Il giardino dei ciliegi

Di

Editore: G. Einaudi - Collezione di Teatro 85

4.0
(682)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 68 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Francese , Spagnolo , Russo

Isbn-10: A000167023 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina rigida

Genere: Affari & Economia , Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
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  • 4

    Petr Sergeevič Trofimov, studente, batte Zeno Cosini 1-0

    Il titolo è la chiave per capire l’urgenza della rilettura di uno dei TESTI letterari del “novecento”. In un torneo tennistico virtuale tra autori europei (non a caso nomato Wimbledon) il sorteggio ...continua

    Il titolo è la chiave per capire l’urgenza della rilettura di uno dei TESTI letterari del “novecento”. In un torneo tennistico virtuale tra autori europei (non a caso nomato Wimbledon) il sorteggio ha messo contro Cechov e Svevo.
    I due non sono accomunati né dalla connotazione (testo teatrale uno e narrativo l’altro), né dalla “non- referenzialità”( l’uno – a meno che la lettura non sia sviata dalla visione di Valentina Cortese che si aggrappa ai suoi lunari risolini, come Francesca Bertini ai tendaggi – usa la referenzialità come funzione poetica necessaria alla comunicazione dell’idea del mondo storico, alla faccia di coloro che considerano i poeti delle piume sospese dentro il vuoto assoluto; l’altro sembra usare l’autoriflessibilità della forma diario – medicalizzazione della vecchia pratica onanistica – per scacciare dalla porta ogni forma di refenzialità che, però, rientra dalla finestra nelle conclusioni di Zeno: la malattia non è sua, ma dell’intero universo, stravolto dall’evoluzione artificiale dell’uomo. Occheccazzo! a qualcuno lo stava comunicando questo suo pensiero!).

    E pur avendo una certa simpatia per Zeno Cosini (chiamarlo per nome e cognome connota perfetta mente i tanti momenti in cui siamo lui, anche solo per continuare a fumare) è Trofimov, lo studente, che raccoglie tutto il mio plauso. Cechov lo ridicolizza perché non vuole farne un eroe ma gli affida le sue speranze per un mondo diverso, dove “anime morte e padroni” abbiano spezzato definitivamente il legame “vittima /carnefice”, funzionale solo al carnefice.
    Applausi a scena aperta per Ermolaj Alekseevič Lopachin, il cafone “arrinisciutu”: non è il simbolo dei pescecani che si sostituiranno ai “gattopardi”, ma un Mastro don Gesualdo russo.

    Logicamente la pietà umana non può che fare capolino davanti all’esposizione della morte: piangiamo, struggiamoci per Ljubova, donna in amore e generosamente spendacciona e Gaiev, cinquantenne che deve rinunciare all’avere cambiato il pannolino dall’ottantenne servitore e, ahimè, a subire l’onta di un impiego.

    In realtà Cechov, nell’abbraccio finale tra fratello e sorella, ci mostra il cadavere frollato di un ceto sociale che ha trasformato un giardino dei ciliegi, che dava reddito quando erano i servi della gleba a lavoralo, in un inutile simbolo di un passato dell’anima che rovina nel presente della miseria. Cechov era un compagno che non dimenticava che anche i padroni hanno un cuore! ragione necessaria ma non sufficiente per l'assoluzione.

    ha scritto il 

  • 4

    e il tuo giardino dei ciliegi, qual è?

    "(...) senza il giardino dei ciliegi io non capisco più la mia vita! se lo dovete vendere per forza, allora vendete anche me."

    ha scritto il 

  • 4

    come per il vecchio servo Firs

    arriva per tutti il momento in cui capisci

    che non hai fatto un cazzo nella tua vita

    tranne ben inteso se lo hai fatto

    a quel punto si aprono altre possibilità rin ...continua

    come per il vecchio servo Firs

    arriva per tutti il momento in cui capisci

    che non hai fatto un cazzo nella tua vita

    tranne ben inteso se lo hai fatto

    a quel punto si aprono altre possibilità rinfrescanti

    si spera non la vita eterna

    ha scritto il 

  • 3

    come per il vecchio servo Firs

    arriva per tutti il momento in cui si capisce

    che non hai fatto un cazzo nella tua vita

    tranne ben inteso se lo hai fatto

    a quel punto si aprono altre possibilità rinfre ...continua

    come per il vecchio servo Firs

    arriva per tutti il momento in cui si capisce

    che non hai fatto un cazzo nella tua vita

    tranne ben inteso se lo hai fatto

    a quel punto si aprono altre possibilità rinfrescanti

    si spera non la vita eterna

    ha scritto il 

  • 3

    non ricordo se ai tempi abbia mai visto a teatro una qualche rappresentazione de "Il giardino dei ciliegi":è bello, ma mi è parso un testo davvero inscindibile da una bella o meno messa in scena, e no ...continua

    non ricordo se ai tempi abbia mai visto a teatro una qualche rappresentazione de "Il giardino dei ciliegi":è bello, ma mi è parso un testo davvero inscindibile da una bella o meno messa in scena, e non è sempre necessariamente così

    ha scritto il 

  • 1

    Pessima traduzione, cura del testo inesistente

    Il voto va all'edizione, non certo all'opera di Cechov. Traduzione pessima, avrebbe necessitato almeno di un passaggio dal correttore di bozze. Errori grammaticali da seconda elementare.

    ha scritto il 

  • 3

    E' la prima volta che leggo un'opera teatrale e sono rimasto molto perplesso. non mi sono sentito minimamente coinvolto nella vicenda ed ho trovato i dialoghi abbastanza stucchevoli. Probabilmente è u ...continua

    E' la prima volta che leggo un'opera teatrale e sono rimasto molto perplesso. non mi sono sentito minimamente coinvolto nella vicenda ed ho trovato i dialoghi abbastanza stucchevoli. Probabilmente è un'opera da vedere più che d leggere.

    ha scritto il 

  • 3

    Da vedere, più che da leggere

    Probabilmente è una delle opere liriche più belle di Checov, dal sapore amaro, malinconico...intriso di ricordi, il tutto immerso in un clima rivoluzionario e di cambiamento. Ma pur sempre un opera te ...continua

    Probabilmente è una delle opere liriche più belle di Checov, dal sapore amaro, malinconico...intriso di ricordi, il tutto immerso in un clima rivoluzionario e di cambiamento. Ma pur sempre un opera teatrale che rischia di scivolare addosso mentre la si legge. Spero di poterla vedere un giorno, in tutto il suo splendore, in scena.

    ha scritto il 

  • 0

    Trofimov: E poi che vuol dire: si muore? Forse l'uomo ha cento sensi: e con la morte si perdono solo i cinque che conosciamo. E gli altri novantacinque sopravvivono. Che ne sappiamo? Può anche darsi. ...continua

    Trofimov: E poi che vuol dire: si muore? Forse l'uomo ha cento sensi: e con la morte si perdono solo i cinque che conosciamo. E gli altri novantacinque sopravvivono. Che ne sappiamo? Può anche darsi.

    Čechov doveva possederli, cento sensi; sensi per percepire alcune cose di cui non sappiamo il nome, e altre di cui - grazie a lui - possiamo appena intuirlo: le madri che camminano, perdute e bianche fra i fiori bianchi, nel giardino di ciliegi; il suono remoto, triste, come dal cielo, di corda di violino che si spezzi; la felicità non vissuta che i vecchi, morendo, lasciano in eredità a chi rimane.

    Trofimov: Sì, spunta la luna. (Pausa). Eccola, la felicità, viene verso di noi, si avvicina, già ne sento i passi, l'assaporo già... e se non la vedremo, se non la godremo noi, pazienza! la vedranno gli altri!

    ha scritto il 

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