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Il giardino segreto

Di

Editore: Salani

4.1
(2467)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 328 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Chi tradizionale , Francese

Isbn-10: 888451472X | Isbn-13: 9788884514721 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: P. Pera

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rinforzata scuole e biblioteche , Copertina rigida , Tascabile economico , eBook

Genere: Children , Fiction & Literature , Teens

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Descrizione del libro
Mary, bambina viziata e prepotente, perde i genitori e viene affidata allozio, che vive in un'enorme e tetra casa secolare ai margini della brughiera.Qui Mary scopre un giardino segreto, che nasconde un terribile segreto...Pubblicato per la prima volta nel 1911, "Il giardino segreto" è, insieme al"Piccolo lord", il libro più famoso della scrittrice inglese Frances HodgsonBurnett, da cui è stato tratto il film di Agnieszka Holland prodotto daFrancis Ford Coppola.Età di lettura: da 8 anni.
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  • 4

    Non solo per bambini.

    Il ruolo dello scrittore per l'infanzia non è facile. Non lo è neppure quello dello scrittore tout-court, è vero, ma chi scrive rivolgendosi prima di tutto ai bambini, ha nelle mani un compito particolarmente gravoso e non privo di responsabilità, ed anche quando riesce ad espletarlo nel m ...continua

    Il ruolo dello scrittore per l'infanzia non è facile. Non lo è neppure quello dello scrittore tout-court, è vero, ma chi scrive rivolgendosi prima di tutto ai bambini, ha nelle mani un compito particolarmente gravoso e non privo di responsabilità, ed anche quando riesce ad espletarlo nel migliore dei modi, finisce solitamente per vedersi relegato nella categoria di autore amato dai più piccoli, ma snobbato, o comunque mai pienamente apprezzato, dagli adulti.
    Eppure, capita a volte - è raro, ma capita - che alcuni libri pensati appositamente per i giovanissimi, riescano nella difficile missione di conquistare anche i lettori ormai cresciuti, magari proprio facendo riaffiorare alla mente i ricordi di un'infanzia forse non così lontana.
    Il giardino segreto, come si potrà capire, è una di queste perle.

    Da anni rimandavo la lettura di questo romanzo, un po'perché già conoscevo l'omonimo film, un po'perché, avendo avuto modo di apprezzare la Burnett ne Il piccolo Lord, piacevolissimo ma indiscutibilmente smielato, ero convinta che si trattasse dell'ennesimo libro infarcito di sentimentalismo, angelici orfanelli, e impeccabile morale finale all'insegna del più classico buonismo. Per carità, tutti ingredienti adattissimi per un libro destinato ai più piccoli, ma non sempre allettanti per coloro a cui, come alla sottoscritta, l'eccesso di zucchero ha fatto storcere il naso fin dalla più tenera età.
    Mi sbagliavo. Così, dopo due secoli di tradizione letteraria che vuole gli orfanelli - meglio se abbandonati a se stessi - come emblemi di bontà, pronti a sacrificare ogni cosa per aiutare il prossimo, e mirabilmente in grado di impartire esemplari lezioni di vita agli adulti, è stato con sorpresa, e con sincero piacere, che mi sono imbattuta in una protagonista completamente fuori dai cliché.
    Mary Lennox, questo il suo nome, è anche lei un'orfana - e, prima di diventarlo, una bambina ricca e trascurata - ma (e qui sta il bello) diversamente dall'ottimista Pollyanna e dall'angelico Ceddie Errol, incarna tutto meno che le migliori doti tipiche dei piccoli eroi della letteratura.
    Come ogni reale bambino cresciuto senza affetto né guida, e abituato fin dalla nascita ad essere servito e riverito, Mary è una ragazzina prepotente, egoista e indisponente, e malgrado la sua situazione susciti pena, è difficile, se non impossibile, essere solidali con lei mentre insulta la servitù, o pretende sdegnosamente attenzioni e riguardi che non le sono in alcun modo dovuti. Quando però, perduti i non troppo amati genitori, la bambina, da sempre vissuta in India, viene affidata alle cure di uno sconosciuto zio, e catapultata in una cupa tenuta dello Yorkshire chiamata Misselthwaite Manor, le cose iniziano a mutare.
    Qui, infatti, Mary non troverà una sfilza di domestici indiani pronti a omaggiarla di continuo e a lasciarsi tiranneggiare da lei, bensì uno zio tetro e misterioso chiusosi in se stesso dopo la prematura scomparsa della moglie; una governante poco malleabile che la prende subito in antipatia; e una giovane cameriera di nome Martha, dal carattere deciso e i modi spicci, che di chinare il capo di fronte ai malumori di una bimbetta viziata, proprio non ne vuole sapere. Sarà proprio grazie a Martha, al suo simpatico fratello Dickon, e alla straordinaria scoperta di un misterioso giardino proibito, da dieci anni chiuso a chiave, che Mary abbandonerà poco alla volta il proprio guscio, ed aprirà il proprio cuore; e quando le oscure stanze di Misselthwaite Manor le riveleranno inaspettatamente l'esistenza di un altro piccolo infelice, solo e scontroso perfino più di lei, ecco che Mary capirà finalmente che nella vita niente è dovuto, che il rispetto si ottiene quando se ne ha per gli altri, e che l'affetto si conquista non con l'arroganza, ma col sorriso, con la spontaneità, con la sincerità dei migliori sentimenti.

    Bello, semplicemente. Bello il modo di raccontare la storia, con dolcezza ma senza edulcoranti; belle le immagini della brughiera selvaggia sferzata dal vento o accarezzata dal sole; bello l'entusiasmo dell'autrice, pecettibilissimo tra le pagine, con cui ella riesce a rievocare lo spirito dell'infanzia, e la voglia di rallegrarsi di fronte alle stagioni che si susseguono e alla vegetazione che si risveglia, in un ciclo continuo e inesauribile.
    Bello, soprattutto, quell'incantevole giardino, così profondamente sentito, divenuto metafora della vita che si rinnova, emblema della speranza che germoglia silenziosa tra le sterpaglie, offrendo sempre nuovi frutti e ricordandoci come il domani, malgrado tutto, non smetta mai di offrirci nuove opportunità, nuove gioie, nuove ragioni per stare al mondo e desiderare di vivere.
    Le bellezze del creato non fanno da sfondo a questo romanzo, ne sono invece il cuore, così come lo è la forza dell'immaginazione che risvegliandosi lentamente nei piccoli protagonisti, li porterà a scoprire i tanti misteri della natura, e a comprendere che i grandi valori della vita sono in realtà le cose più semplici: una risata in compagnia, un'amicizia autentica, e quella capacità di provare stupore davanti meraviglie della terra, che troppo spesso perdiamo quando ci lasciamo l'infanzia alle spalle.

    E tornando proprio al concetto d'infanzia, mi domando se in fondo le miopi classificazioni dei giorni nostri, non facciano davvero torto a questo romanzo, volendolo relegare al ruolo di letteratura per bambini. Lo stile di scrittura, l'abilità descrittiva, le atmosfere di chiara ispirazione gotica, e lo stesso messaggio, lungi dall'essere melenso o scontato, lo rendono a parer mio un classico di tutto rispetto, adattissimo agli adulti non meno che ai bambini, e completamente degno di alcune tra le più celebri opere che hanno fatto grande la letteratura inglese.
    E a chi avesse qualcosa da eccepire sullo spazio che l'autrice dedica ai pensieri di un intelligente pettirosso - unico frangente del libri a carattere vagamente fiabesco - mi permetterei di ricordare, senza alcun intento critico, che lo stesso Tolstoj, in Anna Karenina, non esitò ad analizzare, per un intero capitolo, le riflessioni di un certo cane da caccia che, a dirla tutta, tanto brillante non era.

    Non c'è spazio per le lezioncine, per i moralismi e per i piagnistei ne Il giardino segreto, qui Frances Hodgson Burnett dà voce solo alla speranza e alla fede nel potere della natura: quel potere che Mary e i suoi compagni identificano con la magia, e che la saggia Mrs Sowerby chiamerà invece Dio, e che forse potremmo riassumere più in generale con il sentimento profondo che spesso si prova di fronte alla consapevolezza delle infinite bellezze del mondo, e dell'esistenza di qualcosa di tanto più grande di noi, che a volte non riusciamo a definire, ma che ci spinge a non arrenderci mai e a ritrovare la fiducia nella vita e nel prossimo.
    Si dice, di alcune storie, che fanno bene al cuore. Se tale espressione si può considerare valida, non c'è dubbio che Il giardino segreto racconti proprio una di quelle storie.

    ha scritto il 

  • 5

    Il cambiamento di Mary

    Mary è una bambina rimasta orfana perchè i suoi genitori sono morti per il colera.
    Rimasta sola, viene cresciuta dalla bambinaia e diventa una ragazzina viziata ed insensibile.
    Successivamente verrà affidata allo zio che abita in Inghilterra, lì troverà una governante che la tratterà ...continua

    Mary è una bambina rimasta orfana perchè i suoi genitori sono morti per il colera.
    Rimasta sola, viene cresciuta dalla bambinaia e diventa una ragazzina viziata ed insensibile.
    Successivamente verrà affidata allo zio che abita in Inghilterra, lì troverà una governante che la tratterà freddamente e le dirà di non crearle problemi.
    Con il tempo si ambienterà nella nuova casa e scoprirà molte cose riguardanti la sua famiglia.
    Tra i tanti segreti c’è anche un giardino dove anni prima era morta la moglie di suo zio e dal giorno di quel disgraziato evento era stato chiuso ed abbandonato a se stesso.
    Un giorno Mary riesce a trovare la chiave e la porta d’entrata di questo giardino e comincerà a curarlo.
    Una notte curiosando per la casa, inoltre scopre la stanza di suo cugino che vive lì da anni perché è paralizzato.
    Quest’ultimo grazie al prezioso aiuto della cugina riesce a mettersi in piedi e camminare senza problemi.

    È un libro pieno di sentimenti profondi che indicano l’importanza dell’amicizia e della speranza.
    Inoltre mi è molto piaciuto il cambiamento dei modi di fare di Mary, che da bambina scontrosa e dispettosa che era, diventa gentile e disponibile verso gli altri.

    ha scritto il 

  • 3

    non lessi mai questo classico durante gli anni dell'infanzia, lo leggo ora per la prima volta... e devo dire che lo reputo buono ma non mi ha entusiasmato per nulla. Fin troppo didascalico e pedante in alcuni punti, anche patetico. Ci sono tanti classici dell'infanzia migliore di questo: lo stess ...continua

    non lessi mai questo classico durante gli anni dell'infanzia, lo leggo ora per la prima volta... e devo dire che lo reputo buono ma non mi ha entusiasmato per nulla. Fin troppo didascalico e pedante in alcuni punti, anche patetico. Ci sono tanti classici dell'infanzia migliore di questo: lo stesso Piccole Donne lo supera, per me, di gran lunga.

    ha scritto il 

  • 5

    come ritornare bambini....

    questo è stato il mio primo libro e rileggerlo è stata una gioia, è stato come ritornare bambina, davvero bello, un inno alla vita, ad amare, alla natura, a gli animali e ai legami che valgono davvero: la famiglia e gli amici!

    ha scritto il 

  • 5

    Diciamo la verità... tutti vorremmo trovare quel giardino!

    Storia coinvolgente, ben scritta, ben ambientata e molto d'atmosfera.
    Un castello isolato, la brughiera inglese, giardini segreti abbandonati, palazzi misteriosi, passaggi nascosti e una storia di abbandono e rinascita, sia della natura che dei personaggi... questo libro ha un fascino che r ...continua

    Storia coinvolgente, ben scritta, ben ambientata e molto d'atmosfera.
    Un castello isolato, la brughiera inglese, giardini segreti abbandonati, palazzi misteriosi, passaggi nascosti e una storia di abbandono e rinascita, sia della natura che dei personaggi... questo libro ha un fascino che rimane addosso anche a distanza di anni.

    ha scritto il 

  • 0

    Ho ordinato un calzone e la donna dietro il bancone mi ha guardato con sospetto, forse ho detto una password segreta, ho pensato, forse ora mi accompagnerà sul retro e dietro una porta in penombra ci sarà un harem di cui non vedo la fine e ho immaginato la mia faccia mentre entro saltellando in u ...continua

    Ho ordinato un calzone e la donna dietro il bancone mi ha guardato con sospetto, forse ho detto una password segreta, ho pensato, forse ora mi accompagnerà sul retro e dietro una porta in penombra ci sarà un harem di cui non vedo la fine e ho immaginato la mia faccia mentre entro saltellando in un harem di cui non vedo la fine, una faccia da cazzo sicuro, ho solo due facce, e da cazzo entrambe, Elvira su questo è stata molto chiara, non ne ho più di due, una faccia da cazzo è quella che sorride ma non sorride veramente si storpia solo all’insù, gli occhi si assottigliano leggermente, il naso vibra, le labbra si muovono verso gli zigomi, che però rimangono fermi proprio come nell’altra faccia da cazzo, quella seria o malinconica o da duro o da pazzo o da disgustato o da terrorizzato o minacciosa o sgomenta o sexy, emergono casualmente, non ne ho il controllo, una faccia da cazzo[x] e forse per questo è quella che mi crea più problemi, a un colloquio a cui sono andato, per esempio, ho parlato per una ventina di minuti con un manager giovane, alto, con la pancia da birra e una scintillante pelata, sarò anch’io scintillante?, ho pensato appena l’ho visto, e allora è emersa la mia faccia da cazzo che sorride, e credo che questo sia stato positivo, perché anche lo scintillante ha sorriso e il colloquio è partito bene, mi ha chiesto domande di cui non ho capito l’importanza ma molto amichevoli, questo certo, e io ero rilassato e sorridente, poi però mi ha chiesto che birra preferivo e allora ho immaginato che stessimo avendo una conversazione da maschi e che ci volesse la faccia da cazzo[cool], ma lui questa virata deve averla equivocata perché non mi ha fatto neanche aprire bocca e ha voluto sapere cosa c’era che non andava, niente, ho detto io, ma questo non deve averlo convinto perché lui si è alzato e mi ha teso la mano, e mentre mi alzavo e gliela stringevo ho visto passare una segretaria, bellissima, coi capelli afro e gli occhi verdi, e mentre la vedevo sfilare via la immaginavo camminare anche lei nell’harem, nel retro della pizzeria, mentre aspetto il mio calzone, mi spiace, mi dice, per cosa?, le chiedo io mentre lei si allontana e rimane solo la voce, mi spiace, ripete la voce, ma qui non vendiamo calzoni, cosa?, dico io, questa è una banca, non una pizzeria, mi dice la voce, e dopo un attimo di immobilità è emersa una faccia da cazzo[x] e non deve essere emersa quella opportuna perché la donna dietro il bancone ha chiamato la sicurezza.

    ha scritto il 

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