Hooray! You have added the first book to your bookshelf. Check it out now!
Create your own shelf sign up
[−]
  • Search Digit-count Valid ISBN Invalid ISBN Valid Barcode Invalid Barcode

Il giorno dei trifidi

Urania Classici Fantascienza 44

By John Wyndham

(198)

| Paperback

Like Il giorno dei trifidi ?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!

Sign up for free

Book Description

Tit.Orig.: The Day of Triffids, 1951

Ciò che soprattutto colpisce di questo romanzo ricchissimo, è che gli anni sembrano renderlo sempre più plausibile, sempre più vicino alla nostra realtà. Pubblicato per la prima volta a puntate nel 1951 Continue

Tit.Orig.: The Day of Triffids, 1951

Ciò che soprattutto colpisce di questo romanzo ricchissimo, è che gli anni sembrano renderlo sempre più plausibile, sempre più vicino alla nostra realtà. Pubblicato per la prima volta a puntate nel 1951 sulla rivista americana Collier's (periodico di varietà con vari milioni di lettori) II giorno dei Trifidi fu un trionfo istantaneo, la prima affermazione "di massa" della fantascienza moderna, dopo Verne e H.G. Wells. Da allora, non ha fatto che crescere, in ogni senso. La conquista dello spazio è cosa fatta; le epidemie più o meno misteriose sono tra noi; il caos nelle città, I'impotenza dei poteri militari e civili, la disgregazione sociale, sono alle nostre porte. II mondo impazzito di terrore che poi si riassesta su spietate basi medioevali, non è più per noi una fantasia remota e impossibile. E chissà che un giorno non lontanissimo anche i Trifidi, questo mobile flagello vegetale, cosi innocuo nell'aspetto e cosi feroce nelle abitudini, non cominci a dondolare nei nostri campi la sua frusta letale.

104 Reviews

Login or Sign Up to write a review
  • 1 person finds this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    Dopo anni e anni ho finalmente riletto Il giorno dei trifidi... Che dire, forse non dovrei rifarlo, visto che la realtà annienta implacabilmente ogni memoria. Me lo ricordavo diverso, il romanzo, forse migliore. Ma vedevo tutto con occhi vergi ...(continue)

    Dopo anni e anni ho finalmente riletto Il giorno dei trifidi... Che dire, forse non dovrei rifarlo, visto che la realtà annienta implacabilmente ogni memoria. Me lo ricordavo diverso, il romanzo, forse migliore. Ma vedevo tutto con occhi vergini e ignoranti... Non voglio dire però che IGDT sia brutto solo perché oggi so due cose e mezza di più. Il guaio è che con la vecchiaia sto diventanto iperesigente... Quindi Wyndham non ha colpe.

    O meglio, qualcuna l'ha, per esempio quei capitoli riassuntivi di eventi avvenuti fuori dal PDV del protagonista e io narrante. Il dire e non il far vedere... Certo i capitoli sono ben inseriti, e sono logici (mica poteva passare a una narrazione in terza per farci vedere quelle scene, visto che il romanzo è narrato in prima persona?), ma avrei consigliato all'autore di gestirli attraverso uno scambio di battute tra personaggi.

    Comunque, il romanzo è avvero bello e chissene se c'è qualche magagna tecnica (fra cui pure uno strafalcione... ma lo chiamerei più caduta stlistica). La nostra civiltà viene annientata da dei lampi verdi che accecano quanti si soffermino lì a mirarli rapiti dalla meraviglia, e solo pochi fortunati avranno salva la vista. Mentre il mondo sbanda nell'oscurità, grava su tutto l'ombra dei trifidi, vegetali ambulanti dotati di aculei velenosi, pericolosi prima e mille volte pericolosi adesso perché la gente non può vederli.

    Le riflessioni morali con cui devono combattere i sopravvissuti sono il vero succo del romanzo. Cosa fare, in questi casi? Aiutare i ciechi fiché si può, o pensare ad aiutarsi tra sani, per rifondare una parvenza di civiltà? E l'autore fa vincere la causa giusta, quella della fredda logica della scienza. Non a caso la salvezza partirà da un'università.

    E poi c'è il mondo che si putrefà, una visione apocalittica che mi ha ricordata quella di La nube purpurea (altro inglese... si vede che quella gente ha il senso per queste cose). Mi ha convinto poco la rapidità con cui la natura prende il sopravvento sulle città.

    Inoltre, grave mancanza, la faccenda dei trifidi resta più o meno inspiegata: cosa sono, da dove vengono, e cosa stanno facendo? Sembra che la loro creazione sia da imputarsi all'Uomo, ma non c'è niente di certo. Inoltre, sembrano avere una qualche colpa nel disastro, ma verso la fine del romanzo il protagonista ipotizzerà che i lampi verdi siano stati causati dai satelliti militari.

    Questa vaghezza non mi ha convinto molto. In Wyndham ho sempre trovato una spiegazione chiara ai suoi misteri, o delle teorie che lasciano ben poco spazio all'intraprendenza riflessiva del lettore. E malgrado ciò, gli do quattro stelle perché, pur con cose che ho trovato personalemente migliorabili, resta un romanzo suggestico e terribile.

    Is this helpful?

    Gargaros said on Aug 3, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Un incipit praticamente perfetto

    When a day that you happen to know is Wednesday starts off by sounding like Sunday, there is something seriously wrong somewhere.

    Is this helpful?

    Ignatius Reilly said on Jul 25, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Unica pecca: i tentacoli in copertina!

    Mai noioso. Nemmeno quando l'autore si profonde in filosofiche considerazioni, tra l'altro molto interessanti. Un testo che non risente per niente degli anni trascorsi: i trifidi rivestono il ruolo che gli zombi hanno nelle opere più moderne. Per dir ...(continue)

    Mai noioso. Nemmeno quando l'autore si profonde in filosofiche considerazioni, tra l'altro molto interessanti. Un testo che non risente per niente degli anni trascorsi: i trifidi rivestono il ruolo che gli zombi hanno nelle opere più moderne. Per dire, gli inizi di 28 giorni dopo e The walking dead sono ripresi dall'incipit di questo libro. E pure Saramago con il suo Cecità è abbondantemente in debito con questo classico della fantascienza, avvincente e con un finale strepitoso. A sua volta Wyndham prende spunto da un racconto di H.G.Wells, Il paese dei ciechi (1904), e lo dichiara a pag.74.

    Is this helpful?

    Nosfeat said on Jul 5, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Un grande classico della fantascienza finalmente torna sugli scaffali delle librerie: sempre una bella notizia nel panorama un po' asfittico della SF in Italia!
    Il romanzo risale agli anni '50 (del secolo scorso), malgrado ciò, pur essendo molto evid ...(continue)

    Un grande classico della fantascienza finalmente torna sugli scaffali delle librerie: sempre una bella notizia nel panorama un po' asfittico della SF in Italia!
    Il romanzo risale agli anni '50 (del secolo scorso), malgrado ciò, pur essendo molto evidente l'atmosfera di quegli anni che l'autore pone a base della storia, il discorso che ne viene fuori è assolutamente universale e suona attuale malgrado il lungo tempo trascorso. In effetti qui non si parla di fantascienza, nel senso strettamente letterale del termine, il discorso è assolutamente di tipo sociale, l'autore immagina l'evoluzione della vita all'alba di un grande evento distruttivo che potrebbe facilmente portare l'essere umano all'estinzione: come reagiranno i singoli? ed i gruppi?
    Il tutto è raccontato con scioltezza e partecipazione ed un gran senso dell'azione e della suspense, con un'idea geniale: cos'è che fa più paura, il contatto con i pericolosi sopravvissuti od i misteriosi vegetali assassini?
    E' un romanzo da leggere assolutamente e non è consigliato esclusivamente ai fan del genere, anzi!
    Una curiosità, dal romanzo è stato tratto un famoso film degli anni '50, noto in Italia come "L'invasione dei mostri verdi", ma in realtà sembra molto più fedele all'idea ed alle atmosfere originali il bel film di Danny Boyle "28 giorni dopo", che malgrado una serie di cambiamenti (zombi in luogo dei trifidi), è assolutamente fedele allo spirito ed anche al messaggio del libro originale, soprattutto per l'idea che il male non viene da una causa esterna (alieni....) ma da noi stessi.

    Is this helpful?

    Luca Rippa said on Jun 25, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    I Cavoletti di Bruxelles distruggeranno la civiltà (forse)

    Wyndham sa scrivere, lo capisci fin dall'incipit. Ciò che non capisci per un po' è il collegamento trifidi - "cometa", ma a posteriori è tutto più chiaro considerando che il 90% della SF di quegli anni è pervasa dalla minaccia della guerra fredda. E ...(continue)

    Wyndham sa scrivere, lo capisci fin dall'incipit. Ciò che non capisci per un po' è il collegamento trifidi - "cometa", ma a posteriori è tutto più chiaro considerando che il 90% della SF di quegli anni è pervasa dalla minaccia della guerra fredda. E poi i trifidi. Questo è il secondo romanzo apocalittico di fila che leggo dopo Gomorra e dintorni: quattordici anni prima di Disch anche Wyndham appioppa l'aggettivo catastrofico a dei vegetali. Sarà qualche trauma infantile dilagante, magari le mamme dell'epoca costringevano i figli a mangiare i cavoletti di Bruxelles. Fatto sta che far diventare delle piante artefici - termine improprio per i trifidi - di un'apocalisse ha i suoi perchè: senza dubbio psicologicamente per il lettore per il quale i vegetali sono sempre stati innocui (il pericolo si annida dove meno te l'aspetti), in secondo luogo per le motivazioni che hanno portato i cavoletti di Bruxelles a costituire una minaccia per l'Uomo (l'estraneo, l'alieno in Disch, praticamente il contrario in Wyndham). In un romanzo apocalittico l'obiettivo deve giustamente focalizzarsi sulla psicologia dei personaggi, ciò che interessa è come reagirebbe un uomo in un mondo che da un momento all'altro non è più il suo, come cambiano la morale e l'etica, come cambia la società. Qui Wyndham è meno duro di Disch, meno cinico, ma fortunatamente non buonista nè moralista (paragone valido anche per il finale). Fin qui ho esageratamente posto al centro dell'apocalisse i trifidi più che altro per paragone spontaneo con Gomorra e dintorni. Wyndham, al contrario, fa capire bene quale sia la vera catastrofe per l'Uomo: la cecità. E voglio sottolineare come a ogni pagina l'autore inglese riesca a convincerci sempre più di quale sia la vera minaccia. "Perchè allora lo scrivi solo alla fine?" Perchè tutti iniziamo a leggere con delle convinzioni errate (non che i titolisti mondadoriani aiutino - L'orrenda invasione, ma davvero?) invece dovete leggervi 'sto romanzo e vedrete come Wyndham vi farà cambiare prospettiva.

    Is this helpful?

    Andy Dufresne said on Jun 23, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Un caposaldo della fantascienza post apocalittica

    Il libro è davvero molto bello, per essere un libro di SF scritto negli anni 50, molto vivide ed evocative le descrizioni della catastrofe, il primo capitolo è un capolavoro di tecnica narrativa, peccato che a volte il resto del romanzo non mantenga ...(continue)

    Il libro è davvero molto bello, per essere un libro di SF scritto negli anni 50, molto vivide ed evocative le descrizioni della catastrofe, il primo capitolo è un capolavoro di tecnica narrativa, peccato che a volte il resto del romanzo non mantenga questo livello in quanto alcune parti le ho trovate un po' farraginose (soprattutto lo spiegone del secondo capitolo), e i personaggi sono poco approfonditi.
    Comunque si tratta di un libro assolutamente basilare che qualunque appassionato del genere SF dovrebbe leggere e che ha ispirato numerosissime altre opere letterarie e cinematografiche.
    Un archetipo del genere post apocalittico.

    Is this helpful?

    Fedmahn Kassad said on May 19, 2014 | Add your feedback

Book Details

Improve_data of this book

Collection with this book