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Il giovane Holden

Di

Editore: Einaudi (Gli struzzi; 6)

4.0
(24907)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 248 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Spagnolo , Tedesco , Giapponese , Portoghese , Chi semplificata , Catalano , Francese , Russo , Finlandese , Olandese , Svedese , Galego , Turco , Polacco , Ceco , Rumeno , Greco , Basco , Ungherese

Isbn-10: 8806296604 | Isbn-13: 9788806296605 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Adriana Motti

Disponibile anche come: Altri , Paperback , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Teens

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Descrizione del libro
Sono passati cinquant'anni da quando è stato scritto, ma continuiamo a vederlo, Holden Caufield, con quell'aria scocciata, insofferente alle ipocrisie e al conformismo, lui e la sua "infanzia schifa" e le "cose da matti che gli sono capitate sotto Natale", dal giorno in cui lasciò l'Istituto Pencey con una bocciatura in tasca e nessuna voglia di farlo sapere ai suoi. La trama è tutta qui, narrata da quella voce spiccia e senza fronzoli. Ma sono i suoi pensieri, il suo umore rabbioso, ad andare in scena. Perché è arrabbiato Holden? Poiché non lo si sa con precisione, ognuno ha potuto leggervi la propria rabbia e assumere il protagonista a "exemplum vitae".
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  • 0

    vitelli tonnati e cineserie

    I.
    Forse andrò in Cina. ho una vita sessuale che è
    uno schifo.

    [p. 173]

    [un caloroso saluto alla mia ragazza]

    II.
    [così qualcuno impara a fare il vitello tonnato]

    III.
    [Ma ci sarà la Menabrea in Cina? ...continua

    I.
    Forse andrò in Cina. ho una vita sessuale che è
    uno schifo.

    [p. 173]

    [un caloroso saluto alla mia ragazza]

    II.
    [così qualcuno impara a fare il vitello tonnato]

    III.
    [Ma ci sarà la Menabrea in Cina?]

    ha scritto il 

  • 2

    Ho finalmente chiuso un conto che era in sospeso da troppi anni.
    Non uno e mezzo, tempo fisicamente impiegato a finirlo (pdf osceno in ereader, ovvero: come giocarsi le diottrie e la voglia di leggere ...continua

    Ho finalmente chiuso un conto che era in sospeso da troppi anni.
    Non uno e mezzo, tempo fisicamente impiegato a finirlo (pdf osceno in ereader, ovvero: come giocarsi le diottrie e la voglia di leggere), ma venticinque o giù di lì.

    Questo libro mi è stato sbattuto sotto il naso fin da quando ero bambina, quando altalenavo tra Topolino e i classici per ragazzi Melita Editore. Pareva che ogni amichetta avesse una sorella quindicenne, che aveva sul comodino una copia di Holden, e che quindi il romanzo andasse letto per sembrare più grandi.
    Poi mi ha perseguitato quando ero ragazzina, ancora giovane ma già feroce lettrice con gusti ben definiti. I "ragazzi grandi", generalmente 18-20enni, appresa la mia passione mi strizzavano l'occhio e mi dicevano, tutti, immancabilmente, di leggere questo libro. Pareva indispensabile per diventare grandi.
    Ora che sono grande continuo a trovarmelo davanti, citato in ogni dove come capolavoro letterario imperdibile e immancabile.
    Ok, adesso l'ho letto.
    E vivevo benissimo anche senza.

    Quello che mi dà sui nervi è l'alone di fantasticità che gli hanno costruito attorno. Salinger? Fantastico! Holden? Fantastico! Ah, e Stradlater o come cavolo si scrive? Fantastico!
    Ecco, mi spiegassero perché.
    Uscissero per un attimo dal mito che è stato costruito negli anni e mi dicessero cos'ha questo libro che non si può ritrovare in mille altri, o perché questo è meglio di quei mille altri.
    Lasciassero stare la novità che fu quando uscì, lasciassero stare la provocazione dei beat, lasciassero stare la rivoluzione sessantottina che lo prese a simbolo, lasciassero stare l'intellettualismo alla Baricco-Coelho e mi dicessero perché questo libro è bello da leggere.
    Per la cosa delle anatre?

    Io tutto il fantasticismo di contorno lo levo, faccio finta che sia un libro scritto ieri da un esordiente qualsiasi, e giudico l'opera. Ebbene, la giudico illeggibile.
    Storia carina ma niente di che, qualche bella riflessione, un personaggio molto ben caratterizzato che gli fa avere due stelle invece di una, e un linguaggio insopportabile.
    Un modo di scrivere che poteva andare bene giusto giusto negli anni in cui nel caffè non si mettevano i biscotti, ma l'lsd. Lo facessero oggi, vuoi scommettere le stroncature?

    E ci sarà pure un motivo per cui tutti, ma proprio tutti, non ne escludo uno, i manuali e i corsi di scrittura dicono di non scrivere così. Di eliminare tutta questa fuffa da stile pseudo-ultra-realistico, che fa solo zavorra. Di non infarcire un testo, o un dialogo, di suoni corporei e inutile intercalare.
    Facciamo un esperimento: togliamo da questo testo tutti gli "eccetera", i "qualcosa del genere", gli "e tutto quanto", gli "e compagnia bella", gli "e via dicendo" e i "vattelappesca". Vogliamo vedere se la forza del romanzo, il punto di vista inaffidabile, le contraddizioni del protagonista, non emergono lo stesso?
    Certo che emergono! Verrebbe fuori un libro tipo "Il grande Gatsby", in cui l'autore non ti dice ogni due righe che non puoi fidarti della voce narrante, ci arrivi da solo seguendo quello che fa.

    Dai, ci vuole il coraggio di ammettere che questo libro, ormai, è una gigantesca cagata. La narrativa, gli essere umani, il mondo sono andati avanti. Male? Bene? Non importa, sono andati avanti.
    Lasciamoci indietro Holden e il suo linguaggio alternativo!

    ha scritto il 

  • 5

    Se sei in pericolo in un campo di segale, ci pensa Holden a salvarti...

    Alla domanda " qual è il tuo personaggio preferito?", io non ho saputo mai dare una risposta concisa. In realtà, non so mai cosa rispondere alle domande da pistola alla tempia.
    E' chiaro che nel corso ...continua

    Alla domanda " qual è il tuo personaggio preferito?", io non ho saputo mai dare una risposta concisa. In realtà, non so mai cosa rispondere alle domande da pistola alla tempia.
    E' chiaro che nel corso degli anni e delle letture ho imparato a conoscere diversi personaggi che mi hanno colpito. Però sceglierne uno, uno fra tutti, non so... E' difficile!
    Tutto questo prima di leggere il mio primo romanzo di Salinger. Al termine della lettura, avrei voluto che il mondo fosse pieno di giovani Holden, sarebbe un posto di gran lunga migliore.
    Questo è un libro ti fa venir voglia di donarlo personalmente alle persone con le quali hai dei legami profondi.

    ha scritto il 

  • 4

    il senso di inadeguatezza

    Ma che libro è questo; sarà anche un capolavoro, un classico, ma io proprio non lo capisco. Questo circa a metà. Poi uno spiraglio. Ho capito piano piano. Holden, come capita a molti, e a me è capitat ...continua

    Ma che libro è questo; sarà anche un capolavoro, un classico, ma io proprio non lo capisco. Questo circa a metà. Poi uno spiraglio. Ho capito piano piano. Holden, come capita a molti, e a me è capitato e forse spesso mi capita ancora, non si riconosce in questo mondo. Si sente inadeguato. O semplicemente non gli piace quello che lo circonda. Ma è così sbagliato? Dobbiamo per forza farci piacere le brutture che riempiono i nostri giorni? Ma forse sto andando fuori tema..."il guaio è che a me piace quando uno va fuori tema. E' più interessante eccetera eccetera".

    ha scritto il 

  • 5

    "Io sono di un'ignoranza crassa, ma leggo a tutto spiano"

    Penso che uno dei regali più belli che la Letteratura possa fare è permettere al lettore una totale identificazione e comunione con un personaggio.
    Ecco, a me è successo con Holden; il flusso dei suoi ...continua

    Penso che uno dei regali più belli che la Letteratura possa fare è permettere al lettore una totale identificazione e comunione con un personaggio.
    Ecco, a me è successo con Holden; il flusso dei suoi pensieri, la sua insofferenza, i suoi dubbi, i suoi desideri, si sono conciliati perfettamente con i miei, dandomi la possibilità di ritrovare me stessa nelle pagine.
    Per questo "Il giovane Holden" è un libro che non potrò dimenticare.

    -Non faccio che dire "piacere di averla conosciuta" a gente che non ho affatto piacere d'aver conosciuta. Ma se volete sopravvivere bisogna che diciate queste cose-

    ha scritto il 

  • 5

    “Ti succede mai di averne fin sopra i capelli?” cit. Holden Caulfield

    Tra il legno scuro della libreria e le colorate e complicate copertine non riesci a non notare quel libro bianco; autore, titolo, in alto a sinistra e il resto candido.
    È questo, all'inizio, che colp ...continua

    Tra il legno scuro della libreria e le colorate e complicate copertine non riesci a non notare quel libro bianco; autore, titolo, in alto a sinistra e il resto candido.
    È questo, all'inizio, che colpisce i lettori de “Il giovane Holden”. Subito, con interesse, gli occhi scorrono sull'incipit “....Se davvero avete voglia di sentire questa storia.... e compagnia bella.... e tutte quelle stronzate alla David Copperfield...”
    Le pagine girano e nasce il dialogo sincero e profondo tra il lettore: l' “ascoltatore” attento e sempre pronto ad immaginare e ad immedesimarsi, e Holden, il sedicenne che, alla fine della sua “avventura”, la narra e la usa come mezzo per raccontare se stesso, le persone attorno a lui e il suo mondo di disprezzo, seccature, tabù e anticonformismo.
    Dal libero linguaggio volgare giovanile ai temi stuzzicanti che propone, “Il giovane Holden” ti affascina pagina per pagina, con la sua allettante filosofia di menefreghismo ma anche giudizi su qualunque cosa.
    Un libro, una rivoluzione. Pubblicato nel 1951 da J. D. Salinger ha scosso un'enorme successo, schizzando, subito dopo pochi giorni, in cima alle classifiche letterarie. La ribellione giovanile di Holden ha colpito milioni di persone e da 50 anni continua ad attrarre lettori appassionati.
    Un libro da me letto d'un fiato; mi ha affascinato e “sconvolto” allo stesso tempo. Non è uno dei soliti romanzi fine a sé stessi; sono 250 pagine che ti cambiano la mentalità e ti lasciano un Holden Caulfield per sempre nella mente.

    ha scritto il 

  • 4

    L'Acchiappatore nella Segale

    Adolescente di buona famiglia, Holden Caulfield ha in tutto e per tutto i connotati dell’anima inquieta. Si è appena fatto cacciare dall’ennesima scuola prestigiosa, l’istituto Pencey di Agerstown in ...continua

    Adolescente di buona famiglia, Holden Caulfield ha in tutto e per tutto i connotati dell’anima inquieta. Si è appena fatto cacciare dall’ennesima scuola prestigiosa, l’istituto Pencey di Agerstown in Pennsylvania, dove da decenni garantiscono di "forgiare una splendida gioventù dalle idee chiare”, e appare oltremodo evidente che con lui la promessa è andata disattesa. Bocciato in quattro materie su cinque, refrattario per indole al perbenismo di facciata di quel mondo conformista, come all’ipocrisia feroce dei suoi squallidi compagni di collegio (lo sciupafemmine Stradlater, l’insopportabile Ackley), deve inventarsi un modo per ammazzare il tempo che lo separa dalle vacanze di Natale, quando potrà mettere al corrente i suscettibili genitori del proprio fallimento senza suscitare un pandemonio con tutti i crismi. Decide quindi di prendere un treno per New York dove per un paio di giorni proverà a placare la propria irrequietezza e a riorganizzare le idee, pianificando magari un viaggio di sola andata verso quella California in cui già vive il fratello maggiore D.B., un romanziere che ha scelto di prestarsi (svendersi, secondo il nostro protagonista) al cinema e campa scrivendo sceneggiature. Le sue peregrinazioni nella Grande Mela, notturne più che altro, non andranno tuttavia come da programmi: regolarmente sbeffeggiato nei bar per l’incapacità di passare per un maggiorenne, rapinato in albergo da un inserviente e una prostituta, vedrà naufragare il sogno di congedarsi in modo romantico dalle poche persone che non disprezza (il professor Antolini, l'adorabile sorella minore, Phoebe) e otterrà un secco rifiuto anche al folle progetto di una fuga a due con l’amica Sally Hayes, che pure reputa, per intelligenza, non certo all’altezza del suo vero amore, l’ormai irraggiungibile Jane Gallagher. Il sogno di una vita diversa, da un presente di costante insofferenza come da un futuro regolato che altri sembrano già aver pianificato per lui, deve essere messo da parte, come al solito. Per sempre, forse. Oppure chissà, per l’ultima volta.

    “The Catcher In The Rye”, all’apparenza, non è altro che un piccolo romanzo. Appena due giornate nella vita del giovane Holden Caulfield, raccontate in una spigliatissima prima persona dall’eroe stesso, come istantanea di uno smarrimento esistenziale nell’attimo cruciale del passaggio alla vita adulta. Il fatto che Jerome David Salinger vi abbia dedicato i dieci anni più intensi della sua carriera di narratore, portando con sé il manoscritto e perfezionandolo persino nei giorni dello sbarco in Normandia, della battaglia delle Ardenne e della liberazione del campo di Dachau, costringe tuttavia a considerare quest’opera qualcosa di più significativo che non un semplice romanzo di formazione tra i tanti. Sono almeno due le qualità che ne hanno decretato il successo, una fortuna che al momento, a oltre sessant’anni dalla pubblicazione, proprio non sembra conoscere flessioni. In primo luogo il suo aver saputo anticipare una rivoluzione – del pensiero, prima ancora che del costume – che si sarebbe concretizzata solo un paio di decenni più tardi. A ben vedere è proprio questa turbolenza implicita e sotterranea ma strisciante a rendere “The Catcher In The Rye” un libro “di rottura” rispetto a testi analoghi ma più datati, in fondo figli del loro tempo (mi viene in mente il meraviglioso “Grande Meaulnes” di Alain Fournier, un titolo da cui Salinger non nascose d’esser stato influenzato). E poi, beh, va rimarcato il perfezionismo nella resa introspettiva di un protagonista che pare vivo, nel quale lettori di ogni paese e di ogni età hanno creduto di potersi specchiare per riconoscervi il loro stesso, irriducibile, senso di inadeguatezza. Holden è il ribelle, il sognatore che ognuno di noi è stato e magari continua (o si illude di continuare) a essere. Intelligente, spigoloso, bugiardo patologico, insofferente alla stupidità che si cela dietro ogni forma di autorità, e nel fondo melmoso del conformismo più bieco. La sua durezza è un arma di difesa nei confronti di un mondo, e di una rassegna di comportamenti, che lo “sconcertano, impauriscono e nauseano perfino”. Sotto sotto, però, ha un animo gentile ma ferito, pieno di buchi, incapace di rinunciare alla propria innocenza per abbracciare il cinismo e la ragion di stato dei grandi. E’ un intellettuale in boccio, capace di grandi slanci morali e ideali, eppure incline agli scivoloni per ingenuità, a un infantilismo quasi grottesco nel suo contrasto col volto di ghiaccio del reale. Ma è anche un depresso cronico destato a tratti da barbagli di assoluta bellezza, e il bisogno di entusiasmarsi per quanto di più puro e semplice è il suo carburante emotivo.

    E’ un adulto precoce, questo Holden Caulfield, ancora imprigionato in un ragazzino? O piuttosto un ragazzino impreparato al grande salto, nel corpo di un quasi adulto? Sia come sia, la sua umanità è la sua forza, quella sua imperfezione “schifa” – come la bollerebbe lui – un bagliore da cui è inevitabile lasciarsi conquistare per “restarci secchi”, a momenti. Un po’ come da quell’acchiappatore nella segale che è l’unica incarnazione, per sua stessa parola, che gli piacerebbe assumere: un individuo votato al bene, una persona retta e utile, specie nei confronti dei più deboli. “L’uomo immaturo vuole morire nobilmente per una causa. L’uomo maturo vuole vivere umilmente per la stessa”. Il passo terrorizza il giovane protagonista, uno che sembrerebbe piuttosto voler “morire umilmente e per nessuna causa”. Ma anche questo non è vero, perché ci sono cose che il Nostro ha comunque a cuore e lo costringono a non gettare la spugna: il ricordo del fratello minore Allie, morto di leucemia, oppure la sorellina Phoebe, l’integrità e la purezza che quello scricciolo loquace incarna e che in sé non riesce più a vedere. Anche le splendide pagine degli incontri furtivi tra i due, uno scrigno prezioso per la tenerezza che emana, restano in un certo senso irrisolte da un finale che, molto opportunamente, non scioglie alcun nodo. Alla fine l’anomalia di Holden sarà forse riassorbita. Psichiatri individueranno e colmeranno il suo vuoto, e il posto col suo nome nella Ivy League sarà occupato nonostante tutto, per senso di responsabilità magari. Non lo sappiamo, ma possiamo pur sempre sperare che non vadano a finire così le cose, in questo modo “schifo”.
    Dopotutto questa non è la vita, è solo un romanzo. Per fortuna.

    (8.7/10)

    ha scritto il 

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