Il giorno del giudizio

Di

Editore: La Nuova Sardegna (Capolavori Sardi 8)

4.4
(769)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 285 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8496142779 | Isbn-13: 9788496142770 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Altri

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
La migliore introduzione a Il giorno del giudizio - ha scritto un critico americano - è proprio quella che lui stesso, Salvatore Satta, ci ha lasciato: "Come in una di quelle assurde processioni del paradiso dantesco sfilano in teorie interminabili, ma senza cori e candelabri, gli uomini della mia gente. Tutti si rivolgono a me, tutti vogliono deporre nelle mie mani il fardello della loro vita. Parole di preghiera o d'ira sibilano col vento tra i cespugli di timo. E forse mentre penso la loro vita, perché scrivo la loro vita, mi sentono come un ridicolo dio, che li ha chiamati a raccolta nel giorno del giudizio, per liberarli in eterno della loro memoria".
C'è tutto, in questa presentazione. Il libro è un libro di ricordi, Perché quasi tutti i personaggi sono morti. E l'autore, che li ha conosciuti in vita, li recupera dall'album di famiglia in cui stanno i loro ritratti: la piccola famiglia di don Sebastiano Sanna Carboni e la più grande famiglia di un paese che è Nuoro. Un paese introdotto con una frase che riecheggia ironicamente il De bello gallico di Giulio Cesare, e che dà in poche righe anche un campione fortemente persuasivo dell'originalità di questo grande giurista diventato anche grandissimo scrittore: "Nuoro non era che un nido di corvi, eppure era, come e più della Gallia, divisa in tre parti". I personaggi del romanzo davvero sfilano davanti ai nostri occhi come le figure delle processioni dantesche: e sembrano presentarsi all'autore per chiedere non soltanto di essere fatti rivivere nella pagina, ma anche giudicati. Però quello che Satta ci lascia non è un giudizio morale: è semmai il giudizio di uno scrittore, felice di avere trovato nell'esercizio della scrittura (pure col fondo di drammatico pessimismo che spesso lo attraversa) il modo per liberarli della dimenticanza, di consegnarli come persone di famiglia, magari cariche di difetti ma amabili ed amate anche per quelli, alla fantasia e al cuore dei lettori. Anche quelli che, come ha dimostrato il successo internazionale del libro, stanno in ogni altra parte del mondo.
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    Ad Alta Voce Radio 3 RAI

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    ha scritto il 

  • 4

    Capitolo 1: Don Sebastiano Sanna Carboni, padre e capofamiglia.
    Capitolo 2: Nuoro, storia del luogo dove si svolgono le vicende narrate.
    Capitolo 3: Donna Vincenza, moglie (scontenta) e madre (via via ...continua

    Capitolo 1: Don Sebastiano Sanna Carboni, padre e capofamiglia.
    Capitolo 2: Nuoro, storia del luogo dove si svolgono le vicende narrate.
    Capitolo 3: Donna Vincenza, moglie (scontenta) e madre (via via più scontenta), unica femmina della famiglia Sanna.
    Capitolo 4: figli di Don Sebastiano e Donna Vincenza, sette maschi e una bambina morta in tenera età.
    Capitolo 5: proprietà dei Sanna, soprattutto di Don Sebastiano, notaio accumulatore e plasmatore di terreni e vigne, dei loro frutti.
    Così, attratti da una narrazione classica che introduce uno alla volta i personaggi e l'ambiente, piana, quasi scolastica, i primi capitoli del romanzo di Salvatore Satta possono far pensare di essersi imbattuti in una saga familiare ambientata in un luogo e in un tempo precisi. Il nucleo della vicenda verrà, si pensa. L'episodio, la ferita, la frattura da ricomporre o allargare prima o poi si presenterà. L'unico mistero, per ora, è quello di attribuire una identità alla voce narrante che racconta in prima persona senza svelarsi. Di chi si tratta? Di uno dei figli che, ormai anziano, ricorda e ricostruisce la storia della sua famiglia? Ma allora perchè quel tono così distaccato, così poco coinvolto? Oppure di un concittadino, un altro nuorese, legato ai Sanna da qualche interesse? Certamente ciò che impressiona, fin dalle prime pagine, è l'inquietudine del linguaggio che emerge con forza a scuotere l'avanzare cortese ed elegante della lingua su cui l'autore forgia la planarità di ciascun capitolo che si aggiunge ai precedenti formando un volume regolare che non necessita di trucchi o abbellimenti per attirare l'attenzione. Aggettivi cupi, metafore e similitudini lugubri, un pessimismo materialista - o un materialismo pessimista - e radicale spezzano il fiato come schegge di vetro nascoste nella sabbia di una spiaggia camminata a piedi scalzi. La promessa del giudizio evocato dal titolo riecheggia tra le righe lasciando intravedere oscuri presagi.
    E mentre la famiglia Sanna invecchia, ciascun membro nella sua particolare solitudine, quella tipica che si può raggiungere solo all'interno di una famiglia rispetto alla quale ci si può ritrovare estranei, l'occhio del narratore si sposta, anzi si allarga e coinvolge altri nuoresi: gli avventori del Caffè Tettamanzi, i maestri della scuola dove tutti hanno studiato, il vescovo e i preti, i matti e le puttane mentecatte, i signori della terra e i contadini schiavi. Il tempo passa. Arrivano l'Avanti e le idee socialiste, la Grande Guerra, qualcuno tenta la sorte nel continente o, come dice Don Sebastiano, qualcuno vuole "mangiare pane migliore di quello di grano". Tutto è ammantato di sfortuna e, alla fin fine, di morte. Uno alla volte i personaggi muoiono mentre il narratore passeggia in un cimitero evocando i nomi ancora visibili sulle lapidi. I morti parlano ancora per bocca di un vivo oppure parlano tra loro senza far intendere che sono morti e per questo appaiono vivi, una antologia di storie come quelle della Spoon River di E. L. Master o un mondo di mezzo dove tutti, vivi e morti, convivono come nei racconti di Rulfo, Nuoro come la Comala di Pedro Paramo. "Per conoscersi bisogna svolgere la propria vita fino in fondo, fino al momento in cui si cala nella fossa" dice la voce narrante nelle ultime righe. Ma conoscersi non è possibile senza qualcuno che ti racconti a te stesso e agli altri; e anche il narratore, che ha un destino comune a tutti, per conoscersi deve raccontare gli altri, agli altri e a noi. A tutti e a se stesso.

    "La difficoltà più grande che io trovo in questo ritorno al passato è quella di mantenere le prospettive. E si capisce perchè: ognuno di noi, anche se si limita a guardare in se stesso, si vede nella fissità i un ritratto, non nella successione dell'esistenza. La successione è una trasformazione continua, ed è impossibile cogliere e fermare gli attimi di questa trasformazione. Sotto questo profilo, si può dubitare del nostro stesso esistere, o la nostra realtà è solo nella morte".

    ha scritto il 

  • 5

    Capolavoro

    Secondo me entra a pieno titolo nella lista dei piu' grandi romanzi del novecento. Mi ha ricordato "Il Gattopardo" per come penetra i vizi e le virtu' dei sardi, cosi' come quello i siciliani. Meriter ...continua

    Secondo me entra a pieno titolo nella lista dei piu' grandi romanzi del novecento. Mi ha ricordato "Il Gattopardo" per come penetra i vizi e le virtu' dei sardi, cosi' come quello i siciliani. Meriterebbe maggiore fortuna.

    ha scritto il 

  • 5

    Salvatore Satta. Uomo unico. Il giorno del giudizio una memoria romanzata. Scritta dall'autore negli ultimi cinque anni della sua vita. Non era destinata ad alcuna pubblicazione, tant'è che i nomi, e ...continua

    Salvatore Satta. Uomo unico. Il giorno del giudizio una memoria romanzata. Scritta dall'autore negli ultimi cinque anni della sua vita. Non era destinata ad alcuna pubblicazione, tant'è che i nomi, essendo una memoria, sono stati modificati dai familiari per motivi di privacy. E' un capolavoro senza eguali. Scorre come vento fra i capelli, lasciando emozioni diverse: una sola lettura non basta. Ed ogni volta una lettura nuova. I dettagli sui luoghi, le persone, le tradizioni trasformano l'opera in un quadro tridimensionale. Opera d'arte simbolica eterna.

    ha scritto il 

  • 0

    Non è stato facile arrivare alla fine, eppure è un bel libro.
    Mi verrebbe da definirlo un romanzo antropologico, quasi un documento descrittivo di una fetta di umanità collocata geograficamente e stor ...continua

    Non è stato facile arrivare alla fine, eppure è un bel libro.
    Mi verrebbe da definirlo un romanzo antropologico, quasi un documento descrittivo di una fetta di umanità collocata geograficamente e storicamente: Sardegna, Nuoro e paesi vicini, tra fine Ottocento e primo Novecento. Mi ha ricordato “Cristo si è fermato a Eboli”, ed è stato accolto male dai nuoresi così come il libro di Levi è stato accolto male dagli abitanti di Aliano. E mi ha ricordato un po’ anche “Il Gattopardo”.
    Un po’ sconclusionato all’inizio: l’autore rievoca il passato partendo da ciò che osserva al cimitero, seguendo il corso dei pensieri e dei ricordi, divagando, mentre io perdevo il filo, dimenticavo i nomi, non coglievo i collegamenti (avrei organizzato meglio il tutto, ma probabilmente l’avrei snaturato, e comunque dopo circa un terzo va meglio).
    I fatti sono narrati e le persone descritte per come sono, senza abbellimenti romantici o retorici, senza dare significati che non ci sono, componendo un’immagine di immobilismo e di ineluttabilità, dove il potere dell’uomo di cambiare le cose non viene utilizzato, e un senso di buio pervade tutto, anche quando si parla del sole. Ma anche con la consapevolezza che, se tutto non ha senso, un senso si può darglielo.
    “ Vi era, nel fondo, come un prolungamento del secolo dei lumi in don Sebastiano e negli uomini del suo ceto, verso la fine dell’Ottocento, che si manifestava in un sereno e assolutamente inconsapevole ateismo, senza avversione per la religione e neppure per i preti, che pure a Nuoro erano uno stuolo nutrito d’una certezza nel potere dell’uomo sulle forze della natura. L’ateismo è un momento statico della vita e la vita allora era statica, simile al piano di una scacchiera su cui si possono giocare migliaia di partite, ma le combinazioni non sono infinite. L’infinito era forse, chissà, in qualcuno di quei ragazzi, semmai avesse sentito, crescendo, di non potersi ridurre a pedina, o a fante e neppure a re.”
    Vorrei trovare un libro in cui si parla della mia città e dei quartieri della mia infanzia com’erano cinquanta, cent’anni fa, allo stesso modo in cui qui si parla di Nuoro, con lo stesso sguardo lucido, amaro, disincantato.
    “Per conoscersi bisogna svolgere la propria vita fino in fondo, fino al momento in cui si cala nella fossa. E anche allora bisogna che ci sia uno che ti raccolga, ti risusciti, ti racconti a te stesso e agli altri come in un giudizio finale.”
    Voto alto per il linguaggio: una grande ricchezza lessicale, punteggiata di termini arcaici o locali.
    Ottima lettura di Servillo.
    [Radio3. Ad alta voce. Tempo 11 ore. Lettura di Toni Servillo]

    ha scritto il 

  • 5

    "quelli come te lo sappiamo
    stanno al mondo solo perché c'è spazio
    mani strappate all'enalotto le tue,
    mani strappate all'enalotto
    quelli come te lo sappiamo
    son stati vivi solo quando sono morti
    mani ...continua

    "quelli come te lo sappiamo
    stanno al mondo solo perché c'è spazio
    mani strappate all'enalotto le tue,
    mani strappate all'enalotto
    quelli come te lo sappiamo
    son stati vivi solo quando sono morti
    mani strappate al voto di scambio le tue,
    mani strappate al voto di scambio"
    iosonouncane

    ha scritto il 

  • 4

    Credo che questo sia in assoluto il miglior libro che sia mai stato scritto da un autore sardo.
    Non l'ho letto ma ascoltato nella splendida lettura fatta da Servillo. Mi ha affascinato ma ora credo di ...continua

    Credo che questo sia in assoluto il miglior libro che sia mai stato scritto da un autore sardo.
    Non l'ho letto ma ascoltato nella splendida lettura fatta da Servillo. Mi ha affascinato ma ora credo di aver bisogno di rileggerlo, di averne una versione cartacea per riassaporare alcuni passaggi e magari sottolineare, annotare. Un'opera davvero densa, da ripercorrere e su cui meditare.

    ha scritto il 

  • 5

    "E' un'alba di mezz'agosto, un'ora in cui l'estate cede alla passione dell'autunno". Questa è una delle tante immagini che Satta evoca in questo magnifico libro. Un libro che fa bene alla mente e al c ...continua

    "E' un'alba di mezz'agosto, un'ora in cui l'estate cede alla passione dell'autunno". Questa è una delle tante immagini che Satta evoca in questo magnifico libro. Un libro che fa bene alla mente e al cuore.

    ha scritto il 

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