Il giorno prima della felicità

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Don Gaetano è uomo tuttofare in un grande caseggiato della Napoli popolosa e selvaggia degli anni cinquanta: elettricista, muratore, portiere dei quotidiani inferni del vivere. Da lui impara il giovane chiamato "Smilzo", un orfano formicolante di ... Continua
Ha scritto il 02/07/17
"Riconoscevo da dove venivo, non ero figlio di un palazzo, ma di una città. Non ero orfano di genitori, ma la persona di un popolo."Questo secondo romanzo che leggo di De Luca mi conferma che Napoli è una città in cui le persone nascono con la ..." Continua...
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Ha scritto il 12/06/17
Due De Luca e sto
Regalatomi insieme a “Il peso della farfalla” da un’amica grande sostenitrice dell’autore (anche lei montanara come me, e come si dice che sia De Luca), contestualmente li ho letti e contestualmente li commento.“Il peso della farfalla” ..." Continua...
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Ha scritto il 30/05/17
Non so perchè...
...ma non mi ha coinvolta particolarmente. La storia è abbastanza scorrevole e corta ma ci ho messo più di 10 giorni a finirlo, qualcosa è andato storto tra me ed Erri.
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Ha scritto il 15/05/17
Ho letto questo libro dopo aver letto "In nome della madre", dello stesso autore. Sono due libri completamente diversi e a mio parere quest' ultimo delude un po'.
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Ha scritto il 27/03/17
Sono arrivata alla conclusione che a me leggere Erri De Luca non piace. Riconosco la sua bravura, ma non mi coinvolge il suo iperrealismo criptico-suggestivo-spirituale. Azzecca molte frasi e molte riflessioni, ma, alla fine, non mi acchiappa ..." Continua...
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Ha scritto il Jul 27, 2017, 18:08
Una persona ci mette una vita a riempire gli scaffali e un figlio non vede l'ora di vuotarli e buttare via tutto. Che ci mettono sugli scaffali vuoti, i caciocavallo? Basta che me li levate di torno, mi dicono. E lá ci sta la vita di una persona, i ... Continua...
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Ha scritto il Nov 27, 2016, 10:08
Intanto non la chiamare gente, sono persone, una per una. Se la chiami gente non fai caso alle persone.
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Ha scritto il Nov 27, 2016, 10:07
La guerra è la migliore occasione per fare fetenzie. Dà il permesso. Per una buona mossa invece non ci vuole nessun permesso.
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Ha scritto il Jun 12, 2016, 16:03
"T'aggia 'mparà e t' aggia perdere". Quest'era la sentenza alla fine del gioco , quando ti avrò insegnato ti dovrò abbandonare. Era un fatto, doveva succedere così. Pure con la città doveva succedere lo stesso,mi doveva insegnare e poi lasciare ... Continua...
Pag. 20
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Ha scritto il Jun 12, 2016, 15:49
"Studi con profitto, sei roba buona".
Questo era il suo supremo complimento, roba buona , un titolo nobiliare per lui.
Pag. 15
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Ha scritto il Apr 21, 2016, 16:20
853.92
DEL 15446
Letteratura Italiana
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