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Il giorno della civetta

Di

4.0
(8257)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Francese , Greco , Polacco

Isbn-10: 8806032666 | Isbn-13: 9788806032661 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Copertina rigida , Paperback , Tascabile economico , Copertina rinforzata scuole e biblioteche , eBook

Genere: Crime , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
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  • 4

    Calò il telefono sulla forcella come una martellata.

    http://www.ryo.it/2015/07/14/il-giorno-della-civetta-leonardo-sciascia-citazioni/
    Salutò il vecchio e per il viottolo si avviò allo stradale. Strattando la corda che lo legava, il cane abbaiò un’ultim ...continua

    http://www.ryo.it/2015/07/14/il-giorno-della-civetta-leonardo-sciascia-citazioni/
    Salutò il vecchio e per il viottolo si avviò allo stradale. Strattando la corda che lo legava, il cane abbaiò un’ultima minaccia. ‘Bargello’ pensò il capitano ‘bargello come me: anch’io col mio breve raggio di corda, col mio collare, col mio furore': e più si sentiva vicino al cane di nome Barruggieddu che all’antico, ma non tanto antico, bargello. E ancora pensò di sé ‘cane della legge'; e poi pensò ‘cani del Signore’, che erano i domenicani, e ‘Inquisizione': parole che scese come in una vuota oscura cripta, cupamente svegliando gli echi della fantasia e della storia.

    ha scritto il 

  • 4

    A parte lo scenario di cinquant'anni fa
    (lontanissimo dalla Sicilia di oggi)...
    A parte il pessimismo che impregna tutto il libro ...
    A parte l'apologia del boss e della mafia ...
    A parte tutto è un b ...continua

    A parte lo scenario di cinquant'anni fa
    (lontanissimo dalla Sicilia di oggi)...
    A parte il pessimismo che impregna tutto il libro ...
    A parte l'apologia del boss e della mafia ...
    A parte tutto è un bel romanzo che non parla solo di Sicilia, mafia .. ma degli uomini in generale (e sto pensando ai pigliainculo e quaquaraquà in italia che di certo non rischiano l'estinzione).

    ha scritto il 

  • 5

    Capolavoro assoluto

    Un'analisi lucida e perfetta condensata in un racconto, una storia emblematica in cui l'autore non ha potuto dire nemmeno tutto ciò che avrebbe voluto, perché quelli erano tempi in cui ancora non c'er ...continua

    Un'analisi lucida e perfetta condensata in un racconto, una storia emblematica in cui l'autore non ha potuto dire nemmeno tutto ciò che avrebbe voluto, perché quelli erano tempi in cui ancora non c'era la protezione, in cui la "mafia" non esisteva ufficialmente agli occhi dello stato.
    Interessantissima la nota dell'autore che è la chiave di lettura di quest'opera.
    Un libro da leggere almeno due volte per assaporarne a fondo la finezza ed il lavoro di cesello operato da Leonardo Sciascia, e se possibile ne consiglio anche l'ascolto della lettura fatta dallo splendido Toni Servillo sul sito di Alta Voce Rai.
    Sinceramente questa perla della letteratura mi ha fatto venir voglia di leggere altro dello stesso autore, e allo stesso tempo mi ha fatto passare la voglia di parlarne, di farne un'analisi con commenti che sento sarebbero riduttivi.
    E' un libro talmente breve che consiglio di leggere e assaporare, e, non trovando le parole per esprimere ciò che mi abbia così tanto affascinato, lascio un po' di citazioni, che parlano da sole.

    CITAZIONI

    "Io non guardo mai la gente che c'è: mi infilo al mio posto e via... Solo la strada guardo, mi pagano per guardare la strada"

    “nessuno parla ma, per nostra fortuna, dico di noi carabinieri, tutti scrivono. Dimenticano di firmare, ma scrivono.”

    “Ma dico: si è mai sentito uno sbirro parlare così a un galantuomo? È un comunista, solo i comunisti parlano così». «Non sono solo i comunisti, purtroppo: anche nel nostro partito ce ne sono che parlano così... ”

    “cosca, gli avevano spiegato, è la fitta corona di foglie del carciofo”

    “Ma è certo, comunque, che non l'ho scritto con quella piena libertà di cui uno scrittore (e mi dico scrittore soltanto per il fatto che mi trovo a scrivere) dovrebbe sempre godere.”

    “«il sentire mafioso»: cioè di una visione della vita, di una regola di comportamento, di un modo di realizzare la giustizia, di amministrarla, al di fuori delle leggi e degli organi dello Stato.
    Ma la mafia era, ed è, altra cosa: un «sistema» che in Sicilia contiene e muove gli interessi economici e di potere di una classe che approssimativamente possiamo dire borghese; e non sorge e si sviluppa nel «vuoto» dello Stato (cioè quando lo Stato, con le sue leggi e le sue funzioni, è debole o manca) ma «dentro» lo Stato. La mafia insomma altro non è che una borghesia parassitaria, una borghesia che non imprende ma soltanto sfrutta.”

    "Nelle statistiche criminali relative alla Sicilia e nelle combinazioni del giuoco del lotto, tra corna e morti ammazzati si è istituito un più frequente rapporto. L'omicidio passionale si scopre subito: ed entra dunque nell'indice attivo della polizia; l'omicidio passionale si paga poco: ed entra perciò nell'indice attivo della mafia."

    "Avrebbero dovuto darlo come precetto alla polizia, in Sicilia, pensava il capitano, bisognava non cercare la donna: perché si finiva sempre col trovarla, e a danno della giustizia."

    "«Io» proseguì don Mariano «ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l'umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz'uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà... Pochissimi gli uomini; i mezz'uomini pochi, ché mi contenterei l'umanità si fermasse ai mezz'uomini... E invece no, scende ancora più in giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi... E ancora di più: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito... E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre... [...]»"

    "«La Chiesa è grande perché ognuno ci sta dentro a modo proprio» (Don Mariano)"

    ""Forse tutta l'Italia va diventando Sicilia… A me è venuta una fantasia, leggendo sui giornali gli scandali di quel governo regionale: gli scienziati dicono che la linea della palma, cioè il clima che è propizio alla vegetazione della palma, viene su, verso nord, di cinquecento metri, mi pare, ogni anno… La linea della palma… Io invece dico: la linea del caffè ristretto, del caffè concentrato… E sale come l'ago di mercurio di un termometro, questa linea della palma, del caffè forte, degli scandali: su su per l'Italia, ed è già oltre Roma…"

    ha scritto il 

  • 5

    «Io» proseguì don Mariano «ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l'umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomin ...continua

    «Io» proseguì don Mariano «ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l'umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz'uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà... Pochissimi gli uomini; i mezz'uomini pochi, ché mi contenterei l'umanità si fermasse ai mezz'uomini... E invece no, scende ancora più in giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi... E ancora di più: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito... E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre... [...]»

    ha scritto il 

  • 4

    Ma prima di arrivare a casa sapeva, lucidamente, di amare la Sicilia: e che ci sarebbe tornato. “Mi ci romperò la testa”, disse.

    e il maresciallo ‘e che gli prende?’ si domandò. E gli prendeva, nella delusione, nostalgia: la striscia di sole che cadeva, in pulviscolo dorato, sul tavolo, illuminava il frullo delle ragazze in bic ...continua

    e il maresciallo ‘e che gli prende?’ si domandò. E gli prendeva, nella delusione, nostalgia: la striscia di sole che cadeva, in pulviscolo dorato, sul tavolo, illuminava il frullo delle ragazze in bicicletta nelle strade dell’Emilia, la filigrana degli alberi in un cielo bianco; e una grande casa dove la città si abbandonava alla campagna, dolcissima nel fumo della sera e del ricordo: ‘dove tu manchi’ si diceva con le parole di un poeta della sue terra ‘all’antica abitudine serale’; parole che il poeta aveva scritto per un fratello morto, e nella pietà di sé lontano, e nella delusione, il capitano Bellodi un po’ morto si sentiva.

    Oltre alla bella figura del Capitano Bellodi con le sue riflessioni tra rimpianto, lucidità e luce e alla sapienza mista a folgorante ironia con cui sono scritte queste pagine, vi ho trovato una delle migliori definizioni del concetto di "familismo amorale", di cui parlano tutti i libri e trattati sulla mafia:

    "E ciò discendeva dal fatto, pensava il capitano, che la famiglia è l’unico istituto veramente vivo nella coscienza del siciliano: ma vivo più come drammatico nodo contrattuale, giuridico, che come aggregato naturale e sentimentale. La famiglia è lo Stato del siciliano. Lo Stato, quello che per noi è lo Stato, è fuori: entità di fatto realizzata dalla forza; e impone le tasse il servizio militare, la guerra, il carabiniere. Dentro quell’istituto che è la famiglia, il siciliano valica il confine della propria naturale e tragica solitudine e si adatta, in una sofistica contrattualità di rapporti, alla convivenza. Sarebbe troppo chiedergli di valicare il confine tra la famiglia e lo Stato. Magari si infiammerà dell’idea dello Stato o salirà a dirigerne il governo: ma la forma precisa e definitiva del suo diritto e del suo dovere sarà la famiglia, che consente più breve il passo verso la vittoriosa solitudine."

    La lettera sui "professionisti dell'antimafia" di Sciascia mi è rimasta per parecchio tempo qui, come uno strozzo in gola. Gliel'ho perdonata (diciamo quasi) leggendo e rileggendo i suoi libri.

    ha scritto il 

  • 4

    Nei giorni in cui si ricorda la strage di Capaci, questo libro ha la potenza di una bomba.E' stato il primo libro sulla mafia, il libro che ha cercato di rendere visibile un fenomeno che tutti negavan ...continua

    Nei giorni in cui si ricorda la strage di Capaci, questo libro ha la potenza di una bomba.E' stato il primo libro sulla mafia, il libro che ha cercato di rendere visibile un fenomeno che tutti negavano.Coraggioso Sciascia a lanciarsi in questa impresa e molto profonde certe sue intuizioni valide ancora oggi.Un caposaldo in letteratura sul fenomeno mafia.

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro che ogni siciliano, come me, dovrebbe leggere

    Il racconto di una Sicilia lontana, per fortuna, nell'approccio a certi crimini ma attualissima, per chi conosce a fondo i siciliani, nei pensieri, nelle smorfie, nelle cose dette e, soprattutto, nell ...continua

    Il racconto di una Sicilia lontana, per fortuna, nell'approccio a certi crimini ma attualissima, per chi conosce a fondo i siciliani, nei pensieri, nelle smorfie, nelle cose dette e, soprattutto, nelle cose non dette.

    ha scritto il 

  • 5

    Racconto e inchiesta pesantissima sulla mafia, specialmente all'inizio degli anni 60, quando ancora il fenomeno veniva incredibilmente taciuto come inesistente. Attualissimo, l'omertà trasuda dal libr ...continua

    Racconto e inchiesta pesantissima sulla mafia, specialmente all'inizio degli anni 60, quando ancora il fenomeno veniva incredibilmente taciuto come inesistente. Attualissimo, l'omertà trasuda dal libro, la sicilianità erompe dalle pagine, un paese, una regione, un modo di vivere e pensare per chi, del nord come me, è incredibile.

    ha scritto il 

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