Il giorno dei Trifidi

Romanzo

Di

Editore: A. Mondadori (Oscar 588 - Oscar fantascienza )

4.1
(746)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 228 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese , Tedesco , Catalano , Olandese , Russo , Giapponese , Chi tradizionale , Ceco , Polacco

Isbn-10: A000057052 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Narrativa & Letteratura , Horror , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
Ristampa: 1978
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  • 4

    Buena novela post-apocalíptica que tiene el valor añadido de ser una de la precursoras del género y sin duda ha tenido su influencia en obras literarias y cinematográficas posteriores. Aparte de los c ...continua

    Buena novela post-apocalíptica que tiene el valor añadido de ser una de la precursoras del género y sin duda ha tenido su influencia en obras literarias y cinematográficas posteriores. Aparte de los ciegos de Saramago recuerda mucho al género zombi que todavía no existía cuando se publicó la novela. Veo muchas similitudes con The Walking Dead, por ejemplo. El punto de originalidad lo dan los trífidos, está bien que sean plantas la mayor amenaza para la humanidad. Por cierto, una muestra de las tonterías que se me pasan por la cabeza en ocasiones. Leyendo me he preguntado, desde el punto de vista de un trífido ¿que estará mas rico un vegano o un carnívoro? me gustaría saberlo.
    Termino con el principio porque la frase inicial es brillante, es una de las que se recuerdan. "Cuando un día que usted sabe que es miércoles comienza como si fuese domingo, algo anda muy mal en alguna parte".

    ha scritto il 

  • 3

    I trifidi sono più intelligenti degli umani

    I trifidi sono vegetali molto strani: alla base sono muniti di tre protuberanze dalla punta rossa, sulle quali possono spostarsi con una goffa andatura traballante. Sono piante carnivore, e molto peri ...continua

    I trifidi sono vegetali molto strani: alla base sono muniti di tre protuberanze dalla punta rossa, sulle quali possono spostarsi con una goffa andatura traballante. Sono piante carnivore, e molto pericolose: proiettando il loro aculeo, velenoso come il morso di un cobra, possono uccidere un uomo, e nutrirsi dei tessuti in decomposizione. Una sera la Terra attraversa un incredibile sciame di meteoriti verdi, una visione affascinante che nessuno vuole perdere. Il mattino dopo, l’orrore: tutti sono diventati ciechi, tranne i pochi che, x fortunate circostanze, non hanno osservato il fenomeno. I trifidi approfittano della situazione, e gli umani smarriti cercano di proteggersi e ricostituire una società. L’idea di un’umanità cieca ostaggio di piante carnivore deambulanti, senzienti, capaci di comunicare fra loro e dotate di una primitiva forma d’intelligenza è geniale, ma la società post apocalittica che Wyndham prospetta è più spaventosa di un modo popolato dai trifidi. I vedenti sopravvissuti dovrebbero riunirsi, prendendo con sé gruppi di ragazze cieche, ma in grado di generare figli sani. Tutte le donne dovrebbero restare incinte, vedenti o meno, e occuparsi della prole. La società sarebbe così trasformata in un allevamento di femmine fattrici e maschi da riproduzione, come in una fattoria di bovini. I protagonisti non sono scandalizzati dalla privazione del libero arbitrio, ma dalla possibilità che relazioni multiple siano considerate immorali. Bill, l’ego narrante, vaga tra diversi gruppi: i militaristi fautori della riproduzione forzata, i caritatevoli che cercano invano di soccorrere i ciechi, i fanatici religiosi che vivono in una villa isolata. Negli anni ’50 l’apocalisse è la bomba atomica, e Wyndham cerca di ipotizzare possibilità diverse di sopravvivenza, ma l’analisi sociologica è noiosa. I dialoghi e gli ideali dei protagonisti sono inaccettabili, banali, maschilisti e di una stupidità irritante, con un finale scontato.

    ha scritto il 

  • 5

    Il giorno dei trifidi, capolavoro di John Wyndham del 1951, rientra a pieno titoli nella rosa dei libri che hanno reso grande la fantascienza. Non siamo di fronte a navicelle spaziali o a innovazioni ...continua

    Il giorno dei trifidi, capolavoro di John Wyndham del 1951, rientra a pieno titoli nella rosa dei libri che hanno reso grande la fantascienza. Non siamo di fronte a navicelle spaziali o a innovazioni scientifiche che hanno cambiato la vita all’umanità, ma il concetto di entità aliena e il progresso della scienza (in questo caso nell’ambito di quella che oggi chiameremo bioingegneria) permea ogni pagina e si palesa nella figura dei trifidi, piante deambulanti, verosimilmente senzienti, che mettono in atto una lenta conquista del nostro pianeta.
    La prima mossa è il loro progressivo e innocuo inserimento nel nostro habitat. A partire dalla loro comparsa, una manciata di anni prima dello svolgimento della storia, i trifidi sono proliferati sia in forma selvatica nei campi incolti e nella boscaglia sia in vere e proprie coltivazioni. Solo successivamente l’uomo, finora interessato più alle proprietà industrialmente sfruttabili della pianta che non alla sua biologia né tantomeno alle sue origini, si accorge che la forma adulta dei trifidi è in grado di camminare, ha un aculeo velenoso che provoca morte pressoché istantanea e, forse, ha capacità comunicative. Già solo questo sarebbe un bel problema (oltre che una trama fatta e finita), ma il piano di conquista prevede una seconda mossa, narrativamente molto più affascinante. Il presupposto sul quale si fonda risiede nell’aver individuato la vista come unico vantaggio degli uomini rispetto ai trifidi. Non il cervello quindi, di cui con ogni probabilità anche loro sono dotati, non il linguaggio, avendo anche loro sviluppato un peculiare sistema di comunicazione, non il pollice opponibile e la conseguente capacità dell’uomo di utilizzare oggetti e costruirne di nuovi, che evidentemente a loro non serve. Quello che rende gli uomini ancora superiori e che li protegge dai trifidi è la vista.
    Non è mio intento stabilire quale sia il reale vantaggio evolutivo sviluppato dalla specie umana per diventare quella dominante, né aprire una discussione su quanto siano ugualmente abili i non vedenti, e immagino non fosse neanche lo scopo del romanzo. Perciò prendiamo per buono quanto i trifidi stessi credono: il fattore cruciale che impedisce la loro ascesa è che gli umani ci vedono. In effetti, la cosa può avere un senso se si considera che la sola tecnica di attacco dei trifidi consiste nell’aspettare che qualcuno passi loro accanto per poter usare l’aculeo.
    Da qui la seconda mossa, ossia la pioggia di meteoriti verdi.
    Se state storcendo il naso perché vi sa di già visto o già letto tornate alla prima frase di questa recensione e soffermatevi sulla data di pubblicazione: 1951. Se vi sa di già visto o già letto forse è perché Wyndham lo ha scritto.
    È proprio la pioggia di meteoriti verdi lo snodo fondamentale della trama e l’evento che offre più spunti di riflessione.
    Dopo lo splendido spettacolo che il fenomeno regala (e che proprio per questa sua bellezza ed eccezionalità richiama un gran numero di spettatori e innesca un tam-tam mediatico), l’effetto principale è che la mattina successiva chiunque lo abbia visto si sveglia cieco. Solo chi, per un motivo o per un altro, non ha assistito all’evento conserva la vista, rimanendo uno dei pochi vedenti del pianeta.
    È il caso di Bill, che la notte dei meteoriti si trovava bendato in un letto d’ospedale in seguito a un intervento proprio agli occhi. Il suo risveglio è traumatico, ma lui non può sapere che lo è molto meno di quello della maggior parte delle persone. Solo e impaurito, si aggira per una Londra immobile e deserta. Niente macchine, niente mezzi pubblici, niente negozi. Gli unici suoni che sente sono urla e pianti. Pian piano inizia a incontrare qualcuno per le strade e non ci mette molto a capire quello che sta succedendo, ma non sa che la privazione della vista porterà presto gli uomini a dividersi in forti e deboli, in chi ha ancora la possibilità di sopravvivere e chi invece è destinato a soccombere.
    Da questa inevitabile distinzione deriva il quesito morale più grande: in un mondo in cui è chi ci vede a stabilire le nuove regole, cos’è giusto fare nei confronti di chi ha perso la vista? È corretto impiegare tempo, risorse ed energie per aiutare chi non è più in grado di provvedere alla propria sussistenza? Oppure, trattandosi di un numero troppo grande per i pochi vedenti rimasti, questi dovrebbero abbandonare gli altri al loro destino e concentrarsi sulla sopravvivenza propria e della specie umana, magari fondando nuove comunità da cui ripartire?

    “Chi ha il diritto di giudicare quali di noi furono più brutali? Quelli che videro l’immediata responsabilità e rimasero o quelli che pensarono a una responsabilità più lontana e se ne andarono?”

    Vengono tentate, con maggiore o minore fortuna, entrambe le strade. Ma una cosa è evidente: nel caos che segue, i trifidi c’entrano poco o nulla. È infatti uno scontro di uomini contro uomini quello che domina gran parte del libro e che mostra una volta di più come, quando l’ordine va a farsi benedire, sia l’uomo la più grande minaccia per se stesso: con un codice morale in bilico come la società da cui deriva, si dimostra aggressivo e meschino, poco incline alla collaborazione, se non forzata. Non mancano infatti scontri tra vedenti e vedenti per il dominio sul nuovo mondo, ma anche tra vedenti e non vedenti, con i primi che si autoproclamano capi e sono pronti a redigere nuove leggi e nuove condotte morali, e i secondi che vanno letteralmente a caccia di chi ci vede per poterlo usare come guida/schiavo personale.

    “Quello che colpisce di più è il rendersi conto della rapidità, della facilità, con cui abbiamo perso un mondo che sembrava saldo e sicuro.”

    Intanto i trifidi attendono nell’ombra, pronti a colpire.

    ha scritto il 

  • 4

    Convincente romanzo di fantascienza (post)apocalittica,mi ha fatto riscoprire il gusto per questo genere di letture un po' abbandonato negli ultimi anni.
    Nell'Inghilterra del secondo dopo guerra dopo ...continua

    Convincente romanzo di fantascienza (post)apocalittica,mi ha fatto riscoprire il gusto per questo genere di letture un po' abbandonato negli ultimi anni.
    Nell'Inghilterra del secondo dopo guerra dopo una notte in cui i cieli sono solcati dalla caduta di comete (o satelliti?),gran parte dell'umanità si ritrova cieca mentre una specie vegetale potenzialmente mortale (i trifidi), coltivata fino a quel momento per profitto, comincia a contendere sempre più spazio ai sopravvissuti ancora in grado di vedere.
    Pur senza grandi effetti speciali mi è proprio piaciuto questo libro; belle le pagine in cui questa vegetazione ostile sembra impossessarsi dei manufatti umani (pensare che il libro è del 1951 e anticipa in pratica l'argomento del recentissimo Il mondo senza di noi, profetico), ma notevoli anche tutte le considerazioni del protagonista sulla fine della morale e delle istituzioni correnti per trovare una nuova forma di coesistenza (chi propone un neofeudalesimo, chi l'isolamento). Molto interessante.

    ha scritto il 

  • 4

    Trifidi = zombie

    Premessa : non sono amante della fantascienza e detesto nel senso più ampio del termine il genere horror in tutte le sue manifestazioni...libri, fumetti, zombie e serie televisive.
    Tornando al libro… ...continua

    Premessa : non sono amante della fantascienza e detesto nel senso più ampio del termine il genere horror in tutte le sue manifestazioni...libri, fumetti, zombie e serie televisive.
    Tornando al libro… perché l’ho letto?!
    Era un regalo provocatorio :)

    La prima parte, davvero molto bella ed emozionante, crea una suspense che poi prosegue in modo altalenante, rapidamente, con un susseguirsi di azioni, spostamenti, incontri, spesso prevedibili intervallati da qualche battuta banale e fuori luogo. Pazienza!
    Però…è una lettura molto scorrevole, infatti l’ho letto in due giorni.
    A parte qualche considerazione sulla formazione di società post-apocalittiche e sul senso etico-morale dei sopravvissuti, non mi ha fatto molto riflettere. Ho preferito Il signore delle mosche in cui l’azione è minima, le descrizioni piene di suspense e notevoli le riflessioni sull’organizzazione di nuove società.

    Non commento la copertina… altrimenti dovrei togliere una stellina :)

    ha scritto il 

  • 4

    Nel suo genere (il post-apocalittico), è un classico.
    Leggendolo, mi sono accorto di come tanti, direttamente o indirettamente, hanno attinto da qui.
    I trifidi sono solo un pretesto, come ogni buon ro ...continua

    Nel suo genere (il post-apocalittico), è un classico.
    Leggendolo, mi sono accorto di come tanti, direttamente o indirettamente, hanno attinto da qui.
    I trifidi sono solo un pretesto, come ogni buon romanzo di questo genere, il vero tema è la società (oltre che la paura della precarietà della civiltà), affrontato secondo me molto bene.
    Narrativamente è ottimo: la scrittura è semplice e gradevole, il ritmo perfetto. Manca forse di emotività, a parte un paio di momenti drammatici particolarmente riusciti.

    Secondo me, ogni appassionato di fantascienza dovrebbe leggerlo, è invecchiato benissimo, riuscendo a mantenere diversi spunti interessanti anche ai giorni d'oggi.
    Forse qualche cliché di troppo, in realtà però giustificabile e funzionale alla trama.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Molto bello, davvero! La scusa di utilizzare la fantascienza (o il fantastico in generale) per fare una critica/valutazione sulla società contemporanea dell'autore è vecchia come il mondo, ovviamente. ...continua

    Molto bello, davvero! La scusa di utilizzare la fantascienza (o il fantastico in generale) per fare una critica/valutazione sulla società contemporanea dell'autore è vecchia come il mondo, ovviamente. Eppure qui il tutto è reso molto bene, con la scusa dell'avvento dei trifidi (tra l'altro, nati per colpa dell'uomo) che fa da base all'analisi di una società che viene privata improvvisamente di (quasi) tutte le convenzioni e le comodità, e i cui soggetti sono costretti a sopravvivere dovendo ricreare l'organizzazione sociale di base. Insomma, una visione post-apocalittica che, pur essendo scritta a metà '900, è totalmente attuale. Ne è valsa la pena.

    ha scritto il 

  • 5

    Quando si dice un capolavoro

    Non ci sono alieni assurdi, o viaggi intergalattici. Il romanzo si svolge sulla Terra e la minaccia è frutto solo dell'intervento umano. Questo fantastico romanzo, che fin dall'inizio getta (letteralm ...continua

    Non ci sono alieni assurdi, o viaggi intergalattici. Il romanzo si svolge sulla Terra e la minaccia è frutto solo dell'intervento umano. Questo fantastico romanzo, che fin dall'inizio getta (letteralmente) il lettore dentro l'azione pura in una dimensione adrenalinica e carica di suspence, è uno di quei classici che hanno fatto la storia della SF. Assolutamente da leggere. La tensione resta alta fino alla fine. Dalla storia sono stati ricavati due film.

    ha scritto il 

  • 4

    Quasi profetico....

    Un buon romanzo di fantascienza (distopica) che dietro ad una trama abbastanza esile nasconde due grandi idee:la prima è rappresentata dai trifidi, mostruose piante in grado di uccidere e mangiare gli ...continua

    Un buon romanzo di fantascienza (distopica) che dietro ad una trama abbastanza esile nasconde due grandi idee:la prima è rappresentata dai trifidi, mostruose piante in grado di uccidere e mangiare gli esseri umani e la seconda è data dall'intonazione post apocalittica del finale, in quanto,come purtroppo accade anche nella realtà, anche in questa grande sciagura nascono reucci e ras che vogliono sfruttare il dolore e la distruzione per instaurare il loro potere.

    Se nel complesso "I figli dell'invasione" è superiore come portata teorica qui troviamo più azione e una trama che, per quanto leggera, si dipana in maniera agile e veloce.

    Comunque superiore a quasi tutti i suoi moderni epigoni...

    ha scritto il