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Il libro tibetano dei morti

Di

Editore: Newton Compton

3.9
(392)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo

Isbn-10: 8881838206 | Isbn-13: 9788881838202 | Data di pubblicazione: 

Curatore: Namkhai Norbu

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Non-fiction , Philosophy , Religion & Spirituality

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Descrizione del libro
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  • 5

    Schiavitù o libertà?

    Spezzare le catene della rinascita non è cosa semplice soprattutto in vita. La frenesia dell'esistenza e la sua "illusione" ci conduce per sentieri sconnessi e ci impone spesso decisioni che conducono a tornare sulla Terra per ricominciare il ciclo di sofferenze.
    Il "Libro Tibetano dei Mort ...continua

    Spezzare le catene della rinascita non è cosa semplice soprattutto in vita. La frenesia dell'esistenza e la sua "illusione" ci conduce per sentieri sconnessi e ci impone spesso decisioni che conducono a tornare sulla Terra per ricominciare il ciclo di sofferenze.
    Il "Libro Tibetano dei Morti" è diviso in tre parti. La prima narra gli avvenimenti psichici della morte. La seconda si occupa dello stato di sogno che subentra durante la morte definitiva. La terza riguarda l'inizio dell'impulso alla nascita.
    Così il Bardo Todol vuole essere una guida per il defunto verso l'annullamento del karma. Insegna alla nostra anima come non rientrare nel vortice dell'"eterno ritorno". Infatti, poiché il karma prende forma dalle nostre azioni e i nostri pensieri, allo stesso modo, possiamo scegliere se rinascere oppure se rientrare nell'Uno. Potremo dire, in definitiva, che da noi stessi dipende la nostra libertà oppure la nostra prigione.

    ha scritto il 

  • 5

    Una lettura molto interesssante per chi vuole approfondire alcuni temi della cultura buddista tibetana: Capire come "gestire" il passaggio da questa vita a ... quella successiva .... interessante valutare come il tema viene afforntato nelle diverse culture .... o forse alla fine non così diverse ...continua

    Una lettura molto interesssante per chi vuole approfondire alcuni temi della cultura buddista tibetana: Capire come "gestire" il passaggio da questa vita a ... quella successiva .... interessante valutare come il tema viene afforntato nelle diverse culture .... o forse alla fine non così diverse ....

    ha scritto il 

  • 5

    Nel pronfondo oceano dell'anima

    Per recensire questo libro occorre fare delle precisazioni.

    Il Bardo Thodol è un libro tibetano antico, che contiene le istruzioni per il moribondo che gli vengono recitate all'orecchio nel momento del trapasso.
    Il libro fu tenuto segreto fino agli inizi del XX secolo, poi nel 1917 f ...continua

    Per recensire questo libro occorre fare delle precisazioni.

    Il Bardo Thodol è un libro tibetano antico, che contiene le istruzioni per il moribondo che gli vengono recitate all'orecchio nel momento del trapasso.
    Il libro fu tenuto segreto fino agli inizi del XX secolo, poi nel 1917 fu scoperto da un viaggiatore inglese e tradotto nel 1927 dopo lunghi anni di lavoro. Attualmente se ne trovano edizioni in tutte le lingue.
    Per il buddismo e l'induismo, l'ultimo pensiero al momento della morte determina il carattere della successiva incarnazione. La scelta del nuovo grembo per rinascere, il Kamaloka, si basa sui desideri insoddisfatti ereditati dalle vite precedenti.
    Per comprendere il testo bisogna considerare che il Buddismo considera scopo primario dell’uomo raggiungere l’Illuminazione, cioè la piena coscienza dell’irrealtà del mondo sensibile e quindi anche del proprio io.
    Secondo i buddisti tibetani dopo la morte, l'anima, staccandosi dal corpo fisico, viene sottoposta ad una profonda e potente purificazione
    La recita del Bardo Thodol al morente, è un tentativo di fargli raggiungere l’illuminazione mentre si trova nello stato di Bardo, cioè nell'intervallo di tempo che precede una nuova rinascita.
    Il morente, quindi, percorre gli stati bardo, cioè le fasi attraverso le quali la situazione precedente e il procedere dell'anima sono messi a confronto con il karma passato, quale presupposto per la scelta del nuovo grembo per la reincarnazione. Le descrizioni dei bardo, formano, appunto, la base del Libro tibetano dei morti.

    Nella stragrande maggioranza dei casi questo scopo non viene raggiunto, ma, come effetto secondario, si può far ottenere al morente una buona rinascita, come essere umano dotato di quelle qualità intellettuali che potrebbero consentirgli di raggiungere l’illuminazione nella nuova vita.
    Tutto questo succede nei quarantanove giorni successivi alla morte fisica. Quelli della cosiddetta "esistenza intermedia". Il libro è abbastanza crudo, non addolcisce nessun dettaglio. Ma al fondo c'è la convinzione del buddismo tibetano che tutto è "maja", cioè illusione. E questa consapevolezza aiuta a sopportare anche le cose più orrende.
    L’insegnamento fondamentale che il Bardo Thodol dà al morente è che tutte le visioni che gli appariranno sono solo proiezioni della sua mente e che quindi egli deve assolutamente evitare di esserne attirato.

    Queste fasi, secondo A. T. Mann, nel suo libro Gli elementi della reincarnazione, "le fasi bardo sono state studiate anche da molti moderni psicoterapeuti, perchè danno all'anima , una guida dopo la morte, ma simboleggiano pure importanti processi psichici durante la vita".
    Chi non si è mai chiesto cosa accade dopo la morte? Indipendentemente dalla propria fede religiosa, da che mondo è mondo, ogni uomo se lo chiede ed ogni uomo ha timore, a volte terrore, al sol pensiero della morte.
    he cosa succede quando si muore? Dove si va? Che cos'è e com'è l'Aldilà? Sono queste le domande alle quali il libro tibetano cerca di rispondere, o meglio, le riposte le troverete, poi, dentro di voi.
    Io ho trovato questo libro inquietante e illuminante al contempo. Leggerlo, mi ha dapprima portato in profondità inesplorate e poi, pian piano, col prosieguo della lettura, mi ha fatto riemergere a pelo d'acqua, portando alla consapevolezza tutte le mie paure inerenti la morte, e ho respirato una sorta di placida tranquillità interiore.
    E' un libro che mi sento di consigliare, perchè apre la mente verso prospettive sulle quali, noi "pensatori occidentali", non ci soffermiamo quasi mai. E sulle quali, invece, dovremmo riflettere, imprimerle in ogni cellula per vivere questa vita [e, chissà, le prossime] con piena consapevolezza.

    Riporto un brano tratto dal libro e di seguito una citazione:

    "Figlio di nobile famiglia , si sono finora presentati sulla pericolosa
    strada del bardo le divinità pacifiche, non hai riconosciuto le
    proiezioni della tua mente, il tuo karma negativo è molto forte. Ora
    appariranno le cinquantotto divinità infuriate, fiammeggianti, bevitrici
    di sangue. Sarai sopraffatto da un’intensa paura e riconoscerle ti sarà
    più difficile. Ma se arrivi a riconoscerle anche un poco la liberazione
    sarà facile perché col sorgere di queste terribile paure la mente non ha
    tempo di distrarsi e si concentra a fondo."
    - Tratto da Il libro dei morti tibetano

    A un certo punto comprenderai che sei morto. Penserai: «Sono morto, che debbo fare?», e ti sentirai miserabile come un pesce fuor d'acqua su tizzoni ardenti. La tua coscienza, non avendo nessun oggetto su cui soffermarsi, sarà simile a una piuma trasportata dal vento, che cavalca il cavallo del soffio.
    Ti prenderà un forsennato desiderio per le esperienze sensoriali che ricordi di aver avuto nel passato, e che non puoi più avere a causa della perdita del corpo. Il desiderio di rinascita diventerà sempre più impellente, un vero tormento. Questo desiderio ti torturerà, lo avvertirai come una sete che ti brucerà la gola come se stessi vagando, tormentato, in un deserto di sabbia bollente. (citato in Piergiorgio Odifreddi, Il Vangelo secondo la Scienza. Le religioni alla prova del nove, Einaudi, 2008.)--->fonte Wikipedia

    altri approfondimenti li trovate qui http://lalocandadeilibri.blogspot.it/2012/10/31-ho-letto-il-libro-dei-morti-tibetano.html

    ha scritto il 

  • 4

    Mi è "arrivato addosso" in occasione di un funerale: karmico... E' un mantra perfetto nello sgomento che la morte procura, ma anche fonte di riflessione sulla maniera distratta con cui conduciamo le nostre vite. "Figlio di nobile famiglia, ascolta senza distrarti..."

    ha scritto il 

  • 4

    "... Le azioni compiute non vanno distrutte neppure in centinaia di anni cosmici: ma quando ci siano le cause concomitanti e sia giunto il tempo propizio, portano i loro frutti ai mortali ..."

    ha scritto il 

  • 4

    Bravo, stavolta, Pincherle

    Il caro Mario, che nei suoi libri dove parla di piramidi e quant'altro parte sempre (e spesso fastidiosamente, per me) per la tangente, qui non può farlo. Il libro tibetano dei morti è un'opera essenziale per chiunque, che si creda o no nella reincarnazione, offre davvero tantissimi spunti di rif ...continua

    Il caro Mario, che nei suoi libri dove parla di piramidi e quant'altro parte sempre (e spesso fastidiosamente, per me) per la tangente, qui non può farlo. Il libro tibetano dei morti è un'opera essenziale per chiunque, che si creda o no nella reincarnazione, offre davvero tantissimi spunti di riflessione. Lo consiglio a chi vuole avvicinarsi a questo libro sacro in maniera diciamo indolore, anche se non è una lettura comunque semplice. Per chi volesse fare passi in più, consiglio l'edizione integrale del Libro Tibetano dei Morti, 2011 Oscar Mondadori

    ha scritto il 

  • 5

    Il libro tibetano dei morti

    Questo testo é stato scritto per essere sussurrato - se possibile da un Maestro, o da un iniziato, o almeno da un monaco pienamente ordinato, altrimenti da chiunque sia animato da buone intenzioni - nell'orecchio del moribondo, o di chi é morto da poco (la sua coscienza, per un po' di tempo, r ...continua

    Questo testo é stato scritto per essere sussurrato - se possibile da un Maestro, o da un iniziato, o almeno da un monaco pienamente ordinato, altrimenti da chiunque sia animato da buone intenzioni - nell'orecchio del moribondo, o di chi é morto da poco (la sua coscienza, per un po' di tempo, rimane nelle vicinanze del corpo, e percepisce ciò che accade intorno al cadavere...) Il moribondo, o il morto, vengono messi in guardia dall'identificarsi nelle visioni che avranno di lì a poco, o che stanno già sperimentando in quel momento. Tali visioni vengono descritte dettagliatamente, con il ricorrente avvertimento che suona più o meno così: "Ricorda, o Figlio di Nobile Lignaggio: ciò che vedi, ascolti, senti, non é reale! E' il frutto impermanente del tuo karma passato. Rimani calmo, e osserva tutto ciò che ti viene incontro, con la consapevolezza che si tratta di una proiezione della tua mente".
    Coloro che, in vita, si sono lungamente e proficuamente esercitati meditando sulla vita e sulla morte, e sugli stadi successivi dell'esperienza post-mortem, sapranno dimorare a lungo nel Primo Bardo, in totale unione con l'energia della Chiara Luce... Per tutti gli altri, la percezione diretta di Chiara Luce risulterà insostenibile, e saranno quindi immediatamente 'trasportati' nel Secondo Bardo, il Regno delle Visioni: quelle Pacifiche, tanto più presenti nel Bardo di chi ha praticato Compassione, Saggezza e Generosità, e quelle Irate, o Paurose, tanto più presenti nel Bardo di chi non ha saputo liberarsi dai Tre Veleni: Odio, Ignoranza, Attaccamento...
    Che crediate oppure no che si tratti effettivamente di ciò che tutti sperimenteremo prima o dopo, da morti, penso che leggere almeno una parte di questo testo, sospendendo il giudizio, possa essere un'esperienza molto utile. Anche perché le 'istruzioni per l'uso' sono, a mio modo di vedere, una guida efficacissima per non identificarsi, e non lasciarsi fuorviare, dalle Visioni Attraenti o Repellenti che ci condizionano continuamente nella Vita di tutti i giorni...
    Qualcuno, infinitamente più qualificato di me, spiega che la nostra Coscienza Ordinaria - quella duale, che suddivide tutto in Bene e Male, Buono e Cattivo, Amico e Nemico - non percepisce la Realtà quale essa é, bensì una proiezione distorta, e come tale illusoria, generata dal nostro modo di pensare, di vedere, di sentire.
    In questo senso, noi non siamo spettatori di una realtà, ma Creatori della Nostra Realtà.
    Per nostra fortuna, in noi dimora simultaneamente un livello di Coscienza più ampio. Infinitamente, più ampio.
    A ciascuno di noi la Responsabilità di scegliere chi stare a sentire: l'Ego Allucinato, convinto di essere 'un frammento isolato in un universo ostile', oppure l'Io, permanentemente sveglio nella percezione del nostro essere frammento di Luce e di Energia, parte minuscola, ma unica e preziosa, di un universo vasto e misterioso...

    ha scritto il 

  • 5

    Che si fa arrivati al capolinea? Che significa imparare a nuotare?

    Il titolo esatto sembra non essere il libro tibetano dei morti ma Il grande libro della liberazione naturale attraverso la comprensione nello stato intermedio, che a sua volta fa parte di un'opera più ampia dal titolo Il profondo insegnamento della liberazione naturale attraverso la contemplazion ...continua

    Il titolo esatto sembra non essere il libro tibetano dei morti ma Il grande libro della liberazione naturale attraverso la comprensione nello stato intermedio, che a sua volta fa parte di un'opera più ampia dal titolo Il profondo insegnamento della liberazione naturale attraverso la contemplazione delle divinità di buddha miti e feroci. A me sembra che questa sia la migliore edizione tra quelle circolanti in giro sul Libro tibetano dei morti. Il curatore è autorevole ed è stato in questo mese di settembre 2010 in Italia. Parlo di Robert A.F. Thurman, docente di studi indo-tibetani e amico personale del Dalai Lama. Non è un libro che si possa definire buddista. Mi vado convincendo che forse è il testo di letteratura più importante al mondo mai scritto. Spiega molto bene il continuum tra prima della vita, la vita, la morte, il dopo morte e di nuovo la vita. Chiarisce con precisione cosa accade alla morte, il suo processo e l'importanza del lasciare andare. Me ne sto occupando con un atteggiamento diverso solo ora, penso in ritardo, e ritengo che debba forzarmi ad assimilarlo a memoria, vedendolo e sentendolo. Sarebbe utile avere una edizione critica che non esiste tuttora. Si parla di venti, canali, gocce, c'è una descrizione energetica grossolana, sottile e ultrasottile molto sofisticata, cronaca di psiconauti che in stato di piena consapevolezza sono tornati dal Grande Viaggio e hanno lasciato la loro testimonianza. Ci si può fidare della loro esperienza? Spiegarlo mi risulterebbe molto arduo, ma penso di sì. Vale la pena leggerlo con la massima attenzione e rispetto, avendo cura del testo. Si sente il grande amore che Thurman vi ha messo in questa edizione.

    A mio parere il Bardo efficace si riferisce alle forme focalizzate nella consapevolezza implosiva appena successiva alla morte. La serenità è indispensabile a questo processo. Non posso entrare adesso in dettagli. Ma è il momento energetico - perchè a mio parere s'incomincia a capire che si tratta di una fisica del DNA - nel quale la capacità di navigare il magnetismo in un sogno lucido è fondamentale. La coerenza elettrica dell'effetto di campo del cuore e delle ghiandole che svolta nella morte è essenziale nel determinare quale magnetismo biologico (la memoria dell'anima, cioè l'informazione) può accellerare verso la velocità della luce nella perfetta compressione ricorsiva del DNA. In questo caso la memoria viene trasferita in blocco. Quando non è così, l'informazione del DNA va in decoerenza e viene assorbito in un onda sinusoidale o una lunghezza d'onda di nota pura fra molte, che può contenere tutto ciò che vive o vibra e può separarsi successivamente in onde sinusoidali di singole note musicali. La kundalini stessa rappresenta un pò tutto questo processo, come impronta a microonde e ultravioletto e infrarosso, con armomiche misurabili nelle frequenze basse.

    Quando la coscienza grossolana si dissolve in luminiscenza ciò dovrebbe forse corrispondere al primo decadimento nell'intensità della tonica che avviene sotto forma di immagine residua (33 modelli istintivi associati al desiderio). La saggezza dello specchio (che è l'energia prodotta dalla trasformazione dell'illusione) si dissolve e le forme divengono più indeterminate.. La vista si deteriora e le immagini diventano sfocate. A poco a poco la saggezza dell'equilibrio (che è l'energia dell'attaccamento) si dissipa e le sensazioni svaniscono. Percettivamente dovrebbe esserci una ricapitolazione del mondo dei desideri senza più desiderarli. Il secondo decadimento avviene sotto forma di frazionamento, che produce armoniche e sovratoni molto più bassi, i quali, nella parte alta dello spettro si manifestano come onde sonore. Udiamo letteralmente i pensieri che circolano nell'ambiente; nella parte mediana dello spettro si manifestano sotto forma di fenomeni di inversione temporale che producono speciali campi locali nella gamma che va dall'idrogeno al sodio. Ciò che possiamo percepire in rapida successione è il discorso uditivo della nostra esistenza. Alla fine sarà dissolto il senso dell'udito quando nella parte più alta dello spettro le onde sonore si manifestano sotto forma di sistemi trasmissibili attraverso il vuoto, in assenza di qualunque mezzo eccetto quello elettromagnetico. Si perde l'olfatto. Il terzo decadimento è un'apparente degerazione della forma, dovuto a un ritardo delle toniche. Viene quindi dissolto l'elemento aria e quindi il senso dello spazio. Ci abbondonanano tatto e gusto. Con il quarto decadimento vi è una perdita totale di energia che abbandona definitivamente il corpo e che sfuma nell'oscurità. Qui accade il dissolvimento del senso della mente.

    Se si sarà formato un Corpo delle Abitudini...

    1)i fenomeni sono illusioni); 2) Non avere nè attrazione né repulsione; le mie abitudini apprese (habitus) mi farano procedere e garantiranno che io giungerò dove è necessario che arrivi. L'apprendimento incoraggia nuove abitudini iscrivendolo nel continuun spazio-temporale. Ciò che è appreso non è perduto. Così è possibile la trasformazione. S'incamerano nuove esperienze quando Apprendere è il termine adatto agli atti soggettivi operati di fronte all'oggettività del problema (Idea), mentre sapere designa soltanto la generalità del concetto o il tranquillo possesso di una regola di soluzione. Apprendere è penetrare nell'universale dei rapporti che costituiscono l'Idea e nelle singolarità che corrispondono loro. Imparare a nuotare consiste nel coniugare punti particolari del nostro corpo con i punti singolari dell'Idea oggettiva, per formare un campo problematico. Tale coniugazione determina in noi una soglia di coscienza al cui livello i nostri atti reali si adattano alle nostre percezioni delle relazioni reali dell'oggetto. Ma le Idee che sono un problema, sono gli elementi ultimi della natura e nello stesso tempo l'oggetto subliminale delle piccole percezioni, quindi l'apprendere passa sempre attraverso l'inconscio, si svolge sempre nell'inconscio, stabilendo tra la natura e lo spirito il legame di una profonda complicità. L'apprendista che vuole cogliere il senso del suo destino (la sua destinazione) deve quindi innalzare ogni facoltà all'esercizio trascendente e cercare di far nascere nella sensibilità quella seconda potenza che coglie ciò che può essere soltanto sentito. Si chiama educazione dei sensi. Apprendere il Bardo è allora il più problematico dei movimenti trascendentali dell'anima. Platone lo ha chiarito nella forma della reminiscenza, introducendo il tempo nel pensiero, non come tempo empirico (il pensiero che prende tempo) ma come tempo del pensiero puro (il tempo prende il pensiero) che subordina il pensiero alla forma mitica della somiglianza e dell'identità. Il Bardo invece ci conduce a un pensiero senza immagine (l'oscurità prima della chiara luce) che sembra condurci a una Differenza Infinita.

    Nell'Eterno Ritorno vi saranno allora gradi diversi di individuazione in funzione di come le espressioni prime e seconde in un contesto metafisico mettono insieme le rappresentazioni? Ciò che si ripete non può mai essere l'eguale? p.s. sotto il profilo espressivo l'oggetto della rappresentazione indica con qualcosa qualcos'altro. Questo è quello - questo è nient'altro che quello... (Brhad-Aranyaka-Unpanisad)

    ha scritto il