una delusione: avrei voluto una spiegazione del perché certi fenotipi remano contro i geni da cui si sono sviluppati, ad esempio in chi non vuole avere figli. Invece queste eccezioni non sono contemplate da Dawkins. Si tratterebbe di indagare l'equivalente biologico dell'idea di Peter Wessel Zapffe secondo cui la coscienza è un effetto collaterale dell'evoluzione. La testa è sempre d'intralcio, negli esseri umani come in tricotteri e mantidi religiose.

    ha scritto il 

  • 3

    Teoria molto interessante, ma libro estremamente ripetitivo, riassumibile nei seguenti assunti: l'evoluzione è guidata dai geni, gli organismi (esseri umani compresi) sono solo dei veicoli; la natura ...continua

    Teoria molto interessante, ma libro estremamente ripetitivo, riassumibile nei seguenti assunti: l'evoluzione è guidata dai geni, gli organismi (esseri umani compresi) sono solo dei veicoli; la natura è fondamentalmente egoista e, in generale, vale la massima hobbesiana "homo homini lupus"; certe forme di altruismo esistono anche in natura, sebbene finalizzate alla prosperità dei geni; la portata e gli effetti dei geni vanno al di là di quanto possiamo immaginare.
    Da tutto ciò si può concludere che è inutile cercare bontà e altruismo nella natura biologica degli esseri viventi. La cultura, che è ciò che ci distingue, come esseri umani, dal resto del mondo animale, è l'unico modo di elevarci al di sopra della biologia. E, sebbene anche le idee culturali (i memi) abbiano una propria evoluzione, è nostra facoltà, tramite esse, diventare i progettisti intelligenti del nostro futuro.

    ha scritto il 

  • 4

    “Bisogna insegnare generosità ed altruismo, perché siamo nati egoisti”

    Richard Dawkins inizia questo importante saggio scrivendo:

    "Questo libro dovrebbe essere letto quasi come se fosse un libro di fantascienza. Infatti è stato pensato per stimolare l'immaginazione del l ...continua

    Richard Dawkins inizia questo importante saggio scrivendo:

    "Questo libro dovrebbe essere letto quasi come se fosse un libro di fantascienza. Infatti è stato pensato per stimolare l'immaginazione del lettore. Tuttavia, non tratta di fantascienza, ma di scienza vera. ... Noi siamo macchine da sopravvivenza ‐ robot semoventi programmati ciecamente per preservare quelle molecole egoiste note sotto il nome di geni"

    Darwin sosteneva che la selezione naturale agisce sul singolo essere vivente, che è dotato di caratteri ereditati o che si manifestano per la prima volta per una mutazione casuale. L'evoluzione della specie avviene quando un individuo, che ha subito una mutazione casuale, trae da essa un vantaggio sui suoi compagni nella lotta per la sopravvivenza, ciò decreta il suo maggior successo riproduttivo e dunque aumenta le probabilità che il nuovo carattere ereditario si trasmetta alle generazioni successive.

    Dawkins propone di spostare l'attenzione dall'individuo al gene, l'elemento che rende possibile la trasmissione dei caratteri ereditari. Ad ogni particolare carattere o attitudine dell'individuo corrisponde un particolare gene o una combinazione di geni. Un singolo carattere dell'individuo può rivelarsi più o meno vantaggioso per la replicazione dei suoi geni attraverso i discendenti: da questo deriva la maggiore o minore diffusione di tali geni nelle generazioni successive. Non sono dunque tanto gli individui, quanto i geni a lottare per la sopravvivenza, ossia per garantirsi il maggior numero di replicazioni possibile.

    Questo cambio di prospettiva nella teoria dell'evoluzione permette di spiegare alcuni fenomeni osservati nel mondo animale che sembrano andare contro la legge della sopravvivenza.

    Un esempio è l'abnegazione con cui le madri si dedicano alla cura dei cuccioli, spendendo energie ed esponendosi a pericoli. La spiegazione è che la selezione naturale ha favorito quei geni che dimostrano un comportamento altruistico nei confronti dei parenti stretti, perché tali geni hanno maggiore probabilità di replicarsi: aiutando un parente infatti aiutiamo un individuo che possiede buona parte dei nostri geni ed è in grado di trasmetterli ai discendenti.

    Va sottolineato il fatto che il concetto di “egoismo” del gene è in realtà una metafora. I geni non hanno volontà, sentimenti o coscienza. Esistono solo per riprodursi, per duplicarsi da un essere vivente all’altro, per essere immortali attraversando le varie generazioni. Il gene non elabora la migliore strategia per sopravvivere al tempo, ma è la selezione naturale che fa in modo che i più adatti sopravvivano.

    Divertenti ed acute certe parti:

    "Un aspetto della nostra società che sembra decisamente anomalo è quello della pubblicità sessuale. Le leggi dell'evoluzione fanno pensare che debbano essere i maschi a farsi pubblicità e le femmine a essere scialbe. Da questo punto di vista, l'uomo occidentale moderno è senza dubbio eccezionale: non c'è dubbio che nella nostra società l'equivalente della coda del pavone viene esibito dalle femmine e non dai maschi. Le donne si dipingono il viso e si incollano ciglia finte, mentre gli uomini non lo fanno. Sembra che per le donne l'aspetto personale abbia grande importanza e in questo sono incoraggiate dalle riviste e dai giornali femminili. Le riviste maschili rivolgono minore attenzione alle attrattive sessuali dei maschi e un uomo che dimostra un interesse fuori del comune per i suoi vestiti e il suo aspetto è destinato a suscitare sospetti, sia fra gli uomini che fra le donne. Quando si parla di una donna è molto probabile che si dia particolare importanza alle sue attrattive sessuali, chiunque sia che ne parla: un uomo o una donna. Quando si descrive un uomo, è molto più probabile che gli aggettivi usati non abbiano niente a che vedere con il sesso. Di fronte a questi fatti, un biologo sarebbe costretto a ritenere che sta osservando una società in cui sono le donne a competere per i maschi e non il contrario. Davvero il maschio è diventato il sesso ricercato, quello che è molto richiesto, il sesso che si può permettere di fare il difficile?"

    ha scritto il 

  • 3

    "Se tutte le femmine di una popolazione forzassero i maschi a compiere gesta difficili e costose, come uccidere un drago o scalare una montagna, prima di acconsentire a copulare con loro, potrebbero i ...continua

    "Se tutte le femmine di una popolazione forzassero i maschi a compiere gesta difficili e costose, come uccidere un drago o scalare una montagna, prima di acconsentire a copulare con loro, potrebbero in teoria ridurre la tentazione dei maschi ad abbandonarle dopo la copulazione. [...] una femmina rivale, imponendo un'impresa meno ardua ma più utile per sè e per i suoi figli, avrebbe un vantaggio su quelle femmine più romantiche che domandassero fatiche d'amore senza utilità pratica"
    Pag. 261

    ha scritto il 

  • 4

    Allora, noi saremmo dei super-organismi che i geni hanno costruito per il loro diabolico scopo: perpetuarsi. Partendo da questo assunto. l'autore tratta di alcune conseguenze dell'operato di questi Mi ...continua

    Allora, noi saremmo dei super-organismi che i geni hanno costruito per il loro diabolico scopo: perpetuarsi. Partendo da questo assunto. l'autore tratta di alcune conseguenze dell'operato di questi Minions intelligenti, quali la differenziazione sessuale (il capitolo "La battaglia dei sessi" è totalmente illuminante circa i rapporti donna-uomo), ma si spinge anche a considerazioni più generali sulla riproduzione che lo portano ad affermare che fare tanti bambini è il peggiore danno ecologico perpetrabile e che lo stato sociale è un'aberrazione. Mi stupisco che non sia stato ucciso da qualche integralista cattolico.

    ha scritto il 

  • 4

    Non mi stupisce che alcuni lettori di edizioni precedenti di questo celebre libro - come racconta l’autore nell’introduzione - gli abbiano scritto, raccontando come la sua lettura li abbia indotti in ...continua

    Non mi stupisce che alcuni lettori di edizioni precedenti di questo celebre libro - come racconta l’autore nell’introduzione - gli abbiano scritto, raccontando come la sua lettura li abbia indotti in una profonda depressione; o che alcuni insegnanti abbiano proibito ai loro allievi di leggerlo, non certo perché antricreazionista, ma proprio perché latore di una visione troppo schematica, arida e riduzionista della vita, con le pesanti conseguenze che questo porebbbe avere in termini di morale e di fiducia nella vita stessa e nel prossimo.

    L’effetto “deprimente” può essere il prodotto di una lettura piuttosto superficiale, o tendenziosa, o che ignora il fatto che il concetto di “egoismo” del gene è più che altro una metafora.

    La sostanza: i geni - come si sa, corpuscoli molecolari contenuti nelle cellule viventi, nei batteri o nei virus, che in qualche modo “codificano” gli esseri viventi che li contengono - sono entità che esistono per riprodursi, per duplicarsi da un essere vivente all’altro, per’essere virtualmente immortali proprio nella misura in cui sono in grado di autocopiarsi e di attraversare il tempo e le generazioni. Tuttavia, essi non sono provvisti di volontà, di coscienza né di sentimenti. Quella dell’”egoismo” è infatti una metafora. Il gene non elabora la migliore strategia per sopravvivere al tempo, ma, nella più solida tradizione darwiniana, è la selezione naturale che fa in modo che i più adatti sopravvivano, e creino appunto quella varietà e quell’adattamento che sono il segreto della sopravvivenza degli organismi che li contengono.

    Il non aver abbastanza insisitito sul fatto che questa fosse sostanzialmente una metafora ha fatto in modo che Dawkins venisse ferocemente attaccato da altri scienziati, filosofi, teorici della vita, e quant’altro. Ad alcuni di essi risponde (spesso in maniera esilarante) nelle note di questa edizione del libro; ma si può anche far riferimento a “Tabula rasa” di Steven Pinker per scorprire quale e quanto sia stato il disagio prodotto da questo testo.

    Rimane comunque il fatto che la “macchina da sopravvivenza” del gene esiste fondamentalmente per riprodursi. Proprio per questo si è evoluta in organismi di sorprendente complessità, arrivando a combattere o ad allearsi con altre macchine da sopravvivenza (questo nello stesso organismo; le stesse cellule sono costituite da associazioni di corpuscoli subcellulari che avevano cominciato il loro sviluppo in maniera tra loro indipendente). E da questo principio di base deriva la riproduzione asessuata o sessuata, la cura parentale, e, in estrema istanza, il piacere e l’amore (ipotesi portata avanti tra gli altri da Neil Strauss, l’”artista del rimorchio” di cui ho scritto tempo fa, che nelle sue teorie si ispira anche a questo libro). Ma oltre la genetica esiste qualcosa d’altro: la memetica, ovvero la diffusione e autoriproducibilità dei memi, specifiche istanze culturali nell’universo della cultura umana, concetto che sta avendo un successo grandissimo e che è’ stato formulato proprio da Dawkins in questo libro.

    Una teoria di Dawkins, suffragata tra l’altro da numerosi esempi, è quella secondo cui, come accennavo poco sopra, la cura parentale esiste proprio per consentire ai propri geni di sopravvivere nelle generazioni future. In teoria è un principio corretto, salvo eccezioni; tuttavia la domanda è in che modo un organismo biologico è in grado di selezionare i suoi parenti e di scegliere di interagire in senso protettivo-allevativo prevalentemente o solo con essi. In particolar modo quando si parla di fratelli e sorelle, o di parenti più lontani.

    Per gli animali, si fa presto: si può presumere che essi, tramite ferormoni o altri strumenti chimici, siano in grado di riconoscersi tra parenti. Ma gli uomini, le cui istintualità elementari sono seppellite sotto stratificazioni geologiche di cultura intellettiva? Nessuno è in grado di riconoscere un proprio parente se qualcuno non gli “dice” che quello è un proprio parente. E questo non solo tra fratelli o altri gradi più lontani, ma anche tra genitori e figli. Anche a una madre, in teoria, potrebbe essere tolto un figlio appena nato; sarebbe in grado di riconoscerlo “a pelle” a distanza di anni? (Che nessuno si azzardi a tentare l’esperimento). Se non fosse così, per dire, Edipo non avrebbe combinato tutti i casini che sappiamo, e la civiltà umana avrebbe dovuto fare a meno di uno dei suoi miti fondativi più potenti.

    ha scritto il 

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