Il giorno del giudizio

Di

Editore: La Nuova Sardegna (Capolavori Sardi 8)

4.4
(749)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 285 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8496142779 | Isbn-13: 9788496142770 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Altri

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Storia

Ti piace Il giorno del giudizio?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Ordina per
  • 5

    "E' un'alba di mezz'agosto, un'ora in cui l'estate cede alla passione dell'autunno". Questa è una delle tante immagini che Satta evoca in questo magnifico libro. Un libro che fa bene alla mente e al c ...continua

    "E' un'alba di mezz'agosto, un'ora in cui l'estate cede alla passione dell'autunno". Questa è una delle tante immagini che Satta evoca in questo magnifico libro. Un libro che fa bene alla mente e al cuore.

    ha scritto il 

  • 3

    Paesaggio Umano della Sardegna di Inizio XX secolo

    Racconto corale su Nuoro e dintorni con tanti protagonisti a comporre un unico affresco come in un quadro di Bosch. Forse un po' datato, ma l'atmosfera ricostruita è molto suggestiva.

    ha scritto il 

  • 5

    Bellezza discreta di un capolavoro

    Mi trovo in grande difficoltà a recensire questo libro, mi mancano le parole per esprimere il motivo per cui mi è piaciuto così tanto ed elencarne i pregi. Raramente mi capita ciò, ma in questo caso m ...continua

    Mi trovo in grande difficoltà a recensire questo libro, mi mancano le parole per esprimere il motivo per cui mi è piaciuto così tanto ed elencarne i pregi. Raramente mi capita ciò, ma in questo caso mi sento di dire che la bellezza di quest'opera è talmente discreta, sommessa, che risulta difficile appigliarsi ad un particolare per parlarne. Sicuramente ho trovato ne "Il giorno del giudizio"l'universalità di certe cose umane che trovo nei grandi autori, quell'universalità di tempo e spazio che solo i capolavori possiedono.

    Non ho letto molti autori sardi, mi ero innamorata di Accabadora di Michela Murgia per poi rimanere leggermente delusa da L'incontro, mi è piaciuto Nel tempo di mezzo di Marcello Fois senza però entusiasmarmi più di tanto, la famosissima Grazia Deledda con La danza della collana non mi aveva conquistata; poi è arrivato Salvatore Satta con Il giorno del giudizio ed ho pensato ecco, questo è un capolavoro!

    La misura con cui vengono usate le parole per raccontare mi ha sconcertata, nulla di ciò che l'autore ha scritto è in più, niente è superfluo, eppure lo stile non è scarno; il realismo della storia mi ha fatto pensare a Giovanni Verga anche se in Satta ho trovato forse meno coinvolgimento dal punto di vista della narrazione, se nel Verga traspare una profonda pietà per i disgraziati di cui parla, in Satta questa pietà la avverto in modo più sottile, meno evidente, come se lo scrittore fosse solo un testimone di queste vite e le voglia raccontare con distacco, questo tuttavia non significa mancanza di empatia o freddezza.
    Continua qui: https://lemieletturecommentate.wordpress.com/2016/03/23/il-giorno-del-giudizio-di-salvatore-satta/

    ha scritto il 

  • 4

    “Ricco non sono io, ricco è il cimitero”, una constatazione che ben figurerebbe in epigrafe a IL GIORNO DEL GIUDIZIO di Salvatore Satta.
    Pubblicato postumo nel 1977 e conosciuto il successo grazie all ...continua

    “Ricco non sono io, ricco è il cimitero”, una constatazione che ben figurerebbe in epigrafe a IL GIORNO DEL GIUDIZIO di Salvatore Satta.
    Pubblicato postumo nel 1977 e conosciuto il successo grazie all'edizione Adelphi del 1979, il romanzo è il racconto – lo sfondo è la città di Nuoro - delle vicende familiari dei Sanna Carboni e di una miriade di altri personaggi.
    Tuttavia la "fluviale" rievocazione di luoghi e fatti, di uomini e donne è pretesto per chiedersi quale senso abbia la vita, questo viaggio periglioso che tutti i vivi compiono senza aver deciso se e quando partire.
    La risposta è che l'esistenza non ha significato, fatta eccezione per il destino che è comune a tutti noi: la morte, il riposo sotto qualche metro di terra o dietro una lastra di marmo.
    Gran bel libro!

    ha scritto il 

  • 4

    Bellissimo questo spaccato di Sardegna di inizio '900. Una prosa evocativa che dice e lascia immaginare. Un narratore che si chiede se sia opportuno raccontare. Storie che fortunatamente non resterann ...continua

    Bellissimo questo spaccato di Sardegna di inizio '900. Una prosa evocativa che dice e lascia immaginare. Un narratore che si chiede se sia opportuno raccontare. Storie che fortunatamente non resteranno nell'oblio che il tempo stende su tutto. Leggerlo è stata una bella esperienza. Consigliato

    ha scritto il 

  • 5

    La lettura di questo libro è stata un'esperienza particolarissima come ne capitano raramente. E' stata anche casuale. Era da moltissime pagine che non leggevo così avidamente. Figure umane e di cose m ...continua

    La lettura di questo libro è stata un'esperienza particolarissima come ne capitano raramente. E' stata anche casuale. Era da moltissime pagine che non leggevo così avidamente. Figure umane e di cose meravigliosamente cesellate, con un gusto che è proprio solo di coloro che scrivono per se stessi e non per un pubblico; dolente, labirintico in certe parti, splendidamente lento, con quella sensazione di oscurità, di rimpianto, di ineluttabilità delle cose che solo i sardi, nella loro unicità storica, sociale, territoriale sanno sentire, cogliere e rendere.
    Un racconto come dicevo scritto da chi ricorda per il gusto assolutamente intimo del ricordare, da chi rammenta a sè stesso, dalla memoria di lapidi anonime, la terribile e grandiosa lezione della Vita. Bellissimo. In rilettura.

    ha scritto il 

  • 5

    Una "Spoon River" sarda, dove i vivi che agiscono le loro passioni sono già morti.
    Un "Qohelet" altrettanto asciutto e severo.
    Il cielo non si apre mai, lo sguardo è sempre volto verso terra, alle mis ...continua

    Una "Spoon River" sarda, dove i vivi che agiscono le loro passioni sono già morti.
    Un "Qohelet" altrettanto asciutto e severo.
    Il cielo non si apre mai, lo sguardo è sempre volto verso terra, alle miserie delle inutili vite. Tutto è visto come proiettato sulla tela della "misteriosa fissità del cimitero". Il riscatto sta solo nel racconto : parole al vento che si ostinano a violare l'oblio che solo sarebbe la salvezza. Ma i molti personaggi che riappaiono per un attimo, trovano ancora una volta il loro ultimo riscatto, nel presentarsi al Giudizio , non per essere giudicati ma per essere raccontati , come tanti piccoli Vanni Fucci, la cui unica ribellione è consistita nel pretendere di esistere.

    ha scritto il 

  • 4

    Veramente un capolavoro

    Si sente qualche salto nella linearità del racconto, che tale non vuole peraltro essere, visto che si configura quasi come un diario privato. Dedicato al recupero di memorie infantili di un luogo affa ...continua

    Si sente qualche salto nella linearità del racconto, che tale non vuole peraltro essere, visto che si configura quasi come un diario privato. Dedicato al recupero di memorie infantili di un luogo affascinante ed esotico nel tempo e nello spazio, cattura coi suoi intrichi inestricabile di umanità dolente.
    Alla fine tutte le speranze sono disilluse. Trasuda amarezza.

    ha scritto il 

Ordina per