Il grande amico Meaulnes

Di

Editore: Garzanti

3.7
(841)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 220 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Inglese , Chi tradizionale , Spagnolo , Tedesco , Olandese , Catalano , Portoghese

Isbn-10: A000063175 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Giuliano Gramigna

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , Rilegato in pelle , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati

Genere: Narrativa & Letteratura , Studio di Lingue Straniere , Adolescenti

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Descrizione del libro
Scritto alla vigilia della prima guerra mondiale, in cui l'autore doveva trovare prematuramente la morte, questo unico romanzo di un acuto saggista è diventato in pochi anni un piccolo classico. Sullo sfondo volutamente dimesso di un villaggio della campagna francese si accampa la sensibile giovinezza del protagonista divorato dalla sete dell'avventura e dalla fantasia della purezza: dai suoi desideri nasce, suggestiva, convincente, commovente, la favola, una favola capace di elevare uno scolaro di diciassette anni al rango di eroe e di trasformare la realtà agreste e provinciale in un regno incantato, ove amori e feste si succedono con il fervore del sogno. È il romanzo dell'adolescenza, la ricchezza di un'età che non vuole rassegnarsi all'incalzante grigiore della maturità e che, costretta a cedere, coglie l'ultima irresistibile vittoria.
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  • 4

    Piacevole libro di avventure nell'ampia campagna francese, cosi' simile alle nostre ma qui presentata con dovizia di emozioni ad essa collegate. Qualche alchimia ci deve essere, perchè è abbastanza co ...continua

    Piacevole libro di avventure nell'ampia campagna francese, cosi' simile alle nostre ma qui presentata con dovizia di emozioni ad essa collegate. Qualche alchimia ci deve essere, perchè è abbastanza complicato interromperne la lettura; dopo un capitoletto mi sono spesso trovato a pensare 'ancora uno, poi basta' e procedere invece immemore del tempo. Il pensiero, per quella festa oscura in un luogo sconosciuto, è andato a Doppio Sogno di Schnitzler; mentre per la solarità dei giochi sono ritornato molto semplicemente alla mia infanzia. Dice bene la curatrice, tuttavia, quando ricorda che questo romanzo porta con sé, come carattere costitutivo e sottinteso, la penombra.
    L'epilogo è squisito e terribile.

    ha scritto il 

  • 4

    La valeur des souvenirs!

    Romanzo breve ma ipnotico, che racconta la storia del protagonista omonimo attraverso la voce di un suo amico di scuola. Non si tratta però di un semplice romanzo di formazione adolescenziale, ma di u ...continua

    Romanzo breve ma ipnotico, che racconta la storia del protagonista omonimo attraverso la voce di un suo amico di scuola. Non si tratta però di un semplice romanzo di formazione adolescenziale, ma di una vera e propria esplorazione del mondo dei sogni e dei ricordi intesi come codificazione dei desideri intimi: il castello da fiaba e la festa onirica di cui Meulnes conserverà il ricordo ossessivo, sono un ideale irraggiungibile che il protagonista insegue fino a corrompere la sua vita reale. Bello anche lo stile di Fournier, che sa usare con abilità le parole al fine di rievocare le atmosfere e i desideri, purtroppo sperimentato solo in questo suo unico romanzo prima di morire durante la Grande Guerra.

    ha scritto il 

  • 4

    Il favoloso mondo di Meaulnes

    Magico e malinconico come un valzer di Yann Tiersen, “Il grande Meaulnes” è una storia sull’infanzia perduta, sulla giovinezza e l’amicizia, un libro pervaso di particolare incanto i cui personaggi se ...continua

    Magico e malinconico come un valzer di Yann Tiersen, “Il grande Meaulnes” è una storia sull’infanzia perduta, sulla giovinezza e l’amicizia, un libro pervaso di particolare incanto i cui personaggi sembrano usciti da un’antica favola epica. Francois Seurel, voce narrante e spettatore partecipe del romanzo, rievoca i momenti trascorsi in compagnia di Augustin Meaulnes, un adolescente a cui si sente subito legato da un affetto fraterno e che, giunto in un paesino della Francia per studiare, lo coinvolgerà in una serie di avventure vissute e raccontate, dove il sogno e la realtà si uniranno fino a confondersi. Dalla festa in maschera presso un castello misterioso fino alla ricerca di Yvonne, la ragazza tanto amata da Meaulnes, la parola “avventura” diviene una costante quasi ossessiva all’interno della vicenda. Un piccolo gioiello sepolto dove il sogno permette di accedere ad un mondo sottratto al tempo e alla morte, dove la fine dell’adolescenza e l’inizio dell’età adulta segnano lo svanire di un incantesimo e il ritorno alla realtà. Un breve romanzo sull’inclinazione dell’uomo ad amare solo ciò che è perduto o mai posseduto, ambientato nella suggestiva valle della Loira e popolato da personaggi che sembrano muoversi al suono lento e favoloso di una fisarmonica o uno xilofono, nell’atmosfera invernale battuta da un vento perenne e freddo.

    ha scritto il 

  • 4

    Senza dubbio, una delle mie più grandi paure di lettrice è quella di essere talmente sommersa dai libri da perdere di vista proprio quello di cui più avrei bisogno in quel determinato momento. Se solo ...continua

    Senza dubbio, una delle mie più grandi paure di lettrice è quella di essere talmente sommersa dai libri da perdere di vista proprio quello di cui più avrei bisogno in quel determinato momento. Se solo lo trovassi in biblioteca, se solo riuscissi a procurarmelo...Se solo sapessi della sua esistenza, come in questo caso. E se non mi ci fossi imbattuta per un esame, temo che sarei rimasta ancora a lungo nell'ignoranza.
    Ora lo posso dire: era un peccato, perché questo romanzo è assolutamente atipico. Resiste ai tentativi di classificarlo, di descriverne la trama in modo da renderle giustizia, di farne una recensione. Resiste anche nella dimensione narrativa, nel suo continuo muoversi tra realtà e sogno, e questo andirivieni è così coinvolgente che finisci per perdonargli i personaggi che riescono sempre a intrecciarsi l'uno all'altro dovunque si trovino, o le lungaggini sulla vita quotidiana del nostro narratore - alle volte spettatore delle vicende, alle volte protagonista.
    La tentazione di limitarsi a un perentorio Leggetelo! e lasciarvi qui è forte; magari anche il mio buon insegnante l'ha provata. Bisogna resistere. Se si impone qualcosa a qualcuno - anche se in buona fede - si ottiene spesso l'effetto contrario. Perciò, con Il grande amico, facciamo così: se questa e le altre recensioni vi hanno colpito, segnatevi il titolo dove siete soliti farlo e dimenticatevene. Il resto verrà da sé.

    ha scritto il 

  • 4

    Escrita en 1913, y considerada ya todo un clásico de la literatura francesa, "El gran Meaulnes" supone todo un despertar al valor de las amistades, al calor de las emociones y al sopor de las melanco ...continua

    Escrita en 1913, y considerada ya todo un clásico de la literatura francesa, "El gran Meaulnes" supone todo un despertar al valor de las amistades, al calor de las emociones y al sopor de las melancolías.
    Un frenesí impulsivo que nos desata la fascinación evocadora hacia la nostalgia, la evasión y la poesía.
    Titubeos líricos calados de romanticismo, que expresan cuán de caprichosa es con nosotros la tragedia o la dicha.
    Da cierta pena que el autor muriera en las primeras confrontaciones de la Primera Guerra Mundial, y que sólo dejara acabada esta onírica novela.

    ha scritto il 

  • 3

    Melanconia

    Vi è un senso di malinconia in questo racconto, una nostalgia di epoche passate, stati d'animo, culture che non torneranno più. Come la gioventù.
    Malinconia acuita dal destino dell'autore, morto appen ...continua

    Vi è un senso di malinconia in questo racconto, una nostalgia di epoche passate, stati d'animo, culture che non torneranno più. Come la gioventù.
    Malinconia acuita dal destino dell'autore, morto appena ventisettenne in guerra, che ci lascia questa sua unica testimonianza di una età perduta, che dopo la guerra non sarebbe stata più la stessa.

    ha scritto il 

  • 4

    bel libro
    bella storia, romantica ideale e simbolica.
    andare a cercare per il mondo quello che è sulla porta di casa. capire che anche la porta di casa è il mondo ... ma la testa,....... il cuore.... ...continua

    bel libro
    bella storia, romantica ideale e simbolica.
    andare a cercare per il mondo quello che è sulla porta di casa. capire che anche la porta di casa è il mondo ... ma la testa,....... il cuore.... e tanta poesia ideale.
    sthendaliano , vale la lettura

    ha scritto il 

  • 3

    “come eravamo convinti, tutti e due, che la felicità era a portata di mano e che bastava mettersi in cammino per raggiungerla!...”

    Se vi posso consigliare, Il grande amico è una lettura da giorni primaverili, di luce soffusa e temperatura mite, circondati da una vegetazione che ritorna prepotentemente alla vita, perché tutto ques ...continua

    Se vi posso consigliare, Il grande amico è una lettura da giorni primaverili, di luce soffusa e temperatura mite, circondati da una vegetazione che ritorna prepotentemente alla vita, perché tutto questo vi farà da corazza contro il malinconico languore del romanzo di Alain-Fournier. Infatti, leggerete del rimpianto dell’infanzia perduta, di uno zingaro misterioso (chissà perché gli zingari mettono sempre tristezza, forse per la loro vita nomade e derelitta), di un amore assoluto - descritto secondo gli stilemi del romanticismo ottocentesco che qui trova una delle sue ultime propaggini nel Novecento, prima di essere definitivamente travolto, insieme all’autore del libro, dalla Grande guerra – e della lotta impari che l’individuo combatte contro il Fato, oltre che del valore dell’amicizia, con tutti i suoi attributi, come la sincerità e il senso dell’onore.
    Vale la pena leggerlo? La traduzione ormai datata accentua la distanza da quanto viene narrato e rende fin troppo evidente che è ormai passato un secolo dalla stesura del romanzo; comunque, qualche pensiero da appuntarmi io l’ho trovato…

    ha scritto il 

  • 5

    Nell'epopea di Meaulnes, la fanciullezza al tramonto di tutti noi

    Francia centrale, un anno imprecisato alla fine del diciannovesimo secolo: la vita del quindicenne François Seurel procede nel segno di una tranquilla apatia, come prolungamento a oltranza di un’infan ...continua

    Francia centrale, un anno imprecisato alla fine del diciannovesimo secolo: la vita del quindicenne François Seurel procede nel segno di una tranquilla apatia, come prolungamento a oltranza di un’infanzia spesa nell’ovatta di un piccolo borgo di campagna. Il padre, che lui chiama semplicemente professor Seurel, è insegnante presso il corso superiore di Sainte-Agathe, regione dell’Alvernia, che lui stesso frequenta nel medesimo edificio in cui vive assieme ai genitori. La sua esistenza, regolata dagli stretti binari di un’educazione sostanziale, anche se non eccessivamente rigida né bigotta, è punteggiata da poche, frugali abitudini. Un bel giorno di novembre ecco irrompere però il fulmine a ciel sereno, incarnato dalla sprezzante ma taciturna figura di un diciassettenne di un vicino paese, Augustin Meaulnes, venuto a studiare nello stesso istituto e parcheggiato a pensione nella stessa camera di François. Nella routine di questo sonnacchioso microcosmo, l’irrequieto temperamento di quel ragazzo, già così visibilmente avviato all’età adulta, è un’epifania destinata a lasciare più di un segno indelebile nel cuore e nella mente dei suoi coetanei. In particolar modo proprio nel giovane figlio dell’insegnante, colui che più di tutti è stregato dal suo fascino inquieto e si aggrappa a quell’aura di mistero, libertà e apertura alla vita dopo una lunga attesa silenziosa. Il nuovo studente, che già i compagni ribattezzano “grande” per via della sua statura, non fatica a imporsi (grazie a un carisma pure implicito, non gridato) come il “galletto della compagnia”, quello davvero autorevole. Un pomeriggio d’inverno questi ruba un calesse e si lancia in un’innocua missione che spera di qualche utilità, condurre a Sainte-Agathe da una città non distante i nonni Seurel, per le feste natalizie. Non conosce però la strada, si smarrisce, approda in un ignoto maniero dove si sta svolgendo una festa di fidanzamento in grande stile, che durerà altre tre giornate. Da semplice imbucato in cerca di un riparo per la notte, Meaulnes si trasforma senza volerlo in convitato di primo piano: fa la conoscenza della splendida figlia del padrone di casa, Yvonne de Galais, innamorandosene all’istante; quindi si imbatte nel fratello di lei, il festeggiato Franz de Galais, rientrato in quel luogo oscuro solo per annunciare il fallimento del sodalizio sentimentale con la sua amata e il suo desiderio di abbracciare un’esistenza raminga, per silenziare così la cocente delusione. L’enigmatica quanto fugace avventura occorsagli in quei luoghi, impossibili da riconoscere senza fallo sulle cartine della regione, diventa per Augustin una vera ossessione presto condivisa con l’ammirato François, agli occhi del quale l’amico è adesso un perfetto “eroe da romanzo”. Occorreranno anni e numerose ulteriori rivelazioni affinché i disegni del destino conducano il mite Seurel, ormai diventato egli stesso maestro, a sbrogliare il groviglio di false piste (o buone intuizioni dimenticate) e offrire al compagno di un tempo una nuova possibilità per quel suo amore a lungo vagheggiato.

    E’ praticamente impossibile raccontare il primo e unico romanzo di Alain-Fournier, illudendosi di poter ignorare il destino riservato dalla storia al romanziere francese, quella sua morte giovane nelle trincee di Verdun, nel corso dei primissimi combattimenti della Grande Guerra. Il mito di questo libro e il mito dell’autore sono e saranno legati per sempre, indissolubilmente. C’è qualcosa di beffardo in questo scherzo crudele, in questa duplice pozza di struggimento in cui ci si trova immersi scorrendo la biografia dell’autore o abbandonandosi tra i capoversi della sua opera indimenticabile. Non si può negare che sia stata proprio quella sorte ingenerosa a fare la fortuna de “Il Grande Meaulnes”, ma per una volta tocca ammettere che, almeno in questo riconoscimento postumo, c’è vera giustizia, ché l’oblio sarebbe stato nel suo caso uno sfregio estremo. Certo la fiamma di questo titolo, quasi un must della narrativa per ragazzi ancora un paio di decenni fa, ha visto senz’altro giorni migliori e tende ad affievolirsi. A uno sguardo poco attento o eccessivamente drogato dal sensazionalismo insincero tanto in voga di questi tempi, col suo amore “di lontano” che ricorda i poeti provenzali e la sua donna angelicata “Il Grande Meaulnes” potrà apparire opera esangue, pallida, imbevuta di un idealismo e di un garbo che oggi rischiano di apparire ridicoli, fuori posto. E’ vero che si tratta per certi versi di un romanzo d’impostazione ancora ottocentesca, che non vi si incontra mai il clamore di chissà quale tumulto d’inventiva, che la trapunta simbolica tende a rimanere un candido velo e nulla più, tra queste pagine demodé, e che il suo sentimento del tempo non può reggere fino in fondo il confronto con l’equivalente nell’opera proustiana. Eppure la delicatezza con cui è tratteggiato lo scollinamento dalla fanciullezza all’età adulta ha pochi eguali nella storia della letteratura. E così la purezza dell’amicizia, un sentimento capace di imporsi, sul filo di una promessa fatta e mai dimenticata, anche sulla scorza del più robusto tra i legami del cuore. E pure il tema della memoria è affrontato senza mai cadere in banalità, anzi. Si fa presto a imprigionarlo nelle immancabili elencazioni dei romanzi di formazione, che è un po’ come liquidarlo in un ghetto di narrativa minore, e arrivederci. Non si ribadisce però mai abbastanza come, senza “Il Grande Meaulnes”, oggi non vedremmo “Il Giovane Holden” o “Il Grande Gatsby” con gli stessi occhi, e chissà quale sarebbe l’unico libro affidato da Kerouac al suo Sal Paradise.

    Lo scrittore racconta se stesso attraverso François. François racconta se stesso attraverso il suo modello, Meaulnes. E Meaulnes gli rende il potere di una visione che apparteneva in primis a Franz de Galais, lo "zingaro" impazzito per amore. E’ tutto un gioco di specchi o scatole cinesi, se preferite, che riporta al sorriso gentile di questo eterno ventisettenne dello Cher. C’è tanta autobiografia qui, ma la grandezza di Alain-Fournier sta tutta nel modo sublime in cui è stata occultata in un generalizzato soft focus che annulla in partenza il confine tra autore e lettore, almeno quando si sappia ancora credere alla magia che le parole sono in grado di regalare: un artificio capace di rendere Yvonne la ragazza che abbiamo incontrato tutti per strada una volta, e poi idealizzato per sempre; quel trucco onirico pazzesco che ci riempie di meraviglia ogniqualvolta leggiamo di quella festa barocca, offrendoci la convinzione di avervi presenziato anche noi, in un fumoso passato che oggi non ci lascia afferrare pienamente i suoi contorni. La nostalgia ci stringe in una morsa quando incontriamo uno come Augustin, che da l’impressione di essere sempre sul punto di andarsene, perché eravamo noi stessi per primi, da giovani, a tendere sempre ad un altrove sfuggente, a fantasticare della felicità in quella sua forma fatta, perfetta, che ci sembra sempre a un passo ma non sarà mai nostra. Lo sfumare dell’adolescenza, invisibile pur correndo sotto i nostri occhi, viene pennellato con bravura dal talento di questo paesaggista dell’anima (e paesaggista tout court), dalla quiete flou delle prime soffuse pagine (superficialmente bollate come tediose da troppi, qui dentro) a un finale bellissimo perché per nulla accomodante. Questo repentino trascolorare è come un fotogramma congelato per noi dall’ideale macchina fotografica di Alain-Fournier. Una questione di attimi che profuma di romanticismo nella più alta delle accezioni, un po’ come il carpire tutto l’incanto di un borgo semplicemente immergendovisi in corsa, a cavallo della propria bicicletta. O perdersi nella dolcezza dei giorni più belli, ricordando come eravamo quando tutto nella nostra vita sembrava molto più che possibile.

    (9.3/10)

    ha scritto il 

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