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Il giorno dei Trifidi

Di

Editore: Fanucci

4.1
(657)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 313 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese , Tedesco , Catalano , Olandese , Russo , Giapponese , Chi tradizionale , Ceco , Polacco

Isbn-10: 8834710177 | Isbn-13: 9788834710173 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Maurizio Nati

Genere: Fiction & Literature , Horror , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
Bill Masen si risveglia in ospedale. Dopo essersi ristabilito da alcuniproblemi agli occhi, si accorge che uno strano silenzio lo circonda. Si togliele bende e l'orrore lo attende: il mondo è diventato cieco in seguito a unapioggia di meteore, la civiltà sembra approssimarsi alla fine, in attesa di unfuturo violento e caotico. Ma vi è una minaccia persino maggiore: i Trifidi,piante geneticamente modificate che si nutrono degli esseri umani, si sonoaccorte del loro vantaggio ecologico e si apprestano a occupare lo spaziovitale di cui hanno bisogno...
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  • 5

    Avete visto la copertina? Avete letto la quarta? Toglietevele dalla testa perchè non c'entrano nulla col libro. È vera e propria pubblicità ingannevole: i trifidi non vengono dallo spazio, non sono kraken volanti viola e di base quello che il lettore viene preparato ad aspettarsi non succede.
    ...continua

    Avete visto la copertina? Avete letto la quarta? Toglietevele dalla testa perchè non c'entrano nulla col libro. È vera e propria pubblicità ingannevole: i trifidi non vengono dallo spazio, non sono kraken volanti viola e di base quello che il lettore viene preparato ad aspettarsi non succede.
    L'altra possibilità è che la quarta sia stata scritta da qualcuno che guardava il film tratto dal libro mentre correggeva la traduzione de La Corona di Mezzanotte, e questo spiegherebbe tante cose.
    Sono quindi costretta a raccontare un minimo di trama di questo libro scritto nel 1951: Bill Masen è un biologo, vive a Londra in un mondo dove parte dell'economia è cambiata a seguito della creazione dei trifidi, ossia piante nate in laboratorio selezionando le qualità più utili agli umani.
    Piccolo problema: i trifidi non sono semplici piante, sono veri e propri organismi vegetali dotati di intelligenza, capaci di muoversi, velenosi e - soprattutto - carnivori. Una minaccia gestibile grazie all'unico senso che rende gli umani superiori: la vista.
    Questo nemico dell'umanità non viene dallo spazio ma è stato creato dall'umanità stessa, arrogante e non solo certa della propria superiorità, ma incapace di riconoscere la pericolosità di una razza ritenuta inferiore.
    Quando la pioggia di metoriti - e anche qui non è esattamente una calamità venuta dall'universo profondo - causa la ciecità della popolazione, il mondo cambia radicalmente: Bill (scampato alla catastrofe grazie ad un ricovero ospedaliero) si trova all'improvviso in un ecosistema che da un giorno all'altro vede la fine degli umani come specie dominante. I ciechi vagano disperati nelle città e la percentuale di vedenti è così bassa da rendere fisicamente impossibile occuparsi di loro, tant'è che Bill e Josella (altra vedente) sono costretti all'inizio a non palesarsi, e in seguito a dover scegliere tra due linee di condotta opposte: quella di Beadley, votata alla sopravvivenza anche a costo di abbandonare i ciechi al loro destino, e quella di Cokey, violento fanatico pronto ad imprigionare i vedenti pur di aiutare le vittime. Ma ci sono anche gradevoli sfumature, come 'teniamo le donne perchè in grado di partorire figli non ciechi e abbandoniamo i maschi a morire'.
    Su tutto la minaccia dei trifidi, che mentre gli uomini cercano la direzione da prendere fanno la loro mossa per la conquista del pianeta: più numerosi e ormai superiori alla maggior parte delle persone, sono il nemico supremo sempre dietro l'angolo, sempre intorno a te.
    E capace di imparare.

    Il libro quindi si offre a diverse chiavi di lettura: c'è l'analisi della società e della reazione dei singoli (e della collettività) di fronte alla tragedia inaspettata, ci sono i tentativi di salvare il salvabile, rendersi conto che - per sopravvivere - è necessario fare un passo indietro nell'evoluzione sociale.
    E c'è la condanna di un'umanità che, al massimo della propria arroganza e ciecità metaforica, ha creato il proprio nemico mettendosi a giocare in un campo dove - non essendo Dio - non era in grado di controllare tutte le conseguenze. E sì, tutto questo lo fa nel 1951.
    I trifidi sono una figura interessante e quietamente terrificante: più che mostri venuti dagli abissi ricordano gli zombie... ma peggiori perchè dotati di intelletto.

    Nota di curiosità: pensavante che l'inizio di The Walking Dead ricalcasse quello di 28 Giorni Dopo? Errore, entrambe le scene dei protagonisti che si svegliano in ospedale per trovarlo vuoto e fuori c'è stata la fine del mondo sono una citazione a questo inizio.
    Insomma, a me questo libro è piaciuto proprio tanto e ve lo consiglio

    ha scritto il 

  • 3

    Vecchio classico della sci-fi ripubblicato in nuova veste nella nuova collana oscar I grandi della fantascienza (la cui quarta di copertina, sia detto per inciso, non corrisponde al romanzo se non in minima parte) e che propone uno scenario catastrofico mondiale in cui la maggior parte dell'umani ...continua

    Vecchio classico della sci-fi ripubblicato in nuova veste nella nuova collana oscar I grandi della fantascienza (la cui quarta di copertina, sia detto per inciso, non corrisponde al romanzo se non in minima parte) e che propone uno scenario catastrofico mondiale in cui la maggior parte dell'umanità ha perso la vista ed è divenuta preda di una nuova specie vegetale.
    Più che un'apocalisse fantascientifica, però, l'autore vuole suscitare una scomoda riflessione: i fortunati rimasti in grado di vedere dovrebbero - in una simile situazione di pericolo - accollarsi le sorti dei non vedenti o investire le proprie forze nella ricostituzione di una società attiva? E' davanti a questo dilemma che si trova il protagonista, Bill Masen, biologo che non ha assistito allo spettacolo di scie verdi che sembra essere l'origine della comune cecità.

    Recensione completa e più approfondita di Sakura sul blog:
    http://www.lastambergadeilettori.com/2014/09/il-giorno-dei-trifidi-john-wyndham.html

    ha scritto il 

  • 3

    Premetto che la sinossi riportata nella quarta di copertina si riferisce probabilmente allo stesso libro scritto da John Wyndham in un Universo B, poiché, degli eventi riportati, nel romanzo non se ne trova mezzo. I trifidi sono una specie vegetale nata, si presume nel corso della storia, da vant ...continua

    Premetto che la sinossi riportata nella quarta di copertina si riferisce probabilmente allo stesso libro scritto da John Wyndham in un Universo B, poiché, degli eventi riportati, nel romanzo non se ne trova mezzo. I trifidi sono una specie vegetale nata, si presume nel corso della storia, da vantaggiosi incroci testati dall'uomo, e i cui semi si sono diffusi per via aerea a causa di un errore umano. Un errore umano, probabilmente la distruzione di satelliti militari, è anche la causa delle scie verdi (dai Governi giustificate come "piogge di meteoriti") che hanno ridotto in stato di cecità chiunque le abbia guardate, ossia la quasi totalità della popolazione mondiale. I trifidi, evoluti in modi impensabili e pericolosi, si sono semplicemente adattati a una situazione che li ha improvvisamente resi più adatti degli uomini - ormai privi del senso che impediva loro di diventare preda della nuova specie - alla sopravvivenza. In questo senso va dunque inteso il titolo del romanzo.

    Chiarito ciò, più che un'apocalisse fantascientifica Wyndham propone una scomoda riflessione in cui i trifidi giocano un ruolo superficiale: se una piccola percentuale di esseri umani sopravvivesse del tutto illesa a una catastrofe che ha reso inabile il resto dell'umanità, dovrebbe lasciare quest'ultima al suo ineluttabile destino di inedia e morte oppure farsi carico per sempre delle vite di chi non è stato altrettanto fortunato? Detto in altre parole: meglio attrezzarsi contro un futuro incerto costituendo una comunità caritatevole insieme a chi non può contribuirvi se non in minima parte o dimenticare ogni precedente paradigma morale per costruire una società funzionale di membri attivi?
    È innanzi a dilemmi del genere che si ritrova Bill Masen, biologo, che non ha assistito allo spettacolo di scie verdi perché ricoverato in ospedale per un incidente alla vista dovuto proprio al veleno dei trifidi. Al suo risveglio, nel fatidico giorno successivo all'incidente, scopre una Londra popolata da ciechi che barcollano per le strade in cerca di cibo, prede inermi e succulente per i trifidi che, seppur potenzialmente pericolosi, fino a quel momento erano stati perfettamente controllabili. Insieme a Josella, giovane scrittrice, si ritrova ben presto a dover scegliere se seguire Beadley, che propone un modello di società funzionale ma crudele, oppure il fanatico Coker, che a costo di usare metodi violenti vuole creare una comunità che si prenda cura del maggior numero di ciechi possibile.

    Il giorno dei trifidi, pubblicato nel 1951 e da tempo fuori catalogo in Italia fino a questa ristampa nella nuova collana di Oscar Mondadori dedicata alla fantascienza, non è certo una lettura mozzafiato. Se si finge di considerare seriamente una minaccia costituita da piante che camminano, permette qualche riflessione un volta chiuso il romanzo, cosa non frequentissima, motivo per cui ne consiglio la lettura. Si spera che Mondadori investa un po' d'impegno in più nel lodevole progetto di riportare la fantascienza in libreria: una gaffe grossolana come questa quarta di copertina totalmente errata non è ammissibile.

    Recensione pubblicata anche su
    http://www.lastambergadeilettori.com/2014/09/il-giorno-dei-trifidi-john-wyndham.html

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Un capolavoro della fantascienza uscito nel 1951. Leggete il primo capitolo: quanti hanno preso ispirazione da questo libro per produzioni molto più recenti? Basta sostituire i ciechi presenti nel libro con degli zombie e avrete l'inizio di film come "28 giorni dopo" o di serie a fumetti e Tv com ...continua

    Un capolavoro della fantascienza uscito nel 1951. Leggete il primo capitolo: quanti hanno preso ispirazione da questo libro per produzioni molto più recenti? Basta sostituire i ciechi presenti nel libro con degli zombie e avrete l'inizio di film come "28 giorni dopo" o di serie a fumetti e Tv come "The Walking Dead" ed altri.
    Libro emozionante dove la fantascienza è quasi un pretesto per un trattato sociologico dove descrivere la reazione e la riorganizzazione di pochi umani scampati alla catastrofe. Da leggere assolutamente.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Dopo anni e anni ho finalmente riletto Il giorno dei trifidi... Che dire, forse non dovrei rifarlo, visto che la realtà annienta implacabilmente ogni memoria. Me lo ricordavo diverso, il romanzo, forse migliore. Ma vedevo tutto con occhi vergini e ignoranti... Non voglio dire però che IGDT ...continua

    Dopo anni e anni ho finalmente riletto Il giorno dei trifidi... Che dire, forse non dovrei rifarlo, visto che la realtà annienta implacabilmente ogni memoria. Me lo ricordavo diverso, il romanzo, forse migliore. Ma vedevo tutto con occhi vergini e ignoranti... Non voglio dire però che IGDT sia brutto solo perché oggi so due cose e mezza di più. Il guaio è che con la vecchiaia sto diventanto iperesigente... Quindi Wyndham non ha colpe.

    O meglio, qualcuna l'ha, per esempio quei capitoli riassuntivi di eventi avvenuti fuori dal PDV del protagonista e io narrante. Il dire e non il far vedere... Certo i capitoli sono ben inseriti, e sono logici (mica poteva passare a una narrazione in terza per farci vedere quelle scene, visto che il romanzo è narrato in prima persona?), ma avrei consigliato all'autore di gestirli attraverso uno scambio di battute tra personaggi.

    Comunque, il romanzo è avvero bello e chissene se c'è qualche magagna tecnica (fra cui pure uno strafalcione... ma lo chiamerei più caduta stlistica). La nostra civiltà viene annientata da dei lampi verdi che accecano quanti si soffermino lì a mirarli rapiti dalla meraviglia, e solo pochi fortunati avranno salva la vista. Mentre il mondo sbanda nell'oscurità, grava su tutto l'ombra dei trifidi, vegetali ambulanti dotati di aculei velenosi, pericolosi prima e mille volte pericolosi adesso perché la gente non può vederli.

    Le riflessioni morali con cui devono combattere i sopravvissuti sono il vero succo del romanzo. Cosa fare, in questi casi? Aiutare i ciechi fiché si può, o pensare ad aiutarsi tra sani, per rifondare una parvenza di civiltà? E l'autore fa vincere la causa giusta, quella della fredda logica della scienza. Non a caso la salvezza partirà da un'università.

    E poi c'è il mondo che si putrefà, una visione apocalittica che mi ha ricordata quella di La nube purpurea (altro inglese... si vede che quella gente ha il senso per queste cose). Mi ha convinto poco la rapidità con cui la natura prende il sopravvento sulle città.

    Inoltre, grave mancanza, la faccenda dei trifidi resta più o meno inspiegata: cosa sono, da dove vengono, e cosa stanno facendo? Sembra che la loro creazione sia da imputarsi all'Uomo, ma non c'è niente di certo. Inoltre, sembrano avere una qualche colpa nel disastro, ma verso la fine del romanzo il protagonista ipotizzerà che i lampi verdi siano stati causati dai satelliti militari.

    Questa vaghezza non mi ha convinto molto. In Wyndham ho sempre trovato una spiegazione chiara ai suoi misteri, o delle teorie che lasciano ben poco spazio all'intraprendenza riflessiva del lettore. E malgrado ciò, gli do quattro stelle perché, pur con cose che ho trovato personalemente migliorabili, resta un romanzo suggestico e terribile.

    ha scritto il 

  • 4

    Unica pecca: i tentacoli in copertina!

    Mai noioso. Nemmeno quando l'autore si profonde in filosofiche considerazioni, tra l'altro molto interessanti. Un testo che non risente per niente degli anni trascorsi: i trifidi rivestono il ruolo che gli zombi hanno nelle opere più moderne. Per dire, gli inizi di 28 giorni dopo e The ...continua

    Mai noioso. Nemmeno quando l'autore si profonde in filosofiche considerazioni, tra l'altro molto interessanti. Un testo che non risente per niente degli anni trascorsi: i trifidi rivestono il ruolo che gli zombi hanno nelle opere più moderne. Per dire, gli inizi di 28 giorni dopo e The walking dead sono ripresi dall'incipit di questo libro. E pure Saramago con il suo Cecità è abbondantemente in debito con questo classico della fantascienza, avvincente e con un finale strepitoso. A sua volta Wyndham prende spunto da un racconto di H.G.Wells, Il paese dei ciechi (1904), e lo dichiara a pag.74.

    ha scritto il 

  • 5

    Un grande classico della fantascienza finalmente torna sugli scaffali delle librerie: sempre una bella notizia nel panorama un po' asfittico della SF in Italia!
    Il romanzo risale agli anni '50 (del secolo scorso), malgrado ciò, pur essendo molto evidente l'atmosfera di quegli anni che l'aut ...continua

    Un grande classico della fantascienza finalmente torna sugli scaffali delle librerie: sempre una bella notizia nel panorama un po' asfittico della SF in Italia!
    Il romanzo risale agli anni '50 (del secolo scorso), malgrado ciò, pur essendo molto evidente l'atmosfera di quegli anni che l'autore pone a base della storia, il discorso che ne viene fuori è assolutamente universale e suona attuale malgrado il lungo tempo trascorso. In effetti qui non si parla di fantascienza, nel senso strettamente letterale del termine, il discorso è assolutamente di tipo sociale, l'autore immagina l'evoluzione della vita all'alba di un grande evento distruttivo che potrebbe facilmente portare l'essere umano all'estinzione: come reagiranno i singoli? ed i gruppi?
    Il tutto è raccontato con scioltezza e partecipazione ed un gran senso dell'azione e della suspense, con un'idea geniale: cos'è che fa più paura, il contatto con i pericolosi sopravvissuti od i misteriosi vegetali assassini?
    E' un romanzo da leggere assolutamente e non è consigliato esclusivamente ai fan del genere, anzi!
    Una curiosità, dal romanzo è stato tratto un famoso film degli anni '50, noto in Italia come "L'invasione dei mostri verdi", ma in realtà sembra molto più fedele all'idea ed alle atmosfere originali il bel film di Danny Boyle "28 giorni dopo", che malgrado una serie di cambiamenti (zombi in luogo dei trifidi), è assolutamente fedele allo spirito ed anche al messaggio del libro originale, soprattutto per l'idea che il male non viene da una causa esterna (alieni....) ma da noi stessi.

    ha scritto il 

  • 4

    I Cavoletti di Bruxelles distruggeranno la civiltà (forse)

    Wyndham sa scrivere, lo capisci fin dall'incipit. Ciò che non capisci per un po' è il collegamento trifidi - "cometa", ma a posteriori è tutto più chiaro considerando che il 90% della SF di quegli anni è pervasa dalla minaccia della guerra fredda. E poi i trifidi. Questo è il secondo romanzo apoc ...continua

    Wyndham sa scrivere, lo capisci fin dall'incipit. Ciò che non capisci per un po' è il collegamento trifidi - "cometa", ma a posteriori è tutto più chiaro considerando che il 90% della SF di quegli anni è pervasa dalla minaccia della guerra fredda. E poi i trifidi. Questo è il secondo romanzo apocalittico di fila che leggo dopo Gomorra e dintorni: quattordici anni prima di Disch anche Wyndham appioppa l'aggettivo catastrofico a dei vegetali. Sarà qualche trauma infantile dilagante, magari le mamme dell'epoca costringevano i figli a mangiare i cavoletti di Bruxelles. Fatto sta che far diventare delle piante artefici - termine improprio per i trifidi - di un'apocalisse ha i suoi perchè: senza dubbio psicologicamente per il lettore per il quale i vegetali sono sempre stati innocui (il pericolo si annida dove meno te l'aspetti), in secondo luogo per le motivazioni che hanno portato i cavoletti di Bruxelles a costituire una minaccia per l'Uomo (l'estraneo, l'alieno in Disch, praticamente il contrario in Wyndham). In un romanzo apocalittico l'obiettivo deve giustamente focalizzarsi sulla psicologia dei personaggi, ciò che interessa è come reagirebbe un uomo in un mondo che da un momento all'altro non è più il suo, come cambiano la morale e l'etica, come cambia la società. Qui Wyndham è meno duro di Disch, meno cinico, ma fortunatamente non buonista nè moralista (paragone valido anche per il finale). Fin qui ho esageratamente posto al centro dell'apocalisse i trifidi più che altro per paragone spontaneo con Gomorra e dintorni. Wyndham, al contrario, fa capire bene quale sia la vera catastrofe per l'Uomo: la cecità. E voglio sottolineare come a ogni pagina l'autore inglese riesca a convincerci sempre più di quale sia la vera minaccia. "Perchè allora lo scrivi solo alla fine?" Perchè tutti iniziamo a leggere con delle convinzioni errate (non che i titolisti mondadoriani aiutino - L'orrenda invasione, ma davvero?) invece dovete leggervi 'sto romanzo e vedrete come Wyndham vi farà cambiare prospettiva.

    ha scritto il