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Il gioco del rovescio

Di

Editore: Feltrinelli

3.8
(414)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 176 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Giapponese

Isbn-10: 880781174X | Isbn-13: 9788807811746 | Data di pubblicazione:  | Edizione 11

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
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  • 4

    Le tante facce di una stessa moneta.

    Provate a immaginare, chi avesse abba stanza anni da poter ricordare i giochi nei cortili quando le consolle non esistevano. Porfido a terra, un gentile sole autunnale che non uccide più l'azzurro del cielo, qualche foglia secca a terra smossa dal vento. Girogirotondo casca il mondo. All'improvvi ...continua

    Provate a immaginare, chi avesse abba stanza anni da poter ricordare i giochi nei cortili quando le consolle non esistevano. Porfido a terra, un gentile sole autunnale che non uccide più l'azzurro del cielo, qualche foglia secca a terra smossa dal vento. Girogirotondo casca il mondo. All'improvviso una bambina(capelli neri alle spalle, apparecchio, gilettino bianco)lancia un gridolino e va al centro. Che succede? Succede che si gioca al gioco del rovescio, una simpatica alternativa alla Settimana. La bambina punta il dito contro un compagno (grassottello, capelli unti, scarpe bucate sotto pantaloni probabilmente rifatti) e grida una parola. Riuscirà questo bambino a gridarla rovesciata?

    Sanno di anni settanta ed ottanta questi racconti di Antonio Tabucchi, più o meno come il porfido nelle periferie industriali edi vestiti rifatti. Non è a disposizione di uomini e donne una esistenza virtuale, e chi volesse incontrarsi lo deve ancora fare a tutto tondo, ciascuno con le proprie dualitàà ed i propri "rovesci", come quelli del gioco. Se non ci si riflette non verrebbe in mente che un uomo possa portare con sè un fascio di cosi tante contraddizioni diverse, ed è per questo che questo libriccino è utile e simpatico. Come un fil rouge suggerito da titolo, ciascuno dei protagonisti dei racconti trova il suo significato in un'ambivalenza, una doppiezza, una dualità. Si va dalla madre (di due bimbi in età scolare) che diventa amante che esce di casa per incontrare il suo uomo con la complicità quasi morbosa del figlioletto maschio al nobiluomo inglese appassionato di teatro shakespeariano che disgustato da quella stessa cultura anglosassone finisce col recitare Amleto nella giungla dell' Africa meridionale, alla sofferta e dolorosa ma alo stesso tempo entusiasta presa di coscienza dell' ambiguità sessuale .

    Spesso sono personaggi piacevolmente, umoristicamente pirandelliani se i ricordi di liceo non mi tradiscono. Perchè quel rovescio a cui si gioca conduce a sentimenti del contrario che secondo me al premio Nobel siciliano sarebbero piaciuti: da un larto fanno sorridere dall'altro generano un delicato turbamento all' emergere di doppiezze inopportune che generano situazioni paradossali.

    Leggendo "Memorie di Adriano" ho pensato che si possono incontrare i grandi uomini del passato accentuando i loro dualismi anzichè cercando di comporli. Leggendo "Il gioco del rovescio" ho pensato che la stessa profondità la si trova negli uomini che incontriamo tutti i giorni passeggiando per i nostri marciapiedi, magari coperti da foglie secche di platano. E proprio quella profondità rende ciascun uomo a suo modo unico e "grande".

    La prosa è delicata e riposante, e rende la prospettiva della lettura molto piacevole, anche quando passa a descrivere situazioni imbarazzanti o paradossali. Vorrei sottolineare i racconti "Lettera da Casablanca" e "I pomeriggi del Sabato" che secondo me sono un capolavoro assoluto e che da soli rendono degna di essere letta tutta la raccolta.

    ha scritto il 

  • 4

    Questi racconti sono come stanze buie. Si entra senza vedere, senza capire, alla cieca, perché le informazioni necessarie alla comprensione sono accuratamente omesse; poi, poco a poco, affiorano oggetti come relitti nella notte, mezze frasi, frammenti di verità. Il gioco di Tabucchi è quello di n ...continua

    Questi racconti sono come stanze buie. Si entra senza vedere, senza capire, alla cieca, perché le informazioni necessarie alla comprensione sono accuratamente omesse; poi, poco a poco, affiorano oggetti come relitti nella notte, mezze frasi, frammenti di verità. Il gioco di Tabucchi è quello di non rivelare mai esplicitamente il contesto delle storie, lasciando al lettore come appiglio solo pochi brevi ed indiretti accenni, esili come fiammelle di candele. Il non-detto è l’essenziale: l'autore gira attorno elegantemente al cuore di ogni racconto tacendo sempre i fatti; inizia criptico, semina indizi, lascia che ognuno arrivi lentamente ad intuire, ad immaginare. Forse ad inventare.

    In alcuni casi questo gioco di allusioni ed elusioni raggiunge un equilibrio perfetto, come, ad esempio nel racconto “I sabati pomeriggio”, di gran lunga il migliore della raccolta, che sembra scritto da Cortàzar. Altre volte (poche per la verità) l’espediente diventa eccessivamente lezioso e compiaciuto, troppo di maniera per poter funzionare, specie quando si gioca di rimando su riferimenti letterari e culturali che tolgono gran parte della spontaneità ai racconti. Questo, più in generale, è il limite di Tabucchi, un'eleganza che qualche volta tracima nello snobismo. Ma è un limite che sono sempre disposto a perdonargli, specie quando parla del Portogallo e di Pessoa.

    ha scritto il 

  • 5

    "E poi disse: devo pensarci, questa cosa non ha senso. Ma perchè, le cose hanno un senso? Forse sì, ma un senso segreto, si capisce poi, molto più tardi, o non si capisce, ma devono avere un senso: un senso loro, certo, che a volte non ci riguarda, anche se sembra di sì".


    Mai leggere Tabuc ...continua

    "E poi disse: devo pensarci, questa cosa non ha senso. Ma perchè, le cose hanno un senso? Forse sì, ma un senso segreto, si capisce poi, molto più tardi, o non si capisce, ma devono avere un senso: un senso loro, certo, che a volte non ci riguarda, anche se sembra di sì".

    Mai leggere Tabucchi se sei depresso o tendi alla depressione.
    Splendido, capace di usare le parole in un modo quasi "musicale": le sue frasi si srotolano man mano che leggi, rivelando un mondo il cui "juego del revés" non sarà mai pienamente comprensibile dall'uomo, ma analizzato nel suo essere paradossale da un magistrale Tabucchi.

    ha scritto il 

  • 3

    Impegnativo, ma non per questo non mi ha soddisfatta. Anche l'idea che sta dietro ai racconti non è banale. E' più una questione di stile: non ci si prende e anziché un piacevole fluire diventa un percorso a zigzag del quale ho misurato tutti gli spigoli. Ne avrò un ricordo...livido.

    ha scritto il 

  • 5

    Antonio Tabucchi è morto a Lisbona. Aveva 69 anni, era tra gli scrittori a me più cari. Lo scoprii negli anni '80 proprio con questo libro di racconti, che il Saggiatore aveva pubblicato nella "Biblioteca delle Silerchie" diretta da Vittorio Sereni. Allora restai incantato dalle storie e forse, ...continua

    Antonio Tabucchi è morto a Lisbona. Aveva 69 anni, era tra gli scrittori a me più cari. Lo scoprii negli anni '80 proprio con questo libro di racconti, che il Saggiatore aveva pubblicato nella "Biblioteca delle Silerchie" diretta da Vittorio Sereni. Allora restai incantato dalle storie e forse, più ancora, dal modo di raccontarle. Ed è una consuetudine che non mi ha più abbandonato. Aveva, il Tabucchi del "Gioco del rovescio", un suo modo obliquo di narrare, di accennare a ciò che stava oltre il racconto (l'indicibile, la penombra, la simulazione, semplicemente "il fatto che una cosa che era "così" era invece anche in un altro modo"). Di evocare i fantasmi del quotidiano. Lui lo spiegava così: "A rigore, questo libro è stato dettato dalla meraviglia. Ma dire dalla paura, forse, sarebbe più esatto. Il rispetto che si deve alla paura mi impedisce di credere che l'illusione di addomesticarla con la scrittura soffochi la consapevolezza, in fondo all'anima, che alla prima occasione essa morderà com'è nella sua natura".
    Qui ci sono i fantasmi di Scott Fitzgerald e dei suoi personaggi. Shakespeare messo in scena in Mozambico, nella giungla, da un vecchio inglese. E poi l'ikebana, il terrorismo, un fratello che scrive a una sorella da Casablanca dove è andato per cambiare sesso. Racconti carichi di fascino, segnati dall'inconfondibile dialogato indiretto di Tabucchi.
    Su tutti, due racconti. Quello che dà il titolo al libro introduce alla Lisbona allucinatoria che ho imparato a scoprire e ad amare partendo da qui (i libri di Tabucchi, da questo a "Requiem" all'"Angelo nero", li ho usati perché mi aprissero le porte della città). E a una donna, Maria do Carmo Meneses de Sequeira. Che si racconta figlia di antifascisti esuli in Argentina, a New York, ma forse è figlia di proprietari terrieri e "fingitrice", esperta del gioco del rovescio: "Ci mettevamo in cerchio, quattro o cinque bambini, facevamo la conta, a chi toccava andava in mezzo, lui sceglieva uno a piacere e gli lanciava una parola, una qualsiasi, per esempio "mariposa", e quello doveva pronunciarla subito a rovescio, ma senza pensarci sopra, perché l'altro contava uno due tre quattro cinque, e a cinque aveva vinto, ma se tu riuscivi a dire in tempo "asopiram", allora eri tu il re del gioco, andavi in mezzo al cerchio e lanciavi la tua parola a chi volevi tu".
    Chi ha saputo decifrare questa "contessa scalza" di Lisbona? Il marito, che dopo la morte la reclama all'ufficialità altoborghese, o l'io narrante che l'ha avuta guida e Sheherazade, e che da lei avrà come congedo soltanto un biglietto dove sta scritto "SEVER" ("reves" ovviamente, sogni)?
    Il Tabucchi portoghese si annuncia nel "Gioco del rovescio". Quello italiano si rivela nel perfetto e struggente "I pomeriggi del sabato", uno dei più bei racconti di fantasmi - e uno dei più bei racconti, tout court- del Novecento italiano. Che effonde un aroma di infanzia, di villeggiatura, di estate interminabile e di segreti che non possono essere confessati. "Era in bicicletta, disse la Nena, aveva in testa un fazzoletto con i nodi, l'ho visto bene, anche lui mi ha visto, voleva qualcosa qui di casa, l'ho capito, ma è passato come se non potesse fermarsi, erano le due precise".
    E' passato come se non potesse fermarsi. Addio ad Antonio Tabucchi. Con tristezza e dolore. E con la riconoscenza che si deve a chi ti ha accompagnato mentre attraversavi la vita.

    ha scritto il 

  • 4

    http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/a4/Velazquez-Meninas.jpg


    Riprendo la lettura e la rilettura dei libri di Tabucchi che ho in casa, dopo circa 16 anni. Fu il mio autore a scelta per l'esame di letteratura italiana moderna e contemporanea ed ero arrivata a lui tramite Pirandel ...continua

    http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/a4/Velazquez-Meninas.jpg

    Riprendo la lettura e la rilettura dei libri di Tabucchi che ho in casa, dopo circa 16 anni. Fu il mio autore a scelta per l'esame di letteratura italiana moderna e contemporanea ed ero arrivata a lui tramite Pirandello. Cercavo gli oggetti rivelatori, i correlati per contrasto e opposizione.
    Il rovescio, l'ossimoro che crea significato, il gioco e il grottesco che aprono la coscienza all'occulto nel quotidiano sono l'argomento di questi racconti e in generale della produzione e della tecnica di Tabucchi. Ricordo il Pereira ignavo e non-sostenitore che improvvisamente sostiene, e sostiene così forte che trova il proprio significato nel/del mondo, in un meccanismo di coscienza e conoscenza dei personaggi che già percorreva le Novelle per un anno.

    rovescio revès-gioco-sogno rêve-specchio
    Il gioco del rovescio *****
    quando sogna e quando è desta Maria do Carmo?

    palma mamma foto lettera canzoni assenza
    Lettera da Casablanca ****
    la memoria che identifica e l'identificazione che nasce dalla memoria

    to play or not to play
    Teatro ****
    recitare per essere

    padre bicicletta cantilena fotografia
    I pomeriggi del sabato *****
    essere vivi o essere morti è la stessa cosa

    foto scambio identità letteratura e vita assenza
    Il piccolo Gatsby ****
    la vita si sottrae alla vita per gioco

    foto destino padre-figlio assenza
    Dolores Ibarruri versa lacrime amare ***

    Paradiso celeste ***
    mi ha ricordato un film con Alberto Sordi.
    "A quel tempo consideravo le piccole bugie come un ingrediente necessario per risultare interessante, per sfuggire alla mediocrità e mi allenavo a dirle con disinvoltura"

    assenza
    Voci ***
    medico cura te stesso

    numeri treno specchio assenza
    Il gatto dello Cheshire ****
    Alice si beffa del gatto

    Vagabondaggio ***
    Dino Campana e i colori musicali

    Una giornata a Olimpia ***
    poesia volo di Pindaro

    ha scritto il 

  • 5

    Questa raccolta comprende gli otto racconti originari de "Il gioco del rovescio" (1981) e tre aggiunti (successivi), con i primi costruiti su situazioni a doppia faccia, l'una più palese, l'altra più nascosta. L'unica lieve perplessità - semmai - sta nell'aggregazione ai precedenti dell'ultimo ra ...continua

    Questa raccolta comprende gli otto racconti originari de "Il gioco del rovescio" (1981) e tre aggiunti (successivi), con i primi costruiti su situazioni a doppia faccia, l'una più palese, l'altra più nascosta. L'unica lieve perplessità - semmai - sta nell'aggregazione ai precedenti dell'ultimo racconto, ambientato nell'antica Grecia, che appare diverso dagli altri e dunque un po' dissonante: ma è un dettaglio, marginale. Per il resto, un'affermazione sintetica e perentoria: sono racconti bellissimi.

    ha scritto il 

  • 4

    Questa è la seconda raccolta di racconti di Antonio Tabucchi che leggo. Mi è piaciuta molto.
    Si tratta di racconti delicati, dai toni lievi, in cui lo scrittore lascia al lettore il compito di tirare le conclusioni, di trarre dal “detto” il “non detto” di emozioni e sentimenti, che vengono ...continua

    Questa è la seconda raccolta di racconti di Antonio Tabucchi che leggo. Mi è piaciuta molto.
    Si tratta di racconti delicati, dai toni lievi, in cui lo scrittore lascia al lettore il compito di tirare le conclusioni, di trarre dal “detto” il “non detto” di emozioni e sentimenti, che vengono espressi e vissuti in modo intenso. Ecco, in ciò può intendersi il gioco del rovescio, nella capacità che la letteratura ha di mettere in luce il risvolto del reale e dell’immaginato, nel gioco del racconto sempre in bilico tra realtà e fantasia. Così accade nei racconti che ho preferito, “Lettera da Casablanca” e “I pomeriggi del sabato”. Molto bello anche il racconto che dà il titolo alla raccolta, intriso della malinconia lusitana che, dice Pessoa, “non è una parola, è una categoria dello spirito, solo i portoghesi riescono a sentirla perché hanno questa parola per dire che ce l’hanno”.

    ha scritto il