Il libro dell'inquietudine

Di

Editore: Newton Compton (Grandi tascabili economici, 540)

4.4
(3441)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 321 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Chi semplificata , Portoghese , Chi tradizionale , Tedesco , Francese , Catalano , Olandese , Ungherese

Isbn-10: 8854117293 | Isbn-13: 9788854117297 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Piero Ceccucci , Orietta Abbati ; Curatore: Piero Ceccucci

Disponibile anche come: eBook , Altri , Copertina rigida

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Filosofia

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Descrizione del libro
Il libro dell’inquietudine di Fernando Pessoa – le centinaia di riflessioni del più celebre eteronimo dell’autore, Bernardo Soares, raccolte in maniera disordinata e “aperta”, in una sorta di “zibaldone” – viene qui pubblicato per la prima volta in una versione inedita, curata dal lusitanista accademico Piero Ceccucci. Tragico, ironico, profondo e irrequieto, Soares riflette sulla vita, sulla morte e sull’anima, ma anche sulle sue memorie più intime e sullo scorrere del tempo, sui colori e le emozioni che egli osserva intorno e dentro di sé. Figura tragica e imprescindibile del nostro Novecento, Soares alias Pessoa scrive del proprio dolore con onestà e con una forza comunicativa che, nonostante l’incredibile delicatezza, riesce a tratti violenta e struggente. Soares il fragile, l’acuto, il silenzioso, abita la vita nei suoi toni più grigi, eppure l’ama come un vizio, come una droga, come una passione a cui non ci si può sottrarre, alla ricerca di un equilibrio perduto che, suo malgrado, non troverà. Un capolavoro della letteratura mondiale.

«Devo scegliere tra cose che detesto – o il sogno, che la mia intelligenza ricusa, o l’azione, che alla mia sensibilità ripugna; l’azione, per la quale non sono nato, o il sogno, per il quale nessuno è nato. Così, siccome detesto entrambi, non scelgo; ma, poiché ad un certo momento, devo sognare o agire, mescolo una cosa con l’altra.»
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  • 5

    Raccontando in Infanzia berlinese intorno al millenovecento le notti in cui, bambino, si svegliava spaventato dalla luce della luna, Walter Benjamin osservò che quella luce non sembrava destinata a qu ...continua

    Raccontando in Infanzia berlinese intorno al millenovecento le notti in cui, bambino, si svegliava spaventato dalla luce della luna, Walter Benjamin osservò che quella luce non sembrava destinata a questa terra, ma a una terra rivale o secondaria. Alla luna, che avendo mancato - come dimostra la sua incostanza - l'appuntamento col corso del tempo ha perduto ogni diritto sul reale, resta la signoria dell'ipotetico: regno minore e perduto che s'intravede in ottobre e negli angoli delle soffitte, e che concede la cittadinanza soltanto agli innocenti (perché ancora non si sono abituati a far coincidere la realtà con la salvezza) e agli sconfitti (perché per sopravvivere devono costringersi a tenere per vero il contrario).
    Durante la notte in cui Álvaro de Campos, su commissione di Fernando Pessoa, levò dalla sua finestra di scapolo in Rua dos Douradores l'Ode à Noite, la luna che Benjamin aveva osservato invadere le stanze della villa di famiglia dominava Lisbona. Mater Dolorosa delle Angosce dei Timidi, Turris Eburnea delle Tristezze dei Disprezzati, la Notte delimita il territorio dell'unica patria di cui Pessoa si riconobbe figlio, e che amò tanto da volersi inventare un esercito di eteronimi per meglio difendere i suoi confini. Imperatori, banchieri e profeti abitano la Realtà nella misura in cui lo servono: rientra nella contabilità del mondo chi, accettando di dichiarare la propria identità, rinuncia a sperare di essere altro da ciò che è. Esclusi dal mezzogiorno dell'esistenza a causa del loro esitare, i timorosi e i nomadi trovano asilo nel Possibile, soglia di tutte le case e vigilia di ogni festa, paese disperato e autunnale in cui a malapena esistono i nomi e che però abbonda di ricamatrici, in quanto non c'è disobbedienza più quieta e perfetta alla tirannia dell'utile che la perfetta inutilità del ricamo. Tra le nebbie e i crocicchi di questo paese incontriamo coloro che hanno voluto ignorare l'esattezza e la concretezza della vita, preferendo alle luci del palcoscenico l'umiltà dell'irreale, e che per questo si sono salvati: Dante Alighieri, esule che si costruì per rancore un aldilà verbale in cui punire i padroni del suo tempo, William Shakespeare, di cui non si sa nemmeno se e quanti fosse, e quel Gesù Cristo che non è stato niente, tanto che la Storia dubita di lui. Insieme a loro stanno i grandi navigatori, i santi e i poeti di tutte le epoche, tutti i non registrati, la grande moltitudine emarginata da coloro che fanno le stime del mondo, bambini senza madre né scuola, apostoli muti che sacrificano la vita sull'altare del sogno per dimostrare che non c'è potere più grande di quello di chi abdica - come la luna - alla pienezza: posso immaginare tutto, confessa intrepido Bernardo Soares, perché non sono niente.

    ha scritto il 

  • 4

    Superbo e faticoso

    Non è facile seguire Pessoa nel suo viaggio in nessun posto, pur descritto in modo sublime. Non è facile neanche essere indifferenti dinanzi ai mille pensieri di un'anima che sceglie coscientemente di ...continua

    Non è facile seguire Pessoa nel suo viaggio in nessun posto, pur descritto in modo sublime. Non è facile neanche essere indifferenti dinanzi ai mille pensieri di un'anima che sceglie coscientemente di estraniarsi dalla vita come la conosciamo per rifugiarsi nel sogno, purché senza riferimenti reali, e nella rinuncia all'azione come scelta. E analizzando al contempo le proprie mille bassezze ed esaltazioni come osservando una cavia nella sua gabbia, che sia una stanza desolata o un ufficio deserto, purché ci sia una finestra e un cielo da fotografare con la mente. Ogni traccia, ogni frammento che ci si fa leggere può esaltare o portare negli inferi, farti sorridere di te stesso o lasciarti da solo di fronte ad un animo incattivito e rassegnato che speravi non ci fosse più. Non consiglierò questo libro a nessuno perché è un'agonia troppo personale, e al tempo stesso so che nel fare i miei conti finali lui c'è già. Senza una meta e senza una risposta, come tutti sapremmo se ci pensassimo davvero.

    "Sapere è uccidere, nella felicità come in tutto. Non sapere, però, è non esistere."

    ha scritto il 

  • 4

    Pessoa e Soares.

    Quando ho acquistato questo libro mi sono chiesto che cosa volesse significare il titolo. Cosa intendeva Pessoa con “Il libro dell’inquietudine”? E più precisamente che cos inquietava lo scrittore por ...continua

    Quando ho acquistato questo libro mi sono chiesto che cosa volesse significare il titolo. Cosa intendeva Pessoa con “Il libro dell’inquietudine”? E più precisamente che cos inquietava lo scrittore portoghese (o in questo caso Bruno Soares)?

    All’inquietudine infatti si possono dare diverse accezioni: preoccupazione, ansia, irrequietezza. E l’inquietudine inoltre può essere mentale ma anche fisica. In questo romanzo, che poi romanzo non è, Bruno Soares affronta tutti questi temi, partendo dal fisico ma concentrandosi principalmente sull’aspetto mentale ed emotivo umano. E un viaggio attraverso le incertezze e le controversie mentali che spesso affliggono ognuno di noi, e lo fanno in tutto il corso della vita.

    In questo romanzo (che poi è uno dei pochi dell’autore portoghese) Pessoa usa un fenomeno letterario chiamato eteronimia, che poi è la sua caratteristica principale, che consiste nel firmare l’opera con un nome diverso. Detto così potrebbe sembrare un semplice pseudonimo, un po’ tipo Hank Chinaski per Bukowski, ed invece c’è una differenza netta tra i due termini. Nello pseudonimo infatti l’autore mantiene i suoi caratteri principali e cambia solo il nome alla fine, mentre nell’eteronimia lo scrittore crea da zero un intero personaggio. Lo scrittore così creato, che viene definito ortonimo, diventa in tutto e per tutto un personaggio a se stante, che può avere anche caratteri personali, emozioni e reazioni completamente diverse e opposte a quelle dello scrittore originale. Così facendo si può creare un personaggio completamente autonomo, che ha una sua “vita” ed esprime pensieri che non debbono per forza essere quelli dello scrittore. Nel corso delle sue opere Pessoa creò diversi ortonimi e forse Bruno Soares è il più famoso tra questi.

    Il libro come detto non è proprio un romanzo quanto una raccolta di pensieri che vengono poi ordinati in ordine cronologico (nell’edizione che ho letto questo riordino è stato fatto da Antonio Tabucchi) ma non hanno tra loto nessun legame logico, a parte il fatto di essere tutti accomunati dall’inquietudine appunto.

    Ma veniamo al dunque, di cosa parlano questi pensieri? Bruno Soares è un anonimo dipendente di un anonimo ufficio di Lisbona che, vagabondando per le vie della capitale portoghese, riflette sulla sua esistenza e su quella delle persone che lo circondano. Diverse cose lo affliggono, soprattutto il tedio. Il tedio lo circonda, e lo fa pensare, e questo pensare lo affligge. E’ quasi soffocato dai suoi pensieri, se ne lamenta, vorrebbe essere un uomo d’azione non di pensiero e questo perché come dice lui “chi più pensa, più ha vissuto”, e chi più ha vissuto più ha sofferto. Pensare lo distrugge, esistere lo affligge, pensa al suicidio ma il non può suicidarsi, e perché? Perché ciò che lo affligge è proprio l’amore per la vita, che quindi non può abbandonare.

    Sarò onesto, non è un libro facile, pur essendo molto corto (circa 280 pagine), e prima di comprarlo avevo letto diverse recensioni che lo consideravano noioso. Forse hanno ragione, anche se ritengo che prima di acquistare un libro bisognerebbe quantomeno informarsi su cosa si sta comprando e questo libro non è mai stato presentato come un thriller…Detto ciò devo fare una considerazione: raramente ho visto affrontare temi così profondi con tale semplicità. Ogni frase fa riflettere. Nessun punto è messo lì a caso. Pessoa era un maestro nello scrivere ed in questa opera lo dimostra in pieno. Certi periodi sono fatti per essere letti e riletti, e fanno riflettere.

    E’ vero che questo libro non è per tutti forse ma se vi piacciono e vi intrigano le riflessioni profonde sulla mente umana e sui vari sentimenti che accompagnano l’uomo nel corso della vita, beh, questo libro è imperdibile.

    “Solo un cosa mi stupisce più della stupidità umana: l’intelligenza che la gente mette in questa stupidità."

    ha scritto il 

  • 5

    esistenzialista

    Straordinario Pessoa nel descrivere con tale precisione e lucidità moti dell'anima che per la stra grande maggioranza delle persone sono difficilissimi anche solo da cogliere in modo semi cosciente ...continua

    Straordinario Pessoa nel descrivere con tale precisione e lucidità moti dell'anima che per la stra grande maggioranza delle persone sono difficilissimi anche solo da cogliere in modo semi cosciente

    ha scritto il 

  • 5

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    Sogno, pensiero, memoria, vita, morte, realtà, sonno, sofferenza, indifferenza, immaginazione, solitudine, dettagli, luce e ombra, volontà, dubbi, dubbi sui dubbi...
    Sono scritti che non si possono de ...continua

    Sogno, pensiero, memoria, vita, morte, realtà, sonno, sofferenza, indifferenza, immaginazione, solitudine, dettagli, luce e ombra, volontà, dubbi, dubbi sui dubbi...
    Sono scritti che non si possono definire. Una qualunque descrizione efficiente esula dalle mie competenze. Tutto ciò che ho letto prima è impallidito.

    Si può spiegare un'anima?

    ha scritto il 

  • 4

    Non si legge certo tutto d'un fiato, incalzati da un intreccio travolgente. Sta tra il diario dell'anima e la poesia in prosa. Di bellezza sconvolgente le descrizioni della pioggia, della luce, delle ...continua

    Non si legge certo tutto d'un fiato, incalzati da un intreccio travolgente. Sta tra il diario dell'anima e la poesia in prosa. Di bellezza sconvolgente le descrizioni della pioggia, della luce, delle stagioni di Lisbona, città che amo e dove ora vorrei tornare per guardarla con occhi diversi.

    ha scritto il 

  • 2

    Da leggere davanti ad un camino o in vasca da bagno fa molto intellettuale... ma la verità è che questo libro tanto è scritto bene, quanto è insostenibile.
    E' un lungo martirio all'interno di quel lab ...continua

    Da leggere davanti ad un camino o in vasca da bagno fa molto intellettuale... ma la verità è che questo libro tanto è scritto bene, quanto è insostenibile.
    E' un lungo martirio all'interno di quel labirinto che è il cervello di Pessoa. E' fantastico, perchè è facile ritrovarsi in molti pensieri e perchè riesce a mettere nero su bianco delle sensazioni spesso difficili da descrivere. Ma che pesantezza... 280 pagine di inconcludente fatica

    ha scritto il 

  • 5

    "Il libro dell'inquietudine". Universale e prezioso.

    Un libro in frammenti. Un diario. Un’autobiografia senza fatti, come la definisce lo stesso Bernardo Soares. Confessioni che vengono dal subconscio, che scaturiscono dalle domande e dalla continua att ...continua

    Un libro in frammenti. Un diario. Un’autobiografia senza fatti, come la definisce lo stesso Bernardo Soares. Confessioni che vengono dal subconscio, che scaturiscono dalle domande e dalla continua attività di indagine che Soares compie su se stesso e su se stesso nel mondo. Da leggere e rileggere.
    La recensione (di questo libro e dei miei libri preferiti di sempre) continua sul canale youtube LaprospettivadellaRana a questo link:
    https://www.youtube.com/watch?v=RcH_qAyFKCQ

    ha scritto il 

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