Il giorno del giudizio

Di

Editore: La Nuova Sardegna (Capolavori Sardi 8)

4.4
(823)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 285 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8496142779 | Isbn-13: 9788496142770 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Altri

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
La migliore introduzione a Il giorno del giudizio - ha scritto un critico americano - è proprio quella che lui stesso, Salvatore Satta, ci ha lasciato: "Come in una di quelle assurde processioni del paradiso dantesco sfilano in teorie interminabili, ma senza cori e candelabri, gli uomini della mia gente. Tutti si rivolgono a me, tutti vogliono deporre nelle mie mani il fardello della loro vita. Parole di preghiera o d'ira sibilano col vento tra i cespugli di timo. E forse mentre penso la loro vita, perché scrivo la loro vita, mi sentono come un ridicolo dio, che li ha chiamati a raccolta nel giorno del giudizio, per liberarli in eterno della loro memoria".
C'è tutto, in questa presentazione. Il libro è un libro di ricordi, Perché quasi tutti i personaggi sono morti. E l'autore, che li ha conosciuti in vita, li recupera dall'album di famiglia in cui stanno i loro ritratti: la piccola famiglia di don Sebastiano Sanna Carboni e la più grande famiglia di un paese che è Nuoro. Un paese introdotto con una frase che riecheggia ironicamente il De bello gallico di Giulio Cesare, e che dà in poche righe anche un campione fortemente persuasivo dell'originalità di questo grande giurista diventato anche grandissimo scrittore: "Nuoro non era che un nido di corvi, eppure era, come e più della Gallia, divisa in tre parti". I personaggi del romanzo davvero sfilano davanti ai nostri occhi come le figure delle processioni dantesche: e sembrano presentarsi all'autore per chiedere non soltanto di essere fatti rivivere nella pagina, ma anche giudicati. Però quello che Satta ci lascia non è un giudizio morale: è semmai il giudizio di uno scrittore, felice di avere trovato nell'esercizio della scrittura (pure col fondo di drammatico pessimismo che spesso lo attraversa) il modo per liberarli della dimenticanza, di consegnarli come persone di famiglia, magari cariche di difetti ma amabili ed amate anche per quelli, alla fantasia e al cuore dei lettori. Anche quelli che, come ha dimostrato il successo internazionale del libro, stanno in ogni altra parte del mondo.
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  • 5

    Pubblicato postumo nel 1977 e scritto da un giurista che per un’intera esistenza coltivò gli studi letterari, l’opera può ascriversi alla condizione giuridica di lascito testamentario non come atto pr ...continua

    Pubblicato postumo nel 1977 e scritto da un giurista che per un’intera esistenza coltivò gli studi letterari, l’opera può ascriversi alla condizione giuridica di lascito testamentario non come atto privato ma pubblico. La pubblicazione ha reso nota la grandezza di uno scrittore che in vita fu restio, accantonato il tentativo letterario con “La veranda”, a darsi un posto nel mondo delle lettere. Lo stesso Satta, celato sotto le spoglie del narratore, scrive e si augura che un momento di lucidità, prima della morte gli impedisca di mantenere vive e pubblicabili le sue parole facendolo così assurgere a certa immortalità.
    E invece il romanzo esce ed esce postumo e ci dona il valore di un’esistenza persa dentro altre 7000, quali gli abitanti di Nuoro agli inizi del Novecento, qui rappresentati.
    La voce narrante è lui, un giudice in pensione: si cela tra una miriade di personaggi che fa affiorare dalla sua memoria di vita per dar vita ad un romanzo corale dove unico protagonista è il giudice - metafora della solitudine umana - e unico oggetto il giudizio. Il narratore alterna la sua visone esterna all’ottica interna e presentandoci Don Sebastiano, notaio, e la sua famiglia, una moglie e sette figli, ci cala in un mondo che dal particolare assurge all’universale. E mentre il narratore cerca “di fermare onde di ricordi che si accavallano in un assurdo disordine, come se l’esistenza si fosse svolta in un solo istante”, si conosce Nuoro, la sua storia, le sue famiglie, l’importanza della vigna, l’atto della panificazione, il “fiat lux” dell’avvento dell’illuminazione pubblica, il progredire del tempo, dei tempi, degli uomini, dei costumi. E la terra inghiotte gli uomini e le discendenze si succedono e le storie individuali si disperdono in una storia universale e vita e morte si confondono.
    Il narratore allora, fatti riaffiorare uomini e ricordi, imborghesito e al limitare della sua esistenza, dal cimitero, ove come in sogno si è recato speranzoso di non essere veduto assurge a “ridicolo dio” e chiama a sé i morti come nel “giorno del giudizio”. Scrivendone la storia si sente non tanto demiurgo quanto giudice e prosegue nel far affiorare uomini e ricordi: i maestri, la scuola, l’episcopio, i monsignori... Diventa quindi giudice di se stesso, gli altri lasciandoli all’oblio della storia e della vita, quando il ricordo soggiunge pungente e diventa anche la richiesta di perdono di un figlio che un giorno rifiutò l’atto d’amore della mamma sì da crucciarsene tutta la vita.
    L’ottica straniante attinta dal modulo verista completa l’effetto di smarrimento lasciato al lettore che, scoprendo un piccolo fazzoletto di terra abitata da qualche anima, ritrova la peculiarità di una singola esistenza liquefatta nella moltitudine delle altre.

    Un libro sulla morte, un libro sulla vita, una riflessione amara sulla condizione umana che a tratti mi ha ricordato Saramago, un libro sulla solitudine della condizione esistenziale, un libro sulla ineluttabilità del destino che forse alla fine assolve Dio dopo averlo a lungo chiamato in causa e a giudizio.

    ha scritto il 

  • 2

    ci ho provato. non ci sono riuscito

    peccato, avrei voluto leggerlo bene, tutto, godermelo, essere trascinato nelle sue pagine e nello spirito della sardegna. non ci sono riuscito. non mi ha preso, non ho capito i personaggi, non ho vist ...continua

    peccato, avrei voluto leggerlo bene, tutto, godermelo, essere trascinato nelle sue pagine e nello spirito della sardegna. non ci sono riuscito. non mi ha preso, non ho capito i personaggi, non ho visto partire una vicenda chiara, da seguire.
    colpa mia, forse.

    ha scritto il 

  • 3

    Ingredienti: un' "antologia di Spoon River" italiana, una città (Nuoro) descritta nei suoi rioni, vie e campagne, tante vite piccole e quasi insignificanti che la morte cancella dall’immobilità, una “ ...continua

    Ingredienti: un' "antologia di Spoon River" italiana, una città (Nuoro) descritta nei suoi rioni, vie e campagne, tante vite piccole e quasi insignificanti che la morte cancella dall’immobilità, una “pastorale sarda” fatta di fatica, abitudini, silenzi.
    Consigliato: a chi cerca un canto d’amore per la propria isola (di un noto giurista), a chi è attratto da una terra primitiva, aspra e genuina come i suoi abitanti.

    ha scritto il 

  • 5

    Mi fa pensare a Cent'anni di solitudine. Nuoro e i suoi abitanti sono come Macondo e le generazioni di Buendia. La differenza forse è la componente latina, vitale, magica etc spesso ombreggiata dalla ...continua

    Mi fa pensare a Cent'anni di solitudine. Nuoro e i suoi abitanti sono come Macondo e le generazioni di Buendia. La differenza forse è la componente latina, vitale, magica etc spesso ombreggiata dalla morte, che invece a Nuoro manca del tutto c'è solo solitudine.

    ha scritto il 

  • 0

    Un nuovo Classico

    Un nuovo Classico definirei,forse sbagliando,questa narrazione in cui l' affresco di un esistenza viene coniugata coralmente a quella degli altri abitanti di una Nuora del' 900 dove il protagonista,so ...continua

    Un nuovo Classico definirei,forse sbagliando,questa narrazione in cui l' affresco di un esistenza viene coniugata coralmente a quella degli altri abitanti di una Nuora del' 900 dove il protagonista,soggettivamente,il giudizio è la matafora della solitudine umana,condizione esistenziale di molte vite.

    ha scritto il 

  • 4

    mai una gioia

    Ad alta voce, legge magistralmente Toni Servillo. Ma questa Nuoro così angosciante, questi personaggi terribilmente pre-determinati, non sopravvivono neanche alla mia ciclabile. Tristezza cosmica. ...continua

    Ad alta voce, legge magistralmente Toni Servillo. Ma questa Nuoro così angosciante, questi personaggi terribilmente pre-determinati, non sopravvivono neanche alla mia ciclabile. Tristezza cosmica.

    ha scritto il 

  • 2

    Non ha suscitato in me l'entusiasmo manifestato dalla maggior parte dei componenti del gruppo di lettura di cui io e mio marito facciamo parte. Forse con un buon editing...

    ha scritto il 

  • 5

    Meravigliosa la prosa, tenera e profonda la sostanza, accattivanti molti dei personaggi. Vedo che l'unico lettore dissenziente mette il romanzo in parallelo al Gattopardo: ben posso farlo anch'io, ma ...continua

    Meravigliosa la prosa, tenera e profonda la sostanza, accattivanti molti dei personaggi. Vedo che l'unico lettore dissenziente mette il romanzo in parallelo al Gattopardo: ben posso farlo anch'io, ma in positivo; tuttavia è un libro molto diverso, più intimo e dolente. Probabilmente è quasi integralmente autobiografico e chi scrive è uno dei figli di don Sebastiano, forse Sebastiano junior, lo si capisce dalla tenerezza e dalla partecipazione con cui descrive la solitudine di donna Vincenza. Anch'io madre di molti figli maschi e di nessuna figlia, mi sono riconosciuta in lei e la ho compatita ma anche invidiata per questo tributo mirabile che credo abbia voluto farle uno dei suoi. A mio parere è davvero un capolavoro misconosciuto, fra i non molti che la letteratura italiana contemporanea offre.

    ha scritto il 

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