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Il gioco del mondo

Rayuela

Di

Editore: Einaudi

4.3
(1497)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 547 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Chi semplificata , Spagnolo , Inglese , Portoghese

Isbn-10: 8806168002 | Isbn-13: 9788806168001 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Flaviarosa Nicoletti Rossini

Disponibile anche come: Copertina rigida , Paperback , Altri

Genere: Fiction & Literature , Philosophy , Romance

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Descrizione del libro
Nuova edizione per "Il gioco del mondo", romanzo di Julio Cortázar già pubblicato nel 1969 da Einaudi. Il libro racconta l'odissea, fra Parigi e Buenos Aires, di Horacio Oliveira, l'eterno studente argentino che si muove attraverso le città e l'esistenza come attraverso le caselle del "gioco del mondo", compiendo un viaggio, al tempo stesso reale e visionario, alla ricerca di sé nell'impossibile tentativo di dare un significato alla vita.
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    Niente da fare, questo libro mi annoia. Non sto dicendo che è un libro noioso, sono certa che hanno ragione coloro che lo hanno trovato bellissimo. Annoia me e questo basta per abbandonarlo in attesa ...continua

    Niente da fare, questo libro mi annoia. Non sto dicendo che è un libro noioso, sono certa che hanno ragione coloro che lo hanno trovato bellissimo. Annoia me e questo basta per abbandonarlo in attesa magari di altri tempi (sia mai che divenga più intelligente, tutto può succedere, no?)

    ha scritto il 

  • 5

    https://antoniodileta.wordpress.com/2015/08/16/rayuela-il-gioco-del-mondo-julio-cortazar/

    “Gli aveva sorriso, come se cercasse di capire. Forse... La sua mano trovò quella di Oliveira quando contempor ...continua

    https://antoniodileta.wordpress.com/2015/08/16/rayuela-il-gioco-del-mondo-julio-cortazar/

    “Gli aveva sorriso, come se cercasse di capire. Forse... La sua mano trovò quella di Oliveira quando contemporaneamente si chinarono per levare la coperta. Per tutto quel pomeriggo egli assistette di nuovo, ancora una volta, una delle tante volte ancora, testimone ironico e commosso del proprio corpo, alle sorprese, agli incanti e alle delusioni della cerimonia. Abituato senza saperlo ai ritmi della Maga, d’un tratto un nuovo mare, un diverso mareggio lo strappava agli automatismi, ne faceva il confronto, sembrava denunciare oscuramente la propria solitudine intrecciata di simulacri. Illusione e delusione di passare da una bocca all’altra, di cercare con gli occhi chiusi un collo in cui la mano ha dormito raccolta, e sentire che la curva è diversa, una base più spessa, un tendine che si contrae brevemente nello sforzo di rizzarsi per baciare o mordere. Ogni attimo del suo corpo di fronte a un disaccordo delizioso, doversi allungare un pochino di più, o abbassare la testa per trovare la bocca che prima stava lì vicina, carezzare un fianco più stretto, incitare a una risposta e non ottenerla, insistere, distratto, per poi accorgersi che tutto bisogna inventare di nuovo, che il codice non è stato stabilito, che le chiavi e il cifrario nasceranno di nuovo, saranno diversi, corrisponderanno ad altro. Il peso, l’odore, il tono di una risata o di una supplica, i tempi e le accelerazioni, nulla coincide essendo uguale, tutto nasce di nuovo essendo immortale, l’amore gioca ad inventarsi, fugge da se stesso per tornare nella propria spirale impressionante, i seni cantano in un altro modo, la bocca bacia più profondamente o come di lontano, e in un momento in cui prima era collera e angoscia ora è gioco puro, un incredibile sollazzo, o al contrario, quando prima si cadeva nel sonno, nel balbettio di dolci stupide cose, adesso la tensione, qualcosa di incomunicato eppure presente che esige d’incarnarsi, qualcosa come una rabbia insaziabile. Solo il piacere nel suo palpito ultimo è il medesimo; prima e dopo il mondo è andato in pezzi e bisogna nuovamente dargli nome, dito per dito, labbro per labbro, buio per buio.”
    (Julio Cortázar, “Rayuela. Il gioco del mondo”, ed. Einaudi)

    “Chi non legge Cortázar è spacciato. Non leggerlo è una malattia molto seria e invisibile, che col tempo può avere conseguenze terribili”, pare abbia detto/scritto Pablo Neruda, almeno stando alla citazione riportata sul retro-copertina dell’edizione Einaudi dei “Racconti” di Julio Cortázar. Concordo con Pablo, sebbene mi venga il dubbio, la quasi certezza, che anche o soprattutto chi legga Cortázar sia spacciato, ma questo è un altro tema. Di sicuro, per quanto mi riguarda, la lettura di “Rayuela. Il gioco del mondo” è stata un’esperienza bellissima che mi ha fatto riscoprire quest’autore che avevo già sfiorato in passato, senza però trarne lo stesso godimento estetico provato in quest’occasione.
    È difficile definire un libro come Rayuela, poiché, come avverte lo stesso autore, “a modo suo questo libro è molti libri, ma soprattutto due libri”. Strutturalmente, infatti, è composto da tre parti, intitolate “Dall’altra parte”, “Da questa parte” e “Da altre parti (capitoli dei quali si può fare a meno)”. Cortázar, nella sua tavola d’orientamento, spiega che un modo di leggerlo è quello di affrontare, in modo classico e lineare, le prime due parti, l’una di seguito all’altra, arrestandosi al capitolo 56, e tralasciando del tutto quelli contenuti nella terza parte (oppure, aggiungo io, leggendosi dopo, in maniera che potrà risultare caotica). La seconda modalità di lettura suggerita, che è anche quella che ho scelto, consiste nel seguire un percorso indicato alla fine di ogni capitolo. In sostanza, alla linearità dei capitoli 1-56 si aggiungono i rimandi ai capitoli della terza parte, che sono digressioni, possibili sviluppi della storia, citazioni, dialoghi tra i personaggi, insomma un modo per aprirsi altre potenziali percorsi narrativi. Rayuela, in sostanza, è un inno letterario all’invenzione senza piani prestabili, un ridda di frammenti che il lettore, costretto ad essere attivo, ricompone nella sua mente. Soprattutto, però, è un romanzo scritto bene, che si legge, ricco di umorismo, ironia e momenti lirici.
    Il protagonista principale del romanzo è Horacio Oliveira, un eterno studente argentino, non più giovanissimo, che, nella prima parte, troviamo a Parigi, alla ricerca perenne di un suo centro che possa dirimere il caos nel quale si svolge la sua esistenza, che si svolge in mezzo ad altri apprendisti filosofi come lui, che si riuniscono al Club del Serpente per proporsi reciprocamente teorie più o meno attendibili sulle sorti individuali e universali. Meno intellettualoide di loro, ma più aderente alla vita, è la Maga, Lucia, altro perno che potrebbe aiutare Oliveira ad “afferrare la vita”, se non fosse che quest’ultimo ha sviluppato una sorta di rifiuto all’azione sociale per motivi tutti suoi. Nella seconda parte, Oliveira è tornato in Argentina, e qui si trova di fronte Traveler, una sorta di suo doppio.
    Come già scritto prima, Rayuela sfida il lettore, ma lo ripaga, e anche le riflessioni meta-romanzesche, affidate allo scrittore Morelli (nella terza parte), arricchiscono la lettura, almeno per chi non voglia limitarsi a fruire di una storia con inizio, svolgimento e fine ben delineate, ma desideri partecipare alla costruzione di altri possibili romanzi che escano dai limiti delle pagine lette.

    “A quindici anni si era accorto del "so soltanto che non so niente"; la cicuta concomitante gli era sembrata inevitabile, non si sfida a questo modo la gente, glielo dico io. Più tardi lo divertì comprovare in qual modo nelle forme superiori di cultura il peso dell'autorità e delle influenze, la fiducia nata dalle buone letture e dall'intelligenza, producano anch'esse il loro "glielo dico io", sottilmente dissimulato, anche per colui che lo proferiva: adesso subentravano i "ho sempre creduto che", "se di qualcosa sono certo è", "è evidente che", quasi mai compensati dalla valutazione spassionata del punto di vista opposto. Come se la specie vegliasse sull'individuo per non lasciarlo avanzare troppo nella via della tolleranza, del dubbio intelligente, della fluttuazione sentimentale. In un dato punto spuntava il callo, la sclerosi, la definizione: o nero o bianco, o radicale o conservatore, figurativo o astratto, la squadra San Lorenzo o quella di Boca Juniors, carne o verdura, affari o poesia. Ed era giusto, perché la specie non poteva fidarsi di individui come Oliveira; la lettera del fratello era esattamente l'espressione di questa ripulsa.”

    ha scritto il 

  • 4

    Mondi contrapposti, giochi degli specchi o del doppio si alternano tra follie, dolori e abiezioni. Non mancano similitudini con Autori europei e americani che altro non sono che passaggi tra realtà di ...continua

    Mondi contrapposti, giochi degli specchi o del doppio si alternano tra follie, dolori e abiezioni. Non mancano similitudini con Autori europei e americani che altro non sono che passaggi tra realtà diverse concretizzate da simbolismi in ponti sospesi.

    ha scritto il 

  • 3

    Credo che questo libro possa esaltare un adolescente o un adulto che ha letto poco. Simpatico, ma non arriva davvero a toccare le profondità e i misteri a cui anela; e non c'è neanche un reale gioco d ...continua

    Credo che questo libro possa esaltare un adolescente o un adulto che ha letto poco. Simpatico, ma non arriva davvero a toccare le profondità e i misteri a cui anela; e non c'è neanche un reale gioco di storie che mutano, cambiano o si rincorrono. Rasenta la ripetitività.

    ha scritto il 

  • 0

    Ecco, l’ho letto secondo l’ordine suggerito dall’Autore, ed è stato come salire sull’ottovolante. Divertente e poetico, malgrado i personaggi antipaticissimi.
    Intriso di magia, filosofia, sapori e mus ...continua

    Ecco, l’ho letto secondo l’ordine suggerito dall’Autore, ed è stato come salire sull’ottovolante. Divertente e poetico, malgrado i personaggi antipaticissimi.
    Intriso di magia, filosofia, sapori e musiche.
    Ora io che sono una noiosa razionale lo rileggo nel verso giusto e voglio vedere se regge bene la prova della linea retta. Se sì, è un’opera davvero notevole, altrimenti è uno scherzo piacevole e ci ha preso in giro a tutti.

    ha scritto il 

  • 3

    Tre stelle:
    Una per i dialoghi formidabili, filosofici e teatrali.
    Una per il mio vissuto personale su tanghi e incantamneti.
    Una per Parigi, città evocativa per eccellenza, perché le descrizioni dell ...continua

    Tre stelle:
    Una per i dialoghi formidabili, filosofici e teatrali.
    Una per il mio vissuto personale su tanghi e incantamneti.
    Una per Parigi, città evocativa per eccellenza, perché le descrizioni della vita nei vicoli della Ville Lumière, negli appartamenti del Quartiere Latino o lungo la Senna sono meravigliose.
    Conisiglio: trovatevi un viaggio di un giorno intero, anche andata e ritorno, e immergertevi nella lettura sino al capitolo 56 (quello che viene dopo, nell'edizione Einaudi, come afferma anche l'autore, può anche essere tralasciato) e il gioco è fatto...oppure si può ricominciare da capo seguendo l'ordine non sequenziale dei capitoli...

    ha scritto il 

  • 5

    Time present and time past are both, perhaps, presents in time future (T.S.Eliot)

    Come negare la struttura tradizionale del romanzo e affermare, specularmente,la realtà in (alcuni) dei suoi infiniti livelli, sincronici e diacronici.
    Straordinariamente complesso nella sua architettu ...continua

    Come negare la struttura tradizionale del romanzo e affermare, specularmente,la realtà in (alcuni) dei suoi infiniti livelli, sincronici e diacronici.
    Straordinariamente complesso nella sua architettura stilistica (mai fine a sè stessa, ma perfettamente funzionale allo scopo destrutturante del linguaggio letterario), profondamente ordinario (nel senso migliore del termine, veritas est in puteo) in quella drammaturgica, incentrata sulla figura di un der suchende che rischia di impazzire nell'atto di cogliere gli effetti che il time future subisce dagli intrecci soggettivi di time present and time past .

    ha scritto il 

  • 4

    Un mese di lettura, tra andata e ritorno, seguendo un doppio percorso (bisogna in pratica leggerlo due volte, altrimenti ci strusci solo sopra). Una ginnastica vertiginosa di rimbalzi tra capitoli spo ...continua

    Un mese di lettura, tra andata e ritorno, seguendo un doppio percorso (bisogna in pratica leggerlo due volte, altrimenti ci strusci solo sopra). Una ginnastica vertiginosa di rimbalzi tra capitoli spostabili come fossero pareti mobili di un labirinto circolare.

    Giri dentro la centrifuga ed il frullatore della forma-romanzo. Ecco, Rayuela sta al romanzo tradizionale come la cucina “molecolare” di Ferran Adrià sta alla cucina di una trattoria. Dal buon mangiare e basta (“da lettore-femmina”, come dice Cortazar, ma non ce l’ha con le donne, tranquille) passi alla libera degustazione di sapori imprevedibili, estratti da materie prime rese quasi irriconoscibili nella forma e ricondotte alla loro essenza. Papille e memoria del gusto del lettore, senza bussola, lavorano su ogni paragrafo come sanno e come possono, raccogliendo segnali intermittenti, spesso abbaglianti (l’atto d’amore tra la Maga e Horacio, al cap. 5, la pagina più bella, secondo me). Ne esci con paginate di estratti, note, impressioni che a ripassarle ti accorgi fanno un mosaico di geniali illuminazioni e discutibili teorie.

    Su senso, contenuti, stile e struttura ci sarebbe da parlare un altro mese. Litigando, anche, ovviamente. Quindi, mi fermo qua. E, per quanto lettore-maschio, ammirato ed arricchito, per un puro fatto di eclettica compensazione vado subito a mangiarmi un piatto di pasta alla chitarra alla teramana (con “pallottine”. Abbondanti.), di femminissima degustazione.

    Nota tecnica. Romanzo scritto, come se fosse già stata inventata la lettura elettronica, con tanto di Ipad e Ibooks (l’applicazione della Apple,dico: il miglior strumento di lettura finora inventato). Strumento e contenuto si esaltano a vicenda. Mi sono persino divertito.

    ha scritto il 

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