Il giovane Holden

Di

4.0
(26077)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Spagnolo , Tedesco , Giapponese , Portoghese , Chi semplificata , Catalano , Francese , Russo , Finlandese , Olandese , Svedese , Galego , Turco , Polacco , Ceco , Rumeno , Greco , Basco , Ungherese

Isbn-10: A000026220 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Tascabile economico , Paperback , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Adolescenti

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Descrizione del libro
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  • 5

    “Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l’autore fosse un tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira.”

    Chi tra voi ha il numero di Salinger, o che so io, cose così ,si faccia avanti! ;D

    No. Ho deciso! Non voglio scrivere proprio niente su Il giovane Holden. Ma davvero.
    E' un romanzo di formazione, ...continua

    Chi tra voi ha il numero di Salinger, o che so io, cose così ,si faccia avanti! ;D

    No. Ho deciso! Non voglio scrivere proprio niente su Il giovane Holden. Ma davvero.
    E' un romanzo di formazione, il romanzo sull'adolescenza per antonomasia eccetera eccetera .
    Quante volte ho sentito la storie del laghetto ghiacciato con le anitre del Central Park e vattelapesca e non sapevo che si facesse riferimento al libro di Salinger!
    Ci sono libri che dividono e robe del genere , questo è sicuramente uno di quelli. O lo ami o lo odi. A me ha lasciato secco .
    Semplicemente tutti siamo stati (o siamo) dei giovani Holden.

    Bene. Ora vi delizio con qualche disquisizione (pseudo)tecnica. Il tutto tenendo conto che non voglio scrivere proprio niente su questo libro.

    1) La copertina. Avete notato che tutte le copertine de Il giovane Holden sono caratterizzate dal minimalismo esasperato? Bianche. Solamente una pagina bianca.

    2) Il titolo. Quello originale è The catcher in the rye. Alquanto intraducibile in italiano; se ci proviamo ne viene fuori tipo l'acchiappatore/il raccoglitore di segale. Questo titolo non richiama solo immagini bucoliche; fa riferimento ad una storpiatura di una canzone che il protagonista sente cantare da un bambino per strada. Inoltre si presta anche ad altre interpretazioni; the catcher è il ruolo di un giocatore di baseball e il rye è come viene comunemente chiamata un popolare whisky ottenuto dalla fermentazione della segale.
    In italiano si è optato per un iconico e semplice Il giovane Holden
    In Francia diventa «L’attrape-coeurs» (l'acchiappacuori)
    In Spagna è “El guardián entre el centeno” (il guardiano nella segale)
    In Germania è la traduzione letterale di The catcher in the rye (non chiedetemi come si scrive che ho già esaurito tutte le consonanti...XDD...sarà qualcosa tipo KRAGENWAKENSEGALENEN ;D )

    3)La traduzione. Niente da eccepire sulla traduzione della Motti, che è quella storica (degli anni 60) o comunque la più famosa.
    In lingua originale è certamente un libro molto particolare. Pieno di corsivi, di espressioni gergali, di imprecazioni e intercalari che la nostra traduttrice riesce a rendere al meglio
    Però...però In alcuni punti mostra l'età che ha (sono fissato lo so.)
    "mi saltò il ticchio di ", "contai il peculio","farne uno spicinio" e poi "prendersi dei passaggi" per dire provarci con una ragazza o "arrivare in aerea di rigore" per dire...vabbè ci siamo capito... mi suonano veramente male se si pensa che a dirle è un newyorkese di 16 anni negli anni 50.
    Devo dire che il vattelapesca, anche se poco probabile, è proprio un invenzione geniale della Motti. In originale è "and all".
    Esiste una versione più recente a cura di M. Colombo, con esclamazioni più forti.
    Di solito non faccio riletture ma per Holden potrei fare un'eccezione.

    Infine, fedele al diktat che mi sono autoimposto di non scrivere proprio niente riguardo questo libro, devo ringraziare per il consiglio di lettura ricevuto, @Sara e @quando-fai-il-mio-nome due gran dame, non c'è che dire. Ma davvero . :)

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro da leggere

    Il giovane Holden è il libro dell'adolescenza, è il libro che ti tiene attaccato fino alla fine! Letto più volte e il modo di scrivere seppur "vecchio" mi fa sempre sorridere

    ha scritto il 

  • 1

    La NOIA

    Una lettura snervante. Un personaggio vuoto, contaballe, insignificante e insopportabile.
    Ha un senso dell'umorismo da cinepanettone e chi non è come lui è un'idiota. Anche chi è come lui è un'idiota. ...continua

    Una lettura snervante. Un personaggio vuoto, contaballe, insignificante e insopportabile.
    Ha un senso dell'umorismo da cinepanettone e chi non è come lui è un'idiota. Anche chi è come lui è un'idiota. Tutti sono idioti tranne, a quanto pare, lui.
    Leggendo si scopre che odia qualsiasi cosa. Odia chi va in chiesa, odia chi va al cinema, odia quando mangia uova col bacon e qualcuno accanto a lui mangia pane tostato e caffè, odia se qualcuno ha una valigia da povero, odia la parola stupendo.

    Ha un lessico da terza media. In una pagina avrò trovato un'infinità di "e così via", "o cose così", "e altro", "dico sul serio", "per davvero", "e robe del genere", "e via dicendo".
    In una sola frase si può leggere: "Gliene sono veramente grato, SUL SERIO. Solo che adesso devo proprio scappare, ho lasciato in palestra un sacco di roba che devo portarmi a casa, SUL SERIO. Senta professore non stia a preoccuparsi per me, SUL SERIO."

    Questo libro racconta la storia di un'idiota viziato che non sa stare al mondo, che pensa che tutto ruoti attorno a lui, che si deprime per ogni minima cosa, che racconta bugie per divertirsi, che invita a uscire gente con cui non vuole passare del tempo fin dall'inizio.
    NOIOSO.

    ha scritto il 

  • 1

    Orribile: incondivisibile, vuoto, inutile. Mi riferisco al libro, ma anche Holden lo e'.

    Lo lessi la prima volta al liceo, e mi sorprese che un libro potesse essere cosi' ripugnante, tanto che, pur a 15 anni, mi dissi che probabilmente non lo capivo. Programmai di rileggerlo 10 o piu' ann ...continua

    Lo lessi la prima volta al liceo, e mi sorprese che un libro potesse essere cosi' ripugnante, tanto che, pur a 15 anni, mi dissi che probabilmente non lo capivo. Programmai di rileggerlo 10 o piu' anni dopo, (occhieggiandolo curioso man mano che il tempo passava) e cosi' feci, sperando che qualcosa fosse cambiato. Invano.
    Anzi, pur conoscendolo, mi sorprese di nuovo che un libro potesse essere tanto orribile: pur in forma narrativa, non si puo' dire che si tratti di una storia: non c'e' evoluzione, non c'e' causalita', non c'e' motivo. E' sgradevole da cima a fondo, leggermente nello stile, e marcatamente nel contenuto. Non c'e' indagine dello spirito del protagonista (o del suo gruppo di appartenenza), ma piu' che altro una descrizione superficiale della messa in atto di una serie di scelte (o non scelte) da parte di Holden che sono incondivisibili, immotivate, a volte inverosimili e sinceramente generalmente inutili.
    Pur sforzandomi due volte, una per la scuola e una per me stesso, non sono stato in grado di trovare un valore ne' un senso a questo libro.

    Ho letto decine di libri brutti o inutili o non edificanti, ma questo e' forse l'unico caso in cui secondo me un libro danneggia il mondo e i lettori, e potrebbe essere cancellato dalla storia senza danno alcuno, e possibilmente con gran vantaggio di tutti.
    Sono in effetti cosi' sorpreso dal fatto che sia tanto ripugnante che adesso, che sono quasi passati altri 10 anni sono tentato di riprenderlo in mano, ma l' ultima volta mi dissi che avrei dovuto imparare dai miei errori e sono fermamente intenzionato a non toccarlo mai piu'.

    ha scritto il 

  • 1

    Ho veramente faticato a finire il libro. Sono arrivato fino alla fine solo per leggere il finale di questa storia sulla gioventù americana sbandata e senza né capo né coda. Non mi ci sono proprio ritr ...continua

    Ho veramente faticato a finire il libro. Sono arrivato fino alla fine solo per leggere il finale di questa storia sulla gioventù americana sbandata e senza né capo né coda. Non mi ci sono proprio ritrovato nella vicenda, la nostra gioventù pur senza brillare non era fatta di questi vuoti esistenziali ma con la nostra capacità di emulazione delle cose peggiori ci stiamo avvicinando piano piano al baratro. La letteratura americana spero possa fare di meglio.

    ha scritto il 

  • 3

    Ragazzo di 16anni, che viene espulso da scuola, (nuovamente) che decide di lasciare all'istante la scuola. Vaga per New York, non sa nemmeno lui bene dove andare, chiama diversi amici, conoscenti, per ...continua

    Ragazzo di 16anni, che viene espulso da scuola, (nuovamente) che decide di lasciare all'istante la scuola. Vaga per New York, non sa nemmeno lui bene dove andare, chiama diversi amici, conoscenti, perche passino insieme a lui la serata...Depresso vaga, da un appuntamento all'altro, rivanga il passato, odia il mondo e le persone che lo circondano, si sbronza..Fin quando inizia ad avere nostalgia della sua sorellina, Phoebe..
    Il dialogo che ne esce con questa ragazzina è stupendo.....Il finale ripaga della
    trama quasi inesistenza del libro...

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    0

    Il giovane Holden di J.D. Salinger

    Titolo originale The Catcher in the Rye
    Edizione Einaudi, Torino 2014
    Traduzione a cura di Matteo Colombo
    Genere Romanzo autobiografico di formazione
    Anno Pubblicazione 1951

    Vi racconterò giusto la ro ...continua

    Titolo originale The Catcher in the Rye
    Edizione Einaudi, Torino 2014
    Traduzione a cura di Matteo Colombo
    Genere Romanzo autobiografico di formazione
    Anno Pubblicazione 1951

    Vi racconterò giusto la roba da matti che mi è capitata sotto Natale.
    […]
    Questo è tutto quello che vi racconterò.
    Potrei magari raccontarvi cosa ho fatto una volta ritornato a casa , quando mi sono ammalato e via dicendo, e in che scuola dovrei andare l’autunno prossimo, quando esco da qui, solo che non mi va.

    Siamo circa nel 1951 quando Salinger scrive, ma il tempo non ha importanza, non esistono riferimenti cronologici nel romanzo, quello che conta è la Storia. Anche la copertina del libro è irrilevante, così come lo sono le rappresentazioni cinematografiche dei libri che il sedicenne Holden ama, quelli scritti dal fratello D.B..
    Nell'edizione originale la copertina è completamente bianca - Einaudi tuttora vende copie dell’opera con una copertina quasi del tutto bianca - affinché il libro venisse scelto appunto per il contenuto e non per il contenitore.
    I paragrafi che aprono e chiudono il racconto potrebbero benissimo stare entrambi in una prefazione, invece appartengono rispettivamente al primo e all’ultimo. Un cerchio perfetto dove il punto iniziale si congiunge con quello finale disegnando un cerchio all'interno del quale ciò che non c’era all'inizio non si trova neppure alla fine. Nessun particolare percorso compiuto da Holden. Lui voleva solo raccontare una storia.
    Anche se alla fine sarà internato in un istituto continuerà a non comprendere le cose che per tutto il racconto non ha compreso. Anzi si pentirà anche di averle raccontate a così tanta gente, perché quando si racconta di persone che non ci sono più alla fine gli mancheranno tutte.
    Se parlando di Salinger si ammette soltanto che i temi maggiormente trattati siano la descrizione di vite di personaggi adolescenti disadattati, disgustati dalla società borghese, anticonvenzionali, in lotta contro tutto deprivati dalla possibilità di amare chiunque ad eccezione di un numero veramente esiguo di affetti, ci perdiamo qualcosa di molto importante di questo autore. E’ vero l’intera storia di Holden è assimilabile ad una storia di disagio, ma chi dice che i comportamenti adattativi siano sempre i migliori? C’è da chiedersi, io me le chiedo sempre, se essere considerati “integrati” non significhi far parte di un gruppo dove l’adattamento è simmetrico alla superficialità, all'irrazionalità, all'assurdo. L’intolleranza verso atteggiamenti ipocriti e borghesi, di indifferenza e scarsa virtù sono indubbiamente poco adatti a viver in società, ma si può fare una colpa a coloro che non riescono a farli propri? Essere parte del “Sistema 1900” significa anche questo: dire sì ad un apparato palesemente corrotto della cui corruzione e contraddizioni siamo tutti più o meno consapevoli. Siamo a metà dello scorso secolo quando Salinger lo scrive, oggi grazie alla facilità con cui l’informazione si propaga attraverso miriadi di rivoli in costante evoluzione che ci rende ancora più consapevoli e infine, di nuovo, indifferenti. “Come fa notare Ignacio Ramonet, durante gli ultimi trent'anni si sono prodotti nel mondo più informazioni che nei precedenti cinquemila, mentre una sola copia dell’edizione domenicale del New York Times contiene più informazioni di quante ne potesse acquisire una persona colta nel XVIII secolo durante tutta la sua vita” (Z.Bauman Vite di corsa – il Mulino).
    Aggiungiamo inoltre che nella migliore delle ipotesi le informazioni veicolate sono spesso manipolate e manipolatorie, inventate addirittura al solo scopo di lucrare sulla vendita delle notizie. Alla fine si perdono i riferimenti e si è incapaci di ricostruire la vicenda, sempre che ve ne sia stata una (1984 Orwell, ce lo aveva insegnato).
    Non è incomprensibile la repulsione di Holden verso il cinema e tutto ciò che viene rappresentato come un simulacro della realtà. Personaggi falsi che recitano più o meno male una parte che non assomiglia lontanamente alla realtà rappresentata. Il disdegno di Holden per la “messa in scena” dei romanzi di D.B. il fratellone che si è trasferito ad Hollywood nella speranza che i suoi libri vengano tradotti in cinema. Questo racconto non è soltanto una descrizione di una vita disadattata o dis-adattativa, se spostiamo l’attenzione su comportamenti adattativi di stampo Darwiniano piuttosto che concentrarla su una povera anima che ha difficoltà ad accettare la stupidità e l’assurdità del XX secolo.
    Il giovane Holden è un romanzo autobiografico, di formazione ma aggiungerei anche distopico, anche se il termine gli va senz'altro stretto dal momento che non lo è nel senso comunemente utilizzato.
    Come Louis-Ferdinand Céline in Viaggio al termine della notte nella sua prefigurazione distopica, quasi profetica, fotografa un intero secolo compresa la sua conclusione partendo dall'unico punto di vista che era il suo presente quindi l’inizio del secolo passato, Salinger ci inserisci nel punto di vista di un adolescente con problemi del tutto comprensibili che, se guardati da vicino difficilmente ce lo fanno apparire come un disadattato. Piuttosto come un sensibile e debole amico che non riesce a sopportare l’arroganza, la maleducazione, l’indifferenza, l’anaffettività di personaggi confusi che si muovono nella più squallida ipocrisia borghese.
    Nonostante la drammaticità della solitudine che pervade il racconto che Salinger decide di incorniciare tra 4 giornate, nel romanzo c’è tutto. Ciò che si preannuncia per l’intera narrazione viene esplicitato in maniera magistrale dal vecchio Prof. Anatolini dal quale si rifugia Holden per non essere sorpreso dai genitori poiché tornato a casa per le vacanze di Natale con 3 giorni di anticipo. Anatolini è la svolta e la chiave di lettura del romanzo, ci spiega cosa sta accadendo al giovane Holden, in lui è tutto abbastanza chiaro, ma le sue conclusioni sono dirette al lettore, Holden è troppo stanco, malato e febbricitante per comprendere i suoi discorsi.

    […]
    Non lo so “la mia sensazione è che tu ti avvii verso una brutta brutta caduta.
    […]
    Magari del genere di caduta in cui, a trent'anni, ti ritrovi seduto in un bar a odiare tutti quelli che entrano, se appena hanno l’aria di aver giocato a football all'università. O magari riesci a mettere insieme quel tanto di istruzione che basta a farti odiare chi dice “è un segreto tra lui e io”. Oppure potresti finire dietro una scrivania a lanciare graffette alla stenografa più vicina.
    […]
    La caduta cui credo sia avviato tu … è una caduta tutta particolare, orribile. Chi cade non ha neppure modo di accorgersene, o di sentire quando tocca il fondo. Continua a cadere e basta. E’ una sorte riservata agli uomini che a un certo punto della vita, si sono trovati a cercare qualcosa che il loro ambiente nono era in grado di dargli. O che loro pensavano non fosse in grado di dargli. Allora hanno smesso di cercare. Si sono arresi prima ancora i cominciare davvero.
    […]
    Mi riesce molto facile immaginare che tu muoia nobilmente, in un modo o nell'altro, per una qualche causa che non lo merita affatto.
    […]
    “Ciò che contraddistingue l’uomo immaturo è che vuole morire nobilmente per una causa, mentre ciò che contraddistingue l’uomo maturo è che vuole vivere umilmente per essa.

    Il professore, probabilmente un pedofilo, visto che Holden lo sorprende ad accarezzargli i capelli mentre dorme e quando chiede conto di cosa stia facendo, Anatolini risponde “Ammiro”, conclude il proprio ragionamento comprendendo che per lui la vita così com'è può anche diventare insopportabile allora lo esorta a continuare gli studi che invece Holden vorrebbe interrompere. Ecco che lo invita a dimenticare le brutte esperienze passate coi vari Vinson - professore citato da Holden per spiegare uno dei tanti motivi per cui ha lasciato la Pierce (la scuola dalla quale è stato cacciato).

    […]
    Una volta archiviati i vari professor Vinson, comincerai ad avvicinarti sempre di più- ammesso che tu lo voglia, e che sappia cercare, e attendere – al genere di conoscenza che finirà per occupare un posto molto, molto importante nel tuo cuore. Tra le altre cose, scoprirai di non essere stato il primo a sentirsi confuso, e spaventato, e perfino disgustato dai comportamenti umani. Non sei affatto solo, in tutto questo, e scoprirlo sarà emozionante e stimolante. Tanti altri uomini hanno provato lo stesso turbamento morale e spirituale che provi tu ora. Fortunatamente, alcuni di loro hanno messo quei turbamenti per iscritto.

    […]
    C’è poi un’altra cosa che lo studio accademico ti regalerà. Se lo porterai avanti per un tempo significativo, comincerà a darti un’idea delle dimensioni della tua mente. Che cosa sia in grado di contenere, e che cosa magari no. Dopo un po’ ti sarai fatto un’idea dei pensieri che stanno bene addosso a una mente della tua taglia. Questo può innanzitutto farti risparmiare moltissimo tempo che altrimenti perderesti a provare idee che ti si confanno. Comincerai a conoscere le tue reali misure, e a vestire la tua mente di conseguenza.

    ha scritto il 

  • 5

    Icona intramontabile

    Essere scrittore è, prima di ogni altra cosa, sinonimo di sensibilità. Non parliamo di un concetto generico di sensibilità, ma di un dono straordinario e casuale che permette, a chi lo riceve, di vede ...continua

    Essere scrittore è, prima di ogni altra cosa, sinonimo di sensibilità. Non parliamo di un concetto generico di sensibilità, ma di un dono straordinario e casuale che permette, a chi lo riceve, di vedere e sentire ciò che ad altri è negato. Ma il dono non è quasi mai gratuito, e spesso il prezzo da pagare è una speciale sofferenza, che è prerogativa comune a molti artisti e intellettuali di spessore. In questi termini, si può affermare che Salinger sia stato un grande scrittore del suo tempo ed il suo Holden ne è la prova tangibile. Con l’utilizzo di un gergo giovanile perfettamente aderente alla realtà di un sedicenne americano agli inizi degli anni ’50, J. D. Salinger riesce a trasmettere ancora oggi quella sensazione di malinconia avvertita durante il passaggio dall’infanzia all’età adulta.
    Lo si definisce spesso “romanzo di formazione” ma, in realtà, in “The Catcher in the Rye” appare vana la ricerca di una classica morale di fondo, e la definizione di obbiettivi da raggiungere è solo (per dirla con le parole di Holden) “roba che manda in bestia”, un’illusione concessa ad esseri “stupidi” e “ipocriti”. La noia di vivere che affligge Holden Caufield, invece, è un sentimento costante, essa accompagna l’intero flusso di pensieri presenti nel racconto “delle cose da matti” che gli sono capitate durante i tre giorni che lo separavano dal ritorno a casa, dopo l’espulsione dalla scuola Pencey. Si tratta, certamente, di una noia condannabile soltanto se osservata secondo una prospettiva esclusivamente borghese. Considerandola sotto un diverso aspetto, infatti, essa si trasforma nel principale punto di forza di un’opera che, nelle intenzioni di Salinger, intende lanciare soprattutto una sfida all’ipocrisia quotidiana della società americana del dopoguerra.
    Il giovane Holden è, a suo modo, distante da quel clima euforico che, dietro l’apparente progresso, nasconde l’orrore generato dal trionfo di un’ottusa superficialità. La sua rabbia non spaventa il lettore, bensì lo intenerisce, il suo disprezzo è tutt’altro che indice di supponenza. Dietro le sue invettive si cela una richiesta d’affetto e di comprensione alla quale l’universo in cui è immerso non sembra poter dare risposta, quella stessa risposta che egli cerca per risolvere un quesito che da sempre lo assilla: “dove vanno le anatre del laghetto di Central Park quando, in pieno inverno, il lago è ghiacciato?”. Nessuno riuscirà mai a prendere seriamente in considerazione i dubbi di Holden, le sue sono domande inutili, bizzarre, da folli.
    Si, forse Holden è davvero un folle, un giovane che all’alba del progresso tecnico-scientifico si pone ancora interrogativi sul senso delle azioni quotidiane, un eterno fanciullo che cerca di fuggire dall’ordinario sognando di fingersi sordomuto e di andare a vivere in una casetta nel bosco, lontano da tutti. Quando Phoebe, la sorella per cui Holden stravede, gli chiede cos’è che amerebbe fare nella vita, pensandoci un po’ su, Holden dice che sarebbe felice di evitare a un gruppo di bambini spensierati il rischio di cadere in un burrone. Una metafora sulla protezione dell’infanzia dall’avvento della maturità, che pur destando in lui una notevole curiosità, lo spaventa “da matti”. Perfino la sua visione della sessualità è ancora legata a un ideale fiabesco, che affiora nel ricordo del tempo passato con Jane, di quelle partite a dama dove lei, la “vecchia Jane”, bloccava le proprie dame nelle rispettive caselle senza muoverle. Un dettaglio che la rendeva unica agli occhi di Holden.
    L’età adulta per il giovane Holden è arrivata, ma non sapremo mai se il suo sguardo lucido sulle miserie della borghesia americana, se i suoi turbamenti esistenziali uniti all’impegnativa ricerca di una bellezza che conforta, saranno nobilitati (come spera il professor Antolini) attraverso l’apprendimento e la scrittura. Forse, resteranno confinati dentro le mura della sua anima. Non sapremo se Holden si adatterà a quelle volgari banalità che lo annoiano, o se diventerà il simbolo maturo di una protesta intellettuale. Sappiamo, però, con certezza, che Salinger è stato l'artefice di un’icona intramontabile.

    ha scritto il 

  • 3

    Holden sintetizza in sè tutte le caratteristiche che ogni genitore non vorrebbe che suo figlio avesse, eppure suscita una incondizionata simpatia. Il romanzo è bello, ma forse poco incisivo. Di certo ...continua

    Holden sintetizza in sè tutte le caratteristiche che ogni genitore non vorrebbe che suo figlio avesse, eppure suscita una incondizionata simpatia. Il romanzo è bello, ma forse poco incisivo. Di certo una lettura utile per esaminare un punto di vista sulla crescita di una generazione

    ha scritto il 

  • 3

    Indubbiamente un romanzo particolare,ma nei suoi meccanismi contorti si legge il vissuto di un adolescente,con i suoi problemi e le sue crisi,gli sbalzi d'umore,le decisioni repentine. Forse un tantin ...continua

    Indubbiamente un romanzo particolare,ma nei suoi meccanismi contorti si legge il vissuto di un adolescente,con i suoi problemi e le sue crisi,gli sbalzi d'umore,le decisioni repentine. Forse un tantino esagerato in alcuni punti ma è anche stato scritto a metà '900.

    ha scritto il 

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