Il gioco del mondo

Rayuela

Di

Editore: Einaudi

4.3
(1526)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 547 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Chi semplificata , Spagnolo , Inglese , Portoghese

Isbn-10: 8806168002 | Isbn-13: 9788806168001 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Flaviarosa Nicoletti Rossini

Disponibile anche come: Copertina rigida , Paperback , Altri

Genere: Narrativa & Letteratura , Filosofia , Rosa

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Descrizione del libro
Nuova edizione per "Il gioco del mondo", romanzo di Julio Cortázar già pubblicato nel 1969 da Einaudi. Il libro racconta l'odissea, fra Parigi e Buenos Aires, di Horacio Oliveira, l'eterno studente argentino che si muove attraverso le città e l'esistenza come attraverso le caselle del "gioco del mondo", compiendo un viaggio, al tempo stesso reale e visionario, alla ricerca di sé nell'impossibile tentativo di dare un significato alla vita.
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  • 5

    "Quello che mi piacerebbe essere se non fossi quello che sono."

    Rayuela... evocazione della mia infanzia, quando nel cortile si giocava alla ria. Così chiamavamo noi ragazzi il gioco della Campana. Non ci serviva granché: un gessetto, un sasso piatto e tanto impeg ...continua

    Rayuela... evocazione della mia infanzia, quando nel cortile si giocava alla ria. Così chiamavamo noi ragazzi il gioco della Campana. Non ci serviva granché: un gessetto, un sasso piatto e tanto impegno. Poi, saltello dopo saltello, di casella in casella iniziava la sfida personale puntando più in alto possibile.
    Non era facile, ma tra gioco e divertimento, si affrontava il rischio di ruzzolare; si teneva in conto la sconfitta; si cresceva e si acquistava maggiore padronanza. Quando finalmente eravamo diventati esperti equilibristi, zac... addio purezza di quell' incanto infantile... inizio di pensieri e gesti della "serietà".
    E' alla luce di questi ricordi che mi sono imbarcata in una lettura che via via ho scoperto essere una avventura da vertigini assicurate; non adatta ad un "lettore-femmina", afferma Cartàzar. E qui c' è da tirargli le orecchie per l' infelice asserzione : la passività di lettura non è questione di sesso.
    Comunque si è avvisati...
    o si riesce ad agganciare nella complicità empatica con l' autore il filo della matassa per non perdersi in un labirinto di pensieri, citazioni, elucubrazioni; per non finire in un "imbuto" che porta chissà dove; o si rimane ingarbugliati nella ragnatela ordita dalla spola dei continui rimandi avanti e indietro... se si sceglie il suggerimento di lettura dell' autore e non quello lineare, capitolo dopo capitolo.
    Personalmente ho seguito prima l' uno, poi l' altro sistema. Non so se sono riuscita pienamente a cogliere tutte le sfumature di una scrittura "folle", talvolta irritante, ma "magica" e divertente... comunque singolare: una sinfonia intrisa di simbolismi e allusioni spirituali; di sapori, sonorità jazzistiche e spericolati giochi linguistici. Le parole danzano con abile destrezza libere dalla gabbia logica della razionalità, piegate ad esprimere ciò che rasenta l' indicibile, l' assurdo o la massima intimità tra innamorati.
    E sia!
    saliamo sulla giostra con Horacio Oliveira e la Maga, figure emblematiche di intelligenza l' uno, di saggezza l'altra, vagolando in lungo e in largo per Parigi.
    Horacio è uno di quegli artisti-intellettuali riuniti nel Club del Serpente, piegato su se stesso, perso in una continua dialettica metafisica... roba filosofica con substrato spirituale.
    La ricerca costante è la sua "attività mentale" preferita.
    "Cercare era il mio destino, l' emblema di coloro che escono la notte senza alcuna precisa intenzione, lo scopo degli assassini di bussole."
    La meta? Qualcosa che lui chiama in modo indeterminato "Centro", come il centro del mandala.
    Simile ad un pazzo malinconico, Horacio cerca la chiave che glielo faccia raggiungere, liberandolo di orpelli e sovrastrutture; una chiave che lo indirizzi verso quel "luogo" che possa offrirgli una visione unitaria di tutti i frammenti del suo essere... il Kibbutz del desiderio.
    Ma gira e gira poco si stacca da Terra, chiuso nelle meditazioni "ruminate" in continuazione, incapace di vivere la vita, che sfiora appena "con la punta del piede", pronto subito a sfuggirla.
    Di tutt' altra stoffa è la Maga, figura poetica, terribile specchio per Horacio.
    "Non ha bisogno di sapere come me, può vivere nel disordine senza che alcuna coscienza d' ordine la trattenga. Quel disordine è... quella boheme del corpo e dell' anima che le spalanca le vere porte."
    "Un canneto di parole" si frappone fra loro due, ma la Maga, nonostante la sua "massa viola", è convinta di saper interpretare il sistema zen..."chiude gli occhi e fa centro".
    Aperta alla vita ne sa cogliere con naturalezza l' essenzialità... non è nella testa il suo "centro", ma nel cuore. E' la sola a saper conciliare realtà e sogno.

    Tanti altri personaggi popolano questo Gioco del mondo, figure maschili e figure femminili che , in fondo, sono riflessi di una stessa identità, che catturano l' altro di sé; ombre proiettate sullo scenario del gioco a fare da corollario e specchio.

    Questo è un libro che ti investe contutta la sua corrosiva complessità, ma offre anche tratti lumunosi, alcuni folgoranti, altri in equilibrio tra ponti immaginari, altri ancora svicolanto tra ricordi e riflessioni etiche.
    Dopo tutto la magia del mondo di un amaro, ironico e provocatorio Cortàzar è lo specchio della vita. Quella vita che affrontiamo, casella dopo casella, spingendo ciascuno il nostro sassolino per raggiungere l' agognato Cielo.
    Io intanto ho vinto la mia sfida con Cortàzar!

    ha scritto il 

  • 5

    Un nuovo modo di concepire la letteratura e la scrittura. Piaccia o non piaccia, è geniale. Io me ne sono innamorato. La letteratura ispanoamericana e' piena di scoperte meravigliose.

    ha scritto il 

  • 5

    Una coltellata lunga 600 pagine.

    No. Seriamente. Ho iniziato a leggerlo quasi un anno fa. Era un periodo a merda, e allora ho detto no, dai, nemmeno riesco a concentrarmi e è un peccato. Così lo lasci ...continua

    Una coltellata lunga 600 pagine.

    No. Seriamente. Ho iniziato a leggerlo quasi un anno fa. Era un periodo a merda, e allora ho detto no, dai, nemmeno riesco a concentrarmi e è un peccato. Così lo lascio tipo a un quarto. Vabbè. Un paio di mesi dopo, ci riprovo, ma sto ancora più a merda, e riabbandono.
    Settimana scorsa stavo ok. Non faccio nulla tutto il giorno, beata inoccupazione, cercando di relegare nei meandri della mia coscienza che cazzo fare della vita mia, e mi dico, dai, mo questo è un buon momento per leggere Rayuela, che i primi capitoli mi piacevano anche tanto.
    E niente. Ora sto qui, mezzo sbracato sul puf, con un dolore in corpo che voglio solo che morire.
    Grazie Cortàzar, eh.

    ha scritto il 

  • 5

    la felicità autentica

    Queste parole le ho scritte a un amico dopo pochi capitoli letti. Troppa l’urgenza di comunicargli la mia gioia.

    La felicità è autentica solo quando è condivisa.

    “Sto leggendo Rayeula e non so espri ...continua

    Queste parole le ho scritte a un amico dopo pochi capitoli letti. Troppa l’urgenza di comunicargli la mia gioia.

    La felicità è autentica solo quando è condivisa.

    “Sto leggendo Rayeula e non so esprimere quello che provo. E’ l’Incontro che si desidera da sempre, è amore, non so, è gioia della Scrittura, no, non solo quello, sono le immagini e le emozioni nascoste da sempre nelle pieghe dell’anima, e che ora ritrovo, e riconosco come mie. Sono sensazioni antiche e pure mi sorprendono, da tempo aspettavo che qualcuno le risvegliasse.
    Uno scrittore così è un dono incontrarlo.
    Sono una lettrice fortunata.”

    ******************************************************************************************

    Vado lenta nella lettura, troppo importanti le immagini, ci sono gesti minimi che spalancano storie, aprono il cancello sul Giardino Incantato e io desidero solo entrare e perdermici e pensare il non detto, la coltellata improvvisa della bellezza mozzafiato, così continuo a rileggere brani, leggo e riscopro e scopro ancora e ancora parole belle, stupita e grata di questo Incontro, da tempo desideravo un autore così.
    E' ciò che un lettore sogna da sempre, l’incontro col suo Scrittore, e qui voglio ringraziare La Gradiva per averlo proposto nel gruppo di lettura, perché altrimenti gli sarei stata alla larga, diffidavo, troppo acclamato, troppo celebrato, troppo esaltato Cortázar, e io stupida lo rifiutavo, come sempre si fa con le cose di cui si teme l'importanza.
    Belle le sue riflessioni, le sue elucubrazioni, spesso devo cercare su Wiki di chi cavolo stia parlando, è una raffica di nomi di personaggi di luoghi a me sconosciuti, mi sento ignorante eppure felice di esserlo, perché così ho occasione di apprendere sempre di più.

    Julio Cortazar: scrittore ragno, fanculo a te!, sono caduta nella tua tela e più mi dibatto più ne resto impigliata, fisso ipnotizzata i tuoi otto occhi d’ossidiana mentre ti avvicini lento, costruendo parole nere e lucide nelle quali mi avvoltoli, preciso e costante, serio e tenero, e mentre mi usi e mi pieghi come un’adolescente, mentre mi fai “bere il seme che scorre per la bocca come una sfida al Logos”, il ventre mi trema pallido come luna nel pozzo perché so (e so) che il sentirmi succhiare sarà dolce, un succhiare definitivo, senza possibilità di ritorno, benedico l’involucro trasparente che rimarrà di me perché anche quello ti ha conosciuto “in un ultimo atto di conoscenza che solo l’uomo può dare a una donna”. E piangerò anch’io di felicità, sto già piangendo, svuotata dalla tua forza magnifica, esaltata da squallida puttana a costellazione, e infine balzerò da una stella all’altra, e poi precipiterò, prendendo fuoco.

    Grazie infine per non rendermi la lettura facile, per costringermi a seguirti fiduciosa nel tuo labirinto, grazie Julio perché mi spiazzi, perché hai il coraggio di disgustarmi quando vuoi disgustarmi, perché sai far male, perché mi fai fare fatica su fatica, perché mi metti alla prova, perché mi sorprendi sempre, perché omaggi la mia intelligenza di lettrice, perché, in definitiva, non mi consoli.
    23 febbraio 2015

    ha scritto il 

  • 3

    Un libro dove vita e morte e tutto ciò che c'è in mezzo diventano frammenti di un caos componibile che il lettore può scegliere di seguire o tralasciare a proprio piacimento senza sentirsi in colpa. S ...continua

    Un libro dove vita e morte e tutto ciò che c'è in mezzo diventano frammenti di un caos componibile che il lettore può scegliere di seguire o tralasciare a proprio piacimento senza sentirsi in colpa. Secondo me Cortázar è uno dei geni americani del novecento dopo Borges.

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro sperimentale, che percorre molte tracce linguistiche e narrative. Un Ulysses in chiave argentina. Sono opere lasciano a tratti perplessi per la congerie eccessiva di spunti, idee e personaggi ...continua

    Un libro sperimentale, che percorre molte tracce linguistiche e narrative. Un Ulysses in chiave argentina. Sono opere lasciano a tratti perplessi per la congerie eccessiva di spunti, idee e personaggi. Storicamente fu in anticipo nel mondo letterario. Nel rileggerlo, mi è sembrato, almeno in parte, datato.

    ha scritto il 

  • 1

    Ho fatto veramente fatica a portare a termine questo libro, che mi è parso parlasse del nulla. Il nulla con in mezzo continue citazioni di pittori, scrittori, musicisti e con protagonisti personaggi a ...continua

    Ho fatto veramente fatica a portare a termine questo libro, che mi è parso parlasse del nulla. Il nulla con in mezzo continue citazioni di pittori, scrittori, musicisti e con protagonisti personaggi antipatici. Mi sono annoiato molto. Non è il mio genere.

    ha scritto il 

  • 0

    La triste verità è che non bisogna mai aspettarsi troppo dai libri.
    In questo caso, l'immagine che avevo del libro continua a piacermi di più del libro stesso. Continuo ad ammirare e ad essere affasci ...continua

    La triste verità è che non bisogna mai aspettarsi troppo dai libri.
    In questo caso, l'immagine che avevo del libro continua a piacermi di più del libro stesso. Continuo ad ammirare e ad essere affascinata un libro (e da colui che lo ha scritto!) che si può leggere di fila o saltellando da un capitolo all'altro, ma non lo sono da rayuela; che mi ha lasciato con il classico "tutto qui?".
    Magari è colpa mia, che appena finito di leggerlo nella maniera canonica, mentre la prima impressione era ancora troppo vivida, ho iniziato a leggerlo nella versione "a salti", ma speravo davvero che la versione a salti mi facesse dimenticare la delusione provata nella prima lettura: non è stato così, e ci sono rimasta doppiamente male.

    ha scritto il 

  • 5

    "...convinta quanto me che incontrarsi per caso non era un caso nelle nostre vite, e che la gente che si dà appuntamenti precisi è la stessa che ha bisogno del foglio a righe per scriversi o che preme ...continua

    "...convinta quanto me che incontrarsi per caso non era un caso nelle nostre vite, e che la gente che si dà appuntamenti precisi è la stessa che ha bisogno del foglio a righe per scriversi o che preme dal basso il tubetto del dentifricio... Camminavamo senza cercarci pur sapendo che camminavamo per incontrarci."

    ha scritto il 

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