Il giudice e il suo boia

Di

Editore: Feltrinelli

4.0
(1696)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 109 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8807050412 | Isbn-13: 9788807050411 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Enrico Filippini

Disponibile anche come: Copertina rinforzata scuole e biblioteche , Tascabile economico

Genere: Criminalità , Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
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  • 5

    All'autore sono bastate poche pagine (per la precisione 93 ) per dar vita a una storia che mi ha conquistato per la profonda analisi psicologica dei personaggi descritti e per l'abilità con cui tutta ...continua

    All'autore sono bastate poche pagine (per la precisione 93 ) per dar vita a una storia che mi ha conquistato per la profonda analisi psicologica dei personaggi descritti e per l'abilità con cui tutta la storia viene sviscerata pagina dopo pagina. Parola dopo parola mi sono sentita come accompagnata in un'analisi completa dei fatti, un'analisi dove viene dato ampio spazio anche all'elemento non razionale che, come già avevo riscontrato nel libro "la promessa" , è un tema molto caro all'autore. Il tutto per arrivare alla giustizia che, non necessariamente, collima con la giustizia dei tribunali. Ottima lettura.

    ha scritto il 

  • 4

    Bello; un mondo di corruzione nella Svizzera plurilingue, il bisogno di giustizia, la certezza che in fondo tutti hanno una colpa. Un finale che sorprende completa il tutto.

    ha scritto il 

  • 3

    Primo incontro con questo autore, subito mi ha ricordato, per atmosfere e per personaggi, Il cavaliere e la morte di Sciascia, anche qui, come là, un commissario sensibile, poco rude, assai logico che ...continua

    Primo incontro con questo autore, subito mi ha ricordato, per atmosfere e per personaggi, Il cavaliere e la morte di Sciascia, anche qui, come là, un commissario sensibile, poco rude, assai logico che nel percorso di risoluzione di un delitto si trova ad interrogarsi sull’imminenza della propria morte.
    Il commissario (quello di Durrenmatt) ha di fronte a sé il caso della sua vita perché in esso è coinvolto un antico nemico amico, giungendo a compimento una scommessa fatta 40 prima, la risoluzione del delitto darà un senso alla intera sua esistenza.

    Nel racconto c’è qualcosa di anomalo perché abbiamo un reo, mai punito per i delitti che ha commesso in passato, che ora invece si trova a pagare per un delitto che in realtà egli non ha compiuto, accusato e condannato per qualcosa che non ha fatto.
    Mi chiedo, da un punto di vista etico, vale lo stesso?
    Agli occhi della legge umana certo che no, perché la responsabilità penale è personale e non si può sostituire la persona che deve rispondere di un illecito con altra persona, ma, agli occhi di una legge non scritta superiore ( e non mi riferisco alla legge divina) che invochi la necessità dello scontare comunque una pena per una colpa compiuta si è ristabilito alfine un ordine? Un bilanciamento di pesi nella contabilità di male e bene che grava sull’umanità?

    ha scritto il 

  • 4

    Una sola notte

    La prova d'esordio di Friedrich Durrenmatt è un testo emblematico e misterioso che, inserendosi in modo originale e inedito nella tradizione del giallo-noir, attirò alla sua pubblicazione l'attenzione ...continua

    La prova d'esordio di Friedrich Durrenmatt è un testo emblematico e misterioso che, inserendosi in modo originale e inedito nella tradizione del giallo-noir, attirò alla sua pubblicazione l'attenzione di un ammirato George Simenon; Adelphi ne ripropone ora ai lettori una nuova edizione e traduzione. All'origine del racconto c'è una scommessa demoniaca tra l'investigatore e il malvagio, che diviene la sfida di una vita intera, un inseguimento fino alle soglie della fine della vita e dell'oblio: dimostrare che sia possibile commettere il crimine perfetto, quello impossibile da risolvere. Una seduzione avventurosa alla quale nemmeno chi indaga e custodisce l'integrità riesce a opporsi, trasformando l'opportunità in ragione sufficiente per agire, declinando le scelte in necessità. In un'architettura narrativa e formale imperfetta, che assume differenti prospettive e le risolve in modo enigmatico, l'assistente diviene qui l'avversario, il nemico; l'ottica è quella dell'espressionismo deformante, del rovesciamento del reale, della rivolta degli archetipi. L'universo dello scrittore svizzero è regolato dal caso, che diviene la forza principale e centrale nella definizione della sua narrativa e della sua poetica, come ebbe a notare il critico Giuseppe Petronio nel saggio “Sulle tracce del giallo”. Chi tiene le fila del nostro destino, chi decide quali saranno le nostre azioni e i nostri comportamenti, chi ha le chiavi che aprono le porte al nostro domani e alla giustizia alla quale aspiriamo? A volte il male è una semplice distrazione, un nodo della memoria, una coincidenza imprevista nella storia che le volontà costruiscono: è il teatro del potere con le sue maschere, il caos di un male senza senso che investe sia i soggetti che gli strumenti, nel quale le peggiori intenzioni corrono verso un'inafferrabile nulla. Un nulla dove le distinzioni etiche, i conflitti sulla giustizia delle cose e le interpretazioni dei fatti sono relative e inaffidabili e di assoluto c'è solo un senso di contraddizione esistenziale, un oscuro e imprevedibile incrocio di destini difficile da percorrere e attraversare. Nessuno sfugge alla logica generativa del male, in questo racconto. La realtà che non appare è quella decisiva e determinante, in queste pagine. Durrenmatt riflette con una dialettica raffinata e una moralità ossessiva su quali siano gli elementi nello scorrere degli eventi che possono creare uno scarto, aprire una parentesi, creare un intervallo, costituire un'interruzione. E togliere il fiato al lettore, perseguitato da infinite incertezze, trascinato in un cosmo di disordinate solitudini, complice la meravigliosa sospensione di ogni attendibile preconcetto.

    “La tua tesi era questa: che l’imperfezione umana, il fatto che le azioni degli altri non sono mai del tutto prevedibili e che del resto non possiamo mai nei nostri calcoli non tener conto del caso, il quale tuttavia ha la sua parte in tutto, fosse il motivo per cui la maggior parte dei delitti vengono immancabilmente in luce. Dicevi che era una sciocchezza commettere un delitto, perché ti sembrava impossibile usare la gente come le pedine degli scacchi. Io invece più per contraddirti che per convinzione, sostenevo la tesi che proprio la confusione dei rapporti umani rendeva possibili delitti che non potevano essere scoperti e che proprio per questo motivo la maggior parte dei delitti restavano non soltanto impuniti ma anche insospettati”.

    ha scritto il 

  • 5

    Una bellissima sorpresa davvero, questo libretto. Di Dürrenmatt avevo già letto "La Promessa", trovandolo sì interessante, ma in fondo piuttosto freddo, cerebrale.
    In quest'altro breve, ma intensissim ...continua

    Una bellissima sorpresa davvero, questo libretto. Di Dürrenmatt avevo già letto "La Promessa", trovandolo sì interessante, ma in fondo piuttosto freddo, cerebrale.
    In quest'altro breve, ma intensissimo giallo, invece, ho trovato molto, molto di più. La storia principale, quella di una lunga caccia tra due ex amici che molti anni prima hanno intrapreso due strade opposte, il crimine l'uno e la legge l'altro, intersecando spesso le loro vite, ma senza riuscire mai ad arrivare alla resa dei conti. Oltre a questa storia, magistralmente sviluppata con atmosfere molto suggestive e ottima analisi psicologica, c'è però anche molto altro nel libro: la storia di una gelosia venata di invidia sociale tra colleghi di diversa estrazione (non sarò più esplicito per non rovinare la lettura a nessuno), allusioni a scenari politici internazionali che interferiscono pesantemente con le indagini...Come se non bastasse già questo, ho poi apprezzato moltissimo la capacità descrittiva dell'autore (memorabili certe rappresentazioni di mattine autunnali immerse nella nebbia, o di sentieri che si snodano attraverso impervi boschi di montagna).
    Insomma, un libro che è davvero come un piccolo scrigno pieno di meraviglie.

    ha scritto il 

  • 4

    A cinque pagine dalla fine mi sono domandata dove fosse la bellezza di questo libro che tutti osannavano come capolavoro.......
    Terminata la lettura mi sono ricreduta e non posso che definirlo geniale ...continua

    A cinque pagine dalla fine mi sono domandata dove fosse la bellezza di questo libro che tutti osannavano come capolavoro.......
    Terminata la lettura mi sono ricreduta e non posso che definirlo geniale!

    ha scritto il 

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