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Il lato interno del vento

ossia Il romanzo di Hero e Leandro

By Milorad Pavić

(31)

| Hardcover | 9788811673057

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Book Description

3 Reviews

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  • 32 people find this helpful

    Lato A e lato B. Come un vecchio vinile.
    Oppure: lato rosso e lato verde. Due diversi ingressi. Due porte che si aprono -quelle torri a guardia di una strada d’acqua che si allarga poi nell’orizzonte. Il Bosforo, penso. Abydus e Seftus…
    O ancora: du ...(continue)

    Lato A e lato B. Come un vecchio vinile.
    Oppure: lato rosso e lato verde. Due diversi ingressi. Due porte che si aprono -quelle torri a guardia di una strada d’acqua che si allarga poi nell’orizzonte. Il Bosforo, penso. Abydus e Seftus…
    O ancora: due storie speculari, che partono da lontano e cercano di avvicinarsi, di toccarsi, di unirsi e diventare una sola.
    Non vi riescono, però -restano a guardarsi, separate da quell’unica pagina di cartoncino blu che, al centro del libro, impedisce l’incontro. Quasi fosse una lastra opaca, un mare che tiene staccate due terre, un muro invalicabile. Simbolo di ogni impossibilità dell’uomo. Di ogni impossibilità del tempo.
    Le storie diventano allora un labirinto che si può percorrere in modi diversi, un gioco di illusionismi, una serie innumerevole di incastri, dove realtà e sogno si alternano, si confondono. E così il presente e il passato, l’inizio e la fine. Ma anche: la Storia e il mito, l’Oriente e l’Occidente, la letteratura e la saggezza del popolo.
    Il lettore può cercare di aprire un varco in quella pagina e allacciare le vicende di Hero e di Leandro in una conclusione diversa, ma occorre allora uscire dal libro e uscire dal tempo, perché solo nello spazio vuoto dato dall’eternità i due potranno trovarsi, appartenendo a epoche diverse, a storie diverse.
    Lei, Hero, Heronea Bukur -la notte in un occhio e il giorno nell’altro- ha capelli lunghissimi, che utilizza come calzascarpe. Adora il peperoncino e il suo bacio è piccante. E’ talmente veloce da riuscire a mordere il proprio orecchio. Scopre di avere il linguaggio privo del tempo presente, come i sogni, perché non riesce a passare alla realtà -quella della morte, se è sveglia e quella della vita se dorme.
    Lei, Hero -l’infelicità di una storia d’amore che si consuma tra Belgrado, Praga e Roma- non può uscire dal proprio tempo, che comincia nel 1910, né dalla propria morte, che comincia qualche settimana più tardi, o forse è iniziata ancora prima della sua nascita, ed è durata secoli.
    Lui, Leandro -fermo nella conoscenza alla prima lettera dell’alfabeto: la theta, perché è la lettera iniziale di Theotokos, Madre di Dio- intravede nel mondo due diversi ritmi di vita, due pulsazioni diseguali e allora, quando è Radača Čihorić e ha come dote la rapidità innata, si allontana da casa per cercare se stesso e il proprio tempo interiore.
    Lui, Leandro -in quella prima lettera dell’alfabeto trova la possibilità. Impara la scaltrezza dei commerci e la saggezza della vita e allora, quando è Ireneo di Zahun, il monaco, contrasta la distruzione dei Turchi invasori costruendo con un marmo insolito: ore, giorni e anni -il vino e il sogno come cemento.
    Costruisce cappelle dedicate alla Vergine. Seguendo una mappa mentale che disegna una gigantesca theta e dovendo sfuggire al tempo della propria morte e agli sciabolatori che tagliano la testa.
    Lui, Leandro -che riceve il suo sesto nome dalla storia in versi di Museo il Grammatico. E a Belgrado, dentro le porte e le finestre della grande torre meridionale che sta edificando, getta le parole di quella storia. Per dimenticarle, per lasciarle in custodia al tempo, a un tempo oltre il suo, che scade nel 1739. Perché in ogni passato e in ogni futuro dei luoghi e degli uomini si troveranno sempre un Leandro che attraversa tutte le notti il Bosforo a nuoto, per raggiungere l’amata e una Ero che lo attende trepidante, con la lucerna accesa.
    Una breve narrazione -o due, se si vuole- ma di grande suggestione. Mescolando le voci e gli echi dei popoli diversi, che nella Regione balcanica si sono incontrati-scontrati lungo l’arco dei secoli, dando origine a una cultura complessa e sfaccettata, Pavić scrive, o forse riscrive, la “sua storia” dell’uomo e degli uomini. La vita. La morte. Il tempo -a unirle in una ulteriore circolarità.
    Lo fa, Pavić, combinando il tutto secondo un modo personalissimo, in cui la poesia si intreccia agli enigmi di simboli e metafore, in cui lo stile barocco si accompagna a una scrittura potente e vigorosa, in cui le parole hanno i colori delle icone bizantine e la mutevolezza dell’Adriatico.

    Quando ho preso in mano il libro, istintivamente ho cominciato a leggerlo dalla parte rossa -quella femminile.
    E’ la meno bella delle due. All’altra cinque stelle!

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    Occhi di velluto said on Jul 15, 2011 | 5 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    iniziato oggi in pausa pranzo, bellissimo!..finito...la parte dedicata a Leandro mi è piaciuta tantissimo, quella dedicata a Hero è meno scorrevole, un po' ingarbugliata...

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    Damiano said on Nov 16, 2010 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    Un'idea clamorosa: il primo libro palindromo, si legge sia dall'inizio che dalla fine ed arriva in centro allo stesso punto

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    Mingamarco said on May 19, 2010 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (31)
    • 5 stars
    • 4 stars
    • 3 stars
    • 2 stars
  • Hardcover 161 Pages
  • ISBN-10: 8811673054
  • ISBN-13: 9788811673057
  • Publisher: Garzanti
  • Publish date: 1992-11-01
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