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Il lamento del prepuzio

Di

Editore: Guanda (Le Fenici tascabili; 241)

3.8
(1042)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 268 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8860886503 | Isbn-13: 9788860886507 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Elettra Caporello

Disponibile anche come: Altri

Genere: Fiction & Literature , Humor , Religion & Spirituality

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Descrizione del libro
Cresciuto in una comunità ebrea ortodossa nello stato di New York, fra mille divieti e sotto la costante minaccia di un Dio vendicativo, Shalom Auslander ha fatto di tutto per affrancarsi da quell'ambiente, eppure si ritrova, anche da adulto, a lottare per scrollarsi di dosso la sua ossessione. Perché lui crede, e non può fare a meno di credere, in un Dio personale...
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  • 4

    (non ho mai trovato una sensibilità religiosa tanto simile alla mia come in questo libro.)

    « il nostro professore di filosofia ci raccontò di un uomo che dichiarava che Dio era morto: magari, Frederich! era vivo ed era uno stronzo. »

    ha scritto il 

  • 4

    4 stellette e mezza, voto 9

    Non un romanzo, ma un libro della conoscenza. Sono infinitamente grata agli amici del gruppo di lettura virtuale che frequento, perché senza di loro non l'avrei mai scoperto. Perdendomi in tal modo l'incontro con un uomo, prima che uno scrittore, con cui sento delle affinità importanti e che mi h ...continua

    Non un romanzo, ma un libro della conoscenza. Sono infinitamente grata agli amici del gruppo di lettura virtuale che frequento, perché senza di loro non l'avrei mai scoperto. Perdendomi in tal modo l'incontro con un uomo, prima che uno scrittore, con cui sento delle affinità importanti e che mi ha aperto la porta su un mondo che mi era totalmente sconosciuto. Non è un romanzo, dicevo, ma un memoir, perché l'autore racconta di sé, da quando ha cominciato a capire e ricordare fino al primo compleanno del figlio. Ci porta in una comunità ebraica ortodossa che vive rinchiusa in se stessa e nelle proprie tradizioni a due passi da New York. Il piccolo Shalom ha un'intelligenza sveglia, probabilmente al di sopra della media, che fin da subito lo fa riflettere e mettere in discussione tutte le complicatissime manovre che fanno parte della vita quotidiana della sua gente. Davvero a leggere si ha un senso di claustrofobia: una delle cose che mi hanno colpito di più è stata la gara delle benedizioni a scuola. Per ogni cibo c'è una benedizione specifica, da fare prima di mangiare, e se per la mela è un affare semplice, per un cono gelato comincia a complicarsi perché c'è una combinazione di alimenti, e occorre sapere non solo quale è il prevalente, ma anche quale è il prevalente per te. In una parola, se ti piace di più il cono o il gelato, e se prendi panna e fragola se ti piace più la panna o la fragola, e all'interno di.... eccetera eccetera. Da impazzire. Ma se non lo fai, Dio ti punirà nei modi più crideli ed efferati. Il dramma di Shalom sta tutto qui: nel fatto di crederci, in quel Dio beffardo e cattivo che gli è stato inculcato, e di averne terrore. Un libro importante, per conoscere un mondo altro ma anche - per chi è nato qualche generazione fa - per ritrovare il filo di un'educazione cattolica repressiva che in qualche modo ci portiamo ancora dentro.

    ha scritto il 

  • 4

    C’è chi lo prende come destino. C’è chi, come Shalom Auslander, lo prende come Dio che si diverte a tormentarti. Tutto noi sentiamo il bisogno di spiegarci come e perché ci capita qualcosa. Shalom se lo spiega come Dio che lo prende in giro. Fra presente e passato, l’autore ci racconta la sua vit ...continua

    C’è chi lo prende come destino. C’è chi, come Shalom Auslander, lo prende come Dio che si diverte a tormentarti. Tutto noi sentiamo il bisogno di spiegarci come e perché ci capita qualcosa. Shalom se lo spiega come Dio che lo prende in giro. Fra presente e passato, l’autore ci racconta la sua vita di marito e futuro padre e la sua infanzia di bambino ebreo ortodosso che, avido di ribellione giovanile, andava al centro commerciale di sabato e si ingozzava di hot dog. “Il lamento del prepuzio” è un libro esilarante ma anche ricco di drammi (è la storia di una vita. E non esiste vita che non debba affrontare dei drammi…). Ma è anche un libro arguto, pieno di saggezza e di quella libertà che molti non osano prendersi: accusare Dio di avere un distorto senso dell’umorismo.

    ha scritto il 

  • 0

    Cose che non si possono scegliere

    Non si può scegliere in quale famiglia nascere, sotto quale cultura.
    Ci si ritrova e basta. E quando una particolare situazione non dà conforto, anzi, dove regole e regolamenti falliscono, lasciando un vuoto, non c'è altra soluzione che cercare le emozioni altrove. E scegliere quale mano stringe ...continua

    Non si può scegliere in quale famiglia nascere, sotto quale cultura. Ci si ritrova e basta. E quando una particolare situazione non dà conforto, anzi, dove regole e regolamenti falliscono, lasciando un vuoto, non c'è altra soluzione che cercare le emozioni altrove. E scegliere quale mano stringere. http://www.youtube.com/watch?v=7dMT7t7qohA

    ha scritto il 

  • 3

    Ho comprato questo libro lunedì mattina e ho iniziato a leggerlo camminando per strada appena uscito dalla libreria. Il primo giorno non riuscivo a smettere di leggere. Martedì la lettura è proseguita di buon passo, ma è stata più annoiata. Oggi mi sono fermato dopo il lavoro e l'ho terminato. De ...continua

    Ho comprato questo libro lunedì mattina e ho iniziato a leggerlo camminando per strada appena uscito dalla libreria. Il primo giorno non riuscivo a smettere di leggere. Martedì la lettura è proseguita di buon passo, ma è stata più annoiata. Oggi mi sono fermato dopo il lavoro e l'ho terminato. Devo dire che questo ritmo rispecchia l'andamento del libro: un inizio folgorante, una parte centrale (piuttosto lunga rispetto alle altre due) strascicata, un finale accattivante. Ho trovato alcune cose troppo ripetitive, ma forse dare il senso della ripetitività era proprio una delle idee dello scrittore per farci immedesimare nella sua vita. Una breve citazione a mo' di invito alla lettura: “Ma tu pensi davvero che Dio non abbia niente di meglio da fare che rompere i coglioni alla gente?”.

    ha scritto il 

  • 4

    Alla ricerca dei un posto da chiamare casa

    Non è poi così divertente questo libro, mi aspettavo grasse risate ed in effetti nella prima parte ci sono state, ma poi ho iniziato a esser pervasa da un qualche forma di tristezza e l'ironia non è riuscita a farmi dimenticare ciò di cui stavamo parlando: la ricerca "disperata" di una "casa", di ...continua

    Non è poi così divertente questo libro, mi aspettavo grasse risate ed in effetti nella prima parte ci sono state, ma poi ho iniziato a esser pervasa da un qualche forma di tristezza e l'ironia non è riuscita a farmi dimenticare ciò di cui stavamo parlando: la ricerca "disperata" di una "casa", di un'"appartenenza" o chiamatela pure se volete "terra promessa". Non è superbo, ma si fa leggere e se siete anche voi afflitti dal non sentirvi a "casa" tra i vostri "cari" ne suggerisco la lettura.

    ha scritto il 

  • 3

    Comicità ebraica, molto stile Woody Allen. Ma molto molto molto più lamentosa o lamentevole o lamentone. Sfrutta il suo irrisolto rapporto con Dio (Jehova, per capirci, non il Dio cristiano ma quello ebraico) per fare ridere. Capisco che se nasci ebreo osservante tu possa faticare non poco ad ave ...continua

    Comicità ebraica, molto stile Woody Allen. Ma molto molto molto più lamentosa o lamentevole o lamentone. Sfrutta il suo irrisolto rapporto con Dio (Jehova, per capirci, non il Dio cristiano ma quello ebraico) per fare ridere. Capisco che se nasci ebreo osservante tu possa faticare non poco ad avere una vita “normale” (che non significa che gli ebrei abbiano una vita “anormale” ma sono le categorie che usa Auslander, mangiare un hamburger è normale per gli altri ma non per la sua famiglia), ma si chiama “fare delle scelte”. Non puoi avere tutto: la benevolenza di Dio e il bacon. Ed è una scelta tutta tua. La scrittura è facile, ma poco curata più da monologo comico (ah, Woody!) che da romanzo.

    ha scritto il 

  • 2

    Avevo aspettative molto più alte, l'ho trovato poco divertente e trascinato la lettura stancamente, giusto per finirlo, peccato, credevo fosse un romanzo più graffiante e dissacrante, o forse l'umorismo ebraico dopo un po' semplicemente mi annoia...

    ha scritto il 

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