Il giorno della civetta

Di

Editore: Adelphi

4.0
(8777)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 138 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Francese , Greco , Polacco

Isbn-10: 8845909573 | Isbn-13: 9788845909573 | Data di pubblicazione:  | Edizione 14

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri , Tascabile economico , Copertina rinforzata scuole e biblioteche , eBook

Genere: Criminalità , Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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  • 0

    Questo libro può suscitare una duplice reazione: perdita di fiducia o speranza.
    Ad oggi poco sembra essere cambiato, forse c'è solo più consapevolezza del fenomeno "mafia", forse qualche voce in più r ...continua

    Questo libro può suscitare una duplice reazione: perdita di fiducia o speranza.
    Ad oggi poco sembra essere cambiato, forse c'è solo più consapevolezza del fenomeno "mafia", forse qualche voce in più rispetto al passato tenta disperatamente di cambiare le cose, ma certe impostazioni mentali sono così talmente radicate che probabilmente dovranno passare ancora tanti decenni prima che il marciume possa essere definitivamente debellato.

    Sciascia ha avuto la capacità di mostrare quale sia la vera pasta di questi "uomini di onore".. ma se c'è una cosa che ho capito è che questo fantomatico onore è un concetto che si presta a troppe interpretazioni, tante quante sono le persone sulla terra.. ragion per cui se don Mariano (e tutti i don Mariano del mondo) si definisce un uomo, per me è solo un quaquaraquà.. ed ognuno avrà la propria visione secondo criteri non per tutti condivisibili.

    Ma come si sconfiggono il mutismo impenetrabile, le false dichiarazioni e le solidarietà disoneste?
    Al di là della presa visione della realtà, c'è tutto un discorso sulle possibili soluzioni che per me rimane ancora un mistero.
    E forse più che lavorare sulla repressione, bisogna lavorare sull'educazione sociale..

    ha scritto il 

  • 4

    E’ necessario collocare questo romanzo nel momento storico e politico della sua pubblicazione (oltre mezzo secolo fa) per valutarne appieno l’impegno e la forza, l’anticonformismo e il coraggio. Oggi, ...continua

    E’ necessario collocare questo romanzo nel momento storico e politico della sua pubblicazione (oltre mezzo secolo fa) per valutarne appieno l’impegno e la forza, l’anticonformismo e il coraggio. Oggi, dopo decenni di piovre e similari, talune asserzioni come la potenza sotterranea della mafia, l’asservimento ad essa del mondo politico, la capacità di disinnescare (quando non è possibile abbatterlo) qualunque ostacolo al suo ramificato potere, possono sembrare ovvie e non così spregiudicate. Ma prima di “Il giorno della civetta” nessuno aveva osato descriverne i meccanismi in modo così esplicito, diretto e inequivocabile.

    Per quanto riguarda invece lo stile, non è necessario ricorrere a tale inquadramento temporale, perché il romanzo conserva una linearità, un’essenzialità e una precisione (si pensi ai tre folgoranti interrogatori) semplicemente perfette. E così i frequenti quasi impercettibili tocchi di raffinata analisi sparsi in modo discreto lungo le pagine, arricchiscono il testo senza distrarre il lettore dal potente messaggio di cui l’opera si fa consapevole portatrice.

    Non so dire altro di un libro del quale è stato già detto tutto.

    ha scritto il 

  • 5

    Ma la mafia era, ed è, altra cosa: un «sistema» che in Sicilia contiene e muove gli interessi economici e di potere di una classe che approssimativamente possiamo dire borghese; e non sorge e si svilu ...continua

    Ma la mafia era, ed è, altra cosa: un «sistema» che in Sicilia contiene e muove gli interessi economici e di potere di una classe che approssimativamente possiamo dire borghese; e non sorge e si sviluppa nel «vuoto» dello Stato (cioè quando lo Stato, con le sue leggi e le sue funzioni, è debole o manca) ma «dentro» lo Stato. La mafia insomma altro non è che una borghesia parassitaria, una borghesia che non imprende ma soltanto sfrutta.
    Il giorno della civetta, in effetti, non è che un «per esempio» di questa definizione. Cioè: l'ho scritto, allora, con questa intenzione. Ma forse è anche un buon racconto.

    ha scritto il 

  • 4

    Sicilia ed Emilia

    Ancora prima di poterlo affrontare con disponibilità immediata attraverso gli audiolibri avevo maturato la volontà di leggere Leonardo Sciascia, perché è l’archetipo di quel tipo di scrittore che davv ...continua

    Ancora prima di poterlo affrontare con disponibilità immediata attraverso gli audiolibri avevo maturato la volontà di leggere Leonardo Sciascia, perché è l’archetipo di quel tipo di scrittore che davvero ti consente di farti un’idea di cosa sia l’ Italia: sia per la sua vocazione di giornalista e politico parallela a quella di scrittore, sia perché appartenendo alla prima repubblica comincia ad essere abbastanza lontano da noi da consentirci di guardare da lontano e quindi con chiarezza al suo messaggio. Una scelta quanto mai giusta ed importante, probabilmente leggerò altro di questo scrittore.
    Siciliano, amico personale di Marco pannella ma anche di Giovanni falcone e Paolo Borsellino, Sciascia si distingue per non essere stato moderato in nulla ed affiliato a nulla. Sia da politico di primo piano (visse da protagonista la risposta delle istituzioni al sequestro Moro) che da scrittore non permise mai che l’opportunità politica od eventuali interessi settari condizionassero le sue scelte politiche od artistiche.
    “Il giorno della civetta” è una delle sue opere che meglio racconta la sicilia mafiosa, oltre ad essere un cristallino esempio della radicale chiarezza di cui scrivevo sopra. Quando l’imprenditore Colasberna resta vittima di un omicidio legato al malaffare delle campagne siciliane, a risolvere il caso viene chiamato il capitano Bellodi, persona forse la più sbagliata possibile per risolvere un caso come questo. O forse la più giusta? Carabiniere ma partigiano, uomo di stato ma comunista, in un dualismo che è stato ed è ancora oggi l’incarnazione perfetta dell’emilianità, il parmense Bellodi da un lato non può capire né concepire la rassegnata e radicalmente conservatrice Sicilia, ma dall’altra è un uomo il cui acume di investigatore si sposa con la adamantina purezza ideologica del rivoluzionario: una serietà morale di durissima pietra alla quale la mafia non è ancora abituata, e nei confronti della quale sarà anche dopo la sua ennesima vittoria sulle istituzioni, costretta a togliersi il cappello.
    E’ la storia di mafia raccontata da un uomo del novecento, e quindi senza gli abbellimenti e le confusioni della cinematografia della televisione post Via D’Amelio. La mafia che dalla Sicilia nasce e che della Sicilia è l’espressione più deteriore ma non per questo meno sincera e perfetta. Nelle parole di Sciascia la mafia è il criminale tentativo delle genti isolane di essere governate da qualcuno della propria terra; è l’ abitudine dei contadini di regolarsi i propri conti da soli senza ricorrere alle istituzioni che però diventa abnorme e sanguinosa; è la maniera che il privilegio feudale e la spiritualità cristiana (?) hanno trovato di sopravvivere alla rivoluzione liberale ed ad un materialismo che i siciliani non hanno mai potuto accettare, pena lo svuotamento della loro idea di esistenza.
    Ovvio che il capitano Bellodi giungendo a S. col suo bagaglio di partigiano, con le sue idee marxiste, abbia sentito a fianco della sua opera di investigatore una vocazione missionaria di recupero all’Italia di questa terra: quanto fossero goffi e velleitari questi pensieri lo capisce il lettore, mai l’ufficiale in persona. Perché un emiliano che giunge in Sicilia può innamorarsene ma non capirla, e non sarà con l’idea di Rivoluzione che la si potrà vincere. Peraltro, anche la Sicilia mafiosa resterà affascinata dell’ Emilia e della sua gente disposta a morire per un’idea, e lo riconoscerà per bocca del boss Don Mariano Arena, che parla col capitano Bellodi prima di calare l’asso che chiude la partita.
    “Lei, anche se mi inchioderà su queste carte come un Cristo, lei è un uomo”.
    Ahh la Sicilia. Se penso a quella terra (e pure che non ci soo mai stato!), da emiliano percepisco quell’attrazione che condurrà Bellodi a ritornare in Sicilia fino a rompercisi la testa. Quel mare, quei profumi intensi che nella inquinata pianura padana si percepiscono più e che giungono a noi attraverso gli aromi dei vini grillo ed inzolia; quelle spiagge arroventate, quelle grinzose mani che stringono rosari essendo magari sporche di sangue, quel sole meraviglioso eppure così nemico…attraverso i suoi libri ed i suoi vini la ho conosciuta, e forse non è un caso che in molti romanzi siciliani letteratura e cibo si sposino, come ben racconta Simonetta Agnello Hornby…

    E' stata una scelta felice quella di conoscere questo romanzo in formato audiolibro, perchè la lettura di Massimo Malucelli garantisce un grande valore aggiunto; in particolare mi ha impressionato la cura con cui il narratore ha proposto le diverse cadenze (emiliana e siciliana) nel momento in cui prendevano la parola i vari personaggi. E' un effetto che ha restituito grande incisività e profondità all'audiolibro.

    Tra qualche mese andrò in Sicilia, ma per il momento dovrò incontrarla di nuovo negli occhi del personaggio di un libro, eccolo che si avvicina, austero e terribile nel suo potere e nella sua intelligenza. Preceduto dallo scodinzolante Bendicò, mi pare di sentirlo, Don Fabrizio Corbera principe di Salina, ridere di me mentre si avvicina guardandomi negli occhi “è arrivato il garibaldino emiliano a cambiare tutto perché nulla cambi”.

    ha scritto il 

  • 4

    Eppure c'è speranza

    Qualche mese fa ho letto, quasi casualmente, Una storia semplice e ne sono rimasto folgorato. Capacità di sintetizzare e di misurare ogni parola, senza sprechi, e al tempo stesso di cogliere ogni sing ...continua

    Qualche mese fa ho letto, quasi casualmente, Una storia semplice e ne sono rimasto folgorato. Capacità di sintetizzare e di misurare ogni parola, senza sprechi, e al tempo stesso di cogliere ogni singolo aspetto della questione. Lo stesso ho ritrovato in Il giorno della civetta, anche se probabilmente con un impatto leggermente meno intenso. Sciascia cerca di rendere questo romanzo il più breve possibile, fa un'arte di cavare, procedendo quasi a ritroso e mi viene così in mente Michelangelo che sosteneva di non scolpire la scultura nel marmo, ma di liberarla da esso, cavarla.
    Siamo all'inizio del fenomeno della mafia nell'opinione pubblica e Sciascia ce lo ritrae alla perfezione, soprattutto in circostanze come omertose e nei contatti che vanno dal più basso territorio fino al Parlamento. Lasciandoci però con una speranza.

    ha scritto il 

  • 3

    Sempre attuale

    Il giorno della civetta è ambientato come sempre nella Sicilia tanto amata e denunciata da Sciascia.
    Il Capitano Bellodi, venuto dal Nord, come ci tengono a precisare taluni personaggi del racconto, s ...continua

    Il giorno della civetta è ambientato come sempre nella Sicilia tanto amata e denunciata da Sciascia.
    Il Capitano Bellodi, venuto dal Nord, come ci tengono a precisare taluni personaggi del racconto, si ritrova ad indagare sull’omicidio dell’imprenditore Salvatore Colasberna, un omicidio a mio parere descritto in maniera magistrale, come una vera e propria scena di un film (a proposito, ancora devo vedere la trasposizione cinematografica), poiché viene ucciso mentre sta entrando nell’autobus diretto a Palermo. Ovviamente (e che ve lo dico a fare), ad un secondo dall’accaduto, tutto l’autobus affollato si svuota, nessuno ha visto niente, nessuno sa nulla.

    In questo clima di omertà, che ritroviamo sempre negli scritti di Sciascia, il capitano Bellodi lotta con tutte le sue forze e la sua caparbietà per venirne a capo (trovo che sia una figura molto bella), ma stavolta non è solo la mafia ad ostacolare il suo operato. Infatti, in alcuni tratti, Sciascia abbandona la Sicilia per condurci a Roma, dove uomini di una certa rilevanza politica tentano di far trasferire Bellodi, a causa delle sue indagini.
    Dobbiamo, perciò, tener presente anche il periodo storico nel quale è stato scritto Il giorno della civetta, il 1961, quando ancora il governo italiano negava ostinatamente l’esistenza della mafia.

    Ora, chi ha già letto Sciascia sa già che quando si affronta un suo testo non ci si ritrova mai di fronte ad un semplice romanzo, ma ad un vero e proprio atto di denuncia e come tale il bene non trionfa sempre, anzi quasi mai.

    Lettura ovviamente consigliata.

    ha scritto il 

  • 4

    "Il popolo cornuto era e cornuto resta"

    Lucido, non enfatico, scritto anzi in tono minore, quasi sommesso, Il giorno della civetta è un urlo che squarcia "il silenzio degli onesti e disonesti"

    ha scritto il 

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