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Il giorno del giudizio

Di

Editore: La Nuova Sardegna (Capolavori Sardi 8)

4.4
(677)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 285 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8496142779 | Isbn-13: 9788496142770 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Altri

Genere: Biography , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
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  • 5

    Prendete "I Malavoglia" di Verga e aggiungete la Sardegna di Nuoro di inizio Novecento e un tocco dell'Apologia di Spoon River. Considerato che questi sono due dei miei libri più amati, Satta non poteva che ricevere cinque stelline da parte mia. Epico, con i personaggi che ti rimangono inesorabil ...continua

    Prendete "I Malavoglia" di Verga e aggiungete la Sardegna di Nuoro di inizio Novecento e un tocco dell'Apologia di Spoon River. Considerato che questi sono due dei miei libri più amati, Satta non poteva che ricevere cinque stelline da parte mia. Epico, con i personaggi che ti rimangono inesorabilmente attaccati addosso...

    ha scritto il 

  • 3

    Sullo sfondo di una cupa Nuoro viene evocata, in una sorta di Spoon River sarda, una galleria di personaggi vissuti tra fine '800 e primo ventennio del '900. Poveri e ricchi trascorrono i loro giorni senza che un raggio di luce ne illumini l'esistenza. In questo le distanze sociali sono annullat ...continua

    Sullo sfondo di una cupa Nuoro viene evocata, in una sorta di Spoon River sarda, una galleria di personaggi vissuti tra fine '800 e primo ventennio del '900. Poveri e ricchi trascorrono i loro giorni senza che un raggio di luce ne illumini l'esistenza. In questo le distanze sociali sono annullate. Un capolavoro? Ne dubito assai. Buona qualità di scrittura, ma opprimente e deprimente

    ha scritto il 

  • 4

    Avendo origini sarde, mi é piaciuto molto addentrarmi nella terra con relativi usi e costumi di un tempo passato. Ho imparato molto, mi sono arricchita leggendo questo capolavoro di Satta. L'ho letto in vacanza e alternato a letture più gioiose...sai com'é in vacanza 😉...

    ha scritto il 

  • 5

    un romanzo che ha una statura classica al pari dei Malavoglia, dei Viceré, a mio parere migliore del Gattopardo.
    Forse dei due grandi romanzi ottocenteschi suddetti gli manca solo la compiutezza (sembra finire e non finire, finire per non finire mai... un po' come l'immobilità della Nuoro r ...continua

    un romanzo che ha una statura classica al pari dei Malavoglia, dei Viceré, a mio parere migliore del Gattopardo.
    Forse dei due grandi romanzi ottocenteschi suddetti gli manca solo la compiutezza (sembra finire e non finire, finire per non finire mai... un po' come l'immobilità della Nuoro raccontata).

    ha scritto il 

  • 5

    "Isola di demoniaca tristezza"

    Sembrerebbe la storia di una città, Nuoro, e della sua gente, così come affiora alla memoria del narratore. La storia del notaio Sebastiano Sanna Carboni, di sua moglie donna Vincenza e dei loro sette figli, dell’ingegnere don Gabriele Mannu, di ziu Poddanzu e di tanti altri. Personaggi che reali ...continua

    Sembrerebbe la storia di una città, Nuoro, e della sua gente, così come affiora alla memoria del narratore. La storia del notaio Sebastiano Sanna Carboni, di sua moglie donna Vincenza e dei loro sette figli, dell’ingegnere don Gabriele Mannu, di ziu Poddanzu e di tanti altri. Personaggi che realizzano un maestoso affresco e che rappresentano - proprio come nel giudizio universale di Michelangelo - “una visione caotica e angosciata della vita che investe tanto i dannati quanto i beati”.

    Una storia fatta di riti antichi come quello del pane, della raccolta dell’uva; di gioia e di vita come per l’arrivo della luce elettrica che spegneva le luci a petrolio, o per le giornate trascorse al bar, ma senza dimenticare la morte che reclama ciò che le era dovuto, anche nelle trincee della grande guerra.
    E in effetti “nulla è più eterno, a Nuoro, nulla più effimero della morte”, soprattutto per quella gente semplice che “sta al mondo soltanto perché c’è posto”, la cui unica e vera storia è il giorno del giudizio.

    “Ma io sono incamminato verso il cimitero, e i miei pensieri si perdono in questo modo. Sono venuto qui, tra un piroscafo e l’altro, per vedere se riesco a mettere un po’ d’ordine nella mia vita, a riunire i due monconi, a ristabilire il colloquio senza il quale queste pagine non possono continuare (…) Pietro Catte, quello che si era impiccato ad un albero la notte di Natale, nella tanca di Biscollài, credeva di poter morire. Ed ora anch’egli è qui (poiché i preti, facendolo passare per pazzo, lo hanno sepolto nella terra consacrata) con don Pasqualino e Fileddu, don Sebastiano e ziu Poddanzu, canonico Fele e maestro Ferdinando, i contadini di Sèuna e i pastori di San Pietro, i preti, i ladri, i santi, gli oziosi del Corso; tutti in un groviglio inestricabile, qui sotto.
    Come in una di quelle assurde processioni del paradiso dantesco sfilano in teorie interminabili, ma senza cori e candelabri, gli uomini della mia gente. Tutti si rivolgono a me, tutti vogliono deporre nelle mie mani il fardello della loro vita, la storia senza storia del loro essere stati. Parole di preghiera o d'ira sibilano col vento tra i cespugli di timo. Una corona di ferro dondola su una croce disfatta. E forse mentre penso la loro vita, perché scrivo la loro vita, mi sentono come un ridicolo dio, che li ha chiamati a raccolta nel giorno del giudizio, per liberarli in eterno dalla loro memoria”.

    Sembrerebbe la storia di una città, Nuoro, e della sua gente, così come affiora alla memoria del narratore. Una storia che vuole dare “una realtà a persone che realtà non hanno mai avuta né potevano avere, che non possono interessare nessuno perché la loro esistenza si riduce a un atto di nascita e a un atto di morte”.
    A ben vedere, invece, è una storia universale, i cui confini vanno ben oltre una città o un’isola.
    “Per conoscersi bisogna svolgere la propria vita fino in fondo, fino al momento in cui si cala nella fossa. E anche allora bisogna che ci sia uno che ti raccolga, ti susciti, ti racconti a te stesso e agli altri come in un giudizio finale”.

    ha scritto il 

  • 5

    “Come in una di quelle assurde processioni del paradiso dantesco sfilano in teorie interminabili, ma senza cori e candelabri, gli uomini della mia gente. Tutti si rivolgono a me, tutti vogliono deporre nelle mie mani il fardello della loro vita, la storia senza storia del loro essere stati. Parol ...continua

    “Come in una di quelle assurde processioni del paradiso dantesco sfilano in teorie interminabili, ma senza cori e candelabri, gli uomini della mia gente. Tutti si rivolgono a me, tutti vogliono deporre nelle mie mani il fardello della loro vita, la storia senza storia del loro essere stati. Parole di preghiera o d’ira sibilano col vento tra i cespugli di timo. Una corona di ferro dondola su una croce disfatta. E forse mentre penso la loro vita, perché scrivo la loro vita, mi sentono come un ridicolo dio, che li ha chiamati a raccolta nel giorno del giudizio, per liberarli in eterno dalla loro memoria.”

    ha scritto il 

  • 5

    Basta leggere le prime righe per capire che si ha di fronte un libro diverso, unico anche se i richiami letterari sono tanti e sorgono spontanei mentre si scorrono le vicende delle famiglie nuoresi. Un prosa al contempo potente ed elegante, un Bufalino in chiave sarda, ma con più forza evocativa, ...continua

    Basta leggere le prime righe per capire che si ha di fronte un libro diverso, unico anche se i richiami letterari sono tanti e sorgono spontanei mentre si scorrono le vicende delle famiglie nuoresi. Un prosa al contempo potente ed elegante, un Bufalino in chiave sarda, ma con più forza evocativa, a tratti sembra emergere il realismo magico di un Marquez, in altri sembra rievocare le vicende popolari degli Scorta o del Dolore perfetto di Riccarelli. Ma sono tutti richiami che lasciano il tempo che trovano perchè Satta è davvero unico. Ah, dimenticavo... grazie Lorenzo!

    ha scritto il 

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