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Il giardino dei Finzi-Contini

Di

Editore: Einaudi (Gli Struzzi)

3.9
(6169)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 293 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Catalano , Francese , Tedesco

Isbn-10: A000100683 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Tascabile economico , eBook

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
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  • 2

    Mi aspettavo di più

    Non mi ha entusiasmata molto, anche perché le stesse vicende non mi hanno catturata... Forse è stato complice anche lo stile, per me pesante, ma davvero l'ho finito a fatica perché dovevo finirlo (cau ...continua

    Non mi ha entusiasmata molto, anche perché le stesse vicende non mi hanno catturata... Forse è stato complice anche lo stile, per me pesante, ma davvero l'ho finito a fatica perché dovevo finirlo (causa esame).

    ha scritto il 

  • 5

    E siccome queste, lo so, non erano che parole, le solite parole ingannevoli e disperate che soltanto un vero bacio avrebbe potuto impedirle di proferire: di esse, appunto, e non di altre, sia suggellato qui quel poco che il cuore ha saputo ricordare.

    Bassani ha avuto la capacità di commuovermi: sono arrivata alle righe finali con il cuore colmo di emozione e le lacrime agli occhi.
    "Il giardino dei Finzi-Contini" è un romanzo sulla giovinezza strao ...continua

    Bassani ha avuto la capacità di commuovermi: sono arrivata alle righe finali con il cuore colmo di emozione e le lacrime agli occhi.
    "Il giardino dei Finzi-Contini" è un romanzo sulla giovinezza straordinariamente attuale: un qualsiasi studente universitario dei oggi può rivivere le vicissitudini, gli stati d'animo, le situazioni sentimentali descritti con sincerità e delicatezza.
    Trovo che questo romanzo sia anche una fondamentale testimonianza storica dello stravolgimento di vita della comunità ebraica italiana a seguito delle leggi razziali, così come offre un affresco vivace del contesto politico del tempo.
    Personaggi descritti con realismo e vivacità, come quello splendido di Micòl: talmente "vera", con i suoi difetti e le sue virtù, impossibile non amarla e non "capirla".

    ha scritto il 

  • 3

    Parlare al presente, non pensare al futuro

    Ho comprato il libro di cui vi voglio parlare oggi, parecchi anni fa, perché me ne aveva parlato molto bene una mia amica che l’aveva letto durante la scuola. Si tratta infatti di una lettura che spes ...continua

    Ho comprato il libro di cui vi voglio parlare oggi, parecchi anni fa, perché me ne aveva parlato molto bene una mia amica che l’aveva letto durante la scuola. Si tratta infatti di una lettura che spesso viene consigliata per l’estate ai ragazzi, e mi ricordo che era stata adottata anche nella mia classe da alcuni miei compagni. Non avevo letto allora ‘Il giardino dei Finzi Contini’ ma è capitato comunque nelle mie mani qualche anno dopo. ‘Il giardino dei Finzi- Contini’ è un libro pubblicato negli anni sessanta da Giorgio Bassani. L’intera storia è narrata in prima persona dall’autore in quanto realmente accaduta. Il romanzo è ambientato a Ravenna, città di origine di Giorgio Bassani, anche se c’è spazio per citare anche alcune grandi città universitarie come Bologna, Venezia e Milano, dove i nostri protagonisti frequentano le rispettive Università .

    Il libro inizia con il racconto di una gita al mare dell’autore con una famiglia, durante questa gita l’autore si sofferma a ricordare aneddoti della sua giovinezza e della sua famiglia. In particolare i ricordi vengono a galla, dopo aver rivisto un cimitero in cui riposano i suoi cari e dove è custodita la tomba di famiglia. L’autore ricorda il periodo dell’adolescenza e della prima maturità, ricorda i propri famigliari e le celebrazioni in Sinagoga, ma il ricordo più forte si lega alla famiglia dei Finzi Contini ed in particolare a Nicole Finzi Contini.

    Nicole è una ragazza molto schiva ma che comunque ha un legame molto particolare con il nostro protagonista. Infatti la ragazza attrae l’attenzione di Giorgio proprio perché i due si conoscono in pratica da sempre, infatti entrambi partecipano con le proprie famiglie alle celebrazioni ebraiche in Sinagoga.

    Nicole ed il fratello, sono ragazzi un po’ particolari in quanto la famiglia li tiene isolati rispetto ai giovani di Ravenna, studiano a casa con dei professori privati e non hanno contatti con il mondo esterno se non in rarissimi casi.
    I due fratelli diventano in un modo o nell’altro amici di Giorgio proprio perché accomunati dal loro credo religioso, e saranno proprio le occasioni religiose a creare un legame particolare ed indissolubile fra di loro.

    I contatti diventano molto più frequenti in occasione dell’entrata in vigore delle leggi razziali. Nonostante si tratti solamente di ragazzi, le persone di religione ebraica vengono presto escluse da ogni torneo sportivo e successivamente esclusi anche dagli stessi circoli promotori.
    Le scuse ovviamente sono banali ed inconsistenti ma sono inutili in quanto i ragazzi di fatto vengono esclusi da tutto, ancora più grave se si pensa che alla fine vengono allontanati da una gara sportiva.

    In conseguenza di questo improvviso allontanamento, la famiglia Finzi Contini decide di accogliere gli ‘esclusi’ a giocare nel proprio piccolo campetto da tennis, immerso nel giardino di casa.
    Giorgio nonostante da anni non frequenti più il circolo sportivo, viene contattato dalla famiglia Finzi Contini, che insiste per la sua partecipazione.
    Per pura curiosità decide di partecipare alla prima convocazione presso i Finzi Contini, soprattutto perché fin da bambino ricorda di aver sempre desiderato varcare il cancello d’ingresso.

    Scopre subito di non essere l’unico invitato dai Finzi Contini, infatti oltre a lui ci sono altri ragazzi . La compagnia è allegra e divertente e l’estate di quell’anno trascorre velocemente tra una partita ed una passeggiata con Nicole. Ben presto veniamo a comprendere meglio i sentimenti del nostro protagonista che mostra una vera e propria venerazione per la ragazza. Nicole che è davvero spiazzante e probabilmente comprende molte più cose che il nostro protagonista per una ragione o per l’altra non vuole ancora vedere.

    Durante gli incontri la situazione esterna non viene quasi mai citata, i ragazzi parlano di rado di leggi razziali o di esclusioni basate sulla religione ma il clima esterno viene percepito dal lettore comunque. Il modo di scrivere di Bassani è denso di questo clima ed i ragionamenti fatti da tutti i protagonisti sembrano non essere mai orientati verso il futuro. I ragazzi parlano della prossima partita da organizzare, parlano della settimana che sta per arrivare ma non spingono mai i loro pensieri oltre all’estate, a quell’estate che ormai sta per finire. Il presagio di quello che avverrà viene percepito dal lettore che si avvicina lentamente a quella che sarà la fine, legata ad uno dei periodi più bui della storia italiana. L’autore maschera la paura e la sofferenza del ricordo attraverso i dialoghi che ci sono tra i ragazzi, dialoghi in fondo forzati in quanto non sono mai orientati al futuro. attraverso dei giovani che parlano di qualunque cosa ma che non accennano al futuro. Il futuro che si avvicina giorno per giorno e che sembra davvero portare con sé l’inevitabile delusione o paura di ciò che purtroppo non sembra possibile fermare.

    Prima di scrivere quest’opinione ho davvero pensato molto a questo libro anche perché non sapevo bene come inserirlo fra le mie letture e come spiegare di preciso le sensazioni che mi ha dato mentre lo leggevo. Ho letto tempo fa ‘La Storia’ di Elsa Morante che parla degli anni immediatamente successivi, la protagonista è una donna con i suoi figli. La guerra colpisce la donna con le sue costrizioni, con gli allarmi antiarei e con i treni verso una destinazione sconosciuta, la povertà viene raccontato tutta in prima persona. Quel libro, ai tempi, mi ha segnato profondamente e credevo fosse proprio perché la guerra era lì a pochi passi dal lettore, era visibile in tutta la sua violenza e tutta la sua inutilità. ‘Il Giardino dei Finzi Contini’ ti colpisce in maniera molto diversa, siamo a conoscenza delle distinzioni razziali, ma queste ‘esclusioni’ vengono raccontate come un evento quasi separato dalla vita dei ragazzi. La comitiva non parla del futuro ma l’autore la fa sembrare una cosa naturale ed il pensiero di quello che sarebbe successo dopo, è inevitabile per il lettore, perché è impossibile non considerare gli eventi successivi.

    Il risultato finale è davvero una forte scossa, perché il libro ti mostra come probabilmente l’insensatezza del mondo abbia strappato via, delle idee, delle conoscenze, isolando delle vite soltanto nel presente. Non esistevano obiettivi, perché probabilmente non ci si aspettava alcun futuro.

    L’autore che con rassegnazione ti guida verso il suo passato, non giudica è chiaro che l’obiettivo è solo quello di raccontare come veniva vissuto quel periodo. Ed è strano pensare che l’autore non si soffermi mai a pensare a come sarebbe stato se tutto fosse stato in un modo o nell’altro completamente diverso.

    Sicuramente ‘Il Giardino dei Finzi Contini’ è un romanzo che ti lascia impresso il segno, ma si tratta comunque di un romanzo molto particolare ed a tratti di difficile lettura, soprattutto perché la rassegnazione dell’autore colpisce più dell’ira di chiunque altro.

    Alla fine del romanzo comunque mi sono trovata a pensare che deve essere stata una fortuna, averlo letto in età adulta, se l’avessi letto quando ero più piccola probabilmente avrei compreso meno alcune cose ed accentuato maggiormente elementi su cui non mi sono soffermata ora. E’ strano ma probabilmente c’è un tempo giusto per ogni lettura, e nel mio caso trovo di essere stata fortunata in questo senso.

    In definitiva rimango sempre col dubbio se consigliarvi la lettura o meno di questo testo. Probabilmente dipende dal momento o dai vostri orientamenti, sicuramente dalle letture fatte precedentemente… E’ necessario leggerlo proprio perché parla in modo diverso di fatti conosciuti, e questa struttura rende il libro unico ed in grado di lasciare una forte impressione del periodo nel lettore. Credo, infatti, che l’autore volesse riuscire a descrivere la paura del futuro senza concentrarsi troppo sugli eventi, l’assenza di orizzonti temporali è chiaramente visibile ed è rappresentata anche se di guerra o di violenza, non si parla mai.
    Non consiglio questo libro soltanto se lo si prende in mano in modo leggero, non è affatto una lettura facile, anzi spesso e volentieri ti lascia in qualche modo spiazzato e la lettura sarebbe in qualche modo inutile.

    ha scritto il 

  • 2

    Due stelline e mezza

    Questo libro restituisce la vera e propria nostalgia del ricordo, fin troppa! Sì, perchè il libro è pesante, l'ho letto pianissimo e non è mia abitudine, ma qualcosa mi ha spinto a finirlo. La trama è ...continua

    Questo libro restituisce la vera e propria nostalgia del ricordo, fin troppa! Sì, perchè il libro è pesante, l'ho letto pianissimo e non è mia abitudine, ma qualcosa mi ha spinto a finirlo. La trama è importante ma non entusiasmante per come è narrata, anzi è resa noiosa. La prima metà del libro si perde in inutili giri di parole, mentre la seconda comincia a diventare più interessante con una serie di pensieri e colloqui che spingono alla riflessione. Bisogna, anche, dar merito all'autore per il forbito italiano e per lo stile narrativo che rispecchia bene il modo di parlare dell'epoca in cui è ambientato il racconto (anche se questo lo rende presumibilmente poco scorrevole). A ciò si aggiungono i continui riferimenti all'arte letteraria che produce conversazioni intellettuali tra i personaggi e di qui, per quanto possano essere interessanti le opinioni che ne emergono, non sono poi così stimolanti sempre per come sono narrate. Sicuramente è un autore preparato e parla di temi importanti, perciò tanto di cappello, ma non mi ha colpito come ha costruito la trama. De gustibus non est disputandum.

    ha scritto il 

  • 3

    La spada di Damocle...

    E'una storia particolare; si svolge in un periodo complesso e problematico, che è quello che precede l'olocausto e la deportazione degli ebrei nei campi di concentramento.
    Difatti il narratore, un rag ...continua

    E'una storia particolare; si svolge in un periodo complesso e problematico, che è quello che precede l'olocausto e la deportazione degli ebrei nei campi di concentramento.
    Difatti il narratore, un ragazzo ebreo racconta la sua amicizia con Micol ed Alberto Finzi-Contini, che hanno affrontato la persecuzione razziale chiudendosi nella loro villa, giocando a tennis nel loro giardino e confortandosi in questo modo di essere estromessi dai circoli pubblici di Ferrara...
    Il tono leggero e lo stile scorrevole dell'autore non trae però in inganno il lettore che ha l'impressione che tutti i protagonisti vivono costantemente con una spada di Damocle sulla loro testa e aspettandosi comunque il peggio e che il destino porti a termine le loro vite in modo tragico e scontato...
    L'amicizia fra il protagonista e Micol, trasformandosi in amore verrà troncata dalla volontà di lei che non ne ricambia appieno l'affetto...e nel diradare lento del narratore....giunge ineluttabile la fine per i protagonisti di questa vicenda...
    Devo dire che il ragazzo innamorato di Micol non mi ispira una grande simpatia, volendo egli insistere su un'attrazione che lei non ricambia, cade in disperazione e quante volte egli avrà pensato alle giornate trascorse nello splendore del giardino, quando osava fantasticare sulla bellezza di Micol e sulla possibilità di poter avere con lei una storia d'amore...
    La chiacchierata con il padre riporterà il nostro eroe a un comportamento finalmente dignitoso ed onesto, in quanto smetterà di frenquentare la famiglia di lei, accetterà la realtà amara del suo rifiuto e inboccherà finalmente la sua strada...
    Quindi una storia amara con un finale tragico...
    Ci sono tuttavia alcune incongruenze che vorrei evidenziare:
    il protagonista nell'epilogo di questo racconto ci mette al corrente di come finiscono Micol, la sua famiglia e il fratello...ma non ci dice però come si è salvato lui e il padre..
    Sono dei sopravvisuti al lager? oppure sono fuggiti prima di essere catturati dai fascisti?
    Il libro non lo dice e lascia al lettore questo mistero da risolvere...E non è vero che Mussolini era più buono di Hitler come il padre del narratore ha fantasticato, visto che anche lui ha perseguitato e fatto deportare migliaia di ebrei in nome di una gerarchia di potere e di un razzismo tendenzioso.
    Consiglio questo libro con qualche riserva, visto le lacune che ho evidenziato ai lettori amanti del genere storico e per il valore comunque di un'opera che ha saputo discernere le contraddizioni del vissuto di questo sfortunato popolo alle soglie della tragedia dello Shoha.
    Saluti.
    Ginseng666

    ha scritto il 

  • 4

    8/10

    Finalmente ho letto questo classico irrinunciabile e non me ne sono pentita.
    Parla di una famiglia conosciuta davvero da Bassani, e, come sfondo c'è la Ferrara dei periodi del Fascismo.
    Nel libro di a ...continua

    Finalmente ho letto questo classico irrinunciabile e non me ne sono pentita.
    Parla di una famiglia conosciuta davvero da Bassani, e, come sfondo c'è la Ferrara dei periodi del Fascismo.
    Nel libro di accadimenti ce ne sono ben pochi e l'ambientazione storica non è considerata prevalente. Quello che fa di questo libro un ottimo romanzo è la sensazione che ti dà, un gusto dolce-amaro che non ti soddisfa ma allo stesso stesso tempo ti piace provare. Un libro da leggere, perciò, per le emozioni che ti dà e non per ambientazione o trama.

    ha scritto il 

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