Il giorno della civetta

Di

Editore: La Nuova Italia

4.0
(8514)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 200 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Francese , Greco , Polacco

Isbn-10: 8822111729 | Isbn-13: 9788822111722 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Copertina rigida , Paperback , Tascabile economico , Copertina rinforzata scuole e biblioteche , eBook

Genere: Criminalità , Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
Il capitano dei carabinieri Bellodi è incaricato di indagare sull'omicidio diuno dei soci di una cooperativa edilizia, ucciso perché si era rifiutato diavere la protezione della mafia. A Roma l'indagine viene osteggiata, perché siteme che vengano alla luce le complicità politiche su cui la mafia può contare. Vengono compiuti intanto altri omicidi che danno nuove tracce a Bellodi.Il capitano riesce a scoprire i nomi di mandanti e esecutori, ma durante unabreve licenza a Parma, apprende dai giornali che tutta la sua costruzione èstata smantellata, che è stato costruito un alibi di ferro al maggior indiziato e che tutto il suo lavoro sembra vanificato. Bellodi però decide di ritornare in Sicilia a tutti i costi.
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  • 4

    La mafia, questa sconosciuta

    Libro scritto nel 1960, ma non te ne rendi conto tanto tutto ti sembra attuale.
    E' la storia del capitano Bellodi da Parma che si ritrova in un piccolo paese della Sicilia ad indagare sul duplice omi ...continua

    Libro scritto nel 1960, ma non te ne rendi conto tanto tutto ti sembra attuale.
    E' la storia del capitano Bellodi da Parma che si ritrova in un piccolo paese della Sicilia ad indagare sul duplice omicidio di un costruttore, Colasberna, che non accetta la protezione della mafia nell'acquisizione degli appalti e di un testimone all'uccisione.
    In 135 pagine c'è tutto: l'impotenza delle forze dell'ordine, la collusione dei 'galantuomini' con la politica, i 'precetti' e la filosofia degli uomini di mafia. Ma anche la passione dell'uomo che vuole far rispettare la legge e l'amore, suo malgrado, per quella terra misteriosa che è la Sicilia.

    ha scritto il 

  • 0

    Ci vorrà la prima sentenza del maxi processo del 1987 per rendere legale l'esistenza di quella mafia di cui Sciascia parla nel 1961.
    Asciutto, netto ed altrettanto amaro il racconto passa in rassegna ...continua

    Ci vorrà la prima sentenza del maxi processo del 1987 per rendere legale l'esistenza di quella mafia di cui Sciascia parla nel 1961.
    Asciutto, netto ed altrettanto amaro il racconto passa in rassegna gli affari, le connivenze, i metodi della mafia siciliana. È ancora presente uno strascico dei fenomeni legati alla vicenda del prefetto Mori ed a quella del movimento indipendentista siciliano così come ci viene raccontata una Sicilia tutta rurale e legata ad antichissimi riti. Con la Sicilia che cambiava e si modernizzava anche la mafia faceva lo stesso ampliando gli affari legati agli appalti e soprattutto i legami con la politica. Nel 1971 Sciascia dirà che la mafia è un sistema di potere di una classe borghese che si "sviluppa dentro lo stato".
    Il racconto è perentorio sul fatto che per colpire i mafiosi bisogna indagare sui loro conti in banca (lo faranno Falcone e Borsellino) e deciso sui legami con la politica. Memorabile l'affermazione riguardo ai due ospiti dell'onorevole coinvolto che vanno alla Camera ad ascoltare le risposte del Governo sui fatti descritti dal racconto che vengono descritti come "un pezzo della questione meridionale".
    Il racconto non lascia molta speranza. L'eroe è un capitano dei carabinieri, già partigiano e fervente repubblicano, che è costretto a subire la sconfitta delle collusioni e dei legami politici che smonteranno, con false testimonianze, tutto il suo lavoro. La Sicilia e i siciliani non sono protagonisti né dell'indagine né di un mito di riscatto, anzi, l'omertà e la paura avvolgono tutta la società.
    La storia darà qui torto a Sciascia e vedrà un gran numero di siciliani protagonisti negli anni successivi dei movimenti e della lotta alle cosche.

    ha scritto il 

  • 4

    [...] Il popolo, la democrazia [...] sono belle invenzioni: cose inventate a tavolino, da gente che sa mettere una parola in culo all'altra e tutte le parole nel culo dell'umanità, con rispetto parlan ...continua

    [...] Il popolo, la democrazia [...] sono belle invenzioni: cose inventate a tavolino, da gente che sa mettere una parola in culo all'altra e tutte le parole nel culo dell'umanità, con rispetto parlando... [...]

    ha scritto il 

  • 5

    Sembra scritto ieri.
    Un'attualità imbarazzante, una scrittura precisa e realistica.
    Leggi questo libro è capisci tutto della società corrotta che vivevano e che viviamo.
    Al peggio non c'è limite, per ...continua

    Sembra scritto ieri.
    Un'attualità imbarazzante, una scrittura precisa e realistica.
    Leggi questo libro è capisci tutto della società corrotta che vivevano e che viviamo.
    Al peggio non c'è limite, per questo dovrebbe essere letto nelle scuole, per cercare di porre un limite se è possibile.

    ha scritto il 

  • 1

    Sciascia con il Giorno della Civetta ci racconta della realtà siciliana nel dopoguerra tra mafia, politica e giustizia. Una realtà in cui vige l'omerà: tutti sanno a parte chi deve separe. Il libro si ...continua

    Sciascia con il Giorno della Civetta ci racconta della realtà siciliana nel dopoguerra tra mafia, politica e giustizia. Una realtà in cui vige l'omerà: tutti sanno a parte chi deve separe. Il libro si apre con l'omicidio di Colasberna sul quale il capitano Bellodi, trasferitosi da poco nel meridione e quindi all'oscuro dei legami tra famiglie mafiose ed estraneo alla mentalità popolare, indagherà con audacia ed astuzia mosso da un vero sentimento di giustizia. Sciascia approfitta di un dialogo tra Bellodi e un mafioso per parlare dei legami tra la politica fascista e comunista con la mafia. Più di una volta nel racconto vari personaggi, tra cui anche carabinieri, insistono nel sostenere la tesi che la mafia non esiste e che è un'invenzione dei comunisti. Il libro pur essendo ambientato negli anni '60 parla di problemi attuali del meridione e non solo. Il finale è sconcertante e ti lascia deluso oltre che invaso da un senso di ingiustizia.

    ha scritto il 

  • 4

    Essenziale nella scrittura e poetica al contempo questa è un'opera che dovrebbe essere diffusa maggiormente sui banchi di scuola perché avvincente e realista, descrive in modo reale la nostra Sicilia ...continua

    Essenziale nella scrittura e poetica al contempo questa è un'opera che dovrebbe essere diffusa maggiormente sui banchi di scuola perché avvincente e realista, descrive in modo reale la nostra Sicilia negli anni sessanta. Attuale ancora oggi perché rappresenta il nostro modo di vivere con i nostri vizi e le nostre virtù (poche). La costruzione dei personaggi e la personificazione dello Stato con il cap. Bellodi è stupefacente. Leggere Sciascia è prendere coscienza di un modello di stile letterario. Romanzo amaro, giallo inconsueto, profondamente laico e anticipatore. Romanzo di forti contrapposizioni però e deciso a suscitarne di altrettante forti e motivate. C'è contrapposizione di caratteri tra i personaggi: chi crede ancora che seguire la maggioranza e fare i propri interessi equivalga al successo e chi come il cap. Bellodi rifiuta i metodi forti caratteristici della mafia. Contrapposizione di «uomini e non», in categorie prettamente violente e come dice Don Arena in "uomini e mezz'uomini, di ominicchi, piglianculo e quaquaraquà". Contrapposizione infine tra Italie diverse, a Sud e a Nord della «linea della palma», fotografate all'alba d'un miracolo economico già denso di poteri occulti e speranze disattese.

    ha scritto il 

  • 4

    Un delitto in Sicilia in letteratura apre sempre un'autostrada. Che a un certo punto si biforca su due direttrici: quella della mafia e quella della passione. I narratori siciliani si sono sempre dive ...continua

    Un delitto in Sicilia in letteratura apre sempre un'autostrada. Che a un certo punto si biforca su due direttrici: quella della mafia e quella della passione. I narratori siciliani si sono sempre divertiti a percorrerle tutt’e due. Qualche volta anche contromano. Nel senso che imboccano la direzione della mafia e la percorrono in direzione del delitto passionale. O viceversa. Camilleri lo fa ancora e spesso.

    A suo tempo fu un mettere i piedi nel piatto, questo libro. Di mafia parlavano e scrivevano in pochi. Ancora oggi, che si parla di mafia anche a sproposito, la sua essenzialità fa il suo effetto in termini di presa di coscienza e di indignazione civile. Ma quella che più di tutto colpisce è la essenzialità stilistica.
    La trama è costruita col movimento agile degli incastri delle versioni, che si saggiano l’un con l’altra nel tentativo incrociato che ciascun personaggio fa di costruire il puzzle della propria innocenza rubando pezzi di verità agli altri. Col risultato che alla fine resta incompleto e mancante quello di un colpevole. Gioco condotto con l’abilità e il gusto del puparo siciliano. Grande letteratura di impegno civile.

    ha scritto il 

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