Il gioco del mondo

Rayuela

Di

Editore: Einaudi

4.3
(1515)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 547 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Chi semplificata , Spagnolo , Inglese , Portoghese

Isbn-10: 8806168002 | Isbn-13: 9788806168001 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Flaviarosa Nicoletti Rossini

Disponibile anche come: Copertina rigida , Paperback , Altri

Genere: Narrativa & Letteratura , Filosofia , Rosa

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Descrizione del libro
Nuova edizione per "Il gioco del mondo", romanzo di Julio Cortázar già pubblicato nel 1969 da Einaudi. Il libro racconta l'odissea, fra Parigi e Buenos Aires, di Horacio Oliveira, l'eterno studente argentino che si muove attraverso le città e l'esistenza come attraverso le caselle del "gioco del mondo", compiendo un viaggio, al tempo stesso reale e visionario, alla ricerca di sé nell'impossibile tentativo di dare un significato alla vita.
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  • 5

    la felicità autentica

    Queste parole le ho scritte a un amico dopo pochi capitoli letti. Troppa l’urgenza di comunicargli la mia gioia.

    La felicità è autentica solo quando è condivisa.

    “Sto leggendo Rayeula e non so espri ...continua

    Queste parole le ho scritte a un amico dopo pochi capitoli letti. Troppa l’urgenza di comunicargli la mia gioia.

    La felicità è autentica solo quando è condivisa.

    “Sto leggendo Rayeula e non so esprimere quello che provo. E’ l’Incontro che si desidera da sempre, è amore, non so, è gioia della Scrittura, no, non solo quello, sono le immagini e le emozioni nascoste da sempre nelle pieghe dell’anima, e che ora ritrovo, e riconosco come mie. Sono sensazioni antiche e pure mi sorprendono, da tempo aspettavo che qualcuno le risvegliasse.
    Uno scrittore così è un dono incontrarlo.
    Sono una lettrice fortunata.”

    ******************************************************************************************

    Vado lenta nella lettura, troppo importanti le immagini, ci sono gesti minimi che spalancano storie, aprono il cancello sul Giardino Incantato e io desidero solo entrare e perdermici e pensare il non detto, la coltellata improvvisa della bellezza mozzafiato, così continuo a rileggere brani, leggo e riscopro e scopro ancora e ancora parole belle, stupita e grata di questo Incontro, da tempo desideravo un autore così.
    E' ciò che un lettore sogna da sempre, l’incontro col suo Scrittore, e qui voglio ringraziare La Gradiva per averlo proposto nel gruppo di lettura, perché altrimenti gli sarei stata alla larga, diffidavo, troppo acclamato, troppo celebrato, troppo esaltato Cortázar, e io stupida lo rifiutavo, come sempre si fa con le cose di cui si teme l'importanza.
    Belle le sue riflessioni, le sue elucubrazioni, spesso devo cercare su Wiki di chi cavolo stia parlando, è una raffica di nomi di personaggi di luoghi a me sconosciuti, mi sento ignorante eppure felice di esserlo, perché così ho occasione di apprendere sempre di più.

    Julio Cortazar: scrittore ragno, fanculo a te!, sono caduta nella tua tela e più mi dibatto più ne resto impigliata, fisso ipnotizzata i tuoi otto occhi d’ossidiana mentre ti avvicini lento, costruendo parole nere e lucide nelle quali mi avvoltoli, preciso e costante, serio e tenero, e mentre mi usi e mi pieghi come un’adolescente, mentre mi fai “bere il seme che scorre per la bocca come una sfida al Logos”, il ventre mi trema pallido come luna nel pozzo perché so (e so) che il sentirmi succhiare sarà dolce, un succhiare definitivo, senza possibilità di ritorno, benedico l’involucro trasparente che rimarrà di me perché anche quello ti ha conosciuto “in un ultimo atto di conoscenza che solo l’uomo può dare a una donna”. E piangerò anch’io di felicità, sto già piangendo, svuotata dalla tua forza magnifica, esaltata da squallida puttana a costellazione, e infine balzerò da una stella all’altra, e poi precipiterò, prendendo fuoco.

    Grazie infine per non rendermi la lettura facile, per costringermi a seguirti fiduciosa nel tuo labirinto, grazie Julio perché mi spiazzi, perché hai il coraggio di disgustarmi quando vuoi disgustarmi, perché sai far male, perché mi fai fare fatica su fatica, perché mi metti alla prova, perché mi sorprendi sempre, perché omaggi la mia intelligenza di lettrice, perché, in definitiva, non mi consoli.
    23 febbraio 2015

    ha scritto il 

  • 3

    Un libro dove vita e morte e tutto ciò che c'è in mezzo diventano frammenti di un caos componibile che il lettore può scegliere di seguire o tralasciare a proprio piacimento senza sentirsi in colpa. S ...continua

    Un libro dove vita e morte e tutto ciò che c'è in mezzo diventano frammenti di un caos componibile che il lettore può scegliere di seguire o tralasciare a proprio piacimento senza sentirsi in colpa. Secondo me Cortázar è uno dei geni americani del novecento dopo Borges.

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro sperimentale, che percorre molte tracce linguistiche e narrative. Un Ulysses in chiave argentina. Sono opere lasciano a tratti perplessi per la congerie eccessiva di spunti, idee e personaggi ...continua

    Un libro sperimentale, che percorre molte tracce linguistiche e narrative. Un Ulysses in chiave argentina. Sono opere lasciano a tratti perplessi per la congerie eccessiva di spunti, idee e personaggi. Storicamente fu in anticipo nel mondo letterario. Nel rileggerlo, mi è sembrato, almeno in parte, datato.

    ha scritto il 

  • 1

    Ho fatto veramente fatica a portare a termine questo libro, che mi è parso parlasse del nulla. Il nulla con in mezzo continue citazioni di pittori, scrittori, musicisti e con protagonisti personaggi a ...continua

    Ho fatto veramente fatica a portare a termine questo libro, che mi è parso parlasse del nulla. Il nulla con in mezzo continue citazioni di pittori, scrittori, musicisti e con protagonisti personaggi antipatici. Mi sono annoiato molto. Non è il mio genere.

    ha scritto il 

  • 0

    La triste verità è che non bisogna mai aspettarsi troppo dai libri.
    In questo caso, l'immagine che avevo del libro continua a piacermi di più del libro stesso. Continuo ad ammirare e ad essere affasci ...continua

    La triste verità è che non bisogna mai aspettarsi troppo dai libri.
    In questo caso, l'immagine che avevo del libro continua a piacermi di più del libro stesso. Continuo ad ammirare e ad essere affascinata un libro (e da colui che lo ha scritto!) che si può leggere di fila o saltellando da un capitolo all'altro, ma non lo sono da rayuela; che mi ha lasciato con il classico "tutto qui?".
    Magari è colpa mia, che appena finito di leggerlo nella maniera canonica, mentre la prima impressione era ancora troppo vivida, ho iniziato a leggerlo nella versione "a salti", ma speravo davvero che la versione a salti mi facesse dimenticare la delusione provata nella prima lettura: non è stato così, e ci sono rimasta doppiamente male.

    ha scritto il 

  • 5

    "...convinta quanto me che incontrarsi per caso non era un caso nelle nostre vite, e che la gente che si dà appuntamenti precisi è la stessa che ha bisogno del foglio a righe per scriversi o che preme ...continua

    "...convinta quanto me che incontrarsi per caso non era un caso nelle nostre vite, e che la gente che si dà appuntamenti precisi è la stessa che ha bisogno del foglio a righe per scriversi o che preme dal basso il tubetto del dentifricio... Camminavamo senza cercarci pur sapendo che camminavamo per incontrarci."

    ha scritto il 

  • 1

    grazie a dio ho finito, che rischiavo di slogarmi la mandibola a furia di sbadigliare. che, dico, se sto cazzo di Horacio si buttava dal balcone a pagina tre mi evitava un mesetto di fatica e noia. ci ...continua

    grazie a dio ho finito, che rischiavo di slogarmi la mandibola a furia di sbadigliare. che, dico, se sto cazzo di Horacio si buttava dal balcone a pagina tre mi evitava un mesetto di fatica e noia. ciao ciao Horacio, mavaffanculo va..

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  • 0

    Niente da fare, questo libro mi annoia. Non sto dicendo che è un libro noioso, sono certa che hanno ragione coloro che lo hanno trovato bellissimo. Annoia me e questo basta per abbandonarlo in attesa ...continua

    Niente da fare, questo libro mi annoia. Non sto dicendo che è un libro noioso, sono certa che hanno ragione coloro che lo hanno trovato bellissimo. Annoia me e questo basta per abbandonarlo in attesa magari di altri tempi (sia mai che divenga più intelligente, tutto può succedere, no?)

    ha scritto il 

  • 5

    https://antoniodileta.wordpress.com/2015/08/16/rayuela-il-gioco-del-mondo-julio-cortazar/

    “Gli aveva sorriso, come se cercasse di capire. Forse... La sua mano trovò quella di Oliveira quando contempor ...continua

    https://antoniodileta.wordpress.com/2015/08/16/rayuela-il-gioco-del-mondo-julio-cortazar/

    “Gli aveva sorriso, come se cercasse di capire. Forse... La sua mano trovò quella di Oliveira quando contemporaneamente si chinarono per levare la coperta. Per tutto quel pomeriggo egli assistette di nuovo, ancora una volta, una delle tante volte ancora, testimone ironico e commosso del proprio corpo, alle sorprese, agli incanti e alle delusioni della cerimonia. Abituato senza saperlo ai ritmi della Maga, d’un tratto un nuovo mare, un diverso mareggio lo strappava agli automatismi, ne faceva il confronto, sembrava denunciare oscuramente la propria solitudine intrecciata di simulacri. Illusione e delusione di passare da una bocca all’altra, di cercare con gli occhi chiusi un collo in cui la mano ha dormito raccolta, e sentire che la curva è diversa, una base più spessa, un tendine che si contrae brevemente nello sforzo di rizzarsi per baciare o mordere. Ogni attimo del suo corpo di fronte a un disaccordo delizioso, doversi allungare un pochino di più, o abbassare la testa per trovare la bocca che prima stava lì vicina, carezzare un fianco più stretto, incitare a una risposta e non ottenerla, insistere, distratto, per poi accorgersi che tutto bisogna inventare di nuovo, che il codice non è stato stabilito, che le chiavi e il cifrario nasceranno di nuovo, saranno diversi, corrisponderanno ad altro. Il peso, l’odore, il tono di una risata o di una supplica, i tempi e le accelerazioni, nulla coincide essendo uguale, tutto nasce di nuovo essendo immortale, l’amore gioca ad inventarsi, fugge da se stesso per tornare nella propria spirale impressionante, i seni cantano in un altro modo, la bocca bacia più profondamente o come di lontano, e in un momento in cui prima era collera e angoscia ora è gioco puro, un incredibile sollazzo, o al contrario, quando prima si cadeva nel sonno, nel balbettio di dolci stupide cose, adesso la tensione, qualcosa di incomunicato eppure presente che esige d’incarnarsi, qualcosa come una rabbia insaziabile. Solo il piacere nel suo palpito ultimo è il medesimo; prima e dopo il mondo è andato in pezzi e bisogna nuovamente dargli nome, dito per dito, labbro per labbro, buio per buio.”
    (Julio Cortázar, “Rayuela. Il gioco del mondo”, ed. Einaudi)

    “Chi non legge Cortázar è spacciato. Non leggerlo è una malattia molto seria e invisibile, che col tempo può avere conseguenze terribili”, pare abbia detto/scritto Pablo Neruda, almeno stando alla citazione riportata sul retro-copertina dell’edizione Einaudi dei “Racconti” di Julio Cortázar. Concordo con Pablo, sebbene mi venga il dubbio, la quasi certezza, che anche o soprattutto chi legga Cortázar sia spacciato, ma questo è un altro tema. Di sicuro, per quanto mi riguarda, la lettura di “Rayuela. Il gioco del mondo” è stata un’esperienza bellissima che mi ha fatto riscoprire quest’autore che avevo già sfiorato in passato, senza però trarne lo stesso godimento estetico provato in quest’occasione.
    È difficile definire un libro come Rayuela, poiché, come avverte lo stesso autore, “a modo suo questo libro è molti libri, ma soprattutto due libri”. Strutturalmente, infatti, è composto da tre parti, intitolate “Dall’altra parte”, “Da questa parte” e “Da altre parti (capitoli dei quali si può fare a meno)”. Cortázar, nella sua tavola d’orientamento, spiega che un modo di leggerlo è quello di affrontare, in modo classico e lineare, le prime due parti, l’una di seguito all’altra, arrestandosi al capitolo 56, e tralasciando del tutto quelli contenuti nella terza parte (oppure, aggiungo io, leggendosi dopo, in maniera che potrà risultare caotica). La seconda modalità di lettura suggerita, che è anche quella che ho scelto, consiste nel seguire un percorso indicato alla fine di ogni capitolo. In sostanza, alla linearità dei capitoli 1-56 si aggiungono i rimandi ai capitoli della terza parte, che sono digressioni, possibili sviluppi della storia, citazioni, dialoghi tra i personaggi, insomma un modo per aprirsi altre potenziali percorsi narrativi. Rayuela, in sostanza, è un inno letterario all’invenzione senza piani prestabili, un ridda di frammenti che il lettore, costretto ad essere attivo, ricompone nella sua mente. Soprattutto, però, è un romanzo scritto bene, che si legge, ricco di umorismo, ironia e momenti lirici.
    Il protagonista principale del romanzo è Horacio Oliveira, un eterno studente argentino, non più giovanissimo, che, nella prima parte, troviamo a Parigi, alla ricerca perenne di un suo centro che possa dirimere il caos nel quale si svolge la sua esistenza, che si svolge in mezzo ad altri apprendisti filosofi come lui, che si riuniscono al Club del Serpente per proporsi reciprocamente teorie più o meno attendibili sulle sorti individuali e universali. Meno intellettualoide di loro, ma più aderente alla vita, è la Maga, Lucia, altro perno che potrebbe aiutare Oliveira ad “afferrare la vita”, se non fosse che quest’ultimo ha sviluppato una sorta di rifiuto all’azione sociale per motivi tutti suoi. Nella seconda parte, Oliveira è tornato in Argentina, e qui si trova di fronte Traveler, una sorta di suo doppio.
    Come già scritto prima, Rayuela sfida il lettore, ma lo ripaga, e anche le riflessioni meta-romanzesche, affidate allo scrittore Morelli (nella terza parte), arricchiscono la lettura, almeno per chi non voglia limitarsi a fruire di una storia con inizio, svolgimento e fine ben delineate, ma desideri partecipare alla costruzione di altri possibili romanzi che escano dai limiti delle pagine lette.

    “A quindici anni si era accorto del "so soltanto che non so niente"; la cicuta concomitante gli era sembrata inevitabile, non si sfida a questo modo la gente, glielo dico io. Più tardi lo divertì comprovare in qual modo nelle forme superiori di cultura il peso dell'autorità e delle influenze, la fiducia nata dalle buone letture e dall'intelligenza, producano anch'esse il loro "glielo dico io", sottilmente dissimulato, anche per colui che lo proferiva: adesso subentravano i "ho sempre creduto che", "se di qualcosa sono certo è", "è evidente che", quasi mai compensati dalla valutazione spassionata del punto di vista opposto. Come se la specie vegliasse sull'individuo per non lasciarlo avanzare troppo nella via della tolleranza, del dubbio intelligente, della fluttuazione sentimentale. In un dato punto spuntava il callo, la sclerosi, la definizione: o nero o bianco, o radicale o conservatore, figurativo o astratto, la squadra San Lorenzo o quella di Boca Juniors, carne o verdura, affari o poesia. Ed era giusto, perché la specie non poteva fidarsi di individui come Oliveira; la lettera del fratello era esattamente l'espressione di questa ripulsa.”

    ha scritto il 

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