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Il giorno della civetta

Di

Editore: Adelphi

4.0
(8008)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 138 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese , Tedesco

Isbn-10: 8845909573 | Isbn-13: 9788845909573 | Data di pubblicazione:  | Edizione 14

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri , Tascabile economico , Copertina rinforzata scuole e biblioteche , eBook

Genere: Crime , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
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  • 5

    "Incredibile è anche l'Italia: e bisogna andare in Sicilia per constatare quanto è incredibile l'Italia. "Forse tutta l'Italia va diventando Sicilia...A me è venuta una fantasia, leggendo sui ...continua

    "Incredibile è anche l'Italia: e bisogna andare in Sicilia per constatare quanto è incredibile l'Italia. "Forse tutta l'Italia va diventando Sicilia...A me è venuta una fantasia, leggendo sui giornali gli scandali di quel governo regionale: gli scienziati dicono che la linea della palma, cioè il clima che è propizio alla vegetazione della palma, viene su, verso il nord, di cinquecento metri, mi pare, ogni anno...La linea della palma...Io invece dico: la linea del caffè ristretto, del caffè concentrato... E sale come l'ago di mercurio di un termometro, questa linea della palma, del caffè forte, degli scandali: su su per l'Italia, ed è già oltre Roma..." si fermò improvvisamente e disse, ad una giovane donna che veniva loro incontro ridente: "Sei incredibile anche tu: bellissima..."

    ha scritto il 

  • 5

    Letto, riletto e riletto amcora, visto il film di Damiano Damiani (1968) tre o quattro volte (la Tv di stato e i piccoli cinema parrocchiali di paese allora passavano anche questo!). Con rispetto ...continua

    Letto, riletto e riletto amcora, visto il film di Damiano Damiani (1968) tre o quattro volte (la Tv di stato e i piccoli cinema parrocchiali di paese allora passavano anche questo!). Con rispetto parlando, quest'opera di Sciascia è come un testo sacro, tanto è per me fondamentale per leggere e capire la storia attuale dell'Italia, di questi ultimi anni. Lì c'era già tutto, in quest'opera del 1960: connivenza e malaffare della politica con la mafia, doppio stato, malagiustizia, depistaggio, insabbiamento, parassitmo e paralisi della società e dell'economia...

    ha scritto il 

  • 2

    Popolo di quaquaraquà

    La mafia non esiste. È il leitmotiv che accompagna il nostro Paese diviso, sin dai primordi dell'unione. La cosiddetta "trattativa Stato-mafia" è qualcosa di cui si parla ancora oggi, senza che la ...continua

    La mafia non esiste. È il leitmotiv che accompagna il nostro Paese diviso, sin dai primordi dell'unione. La cosiddetta "trattativa Stato-mafia" è qualcosa di cui si parla ancora oggi, senza che la maggioranza della popolazione sappia ben definire in cosa consista, chi vi abbia preso parte, quali siano i soggetti coinvolti. Nel romanzo di Sciasca - un noir socioculturale e non ben classificabile dalla sintassi innovativa - la narrazione prende avvio dall'omicidio di un uomo, Salvatore Colasberna, alla fermata del bus. La risposta della gente alle domande della polizia accorsa sul luogo del delitto non si discosta troppo dalla tanto ben nota omertà, asse portante di tutta la storia. Nello stesso momento un altro uomo, Paolo Nicolosi, esce di casa per recarsi al lavoro e scompare nel nulla. A cercare di dispiegare questo intreccio interverrà il capitano Bellodi, inviato da Parma, che pur riuscendo ad individuare i colpevoli e i mandanti vedrà il caso dissolversi in un nulla di fatto grazie alla costruzione da parte di uomini politici di alibi ad hoc, che permettono agli imputati di togliersi dai pasticci. Emerge l'impotenza - o la cooperazione? - di uno Stato nei confronti della malavita, verso la quale china il capo per trarne, forse, aiuti ed appoggi. La Sicilia, qui, viene raccontata per la prima volta (siamo nel 1960) per ciò che è veramente: una regione bellissima, piena di personalità calorose e legate alle tradizioni, rovinata dall'acquiescenza nei confronti di organizzazioni criminali che, a modo loro, riescono a dare quella sicurezza che l'apparato governativo non può restituire. Troppo distante. Troppo burocratico. Troppo assente. Lo Stato nel sud Italia si è fermato al primo livello dell'eticità hegeliana: la famiglia. È nei rapporti interni ad essa e in quelli che prendono corpo fra le famiglie che si costituiscono le gerarchie più efficaci e degne di rispetto, cui è obbligatorio tributare ossequio in cambio di protezione e cura. Lo Stato, non la mafia, è ciò di cui si arriva a dubitare l'esistenza alla fine della storia. Sciascia si ispira ad un fatto di cronaca, l'uccisione del sindacalista Accursio Miraglia avvenuta a Sciacca nel 1947, per produrre un pamphlet di denuncia sociale - il primo che apertamente osi dipingere lo status quo del meridione - sotto forma di poliziesco. Le due stelle sono dovute da un lato alla mia resistenza nei confronti dei gialli, dall'altro alla difficoltà che ho riscontrato per quanto riguarda questo specifico uso della sintassi. Magistrale, forse, ma non a mia misura.

    ha scritto il 

  • 5

    "Il Giorno della Civetta" è un romanzo piuttosto breve che si articola su due livelli. Il primo è quello strettamente narrativo: l'assassinio di un uomo e la scomparsa di un altro, l'indagine dei ...continua

    "Il Giorno della Civetta" è un romanzo piuttosto breve che si articola su due livelli. Il primo è quello strettamente narrativo: l'assassinio di un uomo e la scomparsa di un altro, l'indagine dei Carabinieri, l'intuizione del legame tra i due fatti, la rapida indagine e l'altrettanto rapida conclusione. Nonostante la brevità la storia trattata con ritmo martellante non perde efficacia e stile. I personaggi sono ben cesellati, ottimi il Capitano Bellodi e don Mariano Arena, l'ambientazione è insolita e la costruzione è brillante. Una stellina in più per la suddivisione dell'umanità in uomini, mezzi uomini, ominicchi, piglianculo e quaquaraquà, fatta da Arena, che è entrata nella lingua corrente.

    Il secondo piano di scrittura invece è quello della fino ad allora inedita denuncia della struttura e dei metodi della Mafia, che oggi sembrano dati banali ed assimilati ma che all'epoca (1960) in cui i politici negavano addirittura l'esistenza di un'organizzazione malavitosa in Sicilia, risultavano arditi al limite dello scandalo.

    E' in questo carattere precursore dal taglio giornalistico che si rivela la grandezza del romanzo di Sciascia più ancora che nella sua intrinseca qualità letteraria comunque ottima.

    E allora come non dargli cinque stelline?

    ha scritto il 

  • 4

    "Il giorno della civetta", quando la mafia "non esisteva"

    Leggere Sciascia è per me ogni volta fonte di ricchezza e di analisi dell'essere umano come della società italiana. Lo scrittore siciliano infatti, classe 1921, ha sempre costituito a mio parere un ...continua

    Leggere Sciascia è per me ogni volta fonte di ricchezza e di analisi dell'essere umano come della società italiana. Lo scrittore siciliano infatti, classe 1921, ha sempre costituito a mio parere un punto fermo di lealtà oltre che per il suo impegno letterario anche per quel ruolo assunto nel tempo di coscienza critica della società contemporanea. “Il giorno della civetta”,il suo primo romanzo sulla mafia, è costruito secondo lo schema tipico del giallo anche se, per via di anomalie particolari, si è spesso parlato di realismo critico o di giallo metafisico. Scritto alle soglie degli anni'60 è un romanzo problematico tutt'altro che consolatorio, quadro di una regione e di località quasi mai nominate ma che rappresentano la sicilia con i suoi fenomeni di criminalità organizzata, la scrittura riunisce sia la componente del verismo/regionalismo di fine '800 che quella del neo-realismo postbellico, fino ad arrivare a quel realismo critico degli anni'50/'60. Ma nonostante le influenze letterarie Sciascia, ad una lettura attenta, devia la narrazione tradizionale per portarla verso un genere nuovo e non sempre capito almeno inizialmente. Egli infatti si serve di elementi spesso contraddittori o almeno lontani tra loro per poi arrivare ad una lucida e razionale fusione di essi. Quindi ci accorgiamo subito come gli schemi già collaudati saltino completamente e nel caso de “Il giorno della civetta” ci troviamo davanti ad uno stile completamente diverso dal consueto poliziesco o dalla figura stereotipata dell'investigatore: qui è il delinquente ad avere pieno appoggio dalla società o meglio, è la società stessa, o una gran parte di essa ad essere se non colpevole perlomeno complice e collusa con quella forma collettiva organizzata di associazione a delinquere...nel giallo di Sciascia il delitto non è mai fine a se stesso ma funzionale a garantire passaggi delinquenziali molto più ampi di un fatto di sangue singolo. Qui il detective è solo, isolato nella sua ricerca etica ed astratta e quindi impermeabile alla corruzione, arma subdola che però tutti coinvolge. Il capitano Bellodi infatti, provenendo dal nord, è orientato da ideali e da una sua concezione della vita ed esclude a priori gli interessi personali spesso ritrovandosi isolato in una lotta vana contro un nemico subdolo e invisibile...da qui prende forma per forza di cose un antieroe che va a sbattere continuamente contro il muro di omertà e di paura che secoli di tradizione malavitosa ha innalzato. La conseguenza dell'indagine quindi, non è la ricomposizione dell'ordine violato e va quindi il più delle volte a concludersi con un fallimento totale o comunque con certezze che non avranno conseguenze nella morale della storia: nell'universo di Sciascia vi è solo la vittoria dell'acume, dell'intelligenza, priva di conseguenze sul piano pratico, i delinquenti samscherati sono conosciuti e protetti da sempre da un codice non scritto, quello mafioso. Bellodi una volta allontanato e tornato nella sua Parma, riflette ed accetta il meccanismo, più per un'ulteriore sfida che per sconforto e lo scrittore ne sottolinea il carattere e quel contorno di “tragic flaw” che lo rende agli occhi del lettore tanto idealista quanto fuori dalla normalità; nel suo dissesto esistenziale egli è “straniero” due volte: prima di tutto uomo del nord non gradito dai siciliani e poi, non meno importante, incapace di capire l'idioma quanto i modi e le usanze del luogo...è certo che Sciascia usa la curiosità dell'investigatore come metodo per illuminare anche il lettore continetale, anche lui poco conoscitore del vivere in sicilia. Allo scrittore però sembra premere sottolineare quella "barriera culturale" che va a formarsi tra uomini di diversa provenienza e quanto sia indistruttibile quando diventa mezzo,consapevole stratagemma, o usanza secolare: Bellodi di fronte al significato della parola omertà non ha dubbi, i siciliani invece la riempiono di sacro e arcano, la fanno diventare un fatto storico e culturale con cui potersi identificare; l'investigatore, uomo dalla morale limpida, non riesce a capire né ad accettare sotterfugi doppiosensi o raggiri, non può in pratica capire quel metodo silente e sacro tra i siciliani dalla bocca di pietra, fessura appena percettibile e totalmente diversa dal largo dialetto emiliano. E così il commissario, uomo proveniente dalla Resistenza, con i suoi saldi principi repubblicani, non potrà mai sfondare o scavalcare un etica adattata dai secoli di usanze isolane e quel "dire-non dire" fatto di metafore ed allusioni. Il romanzo inoltre ci dà un quadro assai ricco di personaggi: uomini politici, diversi tipi di preti, di donne, di mafiosi potenti o soldataglia, di uno sfondo occupato da ulteriori personaggi minori che si muovono in un flusso continuo e inarrestabile. Come per dirci che al di sopra di tutto vi è la Storia che non esenta nessuno e condiziona chiunque e su tutti ha la sua ascendenza. La mafia quindi, fa parte di questa storia ambientata in Sicilia, ha formato sia gli individui che il loro modo di pensare, di vedere le cose, siano esse questioni sociali, religiose o politiche; Leonardo Sciascia ne avvalora la particolarità fino alle cose apparentemente più fugaci...fino all'aggressività del cane Barruggieddu e la curiosità di Bellodi su quello strano nome...sta al lettore risalire con la compagnia del capitano al significato di “bargello”, nei secoli il terribile capo degli sbirri che terrorizzava la popolazione... in fine è chiaro che il romanzo è costruito su un complesso sistema sociale e, andando a ritroso, sugli interessi particolari di famiglie e di comunità. Motore del malaffare politico rimane sempre un processo che, dalla corruzione dei partiti arriva fino al governo e a tutte le sue agenzie, per finire con un popolo quietato all'apatia e sottomesso dalla paura e dal cattivo esempio...in sostanza un ambiente dove la corruzione è penetrata completamente nel tessuto sociale e dove la narrazione riesce, in tempi ancora poco maturi, a dare l'idea di un fenomeno per molti ancora dichiarato inesistente. Da buon illuminista Sciascia non si separa mai dalla Storia come motrice di qualsiasi aspetto della vita...la Storia movente di ogni cosa, ampliata e raffinata dal crescere della suspance narrativa e dalla raffinata penna di uno scrittore a mio parere come pochi.

    ha scritto il 

  • 4

    Un intrico per molti tratti sconosciuto

    Un imprenditore edile si rifiuta di fare affari secondo i dettami della mafia e viene assassinato in una pubblica piazza mentre sta per salire su un autobus. Nello stesso giorno, un agricoltore esce ...continua

    Un imprenditore edile si rifiuta di fare affari secondo i dettami della mafia e viene assassinato in una pubblica piazza mentre sta per salire su un autobus. Nello stesso giorno, un agricoltore esce di casa e scompare. Nessuno nella piazza, i passeggeri, l'autista e il controllore dell'autobus, nessuno ha visto niente. Quell'agricoltore abita sulla via da cui è fuggito l'assassino, e forse l'ha visto in faccia. Queste sono le premesse con le quali il capitano Bellodi comincia le sue indagini. Fra informazioni veritiere di un confidente che, in genere, fa l'informatore per campare senza rivelare informazioni scomode alla gente che conta e la testimonianza della moglie dell'agricoltore, il capitano Bellodi ricostruisce l'omicidio e individua l'assassino e i mandanti. Poi tutto svanisce come una bolla di sapone. In questo racconto del 1960, Sciascia mette in risalto la Mafia e i suoi legami con i collusi delle istituzioni per mostrare quanto le verità scomode vengano spesso sminuite fino a negarne l'esistenza. Sciascia scrive con uno stile asciutto, quasi didascalico, per mostrare i due punti di vista da cui si tende a guardare la Mafia, lasciando al lettore il compito di discernere la linea sfocata che li separa e sul filo della quale criminali e collusi camminano. La storia è composta da frammenti, dei fermo-immagine che ritraggono scene di un intrico per molti tratti sconosciuto, quindi vanno considerati con molta attenzione. Il libro non è di lettura immediata, ma di certo merita.

    ha scritto il 

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