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Il girasole

I limiti del perdono

Di

Editore: Garzanti Libri

4.1
(57)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 225 | Formato: Altri

Isbn-10: 8811676924 | Isbn-13: 9788811676928 | Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Traduttore: Attardo Magrini M.

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Nel 1942, a Leopoli, una SS morente chiede ad un ebreo il perdono per icrimini che ha commesso. A rifiutare questa grazia al giovane nazista è SimonWiesenthal, che dopo la guerra diventerà l'implacabile "cacciatore deinazisti" . A distanza di tempo quel rifiuto continua a turbare Wiesenthal: nediscute con gli amici, va a visitare l'anziana madre della SS, infine decidedi raccontare quella vicenda per chiedere e sé stesso e ad altri testimoni eintellettuali se ha commesso un errore, negando il perdono.
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  • 5

    Sicuramente una delle sei milioni di storie(anzi molte di più) da conoscere relative alla Shoah. Ma provando a non limitarsi alla sola seconda guerra mondiale, sarebbero molti milioni le storie da ...continua

    Sicuramente una delle sei milioni di storie(anzi molte di più) da conoscere relative alla Shoah. Ma provando a non limitarsi alla sola seconda guerra mondiale, sarebbero molti milioni le storie da conoscere sulle pulizie etniche attuate negli ultimi cento anni. Storie che si ripetono periodicamente, ciclicamente, come fossero una delle quattro stagioni, e sempre la stagione più buia, quella del “Sonno della ragione che genera mostri”. Quello che Wiesenthal vuole trasmette, non è solo la sua storia nei campi di prigionia e in quello di sterminio (differenza assurdamente, oscenamente e drammaticamente sostanziale in termini, ma non nei fatti), ma anche fare una domanda essenziale: “può esserci il perdono”? “Si può (o si deve) perdonare? Domanda difficilissima, per una risposta che forse non esiste. Infatti Wiesenthal la domanda la pone a filosofi, politici, rabbini, vescovi, scrittori, giornalisti. Ognuno di loro esprime la propria opinione, dopo aver letto il racconto di Wiesenthal. Questa è la parte più interessante del libro, e ognuna di queste opinioni esprime un personalissimo punto di vista (Primo Levi, Herbert Marcuse, Grabriel Marcel, Paolo De Benedetti, anche Albert Speer, c’è, dunque, chi ha vissuto nei lager e chi li ha creati, chi ha vissuto i drammi della seconda guerra e chi ha vissuto i drammi della guerra in Jugoslavia). Personalmente credo che quello che serve è non dimenticare, è ricordare, avere presente cosa è accaduto, per evitare che accada, ma so che è banale, che è pura utopia, visto che lo scenario è stato replicato e continua ad essere replicato.

    ha scritto il 

  • 4

    Sul letto di morte, un soldato delle SS chiede di avere il perdono di "un" ebreo per i misfatti commessi. E l'ebreo scelto a caso da un'infermiera è Simon Wiesenthal. Wiesenthal non glielo concede e ...continua

    Sul letto di morte, un soldato delle SS chiede di avere il perdono di "un" ebreo per i misfatti commessi. E l'ebreo scelto a caso da un'infermiera è Simon Wiesenthal. Wiesenthal non glielo concede e si chiederà da quel momento in poi se abbia o meno sbagliato. Molte sono le testimonianze e le risposte che gli vengono date. La mia è che ho trovato subito spiacevole "un" ebreo, come se uno valesse l'altro, come uno a rappresentare una massa indistinta...poi è chiaro che è semplice chiedere perdono sul letto di morte e che nessuno può concedere un perdono per un qualcosa che non lo coinvolge direttamente. Comunque, per tutti c'è una scelta, anche per un soldato delle SS, ma non c'era per un ebreo durante la seconda guerra mondiale...

    Ed ecco, a sinistra, lungo la strada, vidi un cimitero militare. [..] E su ogni tomba stava ritto, come un soldato, un girasole. Guardavo come incantato. Sembrava che i fiori captassero come specchi i raggi del sole riflettendo nel buio delle fosse...un periscopio...Sì, certo era così: così i morti ricevevano luce e messaggi. E improvvisamente invidiai i soldati morti. Ognuno aveva il suo girasole, che lo teneva ancora unito al mondo, aveva le farfalle che venivano sulla sua tomba. Ma per me non ci sarebbero stati girasoli. Sarei finito in una fossa scavata in fretta, su un mucchio di cadaveri, sotto altri mucchi di cadaveri. Nessun girasole avrebbe mai portato luce in queste tenebre e le farfalle sarebbero volate lontano.

    ha scritto il 

  • 4

    Può restare irrisolto il dubbio se sia giusto o no concedere il perdono a un giovane soldato ss che lo chiede in punto di morte, pensando alle atrocità commesse. Il libro è molto bello, la madre ...continua

    Può restare irrisolto il dubbio se sia giusto o no concedere il perdono a un giovane soldato ss che lo chiede in punto di morte, pensando alle atrocità commesse. Il libro è molto bello, la madre del giovane persuasa della bontà del figlio fa riflettere sulle cecità del nostro tempo. Allo stesso modo i tanti personaggi intervistati dal cacciatore di nazisti, Primo Levi e altri con le loro diverse risposte: si, no, non lo so. Ottima palestra per la capacità di argomentare e per non dimenticare.

    ha scritto il 

  • 4

    "Tutto nella vita ha il suo prezzo, e io lo pago, e posso guardare in faccia tutti"

    Questo libro è stato scritto da Simon Wiesenthal, detto il cacciatore di nazisti, un ebreo nato e vissuto in Polonia, laureato in architettura, sopravvissuto ai campi di sterminio. Dopo la fine ...continua

    Questo libro è stato scritto da Simon Wiesenthal, detto il cacciatore di nazisti, un ebreo nato e vissuto in Polonia, laureato in architettura, sopravvissuto ai campi di sterminio. Dopo la fine della guerra Wiesenthal ha dedicato la sua vita alla ricerca dei nazisti responsabili dell’Olocausto che si erano rifugiati in paesi “amici”, come l’Argentina, il Brasile e il Sud America in generale: per far ciò ha creato un centro di documentazione in Austria e si è avvalso di una rete di collaboratori che i suoi detrattori hanno definito come una “rete di spionaggio”. Il merito di Wiesenthal è stato quello di aver costituito un forte stimolo per i governi a perseguire i criminali nazisti e alla creazione di tribunali internazionali per i crimini di guerra, prima, e contro l’umanità, quale oggi la Corte Penale Internazionale dell’Aja. “Il girasole”racconta una storia che sembra autobiografica, un breve racconto di un episodio accaduto a un prigioniero ebreo: l’incontro con un giovanissimo ufficiale delle SS sul letto di morte, che chiede il perdono per un crimine commesso contro ebrei inermi. Dal racconto prende il via una successiva discussione, cui partecipano filosofi, intellettuali, sacerdoti cattolici, rabbini ebrei, politici, tutti interpellati da Wiesenthal, sulla decisione da prendere: perdonare o non perdonare? La premessa fatta sull’autore del libro è essenziale per comprendere che Wiesenthal non è uno scrittore, è un TESTIMONE necessario affinchè il mondo conosca se stesso e gli orrori cui è stato capace in passato –ma anche nel presente- di giungere, e non dimentichi. Perdonare o non perdonare il tedesco “pentito”? Il dilemma è sentito e strazia gli animi. La mia opinione si conforma a quanto dice in modo chiaro Primo Levi in appendice a “Se questo è un uomo”: si possono perdonare i colpevoli solo se abbiano dimostrato, con i fatti e non a parole, e non troppo tardi, di essersi separati dal crimine commesso, di averlo sradicato dalla propria coscienza e di aver operato una svolta dal male al bene. Questo significa ravvedimento o pentimento, o, usando il termine ebraico che più volte viene ripetuto dai vari personaggi ai quali Wiesenthal si rivolge, questa è la teshuvah.

    ha scritto il 

  • 3

    un quesito epocale ...perdonare o no?...forse non tutti conoscono questa storia di W...conosciamo la sua determinazione nella caccia ai nazisti ma non la vicenda che, deportato, lo vede chiamato al ...continua

    un quesito epocale ...perdonare o no?...forse non tutti conoscono questa storia di W...conosciamo la sua determinazione nella caccia ai nazisti ma non la vicenda che, deportato, lo vede chiamato al capezzale da un nazista morente ...è stato un bel pugno nello stomaco leggerlo...W coinvolge nel quesito una serie di scrittori/filosofi ed ognuno da una risposta (ovviamente inserita nel testo)..io, non ancora do la mia ...

    ha scritto il 

  • 3

    Wiesenthal pone un quesito epocale, in rapporto al crimine che l'ha causato. In base alle mie convinzioni personali, la mia risposta è "no", visto che, già su queste premesse, certi orrori non ...continua

    Wiesenthal pone un quesito epocale, in rapporto al crimine che l'ha causato. In base alle mie convinzioni personali, la mia risposta è "no", visto che, già su queste premesse, certi orrori non cessano di essere reiterati, quando non esaltati o rimpianti. Nessun genocidio deve essere perdonato o dimenticato, sia che si tratti dell'Olocausto, dei Nativi Americani (che sono stati allegramente sterminati nelle Americhe), dei massacri nella ex-Jugoslavia, del fosforo in Iraq e in Palestina. Guardate che campionario...e vorremmo anche permetterci di "perdonare" o "dimenticare": intendiamoci, non parlo di vendette o di legge del taglione, ci mancherebbe altro! Ma tenere sempre bene a mente quello che siamo capaci di fare come "razza umana" ai nostri simili, e sveglie le coscienze, sporche o pulite, quello sì! Scusate, ma sono una misantropa inguaribile, disillusa e forse anche inacidita...

    ha scritto il 

  • 5

    Perdonare? A nome di altri, a nome di tutti, a nome di milioni?
    Un interrogativo etico mica da niente...
    Leggendo le diverse posizioni assunte dagli intellettuali interpellati da Wiesenthal, non si ...continua

    Perdonare? A nome di altri, a nome di tutti, a nome di milioni?
    Un interrogativo etico mica da niente...
    Leggendo le diverse posizioni assunte dagli intellettuali interpellati da Wiesenthal, non si può fare a meno di interrogare anche se stessi.
    Lo confesso: la risposta di Wiesenthal è anche la mia risposta...

    ha scritto il