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Il generale Della Rovere

I grandi romanzi italiani, 28

Di

Editore: RCS - Corriere della Sera

3.9
(150)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 138 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: A000029637 | Data di pubblicazione: 

Intervistatore: Michele Brambilla ; Prefazione: Sergio Romano

Disponibile anche come: Paperback , Altri

Genere: Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
Con un'intervista di Michele Brambilla all'autore
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  • 3

    Apprezzabile la scrittura di Indro Montanelli, nonché l'intenzione del giornalista di fare alcune dovute precisazioni. Il libro si legge molto rapidamente, le vicende narrate possono risvegliare lo spirito patriottico e/o far sorridere perché inverosimili.

    ha scritto il 

  • 5

    Kagemusha a San Vittore

    L'ombra di un generale attraversa il corridoio di San Vittore, braccio politico, in cogestione tra Polizia italiana e SS tedesche.
    Che sia un generale non c'è dubbio, ha persino il monocolo e impartisce educatamente ordini indiscutibili ai suoi carcerieri, che obbediscono, non sapendo come ...continua

    L'ombra di un generale attraversa il corridoio di San Vittore, braccio politico, in cogestione tra Polizia italiana e SS tedesche.
    Che sia un generale non c'è dubbio, ha persino il monocolo e impartisce educatamente ordini indiscutibili ai suoi carcerieri, che obbediscono, non sapendo come si disobbedisce a un generale.
    Ma il generale è in realtà Giovanni Bertoni, un truffatore che si trova agli arresti delle SS a Genova nel momento più opportuno per salire di grado: da finto Maggiore Grimaldi della Guardia Nazionale Repubblicana a Generale Conte Fortebraccio Della Rovere.
    Entrato in galera come una spia per smascherare un capo partigiano, del cui arresto i nazisti sono certi ma che non hanno saputo identificare, il traffichino Bertoni ne uscirà da eroe, morendo fucilato a Fossoli gridando "Viva il Re".
    Da un episodio realmente accaduto, di cui Montanelli fu testimone durante la sua prigionia, nasce questo racconto asciutto ed efficace, come tutta la prosa del suo autore.
    Non è esattamente narrativa e non è cronaca (come avverte la prefazione di Montanelli), tuttavia l'ibridazione riesce bene, forse grazie alla forte nota biografica che si legge tra le righe e al malcelato affetto per il personaggio.
    Come Montanelli ebbe a dire, a seguito delle molte polemiche nate dopo il film omonimo di R. Rossellini (sostanzialmente infedele al racconto), Bertoni\Della Rovere era un italiano come tanti di quell'epoca di guerra civile, tentava di sopravvivere ad ogni costo e per caso gli riuscì di morire meglio di come avesse vissuto.
    Almeno questo, secondo Montanelli, gli andava riconosciuto, come dice il Colonnello Muller: "Noi tedeschi giudichiamo questo paese dai generali veri. E' su quelli falsi che va misurato".

    ha scritto il 

  • 4

    Un Montanelli che non ti aspetti... o meglio: in fin dei conti te l'aspetti, se hai letto i suoi libri sulla storia d'Italia.


    Questo racconto lungo è semplice, eppure divertente. Scorre veloce e racconta di come in Italia i veri eroi alla fine sono i generali finti e non quelli veri. ...continua


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    Un Montanelli che non ti aspetti... o meglio: in fin dei conti te l'aspetti, se hai letto i suoi libri sulla storia d'Italia.

    Questo racconto lungo è semplice, eppure divertente. Scorre veloce e racconta di come in Italia i veri eroi alla fine sono i generali finti e non quelli veri.

    Una storia ambientata nella seconda guerra mondiale. Una storia quasi vera, un po' romanzata, ma raccontata nel solito stile accattivante di Montanelli.

    ha scritto il 

  • 4

    Credo che se l'avessi letto nel '59, quando fu pubblicato, mi avrebbe indignato, infastidito. Perchè ci si mette poco a rendere un romanzo un libro di Storia e a trasformare un evento importante in una macchietta (con la Resistenza si sprecano, ultimamente, le critiche per il 70% delle volte date ...continua

    Credo che se l'avessi letto nel '59, quando fu pubblicato, mi avrebbe indignato, infastidito. Perchè ci si mette poco a rendere un romanzo un libro di Storia e a trasformare un evento importante in una macchietta (con la Resistenza si sprecano, ultimamente, le critiche per il 70% delle volte date a torto). Ma nel momento in cui si comprende - e si deve fare - che un romanzo NON è un libro di Storia, che un evento può ANCHE avere dettagli diversi - come è naturale - si ama questo racconto e la pulizia e la sincerità di Montanelli.
    Non capivo, leggendo, chi fosse cattivo e chi no finchè mi sono resa conto che non ci sono buoni e cattivi, o meglio, non c'è il buono supereroe e il cattivo da battere. Questa è la vita vera, il buono cos'è? chi è? ma è buono davvero?
    Penso che sia un racconto acuto, molto - moltissimo - avanti per i suoi tempi e decisamente corretto. Al di là di verità storiche presunte - e Montanelli, anche se oggettivamente non servirebbe neppure dirlo, specifica che è un romanzo quindi FINTO - è uno sguardo anche divertente, ironico, su un personaggio che non è un eroe quando tutti pensano di esserlo - i partigiani.
    E' brutto leggere revisioni non richieste di ciò che fecero persone coraggiose, forti, pronte a salvare tutti noi e loro stessi. Ma non è questo il caso. Questa è la storia di un ometto (oggi lo chiameremmo paraculo) che si è finto eroe.
    Non viene trasformata la Storia in storia, bensì è la storia che entra a far parte della Storia.

    ha scritto il 

  • 4

    E' LA STORIA DI UN GRUPPO DELLA RESISTENZA VISTI DAGLI OCCHI DI UNO DI LORO ARRESTATI E FUCILATI DI UNA LOTTA FRA UOMINI
    STORIA PARALLELA ALLA VITA DELLO SCRITTORE CHE INCARCERATO CONOBBE REALMENTE I PERSONAGGI DEL LIBRO

    ha scritto il