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Il grande tiratore

By Kurt Vonnegut

(158)

| Paperback | 9788845244179

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Book Description

Attraverso un graffiante simbolismo autobiografico, l'autore mostra il ritratto di un uomo vinto dalla vita, e la sua storia drammatica: Rudy avrebbe voluto fare lo scrittore teatrale, ma prima lavora come farmacista a Midland City nella provincia am Continue

Attraverso un graffiante simbolismo autobiografico, l'autore mostra il ritratto di un uomo vinto dalla vita, e la sua storia drammatica: Rudy avrebbe voluto fare lo scrittore teatrale, ma prima lavora come farmacista a Midland City nella provincia americana, poi insieme al fratello Felix compra un albergo a Haity, scampando così all'accidentale esplosione di una bomba al neutrone, che ucciderà tutti gli abitanti di Midland. Ma per lui, ogni esistenza, compresa la sua, è già stata annientata il giorno in cui era appena tredicenne, quando ha ucciso casualmente una donna, e ha scoperto di essere incapace di versare una lacrima.

23 Reviews

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  • 5 people find this helpful

    Poniamo che io mi salvi. A parte le opportune domande sul come, la domanda basilare è Perché? E già che siamo, datosi ché non sono le domande che contano, ma le risposte.
    Tutto questo accettare, trascinarsi, assistere al fallimento mio e degli altri ...(continue)

    Poniamo che io mi salvi. A parte le opportune domande sul come, la domanda basilare è Perché? E già che siamo, datosi ché non sono le domande che contano, ma le risposte.
    Tutto questo accettare, trascinarsi, assistere al fallimento mio e degli altri e poi vivere nei secoli bui di un Medioevo mai del tutto trascorso non ha alcun senso.

    Oggi è una giornata autunnale, piove un pochettino, poi smette. La pressione (mia e del barometro) è bassa. Ho visto un telegiornale. Adesso vanno di moda gli speaker che parlano a voce alta e a tutta velocità. Ciò non cambia il tenore delle notizie che fingiamo di ascoltare. Se ci indigniamo è perché abbiamo deciso di farlo, altrimenti ci trasciniamo tra discorsi a volte troppo comprensibili e tra episodi di violenza incomprensibili. Ieri sera davano Quarto grado: chissà lo share! Ieri, nel negozio di mia nipote, parlavano di DNA come se sapessero cos’è.

    Ho ripreso in mano un paio di libri di Vonnegut e mi son detta: sono passati 20 anni e 33 anni dalle rispettive letture. Diamoci un’occhiata.
    Ho iniziato da questo, dove molti sono i riferimenti biografici di Vonnegut.
    Come sempre, un gran libro. Poi uno può disquisire su quale punto della classifica vada a posizionarsi, ma è un buon libro. Definito a volte “come uno scrittore per scrittori”, non capisco perché a me piaccia tanto, non essendo io un’appartenente alla categoria, mentre capisco perché molti scrittori giovani abbiano problemi di limpidezza, sintesi e ironia. Semplice, non lo leggono. I motivi? Innominabili (come i mostri di Lovercraft): fantascienza, datato ed altre stupidaggini consimili.

    La storia di un giovane, Rudy, cinquantenne all’epoca del romanzo (30 anni fa), della sua famiglia, del suo microcosmo nell’Ohio. Lo racconta dall’albergo di cui è proprietario nell’isola più povera dei Caraibi, Haiti, ma anche l’unica resasi indipendente dopo una rivolta di schiavi.

    Padre e madre, ricchi e belli, Lui ha avuto il suo massimo facendo l’artista bohemien a Vienna negli anni 20 dove conobbe Hitler e forse cambiò il corso della storia, lei il giorno del suo matrimonio. Da quel momento la vita è stata un piano inclinato, per entrambi.
    Un fratello maggiore ammiratissimo e sempre sposato con qualche donna. Anche lui, raggiunto il suo massimo di carriera newyorchese è finito su quel piano inclinato.

    Rudy quel piano ha cominciato a percorrerlo giovanissimo, da quando ha ucciso due persone e si è guadagnato il soprannome che dà il titolo.

    Non si sa quando la sua cittadina si è trovata anch’essa a scivolare verso il suo momento di uscita di scena. Forse dopo il 1945. Fatto sta che una bomba a neutroni ci scoppia, in mezzo? in cima?, lasciando tutto inalterato, tranne le persone, tutte sepolte sotto il parcheggio, americanamente ricostruito.

    Un po’ di disincanto, un po’ di humour, qualche insolita ricetta (Rudy è un cuoco appassionato e di necessità), molto nichilismo ed una lettura easy (in tutte le sue accezioni) and interesting.

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    Anina e "gambette di pollo" said on Sep 29, 2012 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    " Volete sapere una cosa? Viviamo ancora nel Medioevo. I secoli bui non sono ancora finiti "

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    Senzasangue said on Sep 5, 2012 | Add your feedback

  • 6 people find this helpful

    "You want to know something? We are still in the Dark Ages - they haven't ended yet"

    E' sempre difficile riordinare i pensieri, quando si tratta di scrivere un commento ad un'opera di Vonnegut.
    Eppure, in questo caso, buttar giù qualcosa, fosse anche un pensierino di due righe, è, per me, quasi un obbligo, poiché "Deadeye Dick" era ...(continue)

    E' sempre difficile riordinare i pensieri, quando si tratta di scrivere un commento ad un'opera di Vonnegut.
    Eppure, in questo caso, buttar giù qualcosa, fosse anche un pensierino di due righe, è, per me, quasi un obbligo, poiché "Deadeye Dick" era il solo romanzo, tra i suoi, che mi mancasse (ci sono sempre i racconti, i saggi, le opere teatrali, è vero, ma non sarà più la stessa cosa).
    E' stata una fortuna che il mio congedo con il Vonnegut romanziere sia avvenuto attraverso un libro che è un vero romanzo (almeno rispetto ad altre sue opere che, più prepotentemente autobiografiche, non facilitano il lettore nel compito di individuare una qualche trama), poiché è proprio questo il Vonnegut che più mi piace: rimane insuperata, per me, all'interno della sua produzione narrativa, la splendida trilogia d'esordio costituita da "Le sirene di Titano", "Madre notte" e "Ghiaccio-nove".
    Anche qui, come altrove, la storia (legata alle vicende di Rudy Waltz, duplice assassino per caso, e della sua città natale, Midland City, destinata ad essere distrutta da una bomba al neutrone), non è che un pretesto per intrecciare sapientemente le vite di personaggi (rincontriamo, tra l'altro, Dwayne Hoover e Rabo Karabekian, protagonisti rispettivamente de "La colazione dei campioni" e di "Barbablu") che, nella loro miseria, nella loro codardia, somigliano a noi, uomini-medi dalla coscienza anestetizzata, dominati e forgiati da un'assurda struttura sociale.
    Sempre brillante, sempre attento (ai cambiamenti storici e sociali) Vonnegut è riuscito anche questa volta a mettere in rilievo, con la caustica e tenera ironia che lo contraddistingue, contraddizioni e bizzarrie di un genere, quello umano, che cambia spesso, senza mai evolvere.

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    alice said on Jan 27, 2012 | 3 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Come si fa a dire cose complicatissime con un linquaggio semplice, povero, quasi infantile? Probabilmente bisogna essere dei grandissimi geni. Probabilmente Vonnegut lo era.

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    Maudrup said on Sep 6, 2011 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (158)
    • 5 stars
    • 4 stars
    • 3 stars
    • 2 stars
  • Paperback 209 Pages
  • ISBN-10: 8845244172
  • ISBN-13: 9788845244179
  • Publisher: Bompiani
  • Publish date: 2000-01-01
  • Also available as: Hardcover , Others
  • In other languages: other languages English Books
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