Il giardino dei Finzi-Contini

Di

Editore: s.n.

3.9
(6637)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 242 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Catalano , Francese , Tedesco

Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Tascabile economico , eBook , CD audio

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
Edizione speciale per "Il Quotidiano Nazionale" su licenza Arnoldo Mondadori.
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    Racconto di sé in interno ferrarese.
    E come il Po, che ivi scorre pigro e monotono eppur maestoso, così se ne va via la narrazione, tra maestose descrizioni e pigro e monotono sviluppo dei pur scarsis ...continua

    Racconto di sé in interno ferrarese.
    E come il Po, che ivi scorre pigro e monotono eppur maestoso, così se ne va via la narrazione, tra maestose descrizioni e pigro e monotono sviluppo dei pur scarsissimi fatti. Si sarebbe potuto osare di più: manca, soprattutto, una vera e più vivida caratterizzazione dei comprimari, la cui forza come personaggi si intravede soltanto. Ma c'è un'autobiografia ingombrante, e tutto il resto trascende.
    Alla fine, è come trovarsi di fronte a una natura morta; e all'abbozzo di una storia grandiosa.

    ha scritto il 

  • 2

    Sarò onesta: date le ottime recensioni di amici e conoscenti,da questo romanzo mi aspettavo di più. Per la prima volta,mi sono trovata ad apprezzare più lo stile e la prosa che non i contenuti e la st ...continua

    Sarò onesta: date le ottime recensioni di amici e conoscenti,da questo romanzo mi aspettavo di più. Per la prima volta,mi sono trovata ad apprezzare più lo stile e la prosa che non i contenuti e la storia in sè. Mi sono piaciuti molto l'atmosfera delicata,quasi rarefatta della vita della famiglia Finzi-Contini,così come le capacità descrittive di Bassani,mentre mi ha lasciata con l'amaro in bocca il protagonista,dalla personalità secondo me scialba e inconsistente. Ciononostante,è un romanzo che vale la pena leggere per avere un punto di vista differente sull'antisemitismo e sulle leggi razziali in Italia.

    ha scritto il 

  • 4

    molto bello. ne ho sentito parlare per anni e finalmente è capitata l'occasione di leggerlo. mi è piaciuto l'affresco dell'Italia pre-bellica, la differenza è abissale però degli echi purtroppo si pos ...continua

    molto bello. ne ho sentito parlare per anni e finalmente è capitata l'occasione di leggerlo. mi è piaciuto l'affresco dell'Italia pre-bellica, la differenza è abissale però degli echi purtroppo si possono riconoscere.
    la storia della famiglia mi ha intristito molto, soprattutto per come si conclude. quella dell'autore è una storia di crescita, quella nonostante i tempi diversi non cambia, certe delusioni sono quasi necessarie.

    ha scritto il 

  • 4

    Ingredienti: l’amicizia di 4 ragazzi ebrei ferraresi negli anni ’38-’39, la loro spensierata giovinezza oscurata dall’arrivo delle leggi razziali, una città splendida descritta in tanti luoghi ancora ...continua

    Ingredienti: l’amicizia di 4 ragazzi ebrei ferraresi negli anni ’38-’39, la loro spensierata giovinezza oscurata dall’arrivo delle leggi razziali, una città splendida descritta in tanti luoghi ancora esistenti, un amore mancato, delicato come un fiore appassito.
    Consigliato: a chi si volta alle spalle per trovarvi ricordi felici di gioventù, a chi vive nel quotidiano le tristi svolte della storia.

    ha scritto il 

  • 4

    Avrei voluto passeggiare con Bassani per le strade di Ferrara, arrivare al muro di casa Finzi-Contini per guardare cosa stava accadendo nel campo da tennis.
    Un libro che ti lascia la sensazione di un ...continua

    Avrei voluto passeggiare con Bassani per le strade di Ferrara, arrivare al muro di casa Finzi-Contini per guardare cosa stava accadendo nel campo da tennis.
    Un libro che ti lascia la sensazione di un amore delicato perfettamente conservato dal tempo
    Chapeau!

    ha scritto il 

  • 4

    La provincia italiana

    La storia della provincia italiana, a Ferrara, tra le prime leggi razziali, l'amore per Micól Finzi Contini, le discussioni politiche, l'immenso giardino, il Barchetto del re e la malinconia di qualco ...continua

    La storia della provincia italiana, a Ferrara, tra le prime leggi razziali, l'amore per Micól Finzi Contini, le discussioni politiche, l'immenso giardino, il Barchetto del re e la malinconia di qualcosa di irraggiungibile. Bellissimo.

    ha scritto il 

  • 4

    Reading Challenge 2017, Un libro in cui il giardino sia un protagonista, un centro importante della storia

    «Quanti anni sono passati da quel remoto pomeriggio di giugno? Più di trenta. Eppure, se chiudo gli occhi, Micòl Finzi-Contini sta ancora là, affacciata al muro di cinta del suo giardino, che mi guard ...continua

    «Quanti anni sono passati da quel remoto pomeriggio di giugno? Più di trenta. Eppure, se chiudo gli occhi, Micòl Finzi-Contini sta ancora là, affacciata al muro di cinta del suo giardino, che mi guarda e mi parla. Nel 1929 Micòl era poco più che una bambina, una tredicenne magra e bionda con grandi occhi chiari, magnetici; io un ragazzetto in calzoni corti, molto borghese e molto vanitoso, che un piccolo inconveniente scolastico bastava a gettare nella disperazione più infantile. Entrambi ci fissavamo. Al di sopra della sua testa il cielo era azzurro e compatto, un caldo cielo estetico senza la minima nube. Niente avrebbe potuto mutarlo, sembrava, e niente infatti l’ha mutato, almeno nella memoria».

    Il romanzo inizia presso la necropoli etrusca di Cerveteri, vicino Roma, dove il protagonista – il cui non verrà mai menzionato esplicitamente – si trova in gita insieme ad un gruppo di amici, e osservando le tombe etrusche per associazione pensa al cimitero ebraico di Ferrara, e più in particolare alla tomba monumentale dei Finzi-Contini, memoria del tragico destino che ha travolto questa famiglia.
    I Finzi-Comtini sono una famiglia molto ricca appartenente all’alta borghesia, che vive nella comunità ebraica di Ferrara, possiede un imponente villa con un grosso giardino e un campo da tennis. La famiglia è composta dal professore Ermanno, sua moglie Olga, i figli Alberto e Maicòl, Guido (morto in età infantile) e la nonna Regina.
    Negli anni giovanili l’io narrante – il protagonista – con fatica riuscirà ad avere contatti con i giovani della famiglia Contini, su cui i genitori riversano un atteggiamento iperprotettivo e di isolamento sociale, fin quando una sera il protagonista dopo una forte delusione scolastica scappa da casa e vagabonda in giro per la città arrivando vicino le mura della casa dei Contini dove – finalmente – avrà un incontro più ravvicinato con Micòl, che però sfuma in fretta per l’intervento di Perotti – il maggiordomo – che richiama la giovane in casa.
    Da quel giorno i sentimenti del protagonista nei confronti di questa fanciulla mutano: non è più un amica, ma il giovane si accorge di provare qualcosa in più. Qualcosa di bello e poco avvezzo alle descrizioni.
    La narrazione prosegue fino ad arrivare – con un salto temporale – all’emanazione delle leggi razziali, e delle discriminazioni degli ebrei che inevitabilmente avranno ripercussioni sia sulla vita dei giovani che sui loro rapporti sociali.
    La paura del rifiuto del protagonista – che lo accompagnerà per molto tempo – si aggiunge alla decisione di Micòl di trasferirsi a Venezia per completare i propri studi, nonostante ciò quasi per un istinto di conservazione il giovane continua a frequentare la casa Contini, e in occasione della Pesach, la Pasqua ebraica, il giovane smosso dai propri sentimenti lascia la sua casa per raggiungere le mura della villa Finzi-Contini spinto anche dal ritorno a casa della giovane, che bacerà, venendo però – verrebbe da dire, inaspettatamente – rifiutato.
    Il romanzo si conclude con gli interrogativi di questo giovane, ormai deluso sia dalla giovane, che nei confronti dell’amore, ma con fare ingenuo non si rassegna, anzi, quasi con pietismo continua a frequentare la casa Contini (forse sperando di poter cambiare le cose?) fino a quando Micòl mette le cose in chiaro, che il protagonista non accetta dandosi un’altra spiegazione all’apparenza più dolorosa, ma che forse razionalmente può far morire il sentimento. Quel sentimento che ogni giorno ha smosso il protagonista nella visita di casa Contini in nome della possibilità, in nome dell’amore che poteva essere, in nome di una stronza che poteva stemperare le cose con tempo, e non, ormai, a sentimento ben che inoltrato.
    Sulle scie finali delle pagine il ricordo amaro della Seconda Guerra Mondiale e il triste e immutabile destino che ha segnato la famiglia Finzi-Contini, morti per mano dei lager nazisti.

    «Varcata la soglia del cimitero dove ciascuno di loro possedeva una seconda casa, e dentro questa il giaciglio già pronto su cui, tra breve, sarebbe stato coricato accanto ai padri, l’eternità non doveva più sembrare un’illusione, una favola, una promessa da sacerdoti. Il futuro avrebbe stravolto il mondo a suo piacere. Lì, tuttavia, nel breve recinto sacro ai morti famigliari; nel cuore di quelle tombe dove, insieme coi morti, ci si era presi cura di far scendere molte delle cose che rendevano bella e desiderabile la vita; in quell’angolo di mondo indifeso, riparato, privilegiato: almeno lì (e il loro pensiero, la loro pazzia, aleggiavano ancora, dopo venticinque secoli, attorno ai tumuli conici, ricoperti d’erbe selvagge), almeno lì nulla sarebbe mai potuto cambiare».

    ha scritto il 

  • 5

    Storia, affetti, uomini.

    Me lo avevano detto in tanti, che “Il giardino dei Finzi Contini” era la migliore opera di Giorgio Bassani, persino meglio degli “Occhiali d’oro”, eppure facevo fatica a crederci; non ultimo perché lo ...continua

    Me lo avevano detto in tanti, che “Il giardino dei Finzi Contini” era la migliore opera di Giorgio Bassani, persino meglio degli “Occhiali d’oro”, eppure facevo fatica a crederci; non ultimo perché lo ricordo come uno dei tanti mattonazzi adolescenziali che ci venivano propinati dalla professoressa di lettere di turno.
    Ed invece no, il problema non era il libro bensì la professoressa, che dava da leggere libri troppo complessi a studenti troppo giovani (evidentemente dando per scontato che la gioventù degli anni ottanta fosse la stessa per sensibilità e modo di pensare a quella del ventennio): perchè questo romanzo insieme storico e di formazione è un autentico capolavoro.
    Quello che davvero ho apprezzato di questo nuovo capitolo della serie dei romanzi di Ferrara di Bassani, è che come tutti i grandi romanzi non si lascia chiudere un una interpretazione univoca o semplicistica, ma è suscettibile di numerosi livelli di lettura, uno più di qualità dell’altro. Si va dal romanzo di formazione al romanzo storico, dall’analisi sociale alla struggente rievocazione di una città che sta cambiando…Anche se l’ ambientazione (siamo nella Ferrara dei mesi immediatamente precedenti l’inizio della seconda guerra mondiale) e la scelta dei personaggi principali (una grande famiglia ebraica che comincia a piegarsi sotto il peso delle vergognose leggi razziali) lasciano pensare che il livello principale sia quello storico, io sono invece convinto che la chiave di lettura più importante sia quella del romanzo di formazione: da questo punto di vista la storia è curata con la stessa delicatezza e la stessa conoscenza dell’animo umano che avevo già trovato negli occhiali d’oro.
    L’innamoramento adolescenziale del protagonista per Micol Finzi-Contini non è mai né troppo drammatico né troppo scontato, e gli scontri ed i dialoghi a cui porta sono quelli che tutti noi abbiamo vissuto a quell’età (incluso, ed è una pagina bellissima, il chiarimento sulla natura mai troppo buona, anzi intrinsecamente aggressiva dell’amore: e ce ne sarebbe da parlare, in tempi di violenza di genere). A fianco dell’esperienza amorosa sono davvero molto ben descritte l’amicizia giovanile ( con gli amici si vivono le prime esperienze su cui si costruisce la vita adulta, ma l’amicizia potenzialmente può diventare rivalità nei primi innamoramenti) e soprattutto il cambiamento del rapporto con i genitori che passa dall’ autorevolezza alla complicità, soprattutto nella figura del padre.
    Non credo che tanta importanza data alla descrizione dei rapporti umani e del loro evolversi tolga efficacia alla resa del cruciale momento storico, anzi contribuisce a renderlo realistico ed a capire meglio cosa sia successo. Come hanno potuto gli ebrei dell’epoca non rendersi conto del baratro, del dramma che nel romanzo non viene mai nominato direttamente se non alla fine, ma che aleggia come una tenebrosa ombra nella mente di chi legge? Semplicemente perché gli ebrei, come tutti, erano troppo impegnati a vivere per rendersi conto della portata di una minaccia tale che, se accettata, alla vita stessa avrebbe tolto ogni senso.
    Su tutto, l’appassionato amore di Giorgio Bassani per la sua città, quella Ferrara alla quale ho la fortuna di vivere abbastanza vicino e che ancora oggi è un gioiello di architettura e vivibilità. Sembra di vederle quelle vie e quelle piazze, mentre il grande scrittore ferrarese con amore si dilunga a descriverle; tuttavia ho la sensazione che anche questa appassionata ambientazione non sia fine a se stessa, ma che sia un altro pezzo del puzzle da comporre per capire le radici della tragedia. Il giardino dei Finzi-Contini, più ancora che lo scenario della crescita di un giovane, è un muro di difesa. Una profondissima fortezza architettonica insuperabile persino dallo sguardo dei curiosi, che separa l’ aristocratica famiglia che lo abita dal resto del mondo, sia geograficamente che storicamente.
    Bisogna capire bene che siamo alla fine degli anni trenta, quando il mondo stentava ad uscire dalla prima grande crisi economica dall’inizio dell’età industriale: fame e disperazione del futuro dominavano ovunque, e da situazione come questa non possono che nascere odio e furore ( parola splendidamente scelta da John Steinbeck per descrivere lo stesso fenomeno negli Stati Uniti della stessa epoca).
    Il furore ha bisogno di un bersaglio: ed in una Italia schiacciata ormai da anni da un pesante totalitarismo, e da un nazionalismo che nel tentativo di non sembrare una farsa diventa feroce, gli ebrei sono un bersaglio davvero troppo facile. Una enclave di etnia, cultura e tradizioni estranee a quelle della maggioranza e che di quella estraneità ne fa un punto d’onore. Una enclave che in un mondo di affamati naviga in acque molto più tranquille della maggioranza, e che quelle risorse le usa per separarsi (anche attraverso profondissimi giardini) ed isolarsi, con un meccanismo di difesa che alle masse ignoranti sarebbe potuto sembrare spocchia, o classismo. Troppo facile, quasi immediato, capire cosa è successo.
    “il giardino dei Finzi-Contini” è anche un chiarimento che diventa un atto di accusa. Delle leggi razziali Adolf Hitler può essere stato sicuramente l’ispiratore, ma la responsabilità è tutta italiana. Benito Mussolini aveva bisogno di dare in pasto al popolino qualcuno da odiare, ed il trippone di Predappio (siamo nei paraggi tra l’altro) aveva tra le mani un agnello sacrificale davvero troppo facile, troppo comodo. Allo stesso modo guardando alla classe dirigente ebraica, sembra che Giorgio Bassani non riesca comunque a perdonare tanta classista e sciovinistica cecità. I borghesi ebrei dell’ epoca hanno sottovalutato il furore delle masse disperate (pure l’esempio staliniano era lì davanti ai loro occhi) ed hanno sopravvalutato la complicità che avevano stabilito col fascismo contro le aspirazioni dei poveri, che venivano supportate (menzogna su menzogna) da una fiammeggiante stella rossa: si sono sentiti molto più borghesi che ebrei.

    Hanno sbagliato nemico, hanno sbagliato amici. Si sono sentiti al sicuro dietro un muro, dietro un giardino: e questo li ha perduti.

    P:S: E i muri di oggi, contro quel furore che la nuova crisi ha fatto tornare, serviranno? La storia insegna che no, eppure gli avvenimenti politici di questi ultimi mesi sembrano mostrare che questa è una lezione che non abbiamo imparato. Speriamo solo di non dover pagare ancora una volta un prezzo così alto.

    ha scritto il 

  • 3

    Devo dire che mi aspettavo un romanzo diverso,ma che ne sono rimasta comunque sorpresa,mi aspettavo infatti un rmanzo dove la guerra veniva esposta in maniera cruda,diretta e invece è proprio il contr ...continua

    Devo dire che mi aspettavo un romanzo diverso,ma che ne sono rimasta comunque sorpresa,mi aspettavo infatti un rmanzo dove la guerra veniva esposta in maniera cruda,diretta e invece è proprio il contrario,la guerra è presente,ma nell'ombra,si sente il suo peso durante tutto il romanzo,la sua angosciante presenza,il bisogno del personaggio principale di crearsi una vita più nomale possibile mentre le leggi razziali allungano i tentacoli su quelle famiglie,che impotenti(nonostante la posizione sociale e patrimoni importanti) hanno potuto solamente subire.
    Ambientato a Ferrara il protagonista(di cui non scopriremo mai il nome)fa da voce narrante a questo romanzo tragico e delicato al tempo stesso,già da principio si respira un aria tragica,di abbandono,siamo infatti al cimitero,davanti alla tomba di famiglia dei Finzi-Contini famiglia ebrea abbiente e di spicco della città.
    Viene poi descritta la villa dei Finzi-Contini,ormai in stato di degrado,occupata da sfollati e completamente distrutta.
    Da qui iniziano le memorie del nostro protagonista che ci mostrerà lo sfarzo della vita dei suoi amici,Alberto e Micol e della loro famiglia,tra pomeriggi passati nello splendido giardino della villa a giocare a tennis (unico luogo spensierato ormai per i ragazzi) e le mattinate nella biblioteca di casa per poter proseguire la laurea,mentre metodicamente le leggi razziali impediscono a questi giovani di vivere in società,costretti ad allontanarsi vedendo schiacciati in ogni modo possibile i loro diritti.
    Un romanzo di una sensibilità incredibile,che in maniera particolare ci fa aprire gli occhi sull'italia fascista e sulla seconda guerra mondiale.

    ha scritto il 

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