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Il giorno della locusta

Di

Editore: Einaudi (Tascabili letteratura, 232)

3.7
(188)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 218 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo

Isbn-10: 8806135473 | Isbn-13: 9788806135478 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Carlo Fruttero ; Prefazione: W. H. Auden

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , eBook

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Descrizione del libro
"West, scriveva Vittorini, identifica l'America con Los Angeles e il comportamento quotidiano dell'uomo medio col comportamento frenetico d'una folla di attori mancati o di gente, comunque, che ha voluto assicurarsi la felicità stabilendosi in California. Uno crede che si tratti di lavorar sodo e risparmiare. E per la delusione diventa una locusta tra milioni di locuste che possono, se fanno folla, calpestare i bambini e sradicare gli alberi, o appiccare il fuoco a Los Angeles, alla turrita città della Promessa, a Babilonia.
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  • 5

    Il più crudele ritratto su Hollywood che sia mai stato scritto.
    L'inganno del sogno americano viene dipinto da West attraverso una scrittura asciutta e tesa, e il cinema diventa metafora di un'America violenta, crudele e folle.

    ha scritto il 

  • 3

    Se un qualche gusto rimane, nel giocare al tiro a segno con le speranze gonfie, in realtà esauste (l'artificiale parvenza di vita che ancora conservano somiglia troppo all'inganno crudele dell'imbalsamazione), di qualche poveraccio che sogna la svolta, la grande occasione, un glorioso futuro nel ...continua

    Se un qualche gusto rimane, nel giocare al tiro a segno con le speranze gonfie, in realtà esauste (l'artificiale parvenza di vita che ancora conservano somiglia troppo all'inganno crudele dell'imbalsamazione), di qualche poveraccio che sogna la svolta, la grande occasione, un glorioso futuro nel finto cielo di Hollywood, West gli dà fondo senza dar segno di goderne minimamente.
    Ministro e guardiano di un mondo nel quale persino le persone paiono manichini (manichino è Faye, ridicola ed ambiziosa femme fatale; manichino è Homer, innamorato impacciato e senza speranza; manichino è Tod, trasportato come un fuscello dalla folla nel corso dell'ultima, drammatica sequenza del romanzo) di cartapesta, lo scrittore statunitense alza il sipario su di uno spettacolo già consumato (gli attori si affrettano a sparire dietro le quinte, le luci vengono smontate, la scenografia cade con tonfi sordi, sollevando nuvole di polvere); medico (e il baffo importante, il viso severo, lo facevano sembrare davvero un medico) impotente di fronte al male dei propri pazienti, avvolge in carta di giornale le loro illusioni (il cinema mangia illusioni per produrre illusioni) prima di gettarle malamente a terra.
    Che la festa sia finita non è sfuggito a nessuno, eppure tutti restano fermi al proprio posto: è difficile accettare di non poter far altro che raccogliere i propri stracci ed incamminarsi verso casa.

    ha scritto il 

  • 5

    http://antoniodileta.wordpress.com/2013/08/06/il-giorno-della-locusta-nathanael-west/


    “Parlava e parlava, gli disse come ci si fa strada nel cinema e come lei intendeva far carriera. Erano tutte sciocchezze. Mescolava consigli malcompresi pescati nei giornali di cinema con brani presi dall ...continua

    http://antoniodileta.wordpress.com/2013/08/06/il-giorno-della-locusta-nathanael-west/

    “Parlava e parlava, gli disse come ci si fa strada nel cinema e come lei intendeva far carriera. Erano tutte sciocchezze. Mescolava consigli malcompresi pescati nei giornali di cinema con brani presi dalle riviste illustrate, integrando il tutto con le leggende che circondavano l’attività dei divi e dei magnati. Senza percepibile transizione, le possibilità diventavano probabilità e si concludevano in inevitabilità. Da principio s’interrompeva ogni tanto e aspettava che Claude le facesse eco con calorosi assensi, ma una volta lanciata tutte le sue domande si fecero retoriche e il fiume di parole prese a scorrere senza una pausa.
    Nessuno degli uomini l’ascoltava veramente. Tutti erano troppo occupati a guardarla sorridere, fremere, sussurrare, indignarsi, incrociare e disincrociare le gambe, cacciar fuori la lingua, spalancare e socchiudere gli occhi, scuotere la testa in modo che i capelli platinati schizzavano contro la felpa rossa dello schienale della poltrona. Lo strano era che i suoi gesti, come i suoi atteggiamenti, non illustravano ciò che veramente andava dicendo. Erano quasi allo stato puro. Era come se il suo corpo sapesse quant’erano stupide le sue parole e cercasse di eccitare gli ascoltatori fino a privarli d’ogni senso critico. Quella notte la cosa riuscì; a nessuno passò per la testa di ridere di lei. Loro unico gesto fu di stringere il cerchio intorno a lei.”
    (Nathanael West, “Il giorno della locusta”)

    W.H. Auden, nel breve saggio che precede l’edizione Einaudi di “Il giorno della locusta”, afferma che i personaggi di West sono afflitti dalla sindrome di West, che Auden definisce come “una malattia della coscienza che la rende incapace di trasformare i suoi desideri in atti di volontà”, e sono egocentrici, non egoisti, perché a suo dire “l’egoista è colui che soddisfa i propri desideri a spese altrui; per questa ragione cerca di vedere come realmente sono gli altri, e spesso li vede con estrema esattezza per potersene servire. Per l’egocentrico, invece, gli altri esistono solo in quanto immagini di quello che egli è o non è, i suoi sentimenti nei loro confronti sono proiezioni della pietà o dell’odio che egli prova per se stesso, e tutto quello che fa a loro è in realtà fatto a se stesso”. Ho riportato questi passaggi perché mi è parso, leggendo il romanzo, che Auden abbia colto nel segno, soprattutto con riferimento al tema del desiderio, molla che muove gran parte dei personaggi narrati da West, nonché causa la mancata soddisfazione dello stesso, li conduce all’alienazione e alla disperazione.
    “Il giorno della locusta” fu definito da Francis Scott Fitzgerald “il più grande romanzo mai scritto su Hollywood”. Il riferimento alla locusta credo sia dovuto al fatto che quest’animale, in determinate condizioni, risulta essere letale quando si muove in branco. Hollywood, dunque, la patria del cinema al centro di questo romanzo tragicomico, pieno di personaggi strambi che desiderano qualcosa di diverso da quel che hanno e che sono destinati a impazzire o morire per questa loro bramosia inappagabile. Tod Hackett è il protagonista principale. Giovane che studia da sceneggiatore e costumista, dipinge e ha intenzione di ritrarre in quadro, “L’incendio di Los Angeles”, le follie e le illusioni infrante di coloro che, a suo avviso, sono “gente venuta in California a morire”, inconsapevole, peraltro, di appartenere anch’egli a quella gente. Attorno a lui, West tratteggia, con uno stile che alterna momenti satirici ad altri toccanti, una pletora di personaggi ambigui, arrivisti, o anche più semplicemente ingenui sprovveduti. Faye, la ragazza diciassettenne bramata da tutti, che ha come obiettivo quello di sfondare come attrice e che usa tutte le armi a sua disposizione per tale scopo; un nano maligno; un venditore clownesco che in realtà è un attore in cattive acque; un cowboy con ambizioni da playboy ma dal portafogli sempre vuoto. Poi, un nome conosciuto a molti per altre vie. Homer Simpson, sì, proprio un omonimo del famoso cartone animato. Ho scoperto solo ora che l’autore dei Simpson stessi ha dichiarato di essersi ispirato, per il nome, al protagonista del romanzo di West, che al contrario del suo omonimo non è un gran bevitore, bensì un contabile d’albergo, solitario, incline a fantasticherie sentimentali irrealizzabili.
    Hollywood è sullo sfondo e West non manca, qua e là, di mettere in evidenza il delirio del pubblico per l’arrivo di un grande attore, le mamme che spingono i propri bimbi verso una luminosa carriera, gli articoli dei giornali pompati ad arte e soprattutto l’atmosfera dei ricevimenti a bordo piscina, con tanto di cani in porcellana a far da guardia.
    Nathanael West e il suo romanzo, insomma, si sono rivelati, per me, una tardiva e piacevole scoperta.

    ha scritto il 

  • 3

    Dopo qualche decina di pagine stavo per abbandonarlo, poi è leggermente migliorato. Comunque, gli scrittori americani dell'eta del jazz non fanno per me. Vedi Fitzgerald...

    ha scritto il 

  • 3

    Maschere

    Incisivo ed efficace nel ritrarre lo squallore della Hollywood anni '30 e, in generale, dell'agire umano, delle persone. O meglio, delle personae. Maschere, appunto. La realtà è fatta di copertine patinate e fedeli ricostruzioni in cartone, i personaggi sono attori con un pessimo copione d ...continua

    Incisivo ed efficace nel ritrarre lo squallore della Hollywood anni '30 e, in generale, dell'agire umano, delle persone. O meglio, delle personae. Maschere, appunto. La realtà è fatta di copertine patinate e fedeli ricostruzioni in cartone, i personaggi sono attori con un pessimo copione da recitare. Mentre tutti - incluso Tod, il nostro narratore - si piegano alla commedia, Homer - nella sua ottusa semplicità, nel suo non riuscire ad apparire diverso da ciò che è - ci fa respirare un profondo e violento disagio. L'ultimo capitolo è dipinto magnificamente.
    Per me è stata una lettura poco piacevole, ad ogni modo, ma forse la "piacevolezza" non è il canone che West aveva in mente scrivendo.

    ha scritto il 

  • 0

    Scrittura molto godibile.
    Il senso di inutilità di quelle vite che vegetano ad Hollywood in attesa di qualcosa che dovrebbe accenderle è reso così bene da risultare, dopo qualche decina di pagine, quasi insostenibile.
    Stupenda, a mio avviso, la drammatica sequenza finale (vale da sola ...continua

    Scrittura molto godibile.
    Il senso di inutilità di quelle vite che vegetano ad Hollywood in attesa di qualcosa che dovrebbe accenderle è reso così bene da risultare, dopo qualche decina di pagine, quasi insostenibile.
    Stupenda, a mio avviso, la drammatica sequenza finale (vale da sola il libro).

    PS: non ho visto il film!

    ha scritto il 

  • 4

    SCOPRENDO NATHANEL WEST

    Ho letto “Il giorno della locusta” incuriosita dalla riedizione e dal fatto che sia stato inserito dalla Modern Library e dal Time fra i 100 migliori romanzi del secolo scorso.
    Il protagonista Tod, pittore della Decadenza e del Mistero,inseguendo la sempre sfuggente,galvanizzante Faye, ci t ...continua

    Ho letto “Il giorno della locusta” incuriosita dalla riedizione e dal fatto che sia stato inserito dalla Modern Library e dal Time fra i 100 migliori romanzi del secolo scorso.
    Il protagonista Tod, pittore della Decadenza e del Mistero,inseguendo la sempre sfuggente,galvanizzante Faye, ci trasporta in una Los Angeles grottesca,allucinata,tra le discariche dei sogni,dei desideri fabbricati dai set di Hollywood, e le attese messianiche delle più varie congregazioni religiose. Il piano si sposta di continuo dalla soggettività di Tod a quello in cui il suo occhio incontra la folla,gente sconosciuta di cui il protagonista avverte il lato nascosto,frustrato,incendiario,fino a che i due piani convergono nel “giorno della Locusta” in cui anche Tod si unirà a questa folla delusa,ingannata,”una locusta tra milioni di locuste” che arriverà come in un suo dipinto profetico ad incendiare Los Angeles. Ma tra i toni cupi ,per non dire apocalittici, e quelli satirici, c'è anche posto per un bisogno di bellezza,di romanticismo,di cui non si può ridere,ma che piuttosto fa sospirare, perchè tocca corde esistenziali profonde.
    C'è un episodio in particolare,che avviene in una cappella dove l'organo elettrico
    suona la registrazione di una corale di Bach. Tod riconosce l'aria suonata al pianoforte dalla madre alla domenica, un'aria in cui si alternano toni di grazia e soave delicatezza a toni di minaccia,impazienza per l'attesa del Salvatore,fino a che il canto si libera e trionfa sul basso “....Che tu venga o no -sembrava dire la musica- ti amo e il mio amore basta”.

    ha scritto il 

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