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Il grande amico Meaulnes

Di

Editore: Garzanti

3.7
(798)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 220 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Inglese , Chi tradizionale , Spagnolo , Tedesco , Olandese , Catalano

Isbn-10: A000063175 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Giuliano Gramigna

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico , Rilegato in pelle , Copertina morbida e spillati

Genere: Fiction & Literature , Foreign Language Study , Teens

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Descrizione del libro
Scritto alla vigilia della prima guerra mondiale, in cui l'autore doveva trovare prematuramente la morte, questo unico romanzo di un acuto saggista è diventato in pochi anni un piccolo classico. Sullo sfondo volutamente dimesso di un villaggio della campagna francese si accampa la sensibile giovinezza del protagonista divorato dalla sete dell'avventura e dalla fantasia della purezza: dai suoi desideri nasce, suggestiva, convincente, commovente, la favola, una favola capace di elevare uno scolaro di diciassette anni al rango di eroe e di trasformare la realtà agreste e provinciale in un regno incantato, ove amori e feste si succedono con il fervore del sogno. È il romanzo dell'adolescenza, la ricchezza di un'età che non vuole rassegnarsi all'incalzante grigiore della maturità e che, costretta a cedere, coglie l'ultima irresistibile vittoria.
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  • 3

    “come eravamo convinti, tutti e due, che la felicità era a portata di mano e che bastava mettersi in cammino per raggiungerla!...”

    Se vi posso consigliare, Il grande amico è una lettura da giorni primaverili, di luce soffusa e temperatura mite, circondati da una vegetazione che ritorna prepotentemente alla vita, perché tutto questo vi farà da corazza contro il malinconico languore del romanzo di Alain-Fournier. Infatti, legg ...continua

    Se vi posso consigliare, Il grande amico è una lettura da giorni primaverili, di luce soffusa e temperatura mite, circondati da una vegetazione che ritorna prepotentemente alla vita, perché tutto questo vi farà da corazza contro il malinconico languore del romanzo di Alain-Fournier. Infatti, leggerete del rimpianto dell’infanzia perduta, di uno zingaro misterioso (chissà perché gli zingari mettono sempre tristezza, forse per la loro vita nomade e derelitta), di un amore assoluto - descritto secondo gli stilemi del romanticismo ottocentesco che qui trova una delle sue ultime propaggini nel Novecento, prima di essere definitivamente travolto, insieme all’autore del libro, dalla Grande guerra – e della lotta impari che l’individuo combatte contro il Fato, oltre che del valore dell’amicizia, con tutti i suoi attributi, come la sincerità e il senso dell’onore.
    Vale la pena leggerlo? La traduzione ormai datata accentua la distanza da quanto viene narrato e rende fin troppo evidente che è ormai passato un secolo dalla stesura del romanzo; comunque, qualche pensiero da appuntarmi io l’ho trovato…

    ha scritto il 

  • 5

    Nell'epopea di Meaulnes, la fanciullezza al tramonto di tutti noi

    Francia centrale, un anno imprecisato alla fine del diciannovesimo secolo: la vita del quindicenne François Seurel procede nel segno di una tranquilla apatia, come prolungamento a oltranza di un’infanzia spesa nell’ovatta di un piccolo borgo di campagna. Il padre, che lui chiama semplicemente pro ...continua

    Francia centrale, un anno imprecisato alla fine del diciannovesimo secolo: la vita del quindicenne François Seurel procede nel segno di una tranquilla apatia, come prolungamento a oltranza di un’infanzia spesa nell’ovatta di un piccolo borgo di campagna. Il padre, che lui chiama semplicemente professor Seurel, è insegnante presso il corso superiore di Sainte-Agathe, regione dell’Alvernia, che lui stesso frequenta nel medesimo edificio in cui vive assieme ai genitori. La sua esistenza, regolata dagli stretti binari di un’educazione sostanziale, anche se non eccessivamente rigida né bigotta, è punteggiata da poche, frugali abitudini. Un bel giorno di novembre ecco irrompere però il fulmine a ciel sereno, incarnato dalla sprezzante ma taciturna figura di un diciassettenne di un vicino paese, Augustin Meaulnes, venuto a studiare nello stesso istituto e parcheggiato a pensione nella stessa camera di François. Nella routine di questo sonnacchioso microcosmo, l’irrequieto temperamento di quel ragazzo, già così visibilmente avviato all’età adulta, è un’epifania destinata a lasciare più di un segno indelebile nel cuore e nella mente dei suoi coetanei. In particolar modo proprio nel giovane figlio dell’insegnante, colui che più di tutti è stregato dal suo fascino inquieto e si aggrappa a quell’aura di mistero, libertà e apertura alla vita dopo una lunga attesa silenziosa. Il nuovo studente, che già i compagni ribattezzano “grande” per via della sua statura, non fatica a imporsi (grazie a un carisma pure implicito, non gridato) come il “galletto della compagnia”, quello davvero autorevole. Un pomeriggio d’inverno questi ruba un calesse e si lancia in un’innocua missione che spera di qualche utilità, condurre a Sainte-Agathe da una città non distante i nonni Seurel, per le feste natalizie. Non conosce però la strada, si smarrisce, approda in un ignoto maniero dove si sta svolgendo una festa di fidanzamento in grande stile, che durerà altre tre giornate. Da semplice imbucato in cerca di un riparo per la notte, Meaulnes si trasforma senza volerlo in convitato di primo piano: fa la conoscenza della splendida figlia del padrone di casa, Yvonne de Galais, innamorandosene all’istante; quindi si imbatte nel fratello di lei, il festeggiato Franz de Galais, rientrato in quel luogo oscuro solo per annunciare il fallimento del sodalizio sentimentale con la sua amata e il suo desiderio di abbracciare un’esistenza raminga, per silenziare così la cocente delusione. L’enigmatica quanto fugace avventura occorsagli in quei luoghi, impossibili da riconoscere senza fallo sulle cartine della regione, diventa per Augustin una vera ossessione presto condivisa con l’ammirato François, agli occhi del quale l’amico è adesso un perfetto “eroe da romanzo”. Occorreranno anni e numerose ulteriori rivelazioni affinché i disegni del destino conducano il mite Seurel, ormai diventato egli stesso maestro, a sbrogliare il groviglio di false piste (o buone intuizioni dimenticate) e offrire al compagno di un tempo una nuova possibilità per quel suo amore a lungo vagheggiato.

    E’ praticamente impossibile raccontare il primo e unico romanzo di Alain-Fournier, illudendosi di poter ignorare il destino riservato dalla storia al romanziere francese, quella sua morte giovane nelle trincee di Verdun, nel corso dei primissimi combattimenti della Grande Guerra. Il mito di questo libro e il mito dell’autore sono e saranno legati per sempre, indissolubilmente. C’è qualcosa di beffardo in questo scherzo crudele, in questa duplice pozza di struggimento in cui ci trova immersi scorrendo la biografia dell’autore o abbandonandosi tra i capoversi della sua opera indimenticabile. Non si può negare che sia stata proprio quella sorte ingenerosa a fare la fortuna de “Il Grande Meaulnes”, ma per una volta tocca ammettere che, almeno in questo riconoscimento postumo, c’è vera giustizia, ché l’oblio sarebbe stato nel suo caso uno sfregio estremo. Certo la fiamma di questo titolo, quasi un must della narrativa per ragazzi ancora un paio di decenni fa, ha visto senz’altro giorni migliori e tende ad affievolirsi. A uno sguardo poco attento o eccessivamente drogato dal sensazionalismo insincero tanto in voga di questi tempi, col suo amore “di lontano” che ricorda i poeti provenzali e la sua donna angelicata “Il Grande Meaulnes” potrà apparire opera esangue, pallida, imbevuta di un idealismo e di un garbo che oggi rischiano di apparire ridicoli, fuori posto. E’ vero che si tratta per certi versi di un romanzo d’impostazione ancora ottocentesca, che non vi si incontra mai il clamore di chissà quale tumulto d’inventiva, che la trapunta simbolica tende a rimanere un candido velo e nulla più, tra queste pagine demodé, e che il suo sentimento del tempo non può reggere fino in fondo il confronto con l’equivalente nell’opera proustiana. Eppure la delicatezza con cui è tratteggiato lo scollinamento dalla fanciullezza all’età adulta ha pochi eguali nella storia della letteratura. E così la purezza dell’amicizia, un sentimento capace di imporsi, sul filo di una promessa fatta e mai dimenticata, anche sulla scorza del più robusto tra i legami del cuore. E pure il tema della memoria è affrontato senza mai cadere in banalità, anzi. Si fa presto a imprigionarlo nelle immancabili elencazioni dei romanzi di formazione, che è un po’ come liquidarlo in un ghetto di narrativa minore, e arrivederci. Non si ribadisce però mai abbastanza come, senza “Il Grande Meaulnes”, oggi non vedremmo “Il Giovane Holden” o “Il Grande Gatsby” con gli stessi occhi, e chissà quale sarebbe l’unico libro affidato da Kerouac al suo Sal Paradise.

    Lo scrittore racconta se stesso attraverso François. François racconta se stesso attraverso il suo modello, Meaulnes. E Meaulnes gli rende il potere di una visione che apparteneva in primis a Franz de Galais, lo "zingaro" impazzito per amore. E’ tutto un gioco di specchi o scatole cinesi, se preferite, che riporta al sorriso gentile di questo eterno ventisettenne dello Cher. C’è tanta autobiografia qui, ma la grandezza di Alain-Fournier sta tutta nel modo sublime in cui è stata occultata in un generalizzato soft focus che annulla in partenza il confine tra autore e lettore, almeno quando si sappia ancora credere alla magia che le parole sono in grado di regalare: un artificio capace di rendere Yvonne la ragazza che abbiamo incontrato tutti per strada una volta, e poi idealizzato per sempre; quel trucco onirico pazzesco che ci riempie di meraviglia ogniqualvolta leggiamo di quella festa barocca, offrendoci la convinzione di avervi presenziato anche noi, in un fumoso passato che oggi non ci lascia afferrare pienamente i suoi contorni. La nostalgia ci stringe in una morsa quando incontriamo uno come Augustin, che da l’impressione di essere sempre sul punto di andarsene, perché eravamo noi stessi per primi, da giovani, a tendere sempre ad un altrove sfuggente, a fantasticare della felicità in quella sua forma fatta, perfetta, che ci sembra sempre a un passo ma non sarà mai nostra. Lo sfumare dell’adolescenza, invisibile pur correndo sotto i nostri occhi, viene pennellato con bravura dal talento di questo paesaggista dell’anima (e paesaggista tout court), dalla quiete flou delle prime soffuse pagine (superficialmente bollate come tediose da troppi, qui dentro) a un finale bellissimo perché per nulla accomodante. Questo repentino trascolorare è come un fotogramma congelato per noi dall’ideale macchina fotografica di Alain-Fournier. Una questione di attimi che profuma di romanticismo nella più alta delle accezioni, un po’ come il carpire tutto l’incanto di un borgo semplicemente immergendovisi in corsa, a cavallo della propria bicicletta. O perdersi nella dolcezza dei giorni più belli, ricordando come eravamo quando tutto nella nostra vita sembrava molto più che possibile.

    (9.3/10)

    ha scritto il 

  • 4

    Un bel romanzo di formazione, che trabocca di poetica nostalgia per l'adolescenza e per gli slanci generosi e idealistici di questa età. Il tutto non può non commuovere anche il lettore più refrattario, considerando anche la tragica fine dell'autore, morto a 28 anni nella Prima Guerra Mondiale. ...continua

    Un bel romanzo di formazione, che trabocca di poetica nostalgia per l'adolescenza e per gli slanci generosi e idealistici di questa età. Il tutto non può non commuovere anche il lettore più refrattario, considerando anche la tragica fine dell'autore, morto a 28 anni nella Prima Guerra Mondiale.

    ha scritto il 

  • 4

    “La nostra avventura è terminata. L’inverno di quest’anno è morto come la tomba. Forse quando moriremo, forse la morte sola potrà darci la chiave e il seguito e la fine di questa avventura mancata.”

    Augustin Meaulnes appare una fredda mattina di Novembre. Ha appena diciassette anni ma già una vita difficile alle spalle, un padre defunto, una madre con gravi problemi finanziari.
    E’ un ribelle Augustin, come di solito lo si è a quell’età, è alto, ha i capelli rasati, è forte, è carismat ...continua

    Augustin Meaulnes appare una fredda mattina di Novembre. Ha appena diciassette anni ma già una vita difficile alle spalle, un padre defunto, una madre con gravi problemi finanziari.
    E’ un ribelle Augustin, come di solito lo si è a quell’età, è alto, ha i capelli rasati, è forte, è carismatico, si intuisce subito che è un ragazzo in gamba, un ragazzo in grado di sfidare il mondo e di andare oltre quelli che sono i propri limiti.
    Giunge in un paesino denominato Sainte-Agathe, nella pensione dei genitori di Francois Seurel, quindicenne timido e impacciato che rimane subito colpito dal carattere di questo ragazzo.
    Tra Francois e Augustin nasce una profonda amicizia, un amicizia fatta di scorribande, di sogni che si fondano con la realtà, di notti insonni, di piccoli traguardi e di sconfitte, di passioni e di ribellioni, di amori impossibili e di profonda amicizia., un’amicizia destinata a durare nel tempo, anche quando le circostanze della vita sembrano volerli allontanare per sempre.
    Un finale malinconico chiude la storia, malinconico come tutta l’esistenza di Meaulnes, come il suo amore impossibile per una giovane donna che, anche se incontrata solo per un brevissimo tempo, ha riempito di luce e di senso tutta la sua esistenza.
    Alain Fournier morì nel pieno della sua giovinezza durante il primo conflitto mondiale e questo suo romanzo d’esordio lo si può considerare l’epilogo della sua intera opera narrativa, un romanzo che a me ha ricordato molto altri due capolavori della letteratura, “l’amico ritrovato” di Ulhman e “I ragazzi della via Pal” di Molnar, un romanzo che è l’elegia della purezza, della bellezza e della follia dell’adolescenza e della prima gioventù, quando ti senti spavaldo, quando credi che tutto il mondo sia ai tuoi piedi, quando ti senti il padrone dell’universo intero.
    E’ la storia di una profonda amicizia tra due ragazzi di una provincia francese che ormai non esiste più, è un libro di amori che nascono come se fossero il frutto di un incantesimo e vengono trascinati via dallo scorrere inesorabile del tempo, un romanzo che custodisce dentro di sé l’inquietudine e la malinconia che a volte accompagna la prima giovinezza, un romanzo sincero, semplice, appassionato come il giovane Meaulnes e il suo difficile percorso per entrare nel mondo degli adulti.
    Arrivati alla fine ci si domanda se esista davvero la felicità o se sia soltanto un’utopia…la risposta la si può trovare nello spirito di questo ragazzo che volge sempre lo sguardo verso l’orizzonte, nella speranza di cogliere, anche solo per un breve e misero istante, un briciolo di quella felicità.

    ha scritto il 

  • 0

    Coevo di Proust

    Coevo ai primi libri della Recherche di Proust (La strada di Swann ), uscito nel 1914, questo è ancora un romanzo ottocentesco, sia nella struttura, sia nel disegno dei personaggi. Anzi, questo autore mi riporta più al romanzo russo che a quello francese della stagione del naturalismo. Ciò detto ...continua

    Coevo ai primi libri della Recherche di Proust (La strada di Swann ), uscito nel 1914, questo è ancora un romanzo ottocentesco, sia nella struttura, sia nel disegno dei personaggi. Anzi, questo autore mi riporta più al romanzo russo che a quello francese della stagione del naturalismo. Ciò detto, il libro, dopo un inizio piuttosto farraginoso, decolla non solo e non tanto nell'intreccio, quanto per l'indubbia capacità dell'autore nel creare atmosfere magiche pur rimanendo aderente alla cura minuziosa del dettaglio. Per contro trovo che la figura del protagonista, con il suo desiderio inappagato di avere altro, di essere altrove, di fuggire e rincorrere sempre qualcosa di nuovo, con il rimpianto del mancato raggiungimento dell'obiettivo antico, sia potente e non banale, e sia forse più moderna e novecentesca dello stile un po' datato dell'autore

    ha scritto il 

  • 4

    Il grande Meaulnes

    “Ma ora lo so: quando scopersi il Dominio senza nome ero in uno stato così alto di perfezione e di purezza che non toccherò mai più. Solo nella morte, te l’ho scritto un giorno, ricordi?, ritroverò forse la bellezza di allora…”

    ha scritto il 

  • 3

    Libro erede dei romanzi di formazione, in cui la classica domanda: che cosa vuol dire crescere? si trasforma in 'che cosa vuol dire non crescere'? non cresce Moulnes, sempre convinto che la felicità stia da un'altra parte rispetto a dove sta lui, non cresce Francois, incapace di vivere una propri ...continua

    Libro erede dei romanzi di formazione, in cui la classica domanda: che cosa vuol dire crescere? si trasforma in 'che cosa vuol dire non crescere'? non cresce Moulnes, sempre convinto che la felicità stia da un'altra parte rispetto a dove sta lui, non cresce Francois, incapace di vivere una propria vita, che passa il tempo a rosicchiare le briciole di felicità che gli procura l'amico. Romanzo moderno, pieno di tensioni, irrisolto.
    Traduzione orribile.

    ha scritto il 

  • 5

    Il Pierrot che cade

    Un libro bellissimo. L'inizio non è niente di speciale, anzi potrebbe dare l'idea di una storia un po' d'altri tempi, come d'altri tempi sembra per buona parte la trama. Ma nel romanzo c'è qualcosa di bellissimo che è soprattutto l'atmosfera, il mistero, la stranezza di certe situazioni, l'inaffe ...continua

    Un libro bellissimo. L'inizio non è niente di speciale, anzi potrebbe dare l'idea di una storia un po' d'altri tempi, come d'altri tempi sembra per buona parte la trama. Ma nel romanzo c'è qualcosa di bellissimo che è soprattutto l'atmosfera, il mistero, la stranezza di certe situazioni, l'inafferrabilità. Un ragazzino, il protagonista della storia, il grande Maulnes, si ritrova per puro caso a partecipare a una festa dove conosce una ragazza e se ne innamora subito. Il castello in rovina, l'eccentricità della situazione, gli zingari, la recita, il non conoscere nessuno, gli oggetti. Ogni cosa crea un'atmosfera particolare, qualcosa che il grande Maulnes continuerà a rimpiangere e che prende di volta in volta sembianze diverse. All'inizio è la ragazza che crede di amare immensamente. Poi è la ragazza dell'amico che deve salvare dalla rovina e che forse ama. Il suo cuore cerca sempre qualcosa d'inafferrabile, d'ideale, l'avventura. Gli zingari, i loro spettacoli, il loro modo di vivere sono descritti con quel pizzico di desiderio per una vita piena di inquietudine da una persona piena di inquietudine. L'autore si sdoppia in questa storia. Cioè il racconto è fatto in prima persona dal migliore amico di Maulnes, (anche lui innamorato delle sue avventure e della sua donna). L'incontro con la ragazza che ha ispirato il romanzo è una storia capitata davvero all'autore e questo è il suo unico incredibile romanzo. Perciò chi scrive è al tempo stesso l'innamorato e l'amico e con questa duplice faccia parla alla donna che ama nell'unico modo a lui possibile. Anche il finale è molto bello. E' bello il fatto che Maulnes desideri sempre qualcosa che non è più alla sua portata, che la vita non sia mai appagante ma una continua rincorsa a qualcosa che non è più lì ad aspettare.

    ha scritto il 

  • 5

    È un libro bellissimo e molto triste. Passata la magia che era il Dominio e le feste e la ragazza eterea e misteriosa tutto declina in un susseguirsi di angosce che si protraggono fino al termine del racconto. Ma è proprio quando la narrazione si fa ansiogena che ci si accorge di essersi affezion ...continua

    È un libro bellissimo e molto triste. Passata la magia che era il Dominio e le feste e la ragazza eterea e misteriosa tutto declina in un susseguirsi di angosce che si protraggono fino al termine del racconto. Ma è proprio quando la narrazione si fa ansiogena che ci si accorge di essersi affezionati a Meaulnes e François, tanto da desiderare che il libro finisca e con esso tutte le loro vicissitudini. Purtroppo questo non succede e nemmeno la fine concede un po’ di serenità, anzi, lascia quasi una sensazione di incompiuto e sospeso molto sgradevole ma nonostante tutto, mi pare, saziante.

    Alain-Fournier, ''Lettera a Jacques Riviere'', 4 aprile 1910
    Il grande Meaulnes, l'eroe del mio libro, è un uomo la cui infanzia fu troppo bella. Durante tutta la sua adolescenza se la trascina dietro. Di tanto in tanto pare che tutto quel paradiso immaginario che fu il mondo della sua infanzia stia per sbocciare al culmine delle sue avventure o per alzarsi su uno dei suoi gesti. Ma sa già che questo paradiso non può esistere di nuovo. Ha rinunciato alla felicità. Vive nel mondo come qualcuno che sia sul punto di andarsene. È questo il segreto della sua crudeltà.

    ha scritto il 

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