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Il giorno dei morti

L'autunno del commissario Ricciardi

By Maurizio de Giovanni

(611)

| Paperback | 9788860441676

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Book Description

Il commissario Ricciardi è protagonista indiscusso della scena criminale della Napoli degli anni Trenta, capace di risolvere ogni caso con tali abilità e precisione da sconcertare colleghi e istituzioni. Ma questa sua capacità si dice sia innaturale, Continue

Il commissario Ricciardi è protagonista indiscusso della scena criminale della Napoli degli anni Trenta, capace di risolvere ogni caso con tali abilità e precisione da sconcertare colleghi e istituzioni. Ma questa sua capacità si dice sia innaturale, dettata addirittura dal demonio. E piace a pochi. Perché Ricciardi vede i morti e ne coglie l'ultimo pensiero, interrotto a metà da una morte violenta. Un'abilità divinatoria, quasi magica. Eppure a volte neanche questi mezzi sembrano bastare di fronte al mistero di certi crimini. È iniziato un autunno piovoso, Napoli è sotto una coltre di nuvole e nebbia. Nella settimana dei Morti viene trovato il cadavere di un bambino. Si chiama Matteo, Tettè per tutti. Uno dei tanti scugnizzi che vivono di espedienti nei vicoli della città. A prima vista, sembra morto di stenti, ma presto si scoprirà che forse la morte è stata causata da altro. Ricciardi indaga, ma le condizioni non sono facili. Le autorità fermano ogni tipo di inchiesta perché sta per arrivare in città Benito Mussolini. Al commissario toccherà indagare in modo clandestino, e soprattutto senza poter contare su alcuno dei suoi indizi perché sul luogo del delitto stavolta non vede né sente niente. A questo punto un interrogativo: ha esaurito il suo dono, la sua condanna, oppure il bambino non è stato ucciso lì?

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  • 17 people find this helpful

    CONFIDENZE

    Per tentare di capire un fenomeno come quello di Maurizio De Giovanni, ho pensato che un solo romanzo non fosse sufficiente.
    E così, dopo il primo della serie Ricciardi, mi sono dedicato al quarto, dato che Wikipedia dice che: “per quest'ultimo arri ...(continue)

    Per tentare di capire un fenomeno come quello di Maurizio De Giovanni, ho pensato che un solo romanzo non fosse sufficiente.
    E così, dopo il primo della serie Ricciardi, mi sono dedicato al quarto, dato che Wikipedia dice che: “per quest'ultimo arrivano anche i primi importanti riconoscimenti. Definito pubblicamente un piccolo capolavoro, vince nel 2011 il ‘Premio Nebbia Gialla’ di Suzzara e il ‘Premio Hadrianus’ a Tarquinia.”
    Al contrario, per me, il primo letto e il primo pubblicato era nettamente superiore a questo quarto.

    Siccome tutti insistono a definire MDG un noirista, addirittura il miglior noirista italiano, devo dire che per me di noir non c’è nulla nei suoi libri – in quel primo sì, qualche tratto c’era, la personalità del protagonista, il Fatto, questo elemento di condanna senza scampo… Arrivati all’autunno, il Fatto s’è annacquato, così pure il commissario, di noir non c’è rimasto nulla di nulla, siamo in ambito poliziesco.

    Usare il termine annacquato, mi rendo conto, è quasi una presa in giro, perché nelle trecento pagine piove sempre: in quell’autunno del 1931, tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre, piovve per due settimane di seguito a Napoli.
    Il global warming era già iniziato?

    Siamo nel 1931 e il fascismo è già una burletta: Mussolini è chiamato dal brigadiere ‘mascellone’ - l’unico fascista, il vicequestore, è una macchietta….
    Sono certo che MDG non ha nessuna simpatia per il ventennio: ma perseverare nello stereotipo degli “italiani brava gente”, dell’Italia tutta antifascista, come minimo fa porre qualche domanda: chi è che in parlamento faceva le leggi, chi governava? Chi ha fatto le guerre? E le deportazioni? E le pulizie etniche? Chi è che ha usato le armi chimiche tra i primi al mondo? Chi è che ha fatto le leggi razziste (perché razziali?)? Chi è che incarcerava, picchiava, torturava, mandava al confino, nei campi di concentramento (nazionali e germanici)?

    Il commissario Ricciardi non è più il protagonista: adesso, protagonisti sono diventati tanti, ognuno ha il suo spazio, a ciascuno alternativamente è dedicato un capitoletto, o parte di esso, una tessera del mosaico, e tutti hanno i loro generosi spunti umoristici.
    Nessuno, però, ha il fascino del commissario. Sono, invece, tutti abbastanza scipiti e banali: dallo scontato vicequestore, superiore di rango del commissario, che pensa solo alla carriera; al brigadiere super fedele, che neppure un cane; alla tata governante facente funzione di vecchia zia, poco brontolona, affezionatissima devota attentissima; la vicina di casa che attrae gli sguardi e i dardi dell’amore del commissario, passione più che corrisposta, totalmente condivisa; alla splendida vedova del morto del primo romanzo, incapricciata del commissario, ma senza vere chance; al medico legale, di gran cuore e tanto antifascista.

    Il dialogo dilaga, anche il commissario è diventato ciarliero, tutti parlano tanto, si parla troppo con molti incisi e divagazioni e perdite di tempo, e spesso gli ascoltatori chiedono agli oratori di restare sul pezzo: è dialogo da avanspettacolo, in molte occasioni si ha la netta impressione che i personaggi si credano su un palcoscenico per intrattenere noi lettori.
    Continuavo ad aspettarmi che da un momento all’altro comparisse anche Pulicinè-Pulcinella, in compagnia di Sarchiapone e Sciosciammocca.
    Aumentano le pagine di colore: si arriva a due pagine e mezzo di pettegolezzi sotto forma di telefonata tra due amiche!
    Vince la città, Napoli, raccontata con dovizia e amore, ma sempre in stile cartolina, nessun elemento nuovo, è forse la vera protagonista, più del commissario.
    L’indagine sembra quasi un pretesto per raccontare la città, l’inchiesta progredisce lentamente, ormai sembra che il Ricciardi sia più preso da altro e altri che dal Fatto (che rimane il mio elemento preferito di questa serie di storie).

    Non ho affatto apprezzato la scorciatoia di raccontare in pagine di corsivo i fatti che nessuno personaggio vede di persona, che neppure conosce. Anche perché non aiutano la soluzione del caso, anzi inducono in depistaggio.

    Di solito, in questo genere di libri, al primo delitto ne segue perlomeno un altro: non voglio dire che sia un pregio, ma l’attenzione rimane un po’ più sveglia, le cose si complicano, il lettore è costretto a sforzarsi un pochino.
    Invece MDG fa ruotare ogni storia intorno a un solo morto, che colloca al principio, e la cui morte trova ovviamente soluzione solo alla fine: soluzione alquanto composita e artificiosa nei due episodi che ho letto.
    MDG sostiene che si uccide solo per amore o per fame. Chissà cosa ne pensano tipi come Totò Riina e Bernardo Provenzano: in fondo anche di loro si può dire che ammazzavano e facevano ammazzare per fame (l’amore, in questo caso, lo vedo improbabile).

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    orsodimondo said on Jul 31, 2014 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Forse il migliore. Il finale lascia in sospensione, cosa inventerà la prossima volta? O forse il gioco è proprio non concludere mai del tutto.

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    Danilibera said on Jun 18, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Il più tenero dei gialli "di stagione" con la solita figura umanissima del commissario Ricciardi, attorniato dalla sua gente, in una città che nell'afa e nella polvere, nel freddo e nella pioggia, combatte la sua battaglia contro la povertà e le pass ...(continue)

    Il più tenero dei gialli "di stagione" con la solita figura umanissima del commissario Ricciardi, attorniato dalla sua gente, in una città che nell'afa e nella polvere, nel freddo e nella pioggia, combatte la sua battaglia contro la povertà e le passioni malate, sopravvivendo all'una, soccombendo di fronte alle altre. Per tutti c'è una parola di conforto e qualcuno che quel conforto sa dare. Ma il dolore resta ed è senza pietà. Toccante.

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    Dedi said on Jun 17, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Sempre meglio!!!
    Ricciardi e compagnia siete sempre meravigliosi.
    Ora si aspetta il Natale

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    MoonlightShadow said on Jun 9, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Non male come racconto sebbene nutra qualche perplessita' sul nucleo fondante la storia cioe' quello di un commissario dotato di una particolare dote: vedere i morti come fantasmi in loop, che ripetono cioe' in eterno la scena degli ultimi istanti di ...(continue)

    Non male come racconto sebbene nutra qualche perplessita' sul nucleo fondante la storia cioe' quello di un commissario dotato di una particolare dote: vedere i morti come fantasmi in loop, che ripetono cioe' in eterno la scena degli ultimi istanti di vita.
    Una caratteristica che in un certo senso vincola il personaggio ad una trama pre-determinata e che indubbiamente crea degli escamotage narrativi che facilitano il racconto.
    Un bambino morto avvelenato in una Napoli nel pieno del ventennio quando la imminente visita del Duce impone alle autorita' di mettere sotto il tappeto la polvere della vita reale. I colpevoli non sono mai chi sembrano, anche se si collocano tra i piu' miserrimi moralmente.
    Il libro l'ho letto facilmente. Non credo tuttavia per i motivi sopra detti che leggero
    altre storie del commissario.

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    niklaus said on May 2, 2014 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (611)
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  • Paperback 399 Pages
  • ISBN-10: 8860441676
  • ISBN-13: 9788860441676
  • Publisher: Fandango
  • Publish date: 2010-09-06
  • Also available as: eBook
  • In other languages: other languages Libros en Español
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