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Il giorno dei Trifidi

Di

Editore: Fanucci

4.1
(685)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 313 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese , Tedesco , Catalano , Olandese , Russo , Giapponese , Chi tradizionale , Ceco , Polacco

Isbn-10: 8834710177 | Isbn-13: 9788834710173 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Maurizio Nati

Genere: Fiction & Literature , Horror , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
Bill Masen si risveglia in ospedale. Dopo essersi ristabilito da alcuniproblemi agli occhi, si accorge che uno strano silenzio lo circonda. Si togliele bende e l'orrore lo attende: il mondo è diventato cieco in seguito a unapioggia di meteore, la civiltà sembra approssimarsi alla fine, in attesa di unfuturo violento e caotico. Ma vi è una minaccia persino maggiore: i Trifidi,piante geneticamente modificate che si nutrono degli esseri umani, si sonoaccorte del loro vantaggio ecologico e si apprestano a occupare lo spaziovitale di cui hanno bisogno...
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  • 4

    Forse non quanto avrebbe potuto, ma comunque molto bello

    Avevo grandi aspettative per questo libro. È probabile che le molte decine di libri di FS che ho alle spalle tendano ad alzare l'asticella dei miei giudizi in questo campo. La trama e la conclusione s ...continua

    Avevo grandi aspettative per questo libro. È probabile che le molte decine di libri di FS che ho alle spalle tendano ad alzare l'asticella dei miei giudizi in questo campo. La trama e la conclusione sono abbastanza "scontate" per i lettori del genere post-apocalittico (anche in storie scritte negli stessi anni). Wyndham scrive comunque molto bene e i trifidi meritano il posto che hanno fra i classici della fantascienza.
    Senza raggiungere l'eccellenza, si tratta di un ottimo libro che si legge con piacere.

    ha scritto il 

  • 3

    "C'è qualcosa di terrificante nell'idea che una grande orchestra scomparsa per sempre possa ancora suonare..."

    Devo dire che mi ha stupita. Credevo di andare incontro a un qualche raccontino retrò farcito di quelle che per noi oggi sono banalità imperdonabili ma che ai tempi dovevano fare ancora una certa sens ...continua

    Devo dire che mi ha stupita. Credevo di andare incontro a un qualche raccontino retrò farcito di quelle che per noi oggi sono banalità imperdonabili ma che ai tempi dovevano fare ancora una certa sensazione, ma, soprattutto, ero inspiegabilmente certa che i trifidi fossero alieni (non chiedetemi perché, a volte ho queste convinzioni intrinseche che non ho idea da dove spuntino fuori) e quindi mi ero anche mentalmente preparata a tutte le ovvietà del caso.
    Ma è con immenso piacere, signore e signori, che i trifidi non sono alieni, bensì qualcosa che, almeno ai miei occhi, è assai più verosimile e dunque più interessante, e che questo romanzo non è affatto farcito di banalità, o se lo è sono camuffate davvero bene e non danno la minima noia. Di tanto in tanto ho trovato alcuni brani costituiti da tiritere noiose e inutili, un altro elemento che temevo non poco, ma raramente superavano la pagina e mezzo, e rifornire la storia di dettagli precisi al fine di renderla più credibile non fa poi male, in fondo.
    Eppure avrebbe potuto suscitare in me ancora più entusiasmo. Dopo aver letto lo stupendo primo capitolo -che ci crediate o no, mi ha fatto sgranare gli occhi tante volte da farmi venire il mal di testa, alla lunga- credevo che sarebbe andato a migliorare, invece poi non ho riscontrato particolari exploit. Ciò non gli toglie piacevolezza, certo, né tantomeno qualità, ma non sono riuscita a togliermi di dosso la sensazione che Il giorno dei trifidi avrebbe potuto raggiungere la piena eccellenza con qualche attenzione o ritocco in più. Comunque sia, mi è piaciuto, e capisco perfettamente per quale ragione questo grande classico sia così facilmente entrato a far parte dell'immaginario collettivo.

    Ora mi scuso, ma devo andare. Credo che un trifido abbia appena rotto la portafinestra che dà sul giardino.
    Mi chiedo dove sia finito quel mio lanciafiamme...

    ha scritto il 

  • 5

    così si fa la fantascienza

    Gli ingredienti ci sono tutti: un inizio sconvolgente, descritto in modo semplice ed efficace; un eroe quotidiano, ma certo predestinato (e non il solito militare che domina anche la trasposizione cin ...continua

    Gli ingredienti ci sono tutti: un inizio sconvolgente, descritto in modo semplice ed efficace; un eroe quotidiano, ma certo predestinato (e non il solito militare che domina anche la trasposizione cinematografica di questo titolo, dal titolo "l'orrenda invasione" - orrenda sul serio), una donna sbagliata, l'inevitabile storia d'amore, un male all'apparenza alieno, ma in fondo, come sempre, frutto dell'errore umano. Il miglio romanzo di Fantascienza che io abbia letto.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Magnifico romanzo, di genere post-apocalittico ma di sostanza, da non perdere!
    All'origine della catastrofe la coincidenza di due eventi: una tempesta di luci verdi (generata da meteoriti o satelliti ...continua

    Magnifico romanzo, di genere post-apocalittico ma di sostanza, da non perdere!
    All'origine della catastrofe la coincidenza di due eventi: una tempesta di luci verdi (generata da meteoriti o satelliti da guerra fuori controllo) che provoca l'improvvisa cecità di coloro che hanno visto le luci, accompagnata da un morbo che si diffonde fra essi, e la diffusione senza controllo dei Trifidi, piante carnivore deambulanti, create probabilmente da industrie bio-tecnologiche, che approfittano della improvvisa inferiorità degli umani per attaccarli; tutto ciò provoca la decimazione della popolazione della Terra.
    Punto centrale del romanzo è la dicotomia fra due opposti modi di affrontare la crisi: riunire in gruppi i soli vedenti, capaci di contribuire all'oneroso sforzo di riorganizzarsi per sopravvivere, lasciando andare alla derivia, e quindi alla morte certa, gli inabili, ma garantendosi però una sufficiente possibilità di riuscita, oppure farsi carico anche dei non vedenti, cercando di creare comunità miste in cui chi è abile si prenda cura anche di altri, diminuendo però drasticamente le possibilità di sopravvivenza.
    La scelta fra le due vie non mette solo l'un contro l'altro i propugnatori delle due soluzioni, ma provoca conflitto anche nell'animo dei singoli, in particolare del protagonista del romanzo, lacerato dal dubbio: scegliere la strada della concretezza o quella della pietà?
    Gli eventi che coinvolgono i nostri personaggi scaturiscono quindi, nella lotta per la sopravvivenza, proprio dal conflitto fra queste due strategie.
    Nell'apocalisse non manca la luce della speranza, con lo sbocciare di un nuovo amore e la nascita di bambini, vedenti anche se generati da ciechi.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Un vero gioiellino questo romanzo di John Wyndham; pubblicato nel 1951, non ha perso nulla della sua drammatica trama. Un mondo che vede ormai pochi esseri umani vedenti (la maggior parte ha perso la ...continua

    Un vero gioiellino questo romanzo di John Wyndham; pubblicato nel 1951, non ha perso nulla della sua drammatica trama. Un mondo che vede ormai pochi esseri umani vedenti (la maggior parte ha perso la vista a causa di alcune entità fosforescenti che si sono mostrate nel cielo). I pochi sopravvissuti devono organizzarsi per sopravvivere in un pianeta che risulta alla deriva. Non bastasse ciò vi sono pure i trifidi: piante che si muovono e si nutrono di esseri umani. Detto così sembra quasi un romanzo puramente horror. Assolutamente no: nella trama vi è sì molta tensione, ma troviamo pure perle di saggezza morale e filosofica. Una trama imbastita con logica e ricchezza di spunti, vi è pure una bella storia d'amore e, quella, non guasta mai.
    Consigliato a tutti.

    ha scritto il 

  • 5

    Il miglior romanzo di Wyndham, nel quale attraverso l'incubo dei trifidi (piante animate e assassine) l'autore denuncia la paura (verde) dell'uomo nei confronti di una natura che egli non ama e che an ...continua

    Il miglior romanzo di Wyndham, nel quale attraverso l'incubo dei trifidi (piante animate e assassine) l'autore denuncia la paura (verde) dell'uomo nei confronti di una natura che egli non ama e che anziché curare distrugge.
    Molte delle nostre paure nei confronti della natura si vedono attraverso certi nostri detti:
    "Siamo al verde", "Vedere i sorci verdi", "I marziani... brutti, cattivi e verdi" ecc.
    Problemi con la natura?
    Notevole.

    ha scritto il 

  • 5

    Avete visto la copertina? Avete letto la quarta? Toglietevele dalla testa perchè non c'entrano nulla col libro. È vera e propria pubblicità ingannevole: i trifidi non vengono dallo spazio, non sono kr ...continua

    Avete visto la copertina? Avete letto la quarta? Toglietevele dalla testa perchè non c'entrano nulla col libro. È vera e propria pubblicità ingannevole: i trifidi non vengono dallo spazio, non sono kraken volanti viola e di base quello che il lettore viene preparato ad aspettarsi non succede.
    L'altra possibilità è che la quarta sia stata scritta da qualcuno che guardava il film tratto dal libro mentre correggeva la traduzione de La Corona di Mezzanotte, e questo spiegherebbe tante cose.
    Sono quindi costretta a raccontare un minimo di trama di questo libro scritto nel 1951: Bill Masen è un biologo, vive a Londra in un mondo dove parte dell'economia è cambiata a seguito della creazione dei trifidi, ossia piante nate in laboratorio selezionando le qualità più utili agli umani.
    Piccolo problema: i trifidi non sono semplici piante, sono veri e propri organismi vegetali dotati di intelligenza, capaci di muoversi, velenosi e - soprattutto - carnivori. Una minaccia gestibile grazie all'unico senso che rende gli umani superiori: la vista.
    Questo nemico dell'umanità non viene dallo spazio ma è stato creato dall'umanità stessa, arrogante e non solo certa della propria superiorità, ma incapace di riconoscere la pericolosità di una razza ritenuta inferiore.
    Quando la pioggia di metoriti - e anche qui non è esattamente una calamità venuta dall'universo profondo - causa la ciecità della popolazione, il mondo cambia radicalmente: Bill (scampato alla catastrofe grazie ad un ricovero ospedaliero) si trova all'improvviso in un ecosistema che da un giorno all'altro vede la fine degli umani come specie dominante. I ciechi vagano disperati nelle città e la percentuale di vedenti è così bassa da rendere fisicamente impossibile occuparsi di loro, tant'è che Bill e Josella (altra vedente) sono costretti all'inizio a non palesarsi, e in seguito a dover scegliere tra due linee di condotta opposte: quella di Beadley, votata alla sopravvivenza anche a costo di abbandonare i ciechi al loro destino, e quella di Cokey, violento fanatico pronto ad imprigionare i vedenti pur di aiutare le vittime. Ma ci sono anche gradevoli sfumature, come 'teniamo le donne perchè in grado di partorire figli non ciechi e abbandoniamo i maschi a morire'.
    Su tutto la minaccia dei trifidi, che mentre gli uomini cercano la direzione da prendere fanno la loro mossa per la conquista del pianeta: più numerosi e ormai superiori alla maggior parte delle persone, sono il nemico supremo sempre dietro l'angolo, sempre intorno a te.
    E capace di imparare.

    Il libro quindi si offre a diverse chiavi di lettura: c'è l'analisi della società e della reazione dei singoli (e della collettività) di fronte alla tragedia inaspettata, ci sono i tentativi di salvare il salvabile, rendersi conto che - per sopravvivere - è necessario fare un passo indietro nell'evoluzione sociale.
    E c'è la condanna di un'umanità che, al massimo della propria arroganza e ciecità metaforica, ha creato il proprio nemico mettendosi a giocare in un campo dove - non essendo Dio - non era in grado di controllare tutte le conseguenze. E sì, tutto questo lo fa nel 1951.
    I trifidi sono una figura interessante e quietamente terrificante: più che mostri venuti dagli abissi ricordano gli zombie... ma peggiori perchè dotati di intelletto.

    Nota di curiosità: pensavante che l'inizio di The Walking Dead ricalcasse quello di 28 Giorni Dopo? Errore, entrambe le scene dei protagonisti che si svegliano in ospedale per trovarlo vuoto e fuori c'è stata la fine del mondo sono una citazione a questo inizio.
    Insomma, a me questo libro è piaciuto proprio tanto e ve lo consiglio

    ha scritto il 

  • 3

    Vecchio classico della sci-fi ripubblicato in nuova veste nella nuova collana oscar I grandi della fantascienza (la cui quarta di copertina, sia detto per inciso, non corrisponde al romanzo se non in ...continua

    Vecchio classico della sci-fi ripubblicato in nuova veste nella nuova collana oscar I grandi della fantascienza (la cui quarta di copertina, sia detto per inciso, non corrisponde al romanzo se non in minima parte) e che propone uno scenario catastrofico mondiale in cui la maggior parte dell'umanità ha perso la vista ed è divenuta preda di una nuova specie vegetale.
    Più che un'apocalisse fantascientifica, però, l'autore vuole suscitare una scomoda riflessione: i fortunati rimasti in grado di vedere dovrebbero - in una simile situazione di pericolo - accollarsi le sorti dei non vedenti o investire le proprie forze nella ricostituzione di una società attiva? E' davanti a questo dilemma che si trova il protagonista, Bill Masen, biologo che non ha assistito allo spettacolo di scie verdi che sembra essere l'origine della comune cecità.

    Recensione completa e più approfondita di Sakura sul blog:
    http://www.lastambergadeilettori.com/2014/09/il-giorno-dei-trifidi-john-wyndham.html

    ha scritto il