Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Il giudizio degli altri

Dov'è la nostra felicità? Nella testa degli altri

Di

Editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli

3.9
(113)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 89 | Formato: Altri

Isbn-10: 8817002712 | Isbn-13: 9788817002714 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: B. Betti

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Non-fiction , Philosophy

Ti piace Il giudizio degli altri?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
"Per apprezzare al suo giusto valore l'opinione altrui basta riflettere, comeconsiglia Schopenhauer, sulla superficialità e futilità dei pensieri, sullabassezza dei sentimenti, sull'assurdità delle opinioni che si riscontranonella maggior parte dei cervelli. E allora impareremo a vivere più per noi cheper gli altri." (Piero Martinetti)
Ordina per
  • 4

    Brillante estratto del lavoro di Schopenhauer, apprezzabile soprattutto per la sua attualità nonostante i molti anni passati. In particolare la parte centrale, che si focalizza sulle storture dell'onore cavalleresco, si rivela molto interessante se applicata al mondo moderno, costellato di facili ...continua

    Brillante estratto del lavoro di Schopenhauer, apprezzabile soprattutto per la sua attualità nonostante i molti anni passati. In particolare la parte centrale, che si focalizza sulle storture dell'onore cavalleresco, si rivela molto interessante se applicata al mondo moderno, costellato di facili giudizi, reputazioni effimere e preminenza dell'apparire sull'essere. Plauso anche alla prosa, che sa mantenersi leggera, e all'ironia, ben dosata e mai fuori posto.

    Ci sono, nel mondo, troppi mali veri perché poi ci si possa permettere di aumentarli con mali immaginari, che poi si tirano dietro altri mali veri; eppure è ciò che fa quello stupido e perverso pregiudizio

    ha scritto il 

  • 2

    L’opinione altrui è il grimaldello del dubbio e della costante ricerca della felicità.

    Dice il saggio Schopenauer: “Dobbiamo renderci conto per tempo, e ciò contribuirà alla nostra felicità, di una semplice verità: ciascuno vive, prima di tutto e realmente, dentro la propria pelle, e non già nell’altrui opinione. Perciò la nostra reale e personale situazione, quale è determinata da ...continua

    Dice il saggio Schopenauer: “Dobbiamo renderci conto per tempo, e ciò contribuirà alla nostra felicità, di una semplice verità: ciascuno vive, prima di tutto e realmente, dentro la propria pelle, e non già nell’altrui opinione. Perciò la nostra reale e personale situazione, quale è determinata dalla salute, dal carattere, dalle attitudini, dalle entrate, da una moglie, dai figli, dagli amici, dal luogo dove abitiamo, e così via, è, ai fini della nostra felicità, mille volte più importante di ciò che gli altri si degnano di pensare di noi.”

    E’ vero, noi veniamo prima dell’altro. Ed è vero, non bisogna essere schiavi delle altrui idee ed opinioni. Ed è altresì vero che, filosoficamente, nell’ignoranza, nella stoltezza, non curandomi della visione del mondo e delle opinioni altrui sul mio essere, mi rendo sereno d’animo, felice nel mio mondo fatto solo di me stesso. Se condurre una esistenza appartata sia benefica per la nostra serenità di spirito, l’eccedere mi sembra al quanto deleterio. Meglio una sventura che una vita amorfa. Nessun uomo, dotato di intelligenza, avvertirebbe, in queste condizioni, un senso di vuoto ? Non sentiamo che senza opinioni altrui ci manca qualcosa ? Come può essere certo l’uomo di essere sulla strada del continuo miglioramento (per non ricadere nella mediocrità) senza il confronto e, quindi, quelle stesse opinioni degli altri ? Non cadiamo, così facendo, nella superficialità e nell’assolutismo ? Come possiamo essere certi della limitatezza delle idee degli altri, della loro meschinità d’animo e falsità di opinioni, se non indaghiamo, con la mente e con l’ausilio del pensiero influente dell’esperienza storica, sul giudizio degli altri ? Ciò di cui non dovremmo curarci, piuttosto, è il giudizio degli altri in nostra assenza. E delle persone che esprimono i giudizi più sprezzanti, con dovizia di particolari, sugli altri in nostra presenza. Ma l’autore fa del “giudizio degli altri” un assolutismo di cui non curarsi. Dissento. Questo libro, con le sue prescrizioni, non mi ha affatto convinto. Mentre mi ha convinto questa frase: “La fama, quanto più è destinata a durare, tanto più è lenta a venire: tutto ciò che è pregio matura lentamente.”

    ha scritto il 

  • 3

    In questo volume (in realtà una parte degli aforismi), Schopenhauer affronta il tema del “giudizio degli altri”. Secondo l’autore la nostra felicità troppo spesso è condizionata dall’opinione che gli altri hanno di noi.
    Ma la vita in società nasconde anche altre insidie: non solo la felicità, ma ...continua

    In questo volume (in realtà una parte degli aforismi), Schopenhauer affronta il tema del “giudizio degli altri”. Secondo l’autore la nostra felicità troppo spesso è condizionata dall’opinione che gli altri hanno di noi. Ma la vita in società nasconde anche altre insidie: non solo la felicità, ma anche ciò che siamo (o pensiamo di essere) è influenzato dalla gente. Il rango, l’onore, la fama: per Schopenhauer queste sono tutte “afflizioni”, “malattie” da cui l’uomo deve curarsi, per vivere felicemente.

    Ora, Arthur, tu avrai anche ragione. Ma c’è qualcuno, nel mondo, veramente libero dall’opinione altrui? Che non dà importanza ai giudizi (benevoli e meno) che gli vengono dati? Assolutamente no. Forse ci sono persone che sembrano non curarsi di ciò che dicono gli altri, ma non c’è nessuno a cui non sfugga un sorriso quando una sua azione, una sua parola viene approvata. E bene, siamo fatti così.

    ha scritto il 

  • 4

    "...il sasso nel pantano non fa cerchi..."

    Schopenhauer è sempre una garanzia di razionalità e lucidità. L'intento che traspare, nemmeno tanto velatamente, da questo scritto è quello di sbeffeggiarsi dell'indifferenza concessa alle sue opere prime (tra cui Il mondo come volontà e rappresentazione!) dalla comunità intellettuale dell'epoca. ...continua

    Schopenhauer è sempre una garanzia di razionalità e lucidità. L'intento che traspare, nemmeno tanto velatamente, da questo scritto è quello di sbeffeggiarsi dell'indifferenza concessa alle sue opere prime (tra cui Il mondo come volontà e rappresentazione!) dalla comunità intellettuale dell'epoca. Vista la considerazone odierna delle stesse, sembra proprio che lui avesse ragione e qui ci spiega il perchè. In quest'opera si trovano tutti gli elementi che contraddistinguono il filosofo: ironia, causticità e onestà intellettuale. Si parte con l'affermazione del principio base che da il titolo a questa edizione: "a causa di una particolare debolezza della natura umana si attribuisce, in genere, soverchia importanza a ciò che uno rappresenta, vale a dire ciò che noi siamo nell'opinione altrui" (chi può dire, purtroppo, il contrario?). Da questo assunto si passa alle interessantissime analisi dei binomi "superbia-vanità" e "onore-fama". Forse la parte specifica sul "point d'honneur", ovvero l'onore calvalleresco con relativa dissertazione sulla a-razionalità del duello, appare un po' anacronistica e troppo minuziosamente analizzata ma pur sempre affrontanta con incredibile precursione dei tempi e coerenza. Attualissima, al contrario, nonchè pregevole è l'analisi della "fama", della sua portata e della sua reale importanza ai fini della felicità.

    "Così si spiega come, sotto qualunque specie appaia qualcosa di superiore, la così numerosa mediocrità si stringa tutta assieme in alleanza e congiuri perchè non venga riconosciuto e, se possibile, per soffocarlo."

    ha scritto il 

  • 5

    inedito

    schopenhauer troviamo in questo breve saggio. ci dice molte cose che ipotizzavamo in precedenza, e altre che mai avremmo pensato, per uscire dallo stereotipo del filosofo pessimista e sciupafemmine.

    ha scritto il 

  • 4

    Estrarre un capitolo da un’opera di un filosofo è un’operazione sempre rischiosa, soprattutto se l’opera stessa è sistematica. Questo libro che ho letto riproduce, per l’appunto, il quarto capitolo del volume “Aforismi per una vita saggia” di Schopenhauer. In questo caso la scelta del curatore no ...continua

    Estrarre un capitolo da un’opera di un filosofo è un’operazione sempre rischiosa, soprattutto se l’opera stessa è sistematica. Questo libro che ho letto riproduce, per l’appunto, il quarto capitolo del volume “Aforismi per una vita saggia” di Schopenhauer. In questo caso la scelta del curatore non si presta a critiche eccessive, poiché il capitolo è leggibile anche così come c’è presentato, senza che sia necessario aver letto ciò che lo precedeva. Nell’opera originaria il tema di questa parte del libro è “Ciò che uno rappresenta”, e segue le “Osservazioni generali”, “Ciò che uno è” e “Ciò che uno ha”. Com’è possibile intuire dal titolo suddetto, nonché dal titolo scelto per questa edizione (vale a dire “Il giudizio degli altri”), in queste pagine il grande filosofo tedesco, che così tanto influenzò il giovane Nietzsche, si occupa del problema della felicità in rapporto all’opinione che gli altri hanno di noi. Lo fa con un linguaggio (almeno nella traduzione che ho davanti) tutt’altro che riservato agli eletti, scorrevole, il che non è un difetto. A volte, devo essere sincero, ho avuto quasi l’impressione che stessi leggendo delle banalità, quando il filosofo afferma che la vera felicità è dentro di noi, che non possiamo fondarci sul giudizio altrui, e simili teorie, ma a ben vedere quelle (apparenti, ripeto) banalità s’inserivano in un discorso più ampio, ne costituivano la necessaria premessa. In particolare, Schopenhauer si lancia in un’analisi dell’onore, della fama, della differenza tra tali concetti, di come si acquistino e si perdano, il tutto non senza una certa ironia e con rimandi a opere di altri autori a lui antecedenti. Non lo ritengo un libro imprescindibile, in tutta onestà, ma probabilmente perché questi concetti mi sono giunti attraverso altri autori che si erano abbeverati alla sua fonte. Lo consiglio, tuttavia, a coloro che sentono di dipendere troppo dal giudizio degli altri, per qualunque motivo. Non è una lettura pesante e non è necessario aver letto presentazioni, recensioni e quant’altro, compresa la presente.

    ha scritto il 

  • 4

    Bella l'analisi sull'onore scandaloso il giudizio sulle donne

    Tratto da Aforismi per una vita saggia
    Eudemologia la scienza della felicità in filosofia
    Pag 18 Monito la nostra felicità non sta nella testa degli altri
    Pag 21 Si attribuisce soverchia importanza a ciò che uno rappresenta
    Pag 22 ciò che uno è e ciò che uno ha è la nostra coscienza
    Pag 23 Salute ...continua

    Tratto da Aforismi per una vita saggia Eudemologia la scienza della felicità in filosofia Pag 18 Monito la nostra felicità non sta nella testa degli altri Pag 21 Si attribuisce soverchia importanza a ciò che uno rappresenta Pag 22 ciò che uno è e ciò che uno ha è la nostra coscienza Pag 23 Salute mezzi di sostentamento Pag 25 attribuire valore a ciò che non sta in se è vanitas Pag 30 la superbia è la convizione della propria superiorità. Vanità loquaci superbia taciturni Pag 32-33 il rango è un valore convenzionale per cui fittizio Pag 33 la massa ha occhi e orecchi ma scarse capacità critiche e scarsa memoria Pag 35 Basta una condanna penale per perdere l'onore borghese Pag 36 la fama va guadagnata l'onore basta non perderlo. Pag 38 Crisippo diogene e cicerone a parte motivi di interesse non ha senso muovere opinione altrui Pag 39 l'onore della funzione esige di adempiere scrupolosamente ai propri doveri. Sottospecie di onore della funzione e quello del funzionario statale e del medico Pag 40 L'onore sessuale. L'onore femminile (illibata) è più importante di quello maschile Pag 41 l'uomo è superiore intellettualmente e fisico ( mio buuuuu). La donna adultera rovina oltre il proprio onore borghese e sessuale anche quello di tutta la categoria Pag 42 Spingere l'onore sessuale al limite è scordarsi del rapporto tra fini e mezzi Pag 43 il matrimonio morganatico è una concessione alle donne e ai preti due categorie a cui non fare concessioni (mio buuuu) Pag 45 Nel medioevo nasce l'onore cavalleresco non più l'uomo onorato, ma l'uomo d'onore 1° l'onore non è l'opinione che gli altri hanno di noi ma i fatti Pag 46 se anche la bestia più infame mi insulta e sono onorato ho perso l'onore scatta il procedimento di riparazione Pag 48 questo procedimento è un retaggio del codice penale germanico è l'accusato a dover dimostrare l'innocenza altrimenti si usa il giudizio di dio cioè il duello PAg 50 Un'insulto o un atto villano hanno la meglio su argomentazioni Pag 52 la parola d'onore il debito di gioco (debito d'onore) sono cose su cui non si transige su tutto il resto si può fare quello che si vuole. Pag 54 Nell'antichità il pregiudizio dell'onore totalmente sconosciuto solo grazie al cristianesimo in Europa nel medioevo Pag 56 Seneca quando un saggio prende un pugno non si vendica ne perdona semplicemente non è successo nulla Pag 60 l'ono cavallereso è un rampollo della suprbia e della stupidità. Nasce dal feudalesimo non si riconosce alcun giudice umano ma solo divino nasce quindi dall'ordalia Pag 61 un rifugio per piccoli e grandi vizi disonestà e malvagità è questo l'onore cavalleresco PAg 67 Nell'ambito militare la retribuzione è bassa e quindi la gratificazione arriva dall'onore cavalleresco (non dall'onore borghese che può essere di tutti). Pag 68 il duello è la tirannia del più forte Pag 69 Moralmente il diritto del più forte non vale più del diritto del più astuto Pag 70 la giustificazione a uccidere in un combattimento a viso aperto ad armi pari si fonda sulla presunzione che il diritto del più forte è veramente un diritto e che il duello sia un giudizio di Dio Pag 71 Contro i mostri morali c'è un solo ercole ed è la filosofia Pag 73 l'onore nazionale non consiste soltanto nella stima che essa si è conquistata e che la rende degna di fiducia, cioè nel suo credito, ma anche nell'essere ritenuta temibile. Tale onore assomma l'onore borghese e cavalleresco. La fama è Polluce il fratello immortale dell'onore PAg 74 la fama per meriti eccezzionali PAg 74 Si può avere fama per azioni e ci vuole un grande cuore o per le opere e ci vuole una grande mente Pag 76-77 l'arte di soffocare i meriti è alimentata dall'invidia Pag 77 tutto ciò che è pregiato matura lentamente Pag 77-78 all'uomo piace ciò che gli è affine Pag 80 papà gellert gli sciocchi giudicano con gli occhi non con la ragione PAg 81 la fama con le opere è inversamente proporzionale al pubblico a cui è diretto PAg 82 la fama essendo una relazione tra ciò che uno è e ciò che sono gli altri è un'entità relativa Pag 83 c'è fama senza merito e merito senza fama Pag 84 la fama è il boccone più raro e prelibato per la nostra vanità Pag 87 la fama 99 per cento è basata sulla fiducia Pag 88 la giovinezza è così ricca che non ha bisogno di altro la vecchiaia ha bisogno della fama

    ha scritto il 

  • 3

    Io trovo sommamente incantevole la prosa di Schopenhauer, v'è quella capacità di far defluire il pensiero senza ostacoli, senza i grovigli dialettici tipici dei filosofi tedeschi di metà ottocento – il riferimento a Hegel non è puramente casuale.


    Certo è vero, però, che questo framm ...continua

    Io trovo sommamente incantevole la prosa di Schopenhauer, v'è quella capacità di far defluire il pensiero senza ostacoli, senza i grovigli dialettici tipici dei filosofi tedeschi di metà ottocento – il riferimento a Hegel non è puramente casuale.

    Certo è vero, però, che questo frammento degli Aforismi per una vita saggia contiene sezioni interessantissime, ed altre decisamente meno. Obiettivamente trenta e più pagine dedicate a dimostrare la stoltezza dei duelli tra paladini del vituperato onore cavalleresco, elencando i perché e i percome gli scappellotti non debbano essere vendicati e considerati disonorevoli, mi sembrano davvero eccessive.

    Ciononostante la mia venerazione per la loquela schopenhaueriana è tale per cui avrebbe anche potuto diluire la ricetta della ribollita su quattrocento pagine che io sarei comunque in grado pendere dalle sue labbra.

    ha scritto il 

Ordina per