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Il libraio di Kabul

Di

Editore: RL Libri

3.8
(1271)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 321 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Catalano , Tedesco , Chi tradizionale , Spagnolo , Svedese , Giapponese , Portoghese , Norvegese , Francese , Olandese , Polacco , Greco

Isbn-10: 8846208188 | Isbn-13: 9788846208187 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Giovanna Paterniti

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , Social Science , Travel

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Descrizione del libro
Quando l'autrice, giovane giornalista norvegese, entra a Kabul al seguitodelle truppe alleate, una delle prime persone che incontra è Sultan Khan, illibraio. Con lui, nella sua bottega, inizia a parlare di letteratura, dicultura, della situazione del Paese, ma anche della sua famiglia, talmenterappresentativa del mondo afgano che Åsne pensa di poterla raccontare in unlibro. Così, per tutta la primavera successiva alla caduta dei Talebani, vieneaccolta a casa Khan e diventa la figlia bionda del libraio di Kabul. Ètestimone di amori proibiti, di matrimoni combinati, di reati e punizioni, diribellioni giovanili, e della severità con la quale la società islamica dettaancor oggi i modi in cui ciascuno deve vivere la propria vita.
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  • 4

    Non è solo un romanzo è anche un piccolo reportage, una minuscola candela accesa sul territorio afgano, così poco comprensibile a noi europei. Il romanzo parla della vita della famiglia Khan di Kabul, ...continua

    Non è solo un romanzo è anche un piccolo reportage, una minuscola candela accesa sul territorio afgano, così poco comprensibile a noi europei. Il romanzo parla della vita della famiglia Khan di Kabul, una famiglia che per i canoni afgani vive una condizione agiata e con un livello di istruzione sopra la media. L'autrice descrive i loro sogni, la loro quotidianità, i rapporti gerarchici che regolano la vita familiare e come, in base a queste gerarchie, si interfacciano con un territorio martoriato dalle guerre civili e da regimi disumani e oscurantisti.
    Un romanzo molto interessante, scorrevole e scritto piuttosto bene. Quattro stellette.

    ha scritto il 

  • 5

    Un romanzo ben scritto, che illumina le menti occidentali sulla società afgana e sulla condizione della donna, da leggere e far leggere. I personaggi sono tanti ma ben definiti, l'autrice riesce a far ...continua

    Un romanzo ben scritto, che illumina le menti occidentali sulla società afgana e sulla condizione della donna, da leggere e far leggere. I personaggi sono tanti ma ben definiti, l'autrice riesce a far cogliere al lettore le caratteristiche e le emozioni di tutti.

    ha scritto il 

  • 3

    mi aspettavo tanto di più.

    ed invece è un reportage, nemmeno troppo accurato, della cultura afgana.
    il taglio è assolutamente giornalistico, e non sviluppa empatia con il lettore.
    abbastanza asettico, anche se interessante.
    la ...continua

    ed invece è un reportage, nemmeno troppo accurato, della cultura afgana.
    il taglio è assolutamente giornalistico, e non sviluppa empatia con il lettore.
    abbastanza asettico, anche se interessante.
    la lettura, per me, è risultata soltanto un arricchimento conoscitivo.

    ha scritto il 

  • 4

    Asne Seierstad è una giovane inviata norvegese che recatasi in Afghanistan dopo la caduta dei talebani decide di raccontare al mondo le abitudini e l’intimità della composita famiglia dell’ultimo vend ...continua

    Asne Seierstad è una giovane inviata norvegese che recatasi in Afghanistan dopo la caduta dei talebani decide di raccontare al mondo le abitudini e l’intimità della composita famiglia dell’ultimo venditore di libri rimasto a Kabul che la accoglie a braccia aperte affinché possa scrivere questo libro. Considerata un essere ermafrodito in quanto donna occidentale ha libero accesso al mondo maschile e per questo può viaggiare e uscire di sera tardi, ma allo stesso tempo può vivere a stretto contatto con le donne di Sultan e raccogliere i loro pensieri, segreti, aspirazioni, illusioni e delusioni. Indossa il burka e lo odia esattamente come lo odiano le donne afgane. Assiste ai fervidi preparativi di un matrimonio combinato, ma è anche testimone di racconti di crimini e di punizioni frutto di una severità che la società islamica riserva soprattutto alle donne e questo la fa indignare e arrabbiare come mai le è accaduto prima.

    Questo libro è un resoconto appassionato di una meravigliosa esperienza che Asne ha vissuto immersa in una famiglia islamica che, come l’intero suo paese, guarda al moderno pur restando fermamente legata a retaggi ancestrali per noi occidentali inaccettabili. Osservatrice privilegiata ci ha offerto un capolavoro di emozioni e verità.

    ha scritto il 

  • 4

    E', per me, ogni volta sconcertante, leggere libri come questo in cui mi ritrovo a cercare di capire come, ancora oggi, ci siano "civiltà" che costringono la donna in una realtà allucinante.
    Per quant ...continua

    E', per me, ogni volta sconcertante, leggere libri come questo in cui mi ritrovo a cercare di capire come, ancora oggi, ci siano "civiltà" che costringono la donna in una realtà allucinante.
    Per quanto mi sforzi di essere imparziale, mi ritrovo sempre, immancabilmente ad arrabbiarmi.
    Vien da pensare che solo grazie all'istruzione si possa uscire da un simile baratro e che quest'istruzione debba essere garantita a tutti: "Se istruisci un bambino avrai un uomo istruito.
    Se istruisci una donna avrai una Donna, una famiglia e una società istruita!"
    (Rita Levi Montalcini)

    ha scritto il 

  • 4

    Una giornalista norvegese descrive la vita di una famiglia di Kabul presso cui è stata ospite all'indomani della caduta del regime talebano: un'ospite privilegiata che, in quanto occidentale, nonostan ...continua

    Una giornalista norvegese descrive la vita di una famiglia di Kabul presso cui è stata ospite all'indomani della caduta del regime talebano: un'ospite privilegiata che, in quanto occidentale, nonostante donna ha potuto frequentare anche i maschi, quasi come "un ermafrodito". Non è la tipica famiglia afghana, Sultan Khan è un libraio, quasi un piccolo borghese con idee per certi versi progressiste, ma rigidamente tradizionalista nella vita familiare. E al solito le donne restano vittime del sistema patriarcale e della repressione religiosa. Curioso scoprire che il burka è una "invenzione" relativamente recente e non un retaggio medioevale. Certo è che se la monarchia di Zahir Shah degli anni '70 era poco democratica, i governanti successivi (occupazione sovietica, mujahidin, talebani) hanno ancor più affossato questo martoriato Paese: e ad ogni cambio di regime, la libreria di Sultan ha dovuto subire il rogo dei libri "proibiti".

    ha scritto il 

  • 4

    Un quadro realistico

    Letto anni fa, ne conservo un ottimo ricordo. Si tratta di una realtà toccata con mano, direttamente dalla giornalista-scrittrice ospitata per tre mesi presso un libraio di Kabul appunto. Interessante ...continua

    Letto anni fa, ne conservo un ottimo ricordo. Si tratta di una realtà toccata con mano, direttamente dalla giornalista-scrittrice ospitata per tre mesi presso un libraio di Kabul appunto. Interessante è notare come una medesima situazione possa essere giudicata con diverse prospettive dalla stessa persona, in contesti differenti. La Seierstad infatti è convinta che il libraio sia un uomo realmente illuminato e progressista, che grande impegno ha dedicato al salvataggio di tante opere culturali, la cui perdita avrebbe rappresentato effettivamente un grosso danno. Poi però, al rientro in un contesto sociale opposto, si rende conto di quanto lontano fosse quel mondo, in cui ancora la donna, vittima sottomessa, non ha nessun diritto né facoltà di decidere alcunché. Questo mi ha fatto capire quindi quanto sia facile, vivendo una situazione dall'interno, convincersi che sia "giusto" così, che sia "normale" vivere il quel modo, mentre tutto cambia se cambia il contesto e si sposta verso l'Occidente, con la nostra mentalità lontana anni luce dalla loro, laddove ci è quasi impossibile concepire una società del genere.

    ha scritto il 

  • 0

    Quando l'uomo è ancora una bestia.

    Leggere della condizione della donna ancora in schiavitù si rimane sbalorditi e quasi scioccati. Pensare che ancora possano esistere tali mentalità e comportamenti genera un senso di rabbia perché n ...continua

    Leggere della condizione della donna ancora in schiavitù si rimane sbalorditi e quasi scioccati. Pensare che ancora possano esistere tali mentalità e comportamenti genera un senso di rabbia perché non si riesce a capire come forme di non rispetto,di schiavitù possano risiedere anche all'interno di una grande religione come quella islamica.
    Dove risiede il concetto di Amore di rispetto del prossimo che ogni religione dovrebbe porre in cima ad ogni altro insegnamento?
    Nelle vicende descritte nel libro non si può porre a difesa dell'uomo l'ignoranza culturale perché la famiglia protagonista ha come capo stipite un libraio quindi culturalmente ed economicamente avanzato. Tutto questo genera ancora più stupore pensando come l'egoismo dell'uomo già ben sviluppato in ognuno, se poi viene avallato e sostenuto dalle leggi, si radica così profondamente nell'animo umano tale da passare sopra alla cultura, ai sentimenti più nobili e riuscire a compiere proprie azioni prevaricatorie come azioni normali e viverne contenti, o quasi.
    Un libro da leggere, evitando di non farsi troppo coinvolgere altrimenti si rimane delusi e scoraggiati sulla condizione di vita su questa terra.

    ha scritto il 

  • 4

    Quello che più mi ha colpito di questo libro: l'incapacità delle donne di ribellarsi allo status a cui sono rilegate, ma anche l'incapacità di scegliere, perfino quella di esprimere una semplice opini ...continua

    Quello che più mi ha colpito di questo libro: l'incapacità delle donne di ribellarsi allo status a cui sono rilegate, ma anche l'incapacità di scegliere, perfino quella di esprimere una semplice opinione. Razionalmente capisco che una cultura ben radicata è difficile da modificare soprattutto per quelli che la vivono da sempre, ma comunque rimane un po' la rabbia per la passività a cui le femmine di questo romanzo (Leila in particolare) si rassegnano.

    ha scritto il 

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