Il grande contagio

Urania Collezione 072

Di

Editore: Mondadori (Urania Collezione)

3.4
(138)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 306 | Formato: Paperback

Isbn-10: A000028998 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Andreina Negretti

Disponibile anche come: Tascabile economico

Genere: Narrativa & Letteratura , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
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  • 4

    Virus per tutti, speranza per pochi

    Dettagliatissimo, rigoroso e profondamente umano, questo romanzo parla di noi, delle nostre parti più basse e dei nostri impulsi più viscerali. Ad una cronaca ineccepibile dei fatti si accosta una rif ...continua

    Dettagliatissimo, rigoroso e profondamente umano, questo romanzo parla di noi, delle nostre parti più basse e dei nostri impulsi più viscerali. Ad una cronaca ineccepibile dei fatti si accosta una riflessione niente male sull'homo homini lupus, tutta giocata su uno scenario che è riduttivo definire catastrofico.

    Ci sono molte anime in gioco e molti comportamenti, che declinano la varietà umana in una sorta di scacchiera a classi: la lucidità di quelle che governano, la rivalsa di quelle che subiscono e l'arte di arrangiarsi di chi sta in mezzo.
    Clive Brant, il personaggio cardine del racconto, è un filo disegnato a cliché e incasellabile in certe categorie di moda all'epoca (il self made man tutta azione, ma pure un poco snob e puzzino), così come certi attori di contorno, che però hanno il pregio di incarnare ulteriori aspetti della vicenda: la moglie diventa così l'emblema del fallimento di un amore che tuttavia non viene mai completamente meno, mentre la nuova fidanzata mette in scena tutto il frigido entusiasmo della upper class, sempre tesa a proteggere se stessa e le proprie comodità.

    Azzeccato anche il corollario di medici, dittatori e caporioni che vivacizzano il racconto, rendendolo credibile nonostante un layout un tantino esagerato e forse troppo volutamente spietato (alla fine di tutti i virus e controvirus solo il 10% dell'umanità riuscirà a sopravvivere).
    La pecca forse sta nella diversità di ritmo tra la prima parte e la seconda. Ad un inizio molto riflessivo e didascalico segue un lungo finale ritmatissimo e quasi cinematografico, con alcune vicende leggermente sopra tono e con qualche forzatura.

    Corrosivo il finale, con l'ironia aggiunta della beffa: i ribelli delle classi meno abbienti finiranno con il fare le stesse cose dei potenti che hanno rovesciato (rifugiarsi da "privilegiati" in attesa che passi la buriana) e il protagonista vedrà venir meno la sua "sfacciata fortuna" proprio quando sembrava in procinto di concedergli i suoi maggiori favori.

    Un bell'affresco umano, un'inquietante visione, un romanzo assolutamente solido e meritevole.

    ha scritto il 

  • 4

    La grande paura....

    In questo libro di Charles E. Maine ho trovato davvero molte cose positive:in primo luogo è un'ottimo romanzo di genere, buon ritmo, tensione sempre alta, pochissimi cali di ritmo, un'ottima ambientaz ...continua

    In questo libro di Charles E. Maine ho trovato davvero molte cose positive:in primo luogo è un'ottimo romanzo di genere, buon ritmo, tensione sempre alta, pochissimi cali di ritmo, un'ottima ambientazione e un lavoro sulla psicologia dei personaggi che, se non si può definire approfondito (ma in quale romanzo di genere catastrofico si può trovare?) è comunque superiore alla media della maggior parte degli altri lavori omologhi.La tensione che si viene a creare in molti momenti della narrazione è davvero bene congegnata e a tratti l'autore riesce a virare dal catastrofico al l'action puro per passare poi a dare voce ai sentimenti interiori del protagonista.

    Impossibile, alla fine, non provare simpatia per quel bastardo sciovinista di Clive Brant, impossibile non commuoversi di fronte alla sua voglia di non credere alla fine della propria fortuna sfacciata e davvero difficile non simpatizzare per lui che anche se a suo modo è stato capace di redimersi.

    La descrizione della devastazione operata dal contagio è buona e, anche se ci sono molte volte evidenti buchi di sceneggiatura, con l'autore che fa saltare i personaggi da una parte all'altra della metropoli, ciò viene sempre fatto nei limiti del ragionevole:il lettore non si trova mai in difficoltà a ricollegare tra di loro i vari spostamenti dei personaggi;l'impressione è che Maine sia davvero un ottimo artigiano, sicuramente non un genio ma un solido scrittore di genere....che è poi quello che a mio parere conta maggiormente in questo tipo di lavori:poche "pippe" e molta attenzione alla vicenda.

    Decisamente consigliato.

    ha scritto il 

  • 3

    Ennesimo romanzo basato sul peggior incubo borghese:la fine della società ordinata dei privilegiati che si rintanano al sicuro mentre il popolo dà sfogo a secoli di oppressione. Ma questo romanzo cont ...continua

    Ennesimo romanzo basato sul peggior incubo borghese:la fine della società ordinata dei privilegiati che si rintanano al sicuro mentre il popolo dà sfogo a secoli di oppressione. Ma questo romanzo contiene anche l'elogio dell'opportunismo pragmatico, quello che presuppone che la verità non esiste.

    ha scritto il 

  • 3

    Mah, mi aspettavo qualcosa di differente. Diciamo che il punto di vista politico è molto interessante, la pecca sta nei personaggi un po' incredibili e nelle vicende personali. Tutta la prima parte in ...continua

    Mah, mi aspettavo qualcosa di differente. Diciamo che il punto di vista politico è molto interessante, la pecca sta nei personaggi un po' incredibili e nelle vicende personali. Tutta la prima parte in cui viene affrontato il rapporto tra i due protagonisti è abbastanza "pallosetta", il resto, quando l'azione inizia è accettabile.

    ha scritto il 

  • 3

    COSì REAGIREMO AL "GRANDE CONTAGIO"? MAH...

    L’uranietta in questione (breve al punto da usare come riempitivo sul fondo un breve ma affascinante saggio dello scienziato narratore Asimov sull’importanza della Luna per l’umanità) è esattamente qu ...continua

    L’uranietta in questione (breve al punto da usare come riempitivo sul fondo un breve ma affascinante saggio dello scienziato narratore Asimov sull’importanza della Luna per l’umanità) è esattamente quel che viene descritto sul retro (cosa non esattamente scontata, soprattutto quando si tratta di Urania): “Una di quelle magistrali e paurose cronache dove tutto è quotidiano, riconoscibile, <<vero>>.
    Ovvio, quando si legge di camerieri preoccupati per la tranquillità dei loro clienti che sorseggiano il the mentre fuori impazza una guerra civile scatenata da un violento virus che sta dimezzando la popolazione umana, ci si domanda un po’ quale strana concezione del “vero” abbiano gli inglesi, ma il romanzetto prosegue lineare, raccontando la sua versione (non per forza realistica, ma se non altro motivata) di una società giunta alla (quasi) fine dei suoi giorni.
    Rispetto a John Cristopher (suoi i molto più catastrofici “Una ruga sulla Terra” e “La morte dell’erba” di cui ho anche scritto due recensioni) Charles Eric Maine si preoccupa di approfondire almeno un poco la psicologia dei suoi personaggi, preferendo questa all’azione (che procede per salti troppo ampi) e agli aspetti più crudi della vicenda che vengono solo accennati sullo sfondo creando una buona atmosfera.
    “Il grande contagio” è un racconto da due stelline (anche poco luminose) che ne acchiappa ancora mezza al fotofinish grazie ad una paginetta finale davvero ben scritta, dotata di un realismo quasi disturbante considerata la tutto sommato poca verosomiglianza delle pagine precedenti.
    L’ultima mezza stelletta è per il saggio di Asimov, sempre entusiasmante nel suo ruolo di maestro per tutti (in questi casi mi ricorda un po’ Piero Angela).
    DIFETTI: La copertina indecente che non centra nulla (non una novità per Urania), il titolo italiano che non ha niente a che fare con il significativo (proprio per quel che accade durante la vicenda) “The darkest of nights” (altra non-novità per la collana) e lo stile dell’autore, sempre a metà tra una cronaca giornalistica e un romanzo.

    ha scritto il 

  • 3

    Con il titolo originale "The Darkest of Nights" del 1962 è un thriller catastrofico-fantascientifico.
    Più del virus; il pericolo maggiore per l'umanità risulta essere il caos che ne consegue e il libr ...continua

    Con il titolo originale "The Darkest of Nights" del 1962 è un thriller catastrofico-fantascientifico.
    Più del virus; il pericolo maggiore per l'umanità risulta essere il caos che ne consegue e il libro descrive questa trasformazione.
    Il contesto è un po datato ma potrebbe essere molto attuale....nel futuro prossimo.

    ha scritto il 

  • 4

    Un virus come pretesto

    Un virus come pretesto perché in fin dei conti Maine racconta più delle conseguenze che del virus stesso. Nel commento in quarta di copertina viene accostato a «Il Giorno dei trifidi» di Whyndam, ma s ...continua

    Un virus come pretesto perché in fin dei conti Maine racconta più delle conseguenze che del virus stesso. Nel commento in quarta di copertina viene accostato a «Il Giorno dei trifidi» di Whyndam, ma solamente per questo aspetto che ho sopra descritto, non per la qualitù del risultato finale. Avrei dovuto mettere 3.6 come voto, a essere pignoli. Ho scritto una recensione perché credo che Maine abbia dato stilisticamente, quantomeno, il LA a uno scrittore come Crichton (R.I.P.).

    ha scritto il 

  • 4

    Uscito all'inizio degli anni 60, resta perfettamente attuale anche ai nostri giorni.
    Sono un po' datate le descrizione tecniche o lo stile di vita, ma nel contesto si può applicare perfettamente allo s ...continua

    Uscito all'inizio degli anni 60, resta perfettamente attuale anche ai nostri giorni.
    Sono un po' datate le descrizione tecniche o lo stile di vita, ma nel contesto si può applicare perfettamente allo stato di allerta che viviamo in questo periodo.
    Un romanzo a cavallo tra la fantascienza, il bellico e il thriller, come forse solo Maine era in grado di fare.

    ha scritto il 

  • 0

    http://ilvasodpandora.forumfree.net/?t=37333760

    La terra è sconvolta da un virus purulento che distruggerà la metà della popolazione mondiale... Trama estremamente banale, ma affascinante come sempre, ...continua

    http://ilvasodpandora.forumfree.net/?t=37333760

    La terra è sconvolta da un virus purulento che distruggerà la metà della popolazione mondiale... Trama estremamente banale, ma affascinante come sempre, in questo caso Charles Eric Maine punta poco sull'aspetto medico e più sulle conseguenze che questo determina, quindi, bunker sotterranei per pochi, rivoluzioni, contro-rivoluzioni, americani salvatutti, si parla poco dei rapporti umani tra malati AB(presto morti) e malati BA(immuni al virus), i protagonisti stranamente non contraggono l'AB... :shifty:
    Il finale è molto simile a Io sono leggenda (il libro!! Non il film che non centra nulla!!! <_< ) quindi bellissimo, le ultime due righe sono il momento più intenso del libro.
    Quando mi ritrovo tra le mani storie come queste, nessuno mi deve disturbare per un giorno intero :P
    Sono completamente assorbita dalla narrazione coinvolgente, cè da dire che dopo mi rimane ben poco, ma almeno mi sono goduta una giornata in compagnia di un bel libro ;)

    VOTO 7

    ha scritto il