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Il giorno della civetta

By Leonardo Sciascia

(105)

| Hardcover

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Book Description

574 Reviews

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    "Il giorno della civetta", quando la mafia "non esisteva"

    Leggere Sciascia è per me ogni volta fonte di ricchezza e di analisi dell'essere umano come della società italiana. Lo scrittore siciliano infatti, classe 1921, ha sempre costituito a mio parere un punto fermo di lealtà oltre che per il suo impegno l ...(continue)

    Leggere Sciascia è per me ogni volta fonte di ricchezza e di analisi dell'essere umano come della società italiana. Lo scrittore siciliano infatti, classe 1921, ha sempre costituito a mio parere un punto fermo di lealtà oltre che per il suo impegno letterario anche per quel ruolo assunto nel tempo di coscienza critica della società contemporanea. “Il giorno della civetta”,il suo primo romanzo sulla mafia, è costruito secondo lo schema tipico del giallo anche se, per via di anomalie particolari, si è spesso parlato di realismo critico o di giallo metafisico. Scritto alle soglie degli anni'60 è un romanzo problematico tutt'altro che consolatorio, quadro di una regione e di località quasi mai nominate ma che rappresentano la sicilia con i suoi fenomeni di criminalità organizzata, la scrittura riunisce sia la componente del verismo/regionalismo di fine '800 che quella del neo-realismo postbellico, fino ad arrivare a quel realismo critico degli anni'50/'60. Ma nonostante le influenze letterarie Sciascia, ad una lettura attenta, devia la narrazione tradizionale per portarla verso un genere nuovo e non sempre capito almeno inizialmente. Egli infatti si serve di elementi spesso contraddittori o almeno lontani tra loro per poi arrivare ad una lucida e razionale fusione di essi. Quindi ci accorgiamo subito come gli schemi già collaudati saltino completamente e nel caso de “Il giorno della civetta” ci troviamo davanti ad uno stile completamente diverso dal consueto poliziesco o dalla figura stereotipata dell'investigatore: qui è il delinquente ad avere pieno appoggio dalla società o meglio, è la società stessa, o una gran parte di essa ad essere se non colpevole perlomeno complice e collusa con quella forma collettiva organizzata di associazione a delinquere...nel giallo di Sciascia il delitto non è mai fine a se stesso ma funzionale a garantire passaggi delinquenziali molto più ampi di un fatto di sangue singolo. Qui il detective è solo, isolato nella sua ricerca etica ed astratta e quindi impermeabile alla corruzione, arma subdola che però tutti coinvolge. Il capitano Bellodi infatti, provenendo dal nord, è orientato da ideali e da una sua concezione della vita ed esclude a priori gli interessi personali spesso ritrovandosi isolato in una lotta vana contro un nemico subdolo e invisibile...da qui prende forma per forza di cose un antieroe che va a sbattere continuamente contro il muro di omertà e di paura che secoli di tradizione malavitosa ha innalzato. La conseguenza dell'indagine quindi, non è la ricomposizione dell'ordine violato e va quindi il più delle volte a concludersi con un fallimento totale o comunque con certezze che non avranno conseguenze nella morale della storia: nell'universo di Sciascia vi è solo la vittoria dell'acume, dell'intelligenza, priva di conseguenze sul piano pratico, i delinquenti samscherati sono conosciuti e protetti da sempre da un codice non scritto, quello mafioso. Bellodi una volta allontanato e tornato nella sua Parma, riflette ed accetta il meccanismo, più per un'ulteriore sfida che per sconforto e lo scrittore ne sottolinea il carattere e quel contorno di “tragic flaw” che lo rende agli occhi del lettore tanto idealista quanto fuori dalla normalità; nel suo dissesto esistenziale egli è “straniero” due volte: prima di tutto uomo del nord non gradito dai siciliani e poi, non meno importante, incapace di capire l'idioma quanto i modi e le usanze del luogo...è certo che Sciascia usa la curiosità dell'investigatore come metodo per illuminare anche il lettore continetale, anche lui poco conoscitore del vivere in sicilia. Allo scrittore però sembra premere sottolineare quella "barriera culturale" che va a formarsi tra uomini di diversa provenienza e quanto sia indistruttibile quando diventa mezzo,consapevole stratagemma, o usanza secolare: Bellodi di fronte al significato della parola omertà non ha dubbi, i siciliani invece la riempiono di sacro e arcano, la fanno diventare un fatto storico e culturale con cui potersi identificare; l'investigatore, uomo dalla morale limpida, non riesce a capire né ad accettare sotterfugi doppiosensi o raggiri, non può in pratica capire quel metodo silente e sacro tra i siciliani dalla bocca di pietra, fessura appena percettibile e totalmente diversa dal largo dialetto emiliano. E così il commissario, uomo proveniente dalla Resistenza, con i suoi saldi principi repubblicani, non potrà mai sfondare o scavalcare un etica adattata dai secoli di usanze isolane e quel "dire-non dire" fatto di metafore ed allusioni. Il romanzo inoltre ci dà un quadro assai ricco di personaggi: uomini politici, diversi tipi di preti, di donne, di mafiosi potenti o soldataglia, di uno sfondo occupato da ulteriori personaggi minori che si muovono in un flusso continuo e inarrestabile. Come per dirci che al di sopra di tutto vi è la Storia che non esenta nessuno e condiziona chiunque e su tutti ha la sua ascendenza. La mafia quindi, fa parte di questa storia ambientata in Sicilia, ha formato sia gli individui che il loro modo di pensare, di vedere le cose, siano esse questioni sociali, religiose o politiche; Leonardo Sciascia ne avvalora la particolarità fino alle cose apparentemente più fugaci...fino all'aggressività del cane Barruggieddu e la curiosità di Bellodi su quello strano nome...sta al lettore risalire con la compagnia del capitano al significato di “bargello”, nei secoli il terribile capo degli sbirri che terrorizzava la popolazione... in fine è chiaro che il romanzo è costruito su un complesso sistema sociale e, andando a ritroso, sugli interessi particolari di famiglie e di comunità. Motore del malaffare politico rimane sempre un processo che, dalla corruzione dei partiti arriva fino al governo e a tutte le sue agenzie, per finire con un popolo quietato all'apatia e sottomesso dalla paura e dal cattivo esempio...in sostanza un ambiente dove la corruzione è penetrata completamente nel tessuto sociale e dove la narrazione riesce, in tempi ancora poco maturi, a dare l'idea di un fenomeno per molti ancora dichiarato inesistente. Da buon illuminista Sciascia non si separa mai dalla Storia come motrice di qualsiasi aspetto della vita...la Storia movente di ogni cosa, ampliata e raffinata dal crescere della suspance narrativa e dalla raffinata penna di uno scrittore a mio parere come pochi.

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    LucBon71(de una Luna o una sangre o un beso al cabo) said on Sep 28, 2014 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    -uomo
    -mezz'uomo
    -ominicchio
    -piglianinculo
    -quaquaraquà

    e tu chi sei?

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    Bradipina said on Sep 27, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Un intrico per molti tratti sconosciuto

    Un imprenditore edile si rifiuta di fare affari secondo i dettami della mafia e viene assassinato in una pubblica piazza mentre sta per salire su un autobus. Nello stesso giorno, un agricoltore esce di casa e scompare.
    Nessuno nella piazza, i passegg ...(continue)

    Un imprenditore edile si rifiuta di fare affari secondo i dettami della mafia e viene assassinato in una pubblica piazza mentre sta per salire su un autobus. Nello stesso giorno, un agricoltore esce di casa e scompare.
    Nessuno nella piazza, i passeggeri, l'autista e il controllore dell'autobus, nessuno ha visto niente. Quell'agricoltore abita sulla via da cui è fuggito l'assassino, e forse l'ha visto in faccia. Queste sono le premesse con le quali il capitano Bellodi comincia le sue indagini. Fra informazioni veritiere di un confidente che, in genere, fa l'informatore per campare senza rivelare informazioni scomode alla gente che conta e la testimonianza della moglie dell'agricoltore, il capitano Bellodi ricostruisce l'omicidio e individua l'assassino e i mandanti. Poi tutto svanisce come una bolla di sapone.
    In questo racconto del 1960, Sciascia mette in risalto la Mafia e i suoi legami con i collusi delle istituzioni per mostrare quanto le verità scomode vengano spesso sminuite fino a negarne l'esistenza. Sciascia scrive con uno stile asciutto, quasi didascalico, per mostrare i due punti di vista da cui si tende a guardare la Mafia, lasciando al lettore il compito di discernere la linea sfocata che li separa e sul filo della quale criminali e collusi camminano.
    La storia è composta da frammenti, dei fermo-immagine che ritraggono scene di un intrico per molti tratti sconosciuto, quindi vanno considerati con molta attenzione. Il libro non è di lettura immediata, ma di certo merita.

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    Renato Mite said on Sep 7, 2014 | Add your feedback

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    Forse le cose oggi sono unpoco cambiate, ma forse neanche così tanto. Avrei dovuto leggerlo vent'anni fa.

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    Eleonora said on Aug 9, 2014 | Add your feedback

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    In alcuni passaggi Sciascia fotografa esattamente l'essenza della mentalità siciliana. Riporto uno di quelli che più mi ha colpito.
    E ciò discendeva dal fatto, pensava il capitano, che la famiglia è l’unico istituto veramente vivo nella coscienza ...(continue)

    In alcuni passaggi Sciascia fotografa esattamente l'essenza della mentalità siciliana. Riporto uno di quelli che più mi ha colpito.
    E ciò discendeva dal fatto, pensava il capitano, che la famiglia è l’unico istituto veramente vivo nella coscienza del siciliano: ma vivo più come drammatico nodo contrattuale, giuridico, che come aggregato naturale e sentimentale. La famiglia è lo Stato del siciliano. Lo Stato, quello che per noi è lo Stato, è fuori: entità di fatto realizzata dalla forza; e impone le tasse il servizio militare, la guerra, il carabiniere. Dentro quell’istituto che è la famiglia, il siciliano valica il confine della propria naturale e tragica solitudine e si adatta, in una sofistica contrattualità di rapporti, alla convivenza. Sarebbe troppo chiedergli di valicare il confine tra la famiglia e lo Stato. Magari si infiammerà dell’idea dello Stato o salirà a dirigerne il governo: ma la forma precisa e definitiva del suo diritto e del suo dovere sarà la famiglia, che consente più breve il passo verso la vittoriosa solitudine.

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    Ekox said on Aug 3, 2014 | Add your feedback

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