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Il giorno del giudizio

Di

Editore: La Nuova Sardegna (Capolavori Sardi 8)

4.4
(692)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 285 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8496142779 | Isbn-13: 9788496142770 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Altri

Genere: Biography , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
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  • 5

    "Se non si muore si vive.

    E' questa la verità, che sembra ovvia, è invece gravida di conseguenze, perché la vita trasforma tutto, non c'è nulla che resista alla sua implacabile volontà." (pag. 249)

    Romanzo di straordinaria sug ...continua

    E' questa la verità, che sembra ovvia, è invece gravida di conseguenze, perché la vita trasforma tutto, non c'è nulla che resista alla sua implacabile volontà." (pag. 249)

    Romanzo di straordinaria suggestione, che racconta Nuoro, i suoi abitanti e attesta l'ineluttabile destino dell'uomo e la sua inconsolabile solitudine.
    Don Sebastiano Sanna, notaio del luogo, ci apre per primo la porta di casa facendoci vedere come e perché è strutturata così. E dentro casa c'è Donna Vincenza, moglie, madre, "donna senza speranza". Come lei anche gli altri. Bisogna saperli i sogni dei nuoresi, sono tutti come quelli di Antoni Mereu che si prende la colpa per aver voluto sognare.
    Uomini e donne appartenenti a ordini sociali diversi, con le loro vite uguali, con i loro torti e le loro ragioni, sono polvere ora, nel cimitero di Sa e Manca all'ombra del monte Ortobene. Ma è come se fossero tutti ancora alle loro case, alle loro tanche, o per strada a vedere il miracolo dell'illuminazione elettrica, chi a raccogliere i fiammiferi per l'accensione dei lampioni a gas, chi alla farmacia, chi nelle varie chiese, o al caffè Tettamanzi in tempo di confusione. E ancora risuona nelle orecchie l'ululato della Giggia che quella notte "si sentì circondata dall'immenso vuoto del mondo ed ebbe paura".
    "Ma Dio dov'è?"
    "Vista da Dio nel giorno del giudizio, credo che la vita appaia veramente così" (pag 198)

    ha scritto il 

  • 4

    amen!

    Fine dell’Ottocento, inizi del Novecento: siamo in Sardegna “isola di demoniaca tristezza” e più precisamente a Nuoro, “ nido di corvi”, “paese che non ha motivo di esistere”.
    La voce narrante lascia ...continua

    Fine dell’Ottocento, inizi del Novecento: siamo in Sardegna “isola di demoniaca tristezza” e più precisamente a Nuoro, “ nido di corvi”, “paese che non ha motivo di esistere”.
    La voce narrante lascia vagare i suoi ricordi evocando la storia della famiglia del notaio Sebastiano Sanna Carboni, di sua moglie donna Vincenza, dei loro sette figli e di una “teoria interminabile di uomini”, semplici comparse, gente che “sta al mondo soltanto perché c’è posto”.
    C’è un luogo comune che chiama a raccolta tutte le categorie umane, dando corpo e dignità anche alla storia più insignificante: la morte e il giorno del giudizio.
    I personaggi sfilano quasi come fantasmi che si presentano alla memoria del narratore per essere liberati dalla loro vita, perché in fondo la nascita e la morte sono i due momenti in cui l’infinito diventa finito e “i morti sono sciolti da tutti i problemi meno uno, quello di essere stati vivi”.
    Questa pagina è davvero bella:
    “Ma io sono incamminato verso il cimitero, e i miei pensieri si perdono in questo modo. Sono venuto qui, tra un piroscafo e l’altro, per vedere se riesco a mettere un po’ d’ordine nella mia vita, (…) con don Pasqualino e Fileddu, don Sebastiano e ziu Poddanzu, canonico Fele e maestro Ferdinando, i contadini di Sèuna e i pastori di San Pietro, i preti, i ladri, i santi, gli oziosi del Corso; tutti in un groviglio inestricabile, qui sotto.
    Come in una di quelle assurde processioni del paradiso dantesco sfilano in teorie interminabili, ma senza cori e candelabri, gli uomini della mia gente. Tutti si rivolgono a me, tutti vogliono deporre nelle mie mani il fardello della loro vita, la storia senza storia del loro essere stati. Parole di preghiera o d'ira sibilano col vento tra i cespugli di timo. Una corona di ferro dondola su una croce disfatta. E forse mentre penso la loro vita, perché scrivo la loro vita, mi sentono come un ridicolo dio, che li ha chiamati a raccolta nel giorno del giudizio, per liberarli in eterno dalla loro memoria”.
    E comunque, non vi spaventate!
    Malgrado il tema della morte sia centrale, in questo romanzo c’è anche tanta vita, tanta poeticità, tanti luoghi suggestivi, odori, colori, riti antichi come quello del pane, della vendemmia, le giornate dei tanti personaggi trascorse al mitico bar “Tettamanzi”, la gioia di un paese per l’avvento della luce elettrica che spegne le luci a petrolio e fa scomparire la figura romantica del lampionario con il suo seguito di bambini che via via raccolgono i fiammiferi spenti…
    Il messaggio finale non si può commentare, ve lo riporto semplicemente:
    “Per conoscersi bisogna svolgere la propria vita fino in fondo, fino al momento in cui si cala nella fossa. E anche allora bisogna che ci sia uno che ti raccolga, ti susciti, ti racconti a te stesso e agli altri come in un giudizio finale”.
    Amen!

    ha scritto il 

  • 5

    Ebbene sì, in totale accordo con George Steiner, penso che Il giorno del giudizio sia un capolavoro, o meglio "uno dei capolavori della solitudine e della letteratura moderna". Peccato, come purtroppo ...continua

    Ebbene sì, in totale accordo con George Steiner, penso che Il giorno del giudizio sia un capolavoro, o meglio "uno dei capolavori della solitudine e della letteratura moderna". Peccato, come purtroppo troppo spesso accade, quasi sconosciuto. Da leggere assolutamente.

    ha scritto il 

  • 5

    Prendete "I Malavoglia" di Verga e aggiungete la Sardegna di Nuoro di inizio Novecento e un tocco dell'Apologia di Spoon River. Considerato che questi sono due dei miei libri più amati, Satta non pote ...continua

    Prendete "I Malavoglia" di Verga e aggiungete la Sardegna di Nuoro di inizio Novecento e un tocco dell'Apologia di Spoon River. Considerato che questi sono due dei miei libri più amati, Satta non poteva che ricevere cinque stelline da parte mia. Epico, con i personaggi che ti rimangono inesorabilmente attaccati addosso...

    ha scritto il 

  • 3

    Sullo sfondo di una cupa Nuoro viene evocata, in una sorta di Spoon River sarda, una galleria di personaggi vissuti tra fine '800 e primo ventennio del '900. Poveri e ricchi trascorrono i loro giorni ...continua

    Sullo sfondo di una cupa Nuoro viene evocata, in una sorta di Spoon River sarda, una galleria di personaggi vissuti tra fine '800 e primo ventennio del '900. Poveri e ricchi trascorrono i loro giorni senza che un raggio di luce ne illumini l'esistenza. In questo le distanze sociali sono annullate. Un capolavoro? Ne dubito assai. Buona qualità di scrittura, ma opprimente e deprimente

    ha scritto il 

  • 4

    Avendo origini sarde, mi é piaciuto molto addentrarmi nella terra con relativi usi e costumi di un tempo passato. Ho imparato molto, mi sono arricchita leggendo questo capolavoro di Satta. L'ho letto ...continua

    Avendo origini sarde, mi é piaciuto molto addentrarmi nella terra con relativi usi e costumi di un tempo passato. Ho imparato molto, mi sono arricchita leggendo questo capolavoro di Satta. L'ho letto in vacanza e alternato a letture più gioiose...sai com'é in vacanza 😉...

    ha scritto il 

  • 5

    un romanzo che ha una statura classica al pari dei Malavoglia, dei Viceré, a mio parere migliore del Gattopardo.
    Forse dei due grandi romanzi ottocenteschi suddetti gli manca solo la compiutezza (semb ...continua

    un romanzo che ha una statura classica al pari dei Malavoglia, dei Viceré, a mio parere migliore del Gattopardo.
    Forse dei due grandi romanzi ottocenteschi suddetti gli manca solo la compiutezza (sembra finire e non finire, finire per non finire mai... un po' come l'immobilità della Nuoro raccontata).

    ha scritto il 

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