Il gioco delle tre carte

Di

Editore: Sellerio (La memoria, 761)

3.6
(2527)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 208 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo

Isbn-10: 8838923345 | Isbn-13: 9788838923340 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Umorismo , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
Ritorna, e siamo alla seconda avventura dopo quella raccontata in «La briscola in cinque», la squadra di investigatori del BarLume di Pineta, detto anche «l’asilo senile». A parte il barista Massimo e la sua banconista, la bella e comprensiva Tiziana, il più giovane del gruppo è Aldo, ultrasettantenne gestore dell’Osteria Boccaccio. Seguono Nonno Ampelio, Pilade, il Del Tacca del Comune (per distinguerlo da altri tre Del Tacca), il Rimediotti. La loro attività, unica, più che principale, si svolge nel presidiare il BarLume e, senza sosta, dietro il paravento della partita a carte, passare al setaccio tutti gli avvenimenti di Pineta, in un pettegolezzo toscano senza eufemismi e senza ritrosie. Qualche volta resta nelle maglie fitte della rete, un fatto criminale. In realtà è Massimo, pronto all’intuizione ma svogliato all’azione, che è spinto a investigare, richiesto casualmente dal commissario Fusco. I vecchietti fanno da polo dialettico, disturbante e negativo, in un contraddire minuzioso che però facilita la sintesi: corale ambientazione umana, provinciale e deliziosamente antiglobalizzata (lenta, perditempo, senza nessuna preoccupazione di efficienza mezzo-fine). Uno sfondo di commedia italiana, a dei gialli enigmistici la cui soluzione è affidata alla virtù del ragionamento e alla fortuna del caso. Nel gioco delle tre carte un esercizio di abilità e di elusione fornisce lo schema generico per risolvere un enigma criminoso consistente nel nascondere ostentando. Nel corso di un congresso, si trova ucciso un vecchio professore giapponese. La chiave pare sia in un computer che non contiene niente di significativo.
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  • 4

    Aiuta a pensare

    Arrivata alla lettura in un momento di riflessioni, mi ha aiutato a fare quelle giuste. Poco c'entrano con il caso trattato, ma più con la vita e i pensieri del "barrista".
    Mi ha ricordato che nella v ...continua

    Arrivata alla lettura in un momento di riflessioni, mi ha aiutato a fare quelle giuste. Poco c'entrano con il caso trattato, ma più con la vita e i pensieri del "barrista".
    Mi ha ricordato che nella vita, come nella ricerca, ci vuole rigore, soprattutto con se stessi e che non si può farsi andare bene qualcosa che ci sembra illogica, perché poi il problema non arriva alla soluzione.

    ha scritto il 

  • 3

    Secondo capitolo dei delitti del Bar Lume. Il primo non mi aveva convinta al 100% e anche in questo caso ho provato un senso di insoddisfazione latente. I personaggi sono simpatici, l'ambientazione ca ...continua

    Secondo capitolo dei delitti del Bar Lume. Il primo non mi aveva convinta al 100% e anche in questo caso ho provato un senso di insoddisfazione latente. I personaggi sono simpatici, l'ambientazione carina, il linguaggio arguto... e allora cosa c'è che non va? Forse le storie sono eccessivamente semplici...forse troppo brevi. Forse la soluzione dà sempre un po' l'impressione di essere "calata dall'alto". Sinceramente non riesco a capire cosa esattamente non funzioni. So solo che non scatta quel qualcosa in più che mi fa dire di un libro - e tanto più di una serie - "cavoli, è proprio bello!!!". Questo è bello...perché lo è, per carità... ma non "proprio bello".

    ha scritto il 

  • 3

    Seconda avventura del barrista-detective di Pineta, Massimo Viviani, e del quartetto di anziani signori che lo accompagnano con i loro pettegolezzi. Questa volta la vittima viene da lontano, precisame ...continua

    Seconda avventura del barrista-detective di Pineta, Massimo Viviani, e del quartetto di anziani signori che lo accompagnano con i loro pettegolezzi. Questa volta la vittima viene da lontano, precisamente dal Giappone, per un congresso scientifico che si terrà in Toscana, ed inizialmente il suo decesso sembra un incidente, finché non si scopre essere stato vittima di un comune farmaco per lui letale a causa di un'allergia.
    Il giallo non è molto avvincente, sarà che lo stesso giapponese è comparso a malapena all'inizio del libro e non ha fatto in tempo ad interessare il lettore. Il punto forte dei romanzi di Malvaldi restano l'ironia toscana, le battute pungenti del quartetto e il fascino del barrista -forse per l'identificazione con l'attore Timi nelle puntate che ho guardato prima della lettura dei libri. Nel complesso le trovo letture piacevoli e rilassanti.

    ha scritto il 

  • 3

    Come giallo è praticamente inesistente, ma mi piace il mondo dei personaggi, le chiacchiere, i ricordi, l'universo familiare che Malvaldi presenta; ho letto frequenti paragoni con Montalbano e Cam ...continua

    Come giallo è praticamente inesistente, ma mi piace il mondo dei personaggi, le chiacchiere, i ricordi, l'universo familiare che Malvaldi presenta; ho letto frequenti paragoni con Montalbano e Camilleri, ma secondo me non ci sta, è molto più simile a Vitali come stile.

    ha scritto il 

  • 2

    Tra la serialità proposta da Camilleri e quella di Malvaldi, è inutile dire che c'è un abisso; no, ma che dico: anni luce. Mi è impossibile non metterli a confronto: presa dalla curiosità per questi d ...continua

    Tra la serialità proposta da Camilleri e quella di Malvaldi, è inutile dire che c'è un abisso; no, ma che dico: anni luce. Mi è impossibile non metterli a confronto: presa dalla curiosità per questi due autori, mi sono sparata i primi due romanzi delle loro serie senza soluzione di continuità; vabbè, mea culpa. È ovvio che, in realtà, non dovrei assolutamente paragonare il mondo di Montalbano con quello del BarLume e viceversa, non solo perchè la mia opinione perde palesemente di oggettività, ma anche perché Malvaldi ne esce fuori irrimediabilmente dilaniato, sconfitto, disintegrato.

    Nel contempo, anche se cerco di vestire la mia ingombrante e inutile opinione con una qualche parvenza di obiettività, Malvaldi non ne esce molto bene comunque. L'esordio con La briscola in cinque mi aveva incuriosito e, trasportata da questa curiosità priva di aspettative negative e/o positive, devo dire che la familiarità dialettale, la creazione di un mondo in cui mi ci ritrovo senza alcun tipo di estraneità, l'ironia toscana sempre brillante e mai fuori luogo mi avevano fatto prendere abbastanza bene, escludendo il fatto che l'assassino fosse palesemente palese. Non facendomi troppe pretese, ho dunque visto La briscola in cinque per quello che è: un romanzetto da spiaggia godibile e leggero che si legge in poco tempo. Di conseguenza, avevo preso Malvaldi in simpatia, sebbene mi fossi fatta l'idea che mi sarei potuta aspettare di più da Il gioco delle tre carte.

    Niente, questo secondo romanzetto mi è piaciucchiato, ma non è davvero niente di che. Per me Malvaldi, con la serie del BarLume, non fa letteratura; è solo uno scrittorino che ha avuto il culo di creare – da buon chimico – la formula perfetta per vendere durante l'estate e la Sellerio ci si è buttata sopra come le api sul miele. Mi sa proprio di soldi facili senza troppo impegno intellettuale e di mancanza di vocazione per la professione dello scrittore in toto, addirittura svilente per chi ci prova sul serio. Non so, probabilmente sono esagerata, Malvaldi non se lo merita sicuramente e non ce l'ho con lui; però il suo prodotto di bassa qualità e la distribuzione massiccia che se ne fa mi hanno fatto solo pensare ad una mera manovra editoriale andata a buon fine, come tante altre. Ricordo solamente che dal 2007 al 2015 La briscola in cinque è arrivata alla quarantesima edizione: roba da pazzi.

    Una cosa che odio quando leggo è che mi si infili in testa l'idea che quello che sto leggendo mi stia solamente facendo perdere tempo, perché non mi sta dando nulla. Con Il gioco delle tre carte non è andata proprio così, ma ci siamo vicino.

    Proverò più avanti Odore di chiuso, così vediamo come lo scrittorino se la cava con qualcosa che esula dal mondo del BarLume.

    ha scritto il 

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