Il giuoco delle perle di vetro

Saggio biografico sul Magister Ludi Josef Knecht pubblicato insieme con i suoi scritti postumi

Di

Editore: Mondadori (Oscar Biblioteca, 12)

3.9
(1845)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 616 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Tedesco , Francese , Chi semplificata , Spagnolo , Lettone , Portoghese , Catalano , Olandese , Russo

Isbn-10: A000084255 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Ervino Pocar ; Contributi: Hans Meyer

Disponibile anche come: Altri , Cofanetto , Paperback , Copertina rigida

Genere: Narrativa & Letteratura , Filosofia , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
Alla sua prima apparizione «Il giuoco delle perle di vetro» destò vivo immediato interesse. Finalmente un nuovo romanzo di Hesse. Lo si attendeva dal 1930, dalla pubblicazione di «Narciso e Boccadoro». Un libro di estrema attualità intellettuale. Di nuovo l'alternativa fra vita attiva e vita contemplativa. Di nuovo l'India. Il «Giuoco» apparve dapprima a Zurigo durante il conflitto nel 1943. Raggiunse poi i suoi lettori in Germania un anno dopo la fine della guerra. Nel romanzo, l'autore riprende un tema che gli era caro fin dall'epoca di «Siddharta», vale a dire la necessità per l'uomo moderno di scendere dalle regioni dello spirito assoluto per immergersi nel flusso della vita. Un problema sempre attuale che spiega il vivo dibattito intellettuale che accompagnò l'uscita di quest'opera e il successo di Hesse, considerato uno degli interpreti più acuti della crisi contemporanea.

La vita e le scoperte spirituali di Joseph Knecht, insigne magister ludi dello stato di Castalia. Un romanzo simbolico, ambientato nel 2200, in un mondo dove il misterioso gioco delle perle di vetro può diventare uno strumento prezioso per le comunità protese verso una vita mistica e nello stesso tempo attiva. Un vasto romanzo utopistico, l'ultimo dello scrittore.

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  • 5

    e' stato una dei libri della mia formazione giovanile.
    l'avevo poi riletto sui 40 anni e lo avevo trovato un po' scontato e con il solito intreccio hessiano delle opposte scelte che si ritrovano alla ...continua

    e' stato una dei libri della mia formazione giovanile.
    l'avevo poi riletto sui 40 anni e lo avevo trovato un po' scontato e con il solito intreccio hessiano delle opposte scelte che si ritrovano alla fine del viaggio.
    riletto oggi sull'abisso dei 60 anni ritengo sia proprio una lettura o rilettura da consigliare a tutti.
    critica sociale, ricerca del senso della vita
    dove il sentire è l'unica verità e la strada da percorrere.
    ed il punto di arrivo non necessario.
    perchè ciò che conta è la strada.
    "e per strade facile camminano solo i deboli"

    ha scritto il 

  • 1

    lo consiglieresti?

    Un romanzo di formazione al contrario lo ha definito Massimo Cacciari e sono totalmente d'accordo. All'inizio non capisci dove voglia andare a parare la storia, posso dire che solo alla fine comprendi ...continua

    Un romanzo di formazione al contrario lo ha definito Massimo Cacciari e sono totalmente d'accordo. All'inizio non capisci dove voglia andare a parare la storia, posso dire che solo alla fine comprendi a fondo tutti i personaggi e la loro psicologia. Libro complicato? senza ombra di dubbio, libro piacevole? alla lettura no, al ragionamento finale sicuramente si, lo consiglierei? vivamente no!

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Tuffo nel mio passato alchemico

    http://lemieletturecommentate.blogspot.it/
    Leggere questo libro è stato un po' come fare un tuffo nel passato, il mondo di Castalia e la sua ricerca di un perfetto equilibrio mi ha riportato subito al ...continua

    http://lemieletturecommentate.blogspot.it/
    Leggere questo libro è stato un po' come fare un tuffo nel passato, il mondo di Castalia e la sua ricerca di un perfetto equilibrio mi ha riportato subito alla mente la ricerca alchemica della pietra filosofale, ovviamente intesa nella sua accezione filosofica e non materiale. Ventun'anni fa scrissi la mia tesi sul tema dell'Alchimia nell'arte, all'epoca l'argomento mi affascinava parecchio e lo riportavo anche nei miei quadri; per questo mi sono sentita catapultata indietro nel tempo, anche perchè ormai mi sono ampiamente distaccata da certi argomenti anche dal punto di vista pittorico. Non che la ricerca dell'equilibrio non permanga, ma è una ricerca diversa, non più basata sull'aspirazione alla perfezione e ad un linguaggio criptico, bensì basata maggiormente su un'esperienza umana, sullo stare nel mondo, o almeno nel provarci. In questo cammino di avvicinamento alla realtà mi sento vicina al Magister Josef Knecht, che ad un certo punto abbandona il mondo della ricerca della perfezione per gettarsi nella "vita vera", purtroppo pagandone caro lo scotto.
    Questo è un libro complicato, leggibile a molti livelli di conoscenza, credo che quanto maggiore sia la nostra cultura nei vari campi del sapere e tanto maggiore sarà la possibilità di ricavare piacere e decifrare quanto più possibile da questo romanzo; tuttavia penso che alla fine, scarnificando la storia da tutti i suoi valori simbolici, il succo centrale resti uno e sia piuttosto semplice: il bilanciamento tra astrazione e realtà. La mia personale interpretazione di questo romanzo è che l'uomo sia alla costante ricerca di un equilibrio, e per fare questo può adottare diversi sistemi, siano essi di natura filosofica, religiosa, alchemica e quant'altro. Il raggiungimento di questo equilibrio tuttavia non è semplice, soprattutto se si vuole rimanere presenti alla realtà in cui viviamo. Nel mondo di Castalia si arriva ad ottenere una centratura del sé, una perfezione in quanto si rimane fuori dal mondo, lo si guarda a distanza senza farsene toccare. Ma è giusto questo prezzo da pagare in nome di una serenità perfetta? Di una calma interiore? Possiamo vivere fuori dal mondo, dalla realtà che ci circonda? Bella domanda. Forse qualcuno ci riesce, io sicuramente no. Spesso mi rendo conto di non saper affrontare le difficoltà della vita, le brutture che mi pone davanti agli occhi ogni giorno, e tendo ad isolarmi nel mio mondo, non voglio vedere, non voglio sentire, non voglio sapere, per preservarmi e per preservare un minimo di pace interiore. Ma alla lunga non è possibile, prima o poi la realtà mi arriva addosso e mi travolge, e mi rendo conto che la serenità apparentemente acquisita non era vera. Non è possibile vivere completamente fuori dal mondo. La sfida credo che sia riuscire a trovare una centratura restandoci dentro a questo mondo, e questo sì che è difficile. Purtroppo il nostro protagonista non appena viene in contatto con la realtà esterna muore, non sapremo mai se sarebbe riuscito a trovare una pace anche fuori da Castalia ( o forse l'ha trovata prorio nel momento in cui ha deciso di uscire fuori dal circolo protetto in cui ha vissuto tutta la vita?) e qui Hesse vuole forse darci un avveritmento? Vuole forse dirci che vivere in un mondo protetto non ci prepara alla vita vera? Non lo so. Mi rendo conto che commentare questo libro è davvero troppo difficile, e l'unico modo in cui riesco a farlo è dare la mia personalissima e semplicissima opinione, esprimere soltanto ciò che mi ha suscitato, i pensieri e le riflessioni che mi ha spinto a fare, e nulla più; se cercate una spiegazione filosofica di alto livello cercate altrove, io sono solo una persona alla ricerca, che ama leggere e che si tormenta ogni giorno per raggiungere una leggerezza ed un equilibrio che non riesce a trovare.
    Per finire vorrei dire che, seppur non amando Hesse in modo particolare, devo ammettere che è di una bravura sconcertante, se non altro perchè è riuscito a scrivere un romanzo che sembra reale, dove i personaggi appaiono realmente esistiti; per non parlare del fatto che è riuscito ad inventare un gioco senza inventarlo davvero, il guioco delle perle di vetro, lo ha descritto senza descriverlo, senza dire più di tanto, facendo solo intuire e rendendo il lettore un povero ignorante inadeguato a far parte del mondo degli eletti.

    ha scritto il 

  • 4

    Si tratta di un'opera dal grande fascino che ti ammalia o ti annoia a morte. Per quanto mi riguarda me ne sono innamorata.
    Una lettura molto impegnativa che rivela tematiche sorprendentemente attuali ...continua

    Si tratta di un'opera dal grande fascino che ti ammalia o ti annoia a morte. Per quanto mi riguarda me ne sono innamorata.
    Una lettura molto impegnativa che rivela tematiche sorprendentemente attuali. Possiede molte sfaccettature che il lettore distratto rischia di non cogliere, quinti attenzione alla scelta del momento giusto per affrontare questo libro perchè rischia di rimanervi di traverso!

    ha scritto il 

  • 4

    questo, come altri fanno parte di quelli che una volta venivano chiamati libri di "formazione", ora non so... ma mi piacerebbe sapere se gli adolescenti d'oggi li considerano ancora tali e se ancora p ...continua

    questo, come altri fanno parte di quelli che una volta venivano chiamati libri di "formazione", ora non so... ma mi piacerebbe sapere se gli adolescenti d'oggi li considerano ancora tali e se ancora piacciono.

    ha scritto il 

  • 4

    "[...] abbi rispetto del significato, ma non credere che lo si possa insegnare. Con tale pretesa, i filosofi della storia hanno guastato un giorno mezza storia universale, hanno introdotto l'era appen ...continua

    "[...] abbi rispetto del significato, ma non credere che lo si possa insegnare. Con tale pretesa, i filosofi della storia hanno guastato un giorno mezza storia universale, hanno introdotto l'era appendicistica e si sono resti complici del versamento di molto sangue. Anche se, a mo' d'esempio, dovessi introdurre gli alunni in Omero o nei tragici greci, non tenterei di presentare loro la poesia come forma tangibile del divino, ma mi sforzerei di renderla accessibile alle loro menti attraverso la precisa conoscenza dei suoi mezzi linguistici e metrici. È compito dell'insegnante e dell'erudito esplorare i mezzi e coltivare la tradizione, mantenere puri i metodi, anziché suscitare e accelerare quelle ineffabili esperienze che sono riservate agli eletti - i quali sono spesso anzi gli sconfitti e le vittime."

    ha scritto il 

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