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Il giorno della civetta

By Leonardo Sciascia

(463)

| Paperback

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Book Description

Sicilia, 1961. L'ufficiale dei Carabinieri Bellodi, parmense ed ex partigiano, in servizio in un piccolo paese, si trova ad indagare sull'omicidio di Salvatore Colasberna, un impresario edile, ucciso per essersi rifiutato di lasciare un appalto ad un Continue

Sicilia, 1961. L'ufficiale dei Carabinieri Bellodi, parmense ed ex partigiano, in servizio in un piccolo paese, si trova ad indagare sull'omicidio di Salvatore Colasberna, un impresario edile, ucciso per essersi rifiutato di lasciare un appalto ad una ditta protetta della mafia. L'omicidio è avvenuto nelle vicinanze dell'abitazione dove vivono Rosa Nicolosi, il marito e la loro figlioletta. Nella stessa mattina scompare anche il marito di Rosa Nicolosi. Il capitano Bellodi riesce a strappare a Rosa che il marito le ha detto prima di sparire di aver incontrato lungo la strada, in cui ha avuto luogo l'omicidio "Zecchinetta" (il soprannome deriva dalla passione per l'omonimo gioco), un suo conoscente già pregiudicato, il cui nome viene confermato dal confidente di polizia "Parrinieddu". Nel frattempo il boss del paese, Don Mariano Arena, organizza una manovra per far passare l'omicidio Colasberna come dovuto a motivi passionali: praticamente sarebbe stato Nicolosi ad uccidere l'impresario in quanto amante della moglie e poi si sarebbe dato alla latitanza.
Il capitano non crede alla pista passionale e cerca di trovare il corpo del Nicolosi, che ritiene essere stato ucciso in quanto testimone «scomodo»; riuscirà a trovare un corpo ma sarà quello di "Parrinieddu", ucciso perché ritenuto ormai compromesso. L'inchiesta andrà avanti arrivando anche all'arresto di Don Mariano ma alla fine, grazie agli agganci politici di quest'ultimo, Bellodi verrà trasferito e i mafiosi, tornati liberi, avranno modo di apprezzare, osservandolo con il binocolo dal terrazzo di Don Mariano, l'apparente atteggiamento più conciliante del nuovo capitano.

570 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Forse le cose oggi sono unpoco cambiate, ma forse neanche così tanto. Avrei dovuto leggerlo vent'anni fa.

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    Eleonora said on Aug 9, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    In alcuni passaggi Sciascia fotografa esattamente l'essenza della mentalità siciliana. Riporto uno di quelli che più mi ha colpito.
    E ciò discendeva dal fatto, pensava il capitano, che la famiglia è l’unico istituto veramente vivo nella coscienza ...(continue)

    In alcuni passaggi Sciascia fotografa esattamente l'essenza della mentalità siciliana. Riporto uno di quelli che più mi ha colpito.
    E ciò discendeva dal fatto, pensava il capitano, che la famiglia è l’unico istituto veramente vivo nella coscienza del siciliano: ma vivo più come drammatico nodo contrattuale, giuridico, che come aggregato naturale e sentimentale. La famiglia è lo Stato del siciliano. Lo Stato, quello che per noi è lo Stato, è fuori: entità di fatto realizzata dalla forza; e impone le tasse il servizio militare, la guerra, il carabiniere. Dentro quell’istituto che è la famiglia, il siciliano valica il confine della propria naturale e tragica solitudine e si adatta, in una sofistica contrattualità di rapporti, alla convivenza. Sarebbe troppo chiedergli di valicare il confine tra la famiglia e lo Stato. Magari si infiammerà dell’idea dello Stato o salirà a dirigerne il governo: ma la forma precisa e definitiva del suo diritto e del suo dovere sarà la famiglia, che consente più breve il passo verso la vittoriosa solitudine.

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    Ekox said on Aug 3, 2014 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    E' da romanzi come questo che capisci che di scrittori così ce ne saranno sempre di meno.
    Forse nessuno.
    O perlomeno, potrà esserci qualcuno bravo, anche bravissimo, ma comunque incapace di raggiungere la potenza di Sciascia. Il suo sguardo sempre ...(continue)

    E' da romanzi come questo che capisci che di scrittori così ce ne saranno sempre di meno.
    Forse nessuno.
    O perlomeno, potrà esserci qualcuno bravo, anche bravissimo, ma comunque incapace di raggiungere la potenza di Sciascia. Il suo sguardo sempre qualche anno avanti, c'è poco da fare; e tuttora "Il giorno della civetta" resta una lettura obbligatorio.

    Basterebbero i contenuti: ma qui non conta solo il cosa, conta anche il "come"; perché questo è un racconto che dice tutto pur essendo ridotto all'essenziale; e perché Sciascia meriterebbe un monumento solo per come usa la punteggiatura. O per come inserisce personaggi di finzione in un contesto maledettamente reale e schifosamente amaro.

    Fondamentale.

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    Marco Renzi [costello89] said on Jul 30, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    La paura gli stava dentro come un cane arrabbiato: guaiva, ansava, sbavava, improvvisamente urlava nel suo sonno; e mordeva, dentro mordeva, nel fegato nel cuore. Di quei morsi al fegato che continuamente bruciavano e dell'improvviso doloroso guizzo ...(continue)

    La paura gli stava dentro come un cane arrabbiato: guaiva, ansava, sbavava, improvvisamente urlava nel suo sonno; e mordeva, dentro mordeva, nel fegato nel cuore. Di quei morsi al fegato che continuamente bruciavano e dell'improvviso doloroso guizzo del cuore, come di un coniglio vivo in bocca al cane.

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    Dumbledore said on Jul 25, 2014 | Add your feedback

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