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Il gioco dell'angelo

By Carlos Ruiz Zafon

(3114)

| Hardcover

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Book Description

Nella tumultuosa Barcellona degli anni Venti, il giovane David Martín cova un sogno, inconfessabile quanto universale: diventare uno scrittore. Quando la sorte inaspettatamente gli offre l'occasione di pubblicare un suo racconto, il successo comincia Continue

Nella tumultuosa Barcellona degli anni Venti, il giovane David Martín cova un sogno, inconfessabile quanto universale: diventare uno scrittore. Quando la sorte inaspettatamente gli offre l'occasione di pubblicare un suo racconto, il successo comincia infine ad arridergli. È proprio da quel momento tuttavia che la sua vita inizierà a porgli interrogativi ai quali non ha immediata risposta, esponendolo come mai prima di allora a imprevedibili azzardi e travolgenti passioni, crimini efferati e sentimenti assoluti, lungo le strade di una Barcellona ora familiare, più spesso sconosciuta e inquietante, dai cui angoli fanno capolino luoghi e personaggi che i lettori de "L'ombra del vento" hanno già imparato ad amare. Quando David si deciderà infine ad accettare la proposta di un misterioso editore - scrivere un'opera immane e rivoluzionaria, destinata a cambiare le sorti dell'umanità -, non si renderà conto che, al compimento di una simile impresa, ad attenderlo non ci saranno soltanto onore e gloria.

2009 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    tremendamente deludente. L'ho finito solo perchè ero curiosa di sapere dove volesse andare a parare, ma mi rendo conto di aver perso solo tempo. Una trama senza capo nè coda, priva di senso, con personaggi sciatti e senza spessore. Siamo ben lontani ...(continue)

    tremendamente deludente. L'ho finito solo perchè ero curiosa di sapere dove volesse andare a parare, ma mi rendo conto di aver perso solo tempo. Una trama senza capo nè coda, priva di senso, con personaggi sciatti e senza spessore. Siamo ben lontani dai fasti de' "L'ombra del vento". Peccato.

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    Nefertari81 said on Jul 18, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Un po' diverso dal solito romanzo "zafoniano". Non è assolutamente male, ma mi ha lasciata un po' stranita.

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    Nena M. said on Jul 9, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Non si impara nulla di importante nella vita, semplicemente si ricorda.

    Secondo capitolo della trilogia, successore del "l'ombra del vento" ma i fatti avvengono cronologicamente prima del libro precedente.
    Si torna infatti agli inizi del 900, sempre a Barcellona.
    Si narrano le vicende di un giovane scrittore , tale Dav ...(continue)

    Secondo capitolo della trilogia, successore del "l'ombra del vento" ma i fatti avvengono cronologicamente prima del libro precedente.
    Si torna infatti agli inizi del 900, sempre a Barcellona.
    Si narrano le vicende di un giovane scrittore , tale David Martin.
    La sua vita piena di avvenimenti sarà resa ancora più "incasinata" dall'incontro dello scrittore con un personaggio misterioso che lui chiama "Il Principale" poichè commissiona al protagonista la realizzazione di un romanzo. Tale libro lo porterà in un vortice di eventi e di mistero, tra personaggi "strani", omicidi e tratti molto vicini al soprannaturale.
    Si legge molto piacevolmente è la trama nn stanca, anzi ti tiene sospeso fino alla fine. Finale poi un po troppo "gonfiato". Troppo fantascientifico, mi aspettavo qualcosa di più "reale".
    Un bel libro!

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    the00blue said on Jul 3, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Dove lui aveva fallito, io avrei trionfato. Dove lui si era perso lungo la strada, io avrei trovato l'uscita del labirinto.

    In una strada buia e polverosa, un sudario di bruma cade in un'area residenziale tipica delle classi medie, situata alla periferia di una grande città. E' quasi sera e, in questo vicolo completamente buio, la brace di una sigaretta nell'oscurità dell ...(continue)

    In una strada buia e polverosa, un sudario di bruma cade in un'area residenziale tipica delle classi medie, situata alla periferia di una grande città. E' quasi sera e, in questo vicolo completamente buio, la brace di una sigaretta nell'oscurità della notte illumina una sagoma appoggiata al nero dei muri - imbrattate da anni di risse, spintoni e insulti - le cui volute invisibili si alzano nel cielo come fiati di vapore. Dall'aria inquieta e pensierosa, con mani tremanti e sudate, osserva una vecchia fotografia che ritrae l'immagine di una figura a lui sconosciuta: una bambina che cammina su un molo di legno proteso nel mare il cui mistero della sua identità al momento sfugge alla sua memoria. Come una scia di orme rossastre che brillano sulla neve e si allontanano verso l'ignoto, con una luna vaporosa situata nel cielo avvolta nelle crepe di nubi plumbee...
    Leggendo Il gioco dell'angelo, romanzo gotico a tinte fosche dello scrittore spagnolo Carlos Ruiz Zafon, di figure evanescenti che vagano lungo la riva dell'insoddisfazione e che avvertono la presenza di una realtà che sarebbe presto diventata loro e che avrebbe colmato quel senso d'incompletezza delle loro esistenze, questa è l'immagine a che vedo non appena chiudo gli occhi. Sprazzi di una vita passata, lontana. Un impasto di pensieri e di sogni, di speranze e delusioni, sospeso nell'aria stagnante, impossibile d'annullare del tutto. Memoria di una vita rubata di un giovane e talentuoso scrittore, nonché storia di un ricordo che non è mai stato tale.
    Gioco di luci e ombre, d'immagini che si affacciano nelle frasi e che riportano nella vecchia e tenebrosa Barcellona che aveva segnato sia me sia il giovane David - estraneo ad aver commesso crimini che si possono ancora fiutare nelle mani e condannato a vagare per il mondo in fiamme che aveva sognato, in cambio di qualche moneta o di una promessa che adesso sembra la più dolce delle ricompense -, zeppo di distrazioni magiche e fantastiche, una suspense stupefacente e un ritmo implacabile, il romanzo si ammanta di un linguaggio che ha una sua particolare cadenza, di uno stile che svela un canto ipnotico che penetra nel lettore al punto tale d'immergerlo in uno stato fra il fascino e l'oblio, e di una spiccata predisposizione dell'autore nel suscitare, negli animi dei lettori, turbamento e allo stesso tempo magnetismo. Un racconto che non è altro che un esaltazione del godimento di narrare e del piacere della letteratura, un oscuro labirinto che, per opera di un disegno magistrale, appassiona e sconcerta, che rivela la passione dell'autore per Dickens e cattura chiunque creda nel potere dei libri. Asciutto, determinato e incalzante trasmette una piacevole inquietudine per tutto il tempo della lettura e, strutturato alla maniera dei romanzi della narrativa contemporanea, è ambientato in un epoca in cui il tempo e lo spazio scorrono a loro libero arbitrio.
    Romanzo che si presenta vicinissimo dalla vena che lo aveva reso apprezzato e famoso, Il gioco dell'angelo narra una storia che gioca tra il reale e l'assurdo, sentimentale e drammatica che è una nostalgica rievocazione del passato, nonché rivisitazione di un epoca irrecuperabile fatta di strani e oscuri personaggi, rivelazioni sconcertanti e patti stretti col diavolo. Trascina in un intero mondo di tenebre e ombre, fra le stanze polverose di una modesta e allo stesso tempo lugubre torre o fra le vecchie mura di una città semplice, come tante altre, ma che per me ha sempre suscitato un certo fascino: con le sue ville fatiscenti; librerie insormontabili e misteriose; stradine anguste e suggestive. E' inoltre evidente la meravigliosa sintonia fra l'autore, la propria ispirazione e la capacità ricettiva dei personaggi, che si rispecchiano perfettamente nei personaggi. Fantocci pallidi imprigionati in un pozzo oscuro. Un manipolo di ombre accomunati dall'insaziabile sete della lettura che hanno la stessa forma, la stessa voce, lo stesso volto e che, con la loro originalità, la loro vita, la loro oscurità interiore, riescono a catturare tutto ciò che li circonda.
    Le vicissitudini di un giovane scrittore pieno di ambizioni, sfortunato come il giovane Pip di Grandi speranze, e reso poco sensibile, che ci narra la sua storia quasi come una lunga e profonda meditazione sul senso della vita. Scritte in quelle che non sono altro che pagine della sua memoria, che si trascineranno nella sua memoria fino a quando esalerà il suo ultimo respiro, per poter così finalmente farlo fuggire nell'unico luogo dove né il cielo né l'inferno potranno mai trovarlo.

    La poesia si scrive con le lacrime, i romanzi con il sangue e la storia con le bolle di sapone.

    Per poter scrivere l'ennesima recensione di uno degli autori da me più amati negli ultimi tempi, ho atteso il momento più adatto in cui trovassi l'ispirazione e mi sedessi alla scrivania. Con un foglio bianco imprigionato in una finestra virtuale dalla luce vaporosa e la città afosa dietro le finestre, le parole e le immagini mi sgorgarono dalle mani come se avessero aspettato con rabbia nella prigione dell'anima. Le pagine fluivano senza coscienza né misura, senza altra volontà se non quella di stregare e avvelenare i pensieri e i sensi. Avevo smesso di pensare ai miei tormenti o alle mie preoccupazioni e adesso potevo scrivere per me e per nessun altro. Per dar fuoco al mondo e consumarmi per lui. Per riuscire a non tenere a freno il mio bisogno impellente di mettere nero su bianco, le mie nitide impressioni sull'ennesimo straordinario romanzo di Carlos Ruif Zafon.
    Leggendo ho potuto vedere quel mondo di pagine e sogni che l'autore ha meravigliosamente creato. Le sue storie, così intense ed estremamente evocative, rimarranno per sempre nel mio cuore, in quanto mi hanno permesso di scoprire la magia dei libri in cui basta oltrepassare una piccola porta e scoprire come, in realtà, la storia sia appena cominciata.
    A mano a mano, avevo la sensazione di percorrere passo dopo passo le vicissitudini di questo giovane. Riga dopo riga, avevo l'impressione che avesse imboccato senza saperlo la sua discesa in un abisso di insoddisfazione e follia. La sua lettura, infatti, appare quasi come un tentativo di ripercorrere il cammino di David all'indietro, un urlo disperato dalla cella della sua insoddisfazione morale per sfuggire al labirinto di gallerie che aveva scavato nella mente.
    Come Murakami, - con la sua prosa semplice, surreale e fantastica - per me, Carlos Ruiz Zafon è un compagno segreto a cui so di potermi affidare quando ho bisogno. La semplicità con cui riesce a rendere speciale persino qualcosa di inutile e insignificante, la caratterizzazione dei personaggi, la suspense e le immagini così vivide e nette di una Barcellona fuligginosa e tenebrosa sono quei punti forti e salienti che caratterizzano la sua prosa. Celebrano l'autore per la potenza della sua fantasia e che, nel corso degli anni, lo resero celebre nel panorama della narrativa contemporanea. Il gioco dell'angelo è la vivida testimonianza del racconto di un amore impossibile, di tradimenti, morti, odi e amicizia che, con un pizzico di drammaticità e una spruzzatina di romanticismo, ci lascerà con uno strano senso di vuoto. Con la certezza assoluta che di Zafon io non ne avrò mai abbastanza in quanto, tra pile di libri disposte in lunghe file, titoli ormai illeggibili - scoloriti dal tempo - che davano l'impressione di sapere di me molto più di quello che sapessi di loro e parole in lingue conosciute che non riuscivo ancora interpretare, con una storia capace di colpire persino i più cinici, feci della loro storia il mio cantuccio personale. Il mio rifugio personale nel momento del bisogno.

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    Gresi said on Jun 25, 2014 | Add your feedback

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    Anni Venti, in una Barcellona dalle atmosfere rese dalla nebbia invernale misteriose e cupe, il protagonista David cammina per la strada assorto nei suoi pensieri: è afflitto, angosciato ed insicuro. Ha comunque un grande sogno quello di diventare un ...(continue)

    Anni Venti, in una Barcellona dalle atmosfere rese dalla nebbia invernale misteriose e cupe, il protagonista David cammina per la strada assorto nei suoi pensieri: è afflitto, angosciato ed insicuro. Ha comunque un grande sogno quello di diventare uno scrittore. Comincia la sua esperienza in un piccolo giornale occupondosi dapprima della contabilità. Per un intreccio strano di eventi e di connessioni gli si offre la possibilità della pubblicazione di un racconto sui Misteri di Barcellona. Conferma il suo talento anche con successive novelle e un editore francese gli commissiona un'opera intrigante, di grande caratura, pregevole nei contenuti straordinaria nelle azioni, che potesse essere irriverente e blasfema, in modo che provochi reazioni fuori da ogni controllo. Questo turbinio di motivazioni porterà lo scrittore a mettere a repentaglio la propria vita e quelle dell'amata Cristina e della dolcissima sua collaboratrice Isabella ...
    Libro di ampio respiro ben strutturato e curato nei particolari conferma il successo del precedente libro, contrapponendo i temi del bene e del male esposti dai grandi autori ottocenteschi di cui Zafon con grande piacere cita.

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    Daria49 said on Jun 14, 2014 | Add your feedback

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    "Sai qual è il bello dei cuori infranti?"
    Domandò la bibliotecaria. Scossi la testa.
    "Che possono rompersi davvero soltanto una volta. Il resto sono graffi."

    Ho concluso con “Il gioco dell’angelo” la serie del “Il Cimitero dei libri dimenticati” e ...(continue)

    "Sai qual è il bello dei cuori infranti?"
    Domandò la bibliotecaria. Scossi la testa.
    "Che possono rompersi davvero soltanto una volta. Il resto sono graffi."

    Ho concluso con “Il gioco dell’angelo” la serie del “Il Cimitero dei libri dimenticati” e mi aspettavo molto di più. Il puzzle delle vicende non trova compimento, anzi lascia molti dubbi a quelle che sono state le storie raccontate ne “Il prigioniero del Cielo” e nel “L’Ombra del Vento”. Sebbene i tre libri non necessitino di una lettura consecutiva ma sono completamente indipendenti tra loro, mi aspettavo una certa visione globale al termine della trilogia. Questo è il più noir dei tre e racconta la serie di sfortunati eventi che è la vita di David Martin, scrittore della Barcellona di inizio ‘900.
    Belle le prime 200 pagine ma si perde completamente nell’ultima parte. Divertente il modo in cui tratta temi quali l’esoterismo, la religione e la superstizione; intelligenti i riferimenti a Dickens, Flaubert e alle sorelle Bronte; meraviglioso il modo si scrivere ma certo non è quello a cui ci aveva abituato con l’Ombra del Vento, che resta il migliore. Il Cimitero dei libri dimenticati mi mancherà, per quello che poteva essere e non è stato.

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    Phoenix said on Jun 1, 2014 | Add your feedback

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