Il giorno della civetta letto da Massimo Malucelli. Audiolibro. CD Audio formato MP3

Di

4.0
(8468)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Francese , Greco , Polacco

Isbn-10: 8897301088 | Isbn-13: 9788897301080 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Copertina rigida , Paperback , Tascabile economico , Copertina rinforzata scuole e biblioteche , eBook

Genere: Criminalità , Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

Ti piace Il giorno della civetta letto da Massimo Malucelli. Audiolibro. CD Audio formato MP3?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Ordina per
  • 1

    Sciascia con il Giorno della Civetta ci racconta della realtà siciliana nel dopoguerra tra mafia, politica e giustizia. Una realtà in cui vige l'omerà: tutti sanno a parte chi deve separe. Il libro si ...continua

    Sciascia con il Giorno della Civetta ci racconta della realtà siciliana nel dopoguerra tra mafia, politica e giustizia. Una realtà in cui vige l'omerà: tutti sanno a parte chi deve separe. Il libro si apre con l'omicidio di Colasberna sul quale il capitano Bellodi, trasferitosi da poco nel meridione e quindi all'oscuro dei legami tra famiglie mafiose ed estraneo alla mentalità popolare, indagherà con audacia ed astuzia mosso da un vero sentimento di giustizia. Sciascia approfitta di un dialogo tra Bellodi e un mafioso per parlare dei legami tra la politica fascista e comunista con la mafia. Più di una volta nel racconto vari personaggi, tra cui anche carabinieri, insistono nel sostenere la tesi che la mafia non esiste e che è un'invenzione dei comunisti. Il libro pur essendo ambientato negli anni '60 parla di problemi attuali del meridione e non solo. Il finale è sconcertante e ti lascia deluso oltre che invaso da un senso di ingiustizia.

    ha scritto il 

  • 4

    Essenziale nella scrittura e poetica al contempo questa è un'opera che dovrebbe essere diffusa maggiormente sui banchi di scuola perché avvincente e realista, descrive in modo reale la nostra Sicilia ...continua

    Essenziale nella scrittura e poetica al contempo questa è un'opera che dovrebbe essere diffusa maggiormente sui banchi di scuola perché avvincente e realista, descrive in modo reale la nostra Sicilia negli anni sessanta. Attuale ancora oggi perché rappresenta il nostro modo di vivere con i nostri vizi e le nostre virtù (poche). La costruzione dei personaggi e la personificazione dello Stato con il cap. Bellodi è stupefacente. Leggere Sciascia è prendere coscienza di un modello di stile letterario. Romanzo amaro, giallo inconsueto, profondamente laico e anticipatore. Romanzo di forti contrapposizioni però e deciso a suscitarne di altrettante forti e motivate. C'è contrapposizione di caratteri tra i personaggi: chi crede ancora che seguire la maggioranza e fare i propri interessi equivalga al successo e chi come il cap. Bellodi rifiuta i metodi forti caratteristici della mafia. Contrapposizione di «uomini e non», in categorie prettamente violente e come dice Don Arena in "uomini e mezz'uomini, di ominicchi, piglianculo e quaquaraquà". Contrapposizione infine tra Italie diverse, a Sud e a Nord della «linea della palma», fotografate all'alba d'un miracolo economico già denso di poteri occulti e speranze disattese.

    ha scritto il 

  • 4

    Un delitto in Sicilia in letteratura apre sempre un'autostrada. Che a un certo punto si biforca su due direttrici: quella della mafia e quella della passione. I narratori siciliani si sono sempre dive ...continua

    Un delitto in Sicilia in letteratura apre sempre un'autostrada. Che a un certo punto si biforca su due direttrici: quella della mafia e quella della passione. I narratori siciliani si sono sempre divertiti a percorrerle tutt’e due. Qualche volta anche contromano. Nel senso che imboccano la direzione della mafia e la percorrono in direzione del delitto passionale. O viceversa. Camilleri lo fa ancora e spesso.

    A suo tempo fu un mettere i piedi nel piatto, questo libro. Di mafia parlavano e scrivevano in pochi. Ancora oggi, che si parla di mafia anche a sproposito, la sua essenzialità fa il suo effetto in termini di presa di coscienza e di indignazione civile. Ma quella che più di tutto colpisce è la essenzialità stilistica.
    La trama è costruita col movimento agile degli incastri delle versioni, che si saggiano l’un con l’altra nel tentativo incrociato che ciascun personaggio fa di costruire il puzzle della propria innocenza rubando pezzi di verità agli altri. Col risultato che alla fine resta incompleto e mancante quello di un colpevole. Gioco condotto con l’abilità e il gusto del puparo siciliano. Grande letteratura di impegno civile.

    ha scritto il 

  • 5

    Essenziale

    Letto in tandem con A Ciascuno il Suo e data la brevità e la scorrevolezza divorati entrambi nel giro di qualche giorno. Forse per apprezzarli a pieno bisogna conoscere un po' di quella Sicilia qui ma ...continua

    Letto in tandem con A Ciascuno il Suo e data la brevità e la scorrevolezza divorati entrambi nel giro di qualche giorno. Forse per apprezzarli a pieno bisogna conoscere un po' di quella Sicilia qui magistralmente raccontata che non si trova nelle cartoline dei villaggi vacanze ma nella mentalità, nel carattere, nell'orgolio di chi la vive e la abita. Ho trovato superbo questo modo "leggero" e asciutto di raccontare la mafia e la convivenza di un intero popolo con questo fenomeno. Ho assegnato a Il Giorno della Civetta una stella in più di A Ciascuno il Suo perchè le pagine del confronto in questura tra il capitato Bellodi e il mafioso Arena sono un capolavoro di realismo e crudo sarcasmo.

    ha scritto il 

  • 1

    Letterariamente datato

    Mi rendo conto d'andare contro corrente, e probabilmente d'attirarmi i forconi;
    questo libro non m'ha entusiasmato, nè coinvolto - anche se dovrei partire dal presupposto fondamentale: non m'interessa ...continua

    Mi rendo conto d'andare contro corrente, e probabilmente d'attirarmi i forconi;
    questo libro non m'ha entusiasmato, nè coinvolto - anche se dovrei partire dal presupposto fondamentale: non m'interessava molto l'argomento trattato.
    Abbastanza superficiale, mi sono accostato all'opera per lo stile e le scelte di Sciascia e per trovare fondamento ai "pareri" dei miei studi di linguistica. A mio avviso si sono traditi - oltre che sbugiardati - m'han detto "uno stile letterario"; questo il primo punto dolente che non ha trovato il mio gradimento: scarno, essenziale (certo funzionale alla brevità del romanzo), ma lassista nella delineazione e molto grossolano nella nostalgia del Bellodi.
    Sarà quel senso di straniamento Brechtiano - ch'è inevitabile viste le mire extra-letterarie dell'autore - che non riesce a convincermi all'attenzione E per la storia E per i personaggi coinvolti che vi ruotano attorno in questa matassa di silenzi e bisbigli e clangorini di catene di potere e d'influenze che, nel 1960, si negava esistesse.
    È chiara l'importanza storica di un testo di questo tipo, ed io non posso - e non voglio - negarla; ma da un punto di vista qualitativo, che possa il signore perdonare queste mie parole, non lo trovo all'altezza - e me ne dispiace.

    ha scritto il 

  • 5

    Brevissimo commento (come non siete abituati da parte mia ) per dire che ho trovato questo racconto lungo/romanzo breve, che dir si voglia, assolutamente perfetto.
    Gli ingredienti ci sono tutti: una t ...continua

    Brevissimo commento (come non siete abituati da parte mia ) per dire che ho trovato questo racconto lungo/romanzo breve, che dir si voglia, assolutamente perfetto.
    Gli ingredienti ci sono tutti: una trama avvincente, la giusta dose di suspence (non dico equiparabile a quella di un giallo classico, ma ci siamo vicini), uno stile ineccepibile e, soprattutto, un briciolo di Verità. Dico un "briciolo" non per sminuire gli intenti e i risultati di quest'operazione difficile e coraggiosa (immagino fosse una delle prime grandi "rivelazioni" sulla mafia di quei tempi), ma anzi per sottolinearne ancora di più la portata: perché la Verità mantiene la sua natura in qualunque quantità essa si offra... e un solo briciolo di Verità vale più di mille storie.
    Per cui quando è un romanzo - che non è denuncia, non è processo, non è confessione, ma è letteratura, che trasfigura tutte queste cose - a rivelarci questo squarcio, io credo che non si possa fare molto di più che restarne sorpresi e ammirati.
    E consigliare caldamente questo libro a chiunque.

    ha scritto il 

  • 4

    "Voi ci credete alla mafia?"

    La civetta è notoriamente un animale notturno. Ma arriva un giorno in cui esce allo scoperto, viene alla luce.
    Scritto nel 1961, è considerato il primo libro che parla esplicitamente di mafia.
    In un'i ...continua

    La civetta è notoriamente un animale notturno. Ma arriva un giorno in cui esce allo scoperto, viene alla luce.
    Scritto nel 1961, è considerato il primo libro che parla esplicitamente di mafia.
    In un'intervista, Sciascia affermò: «Questo libro mi è stato ispirato dall'assassinio ad opera della mafia del sindacalista comunista Accursio Miraglia » (omicidio che avvenne nel 1947).
    Una mafia che cambia nella sue connivenze e agisce alla luce del sole accompagnandosi alla classe politica incline allo scambio di favori.
    Una mafia che, nella migliore tradizione siciliana, rispetta il sacro valore della famiglia battezzandosi essa stessa come famiglia che accudisce e protegge.
    Una mafia che si relaziona in base ad un codice gerarchico secondo il quale agli "uomini" va portato il massimo rispetto mentre gli ultimi sulla scala (i "quaquaraquà" e i "pigliainculo") sono degni solo di essere schiacciati sotto la suola delle scarpe.

    " "disse che la Sicilia era incredibile"

    ha scritto il 

  • 2

    Molto diverso da "A ciascuno il suo"...

    Brutto.
    Soprendentemente e inspiegabilmente.
    Sarà che l'ho letto in un momento in cui, per motivi personali, la mie mente era frenetica e ansiosa, ma de "Il giorno della civetta", capolavoro di Sciasc ...continua

    Brutto.
    Soprendentemente e inspiegabilmente.
    Sarà che l'ho letto in un momento in cui, per motivi personali, la mie mente era frenetica e ansiosa, ma de "Il giorno della civetta", capolavoro di Sciascia, non ho capito quasi nulla. E dire che avevo apprezzato così tanto "A ciasuno il suo", un romanzo asciutto e amaro che mi aveva raccontato della mafia con immediatezza, grandioso nella sua semplicità. Questo l'ho trovato più ostico, dallo stile più "legnoso", più politico, meno immediato, in una parola, forse, meno romanzato.
    Un uomo muore su un autobus, e al contempo, lì vicino, un altro scompare...i due fatti sono collegati, fin qui ci sono arrivata. Poi, fra nomi di mafiosi, elucubrazioni sulla Sicilia e nomi puntati, mi sono persa. Forse, rispetto a "A ciascuno il suo", il contesto è più generale, più politico, più ad ampio respiro e meno singolo e introspettivo, nel senso che si ha quasi più l'impressione di leggere un breve saggio di storia politica che un romanzo, e questo rende la fruibilità del romanzo meno immediata.
    Ad ogni modo, il mio bilancio attuale di Leonardo Sciascia resta un romanzo a cinque stelle e uno a due stelle: cosa devo aspettarmi, eventualmente, da una terza lettura?

    ha scritto il 

Ordina per
Ordina per