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Il giocatore

Di

Editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli

4.0
(5629)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 208 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Portoghese , Chi tradizionale , Spagnolo , Francese , Tedesco , Catalano

Isbn-10: 8817018678 | Isbn-13: 9788817018678 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Tascabile economico , Copertina morbida e spillati , CD audio , eBook

Genere: Fiction & Literature , Games , Philosophy

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Descrizione del libro
Scritto da Dostoevskij in soli ventotto giorni per rispettare la scadenza di un contratto, "Il giocatore" racconta la storia di un giovane precettore con la passione del gioco, ma in realtà è l'ennesima acuminata esplorazione del grande russo nei meandri dell'animo umano. Tra baroni tedeschi, conti italiani, gentlemen inglesi e la straordinaria invenzione narrativa della nonna del generale, la "baboulinka", tutti riuniti intorno al tavolo da gioco, si dipana una vicenda che pone sempre al centro di tutto il demone dell'azzardo e quello della vita.
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  • 4

    Ancor oggi non riesco a capirmi. E tutto è volato via come una sogno, anche la mia passione, che pure era sincera e reale. Ma dov’era essa ormai? Davvero talvolta mi balena un pensiero: non ero forse ...continua

    Ancor oggi non riesco a capirmi. E tutto è volato via come una sogno, anche la mia passione, che pure era sincera e reale. Ma dov’era essa ormai? Davvero talvolta mi balena un pensiero: non ero forse pazzo allora e forse non sono stato tutto questo tempo in un manicomio non ci sono forse ancor oggi, cosicché tutto mi è “parso”, e anche ora mi “pare” soltanto?

    ha scritto il 

  • 3

    Il filo conduttore del romanzo è il gioco d'azzardo attorno al quale si muovono vari personaggi e non è un caso, perché lo stesso autore ebbe debiti di gioco e compose questo romanzo proprio per pagar ...continua

    Il filo conduttore del romanzo è il gioco d'azzardo attorno al quale si muovono vari personaggi e non è un caso, perché lo stesso autore ebbe debiti di gioco e compose questo romanzo proprio per pagarne alcuni.
    Quindi possiamo definire questa storia autobiografica per l'argomento che tratta.
    Il narratore è Aleksej Ivanovic, un giovane di 25 anni che si definisce senza forma e qualità e che non si preoccupa nemmeno di avere delle qualità.
    E' innamorato perdutamente di Polina la quale sembra all'inizio non corrisponderlo, si sente il suo schiavo ed è per lui una gioia esserlo; c'è una certa gioia anche all'ultimo gradino dell'umiliazione e dell'annullamento.
    Polina è la figliastra di un generale nella cui casa Aleksej Ivanovic è precettore.
    Il generale è un uomo di cinquantacinque anni, vedovo con figli piccoli, rovinato dai debiti di gioco ed innamorato perdutamente e di una passione violenta di un'avventuriera priva di scrupoli, Madame Blanche, una diavolessa molto bella.
    Avrà avuto probabilmente venticinque anni, assolutamente priva d'istruzione, forse neppure intelligente, ma in compenso un tipo furbo e sospettoso, con una vita ricca d'avventure.
    E per sposarla, il generale spera ardentemente che muoia la nonna per averne l'eredità.
    La nonna è, secondo me, il personaggio meglio riuscito del romanzo, indimenticabile: la ricca e terribile settantacinquenne Antonida Vasil'evna Tarasevièeva, gran signora e grande proprietaria moscovita, la baboulinka per la quale si erano spediti e ricevuti tanti telegrammi, che stava sempre per morire e non moriva mai, e che tutt'a un tratto, era venuta di persona a trovare la famiglia del generale piombandole addosso come una tegola in capo.
    Un donna combattiva, aggressiva, sicura di sé, ben dritta nella sua poltrona, sempre pronta a gridare a voce alta e imperiosa e a prendersela con tutti quanti.
    Ama giocare alla roulette, quella roulette che Aleksej pensa sia fatta soltanto per i russi: il russo non soltanto non è capace di mettere insieme un capitale, ma al contrario li sperpera al vento in maniera scandalosa. Ciononostante anche ai russi i denari sono necessari e di conseguenza piacciono.
    I soldi servono anche ad Aleksej e con i soldi sarebbe diventato anche per Polina un altro uomo.
    Il pensiero di Polina lo turba ... e pensare che era stata proprio lei a farlo accostare al tavolo da gioco, ma da quando aveva cominciato a rastrellare denaro a manciate, il suo amore si era come ritirato in secondo piano.
    E' ossessionato in sommo grado dal desiderio di vincere e tutta questa sua avidità di guadagno al momento di entrare nella sala da gioco è per lui qualcosa di familiare, quasi d'innato. In quei momenti è assolutamente intollerabile per lui riferire tutti i suoi pensieri e azioni ad un qualsiasi criterio morale. E' guidato da qualcosa di completamente diverso; ne ricava un'eccitazione che lo spinge ad esigerne sempre di nuove e di più forti, fino a restarne definitivamente spossato.
    "Possibile che fosse veramente un giocatore, possibile che in realtà... amassi Polina di un amore così strano? No, io l'amo ancora oggi, Iddio mi è testimone!", sospira Aleksej
    Ma ormai in lui tutto si era fermato, non aveva in testa neppure una sola idea umana.
    Da un pezzo non sa più quel che succede nel mondo, né in Russia né altrove.

    ha scritto il 

  • 4

    Il giocatore, Fedor M.Dostoevskij.

    "Già, qualche volta l'idea più folle, l'idea apparentemente più assurda ti si fissa e radica in testa così profondamente che alla fine involontariamente l'accetti come qualcosa di effettivamente reali ...continua

    "Già, qualche volta l'idea più folle, l'idea apparentemente più assurda ti si fissa e radica in testa così profondamente che alla fine involontariamente l'accetti come qualcosa di effettivamente realizzabile... Non solo, ma se questa idea si fonde con un qualche desiderio forte e appassionato, puoi addirittura finire per accettarla come qualcosa di fatale, di necessario e predestinato, come qualcosa insomma che non può fare a meno di accadere realmente! Può darsi che ci sia di mezzo ancora qualcos'altro, una certa combinazione di presentimenti, uno sforzo straordinario della volontà, una specie d'intossicazione prodotta dalla nostra stessa fantasia, o ancora qualcos'altro che non saprei dire. Ma quella sera (una sera che io non dimenticherò mai più per tutta la mia vita) mi accadeva davvero qualcosa di prodigioso; qualcosa che, sebbene sia perfettamente spiegabile in base all'aritmetica, cionondimeno mi appare prodigioso ancora oggi. E come mai, come mai quella certezza mi si era così saldamente e profondamente radicata dentro, e da tanto tempo? Ormai certo io ci pensavo, lo ripeto, non come un'eventualità che può anche verificarsi alla pari di tante altre (e quindi che può anche non verificarsi), ma come qualcosa che non può fare assolutamente a meno di accadere!"

    ha scritto il 

  • 5

    8.5/10

    Ci sono rimasta malissimo perché nel libro c'è anche "Memorie dal sottosuolo" che ho già ed ho già letto ma non c'è scritto da nessuna parte, nemmeno nel titolo.
    Il giocatore è un racconto che non stu ...continua

    Ci sono rimasta malissimo perché nel libro c'è anche "Memorie dal sottosuolo" che ho già ed ho già letto ma non c'è scritto da nessuna parte, nemmeno nel titolo.
    Il giocatore è un racconto che non stupisce. Chi ha letto altro di Dostoevskij ha già familiarità con personaggi realistici, pieni di difetti; veri e propri antieroi. Lo stile è sempre lo stesso, perfetto e coinvolgente.
    Il voto non particolarmente alto è dovuto alla sua brevità: Dostoevskij non è mai abbastanza.

    ha scritto il 

  • 5

    Muy buena

    La adicción al juego, la obsesión, la avaricia, la venganza, el amor, y la amistad... son solo algunos de los muchos matices que Dostoievski atribuye al carácter ruso en esta novela donde se baja de s ...continua

    La adicción al juego, la obsesión, la avaricia, la venganza, el amor, y la amistad... son solo algunos de los muchos matices que Dostoievski atribuye al carácter ruso en esta novela donde se baja de su pedestal a la clase aristócrata para mostrarlos tal como son... simples humanos.
    Novela corta y de rápida lectura.

    ha scritto il 

  • 5

    T.a.e.g. Zero!

    Perseguitato dai debiti, nel 1867 Dostoevsky peregrinava all’estero e dettava alla stenografa che diventerà sua moglie "Il Giocatore". Questo breve romanzo, scritto per denaro in ventotto giorni, è am ...continua

    Perseguitato dai debiti, nel 1867 Dostoevsky peregrinava all’estero e dettava alla stenografa che diventerà sua moglie "Il Giocatore". Questo breve romanzo, scritto per denaro in ventotto giorni, è ambientato in Renania, nell’immaginaria cittadina di Rulettenburg, dove giunge il protagonista nell’indifferenza della famiglia per cui lavora come precettore. L’uomo è ignorato e il suo nome sottratto fino all’arrivo di una vecchia signora da Mosca, della quale la famiglia attende l’eredità ma non la venuta. Il confronto con questa donna arrabbiata e consapevole di esser stata già sepolta delinea il personaggio di Aleksej Ivànovic, con la comparsa del nome e la definizione del suo ruolo.

    “ – Zero! – annunziò il croupier. – Cosa? - gridò la nonna, volgendosi a me, con un grido di esultanza frenetica.
    Ero anch’io un giocatore: lo capii in quel preciso istante. Le gambe e le braccia mi tremavano, sentii come un colpo alla testa.”

    E’ quasi banale considerare d’attualità il tema del gioco d’azzardo, non è esattamente questo, infatti, il fuoco del romanzo, ma la progressiva perdita d’identità che porta all’annullamento di sé attraverso un’ossessione. Si potrebbe pensare che proprio tutto ciò caratterizza la mania per il gioco. Non solo. Per mettere in luce in che modo il testo restituisca al lettore di oggi molto di più, vorrei immaginare un dialogo fra Aleksej Ivànovic e un altro personaggio, un tale di nome Franz Tunda che, in Fuga senza fine di Roth, si trovava anche lui in Renania ma intorno al 1920.

    Aleksej Ivànovic: “(…) nel catechismo delle virtù e dei meriti del civilissimo uomo occidentale è entrata storicamente, e quasi sotto l’aspetto di importante caposaldo, la capacità di acquistare capitali. (…) veramente non si sa ancora che cosa sia più ripugnante: l’agire scandaloso dei russi o l’onesto faticoso accumulare dei tedeschi? (…) Ebbene, ecco,[Franz], di che si tratta: io preferisco condurre una vita licenziosa alla russa, o arricchirmi alla roulette,(…), perché i denari servono a me, e non ritengo di essere, io, un qualcosa di necessario o di accessorio da aggiungere al capitale.”

    Franz Tunda: Ti capisco, pensa che “Mio fratello mi contesta probabilmente il diritto morale di vivere poiché non ho una professione e non guadagno denaro. Io stesso mi sento colpevole, perché mangio il suo pane. Del resto non potrei avere nessuna professione in questo mondo, a meno che non mi pagassero per arrabbiarmi su come esso va. (...) In questo sistema non è importante che io lavori, ma è tanto più necessario che faccia denaro. Un uomo senza redditi è come un uomo senza nome o come un'ombra senza corpo. Ci si sente un fantasma (...) Soltanto il denaro conferisce un diritto all'esistenza.”

    In una lunga provocazione di cui ho citato poca parte, il personaggio di Aleksej prende come pretesto il gioco della roulette per raccontare come il sistema capitalistico porti alla spersonalizzazione. Tanto vale, secondo il precettore, ribadire il proprio “voler-essere” buttandosi alla mercé della sorte, in una casualità che sembra rivoluzionaria, ma che è conseguenza occulta dell’assenza di coscienza contestata. Il capitalismo trasforma realmente gli uomini in “qualcosa di accessorio” togliendo loro identità, ma l’ossessione per il gioco è uno dei tanti modi in cui il sistema e l’uomo orfano di sé, insieme, completano il danno. Ho scomodato Roth per la precisione con cui fa parlare chi questa perdita l’ha subita, e per mettere a confronto due personaggi che in modi e mondi diversi soffrono lo stesso male. Aleksej e Tunda sono uomini senza nome, e questo svuotamento è la leva dell’ossessione, quella esaltata per il gioco in Aleksej, quella pigra per una donna sconosciuta in Tunda. Gioco ergo sono, desidero ergo sono, compro ergo sono. Oggi l’ossessione ha lo stesso padre, il sistema capitalistico, e la stessa conseguente leva, la mancanza di coscienza, ma l’oggetto verso cui essa si esprime in maniera più comune è il consumo. Alla vincita sullo zero della roulette, trentacinque volte la posta, si sostituisce il miraggio del t.a.e.g. zero delle quarantotto piccole rate del nuovo oggetto che darà illusoriamente un corpo all’ombra. Tornando al testo di Dostoevsky (e non solo), il tema centrale è il non saper smettere: quando il gioco lascia spazio alla realtà, ci si accorge di essere schiavi in egual modo dell’ossessione e del sistema che l’ha prodotta, e comunque superflui per non aver costruito in quella realtà, là dove invece uno spiraglio c’era, con una professione, un amore, una speranza, un’ambizione. L’uomo si ritrova spaccato tra l’appartenenza a un mondo sospeso, fatto di nulla, e la percezione, seppur vaga, di un mondo che invece continua a vivere e in cui il tempo passa. E’ l’assenza di capacità di cambiamento che annichilisce definitivamente Aleksej. A Parigi avrà infatti la sensazione che le vittorie al gioco non cambieranno la sua vita, e tale visione, che vanifica il suo unico agire, lo porterà alla ripetizione esaltata della propria umiliazione, il cui apice sarà l’ultima vincita.
    Verrebbe da chiedersi se in un momento in cui viviamo lo sfacelo di questo stesso sistema ci sia possibilità di prospettiva, di futuro. La roba che compriamo è di vita corta, deve essere consumata, buttata e ricomprata, come se ci fosse un eterno subito-domani in cui ciò che amiamo oggi non ha più senso, come se il “tanto poi te lo ricompri” fosse un valore aggiunto, come se questo non producesse, oltre che oggetti, anche uomini scadenti e affogati nell’assillo di trovare se stessi in un selfie. Tutto per ingrassare multinazionali che tengono sotto scacco i governi che a loro volta limitano i nostri diritti usandoci come galline in allevamento intensivo: il mutuo per la casa no, le rate per il telefonino sì. E via all’infinito. Tecnicamente non so come si possa cambiare rotta. Quello che so è che in una libreria dell’usato ho trovato questo volumetto, edizione del 1959, pagato tre soldi. Da Unieuro non compravo nemmeno una lampadina fioca, che ottimismo. C’è un margine di libertà per capire questo panorama, pur appartenendovi, e Dostoevsky lo indica dal 1867. Se la vicenda di Aleksej fosse stata raccontata da un quotidiano, da un giornale, ne sarebbe emerso solo il fallimento, senza sfumature e ambiguità, senza empatia e riconoscimento. La grandezza del romanzo sta nel restituire la storia di un uomo, non quella di un ludopatico, in modo che si possa accogliere un’esperienza e autoriferirla, per comprendere come tutti i giorni giochiamo d’azzardo e qual è la posta sul tavolo: la nostra anima.

    “La nostra anima!” mormorò Perdita. E ripetè: “La nostra anima…la nostra anima…”.
    Simile a un’ondicella solitaria che lentamente viene a morire sul lido di un mare tranquillissimo, una ruga sottile increspò per un momento la fronte pura e infantile dell’amante di Nivasio Dolcemare.
    (Alberto Savinio ne La nostra anima)

    ha scritto il 

  • 4

    Be', Dostoevskij, oltre a essere uno dei più grandi narratori della storia dell'umanità, è anche un incredibile conoscitore dell'essere umano in ogni sua forma. E questo spero non rappresenti una novi ...continua

    Be', Dostoevskij, oltre a essere uno dei più grandi narratori della storia dell'umanità, è anche un incredibile conoscitore dell'essere umano in ogni sua forma. E questo spero non rappresenti una novità per nessuno.
    "Il Giocatore", titolo distante dai suoi più voluminosi capolavori, è comunque anch'esso un gioiello. Dunque, assolutamente da leggere se si è interessati alle vicende di un uomo che farebbe di tutto, anche rendersi ridicolo dinanzi a un uomo dell'alta aristocrazia, per una (Polina) che fondamentalmente è una gran maiala, o forse solo una che non sa cosa vuole; e mentre il povero Aleksej Ivanovic rischia di ridursi in mutande alla roulette, lei è ovviamente innamorata di uno che non la calcola, mentre il patrigno sta dietro a una che sì, l'amore lo fa per soldi, ma in fondo risulta quasi (ma anche senza il quasi) il personaggio più onesto. O perlomeno quella che ne esce meglio. La migliore è comunque la nonna, non ci sono cazzi che tengano.
    Ecco, adesso pensate che il buon Fedoro ha scritto questo libro dettandolo a una dattilografa ventenne (poi se l'è pure sposata, mica bischero), e nel frattempo i creditori venivano a portargli via i mobili da casa, perché uno dei più grandi scrittori di tutti i tempi era anche uno che se si ritrovava du spiccioli in tasca se li andava a giocare. E per pagare i debiti che fa? Abbandona per un attimo "Delitto e castigo" e scrive "Il giocatore".
    Dosto, sei sempre il più ganzo di tutti.

    ha scritto il 

  • 4

    Avvincente

    La mia prima esperienza con la letteratura russa è stata senz'altro positiva. Romanzo avvincente e più che mai attuale, analizza il vizio del gioco sotto molte sfaccettature.

    ha scritto il 

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