Il gioco del mondo (Rayuela)

Con un intrervista di Omar Prego a Julio Cortázar

Di

Editore: Einaudi (Supercoralli)

4.3
(1541)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 547 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Chi semplificata , Spagnolo , Inglese , Portoghese

Isbn-10: 8806144278 | Isbn-13: 9788806144272 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Flaviarosa Nicoletti Rossini , Irene Buonafalce ; Intervistatore: Omar Prego

Disponibile anche come: Tascabile economico , Paperback , Altri

Genere: Narrativa & Letteratura , Filosofia , Rosa

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Descrizione del libro
Nuova edizione per "Il gioco del mondo", romanzo di Julio Cortázar già pubblicato nel 1969 da Einaudi. Il libro racconta l'odissea, fra Parigi e Buenos Aires, di Horacio Oliveira, l'eterno studente argentino che si muove attraverso le città e l'esistenza come attraverso le caselle del "gioco del mondo", compiendo un viaggio, al tempo stesso reale e visionario, alla ricerca di sé nell'impossibile tentativo di dare un significato alla vita.
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  • 5

    reinventare la vita

    Il Gioco del mondo è la porta su un universo parallelo, uno di quei finti libri in cui inciampi per caso e ci finisci dentro senza sapere come è accaduto, abbiamo, come sempre in questi casi, un prota ...continua

    Il Gioco del mondo è la porta su un universo parallelo, uno di quei finti libri in cui inciampi per caso e ci finisci dentro senza sapere come è accaduto, abbiamo, come sempre in questi casi, un protagonista fascinoso e tendente all'esistenzialista, una donna di livello culturale più basso di lui che annaspa nelle conversazioni tirando conclusioni a intuito, un Club di poeti, scrittori e fumatori incalliti che tira l'alba filosofeggiando, tutti profughi di un altro paese o una dimensione parallela, qua e là episodi incastonati come per sbaglio, la "pianista patetica" è solo la punta dell'iceberg, poi c'è gente che finisce investita fuori scena e un bambino condannato, ma sopra tutti La Maga, perchè la sua spontaneità e il suo delirio spiccano per la capacità di imbroccare la risposta migliore tra le possibili anche quando non sa di cosa si parla, forse per questo è Maga...e questo solo per la parte parigina, ovviamente perchè poi si cambia luogo, siamo in Argentina e qui entra in scena un amico con una moglie che sembra La Maga, ma non lo è e un circo, con tanto di gatto che fa di conto, poi un manicomio dove si gioca Il Gioco del mondo e a questo punto il lettore è preso nel vortice, i manicomi si sa, sono delle potenti metafore e Horacio non è che lo psicopompo che ci conduce per mano attraverso labirinti mentali e che poi alla fine si lancia là dove nessuno potrà raggiungerlo

    ps. leggetelo anche come vi pare, non per forza in linea retta o con la guida dell'autore, perchè questo è un libro che sta in piedi da solo, senza nemmeno bisogno di una cosa così ordinaria come una sequenza temporale

    ha scritto il 

  • 4

    Il gioco del mondo

    Un libro pazzesco e nel suo genere unico, a volte mi ha annoiata perché le giornate dei protagonisti si susseguivano sempre uguali cercando solo una rovinosa esistenza, poi ecco che ci trovo capitoli ...continua

    Un libro pazzesco e nel suo genere unico, a volte mi ha annoiata perché le giornate dei protagonisti si susseguivano sempre uguali cercando solo una rovinosa esistenza, poi ecco che ci trovo capitoli fantastici, la pianista è meraviglioso. La maga, una stella nera!!! da leggere!!! Ma ci vuole carattere!!

    ha scritto il 

  • 5

    E' un libro-cardine, fa perdere l’equilibrio e però ti sorregge.
    E un libro ascia, ti spezza e però ti aiuta a ricostituirti in intero.
    E’ un libro scomposto che però ti compone.
    E’ un libro voragine, ...continua

    E' un libro-cardine, fa perdere l’equilibrio e però ti sorregge.
    E un libro ascia, ti spezza e però ti aiuta a ricostituirti in intero.
    E’ un libro scomposto che però ti compone.
    E’ un libro voragine, risucchia e ti fa precipitare.
    E’ un libro magico, è stato il mio personale “apriti sesamo” e mi ha dato accesso alla caverna dei tesori.
    Per questo libro accendo tutte le stelle e accendo anche il cuore.

    ha scritto il 

  • 3

    Complesso e articolato, con una struttura non convenzionale: capitoli aggiuntivi che si possono leggere inframmezzandoli a quelli principali secondo l'ordine dato dall'autore. Si alternano capitoli b ...continua

    Complesso e articolato, con una struttura non convenzionale: capitoli aggiuntivi che si possono leggere inframmezzandoli a quelli principali secondo l'ordine dato dall'autore. Si alternano capitoli brevissimi ad altri di lunghezza media o più lunghi, trattando temi meta letterari e intellettuali con la dimestichezza di un erudito (conseguenza: molti riferimenti e considerazioni si perdono in una lettura veloce), con una trama che potrebbe essere convenzionale raccontata tramite conversazioni e descrizioni che la rendono particolare. I capitoli più brevi sono quelli dedicati a pura speculazione intellettuale, in cui la trama non evolve e quindi più impegnativi, mentre i capitoli più lunghi segnano spesso dei punti fondamentali nella trama, si leggono scorrevolmente anche se pieni di riflessioni filosofiche e situazioni surreali. Complessivamente una bella lettura ma davvero tanto lunga e difficile. Voto 8

    ha scritto il 

  • 5

    Gente che gioca e gente che balla (che racconta bugie)

    Questo gioco non ha un inizio, o meglio, potete iniziare da dove vi pare, più o meno.
    E' un gioco del mondo che non è mai esistito o c'è sempre stato, da qualche parte. D'altronde non esiste niente a ...continua

    Questo gioco non ha un inizio, o meglio, potete iniziare da dove vi pare, più o meno.
    E' un gioco del mondo che non è mai esistito o c'è sempre stato, da qualche parte. D'altronde non esiste niente al mondo che qualcun altro non abbia già pensato prima di voi.
    Wallace aveva proposto una teoria dell'evoluzione nello stesso periodo di Darwin; Leibniz aveva formulato il calcolo infinitesimale contemporaneamente a Newton e addirittura Von Ohain, Campini e Whitlle avevano sviluppato il motore a reazione simultaneamente e indipendentemente l'uno dall'altro. Figuriamoci quindi se qualcuno di voi non aveva già pensato al gioco di Cortàzar ancor prima di leggerlo.
    Ad ogni modo, se volete giocare anche voi, se volete leggere questo Cortazar, provate a immaginare una bestia dieci volte più grossa di un lupo.
    Ora dovete sapere che questa bestia in realtà è esistita veramente. L'hanno chiamata Andrewsarchus mongolienis, ed è stato il più grosso mammifero carnivoro mai vissuto sulla Terra. Ha l'aspetto di un lupo, ma non potrebbe essere più diverso. Era più simile a una pecora o a una capra. Una smisurata pecora ipercarnivora che avrebbe potuto tranciare un uomo in due con un solo morso, se ci fossero stati uomini al tempo in cui è vissuta.
    E' un perfetto esempio di convergenza evolutiva, per cui una specie finisce per somigliare a un'altra specie con cui però non ha nulla a che fare.
    L'Andrewsarchus si è estinto da più di trenta milioni di anni. Il suo habitat era l'odierna Mongolia e la Cina occidentale. Non aveva veri e propri artigli alle zampe, ma una specie di zoccoli, proprio come una capra.
    In quell'epoca gli animali erano giganteschi perché i livelli di ossigeno nell'aria erano maggiori rispetto a quelli attuali (35% invece dei 20 di oggi) e ciò permetteva agli animai di crescere a dismisura. Così come un uomo cresciuto in campagna o in montagna ha probabilmente un pene più grosso di un uomo nato e cresciuto tra lo smog di una grande città.
    Se vi state domandando cosa abbia a che fare quel che scrivo con il libro di Cortazar, vi può forse essere d'aiuto sapere che fino a poco tempo fa se cercavate su Google Search la parola "ricorsione" vi sarebbe apparsa la dicitura "forse cercavi: ricorsione". Tipico umorismo da programmatori: infatti, ricorsione è quando il risultato di un'operazione è l'operazione che si ripete e il suo risultato, e così via. Nel mondo dell'arte, ma non solo, questo termine si usa quando un'immagine si ripete all'infinito.

    E un'immagine che si ripete all'infinito vista da prospettive diverse diventa una ricerca affascinante e ricca di stimoli come questo romanzo di Cortàzar, che smonta e ricostruisce ripartendo da un inizio diverso rispetto a prima (e anche a dopo!). Che tuttavia non è possibile consigliare indiscriminatamente. Poiché ad alcuni lettori potrebbe apparire "unheimlich", che è un termine tedesco per esprimere qualcosa di estraneo, di ignoto. E ad altri lettori invece "Hygge", che è un termine che mi è stato spiegato un giorno da una collega danese con due tette così, ad indicare la sensazione che si prova o l'atmosfera che si crea quando rendi la tua casa un luogo accogliente e ti rilassi in compagnia dei tuoi familiari o dei tuoi amici.
    Pertanto, se leggerete Il gioco del mondo di Cortàzar lo troverete "unheimlich" oppure "hygge". Nessuna via di mezzo.
    E a proposito di mezzo, aspettatevi la fine del gioco, ma non una conclusione.
    Cortàzar da buon conoscitore di storie sapeva bene che * la sciocchezza consiste nel voler concludere. *

    ha scritto il 

  • 4

    Ci sarebbero decine di cose da poter dire su un libro-mondo di 600 pagine, probabilmente già affrontate e discusse approfonditamente da tanti lettori prima di me. Mi limiterò a un giudizio (personale) ...continua

    Ci sarebbero decine di cose da poter dire su un libro-mondo di 600 pagine, probabilmente già affrontate e discusse approfonditamente da tanti lettori prima di me. Mi limiterò a un giudizio (personale) complessivo, o meglio, al mutamento progressivo di questo stesso giudizio in corso di lettura. Perché se il primo impatto mi era sembrato folgorante (libro giusto al momento giusto, libro epifania, eccetera), l'entusiasmo iniziale si è successivamente mitigato in qualcosa del tipo "comunque un libro del genere qualcosa deve lasciarlo per forza". Poi ho cominciato a coglierne i difetti, la pedanteria, un eccessivo didascalismo troppo narcisistico, che sembra voluto e imposto dall'autore, ma che si perpetua con tale costanza, segnando un fossato talmente profondo tra il buono e il cattivo del racconto, che si stenta a credere sia solo finzione narrativa, e non l'idea comunicativa dell'autore stesso. Per carità, mai rinnegato il valore artistico del lavoro, che però mi sembrava a un certo punto così poco spontaneo, così poco genuinamente letterario, da diventare a tratti irritante.

    Eppure, folgorante come l'inizio, è arrivata la riconciliazione del finale. Che mi ha disarmato abbastanza, e ha fatto decedere il giudzio razionale pervadendomi di quel senso di emozione conclusiva che suscitano certe cose importanti della vita quando le guardi nella loro compiutezza. Una fruizione letteraria poco ragionata, lo ammetto, che pure c'entra poco con il libro stesso in realtà, che fa di dialettica e processi dialettici (anche di giudizio) uno dei suoi cardini fondamentali. Ma mentre si apriva il portellone della metro a Policlinico e io chiudevo il libro in perfetta coincidenza sulle sue ultime (?) parole, pensavo che davvero, sì, questo è un libro che necessariamente lascia qualcosa; o che sapevo, avevo capito, fin da subito, l'avrebbe fatto con me.

    ha scritto il 

  • 5

    "Quello che mi piacerebbe essere se non fossi quello che sono."

    Rayuela... evocazione della mia infanzia, quando nel cortile si giocava alla ria. Così chiamavamo noi ragazzi il gioco della Campana. Non ci serviva granché: un gessetto, un sasso piatto e tanto impeg ...continua

    Rayuela... evocazione della mia infanzia, quando nel cortile si giocava alla ria. Così chiamavamo noi ragazzi il gioco della Campana. Non ci serviva granché: un gessetto, un sasso piatto e tanto impegno. Poi, saltello dopo saltello, di casella in casella iniziava la sfida personale puntando più in alto possibile.
    Non era facile, ma tra gioco e divertimento, si affrontava il rischio di ruzzolare; si teneva in conto la sconfitta; si cresceva e si acquistava maggiore padronanza. Quando finalmente eravamo diventati esperti equilibristi, zac... addio purezza di quell' incanto infantile... inizio di pensieri e gesti della "serietà".
    E' alla luce di questi ricordi che mi sono imbarcata in una lettura che via via ho scoperto essere una avventura da vertigini assicurate; non adatta ad un "lettore-femmina", afferma Cartàzar. E qui c' è da tirargli le orecchie per l' infelice asserzione : la passività di lettura non è questione di sesso.
    Comunque si è avvisati...
    o si riesce ad agganciare nella complicità empatica con l' autore il filo della matassa per non perdersi in un labirinto di pensieri, citazioni, elucubrazioni; per non finire in un "imbuto" che porta chissà dove; o si rimane ingarbugliati nella ragnatela ordita dalla spola dei continui rimandi avanti e indietro... se si sceglie il suggerimento di lettura dell' autore e non quello lineare, capitolo dopo capitolo.
    Personalmente ho seguito prima l' uno, poi l' altro sistema. Non so se sono riuscita pienamente a cogliere tutte le sfumature di una scrittura "folle", talvolta irritante, ma "magica" e divertente... comunque singolare: una sinfonia intrisa di simbolismi e allusioni spirituali; di sapori, sonorità jazzistiche e spericolati giochi linguistici. Le parole danzano con abile destrezza libere dalla gabbia logica della razionalità, piegate ad esprimere ciò che rasenta l' indicibile, l' assurdo o la massima intimità tra innamorati.
    E sia!
    saliamo sulla giostra con Horacio Oliveira e la Maga, figure emblematiche di intelligenza l' uno, di saggezza l'altra, vagolando in lungo e in largo per Parigi.
    Horacio è uno di quegli artisti-intellettuali riuniti nel Club del Serpente, piegato su se stesso, perso in una continua dialettica metafisica... roba filosofica con substrato spirituale.
    La ricerca costante è la sua "attività mentale" preferita.
    "Cercare era il mio destino, l' emblema di coloro che escono la notte senza alcuna precisa intenzione, lo scopo degli assassini di bussole."
    La meta? Qualcosa che lui chiama in modo indeterminato "Centro", come il centro del mandala.
    Simile ad un pazzo malinconico, Horacio cerca la chiave che glielo faccia raggiungere, liberandolo di orpelli e sovrastrutture; una chiave che lo indirizzi verso quel "luogo" che possa offrirgli una visione unitaria di tutti i frammenti del suo essere... il Kibbutz del desiderio.
    Ma gira e gira poco si stacca da Terra, chiuso nelle meditazioni "ruminate" in continuazione, incapace di vivere la vita, che sfiora appena "con la punta del piede", pronto subito a sfuggirla.
    Di tutt' altra stoffa è la Maga, figura poetica, terribile specchio per Horacio.
    "Non ha bisogno di sapere come me, può vivere nel disordine senza che alcuna coscienza d' ordine la trattenga. Quel disordine è... quella boheme del corpo e dell' anima che le spalanca le vere porte."
    "Un canneto di parole" si frappone fra loro due, ma la Maga, nonostante la sua "massa viola", è convinta di saper interpretare il sistema zen..."chiude gli occhi e fa centro".
    Aperta alla vita ne sa cogliere con naturalezza l' essenzialità... non è nella testa il suo "centro", ma nel cuore. E' la sola a saper conciliare realtà e sogno.

    Tanti altri personaggi popolano questo Gioco del mondo, figure maschili e figure femminili che , in fondo, sono riflessi di una stessa identità, che catturano l' altro di sé; ombre proiettate sullo scenario del gioco a fare da corollario e specchio.

    Questo è un libro che ti investe contutta la sua corrosiva complessità, ma offre anche tratti lumunosi, alcuni folgoranti, altri in equilibrio tra ponti immaginari, altri ancora svicolanto tra ricordi e riflessioni etiche.
    Dopo tutto la magia del mondo di un amaro, ironico e provocatorio Cortàzar è lo specchio della vita. Quella vita che affrontiamo, casella dopo casella, spingendo ciascuno il nostro sassolino per raggiungere l' agognato Cielo.
    Io intanto ho vinto la mia sfida con Cortàzar!

    ha scritto il 

  • 5

    Un nuovo modo di concepire la letteratura e la scrittura. Piaccia o non piaccia, è geniale. Io me ne sono innamorato. La letteratura ispanoamericana e' piena di scoperte meravigliose.

    ha scritto il 

  • 5

    Una coltellata lunga 600 pagine.

    No. Seriamente. Ho iniziato a leggerlo quasi un anno fa. Era un periodo a merda, e allora ho detto no, dai, nemmeno riesco a concentrarmi e è un peccato. Così lo lasci ...continua

    Una coltellata lunga 600 pagine.

    No. Seriamente. Ho iniziato a leggerlo quasi un anno fa. Era un periodo a merda, e allora ho detto no, dai, nemmeno riesco a concentrarmi e è un peccato. Così lo lascio tipo a un quarto. Vabbè. Un paio di mesi dopo, ci riprovo, ma sto ancora più a merda, e riabbandono.
    Settimana scorsa stavo ok. Non faccio nulla tutto il giorno, beata inoccupazione, cercando di relegare nei meandri della mia coscienza che cazzo fare della vita mia, e mi dico, dai, mo questo è un buon momento per leggere Rayuela, che i primi capitoli mi piacevano anche tanto.
    E niente. Ora sto qui, mezzo sbracato sul puf, con un dolore in corpo che voglio solo che morire.
    Grazie Cortàzar, eh.

    ha scritto il 

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