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Il giardino dei Finzi-Contini

Il romanzo di Ferrara libro terzo

Di

Editore: Mondadori

3.9
(6175)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 279 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Catalano , Francese , Tedesco

Isbn-10: A000098840 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina rigida , eBook

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
Micòl Finzi-Contini è una delle figure più affascinanti e inafferrabili della letteratura italiana di oggi: una figura dal destino tragico che si compie in una delle pagine più crudeli che la storia ricordi, lo sterminio nazista degli ebrei d'Europa. Insieme ai familiari essa viene deportata in un campo di concentramento tedesco nel 1943, votata a una morte anonima. Ma un diverso mondo si intreccia al tragico regno mitico in cui vengono rievocate l'adolescenza e la prima gioventù del narratore; e di questa sua personale vicenda il rapporto con la famiglia dei Finzi-Contini, e soprattutto con Micòl, è un elemento determinante. In realtà il romanzo, per quanto scritto in prima persona dal protagonista-narrante, è come un monumento innalzato in memoria di Micòl; quando si chiude la vicenda di lei, si interrompe anche quella del protagonista.
Il modo d'agire di Micòl, enigmatico e imprevedibile, non può venir analizzato alla luce degli elementi "realistici" dell'intreccio, o degli elementi psicologici della sua personalità. Il suo rifiutare l'amore del protagonista, la brusca partenza da Ferrara, l'odio che nutre per il futuro, il suo amore appassionato per la vita, sono soltanto alcuni dei gesti, dei sentimenti di Micòl, che lasciano interdetto e affascinato il lettore.
Per comprendere almeno in parte la natura di Micòl, è necessario oltrepassare il livello storico e psicologico della narrazione e guardare ai suoi archetipi mitici, all'eterno tema del cammino verso la maturità; soltanto allora Micòl può apparire come il mistagogo del protagonista, e la ricchezza simbolica, la più autentica ricchezza del romanzo, può venir compresa appieno.
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  • 3

    L'avevo perso. Non solo l'edizione super economica degli anni dell'Università, ma proprio il ricordo delle pagine di quei pomeriggi nel Giardino dei Finzi Contini, giornate tutte uguali, che fosse un ...continua

    L'avevo perso. Non solo l'edizione super economica degli anni dell'Università, ma proprio il ricordo delle pagine di quei pomeriggi nel Giardino dei Finzi Contini, giornate tutte uguali, che fosse un caldo opprimente o freddo da neve, tutte ugualmente sospese, ferme.
    Bassani non descrive gli orrori e le crudeltà che verranno. Li accenna, li annuncia.
    Le Leggi Razziali si manifestano nell'esclusione dal Circolo del Tennis, nel divieto di avere collaboratrici domestiche per cui la mamma si ritrova a dover fare tutto da sola, nel mancato riconoscimento di quella meritatissima lode alla laurea.
    Come nel racconto sulla diga del Vajont di Marco Paolini: a precedere l'onda d'acqua che ha distrutto e coperto, l'aria. Prima soffio flebile, che piano piano s'è fatto corpo, poi muro. Il dolore è iniziato lì.

    ha scritto il 

  • 5

    Uno straordinario romanzo di formazione da rileggere e sicuramente da riscoprire. Sullo sfondo, apparentemente molto lontane e ininfluenti, le vicende storiche degli ultimi anni prima della seconda g ...continua

    Uno straordinario romanzo di formazione da rileggere e sicuramente da riscoprire. Sullo sfondo, apparentemente molto lontane e ininfluenti, le vicende storiche degli ultimi anni prima della seconda guerra mondiale. Punto da cui prende avvio la vicenda è la promulgazione delle leggi razziali che, nella loro illogica ferocia, condizionano, ma non frenano la terribile voglia di vivere di un gruppo di giovani ebrei ferraresi appena affacciatisi alla vita. Attraverso una scrittura profondamente evocativa, Bassani accompagna il lettore tra le strade di Ferrara, nell’umida nebbia invernale come nella soffocante afa estiva, rievocando l’amore non corrisposto dell’io narrante per Mìcol Finzi Contini. Fulcro e simbolo del romanzo è il campo da tennis, testimone dello scontro e dell’incontro tra ragazzi profondamente diversi, ma uniti dalla volontà di trovare un proprio posto nella vita e nel mondo. Un tragico destino però accomunerà tutti loro rendendo vana la loro battaglia.

    ha scritto il 

  • 2

    Mi aspettavo di più

    Non mi ha entusiasmata molto, anche perché le stesse vicende non mi hanno catturata... Forse è stato complice anche lo stile, per me pesante, ma davvero l'ho finito a fatica perché dovevo finirlo (cau ...continua

    Non mi ha entusiasmata molto, anche perché le stesse vicende non mi hanno catturata... Forse è stato complice anche lo stile, per me pesante, ma davvero l'ho finito a fatica perché dovevo finirlo (causa esame).

    ha scritto il 

  • 5

    E siccome queste, lo so, non erano che parole, le solite parole ingannevoli e disperate che soltanto un vero bacio avrebbe potuto impedirle di proferire: di esse, appunto, e non di altre, sia suggellato qui quel poco che il cuore ha saputo ricordare.

    Bassani ha avuto la capacità di commuovermi: sono arrivata alle righe finali con il cuore colmo di emozione e le lacrime agli occhi.
    "Il giardino dei Finzi-Contini" è un romanzo sulla giovinezza strao ...continua

    Bassani ha avuto la capacità di commuovermi: sono arrivata alle righe finali con il cuore colmo di emozione e le lacrime agli occhi.
    "Il giardino dei Finzi-Contini" è un romanzo sulla giovinezza straordinariamente attuale: un qualsiasi studente universitario dei oggi può rivivere le vicissitudini, gli stati d'animo, le situazioni sentimentali descritti con sincerità e delicatezza.
    Trovo che questo romanzo sia anche una fondamentale testimonianza storica dello stravolgimento di vita della comunità ebraica italiana a seguito delle leggi razziali, così come offre un affresco vivace del contesto politico del tempo.
    Personaggi descritti con realismo e vivacità, come quello splendido di Micòl: talmente "vera", con i suoi difetti e le sue virtù, impossibile non amarla e non "capirla".

    ha scritto il 

  • 3

    Parlare al presente, non pensare al futuro

    Ho comprato il libro di cui vi voglio parlare oggi, parecchi anni fa, perché me ne aveva parlato molto bene una mia amica che l’aveva letto durante la scuola. Si tratta infatti di una lettura che spes ...continua

    Ho comprato il libro di cui vi voglio parlare oggi, parecchi anni fa, perché me ne aveva parlato molto bene una mia amica che l’aveva letto durante la scuola. Si tratta infatti di una lettura che spesso viene consigliata per l’estate ai ragazzi, e mi ricordo che era stata adottata anche nella mia classe da alcuni miei compagni. Non avevo letto allora ‘Il giardino dei Finzi Contini’ ma è capitato comunque nelle mie mani qualche anno dopo. ‘Il giardino dei Finzi- Contini’ è un libro pubblicato negli anni sessanta da Giorgio Bassani. L’intera storia è narrata in prima persona dall’autore in quanto realmente accaduta. Il romanzo è ambientato a Ravenna, città di origine di Giorgio Bassani, anche se c’è spazio per citare anche alcune grandi città universitarie come Bologna, Venezia e Milano, dove i nostri protagonisti frequentano le rispettive Università .

    Il libro inizia con il racconto di una gita al mare dell’autore con una famiglia, durante questa gita l’autore si sofferma a ricordare aneddoti della sua giovinezza e della sua famiglia. In particolare i ricordi vengono a galla, dopo aver rivisto un cimitero in cui riposano i suoi cari e dove è custodita la tomba di famiglia. L’autore ricorda il periodo dell’adolescenza e della prima maturità, ricorda i propri famigliari e le celebrazioni in Sinagoga, ma il ricordo più forte si lega alla famiglia dei Finzi Contini ed in particolare a Nicole Finzi Contini.

    Nicole è una ragazza molto schiva ma che comunque ha un legame molto particolare con il nostro protagonista. Infatti la ragazza attrae l’attenzione di Giorgio proprio perché i due si conoscono in pratica da sempre, infatti entrambi partecipano con le proprie famiglie alle celebrazioni ebraiche in Sinagoga.

    Nicole ed il fratello, sono ragazzi un po’ particolari in quanto la famiglia li tiene isolati rispetto ai giovani di Ravenna, studiano a casa con dei professori privati e non hanno contatti con il mondo esterno se non in rarissimi casi.
    I due fratelli diventano in un modo o nell’altro amici di Giorgio proprio perché accomunati dal loro credo religioso, e saranno proprio le occasioni religiose a creare un legame particolare ed indissolubile fra di loro.

    I contatti diventano molto più frequenti in occasione dell’entrata in vigore delle leggi razziali. Nonostante si tratti solamente di ragazzi, le persone di religione ebraica vengono presto escluse da ogni torneo sportivo e successivamente esclusi anche dagli stessi circoli promotori.
    Le scuse ovviamente sono banali ed inconsistenti ma sono inutili in quanto i ragazzi di fatto vengono esclusi da tutto, ancora più grave se si pensa che alla fine vengono allontanati da una gara sportiva.

    In conseguenza di questo improvviso allontanamento, la famiglia Finzi Contini decide di accogliere gli ‘esclusi’ a giocare nel proprio piccolo campetto da tennis, immerso nel giardino di casa.
    Giorgio nonostante da anni non frequenti più il circolo sportivo, viene contattato dalla famiglia Finzi Contini, che insiste per la sua partecipazione.
    Per pura curiosità decide di partecipare alla prima convocazione presso i Finzi Contini, soprattutto perché fin da bambino ricorda di aver sempre desiderato varcare il cancello d’ingresso.

    Scopre subito di non essere l’unico invitato dai Finzi Contini, infatti oltre a lui ci sono altri ragazzi . La compagnia è allegra e divertente e l’estate di quell’anno trascorre velocemente tra una partita ed una passeggiata con Nicole. Ben presto veniamo a comprendere meglio i sentimenti del nostro protagonista che mostra una vera e propria venerazione per la ragazza. Nicole che è davvero spiazzante e probabilmente comprende molte più cose che il nostro protagonista per una ragione o per l’altra non vuole ancora vedere.

    Durante gli incontri la situazione esterna non viene quasi mai citata, i ragazzi parlano di rado di leggi razziali o di esclusioni basate sulla religione ma il clima esterno viene percepito dal lettore comunque. Il modo di scrivere di Bassani è denso di questo clima ed i ragionamenti fatti da tutti i protagonisti sembrano non essere mai orientati verso il futuro. I ragazzi parlano della prossima partita da organizzare, parlano della settimana che sta per arrivare ma non spingono mai i loro pensieri oltre all’estate, a quell’estate che ormai sta per finire. Il presagio di quello che avverrà viene percepito dal lettore che si avvicina lentamente a quella che sarà la fine, legata ad uno dei periodi più bui della storia italiana. L’autore maschera la paura e la sofferenza del ricordo attraverso i dialoghi che ci sono tra i ragazzi, dialoghi in fondo forzati in quanto non sono mai orientati al futuro. attraverso dei giovani che parlano di qualunque cosa ma che non accennano al futuro. Il futuro che si avvicina giorno per giorno e che sembra davvero portare con sé l’inevitabile delusione o paura di ciò che purtroppo non sembra possibile fermare.

    Prima di scrivere quest’opinione ho davvero pensato molto a questo libro anche perché non sapevo bene come inserirlo fra le mie letture e come spiegare di preciso le sensazioni che mi ha dato mentre lo leggevo. Ho letto tempo fa ‘La Storia’ di Elsa Morante che parla degli anni immediatamente successivi, la protagonista è una donna con i suoi figli. La guerra colpisce la donna con le sue costrizioni, con gli allarmi antiarei e con i treni verso una destinazione sconosciuta, la povertà viene raccontato tutta in prima persona. Quel libro, ai tempi, mi ha segnato profondamente e credevo fosse proprio perché la guerra era lì a pochi passi dal lettore, era visibile in tutta la sua violenza e tutta la sua inutilità. ‘Il Giardino dei Finzi Contini’ ti colpisce in maniera molto diversa, siamo a conoscenza delle distinzioni razziali, ma queste ‘esclusioni’ vengono raccontate come un evento quasi separato dalla vita dei ragazzi. La comitiva non parla del futuro ma l’autore la fa sembrare una cosa naturale ed il pensiero di quello che sarebbe successo dopo, è inevitabile per il lettore, perché è impossibile non considerare gli eventi successivi.

    Il risultato finale è davvero una forte scossa, perché il libro ti mostra come probabilmente l’insensatezza del mondo abbia strappato via, delle idee, delle conoscenze, isolando delle vite soltanto nel presente. Non esistevano obiettivi, perché probabilmente non ci si aspettava alcun futuro.

    L’autore che con rassegnazione ti guida verso il suo passato, non giudica è chiaro che l’obiettivo è solo quello di raccontare come veniva vissuto quel periodo. Ed è strano pensare che l’autore non si soffermi mai a pensare a come sarebbe stato se tutto fosse stato in un modo o nell’altro completamente diverso.

    Sicuramente ‘Il Giardino dei Finzi Contini’ è un romanzo che ti lascia impresso il segno, ma si tratta comunque di un romanzo molto particolare ed a tratti di difficile lettura, soprattutto perché la rassegnazione dell’autore colpisce più dell’ira di chiunque altro.

    Alla fine del romanzo comunque mi sono trovata a pensare che deve essere stata una fortuna, averlo letto in età adulta, se l’avessi letto quando ero più piccola probabilmente avrei compreso meno alcune cose ed accentuato maggiormente elementi su cui non mi sono soffermata ora. E’ strano ma probabilmente c’è un tempo giusto per ogni lettura, e nel mio caso trovo di essere stata fortunata in questo senso.

    In definitiva rimango sempre col dubbio se consigliarvi la lettura o meno di questo testo. Probabilmente dipende dal momento o dai vostri orientamenti, sicuramente dalle letture fatte precedentemente… E’ necessario leggerlo proprio perché parla in modo diverso di fatti conosciuti, e questa struttura rende il libro unico ed in grado di lasciare una forte impressione del periodo nel lettore. Credo, infatti, che l’autore volesse riuscire a descrivere la paura del futuro senza concentrarsi troppo sugli eventi, l’assenza di orizzonti temporali è chiaramente visibile ed è rappresentata anche se di guerra o di violenza, non si parla mai.
    Non consiglio questo libro soltanto se lo si prende in mano in modo leggero, non è affatto una lettura facile, anzi spesso e volentieri ti lascia in qualche modo spiazzato e la lettura sarebbe in qualche modo inutile.

    ha scritto il 

  • 2

    Due stelline e mezza

    Questo libro restituisce la vera e propria nostalgia del ricordo, fin troppa! Sì, perchè il libro è pesante, l'ho letto pianissimo e non è mia abitudine, ma qualcosa mi ha spinto a finirlo. La trama è ...continua

    Questo libro restituisce la vera e propria nostalgia del ricordo, fin troppa! Sì, perchè il libro è pesante, l'ho letto pianissimo e non è mia abitudine, ma qualcosa mi ha spinto a finirlo. La trama è importante ma non entusiasmante per come è narrata, anzi è resa noiosa. La prima metà del libro si perde in inutili giri di parole, mentre la seconda comincia a diventare più interessante con una serie di pensieri e colloqui che spingono alla riflessione. Bisogna, anche, dar merito all'autore per il forbito italiano e per lo stile narrativo che rispecchia bene il modo di parlare dell'epoca in cui è ambientato il racconto (anche se questo lo rende presumibilmente poco scorrevole). A ciò si aggiungono i continui riferimenti all'arte letteraria che produce conversazioni intellettuali tra i personaggi e di qui, per quanto possano essere interessanti le opinioni che ne emergono, non sono poi così stimolanti sempre per come sono narrate. Sicuramente è un autore preparato e parla di temi importanti, perciò tanto di cappello, ma non mi ha colpito come ha costruito la trama. De gustibus non est disputandum.

    ha scritto il 

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