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Il lamento del bradipo

Di

Editore: Mondolibri

2.9
(470)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 246 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Inglese , Catalano

Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Monica Pareschi

Disponibile anche come: Altri

Genere: Fiction & Literature , Humor

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Descrizione del libro
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  • 4

    La mia recensione è un po' una voce fuori dal coro rispetto alla maggioranza di quelle che leggo qui su anobii: a me è piaciuto moltissimo tant'è che l'ho finito in un paio di giorni. All'autore della ...continua

    La mia recensione è un po' una voce fuori dal coro rispetto alla maggioranza di quelle che leggo qui su anobii: a me è piaciuto moltissimo tant'è che l'ho finito in un paio di giorni. All'autore della raccolta di lettere che costituiscono questo libro, Andrew Whittaker, ne capitano di tutti i colori: è caporedattore di una rivista letteraria, "Bolle", che non riesce a decollare, osteggiata dalla più influente "Arte e letteratura", è stato abbandonato dalla moglie Jolie, alla quale deve versare dei denari per il mantenimento non fosse che il povero Andrew si trova sempre al verde. Inoltre è stato dimenticato dagli amici di vecchia data che sono riusciti a raggiungere il successo in campo letterario mentre lui cerca invano di scrivere il suo capolavoro. Andy è proprietario di appartamenti che o non riesce ad affittare o sono occupati da inquilini morosi ed irrispettosi della sua proprietà se non addirittura piromani, insomma, è impossibile non provare simpatia per il povero Andrew e non soffrire con lui delle sue vicissitudini. Il protagonista sfodera, per riuscire ad andare avanti, tutta la sua tagliente ironia e soprattutto autoironia e, almeno nella prima metà del libro, dimostra la sua incollabile fiducia nelle sua capacità e risorse interiori. Certo, Andrew è anche nevrotico, grafomane, eccentrico, manipolatore (emblematiche le lettere in cui si firma anagrammando il nome!), autocelebrativo, irriverente al limite della maleducazione, ma proprio per questo molto umano. Mi è piaciuto soprattutto il fatto che non vi fossero le lettere di risposta alle sue missive così il lettore è libero di decidere se effettivamente Andy è vittima di un mondo ostile ed ingiusto nei suoi confronti o se tutto ciò che gli capita è effettivamente meritato e provocato dai suoi stessi comportamenti sbagliati. A mio modestissimo parere questo libro conferma la fama di Sam Savage ed il successo di "Firmino" che per me si colloca comunque un passo avanti.

    ha scritto il 

  • 2

    What happens to us
    either happens to everyone or only to us;
    in the first instance it's banal;
    in the second it's incomprehensible.
    - Fernando Pessoa

    Se Life After Life, la mia precedente lettura, pot ...continua

    What happens to us
    either happens to everyone or only to us;
    in the first instance it's banal;
    in the second it's incomprehensible.
    - Fernando Pessoa

    Se Life After Life, la mia precedente lettura, poteva essere definito un romanzo larger than life, una storia di formazione in cui la protagonista impara, vita dopo vita appunto, a dare il meglio di sé proprio quando la vita le offre il peggio, anche se sa già che non riuscirà a fare tutto giusto, The Cry of the Sloth (Il lamento del bradipo in traduzione) è esattamente il contrario: una storia che invece di celebrare la fiducia nella natura umana, ne celebra la bassezza (nella persona del suo protagonista, Andrew Whittaker, un romanzo claustrofobico, una spirale di auto-distruzione.

    Arrivata a metà del romanzo (breve, per fortuna) ero abbastanza annoiata da pensare di abbandonarlo, ma ho perseverato, fondamentalmente per due motivi: 1) questa (http://93bcn.blogspot.it/2009/09/cry-of-sloth-el-lamento-del-perezoso-de.html) recensione; 2) la curiosità di vedere se c'era qualcosa nel romanzo che poteva smentire la mia interpretazione (sopra riportata). Alla fine, non ho ancora capito cosa la lettrice della recensione che vi ho linkata abbia visto di così poderoso in questo romanzo, e non ho trovato nessun cenno di redenzione nello stesso.

    The Cry of the Sloth non è un cattivo romanzo: è scritto molto bene, sviluppato come un romanzo epistolare (ma non proprio: riporta tutto ciò che il protagonista scrive - quindi lettere, certo, ma anche brevi note, la sua produzione letteraria, avvisi, liste della spesa, eccetera) nell'arco di alcuni mesi. Un breve periodo che sembra rappresentare il culmine della disperazione per il protagonista: abbandonato un paio di anni prima dalla moglie, scappata a New York per fare l'attrice, fondatore, editore e solo collaboratore di una rivista letteraria, Soap, oggetto di scherno e derisione, proprietario di diversi edifici fatiscenti i cui affittuari sollecitano continuamente riparazioni, scrittore indefesso di lettere ai giornali della zona in cui si auto-incensa sotto falso nome, revisionista auto-illuso della propria esistenza.

    Il romanzo, come dicevo, è scritto davvero bene perché il protagonista ne esce davvero a tutto tondo nonostante gli evidenti limiti del formato scelto. Eppure, nonostante occasionalmente si provi tristezza per questo losco figuro, nella maggior parte dei casi è davvero difficile provare simpatia o anche solo un barlume di interesse per i suoi vaneggiamenti, atteggiamento a quanto pare condiviso da gran parte dei suoi interlocutori, che sembrano rispondere alle sue lettere solo vagamente.

    You see, there is nothing for me to do here anymore. I am embarking because I am bored, because I am frightened, because I am sad. But really because I don't find my jokes funny anymore. Looking back over them I ask myself if they were ever funny, or did I just make them see so by my laughter.

    ha scritto il 

  • 2

    La trama e' carina , questo Andy che non ha un soldo e si lascia andare crogiolandosi nelle sue sfighe . Certo fa riflettere sul fatto che in alcuni periodi le vicende della vita , ti portano ad assum ...continua

    La trama e' carina , questo Andy che non ha un soldo e si lascia andare crogiolandosi nelle sue sfighe . Certo fa riflettere sul fatto che in alcuni periodi le vicende della vita , ti portano ad assumere un personaggio per forza passivo, in balia delle cose che non vanno bene . Ma devo dire anche che e' un po noioso , se fossero state piu' pagine penso che ci avrei rinunciato .

    ha scritto il 

  • 2

    Fatica e noia

    Sto facendo una fatica incredibile per portarmi alla fine. Le prime 100 pagine non sono state sufficienti per farmi appassionare alla storia dello sfigato Andy, uomo cinico ed egoista, che pretende da ...continua

    Sto facendo una fatica incredibile per portarmi alla fine. Le prime 100 pagine non sono state sufficienti per farmi appassionare alla storia dello sfigato Andy, uomo cinico ed egoista, che pretende dagli altri quanto non è mai stato in grado di dare. Vada per la costruzione di un protagonista antipatico, vada anche per l'elencazione di una serie di sfortune, cercate o indotte. Sarà anche maestria dello scrittore, ma non è il mio genere e non garantisco che arriverò all'ultima pagina.
    Confermo quanto già temevo, finito ma con una fatica di lettura che neanche il più ostico dei classici... ma almeno per quelli ne vale la pena.

    ha scritto il 

  • 5

    Ce l'avevo lì da un po', non ero convinto, non mi ispirava. Forse la copertina, o l'idea che fossero lettere. Alla fine l'ho letto, anzi divorato. Sublime, ironico, fenomenale.
    Voto 9

    ha scritto il 

  • 2

    Che inutilità e che noia!
    Ho scoperto di non sopportare i libri di cui non sopporto il protagonista. Anche se è voluto, non esiste che io non possa identificarmi o almeno provare una certa empatia con ...continua

    Che inutilità e che noia!
    Ho scoperto di non sopportare i libri di cui non sopporto il protagonista. Anche se è voluto, non esiste che io non possa identificarmi o almeno provare una certa empatia con colui che mi terrà compagnia nei miei momenti di lettura.

    ha scritto il 

  • 2

    Agrodolce e a tratti noioso...

    Premetto che non ho letto Il lamento di Portnoy e che non posso fare paragoni, semmai il libro volesse ispirarsi... Tra l'altro, è vero?
    Il lamento del bradipo ha un suo perché, anche se non è propria ...continua

    Premetto che non ho letto Il lamento di Portnoy e che non posso fare paragoni, semmai il libro volesse ispirarsi... Tra l'altro, è vero?
    Il lamento del bradipo ha un suo perché, anche se non è propriamente un piacere da leggere.
    La prima metà del libro stenta ad appassionare, è ripetitiva, monotona, sempre le stesse lamentele, anche se lo stile è piacevole... Poi, una volta che ci si è abituati al ritmo del libro, si vuole andare avanti per capire se alla fine qualcosa succede, se un qualche evento inaspettato viene a scuotere la vita tediosa del povero Andy. In realtà, sperare che questo succeda è proprio l'antitesi di quello che lo scrittore voleva che succedesse. Solo verso la fine mi sono accorta della bellezza del libro e mi sono lasciata prendere dall'ironia spietata e dal cinismo. Pero', era un po' troppo tardi.
    Ed è un peccato, perché ci sono alcune chicche che valgono la pena di essere lette, alcune idee (come quella del bradipo, tra l'altro...).
    "Siamo chiamati a fare delle scelte così presto, e sulla base di informazioni così scarse, e il risultato è che finiamo invischiati in vite che non c'entrano niente con noi".
    "In fondo, il nocciolo della questione è che bisogna arrivare da qualche parte, altrimenti perché partire? Ed è proprio questa la domanda che continuo a pormi. Perché partire?"

    ha scritto il 

  • 3

    Un editor de una revista literaria que se transmuta en un perezoso, sí el animal. Por cierto, el que hizo el resumen de la contraportada, no sé de donde saca las cosas. http://www.ciao.es/El_Crit_del_ ...continua

    Un editor de una revista literaria que se transmuta en un perezoso, sí el animal. Por cierto, el que hizo el resumen de la contraportada, no sé de donde saca las cosas. http://www.ciao.es/El_Crit_del_Peresos_Sam_Savage__Opinion_2136793

    ha scritto il 

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