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Il ladro e i cani

La biblioteca di Repubblica - Novecento, 87

Di

Editore: Gruppo Editoriale L'Espresso

3.5
(384)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 158 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8496200671 | Isbn-13: 9788496200678 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Valentina Colombo

Disponibile anche come: Tascabile economico , Altri

Genere: Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
Dopo quattro anni di carcere, il ladro Mahran ritrova la libertà, ma il suo animo devastato è occupato solo da desideri di vendetta nei confronti di chi ha causato il suo arresto, si è impossessato dei suoi beni, gli ha rubato l’amore della moglie e l’affetto della figlia. Le parole del suo vecchio maestro spirituale gli paiono ormai prive di significato, gli amici di un tempo lo deludono e lo scansano, incontra enormi difficoltà, da ex carcerato, nel trovare un lavoro e una casa. In breve si convince che l’ultimo senso residuo della sua esistenza risiede proprio nella vendetta, e si dedica a prepararla accuratamente. Ma le cose vanno diversamente da come aveva immaginato: anziché colpire i suoi traditori, riesce solo a uccidere due innocenti e infine, circondato dalla polizia, si abbandona dopo un’estrema, inutile resistenza al suo ultimo destino.
Pubblicato nel 1961, questo romanzo breve è stato definito la più “europea” fra le opere dello scrittore egiziano: al di là delle ramificazioni dell’intreccio, esso trova il suo centro nel problema squisitamente “occidentale” dell’identità negata, o almeno resa estremamente precaria e labile dai colpi di una realtà insensibile e aliena. Gli ampi squarci metafisici del libro, che non hanno nulla di confessionale, convergono nel sottolineare l’angosciata solitudine dell’individuo nel mondo, la sua impossibilità di capire e controllare il senso del proprio “esserci”, l’idea che la società e la Storia siano macchine sostanzialmente autosufficienti, del tutto indifferenti alla sorte dei singoli uomini che coinvolgono: una condizione priva di luce, che prende forma nei rintocchi di una scrittura tanto più tragica, quanto più asciutta e trasparente.
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  • 2

    Sisifo al Cairo e il revenge movie

    Delinquente finisce in galera per una soffiata, ne esce dopo quattro anni e scopre che il traditore gli ha pure rubato la donna. E la figlioletta, unica ragione di sopravvivenza durante la reclusione, non lo riconosce più.
    Segue vendetta. Tremenda vendetta.
    Questo è il soggetto di cen ...continua

    Delinquente finisce in galera per una soffiata, ne esce dopo quattro anni e scopre che il traditore gli ha pure rubato la donna. E la figlioletta, unica ragione di sopravvivenza durante la reclusione, non lo riconosce più.
    Segue vendetta. Tremenda vendetta.
    Questo è il soggetto di centinaia di film generalmente noti come "revenge movies" nonchè di "Il ladro e i cani".
    Said Mahran è un ladro professionista, che ha lasciato dietro di sè gli ideali politici di gioventù, che immagino confusi, per dedicarsi ad una più lucrosa professione.
    Dopo il tradimento e la detenzione, il ladro si fa giudice e boia dei cani, i traditori.
    Vuole vendicarsi di tutti, persino di se stesso, preferisce la vendetta alla salvezza.
    Ignora l'offerta sincera d'amore di una vecchia fiamma (come il Roy Earle di "Una pallottola per Roy"), finisce in un vicolo cieco e, come di norma succede, va a sbattere.
    La storia non è molto originale.
    Lo stile è (per me) troppo fiammeggiante, troppo denso di immagini e metafore, con un sovrappiù di artifici letterari come il continuo cambio di persona del narratore, io-tu-egli, che mi è parso francamente posticcio e tremendamente impolverato (non so come suonasse nel 1961).
    Sulle implicazioni storico-politiche del racconto non mi pronuncio, forse perchè irrimediabilmente euro-centrico, forse perchè anche qui non vedo molto di nuovo nella condanna del tradimento dei chierici (Rauf Aluan).
    Quanto alla descrizione della vita dei bassifondi, continuo a preferire Chandler, Hammett e Scerbanenco.
    La cosa più interessante mi è parsa il personaggio dello Shayk, che parla come la Sibilla Cumana, ogni risposta è un ibis-redibis che rende inutile anche l'ultimo tentativo di Said di trovare soccorso nella religione.
    Said dice di se stesso "Hai sempre voluto scuotere il mondo dalle fondamenta, sebbene tu fossi soltanto un acrobata".
    Ecco, 140 pagine dedicate a un acrobata (della parola, del furto) mi sono sembrate fin troppe.

    ha scritto il 

  • 3

    Della serie ...."un premio Nobel non si nega a nessuno".
    Forse si tratta di un'opera giovanile, ancora grezza, oppure la traduzione non rende il giusto merito al testo, ma ... io non l'ho apprezzato.

    ha scritto il 

  • 4

    Naguib Mahfouz fu insignito del premio Nobel nel 1988, primo scrittore arabo di riconosciuta valenza universale. “Il ladro e i cani” è un suo romanzo breve del 1961: narra di un uomo che, scontati quattro anni di prigione per furto, si ritrova libero ma anche tradito dalle persone più care; un te ...continua

    Naguib Mahfouz fu insignito del premio Nobel nel 1988, primo scrittore arabo di riconosciuta valenza universale. “Il ladro e i cani” è un suo romanzo breve del 1961: narra di un uomo che, scontati quattro anni di prigione per furto, si ritrova libero ma anche tradito dalle persone più care; un tempo inseguito da cani reali, il ladro, assetato di vendetta, si mette allora a inseguire i nuovi “cani” traditori e nemmeno una donna che lo ama, di nome Nur - cioè Luce -, riesce a dissuaderlo: egli procede imperterrito, verso il buio. L’amore può tutto, a volte: ma questa volta no.

    ha scritto il 

  • 5

    Piccolo gioiello narrativo in cui il protagonista non è un eroe nè un antieroe. Tradito da donne, subordinati e amici, sarà un povero diavolo anche nei goffi tentativi di vendetta e nella morte, per nulla gloriosa. Da leggere con attenzione.

    ha scritto il 

  • 1

    Non ci posso fare niente ma a me non è proprio piaciuto. L'avevo dietro ed ero fuori casa se no non lo finivo di leggere.
    Avrà anche un suo significato nel suo contesto egiziano socio-politoco (capisco allora perchè stanno messi così male), e sarà anche ben scritto, ma sinceramente ammorbar ...continua

    Non ci posso fare niente ma a me non è proprio piaciuto. L'avevo dietro ed ero fuori casa se no non lo finivo di leggere.
    Avrà anche un suo significato nel suo contesto egiziano socio-politoco (capisco allora perchè stanno messi così male), e sarà anche ben scritto, ma sinceramente ammorbarmi con un deficiente che ritiene che la figlia di 6 anni che non vede da 4 lo abbia rinnegato perchè non lo riconosce e ha paura di lui, è veramente troppo! Le storie di ossessioni non mi vanno giù ultimamente e non mi va di perderci tempo (meglio fantscienza allora!!). E poi perchè si dovrebbe avere pietà ed empatizzare con uno che ammazza due innocenti (manco è capace di ammazzare quelli di cui si deve vendicare!!!), un libro scritto per gente fallita uscita dal carcere che non ha cervello?

    ha scritto il 

  • 4

    La vendetta di Said

    Said Marhan è un ladro. E' stato tradito dal suo fido compagno Alish ed ha scontato quattro anni di carcere. E' finalmente libero ed "ecco dischiudersi il grande portone del carcere su segreti senza speranza". Said è rabbioso. Ce l'ha coi cani traditori. Ce l'ha con Alish ma anche con Nabawiyya, ...continua

    Said Marhan è un ladro. E' stato tradito dal suo fido compagno Alish ed ha scontato quattro anni di carcere. E' finalmente libero ed "ecco dischiudersi il grande portone del carcere su segreti senza speranza". Said è rabbioso. Ce l'ha coi cani traditori. Ce l'ha con Alish ma anche con Nabawiyya, la donna che ha divorziato da lui per stare insieme all'uomo che ha causato la sua carcerazione. Tradimento doppio, ignobile, imperdonabile. Said, però, vorrebbe prima di tutto riabbracciare la piccola Sana', sua figlia. Nel flusso di coscienza che accompagna tutta la narrazione, l'uomo pensa alla piccola come unica possibilità di felicità e di riscatto. Cercando di reprimere la sua sete di vendetta, Said va nella casa in cui si trova Sana' ma la bambina è intimorita da quell'uomo che non riconosce. Non vuole nemmeno salutarlo, si ritrae, urla e lo respinge piangendo...

    Continua qui: http://www.lankelot.eu/letteratura/mahfuz-nagib-il-ladro-e-i-cani.html

    ha scritto il 

  • 3

    Il tono ed il passo sono il perfetto contorno di una storia di vendetta che (in quanto tale) porta al fallimento, alla eprdizione e a alla distruzione di ciò che di buono ancora rimane... eppure il libro non riesce mai a prenderti del tutto, quando sbaglia persona non riesce a trascinarti nella s ...continua

    Il tono ed il passo sono il perfetto contorno di una storia di vendetta che (in quanto tale) porta al fallimento, alla eprdizione e a alla distruzione di ciò che di buono ancora rimane... eppure il libro non riesce mai a prenderti del tutto, quando sbaglia persona non riesce a trascinarti nella sua disperazione... in definitiva non funziona

    ha scritto il 

  • 3

    "Per un cuore non esiste cosa peggiore che desiderare un compagno indifferente. E' simile al dolore di un usignolo che cozza contro un muro di vetro, oppure alla sofferenza del vento che sfiora gli spuntoni di una cancellata"

    ha scritto il 

  • 3

    Finalmente questo mi è scivolato. Mi ha preso la storia del protagonista, povero diavolo. Mi è piaciuto come Mahfouz ha definito il personaggio; la cattiveria ha una causa, non è gratuita o data per scontata.

    ha scritto il