Il giorno del giudizio

Di

Editore: La Nuova Sardegna (Capolavori Sardi 8)

4.4
(711)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 285 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8496142779 | Isbn-13: 9788496142770 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Altri

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Storia

Ti piace Il giorno del giudizio?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Ordina per
  • 0

    Questo non è un consiglio ma un ordine: andate a sentire la bellissima lettura che ha fatto Toni Servillo di questo capolavoro della letteratura mondiale. Su "Alta Voce" ci sono tutti i file (non so s ...continua

    Questo non è un consiglio ma un ordine: andate a sentire la bellissima lettura che ha fatto Toni Servillo di questo capolavoro della letteratura mondiale. Su "Alta Voce" ci sono tutti i file (non so se si dica così), capitolo per capitolo.
    Avviso ai continentali (Servillo compreso): Nuoro si pronuncia Nùoro e non Nuòro.

    ha scritto il 

  • 4

    Una manciata di libri - 24 gen 16

    È davvero un libro valido per tenere compagnia ai novantenni, come dice qualche signorina maligna? Credo proprio di no. Certo, è un libro di difficile lettura, perché nulla concede al pubblico, nulla ...continua

    È davvero un libro valido per tenere compagnia ai novantenni, come dice qualche signorina maligna? Credo proprio di no. Certo, è un libro di difficile lettura, perché nulla concede al pubblico, nulla concede all’applauso facile. Forse perché rimasto tanti (troppi?) anni nel cassetto del grande giurista sardo Salvatore Satta, da cui ne uscì solo postumo. Ed essendo un libro privato, per questo non concede, ma è dolente, diretto, debordante di ricordi, e molto altro ancora. Probabilmente, almeno nelle mie personali corde di lettore, manca qualcosa che ne chiuda le tante parentesi aperte, invece di scorrere via, e poi ad un certo punto, purtroppo finire. Non è comunque facile tracciarne una trama, un percorso, che il libro alla fine è forse un trionfo di ricordi, ed una laude ad una città che non è sia molto ricorrente nei ricordi collettivi. Certo, tutti (molti?) sanno che Nuoro è la città natale di Grazia Deledda. E Deledda ebbe il Nobel per la Letteratura nel 1926. Ma quella che ci porta alla luce Satta con il suo scavare nei ricordi e nelle pietre, una ad una, della città, è la Nuoro città, la Nuoro campagna, la Nuoro lontana dall’Italia eppur così vicina. Seguendo, bene o male, la storia di Don Sebastiano Sanna Carboni e della sua famiglia. Don Sebastiano il notaio, che, in quanto notaio, ha beni al sole, e, onestissimo ed integerrimo, continua ad accumularne se e solo quando può e come può. Senza mai barare (tanto che per un debito di gioco, non intacca i soldi di casa, ma lavora di notte come amanuense). Don Sebastiano che, trentenne, decide di metter su famiglia sposando Donna Vincenza, la figlia di un piemontese immigrato ai tempi dell’unificazione, ventenne ed inesperta. Donna Vincenza che gli darà nove figli, sette maschi vivi al tempo del racconto, e due femmine prematuramente morte. Donna Vincenza che governa la casa, ma poco più, come dice la feroce sentenza di Don Sebastiano che riporto in calce. Ed i sette figli che vanno dal maggiore Giovanni, per anni incupito da un amore andato a male, e poi messosi sulla scia paterna una volta questi invecchiato. Poi altri figli mezzani, che non vedono l’ora, e presto lo faranno, di andarsene per altri lidi. Infine i tre minori: Lodovico, il cagionevole, che, scapolo e misogino, farà il triste avvocato per tutta la vita, Sebastiano, quello che dovrebbe perpetrare il nome, ma non avrà mai né arte né parte, oscurato dal di poco maggiore Peppino, che morirà di polmonite nella Prima Guerra Mondiale. E mentre seguiamo le vicende per anni ed anni della famiglia Sanna, ne seguiamo l’inserimento nel mondo sardo in generale e nuorese in particolare. Belle, anche se apparentemente disorganiche, tutte le pagine che Satta tira fuori. Dalla nascita della città, quando il vescovo Roich nel secolo XII sposta la diocesi dalla malsana Galtellì sulla costa, verso l’interno più salubre. Laddove la città si sviluppa sui tre assi in contrapposizione: i poveri della Seuna, i malviventi (e bella è la descrizione di come ci si diventa) barbaricini della genia dei Corrales abbarbicati al rione San Pietro, ed i benestanti del Corso. Laddove ci sono la grande casa di Don Sebastiano, la farmacia di Don Pasqualino, il caffè Tettamanzi centro e ritrovo di tutto quello che avviene in città. Seguiamo l’alternanza dei preti e dei canonici, dei vescovi, con il munifico Monsignor Dettori in testa, i primi fermenti socialisti che Don Ricciotti tenta di cavalcare, subito imbrigliato dalle gerarchie ecclesiastiche che spingono a deputato Paolo Masala il gran parlatore. La lotta per la terra, la macina del grano, il pane carrasau, i formaggi e le olive. Un mondo che svolta il bordo del secolo scorso, e si affaccia sul nuovo. Don Sebastiano che legge la morte lontana di un arciduca ucciso chissà dove, e che porterà alla morte il suo Peppino. Morte che, alla fine, raggiunge tutti. Il canonico, l’ubriacone Boelle, il fantasioso Paolo Catte, Fileddu, la zia Agostina. E Satta ce li riporta in vita per quel breve tratto che passeggiamo insieme, quando con lui ci si aggira per il cimitero. Che sta dalle parti di San Pietro, così che i poveri hanno l’agio di passare almeno una volta per il Corso, anche se dentro la bara. E attraverso i morti, si arriverà a quel giorno del Giudizio che tutti accomuna in un grande mescolamento. Giorno che Satta anticipa parlando e descrivendo il bene ed il male di molti. Ma lui non da giudizi. Lui espone, narra, a volte spiega, il più delle volte si macera anche lui nella sofferenza. È un po’ questa mancanza di un filo forte, di un meglio seguire le vicende dei Sanna che mi ha lasciato qualche momento di esitazione. In un libro che, per il resto, ho trovato veramente bello e convincete.
    “Tu stai al mondo soltanto perché c’è posto.” (24)
    “Riusciva a non far nulla senza essere ozioso e questo gli aveva procurato … fama di saggio.” (87)

    ha scritto il 

  • 4

    Indimenticabile ...

    ... eppure ce lo eravamo dimenticato!
    Quest'estate è la seconda volta che ci capita di ri-leggere un libro e ce ne siamo accorti solo alla fine per un particolare.
    Sarà l'età (ma siamo sempre stati un ...continua

    ... eppure ce lo eravamo dimenticato!
    Quest'estate è la seconda volta che ci capita di ri-leggere un libro e ce ne siamo accorti solo alla fine per un particolare.
    Sarà l'età (ma siamo sempre stati un po' così), sarà che leggiamo troppo e troppo in fretta e anzi più i libri ci piacciono e più in fretta li leggiamo ... e meno ce ne ricordiamo.
    Ma questo è davvero un libro con personaggi indimenticabili ed un autore indimenticabile.

    ha scritto il 

  • 5

    "Se non si muore si vive.

    E' questa la verità, che sembra ovvia, è invece gravida di conseguenze, perché la vita trasforma tutto, non c'è nulla che resista alla sua implacabile volontà." (pag. 249)

    Romanzo di straordinaria sug ...continua

    E' questa la verità, che sembra ovvia, è invece gravida di conseguenze, perché la vita trasforma tutto, non c'è nulla che resista alla sua implacabile volontà." (pag. 249)

    Romanzo di straordinaria suggestione, che racconta Nuoro, i suoi abitanti e attesta l'ineluttabile destino dell'uomo e la sua inconsolabile solitudine.
    Don Sebastiano Sanna, notaio del luogo, ci apre per primo la porta di casa facendoci vedere come e perché è strutturata così. E dentro casa c'è Donna Vincenza, moglie, madre, "donna senza speranza". Come lei anche gli altri. Bisogna saperli i sogni dei nuoresi, sono tutti come quelli di Antoni Mereu che si prende la colpa per aver voluto sognare.
    Uomini e donne appartenenti a ordini sociali diversi, con le loro vite uguali, con i loro torti e le loro ragioni, sono polvere ora, nel cimitero di Sa e Manca all'ombra del monte Ortobene. Ma è come se fossero tutti ancora alle loro case, alle loro tanche, o per strada a vedere il miracolo dell'illuminazione elettrica, chi a raccogliere i fiammiferi per l'accensione dei lampioni a gas, chi alla farmacia, chi nelle varie chiese, o al caffè Tettamanzi in tempo di confusione. E ancora risuona nelle orecchie l'ululato della Giggia che quella notte "si sentì circondata dall'immenso vuoto del mondo ed ebbe paura".
    "Ma Dio dov'è?"
    "Vista da Dio nel giorno del giudizio, credo che la vita appaia veramente così" (pag 198)

    ha scritto il 

  • 4

    amen!

    Fine dell’Ottocento, inizi del Novecento: siamo in Sardegna “isola di demoniaca tristezza” e più precisamente a Nuoro, “ nido di corvi”, “paese che non ha motivo di esistere”.
    La voce narrante lascia ...continua

    Fine dell’Ottocento, inizi del Novecento: siamo in Sardegna “isola di demoniaca tristezza” e più precisamente a Nuoro, “ nido di corvi”, “paese che non ha motivo di esistere”.
    La voce narrante lascia vagare i suoi ricordi evocando la storia della famiglia del notaio Sebastiano Sanna Carboni, di sua moglie donna Vincenza, dei loro sette figli e di una “teoria interminabile di uomini”, semplici comparse, gente che “sta al mondo soltanto perché c’è posto”.
    C’è un luogo comune che chiama a raccolta tutte le categorie umane, dando corpo e dignità anche alla storia più insignificante: la morte e il giorno del giudizio.
    I personaggi sfilano quasi come fantasmi che si presentano alla memoria del narratore per essere liberati dalla loro vita, perché in fondo la nascita e la morte sono i due momenti in cui l’infinito diventa finito e “i morti sono sciolti da tutti i problemi meno uno, quello di essere stati vivi”.
    Questa pagina è davvero bella:
    “Ma io sono incamminato verso il cimitero, e i miei pensieri si perdono in questo modo. Sono venuto qui, tra un piroscafo e l’altro, per vedere se riesco a mettere un po’ d’ordine nella mia vita, (…) con don Pasqualino e Fileddu, don Sebastiano e ziu Poddanzu, canonico Fele e maestro Ferdinando, i contadini di Sèuna e i pastori di San Pietro, i preti, i ladri, i santi, gli oziosi del Corso; tutti in un groviglio inestricabile, qui sotto.
    Come in una di quelle assurde processioni del paradiso dantesco sfilano in teorie interminabili, ma senza cori e candelabri, gli uomini della mia gente. Tutti si rivolgono a me, tutti vogliono deporre nelle mie mani il fardello della loro vita, la storia senza storia del loro essere stati. Parole di preghiera o d'ira sibilano col vento tra i cespugli di timo. Una corona di ferro dondola su una croce disfatta. E forse mentre penso la loro vita, perché scrivo la loro vita, mi sentono come un ridicolo dio, che li ha chiamati a raccolta nel giorno del giudizio, per liberarli in eterno dalla loro memoria”.
    E comunque, non vi spaventate!
    Malgrado il tema della morte sia centrale, in questo romanzo c’è anche tanta vita, tanta poeticità, tanti luoghi suggestivi, odori, colori, riti antichi come quello del pane, della vendemmia, le giornate dei tanti personaggi trascorse al mitico bar “Tettamanzi”, la gioia di un paese per l’avvento della luce elettrica che spegne le luci a petrolio e fa scomparire la figura romantica del lampionario con il suo seguito di bambini che via via raccolgono i fiammiferi spenti…
    Il messaggio finale non si può commentare, ve lo riporto semplicemente:
    “Per conoscersi bisogna svolgere la propria vita fino in fondo, fino al momento in cui si cala nella fossa. E anche allora bisogna che ci sia uno che ti raccolga, ti susciti, ti racconti a te stesso e agli altri come in un giudizio finale”.
    Amen!

    ha scritto il 

  • 5

    Ebbene sì, in totale accordo con George Steiner, penso che Il giorno del giudizio sia un capolavoro, o meglio "uno dei capolavori della solitudine e della letteratura moderna". Peccato, come purtroppo ...continua

    Ebbene sì, in totale accordo con George Steiner, penso che Il giorno del giudizio sia un capolavoro, o meglio "uno dei capolavori della solitudine e della letteratura moderna". Peccato, come purtroppo troppo spesso accade, quasi sconosciuto. Da leggere assolutamente.

    ha scritto il 

  • 5

    Vorrei infinite stelle, per valutare questo libro. Un capolavoro, mi ha preso fin dalla prima pagina e con rammarico mi accorgo di essere arrivato alla parola fine.

    ha scritto il 

  • 5

    Prendete "I Malavoglia" di Verga e aggiungete la Sardegna di Nuoro di inizio Novecento e un tocco dell'Apologia di Spoon River. Considerato che questi sono due dei miei libri più amati, Satta non pote ...continua

    Prendete "I Malavoglia" di Verga e aggiungete la Sardegna di Nuoro di inizio Novecento e un tocco dell'Apologia di Spoon River. Considerato che questi sono due dei miei libri più amati, Satta non poteva che ricevere cinque stelline da parte mia. Epico, con i personaggi che ti rimangono inesorabilmente attaccati addosso...

    ha scritto il 

Ordina per