Il giudice e il suo boia

Di

Editore: Feltrinelli

4.0
(1710)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 109 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8807050412 | Isbn-13: 9788807050411 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Enrico Filippini

Disponibile anche come: Copertina rinforzata scuole e biblioteche , Tascabile economico

Genere: Criminalità , Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
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  • 0

    Friedrich Durrenmatt: Il giudice il suo boia

    Pur non essendo amante di questa letteratura, devo riconoscere che questo romanzo breve di Durrenmatt sia una piccola perla di filosofia. E infatti capisco come Durrenmatt, svizzero di lingua tedesca, ...continua

    Pur non essendo amante di questa letteratura, devo riconoscere che questo romanzo breve di Durrenmatt sia una piccola perla di filosofia. E infatti capisco come Durrenmatt, svizzero di lingua tedesca, sia considerato come colui che ha ridato dignità letteraria al romanzo poliziesco, troppo spesso scaduto in un genere di evasione dove gli schemi del romanzo giallo erano ripetitivi e immobili. Leggi altro > http://forum.nuovasolaria.net/index.php/topic,2089.msg35022.html#msg35022

    ha scritto il 

  • 4

    Un giallo alquanto atipico, la storia dell’uccisione di uno stimato tenente di polizia e l’investigazione eccentrica del protagonista, il commissario Bärlach, e del suo collega Tschanz.

    Pochi indizi, ...continua

    Un giallo alquanto atipico, la storia dell’uccisione di uno stimato tenente di polizia e l’investigazione eccentrica del protagonista, il commissario Bärlach, e del suo collega Tschanz.

    Pochi indizi, in realtà, ma una sapiente costruzione che lascia il lettore di stucco quando, a poche pagine dalla fine, viene rivelato il nome dell’assassino, indovinato da Bärlach nelle fasi iniziali della storia.

    Interessante la figura del “supercriminale” Gastmann, che spinge verso considerazioni di più alta natura circa la giustizia, il suo ruolo e il suo funzionamento.

    ha scritto il 

  • 3

    Incipit
    "La mattina del tre novembre 1948, nel punto in cui la strada di Lamboing (uno dei villaggi del Tessenberg) esce dal bosco che degrada lungo il vallone del Twannbach, il gendarme di Twann, Alp ...continua

    Incipit
    "La mattina del tre novembre 1948, nel punto in cui la strada di Lamboing (uno dei villaggi del Tessenberg) esce dal bosco che degrada lungo il vallone del Twannbach, il gendarme di Twann, Alphons Clenin, trovò una Mercedes azzurra ferma sul ciglio della strada. C'era nebbia, come spesso accade nei mattini di tardo autunno; Clenin era giù andato oltre ma poi si decise a tornare indietro. Passando aveva gettato una rapida occhiata attraverso i cristalli appannati e aveva avuto l'impressione che il conducente se ne stesse abbandonato sul volante. Pensò che l'uomo fosse ubriaco: era persona normale, Clenin, e ricorreva sempre alle spiegazioni più ovvie. Perciò decise di affrontare lo sconosciuto non in veste professionale, ma così, da semplice amico. Si avvicinò all'automobile col proposito di svegliare il dormiente, di ricondurlo fino a Twann all'Hotel dell'Orso per fargli passare la sbornia con un buon caffé nero e una zuppa di farina; perché era sì vietato guidare in stato di ebbrezza, non però dormire dormire ubriachi in un'automobile ferma sul ciglio della strada.
    Clenin aprì la portiera e posò paternamente la mano sulla spalla dello sconosciuto. Nello stesso istante si accorse che l'uomo era morto."

    Nel risvolto di copertina trovare il giudizio di Georges Simenon su questo libro:
    «Non so che età abbia l'autore. Se è alla sua prima prova, credo che farà strada».
    Ma chi pensasse (dopo queste parole) che “Il giudice e il suo boia” sia da includere nel filone noir, sbaglierebbe: questo romanzo ha del giallo solo la cornice esterna, l'inchiesta giudiziaria, un investigatore anziano alla caccia di un assassino intelligente e spietato (“demonio in forma umana”) con cui anni prima, in una bettola sul Bosforo aveva iniziato una sfida.
    Ma il cuore del racconto è dove affronta il difficile tema della giustizia: può un giudice arrivare ad una sentenza di condanna per un crimine, sapendo che il colpevole ne ha compiuti altri nel passato (e per cui non è mai stato incolpato)?

    Ma prima di arrivare a ciò, c'è da attraversare una prima parte preparatoria, in cui sembra di leggere una banale trama di un'inchiesta giudiziaria per un delitto in un paesino tra i boschi di Lamboing, vicino la città svizzera di Berna.
    Qui viene trovato il cadavere del sottotenente Schmied: del caso se ne occupa l'anziano commissario Bärlach e il suo assistente Tschanz.
    Il commissario sembra però disinteressato al caso, dalla raccolta delle prove, nemmeno vuole vedere il cadavere: ha in mente una sua pista e lascia al vice le redini delle indagini.
    Che portano, per una serie di annotazioni del morto sulla sua agenda, alla villa del signor Gatsmann: un signore ricco e potente, per le sue amicizie e perché al centro di intricate vicende politiche e finanziarie.
    Qui il romanzo “giallo”, banale pur se scorrevole si ferma: i due protagonisti Bärlach e il suo nemico Gatsmann si ritrovano faccia a faccia, e finalmente si scopre il legame che li unisce e che ha radici lontane. Porta ad una scommessa fatta quasi quarant'anni prima:
    Il vecchio stava seduto in silenzio e lo guardava.«Ti resta un anno di vita,» proseguì l'altro «e per quarant'anni hai seguito imperterrito le mie orme. Ed ecco il risultato. Di che cosa discutevamo allora Bärlach, in quella infima bettola nel subborgo di Tophane , avvolti dal fumo delle sigarette turche? Secondo la tua tesi , l'imperfezione umana è il motivo per cui la maggior parte dei delitti viene inevitabilmente alla luce: siamo incapaci di prevedere con sicurezza come agiranno gli altri, e nei nostri ragionamenti non riusciamo a integrare il caso, che in tutto mette lo zampino. Dicevi che è da stupidi compiere un delitto, perché non è possibile muover egli uomini come figure su una scacchiera. Io allora per contraddirti, ma senza una vera convinzione, sostenni che proprio il garbuglio dei rapporti umani ti permette di compiere delitti che non si possono scoprire. È questo il motivo per cui i crimini, nella loro stragrande maggioranza, non solo rimangono impuniti, ma non destano nemmeno sospetto, quasi avvenissero in gran segreto. E continuammo a litigare, eccitati da quelle infernali misture che ci serviva l'oste ebreo, e ancor più dalla nostra giovane età, e al culmine dell'esaltazione facemmo una scommessa, proprio mentre la luna calava dietro l'Asia Minore lì accanto, una scommessa che affliggemmo baldanzosi al cielo..»[..]«Io non pensavo,» rispose Bärlach «che un essere umano fosse capace di onorare una scommessa simile».Tacquero.«E non ci indurre in tentazione» riprese l'altro.«La tua probità, che non ti fece mai cadere in tentazione, indusse me in tentazione. E tenni fede alla temeraria scommessa: compiere un delitto in tua presenza, senza che fossi in grado di fornirne le prove».

    Non voglio rivelare il finale della storia, che metterà il lettore di fronte ad una verità sconvolgente, poiché l'assassino si scoprirà essere la persona meno sospettabile.
    E si comprenderanno meglio due aspetti: perché Dürrenmatt ha dato questo titolo al libro (chi è il giudice e chi il boia che ha emesso la sua condanna?).
    E perché Simenon, giustamente, aveva visto giusto sull'autore: i protagonisti del racconto (il commissario, il suo alter ego) potrebbero entrare senza difficoltà in quel panorama di personaggi inventati dall'autore belga, presi dai casi di cronaca, immersi nella realtà. Persone apparentemente normali ma capaci di rivelare l'immensa profondità e complessità della natura umana.

    ha scritto il 

  • 5

    All'autore sono bastate poche pagine (per la precisione 93 ) per dar vita a una storia che mi ha conquistato per la profonda analisi psicologica dei personaggi descritti e per l'abilità con cui tutta ...continua

    All'autore sono bastate poche pagine (per la precisione 93 ) per dar vita a una storia che mi ha conquistato per la profonda analisi psicologica dei personaggi descritti e per l'abilità con cui tutta la storia viene sviscerata pagina dopo pagina. Parola dopo parola mi sono sentita come accompagnata in un'analisi completa dei fatti, un'analisi dove viene dato ampio spazio anche all'elemento non razionale che, come già avevo riscontrato nel libro "la promessa" , è un tema molto caro all'autore. Il tutto per arrivare alla giustizia che, non necessariamente, collima con la giustizia dei tribunali. Ottima lettura.

    ha scritto il 

  • 4

    Bello; un mondo di corruzione nella Svizzera plurilingue, il bisogno di giustizia, la certezza che in fondo tutti hanno una colpa. Un finale che sorprende completa il tutto.

    ha scritto il 

  • 3

    Primo incontro con questo autore, subito mi ha ricordato, per atmosfere e per personaggi, Il cavaliere e la morte di Sciascia, anche qui, come là, un commissario sensibile, poco rude, assai logico che ...continua

    Primo incontro con questo autore, subito mi ha ricordato, per atmosfere e per personaggi, Il cavaliere e la morte di Sciascia, anche qui, come là, un commissario sensibile, poco rude, assai logico che nel percorso di risoluzione di un delitto si trova ad interrogarsi sull’imminenza della propria morte.
    Il commissario (quello di Durrenmatt) ha di fronte a sé il caso della sua vita perché in esso è coinvolto un antico nemico amico, giungendo a compimento una scommessa fatta 40 prima, la risoluzione del delitto darà un senso alla intera sua esistenza.

    Nel racconto c’è qualcosa di anomalo perché abbiamo un reo, mai punito per i delitti che ha commesso in passato, che ora invece si trova a pagare per un delitto che in realtà egli non ha compiuto, accusato e condannato per qualcosa che non ha fatto.
    Mi chiedo, da un punto di vista etico, vale lo stesso?
    Agli occhi della legge umana certo che no, perché la responsabilità penale è personale e non si può sostituire la persona che deve rispondere di un illecito con altra persona, ma, agli occhi di una legge non scritta superiore ( e non mi riferisco alla legge divina) che invochi la necessità dello scontare comunque una pena per una colpa compiuta si è ristabilito alfine un ordine? Un bilanciamento di pesi nella contabilità di male e bene che grava sull’umanità?

    ha scritto il 

  • 4

    Una sola notte

    La prova d'esordio di Friedrich Durrenmatt è un testo emblematico e misterioso che, inserendosi in modo originale e inedito nella tradizione del giallo-noir, attirò alla sua pubblicazione l'attenzione ...continua

    La prova d'esordio di Friedrich Durrenmatt è un testo emblematico e misterioso che, inserendosi in modo originale e inedito nella tradizione del giallo-noir, attirò alla sua pubblicazione l'attenzione di un ammirato George Simenon; Adelphi ne ripropone ora ai lettori una nuova edizione e traduzione. All'origine del racconto c'è una scommessa demoniaca tra l'investigatore e il malvagio, che diviene la sfida di una vita intera, un inseguimento fino alle soglie della fine della vita e dell'oblio: dimostrare che sia possibile commettere il crimine perfetto, quello impossibile da risolvere. Una seduzione avventurosa alla quale nemmeno chi indaga e custodisce l'integrità riesce a opporsi, trasformando l'opportunità in ragione sufficiente per agire, declinando le scelte in necessità. In un'architettura narrativa e formale imperfetta, che assume differenti prospettive e le risolve in modo enigmatico, l'assistente diviene qui l'avversario, il nemico; l'ottica è quella dell'espressionismo deformante, del rovesciamento del reale, della rivolta degli archetipi. L'universo dello scrittore svizzero è regolato dal caso, che diviene la forza principale e centrale nella definizione della sua narrativa e della sua poetica, come ebbe a notare il critico Giuseppe Petronio nel saggio “Sulle tracce del giallo”. Chi tiene le fila del nostro destino, chi decide quali saranno le nostre azioni e i nostri comportamenti, chi ha le chiavi che aprono le porte al nostro domani e alla giustizia alla quale aspiriamo? A volte il male è una semplice distrazione, un nodo della memoria, una coincidenza imprevista nella storia che le volontà costruiscono: è il teatro del potere con le sue maschere, il caos di un male senza senso che investe sia i soggetti che gli strumenti, nel quale le peggiori intenzioni corrono verso un'inafferrabile nulla. Un nulla dove le distinzioni etiche, i conflitti sulla giustizia delle cose e le interpretazioni dei fatti sono relative e inaffidabili e di assoluto c'è solo un senso di contraddizione esistenziale, un oscuro e imprevedibile incrocio di destini difficile da percorrere e attraversare. Nessuno sfugge alla logica generativa del male, in questo racconto. La realtà che non appare è quella decisiva e determinante, in queste pagine. Durrenmatt riflette con una dialettica raffinata e una moralità ossessiva su quali siano gli elementi nello scorrere degli eventi che possono creare uno scarto, aprire una parentesi, creare un intervallo, costituire un'interruzione. E togliere il fiato al lettore, perseguitato da infinite incertezze, trascinato in un cosmo di disordinate solitudini, complice la meravigliosa sospensione di ogni attendibile preconcetto.

    “La tua tesi era questa: che l’imperfezione umana, il fatto che le azioni degli altri non sono mai del tutto prevedibili e che del resto non possiamo mai nei nostri calcoli non tener conto del caso, il quale tuttavia ha la sua parte in tutto, fosse il motivo per cui la maggior parte dei delitti vengono immancabilmente in luce. Dicevi che era una sciocchezza commettere un delitto, perché ti sembrava impossibile usare la gente come le pedine degli scacchi. Io invece più per contraddirti che per convinzione, sostenevo la tesi che proprio la confusione dei rapporti umani rendeva possibili delitti che non potevano essere scoperti e che proprio per questo motivo la maggior parte dei delitti restavano non soltanto impuniti ma anche insospettati”.

    ha scritto il 

  • 5

    Una bellissima sorpresa davvero, questo libretto. Di Dürrenmatt avevo già letto "La Promessa", trovandolo sì interessante, ma in fondo piuttosto freddo, cerebrale.
    In quest'altro breve, ma intensissim ...continua

    Una bellissima sorpresa davvero, questo libretto. Di Dürrenmatt avevo già letto "La Promessa", trovandolo sì interessante, ma in fondo piuttosto freddo, cerebrale.
    In quest'altro breve, ma intensissimo giallo, invece, ho trovato molto, molto di più. La storia principale, quella di una lunga caccia tra due ex amici che molti anni prima hanno intrapreso due strade opposte, il crimine l'uno e la legge l'altro, intersecando spesso le loro vite, ma senza riuscire mai ad arrivare alla resa dei conti. Oltre a questa storia, magistralmente sviluppata con atmosfere molto suggestive e ottima analisi psicologica, c'è però anche molto altro nel libro: la storia di una gelosia venata di invidia sociale tra colleghi di diversa estrazione (non sarò più esplicito per non rovinare la lettura a nessuno), allusioni a scenari politici internazionali che interferiscono pesantemente con le indagini...Come se non bastasse già questo, ho poi apprezzato moltissimo la capacità descrittiva dell'autore (memorabili certe rappresentazioni di mattine autunnali immerse nella nebbia, o di sentieri che si snodano attraverso impervi boschi di montagna).
    Insomma, un libro che è davvero come un piccolo scrigno pieno di meraviglie.

    ha scritto il 

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