Il giardino dei Finzi-Contini

Di

Editore: s.n.

3.9
(6413)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 242 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Catalano , Francese , Tedesco

Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Tascabile economico , eBook , CD audio

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
Edizione speciale per "Il Quotidiano Nazionale" su licenza Arnoldo Mondadori.
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  • 5

    Per nulla amante della letteratura italiana, mai avrei pensato di assegnare un voto così alto a questo libro ma Bassani mi ha conquistata.

    Nella Ferrara degli anni '40 in pieno regime fascista, il Nar ...continua

    Per nulla amante della letteratura italiana, mai avrei pensato di assegnare un voto così alto a questo libro ma Bassani mi ha conquistata.

    Nella Ferrara degli anni '40 in pieno regime fascista, il Narratore, di cui mai verremo a sapere il nome, ci racconta la storia, la sua, di un amore tormentato perchè mai corrisposto e di un'amicizia interrotta, della speranza che dovrà arrendersi davanti all'evidenza e di una vita pervasa dalla malinconia.
    L'amore inizia come un sentimento adolescenziale che da semplice amicizia, affetto, diventa un amore irresistibile e irrefrenabile, un amore che lo spinge continuamente a cercare Micol, la ragazza che incarna questa passione, e che lo influenza in ogni gesto, un amore che diventa quasi un'ossessione, un continuo cercare in tutti i modi di poterle stare accanto; ma quando la verità non può più essere celata, quanto l'uomo capisce definitivamente che Micol non sarà mai sua, la speranza ancora non si arrende, ogni movimento è calcolato, ogni frase è detta per colpire l'altro, ogni amicizia è usata per arrivare a lei.
    La speranza è dura a morire, si dice, ed è questo il caso almeno fino a quando sarà possibile resistere ancora.

    Il giardino dei Finzi-Contini è un romanzo meraviglioso e delicato come lo stile di Bassani, ricercato e accurato, ma è interamente pervaso da un senso di malinconia e di solitudine, la presenza della morte che aleggia sui personaggi è qualcosa di poetico. E' un'opera di una calma influente, una storia che potrebbe sfociare nella tragedia in parecchie occasioni ma che non lo fa mai, una narrazione pacata a cui fa da sfondo l'Italia delle leggi razziali, qui non ci sono eroi che vogliono cambiare il mondo ma solo un gruppo di ragazzi costretti a cambiare la loro vita e che si riunisco per rimanere legati a quel passato che li accomuna; il contesto storico c'è e si fa sentire attraverso le discussioni politiche dei ragazzi, gli usi e i costumi ebraici in tutte le loro sfaccettature, l'amore per l'arte e per la letteratura mi fanno ripensare per esempio alla traduzione di Micol di una poesia di Emily Dickinson.
    Insomma, questo gioiello è tante cose ma soprattutto è un ricordo intimo del protagonista, un insieme di emozioni forti e pure.

    "Io ero rimasto qui, e per me che ero rimasto, e che ancora una volta avevo scelto per orgoglio e aridità una solitudine nutrita di vaghe, nebulose, impotenti speranze, per me in realtà non c'era più speranza, nessuna speranza."

    ha scritto il 

  • 5

    E' incredibile come certi libri sembra che ti aspettino lì da sempre, e poi quando li leggi cresce la sensazione che un tassello della tua vita finalmente trovi la giusta collocazione. E' ciò che ho p ...continua

    E' incredibile come certi libri sembra che ti aspettino lì da sempre, e poi quando li leggi cresce la sensazione che un tassello della tua vita finalmente trovi la giusta collocazione. E' ciò che ho provato leggendo "Il giardino dei Finzi Contini", opera meravigliosa di Giorgio Bassani. La storia, intrisa di un vago sentore di nostalgia e morte, racconta di un amore mancato perché non corrisposto, di un'amicizia destinata a sfaldarsi, di un'adolescenza perduta e mai più ritrovata e di una Ferrara splendente e romantica. Il linguaggio di Bassani è ricco, elegante, musicale, un piacere per chi legge (o per chi ascolta, come nel mio caso, l'audiobook di Sandro Lombardi, davvero eccellente) e i riferimenti agli eventi storici del fascismo e delle deportazioni, pur rimanendo in sottofondo, ben caratterizzano il contesto. Credo sia uno dei libri italiani più belli che abbia mai letto.

    ha scritto il 

  • 4

    "Ti passerà (...) e molto più presto di quanto tu non creda. Certo, mi dispiace: immagino quello che senti in questo momento. Però un pochino anche t'invidio, sai? Nella vita, se uno vuol capire, capi ...continua

    "Ti passerà (...) e molto più presto di quanto tu non creda. Certo, mi dispiace: immagino quello che senti in questo momento. Però un pochino anche t'invidio, sai? Nella vita, se uno vuol capire, capire veramente come stanno le cose di questo mondo, deve morire almeno una volta. E allora, dato che la legge è questa, meglio morire da giovani, quando uno ha tanto tempo davanti a sé per tirarsi su e risuscitare..."

    Una storia liscia, pulita, "rotonda". Scritta con uno stile pacato, morbido. Come una fotografia di un tempo passato, di un momento preciso, di un luogo, di una famiglia, di pochi rapporti umani. Mi è piaciuta la sua calma e bellissima semplicità. Mi sono lasciata cullare dolcemente da queste pagine, malinconiche e con una venata tristezza tragica di fondo, ma non chiassosamente disperate.
    È stata una lettura tranquilla, seppur assolutamente non superficiale, che paragonerei ad una dolce voce che, prima di addormentarsi, ti sussurra nelle orecchie, mentre una lacrima le riga silenziosamente il volto

    ha scritto il 

  • 4

    La resistenza

    Nulla centra la resistenza in questo romanzo se non quella del narratore senza nome, una resistenza assidua a non mollare il passato. Un passato dolce e amaro narrato sullo sfondo della seconda guerra ...continua

    Nulla centra la resistenza in questo romanzo se non quella del narratore senza nome, una resistenza assidua a non mollare il passato. Un passato dolce e amaro narrato sullo sfondo della seconda guerra mondiale, presto in arrivo ma ora solo un presagio. Una storia che racconta di un posto specifico, di amici specifici e sentimenti specifici. Le leggi razziali cambiano la vita dei protagonisti cacciati da club e associazioni e li costringono ad incontrarsi entro le mura della magna domus, la casa dei Finzi-Contini. Un racconto pacato ma appassionante sempre sul filo del rasoio di una possibile tragedia. Un romanzo fatto di mancanze, quella della libertà, e quella dei sentimenti non corrisposti, quella degli amici, pochi ma buoni ma presto dimenticati. Una narrazione calda e precisa, ma dolce.

    ha scritto il 

  • 3

    "Era il nostro vizio, questo: d'andare avanti con le teste sempre voltate all'indietro."

    Era settembre, il freddo e la pioggia sovrastavano le mie giornate. Il lavoro in ufficio aveva ripreso la frenesia di sempre lasciandomi stanca e desiderosa di tornare nel familiare tepore di casa mia ...continua

    Era settembre, il freddo e la pioggia sovrastavano le mie giornate. Il lavoro in ufficio aveva ripreso la frenesia di sempre lasciandomi stanca e desiderosa di tornare nel familiare tepore di casa mia. Lì, appoggiato su un tavolino da salotto, attendeva silenziosa l'opera di Bassani.
    Ogni sera mi preparavo un the caldo e mi sedevo sul divano coprendomi con una coperta. Questi erano alcuni dei piccoli momenti della giornata che desideravo fossero più duraturi, più eterni. Amavo sedermi al caldo in compagnia di personaggi sempre diversi mentre fuori l’autunno andava avanti, con la pioggia battente e il freddo. Avrebbe potuto essere un perfetto letargo per gli esseri umani, per i lettori.
    Il the mi scaldava, il libro mi piegava sotto la sua forza.
    Non mi è mai stato facile recensire romanzi di questo genere, principalmente per due motivi. In primo luogo si tratta di una storia a carattere psicologico, infatti, l'autore ci mostra una parte di sé intima e delicata. Una storia psicologica marcata dagli eventi di un Fascismo imponente e di un Hitler che è entrato nelle case del popolo abbattendo le porte, scardinando le imposte. In secondo luogo, Giorgio Bassani si avvale di una scrittura non immediata: i lunghi periodi, caratterizzati da molte virgole contenenti parentesi altrettanto lunghe, rischiano di far perdere il lettore tra le parole, facendolo confondere.
    Il giardino dei Finzi - Contini si sviluppa tramite il ricordo dell'autore, perché dei Finzi - Contini e di ciò che furono non resta altro che una tomba di famiglia, coperta ormai dalle erbacce incolte. Per quello che furono a suo tempo, non resta altro, nemmeno un familiare a togliere quelle radici infauste. Il ricordo di questa famiglia e della sua violenta perdita vela di tristezza la storia rendendola malinconica dalla prima all'ultima pagina.
    Ma chi sono questi Finzi-Contini? Questa famiglia che è presentata già dall'inizio come un soggetto lontano, come se vivesse in un mondo a parte. La loro villa, circondata da un grande giardino, si trova in una zona fuori dal paese; anch'esso simbolo di questo loro distacco dal mondo.
    L'autore, nonché protagonista del ricordo, dal canto suo è profondamente affascinato da questo giardino e dalla famiglia che gli presta il nome, in particolar modo dai suoi coetanei: Alberto e Micòl. Loro che studiano in casa, vengono visti poco dagli altri ragazzi di Ferrara. Eppure l'autore riesce a conoscerli e frequentarli, innamorandosi anche della giovane Micòl.
    Micòl Finzi-Contini diventa il primo amore dell'autore, rendendolo spoglio di ogni altro desiderio se non quello di volerla vedere, di volerle parlare, di volerla sfiorare sulle labbra e sul cuore. Lei, con quella sua pelle morbida che mette in vista quando gioca a tennis nel campo di casa. Lei, che quando torna da Venezia sembra sempre più bella.
    Ma Il giardino dei Finzi-Contini come opera non è solo questo, ma un'unione di molte cose come la politica, la formazione, l'arte, la letteratura, lo studio, l'ebraismo... Intrecciate tra loro in un malinconico mix di armonia e letalità.
    Non importa cosa siamo stati, chi siamo e chi saremo. Saremo sempre attanagliati dai ricordi, belli e brutti. Basta un attimo, un posto, una parola, una persona o una cosa e già la nostra mente torna indietro, in un passato diverso, ormai astratto. Ovunque si riverseranno i ricordi, e ricorderemo persino posti che credevamo di aver dimenticato. Emozioni che credevamo perdute, riscoprendo di non aver mai veramente dimenticato nulla.
    Il giardino dei Finzi-Contini è una diario di memorie per i giorni nostri, un urlo silenzioso di un’adolescente. Tanto angosciante quanto meritevole, l'opera di Bassani mi ha accompagnato sotto il velo dei ricordi dell'autore, prolungandosi per tre settimane, facendomi capire che lui deve chiamarti a sé per permetterti di coglierne la verità sotto le sfumature.

    ha scritto il 

  • 4

    Le vert paradis des amours enfantine...

    Il romanzo di Bassani è intriso di un'impronta fortemente crepuscolare, visto che pone al centro del suo raccontare l'assenza, quella della famiglia ebrea Finzi-Contini, travolta 30 anni prima dall'in ...continua

    Il romanzo di Bassani è intriso di un'impronta fortemente crepuscolare, visto che pone al centro del suo raccontare l'assenza, quella della famiglia ebrea Finzi-Contini, travolta 30 anni prima dall'incedere violento della storia e delle barbarie degli uomini.
    Di quel mondo ormai andato rimane soltanto una tomba di famiglia, a testimonianza di un universo ormai scomparso, ma anche e soprattutto la memoria, consegnata ai posteri dalla penna dello scrittore, l'unico in grado di riportare in vita la rimembranza di ciò che fu di quella famiglia, la cui storia si confonde e s'intreccia con la gioventù dell'io-narrante.

    Il racconto è quindi venato da una forte malinconia, perchè tutto ciò che attiene alla rimembranza è di per sé inevitabilmente malinconico. Questo aspetto è accentuato ancor di più dal fatto che il ricordo si lega al tema della separazione e della solitudine.
    Infatti la famiglia dei Finzi-Contini - in quanto ebrea - simboleggia la separazione dalla "normalità", acuita da tutta una serie di scelte ed eventi esterni che pongono in risalto ancor di più il senso di esclusione e di separatezza (sociale, storica e culturale) da tutto il resto. 

    E questa lontananza è accentuata anche a livello spaziale dalla posizione della villa, situata in una zona isolata della città, circondata da un grande giardino, che sembra quasi svolgere la funzione di preservare l'abitazione dal contatto col mondo esterno. 
    Tutto è giocato sulla contrapposizione tra spazio chiuso e aperto

    Il giardino coincide con lo spazio interno, chiuso, detentore di un'aura di mistero da cui l'io-narrante sembra profondamente affascinato, divenendo soprattutto il luogo in cui il protagonista sperimenterà i primi turbamenti amorosi. La figura della giovane Micòl incarna l'essenza del mistero femminile, l'oggetto grazie al quale prende forma l'indicibile vertigine del primo amore.
    Lo spazio chiuso è anche però quello atto a preservare la famiglia Finzi-Contini dalle minacce esterne, quello nel quale la dimensione storica non può entrare, come se il giardino apparisse incantato, al di fuori del tempo e dello spazio. Il restare al di dentro di quel confine sembra quasi divenire l'unico modo per resistere alla violenza del presente; ogni possibile gesto di ribellione od impegno politico viene messo a tacere da una scelta voluta di chiusura ed isolamento rispetto al fuori, che coincide anche con una scelta di ripiegamento nel passato. 

    E questo attaccamento al passato è lo stesso che spinge lo scrittore a riportare in vita quelle antiche memorie di gioventù, in un atteggiamento malinconico che accomuna in una singolare affinità i due giovani protagonisti, cioè l'io narrante e l'amata Micòl: "La mia ansia che il presente diventasse subito passato perché potessi amarlo e vagheggiarlo a mio agio era anche sua, tale e quale. Era il nostro vizio, questo: d'andare avanti con le teste sempre voltate all'indietro".

    I personaggi di questo libro non sono dei rivoluzionari della storia, non si impegnano attivamente per cambiare il corso delle cose: semplicemente la loro ribellione è passiva, perché si limitano a rimanere attaccati al loro passato e a ciò che offre il presente, senza velleità alcuna di modificarlo ribellandosi alle sorti future....questo attaccamento a quello che fu e agli ultimi scampoli di esistenza, rende il tutto malinconicamente tragico, per noi che sappiamo già da ora quale terribile destino li attende...
    Simbolico anche l'ostinarsi fino all'ultimo nel gioco del tennis nonostante tutto sia perduto, quasi un atto voluto di noncuranza di fronte alla catastrofe che avanza. Il tennis diviene l'immagine simbolica di resistenza al buio della storia, un non voler cedere il passo alla crudeltà che li attenderà di lì a poco, un voler rimanere caparbiamente attaccati alla vita per giocare fino in fondo l'ultima partita, prima che arrivi un vento gelido a spazzarli via tutti quanti....

    Ma il libro è anche una delicata e nostalgica rievocazione delle antiche emozioni legate al primo amore, un amore mai giunto a compimento e proprio per questo ancor più bello, malinconico e struggente, perchè si sa, gli amori dell'adolescenza sono i più puri, i più perfetti appunto perchè non furono mai (se non vaghi e furtivi piaceri), rimanendo più vicini alla consistenza dei sogni. E come dice la stessa Micòl, citando Baudelaire: “ Mais le vert paradis des amours enfantines, L’innocent paradis, plein de plaisirs furtifs,Est-il déjà plus loin que l’Inde et que la Chine ?”

    ha scritto il 

  • 3

    "La mia ansia che il presente diventasse subito passato perché potessi amarlo e vagheggiarlo a mio agio era anche sua, tale e quale. Era il nostro vizio, questo: d'andare avanti con le teste sempre voltate all'indietro"

    Il testo che leggiamo è il risultato di almeno tre rimaneggiamenti che l'autore fece rispetto all'originaria edizione del 1962. Quello che fondamentalmente cambia è la prospettiva di questa storia che ...continua

    Il testo che leggiamo è il risultato di almeno tre rimaneggiamenti che l'autore fece rispetto all'originaria edizione del 1962. Quello che fondamentalmente cambia è la prospettiva di questa storia che si svolge a Ferarra: dal racconto in terza persona dove il protagonista è di un 'altra città si passa alla narrazione condotta da anonimo (Bassani stesso?) giovane ebreo ferrarese. Un racconto, dunque, che è condotto in prima persona narrando la storia di una famiglia dell'alta borghesia ebraica ferrarese, per l'appunto i Finzi-Contini e concentrandosi in particolare sulla figura della giovane Micòl.
    Prologo- Si rievoca un episodio del passato prossimo. Una scampagnata domenicale con un gruppo di amici finisce con la visita alla tombe etrusche nei dintorni di Roma.
    "«Papà» domandò ancora Giannina, «perché le tombe antiche fanno meno malinconia di quelle più nuove?» ". La bambina che simboleggia la freschezza delle ingenuità ma anche l'impegno che devono assumersi le nuove generazioni, da il via al filo conduttore di tutto il romanzo: la memoria di cui occorre prendersi cura e portare rispetto. Il racconto stesso della visita alle tombe etrusche stimola il ricordo del cimitero ebraico ferrarese dove si trova la monumentale tomba dei Finzi-Contini. E così l'incipit la descrive:
    "La tomba era grande, massiccia, davvero imponente: una specie di tempio tra l'antico e l'orientale".
    La morte è sempre presente anche se non tutti se ne accorgono o non vogliono farlo.
    Un romanzo in sè estremamente metaforico.
    La geografia stessa dell'ambiente in cui si dipana parla si un "dentro" e di "fuori" rispetto al famigerato giardino dove i limiti sono dati da alte, ma non invalicabili, mura. Vita e morte si fronteggiano. Da un lato la vitalità e la spensieratezza dei protagonisti prima ragazzini e poi giovani universitari, dall'altro il sottofondo del fatale corso della Storia. L leggi razziali sono un fastidio soprattutto quando al già esclusivo circolo sportivo vengono vietati i campi da tennis agli ebrei. Una vera scocciatura a cui Alberto e Micòl -i giovani Finzi-Contini- rimediano offrendo il campo che è all'interno del loro giardino. I cancelli dunque si aprono. Come dice Montale nella sua prefazione "È un giardino in cui si entra solo con lunghi movimenti concentrici." e anche qui troviamo una metafora per cui anche una volta entrati a contato con questa famiglia non significa nè che sia facile nè che sia scontato raggiungere il loro cuore.
    L'ignoto protagonista da qui concentrerà la sua attenzione su Micòl assediandola ed abbattendosi per i suoi rifiuti fino all'abbandono definitivo.

    L'attaccamento al passato, un presente tollerato nella prospettiva che passi velocemente. Un futuro ignorato, una famiglia che cerca il distacco sociale, l'amore rifiutato, vaghi accenni all'omosessualità vissuta come vergogna, gli avvenimenti storici che non sono vissuti ma filtrati in discussioni al chiuso di una stanza fumosa...
    C'è molto, tanto, troppo?
    L'opera è evidentemente molto ricca e ben costruita.
    Per quanto mi riguarda, tuttavia, per vari motivi non è scoccata la scintilla.
    La prima parte mi ha mal predisposto a causa di una scrittura esageratamente accademica (che, a onor dle vero, poi si ridimensiona nelle parti dialogate).Una serie di periodi lunghi, ingarbugliati dove la lettura diventa una fastidiosa caccia la soggetto. Inizialmente attribuivo questa scelta stilistica ad un pavoneggiarsi di fronte al lettore – e soprattutto alla critica- per sfoggiare l'erudizione e per distinguersi (come dice Montale nella sua altezzosa prefazione) dalla dozzinale letteratura a lui contemporanea. Una celebrazione, insomma, della borghesia celebrata con forma e contenuto. Leggendo, tuttavia, il romanzo nel suo complesso la questione mi pare maggiormente attribuibile ad un attaccamento alla forma classica come segno di legame al tanto decantato passato. Questo è il secondo motivo per cui non ho completamente apprezzato questo romanzo.
    Ho pensato molte volte a come mi sarei comportata nel periodo fascista e di fronte alle leggi razziali. Non ho risposta perchè molto sarebbe stato frutto del contesto ma anche del caso, incontri... Non ci è dato sapere. Oggi, con il favore della distanza temporale possiamo capire la difficoltà di chi vive la Storia non riuscendo a capirne l'evolversi. Ma mi chiedo come abbia potuto farlo il mondo intellettuale, colto e potenzialmente preparato ad analizzare il corso degli eventi. Ebbene è l'enfasi del passato che ritorna come unica cosa importante.
    Questo tripudio del "caro, il dolce, il pio passato" mi ha infastidita e così ho deciso che le mura di questo giardino non voglio scavalcarle!

    ha scritto il 

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