Il giocatore

Di

Editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli

4.0
(5817)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 208 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Portoghese , Chi tradizionale , Spagnolo , Francese , Tedesco , Catalano

Isbn-10: 8817018678 | Isbn-13: 9788817018678 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Tascabile economico , Copertina morbida e spillati , CD audio , eBook , Rilegato in pelle

Genere: Narrativa & Letteratura , Giochi , Filosofia

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Descrizione del libro
Scritto da Dostoevskij in soli ventotto giorni per rispettare la scadenza di un contratto, "Il giocatore" racconta la storia di un giovane precettore con la passione del gioco, ma in realtà è l'ennesima acuminata esplorazione del grande russo nei meandri dell'animo umano. Tra baroni tedeschi, conti italiani, gentlemen inglesi e la straordinaria invenzione narrativa della nonna del generale, la "baboulinka", tutti riuniti intorno al tavolo da gioco, si dipana una vicenda che pone sempre al centro di tutto il demone dell'azzardo e quello della vita.
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  • 3

    Quante volte avete letto, riguardo a questo romanzo, che è stato scritto molto in fretta, che l'autore doveva onorare un contratto, che non ha il valore delle opere maggiori?
    Nulla da eccepire. Il rom ...continua

    Quante volte avete letto, riguardo a questo romanzo, che è stato scritto molto in fretta, che l'autore doveva onorare un contratto, che non ha il valore delle opere maggiori?
    Nulla da eccepire. Il romanzo è stato scritto in modo frettoloso. Tuttavia alcuni personaggi sono eccezionali, a partire dalla nonna che con la sua sola presenza rende l'opera memorabile. Non saprei che altro aggiungere sulle idiosincrasie dell'autore russo, l'antipatia per i francesi e i polacchi che a noi risulta particolarmente unpolitical correct (e che già per questo rende l'opera adorabile).
    Un'opera al di sotto dei grandi romanzi, eppure se "Il giocatore" fosse stato scritto oggi passerebbe per uno dei massimi capolavori degli ultimi anni (alla faccia di De Lillo and company). Sic transit gloria mundi

    ha scritto il 

  • 3

    buon romanzo, ma non esageriamo: si nota che è stato scritto in un mese (altrimenti D. avrebbe perso tutti i suoi diritti d'autore presenti e futuri)

    Se assegnate 5 stelline a questo, cosa date poi a capolavori come Delitto e Castigo? E' fin troppo evidente che qui la gente vota a caso. Comunque sia, tornando al romanzo, la storia è ovviamente ben ...continua

    Se assegnate 5 stelline a questo, cosa date poi a capolavori come Delitto e Castigo? E' fin troppo evidente che qui la gente vota a caso. Comunque sia, tornando al romanzo, la storia è ovviamente ben scritta. E la trama regge abbastanza. Ma ci sono troppe incongruenze (una marea nei capitoli sulla nonna), troppe cose che meritavano maggior approfondimento e buttate lì a caso (una su tutte: il protagonista se ne parte all'improvviso con Mlle Blanche che aveva scaricato il generale, ma poi, altrettanto all'improvviso il generale torna e...).
    Insomma, va bene onorare un grande scrittore, ma questa accondiscendenza "sempre e comunque" è ridicola. Ed è sintomo di una grande ignoranza.

    ha scritto il 

  • 5

    Perchè leggere Dostoevskij?

    Gli autori russi hanno sempre quella strana tendenza ad intimorire il lettore medio, sia per la ben nota prolissità dei loro elaborati, sia per quel misticismo reverenziale che avvolge le imponenti, q ...continua

    Gli autori russi hanno sempre quella strana tendenza ad intimorire il lettore medio, sia per la ben nota prolissità dei loro elaborati, sia per quel misticismo reverenziale che avvolge le imponenti, quasi ingombranti, figure di Tolstoj, Dostoevskij, Gogol' e Turgenev.
    Complice forse anche l'istruzione scolastica, si è sempre un po' ostici nell'intraprendere la lettura di un romanzo russo, soprattutto se parliamo dei mattoni più conosciuti Anna Karenina e Delitto e Castigo.
    Ma se invece che buttarsi a capofitto in Guerra e Pace non ci si facesse spazio in punta di piedi?
    Piano, piano. Giusto un assaggio, per poi innamorarsi perdutamente della società cristallizzata della Russia zarista.
    Insomma, perchè non iniziare con Dostoevskij? Perchè non iniziare da Le notti bianche e Il giocatore?
    Dostoevskij è un innovatore e la sua genialità traspare anche da questi romanzi brevi. Anzi, tutto il suo potenziale è riassunto proprio nelle sue opere minori. Dei veri e propri emblemi di quello che sarà - o così spero - nei suoi romanzi più celebri.
    Il romanzo di Dostoevskij è polifonico. Dimenticatevi della narrativa tradizionale, dove i pensieri dei personaggi sono proiezioni della visione dell'autore stesso.
    Con Dostoevskij ci troviamo di fronte a un coro di voci indipendenti, in cui il narratore è solo uno tra tanti, allo stesso livello di tutti gli altri personaggi.
    Ecco la grandiosità di questo autore.
    Come scrisse Bachtin "Dostoevskij crea non schiavi silenziosi, [...] ma uomini liberi, atti a stare accanto al loro creatore, a non condividere le opinioni e persino a ribellarsi contro di lui."

    Per continuare a leggere:
    http://lagiovanelibraia.blogspot.it/2016/03/libri-in-pillole-3-perche-leggere.html?showComment=1459433083903#c8879984994402807373

    ha scritto il 

  • 4

    Figuranti ed Umpalumpa.

    Intendiamoci, non è che si stia trattando di capolavoro, in quanto il racconto si limita a descrivere, seppur in maniera egregia, i vizi e la psiche di un malato del gioco. Libro come noto decisamente ...continua

    Intendiamoci, non è che si stia trattando di capolavoro, in quanto il racconto si limita a descrivere, seppur in maniera egregia, i vizi e la psiche di un malato del gioco. Libro come noto decisamente autobiografico. Eppure, nonostante lo scrittore in questo caso non sembri animato dal sacro fuoco del capolavoro ma al più dalle fiamme calde della soglia di povertà, riesce comunque ad esprimere il concetto in maniera chiara, profonda. Eccoli quei momenti in cui il protagonista narratore pare scivolare a velocità crescente sulle immagini veloci del mondo circostante, che sembrano esser sfigurate dall'ebrezza della roulette. Lo scrittore esprime bene cosa passa nella testa e sull'epidermide di un dipendente. La droga del gioco accelera, accelera ancora ed ancora, l'uomo non riesce a controllare un qualcosa di non del tutto chiaro ma che vive di vita propria. Tutto scorre, sembra quasi che il giocatore si distacchi impotente da se stesso guardandosi giocare, puntare, le urla, i sorrisi, le esclamazioni, i noir e i rouge, gli zerò, i polaccuzzi antesignani degli umpalumpa che si muovono intorno al collo del giocatore cercando di aiutare e fottere. Tutto scorre veloce, tutto è deformato, tutto è distaccato dall'uomo che diventa il residuo dell'anima del figurante seduto al tavolo verde e che fa le veci di se stesso. L'uomo vede la propria rappresentazione fisica lì, inerte, monofunzione. Per il figurante non esiste più nulla se non il gioco, tutto il resto è eco ed il residuo dell'anima è a 2 metri lì che lo osserva.
    Visione lucida nel suo pessimismo, perché nella speranza finale di Aleksej si percepisce tutto il sarcasmo alle spalle dello stesso.
    Libro perfido, duro, ma meno professorale degli altri, proprio perché qui D. ci mette la sua esperienza vissuta. Fortunatamente poi D. era anche bravino a raccontarla.

    ha scritto il 

  • 2

    Sin dall'inizio mi ha dato l'impressione,poi confermata,che fosse un romanzo scritto "per lavoro" e non con una vera ispirazione....in effetti fu scritto per esigenze editoriali in meno di un mese,
    la ...continua

    Sin dall'inizio mi ha dato l'impressione,poi confermata,che fosse un romanzo scritto "per lavoro" e non con una vera ispirazione....in effetti fu scritto per esigenze editoriali in meno di un mese,
    la storia è scorrevole,ma non c'è la profonda introspezione psicologica tipica di Dostoevskij,i personaggi non decollano mai ,non hanno mordente....nonostante ciò è comunque una lettura scorrevole e lo stile dostoevskijano nella descrizione della perdizione umana ,questa volta causata dal gioco,non manca...una dipendenza che porta il protagonista ad una totale alienazione della vita,con la falsa credenza di tenere in pugno la situazione...

    ha scritto il 

  • 4

    Il vizio del gioco

    Romanzo in realtà disimpegnato, "Il giocatore". L'autore non si sofferma poi così approfonditamente sull'abiezione morale conseguenza della cieca passione per il gioco, preferendo percorrere le usate ...continua

    Romanzo in realtà disimpegnato, "Il giocatore". L'autore non si sofferma poi così approfonditamente sull'abiezione morale conseguenza della cieca passione per il gioco, preferendo percorrere le usate e battute vie della storia d'amore con sfaccettature di conflitto di classe (umile precettore vs giovinetta discendente di una generazione nobile, seppur in finanziario sfacelo) e di popoli (russo, francese, inglese). La caratterizzazione della nonna è folgorante, memorabile, spassosa tanto quanto inetta la figura del figlio.
    In conclusione, ottimo romanzo, come non ci si può che attendere da Dostoevskij. Forse, la puntigliosità ci spinge a considerare come sparuti siano gli spunti di riflessione; eppure, la forma farsesca, che talvolta quest'opera assume, ben si presterebbe a cotali scopi.

    ha scritto il 

  • 4

    Il Dosto va in trasferta...

    Romanzo breve nel quale Dostoevskij abbandona la consueta ambientazione pietroburghese per concedere alla sua "scatola dei soldatini" una gita oltre confine, in Germania, per la precisione a Rouletten ...continua

    Romanzo breve nel quale Dostoevskij abbandona la consueta ambientazione pietroburghese per concedere alla sua "scatola dei soldatini" una gita oltre confine, in Germania, per la precisione a Roulettenbourg (nomen omen). Diciamo gita perché sembrerebbe che il fatto di trovarsi fuori dalla Russia, liberi la variegata corte dei miracoli che abita le pagine del libro da qualsiasi vincolo di comportamento retto e fornisca ai personaggi una specie di lasciapassare per mettere in scena uno stravagante teatrino giocato intorno a un misto di amoralità e vacuità che finisce con il travolgere tutto e soprattutto tutti quelli che incontra sulla sua strada.
    Come al solito Dostoevskij dimostra di saper cogliere perfettamente alcuni aspetti peculiari dell'anima russa (ben prima che Erofeev tentasse un'operazione simile), a cui qui aggiunge qualche osservazione interessante anche su francesi e inglesi. Ma è Aleksej Ivànovic la figura centrale del racconto, quella sulla quale si accentra l'attenzione dello scrittore, un personaggio più sfuggente di quel che sembri, una personalità non lineare, nelle pieghe della quale l'autore si diverte a scavare. Alesa non sembrerebbe uno sciocco, non è superficiale come la maggior parte degli altri personaggi e apparentemente vede le cose in una giusta prospettiva, eppure vive succube di Polina che ama di un amore malato, incapace di liberarsi dal giogo di un sentimento non ricambiato ma anzi maltrattato e deriso.
    Si può essere le persone più razionali del mondo, ma quando la passione bussa alla nostra porta i rischi di far crollare il castello di carte sono reali, come dimostra la vecchia madre del generale che brucia alla roulette quello che ha accumulato in tutta la vita, come dimostra lo stesso Alesa, consapevole di star buttando via la propria esistenza eppure incapace di cambiare la propria situazione nonostante gli se ne presenti l'occasione più di una volta, anzi ben deciso a percorrere fino in fondo una strada che sa perfettamente che lo porterà all'autodistruzione.
    A me sembra che questa sia la vera cifra del romanzo: la descrizione di una consapevole discesa agli inferi lungo la strada dell'ignavia, percorso che Dostoevskij segue passo passo addentrandosi nei meandri della mente umana con la curiosità dello scienziato interessato a studiarne dinamiche e comportamenti.

    ha scritto il 

  • 3

    Un romanzo quasi interamente fatto di dialoghi, a tratti noioso, sicuramente lontano, sigillato in un tempo che non mi appartiene.
    Non metto certo in dubbio la bravura di uno scrittore come Dostoevski ...continua

    Un romanzo quasi interamente fatto di dialoghi, a tratti noioso, sicuramente lontano, sigillato in un tempo che non mi appartiene.
    Non metto certo in dubbio la bravura di uno scrittore come Dostoevskij, ma qui si avverte nettamente la sensazione di un libro scritto con troppa fretta.
    Troppo pochi anche per lui trenta giorni a disposizione per scrivere “Il giocatore”.
    Un contratto capestro con l’editore lo costrinse a scrivere in un mese il nuovo romanzo, pena la perdita di tutti i diritti d’autore passati e futuri.
    Così, al di là di una storia che non decolla mai, appena dopo l’inizio ci si imbatte in un conte che nelle pagine immediatamente successive diventa marchese. Poche pagina ancora ed un’alba piena di luce si trasforma qualche rigo dopo in un piovoso mattino.
    Senza considerare le somme per giocare al casinò a disposizione dei protagonisti, che cambiano continuamente.
    L’impressione è di trovarci di fronte ad un’operazione commerciale, trasformata in un buon libro grazie al suo autore.
    Se Dostoevskij fosse vissuto ai nostri tempi, il suo romanzo sarebbe stato accolto con molta meno benevolenza, poco propensi come siamo ad accettare i pur bravi De Luca, Baricco & Co. quando pubblicano per ragioni palesemente commerciali.
    Grideremmo allo scandalo, ma si sa: a chi ormai fa parte della ristretta cerchia dei grandi scrittori, tutto è permesso!

    ha scritto il 

  • 4

    Il 2° approccio con Dostoevskij è stato sicuramente più facile del 1° (I demoni). I classici si fanno sentire subito, dalle prime pagine. Non sono scorrevoli ma appassionano, rimangono... Ti lasciano ...continua

    Il 2° approccio con Dostoevskij è stato sicuramente più facile del 1° (I demoni). I classici si fanno sentire subito, dalle prime pagine. Non sono scorrevoli ma appassionano, rimangono... Ti lasciano un'impronta che resiste nel tempo. Qui si tratta della vita di un giocatore d'azzardo, anche se tale diventa, a tutti gli effetti, solo nella parte finale. La descrizione psicologica dei personaggi e delle situazioni è, in assoluto, il punto forte dell'autore. Infatti, abbiamo un protagonista lucidissimo come voce narrante; ostico e dialettico coi personaggi d'alto lignaggio; ma completamente servile e succube con la donna amata, che lo disprezza e lo maltratta in ogni modo. Il gioco contorna ogni vicenda, arrivando a sostanziarne la maggior parte, e determina i caratteri dei singoli personaggi che, di volta in volta, vi si accostano. Consigliato.

    ha scritto il 

  • 3

    L'azzardo di Dostoevskij.

    Chi è il giocatore d'azzardo? Come si comporta al tavolo verde? Che differenze ci sono tra i vari giocatori in base alla loro nazionalità? A questa e a molte altre domande risponde in questo breve rom ...continua

    Chi è il giocatore d'azzardo? Come si comporta al tavolo verde? Che differenze ci sono tra i vari giocatori in base alla loro nazionalità? A questa e a molte altre domande risponde in questo breve romanzo Dostoevskij, ma non solo.
    Come in molti saprete questo romanzo è stato scritto nel 1866 in fretta e furia, Dostoeveskij doveva consegnarlo infatti in un mese al suo editore altrimenti quest'ultimo avrebbe avuto i diritti di pubblicazione su tutte le sue opere. Per evitare questo Dostoeveskij si fece anche aiutare nella stesura da Anna Grigorievna Snitkina, abile dattilografa che in seguito diventerà sua moglie. Il Giocatore lo potremmo definire un romanzo semi biografico, infatti lo stesso autore è stato per lungo tempo vittima del gioco d'azzardo (scrisse questo libro proprio per pagare dei debiti di gioco) e la sua conoscenza nel campo la si denota ogni volta che ci descrive le scene al casinò. Dostoeveskij conosce bene i comportamenti dei vari giocatori, sa riconoscere quelli impulsivi da quello più riflessivi, i moderati e i pacati. Inoltre conosce a meraviglia le regole dei vari giochi.

    Il protagonista del romanzo è il giovane Aleksej Ivanovic, abile giocatore che svolge il ruolo di precettore in una famiglia stravagante è composta da diverse personalità originali. Aleksej è innamorato di Polina che però a sua volta (almeno apparentemente) è innamorata del marchese De Grieux (creditore della famiglia). La famiglia è appunto indebitata con De Grieux e l'unica speranza è l'eredità che la nonna moscovita darà alla famiglia alla sua morte. Un bel giorno però la nonna si presenta a casa e in men che non si dica non solo diventa ludopatica ma sperpera tutta la fortuna accumulata in una vita. Polina e i suoi familiari sono disperati e così decide di chiedere un prestito al nostro Aleksej che però possiede poco e nulla. Aleksej però non si abbatte, va al casino e in poco tempo accumula un patrimonio e lo porta a Polina. Quest'ultima però, quasi in preda alla pazzia, lo rifiuta e scappa con Mr. Astley, ricco inglese amico di famiglia. Andreij così si abbatte ulteriormente e convinto dai restanti membri della famiglia decide di andare a spendere tutti i soldi vinti a Parigi. Il finale non ve lo racconto ma sappiate che anche qui c'è "la redenzione" tanto cara all'autore russo.

    Il romanzo è sicuramente un bel romanzo e si legge volentieri ma sicuramente non all'altezza degli altri capolavori, alcuni personaggi infatti non sono ben delineati come nelle altre opere e quindi viene meno uno dei suoi tratti distintivi, ma bisogna anche mettere in conto che appunto il libro è stato scritto in un mese. Per il resto il linguaggio è si elevato ma comunque scorrevole e il libro resta piacevole anche se non sicuramente uno dei migliori.

    ha scritto il 

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