Il giardino dei Finzi-Contini

Di

Editore: Einaudi (Gli Struzzi)

3.9
(6590)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 293 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Catalano , Francese , Tedesco

Isbn-10: A000100683 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Tascabile economico , eBook , CD audio

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
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  • 5

    Storia, affetti, uomini.

    Me lo avevano detto in tanti, che “Il giardino dei Finzi Contini” era la migliore opera di Giorgio Bassani, persino meglio degli “Occhiali d’oro”, eppure facevo fatica a crederci; non ultimo perché lo ...continua

    Me lo avevano detto in tanti, che “Il giardino dei Finzi Contini” era la migliore opera di Giorgio Bassani, persino meglio degli “Occhiali d’oro”, eppure facevo fatica a crederci; non ultimo perché lo ricordo come uno dei tanti mattonazzi adolescenziali che ci venivano propinati dalla professoressa di lettere di turno.
    Ed invece no, il problema non era il libro bensì la professoressa, che dava da leggere libri troppo complessi a studenti troppo giovani (evidentemente dando per scontato che la gioventù degli anni ottanta fosse la stessa per sensibilità e modo di pensare a quella del ventennio): perchè questo romanzo insieme storico e di formazione è un autentico capolavoro.
    Quello che davvero ho apprezzato di questo nuovo capitolo della serie dei romanzi di Ferrara di Bassani, è che come tutti i grandi romanzi non si lascia chiudere un una interpretazione univoca o semplicistica, ma è suscettibile di numerosi livelli di lettura, uno più di qualità dell’altro. Si va dal romanzo di formazione al romanzo storico, dall’analisi sociale alla struggente rievocazione di una città che sta cambiando…Anche se l’ ambientazione (siamo nella Ferrara dei mesi immediatamente precedenti l’inizio della seconda guerra mondiale) e la scelta dei personaggi principali (una grande famiglia ebraica che comincia a piegarsi sotto il peso delle vergognose leggi razziali) lasciano pensare che il livello principale sia quello storico, io sono invece convinto che la chiave di lettura più importante sia quella del romanzo di formazione: da questo punto di vista la storia è curata con la stessa delicatezza e la stessa conoscenza dell’animo umano che avevo già trovato negli occhiali d’oro.
    L’innamoramento adolescenziale del protagonista per Micol Finzi-Contini non è mai né troppo drammatico né troppo scontato, e gli scontri ed i dialoghi a cui porta sono quelli che tutti noi abbiamo vissuto a quell’età (incluso, ed è una pagina bellissima, il chiarimento sulla natura mai troppo buona, anzi intrinsecamente aggressiva dell’amore: e ce ne sarebbe da parlare, in tempi di violenza di genere). A fianco dell’esperienza amorosa sono davvero molto ben descritte l’amicizia giovanile ( con gli amici si vivono le prime esperienze su cui si costruisce la vita adulta, ma l’amicizia potenzialmente può diventare rivalità nei primi innamoramenti) e soprattutto il cambiamento del rapporto con i genitori che passa dall’ autorevolezza alla complicità, soprattutto nella figura del padre.
    Non credo che tanta importanza data alla descrizione dei rapporti umani e del loro evolversi tolga efficacia alla resa del cruciale momento storico, anzi contribuisce a renderlo realistico ed a capire meglio cosa sia successo. Come hanno potuto gli ebrei dell’epoca non rendersi conto del baratro, del dramma che nel romanzo non viene mai nominato direttamente se non alla fine, ma che aleggia come una tenebrosa ombra nella mente di chi legge? Semplicemente perché gli ebrei, come tutti, erano troppo impegnati a vivere per rendersi conto della portata di una minaccia tale che, se accettata, alla vita stessa avrebbe tolto ogni senso.
    Su tutto, l’appassionato amore di Giorgio Bassani per la sua città, quella Ferrara alla quale ho la fortuna di vivere abbastanza vicino e che ancora oggi è un gioiello di architettura e vivibilità. Sembra di vederle quelle vie e quelle piazze, mentre il grande scrittore ferrarese con amore si dilunga a descriverle; tuttavia ho la sensazione che anche questa appassionata ambientazione non sia fine a se stessa, ma che sia un altro pezzo del puzzle da comporre per capire le radici della tragedia. Il giardino dei Finzi-Contini, più ancora che lo scenario della crescita di un giovane, è un muro di difesa. Una profondissima fortezza architettonica insuperabile persino dallo sguardo dei curiosi, che separa l’ aristocratica famiglia che lo abita dal resto del mondo, sia geograficamente che storicamente.
    Bisogna capire bene che siamo alla fine degli anni trenta, quando il mondo stentava ad uscire dalla prima grande crisi economica dall’inizio dell’età industriale: fame e disperazione del futuro dominavano ovunque, e da situazione come questa non possono che nascere odio e furore ( parola splendidamente scelta da John Steinbeck per descrivere lo stesso fenomeno negli Stati Uniti della stessa epoca).
    Il furore ha bisogno di un bersaglio: ed in una Italia schiacciata ormai da anni da un pesante totalitarismo, e da un nazionalismo che nel tentativo di non sembrare una farsa diventa feroce, gli ebrei sono un bersaglio davvero troppo facile. Una enclave di etnia, cultura e tradizioni estranee a quelle della maggioranza e che di quella estraneità ne fa un punto d’onore. Una enclave che in un mondo di affamati naviga in acque molto più tranquille della maggioranza, e che quelle risorse le usa per separarsi (anche attraverso profondissimi giardini) ed isolarsi, con un meccanismo di difesa che alle masse ignoranti sarebbe potuto sembrare spocchia, o classismo. Troppo facile, quasi immediato, capire cosa è successo.
    “il giardino dei Finzi-Contini” è anche un chiarimento che diventa un atto di accusa. Delle leggi razziali Adolf Hitler può essere stato sicuramente l’ispiratore, ma la responsabilità è tutta italiana. Benito Mussolini aveva bisogno di dare in pasto al popolino qualcuno da odiare, ed il trippone di Predappio (siamo nei paraggi tra l’altro) aveva tra le mani un agnello sacrificale davvero troppo facile, troppo comodo. Allo stesso modo guardando alla classe dirigente ebraica, sembra che Giorgio Bassani non riesca comunque a perdonare tanta classista e sciovinistica cecità. I borghesi ebrei dell’ epoca hanno sottovalutato il furore delle masse disperate (pure l’esempio staliniano era lì davanti ai loro occhi) ed hanno sopravvalutato la complicità che avevano stabilito col fascismo contro le aspirazioni dei poveri, che venivano supportate (menzogna su menzogna) da una fiammeggiante stella rossa: si sono sentiti molto più borghesi che ebrei.

    Hanno sbagliato nemico, hanno sbagliato amici. Si sono sentiti al sicuro dietro un muro, dietro un giardino: e questo li ha perduti.

    P:S: E i muri di oggi, contro quel furore che la nuova crisi ha fatto tornare, serviranno? La storia insegna che no, eppure gli avvenimenti politici di questi ultimi mesi sembrano mostrare che questa è una lezione che non abbiamo imparato. Speriamo solo di non dover pagare ancora una volta un prezzo così alto.

    ha scritto il 

  • 3

    Devo dire che mi aspettavo un romanzo diverso,ma che ne sono rimasta comunque sorpresa,mi aspettavo infatti un rmanzo dove la guerra veniva esposta in maniera cruda,diretta e invece è proprio il contr ...continua

    Devo dire che mi aspettavo un romanzo diverso,ma che ne sono rimasta comunque sorpresa,mi aspettavo infatti un rmanzo dove la guerra veniva esposta in maniera cruda,diretta e invece è proprio il contrario,la guerra è presente,ma nell'ombra,si sente il suo peso durante tutto il romanzo,la sua angosciante presenza,il bisogno del personaggio principale di crearsi una vita più nomale possibile mentre le leggi razziali allungano i tentacoli su quelle famiglie,che impotenti(nonostante la posizione sociale e patrimoni importanti) hanno potuto solamente subire.
    Ambientato a Ferrara il protagonista(di cui non scopriremo mai il nome)fa da voce narrante a questo romanzo tragico e delicato al tempo stesso,già da principio si respira un aria tragica,di abbandono,siamo infatti al cimitero,davanti alla tomba di famiglia dei Finzi-Contini famiglia ebrea abbiente e di spicco della città.
    Viene poi descritta la villa dei Finzi-Contini,ormai in stato di degrado,occupata da sfollati e completamente distrutta.
    Da qui iniziano le memorie del nostro protagonista che ci mostrerà lo sfarzo della vita dei suoi amici,Alberto e Micol e della loro famiglia,tra pomeriggi passati nello splendido giardino della villa a giocare a tennis (unico luogo spensierato ormai per i ragazzi) e le mattinate nella biblioteca di casa per poter proseguire la laurea,mentre metodicamente le leggi razziali impediscono a questi giovani di vivere in società,costretti ad allontanarsi vedendo schiacciati in ogni modo possibile i loro diritti.
    Un romanzo di una sensibilità incredibile,che in maniera particolare ci fa aprire gli occhi sull'italia fascista e sulla seconda guerra mondiale.

    ha scritto il 

  • 5

    Il classico che snobberete finché non lo leggete

    Avevo sempre snobbato questo classico: mi sbagliavo. Lo consiglio a tutti i lettori che amano le storie malinconiche, che sanno di passato. La nostalgia è la grande protagonista: un ragazzo ricorda un ...continua

    Avevo sempre snobbato questo classico: mi sbagliavo. Lo consiglio a tutti i lettori che amano le storie malinconiche, che sanno di passato. La nostalgia è la grande protagonista: un ragazzo ricorda una famiglia che ha idealizzato e osannato e che adesso non c'è più. Il grande giardino, la ricchezza, il campo da tennis: tutto così irraggiungibile. Lui vi ha avuto accesso, e continua a ritornarci con il pensiero. Mi ha ricordato "Tenera è la notte" di Fitzgerald e la coppia "perfetta" idolatrata (sempre dalla protagonista) ma che in realtà nasconde delle crepe.

    ha scritto il 

  • 3

    Dopo un primo incontro che, ai tempi del liceo, ha lasciato pessime impressioni, il secondo approccio a questo romanzo non mi ha portata ad una totale rivalutazione, tuttavia la seconda lettura è stat ...continua

    Dopo un primo incontro che, ai tempi del liceo, ha lasciato pessime impressioni, il secondo approccio a questo romanzo non mi ha portata ad una totale rivalutazione, tuttavia la seconda lettura è stata molto più scorrevole e consapevole della prima. Vi ho infatti ritrovato quegli elementi che me l'avevano resa indigesta da subito, dall'atteggiamento snob di Micòl all'ossessione del narratore per questa ragazza viziata. Meritano però un plauso le descrizioni di Ferrara, delle sue strade, dei paesaggi della pianura, della nebbia che si stende sulla città estense, che danno al romanzo alcuni slanci di forte energia letteraria. Ma Il giardino dei Finzi-Contini è soprattutto un romanzo della memoria...
    http://athenaenoctua2013.blogspot.it/2016/09/il-giardino-dei-finzi-contini-bassani.html

    ha scritto il 

  • 5

    Citazione

    Nella vita, se uno vuol capire sul serio come stanno le cose di questo mondo, deve morire almeno una volta. E allora, dato che la legge è questa, meglio morire da giovani, quando uno ha ancora tanto t ...continua

    Nella vita, se uno vuol capire sul serio come stanno le cose di questo mondo, deve morire almeno una volta. E allora, dato che la legge è questa, meglio morire da giovani, quando uno ha ancora tanto tempo davanti a sé per tirarsi su e resuscitare... Capire da vecchi è brutto, molto più brutto. Come si fa? Non c'è più tempo per ricominciare da zero, e la nostra generazione ne ha prese talmente tante di cantonate!

    ha scritto il 

  • 4

    Serve fare un piccolo sforzo! basta superare le prime 100 pagine per ritrovarsi a bordo del campo da tennis dei finzi contini e poter ammirare una delle donne più belle mai raccontate in un libro. Bas ...continua

    Serve fare un piccolo sforzo! basta superare le prime 100 pagine per ritrovarsi a bordo del campo da tennis dei finzi contini e poter ammirare una delle donne più belle mai raccontate in un libro. Bassani ha saputo cogliere delle sfaccettature che ho solo ritrovato nella penna dei grandi maestri russi.

    ha scritto il 

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