Il gioco del rovescio

Di

Editore: Feltrinelli

3.8
(427)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 176 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Giapponese

Isbn-10: 880781174X | Isbn-13: 9788807811746 | Data di pubblicazione:  | Edizione 11

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida

Genere: Narrativa & Letteratura

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  • 4

    È un Tabucchi leggermente diverso ad quello che mi ricordavo da Sostiene Pereira e dai Dialoghi mancati: un Tabucchi che tende a sorprendere e che mi ha ricordato per ragioni diverse autori diversi, d ...continua

    È un Tabucchi leggermente diverso ad quello che mi ricordavo da Sostiene Pereira e dai Dialoghi mancati: un Tabucchi che tende a sorprendere e che mi ha ricordato per ragioni diverse autori diversi, da Borges a Dahl.
    Il mio preferito è Voci, su una linea telefonica d'aiuto per gente depressa, seguito a ruota da I pomeriggi del sabato, una storia di fantasmi. Da menzionare anche Teatro, in cui in un posto inatteso il protagonista assiste a rappresentazioni di Shakespare, e Una giornata a Olimpia, che mi ha conquistato già solo per avermi ricordato Memorie di Adriano (però non fatevi ingannare, probabilmente sono io che vedo similitudini ovunque).
    Il gioco del rovescio sulla carta dovrebbe essere tra i miei preferiti, ma neanche a fronte di una seconda rilettura e della ricerca di analisi accurate sono sicuro di averlo capito del tutto. Problema simile, e anzi acuito, per quei racconti che fanno forti riferimenti a qualcosa che conosco poco e niente, come Il piccolo Gatsby e Dolores Ibarruri versa lacrime amare, apprezzabili di più rispettivamente da fan di Fitzgerald e da chi conosce la politica di quegli anni.

    Il gioco del rovescio: ***+
    Lettera da Casablanca: ****
    Teatro: ****
    I pomeriggi del sabato: ****+
    Il piccolo Gatsby: **
    Dolores Ibarruri versa lacrime amare: **
    Paradiso celeste: ****
    Voci: *****
    Il gatto dello Cheshire: ***
    Vagabondaggio: **
    Una giornata a Olimpia: ****

    ha scritto il 

  • 4

    http://lemieletturecommentate.blogspot.it/

    Tabucchi si conferma maestro nel racconto, più che nel romanzo a mio parere, eccezione fatta per "Sostiene Pereira".

    Ormai si sa, sono di parte, quindi siete avvisati.

    Mi sono bevuta il primo raccont ...continua

    Tabucchi si conferma maestro nel racconto, più che nel romanzo a mio parere, eccezione fatta per "Sostiene Pereira".

    Ormai si sa, sono di parte, quindi siete avvisati.

    Mi sono bevuta il primo racconto "Il gioco del rovescio" con amore, potendo visualizzare i luoghi dove è ambientato e percependo la saudade che conosco. Leggere di una città amata e in cui si è stati è bellissimo, per non parlare di come il caro Tabucchi abbia la capacità di raccontare il nulla, l'evanescenza, è lo scrittore dell'impalpabile, dell'inafferrabile secondo me.

    Nel secondo racconto "Lettera da Casablanca" sono rimasta nuovamente stupita da come l'autore sappia scrivere di drammi con tale leggiadria, pulizia, purezza. L'ho trovato un racconto bellissimo, poetico, pulito.

    "Teatro" È stato piacevole seppur non mi abbia emozionata.

    "I pomeriggi del sabato"mi ha lasciata perplessa. So che da Tabucchi non ci si possono aspettare troppe spiegazioni ma in effetti in questo racconto mi sono sfuggite troppe cose, non l'ho proprio afferrato, o forse ho capito che parlava di fantasmi e non ho voluto crederci?. Sicuramente racconta un'atmosfera in modo sublime.

    Ciò che mi piace e allo stesso tempo mi destabilizza è l'impossibilità di fare due più due; io che ho la necessità di razionalizzare, spiegare, aggiustare le cose per bene e tenere tutto sotto controllo con Tabucchi rimbalzo malamente, eppure, forse proprio per questo non assecondare la mia mania, mi affascina.

    Il racconto "Il piccolo Gatsby" non mi è piaciuto a dire la verità. L'ho trovato caotico, la trama si segue male e tanto per cambiare mi confonde. Comprendo bene l'atmosfera perché ho letto "Il grande Gatsby" e ce la ritrovo seppur l'ambientazione geografica non sia la stessa, tuttavia la maggior parte dei personaggi rimandano a "Tenera è la notte" e, non avendolo ancora letto, qualche citazione velata non riesco a coglierla. Resta il fatto che non ho apprezzato molto questo racconto.

    "Dolores Ibarruri versa lacrime amare" è un racconto di due o tre paginette molto suggestivo, che condensa l'amore cieco e ottusamente incredulo di una madre, l'impossibilità di accettare che il proprio figlio possa essere un terrorista(?). L'ho trovato emozionante.

    In "paradiso celeste" Tabucchi riesce a tirar fuori un racconto da un aneddoto che si potrebbe descrivere in tre minuti. Scritto in modo deliziosamente dettagliato, racconta una storia tutto sommato leggera, e che finisce in modo ironicamente amaro.

    Anche in "Voci" ovviamente troviamo il finale a sorpresa, una sorta di rovesciamento dei ruoli, mi è piaciuto ma non eccessivamente.

    Con questi racconti l'originaria raccolta sarebbe terminata, nella versione di Feltrinelli che ho io invece alla fine sono inseriti altri racconti che vanno dal 1981 al 1985.

    Mi è piaciuto molto "Il gatto dello chesire", alla fine del quale mi sono chiesta: paura, vendetta o consapevolezza? Cosa spinge il protagonista a non scendere da quel treno? Ovviamente mi aspettavo un chiarimento, una spiegazione, ma altrettanto ovviamente aspettarsi questo da Tabucchi è assurdo. I suoi racconti sono come piccole porzioni di dolce, ti lasciano sempre insoddisfatta e con la voglia di averne ancora, ma l'autore ti lascia a dieta.

    "Vagabondaggio" è il racconto ispirato al poeta Dino Campana, sinceramente non mi ha colpita in modo particolare eccezione fatta per questa frase che vale da sola cinque stelle :

    "E quella era la strana funzione dell'arte: arrivare quel caso a persone a caso, perché tutto è caso nel mondo, e l'arte ce lo ricorda, e per questo ci immalinconisce e ci conforta. Non spiega nulla, come non spiega il vento: arriva, muove delle foglie, e gli alberi restano attraversati dal vento, e il vento vola via."

    E concludendo, vergognandomi un po', "Una giornata a Olimpia" che non sono riuscita a finire in quanto il racconto mi è parso noiosissimo.

    CITAZIONI

    "La Saudade, diceva Maria Do Carmo, non è una parola, è una categoria dello spirito, solo i portoghesi riescono a sentirla, perché hanno questa parola per dire che ce l'hanno, lo ha detto un grande poeta. E allora cominciava a parlare di Fernando Pessoa."
    "perché la finzione dichiarata è molto più accettabile della finzione finta"
    "Anche i più disperati, hanno una cosa che in fondo li interessa, anche quelli che sono più staccati dalla realtà."
    "Perché il tempo passa e divora le cose, forse rimane solo l'idea."

    ha scritto il 

  • 4

    Le tante facce di una stessa moneta.

    Provate a immaginare, chi avesse abba stanza anni da poter ricordare i giochi nei cortili quando le consolle non esistevano. Porfido a terra, un gentile sole autunnale che non uccide più l'azzurro del ...continua

    Provate a immaginare, chi avesse abba stanza anni da poter ricordare i giochi nei cortili quando le consolle non esistevano. Porfido a terra, un gentile sole autunnale che non uccide più l'azzurro del cielo, qualche foglia secca a terra smossa dal vento. Girogirotondo casca il mondo. All'improvviso una bambina(capelli neri alle spalle, apparecchio, gilettino bianco)lancia un gridolino e va al centro. Che succede? Succede che si gioca al gioco del rovescio, una simpatica alternativa alla Settimana. La bambina punta il dito contro un compagno (grassottello, capelli unti, scarpe bucate sotto pantaloni probabilmente rifatti) e grida una parola. Riuscirà questo bambino a gridarla rovesciata?

    Sanno di anni settanta ed ottanta questi racconti di Antonio Tabucchi, più o meno come il porfido nelle periferie industriali edi vestiti rifatti. Non è a disposizione di uomini e donne una esistenza virtuale, e chi volesse incontrarsi lo deve ancora fare a tutto tondo, ciascuno con le proprie dualitàà ed i propri "rovesci", come quelli del gioco. Se non ci si riflette non verrebbe in mente che un uomo possa portare con sè un fascio di cosi tante contraddizioni diverse, ed è per questo che questo libriccino è utile e simpatico. Come un fil rouge suggerito da titolo, ciascuno dei protagonisti dei racconti trova il suo significato in un'ambivalenza, una doppiezza, una dualità. Si va dalla madre (di due bimbi in età scolare) che diventa amante che esce di casa per incontrare il suo uomo con la complicità quasi morbosa del figlioletto maschio al nobiluomo inglese appassionato di teatro shakespeariano che disgustato da quella stessa cultura anglosassone finisce col recitare Amleto nella giungla dell' Africa meridionale, alla sofferta e dolorosa ma alo stesso tempo entusiasta presa di coscienza dell' ambiguità sessuale .

    Spesso sono personaggi piacevolmente, umoristicamente pirandelliani se i ricordi di liceo non mi tradiscono. Perchè quel rovescio a cui si gioca conduce a sentimenti del contrario che secondo me al premio Nobel siciliano sarebbero piaciuti: da un larto fanno sorridere dall'altro generano un delicato turbamento all' emergere di doppiezze inopportune che generano situazioni paradossali.

    Leggendo "Memorie di Adriano" ho pensato che si possono incontrare i grandi uomini del passato accentuando i loro dualismi anzichè cercando di comporli. Leggendo "Il gioco del rovescio" ho pensato che la stessa profondità la si trova negli uomini che incontriamo tutti i giorni passeggiando per i nostri marciapiedi, magari coperti da foglie secche di platano. E proprio quella profondità rende ciascun uomo a suo modo unico e "grande".

    La prosa è delicata e riposante, e rende la prospettiva della lettura molto piacevole, anche quando passa a descrivere situazioni imbarazzanti o paradossali. Vorrei sottolineare i racconti "Lettera da Casablanca" e "I pomeriggi del Sabato" che secondo me sono un capolavoro assoluto e che da soli rendono degna di essere letta tutta la raccolta.

    ha scritto il 

  • 4

    Questi racconti sono come stanze buie. Si entra senza vedere, senza capire, alla cieca, perché le informazioni necessarie alla comprensione sono accuratamente omesse; poi, poco a poco, affiorano ogget ...continua

    Questi racconti sono come stanze buie. Si entra senza vedere, senza capire, alla cieca, perché le informazioni necessarie alla comprensione sono accuratamente omesse; poi, poco a poco, affiorano oggetti come relitti nella notte, mezze frasi, frammenti di verità. Il gioco di Tabucchi è quello di non rivelare mai esplicitamente il contesto delle storie, lasciando al lettore come appiglio solo pochi brevi ed indiretti accenni, esili come fiammelle di candele. Il non-detto è l’essenziale: l'autore gira attorno elegantemente al cuore di ogni racconto tacendo sempre i fatti; inizia criptico, semina indizi, lascia che ognuno arrivi lentamente ad intuire, ad immaginare. Forse ad inventare.

    In alcuni casi questo gioco di allusioni ed elusioni raggiunge un equilibrio perfetto, come, ad esempio nel racconto “I sabati pomeriggio”, di gran lunga il migliore della raccolta, che sembra scritto da Cortàzar. Altre volte (poche per la verità) l’espediente diventa eccessivamente lezioso e compiaciuto, troppo di maniera per poter funzionare, specie quando si gioca di rimando su riferimenti letterari e culturali che tolgono gran parte della spontaneità ai racconti. Questo, più in generale, è il limite di Tabucchi, un'eleganza che qualche volta tracima nello snobismo. Ma è un limite che sono sempre disposto a perdonargli, specie quando parla del Portogallo e di Pessoa.

    ha scritto il 

  • 5

    "E poi disse: devo pensarci, questa cosa non ha senso. Ma perchè, le cose hanno un senso? Forse sì, ma un senso segreto, si capisce poi, molto più tardi, o non si capisce, ma devono avere un senso: un ...continua

    "E poi disse: devo pensarci, questa cosa non ha senso. Ma perchè, le cose hanno un senso? Forse sì, ma un senso segreto, si capisce poi, molto più tardi, o non si capisce, ma devono avere un senso: un senso loro, certo, che a volte non ci riguarda, anche se sembra di sì".

    Mai leggere Tabucchi se sei depresso o tendi alla depressione.
    Splendido, capace di usare le parole in un modo quasi "musicale": le sue frasi si srotolano man mano che leggi, rivelando un mondo il cui "juego del revés" non sarà mai pienamente comprensibile dall'uomo, ma analizzato nel suo essere paradossale da un magistrale Tabucchi.

    ha scritto il 

  • 3

    Impegnativo, ma non per questo non mi ha soddisfatta. Anche l'idea che sta dietro ai racconti non è banale. E' più una questione di stile: non ci si prende e anziché un piacevole fluire diventa un per ...continua

    Impegnativo, ma non per questo non mi ha soddisfatta. Anche l'idea che sta dietro ai racconti non è banale. E' più una questione di stile: non ci si prende e anziché un piacevole fluire diventa un percorso a zigzag del quale ho misurato tutti gli spigoli. Ne avrò un ricordo...livido.

    ha scritto il 

  • 5

    Antonio Tabucchi è morto a Lisbona. Aveva 69 anni, era tra gli scrittori a me più cari. Lo scoprii negli anni '80 proprio con questo libro di racconti, che il Saggiatore aveva pubblicato nella "Bibli ...continua

    Antonio Tabucchi è morto a Lisbona. Aveva 69 anni, era tra gli scrittori a me più cari. Lo scoprii negli anni '80 proprio con questo libro di racconti, che il Saggiatore aveva pubblicato nella "Biblioteca delle Silerchie" diretta da Vittorio Sereni. Allora restai incantato dalle storie e forse, più ancora, dal modo di raccontarle. Ed è una consuetudine che non mi ha più abbandonato. Aveva, il Tabucchi del "Gioco del rovescio", un suo modo obliquo di narrare, di accennare a ciò che stava oltre il racconto (l'indicibile, la penombra, la simulazione, semplicemente "il fatto che una cosa che era "così" era invece anche in un altro modo"). Di evocare i fantasmi del quotidiano. Lui lo spiegava così: "A rigore, questo libro è stato dettato dalla meraviglia. Ma dire dalla paura, forse, sarebbe più esatto. Il rispetto che si deve alla paura mi impedisce di credere che l'illusione di addomesticarla con la scrittura soffochi la consapevolezza, in fondo all'anima, che alla prima occasione essa morderà com'è nella sua natura".
    Qui ci sono i fantasmi di Scott Fitzgerald e dei suoi personaggi. Shakespeare messo in scena in Mozambico, nella giungla, da un vecchio inglese. E poi l'ikebana, il terrorismo, un fratello che scrive a una sorella da Casablanca dove è andato per cambiare sesso. Racconti carichi di fascino, segnati dall'inconfondibile dialogato indiretto di Tabucchi.
    Su tutti, due racconti. Quello che dà il titolo al libro introduce alla Lisbona allucinatoria che ho imparato a scoprire e ad amare partendo da qui (i libri di Tabucchi, da questo a "Requiem" all'"Angelo nero", li ho usati perché mi aprissero le porte della città). E a una donna, Maria do Carmo Meneses de Sequeira. Che si racconta figlia di antifascisti esuli in Argentina, a New York, ma forse è figlia di proprietari terrieri e "fingitrice", esperta del gioco del rovescio: "Ci mettevamo in cerchio, quattro o cinque bambini, facevamo la conta, a chi toccava andava in mezzo, lui sceglieva uno a piacere e gli lanciava una parola, una qualsiasi, per esempio "mariposa", e quello doveva pronunciarla subito a rovescio, ma senza pensarci sopra, perché l'altro contava uno due tre quattro cinque, e a cinque aveva vinto, ma se tu riuscivi a dire in tempo "asopiram", allora eri tu il re del gioco, andavi in mezzo al cerchio e lanciavi la tua parola a chi volevi tu".
    Chi ha saputo decifrare questa "contessa scalza" di Lisbona? Il marito, che dopo la morte la reclama all'ufficialità altoborghese, o l'io narrante che l'ha avuta guida e Sheherazade, e che da lei avrà come congedo soltanto un biglietto dove sta scritto "SEVER" ("reves" ovviamente, sogni)?
    Il Tabucchi portoghese si annuncia nel "Gioco del rovescio". Quello italiano si rivela nel perfetto e struggente "I pomeriggi del sabato", uno dei più bei racconti di fantasmi - e uno dei più bei racconti, tout court- del Novecento italiano. Che effonde un aroma di infanzia, di villeggiatura, di estate interminabile e di segreti che non possono essere confessati. "Era in bicicletta, disse la Nena, aveva in testa un fazzoletto con i nodi, l'ho visto bene, anche lui mi ha visto, voleva qualcosa qui di casa, l'ho capito, ma è passato come se non potesse fermarsi, erano le due precise".
    E' passato come se non potesse fermarsi. Addio ad Antonio Tabucchi. Con tristezza e dolore. E con la riconoscenza che si deve a chi ti ha accompagnato mentre attraversavi la vita.

    ha scritto il