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Il giocatore

Di

Editore: Einaudi

4.0
(5569)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 171 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Portoghese , Chi tradizionale , Spagnolo , Francese , Tedesco , Catalano

Isbn-10: 8806152084 | Isbn-13: 9788806152086 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Del Re B.

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Tascabile economico , Copertina morbida e spillati , CD audio , eBook

Genere: Fiction & Literature , Games , Philosophy

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Descrizione del libro
Il romanzo è la storia di un progressivo inaridimento morale, il percorsodeplorevole di un giovane uomo che lentamente, ma inesorabilmente, perdeinteresse verso tutto ciò che lo circonda, in nome di un'unica passione: ilgioco d'azzardo.
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  • 5

    T.a.e.g. Zero!

    Perseguitato dai debiti, nel 1867 Dostoevsky peregrinava all’estero e dettava alla stenografa che diventerà sua moglie "Il Giocatore". Questo breve romanzo, scritto per denaro in ventotto giorni, è am ...continua

    Perseguitato dai debiti, nel 1867 Dostoevsky peregrinava all’estero e dettava alla stenografa che diventerà sua moglie "Il Giocatore". Questo breve romanzo, scritto per denaro in ventotto giorni, è ambientato in Renania, nell’immaginaria cittadina di Rulettenburg, dove giunge il protagonista nell’indifferenza della famiglia per cui lavora come precettore. L’uomo è ignorato e il suo nome sottratto fino all’arrivo di una vecchia signora da Mosca, della quale la famiglia attende l’eredità ma non la venuta. Il confronto con questa donna arrabbiata e consapevole di esser stata già sepolta delinea il personaggio di Aleksej Ivànovic, con la comparsa del nome e la definizione del suo ruolo.

    “ – Zero! – annunziò il croupier. – Cosa? - gridò la nonna, volgendosi a me, con un grido di esultanza frenetica.
    Ero anch’io un giocatore: lo capii in quel preciso istante. Le gambe e le braccia mi tremavano, sentii come un colpo alla testa.”

    E’ quasi banale considerare d’attualità il tema del gioco d’azzardo, non è esattamente questo, infatti, il fuoco del romanzo, ma la progressiva perdita d’identità che porta all’annullamento di sé attraverso un’ossessione. Si potrebbe pensare che proprio tutto ciò caratterizza la mania per il gioco. Non solo. Per mettere in luce in che modo il testo restituisca al lettore di oggi molto di più, vorrei immaginare un dialogo fra Aleksej Ivànovic e un altro personaggio, un tale di nome Franz Tunda che, in Fuga senza fine di Roth, si trovava anche lui in Renania ma intorno al 1920.

    Aleksej Ivànovic: “(…) nel catechismo delle virtù e dei meriti del civilissimo uomo occidentale è entrata storicamente, e quasi sotto l’aspetto di importante caposaldo, la capacità di acquistare capitali. (…) veramente non si sa ancora che cosa sia più ripugnante: l’agire scandaloso dei russi o l’onesto faticoso accumulare dei tedeschi? (…) Ebbene, ecco,[Franz], di che si tratta: io preferisco condurre una vita licenziosa alla russa, o arricchirmi alla roulette,(…), perché i denari servono a me, e non ritengo di essere, io, un qualcosa di necessario o di accessorio da aggiungere al capitale.”

    Franz Tunda: Ti capisco, pensa che “Mio fratello mi contesta probabilmente il diritto morale di vivere poiché non ho una professione e non guadagno denaro. Io stesso mi sento colpevole, perché mangio il suo pane. Del resto non potrei avere nessuna professione in questo mondo, a meno che non mi pagassero per arrabbiarmi su come esso va. (...) In questo sistema non è importante che io lavori, ma è tanto più necessario che faccia denaro. Un uomo senza redditi è come un uomo senza nome o come un'ombra senza corpo. Ci si sente un fantasma (...) Soltanto il denaro conferisce un diritto all'esistenza.”

    In una lunga provocazione di cui ho citato poca parte, il personaggio di Aleksej prende come pretesto il gioco della roulette per raccontare come il sistema capitalistico porti alla spersonalizzazione. Tanto vale, secondo il precettore, ribadire il proprio “voler-essere” buttandosi alla mercé della sorte, in una casualità che sembra rivoluzionaria, ma che è conseguenza occulta dell’assenza di coscienza contestata. Il capitalismo trasforma realmente gli uomini in “qualcosa di accessorio” togliendo loro identità, ma l’ossessione per il gioco è uno dei tanti modi in cui il sistema e l’uomo orfano di sé, insieme, completano il danno. Ho scomodato Roth per la precisione con cui fa parlare chi questa perdita l’ha subita, e per mettere a confronto due personaggi che in modi e mondi diversi soffrono lo stesso male. Aleksej e Tunda sono uomini senza nome, e questo svuotamento è la leva dell’ossessione, quella esaltata per il gioco in Aleksej, quella pigra per una donna sconosciuta in Tunda. Gioco ergo sono, desidero ergo sono, compro ergo sono. Oggi l’ossessione ha lo stesso padre, il sistema capitalistico, e la stessa conseguente leva, la mancanza di coscienza, ma l’oggetto verso cui essa si esprime in maniera più comune è il consumo. Alla vincita sullo zero della roulette, trentacinque volte la posta, si sostituisce il miraggio del t.a.e.g. zero delle quarantotto piccole rate del nuovo oggetto che darà illusoriamente un corpo all’ombra. Tornando al testo di Dostoevsky (e non solo), il tema centrale è il non saper smettere: quando il gioco lascia spazio alla realtà, ci si accorge di essere schiavi in egual modo dell’ossessione e del sistema che l’ha prodotta, e comunque superflui per non aver costruito in quella realtà, là dove invece uno spiraglio c’era, con una professione, un amore, una speranza, un’ambizione. L’uomo si ritrova spaccato tra l’appartenenza a un mondo sospeso, fatto di nulla, e la percezione, seppur vaga, di un mondo che invece continua a vivere e in cui il tempo passa. E’ l’assenza di capacità di cambiamento che annichilisce definitivamente Aleksej. A Parigi avrà infatti la sensazione che le vittorie al gioco non cambieranno la sua vita, e tale visione, che vanifica il suo unico agire, lo porterà alla ripetizione esaltata della propria umiliazione, il cui apice sarà l’ultima vincita.
    Verrebbe da chiedersi se in un momento in cui viviamo lo sfacelo di questo stesso sistema ci sia possibilità di prospettiva, di futuro. La roba che compriamo è di vita corta, deve essere consumata, buttata e ricomprata, come se ci fosse un eterno subito-domani in cui ciò che amiamo oggi non ha più senso, come se il “tanto poi te lo ricompri” fosse un valore aggiunto, come se questo non producesse, oltre che oggetti, anche uomini scadenti e affogati nell’assillo di trovare se stessi in un selfie. Tutto per ingrassare multinazionali che tengono sotto scacco i governi che a loro volta limitano i nostri diritti usandoci come galline in allevamento intensivo: il mutuo per la casa no, le rate per il telefonino sì. E via all’infinito. Tecnicamente non so come si possa cambiare rotta. Quello che so è che in una libreria dell’usato ho trovato questo volumetto, edizione del 1959, pagato tre soldi. Da Unieuro non compravo nemmeno una lampadina fioca, che ottimismo. C’è un margine di libertà per capire questo panorama, pur appartenendovi, e Dostoevsky lo indica dal 1867. Se la vicenda di Aleksej fosse stata raccontata da un quotidiano, da un giornale, ne sarebbe emerso solo il fallimento, senza sfumature e ambiguità, senza empatia e riconoscimento. La grandezza del romanzo sta nel restituire la storia di un uomo, non quella di un ludopatico, in modo che si possa accogliere un’esperienza e autoriferirla, per comprendere come tutti i giorni giochiamo d’azzardo e qual è la posta sul tavolo: la nostra anima.

    “La nosta anima!” mormorò Perdita. E ripetè: “La nostra anima…la nostra anima…”.
    Simile a un’ondicella solitaria che lentamente viene a morire sul lido di un mare tranquillissimo, una ruga sottile increspò per un momento la fronte pura e infantile dell’amante di Nivasio Dolcemare.
    (Alberto Savinio ne La nostra anima)

    ha scritto il 

  • 4

    Be', Dostoevskij, oltre a essere uno dei più grandi narratori della storia dell'umanità, è anche un incredibile conoscitore dell'essere umano in ogni sua forma. E questo spero non rappresenti una novi ...continua

    Be', Dostoevskij, oltre a essere uno dei più grandi narratori della storia dell'umanità, è anche un incredibile conoscitore dell'essere umano in ogni sua forma. E questo spero non rappresenti una novità per nessuno.
    "Il Giocatore", titolo distante dai suoi più voluminosi capolavori, è comunque anch'esso un gioiello. Dunque, assolutamente da leggere se si è interessati alle vicende di un uomo che farebbe di tutto, anche rendersi ridicolo dinanzi a un uomo dell'alta aristocrazia, per una (Polina) che fondamentalmente è una gran maiala, o forse solo una che non sa cosa vuole; e mentre il povero Aleksej Ivanovic rischia di ridursi in mutande alla roulette, lei è ovviamente innamorata di uno che non la calcola, mentre il patrigno sta dietro a una che sì, l'amore lo fa per soldi, ma in fondo risulta quasi (ma anche senza il quasi) il personaggio più onesto. O perlomeno quella che ne esce meglio. La migliore è comunque la nonna, non ci sono cazzi che tengano.
    Ecco, adesso pensate che il buon Fedoro ha scritto questo libro dettandolo a una dattilografa ventenne (poi se l'è pure sposata, mica bischero), e nel frattempo i creditori venivano a portargli via i mobili da casa, perché uno dei più grandi scrittori di tutti i tempi era anche uno che se si ritrovava du spiccioli in tasca se li andava a giocare. E per pagare i debiti che fa? Abbandona per un attimo "Delitto e castigo" e scrive "Il giocatore".
    Dosto, sei sempre il più ganzo di tutti.

    ha scritto il 

  • 4

    Avvincente

    La mia prima esperienza con la letteratura russa è stata senz'altro positiva. Romanzo avvincente e più che mai attuale, analizza il vizio del gioco sotto molte sfaccettature.

    ha scritto il 

  • 3

    Più che Il Giocatore, La Giocatrice.

    Romanzetto scritto in fretta e furia. Personaggi con caratterizzazione forti e pochissimo spiegate. Salti temporali notevolissimi che sono serviti all'autore solo per risolvere i suoi problemi economi ...continua

    Romanzetto scritto in fretta e furia. Personaggi con caratterizzazione forti e pochissimo spiegate. Salti temporali notevolissimi che sono serviti all'autore solo per risolvere i suoi problemi economici. Del Giocatore e dei suoi perchè non sapremo mai granchè, nè dei perchè di Polina, e così via per tutti gli altri a ripartire dal Generale. Mi sarebbe piaciuto sapere perchè, secondo l'Autore, uno butta via una fortuna con una escort di quegli anni senza averne in cambio praticamente nulla, non mi accontento della banalità che è un russo: non è che i russi sono tutti dei poveri pirla e se si almeno spiegami il perchè. L'unico personaggio descritto con un po di approfondimento nella sua irrazionalità è la nonna.

    ha scritto il 

  • 3

    "La roulette è il gioco russo per eccellenza"

    Sappiamo che questo romanzo fu scritto velocemente, letteralmente con l'acqua alla gola: già 150 anni fa e persino in una Russia "riccamente dotata di genialità" - cito il protagonista - la vita di u ...continua

    Sappiamo che questo romanzo fu scritto velocemente, letteralmente con l'acqua alla gola: già 150 anni fa e persino in una Russia "riccamente dotata di genialità" - cito il protagonista - la vita di uno scrittore non ancora consacrato non era altro che una corsa a ostacoli per smentire la velleità della sua aspirazione artistica.
    Sappiamo questo, eppure leggendo continuiamo a pensare che la narrazione rutilante si sia accordata all'azione altrettanto nervosa dell'oggetto di questo romanzo: il gioco d'azzardo, la roulette che gira e mette in moto un carico di sentimenti scontati, sempre quelli: illusione, ambizione, avidità, tradimento e autoinganno. Soprattutto autoinganno.
    Strano che tali sensazioni siano proiettate soprattutto verso se stessi, incuranti degli altri esseri umani compartecipanti al gioco e incredibile pensare come oggi questa dimensione solipsistica sia reale, poiché pare si giochi prevalentemente da soli, al cospetto del croupier logaritmico dei vari casino online, così come davanti a quelle disgustose tintinnanti macchinette da bar.
    Insomma, ogni riflessione pare ruotare attorno al gioco, così come l'azione de "Il giocatore".
    Eppure, altrettanto forte sorge un'altra riflessione: e se Dostoevskij avesse utilizzato il mondo di Roulettenburg per significare altro, per condensare la vita intera o un particolare, finora oscuro, aspetto di essa? Perché siamo portati a pensare tutto ciò, escludendo la lampante evidenza della preminenza del tema-gioco su tutto?
    Nostra repulsione, tabu probabilmente.
    Tuttavia, si riescono ad apprezzare, nella ridondanza dei riferimenti monotematici, altri aspetti che l'autore innesta nel racconto, per armonizzare la coralità dei personaggi e tracciandone, in pochi scambi di battute, ritratti impareggiabili. Da uno sbuffo di ira comprendiamo, per esempio, la difficoltà di stare al mondo di un certo personaggio; di un altro ci potrebbe dare fastidio il corredo banale di intenzioni umanissime e prevedibili; colpi di scena furbetti ci distraggono dall'ennesima ripetizione narrativa e così via.
    La maestria, appunto, è evidente e serve a mettere in moto una riflessione dopo l'altra. In un moto che è difficile fermare con un punto. Da rileggere, probabilmente.

    (ebook)

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro tremendamente bello e coinvolgente. Sebbene la storia sia ambientata nel 1867 le situazioni e le emozioni possono benissimo calarsi nella realtà attuale. Questo romanzo mi ha catturato dalla ...continua

    Un libro tremendamente bello e coinvolgente. Sebbene la storia sia ambientata nel 1867 le situazioni e le emozioni possono benissimo calarsi nella realtà attuale. Questo romanzo mi ha catturato dalla prima pagina e non riuscivo piu a staccarmi.

    ha scritto il 

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