Il grande sonno

Di

Editore: Mondadori

4.1
(2553)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 238 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Tedesco , Spagnolo , Francese , Chi semplificata , Greco , Portoghese

Isbn-10: A000013901 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Copertina morbida e spillati , Audiocassetta , Tascabile economico , Copertina rigida , eBook

Genere: Criminalità , Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
Philip Marlowe, il simpatico investigatore privato creato dalla fantasia di Raymond Chandler, si trova di nuovo a dover districare una imbrogliatissima matassa. Incaricato da un ricco e ormai decrepito generale di scoprire le oscure fila di un ricatto più volte tentato ai suoi danni, Marlowe capita al centro di una complicata e sporca vicenda che coinvolge direttamente le figlie del suo cliente, due belle ragazze dai costumi "disinvolti". Una storia umanamente e emotivamente interessante che ben figura nell'opera di un autore così fertile e singolare nel suo genere.
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  • 4

    Storie di bassifondi

    Tutto è bassofondo in questo romanzo. Strade grigie e piovose. Stanze squallide e sporche. Androni ammuffiti con sputacchiere che nessuno centra mai. Anche gli animi umani sono da bassifondi : crimin ...continua

    Tutto è bassofondo in questo romanzo. Strade grigie e piovose. Stanze squallide e sporche. Androni ammuffiti con sputacchiere che nessuno centra mai. Anche gli animi umani sono da bassifondi : crimini, ricatti, voyeurismo, sesso a buon mercato. In questo habitat si muove Marlowe, con la sua paga da fame e le sue battute graffianti, sempre in bilico tra amore e disprezzo per questi stessi ambienti e queste stesse creature.

    ha scritto il 

  • 1

    Quando il titolo è una metafora della lettura

    Il grande sonno a cui si fa riferimento nel titolo del romanzo è quello della morte, come il lettore scopre nella penultima pagina. “Si è morti, si dorme il grande sonno e ci se ne fotte di certe mise ...continua

    Il grande sonno a cui si fa riferimento nel titolo del romanzo è quello della morte, come il lettore scopre nella penultima pagina. “Si è morti, si dorme il grande sonno e ci se ne fotte di certe miserie” scrive Chandler a conclusione di una storia squallida e violenta, intessuta di freddezza e cinismo. La battuta sarà prevedibile, ma il sonno, quello vero, mi ha accompagnata ogni volta che riprendevo in mano il romanzo. Se non si fosse trattato di una lettura obbligata (di cui discutere poi in biblioteca con gli alunni), avrei di certo riposto il libro su una mensola dopo una ventina di pagine. Le descrizioni minuziose e prolisse mi hanno annoiata a morte, l’affastellarsi di personaggi e dialoghi mi ha confusa e costretta spesso a tornare indietro per riprendere il filo dell’intreccio. Pare che il testo sia il capolavoro dell’autore, nonché una pietra miliare del genere giallo. Ecco perché mi sento persino un po’ in imbarazzo ad ammettere che non mi sia piaciuto. Nel corso del suo ultimo dialogo con il capitano Gregory, il protagonista – l’investigatore privato Marlowe – afferma con chiarezza (e con un pizzico di fastidio) di non esser Sherlock Holmes e di non perdere tempo a risolvere rompicapi incomprensibili per le forze di polizia. E forse è proprio questo il problema. Io adoro i gialli “all’inglese” (quelli che ruotano intorno ad un enigma da risolvere) e quelli “all’italiana” (specchio di una realtà che ho continuamente sotto il naso). Inoltre è possibile che io sia un po’ infantile: vorrei il colpevole dietro le sbarre ed il ricostituirsi dell’ordine consueto, i buoni e i cattivi, la netta contrapposizione giusto/sbagliato. Invece, in questo caso, i contorni non sono definiti ed il contesto in cui si muovono i personaggi è sporco, disonesto, intriso di azioni e scelte violente o volgari. Si respira un’atmosfera sgradevole, all’insegna della misoginia e dei tradimenti, dei segreti e dei vizi (dalla droga al gioco). Immagino che si tratti di un’impietosa e realistica rappresentazione dell’America degli anni Trenta … e, di solito, io apprezzo non poco il realismo, anche quando serve a delineare un quadro desolante. Stavolta, però, non sono neppure riuscita ad entrare nel ritmo della narrazione, nonostante l’uso della prima persona e le numerose descrizioni si prestassero teoricamente ad un facile coinvolgimento dei lettori. Che sia stata anche colpa della traduzione? E’ un’idea che mi è venuta in mente alla fine, mentre leggevo la postfazione di Oreste del Buono e le sue riflessioni sui drastici e discutibili tagli operati dai traduttori. Ad ogni modo, una cosa è certa: dubito fortemente che mi verrà di nuovo voglia di leggere Chandler. Non mi ha fatto alcun effetto neppure il celebre film con Bogart e la Bacall (visto a lettura conclusa) e, sebbene io abbia trovato più scorrevole e intrigante la seconda metà del romanzo, Philip Marlowe non è riuscito ad affascinarmi neanche un po’.

    ha scritto il 

  • 3

    Philip Marlowe risulta piú credibile di Sam Spade nel romanzo,anche se credo che Bogart li abbia ormai nell'immaginario comune unificati.
    Maschilista e omofobico quanto basta, moralmente corretto e su ...continua

    Philip Marlowe risulta piú credibile di Sam Spade nel romanzo,anche se credo che Bogart li abbia ormai nell'immaginario comune unificati.
    Maschilista e omofobico quanto basta, moralmente corretto e suramente affascinante.
    Forse troppe pistole e troppi brutti ceffi ma il romanzo fila via bene in una Los Angeles ancora a misura d'uomo del 1939.

    ha scritto il 

  • 4

    Il grande inizio

    Difficile dare un parere su un libro e su un autore che è stato il creatore di un genere letterario. Ovviamente a Marlowe si sono ispirati altri autori per creare il loro protagonista e forse molti al ...continua

    Difficile dare un parere su un libro e su un autore che è stato il creatore di un genere letterario. Ovviamente a Marlowe si sono ispirati altri autori per creare il loro protagonista e forse molti altri ispireranno a lui. Molti potrebbero trovare la lettura lenta ma contate che questo libro è stato scritto negli anni '30, però io vi consiglio di leggerlo e di immaginare le scene in bianco e nero.

    ha scritto il 

  • 4

    Questa roba l'ha inventata lui negli anni trenta. Efficace e letale come un proiettile.
    Detective tormentato e attratto dell'orrore più che dal denaro, lettori attenti notano che Dylan Dog è Marlowe c ...continua

    Questa roba l'ha inventata lui negli anni trenta. Efficace e letale come un proiettile.
    Detective tormentato e attratto dell'orrore più che dal denaro, lettori attenti notano che Dylan Dog è Marlowe con i mostri, per dire.

    ha scritto il 

  • 3

    C'è di meglio …

    Un classico del genere “hard-boiled” che parte bene ma che poi si sviluppa in maniera che ho giudicato troppo prevedibile ricalcando stereotipi noti a cominciare dall'investigatore Philip Marlowe , t ...continua

    Un classico del genere “hard-boiled” che parte bene ma che poi si sviluppa in maniera che ho giudicato troppo prevedibile ricalcando stereotipi noti a cominciare dall'investigatore Philip Marlowe , tanto duro ed indistruttibile da riuscire persino a freddare un uomo con le mani ammanettate dietro la schiena .
    Insomma , tre stelle di stima ma il mio primo incontro con uno uno scrittore piuttosto famoso come Richard Chandler rischia di essere anche l'ultimo.

    ha scritto il 

  • 3

    Ma come? Una come te non ne sa niente di hard boiled?
    Eggià. Mi intendo più di hard che di boiled (see vabbè, questa era facile), ma era ora di leggere Chandler.
    E fu così che scoprii, scopersi, scop. ...continua

    Ma come? Una come te non ne sa niente di hard boiled?
    Eggià. Mi intendo più di hard che di boiled (see vabbè, questa era facile), ma era ora di leggere Chandler.
    E fu così che scoprii, scopersi, scop... insomma ho scoperto che:

    - da come uno fuma, potrai intuire il suo stato d'animo;
    - quando una donna fuma, è perchè vorrebbe scoparsi Marlowe;
    - tutte le donne fumano;
    - tutti gli uomini pure;
    - probabilmente anche gli uomini vorrebbero scoparsi Marlowe;
    - gli uomini che vorrebbero scoparsi Marlowe sono definiti checche o invertiti;
    - Marlowe è uno che, se deve passare un pomeriggio chiuso in macchina per le sue indagini, lo fa aiutandosi con mezzo litro di whiskey;
    - Marlowe è l'uomo che non deve chiedere mai;
    - Marlowe è il papà di Chuck Norris!

    Ecco, ora so cos'è un hard boiled.

    Si ringraziano Barbara per la lezione e Daniele per il suggerimento :o)

    ha scritto il 

  • 4

    Un classico

    Un Marlowe “tutto d’un pezzo” che, con la sua ormai celebre e personale filosofia di vita, è entrato nella storia del noir americano e mondiale. E’ un classico: si percepisce il clima sociale degli An ...continua

    Un Marlowe “tutto d’un pezzo” che, con la sua ormai celebre e personale filosofia di vita, è entrato nella storia del noir americano e mondiale. E’ un classico: si percepisce il clima sociale degli Anni Trenta (il romanzo è del 1939), mentre lo stile di scrittura di Chandler è “una bellezza” per il lettore, anche dopo più di settant’anni.

    ha scritto il 

  • 4

    Ho trovato questo libro paradossale: se da una parte il romanzo è moderno e facilmente adattabile ai nostri tempi (eh no! E' del 1939! Zan zan!), dall'altra invece lo trovo figlio dei suoi tempi e la ...continua

    Ho trovato questo libro paradossale: se da una parte il romanzo è moderno e facilmente adattabile ai nostri tempi (eh no! E' del 1939! Zan zan!), dall'altra invece lo trovo figlio dei suoi tempi e la Donna (intesa come 'genere femminile nel suo insieme') nella visione di Chandler è una povera demente che già è tanto se riesce ad allacciarsi le scarpe da sola e considerata ovviamente solo per gli aspetti fisici "cosce lunghe", "bellissime gambe", "una pupa bellissima", e via di questo passo, credo di aver reso l'idea! :D
    Insomma, non voglio issare bandiere femministe o che, però a volte certe scene gridavano *disagio* da tutti i pori!

    Veniamo al personaggio di Marlowe: A ME E' PIACIUTO. Un sacco!
    Sarà che il mio modello maschile/primo amore letterario/eroe a tutti gli effetti è stato Harry Bosch.. però a me i lupi solitari, che non hanno peli sulla lingua e che se ne fregano di tutto e tutti fann0 sciogliere :3
    Mi è molto piaciuto lo stile di Chandler, che ha saputo mostrarsi ora riflessivo, ora divertente e ancora, ora poetico. Alcune riflessioni son davvero belle!!
    Il caso.. Beh, diciamo che forse il genere hardboiled (pupe, bagnarola per 'macchina', ferro.. YEAH, FUCK YOU WE ARE GANGSTA!) non è proprio la mia cup of tea, ma qualche ora di intrattenimento è riuscito a darmela.. Chissà, se poi mi ritroverò gli altri volumi davanti magari li prendo pure :D

    ha scritto il 

  • 4

    Raymond Chandler negli anni Trenta scriveva racconti polizieschi per la rivista Black Mask. Nel '39 ne prese due, li rimaneggiò, li unì in un'unica storia, si inventò un protagonista tanto intelligent ...continua

    Raymond Chandler negli anni Trenta scriveva racconti polizieschi per la rivista Black Mask. Nel '39 ne prese due, li rimaneggiò, li unì in un'unica storia, si inventò un protagonista tanto intelligente e affascinante quanto pessimista e tormentato e venne fuori "Il grande sonno", primo romanzo della serie del detective privato Philip Marlowe (che al cinema sette anni dopo avrà il volto, la non esagerata altezza e la calma matura di Humphrey Bogart, ma che nel libro è un trentenne spilungone e talvolta impulsivo, che mentre leggevo immaginavo simile a Dylan Dog... e ammetto che quando poi ho saputo che Sclavi all'epoca s'è ispirato proprio a Marlowe mi sono sentita un genio, per qualche secondo).
    Su questo libro c'è troppo da dire, o forse tutto è già stato detto, quindi mi limiterò a buttare giù un modestissimo elenco delle molte cose che mi sono piaciute e a seguire di quelle (poche) che non mi hanno fatto impazzire.
    Prima cosa positiva: Marlowe (oh Marlowe). Figo totale. Carisma, senso pratico e solidi principi in un mondo cupo in cui la moralità è di rado in cima alla lista delle preoccupazioni della gente. Lingua tagliente («Gli occhi le si fecero tondi; sembrò sconcertata e si mise a pensare. La conoscevo da pochi minuti, ma avevo già capito che pensare sarebbe stato sempre una fatica improba, per lei.»), alcool e fumo, fumo e alcool («Tirai fuori la solita bottiglia, mi versai una buona dose di liquore e lasciai che il mio rispetto per me stesso andasse alla malora.»).
    Seconda cosa positiva: una Los Angeles autunnale scura, piovosa e fredda. Ambientazione perfetta per una storia di ricatti, di gangster e di dark lady.
    Terza cosa positiva: lo stile di Chandler. Diretto, quasi brutale, nei dialoghi, accurato nelle descrizioni, qua e là impreziosite da metafore deliziose. E quanto amo le metafore deliziose («I copertoni cantavano sull'asfalto umido della strada. Il mondo era vuoto e bagnato. [...] Fermai la macchina vicino al marciapiedi, spensi i fari e mi appoggiai al volante. Sotto gli ultimi strati di nebbia, la superficie del mare si ondulava e si increspava quasi senza rumore, come un pensiero che si sforzi di prender forma al margine della consapevolezza.»).
    Quarta cosa positiva: il realismo per cui alla fine non tutto è chiaro. Il caso "principale" viene risolto ma alcuni aspetti restano oscuri. Quel tale com'è morto? Boh, non si sa. Neanche Chandler lo sapeva. La vita vera è fatta di cose che non sempre capiamo del tutto, le soluzioni troppo complete e soddisfacenti hanno l'austera semplicità dell'invenzione piuttosto che le complicazioni irreali della realtà. Pare che questa cosa al momento della trasposizione cinematografica fece un po' impazzire il regista Howard Hawks e gli sceneggiatori (uno dei quali era Faulkner). Diavolo di un Chandler.
    Quinta cosa positiva: punchline da paura buttate lì come con noncuranza («I morti sono più pesanti dei cuori spezzati.»).
    Sesta cosa positiva: lo sportellino segreto nell'auto di Marlowe.
    Settima cosa positiva: la flemma del maggiordomo di casa Sternwood.
    E ce ne sarebbero altre di cose positive, ma taglio e vado a cosa non m'è piaciuto molto.
    Prima nota dolente: il caso su cui il detective deve far luce non è poi 'sta gran cosa, o forse non ho amato il fatto che se ne sovrappongano due/tre, che, sommato al mio problema per cui i gangster tendo a confonderli, mi ha mandato in confusione più di una volta.
    Seconda nota dolente: capisco l'epoca, capisco i toni da duro richiesti al narratore di un hard-boiled, capisco tutto, ma certe uscite omofobiche mi fanno comunque irrigidire.
    Per il resto capolavoro, nonostante le mie 4 stelline.

    ha scritto il 

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