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Il limbo delle fantasticazioni

Di

Editore: Quodlibet (Compagnia extra, 11)

4.0
(86)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 147 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8874622740 | Isbn-13: 9788874622740 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

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Descrizione del libro
Com'è che uno si mette a dipingere o a scrivere? Cosa spera da questo l'umanità? E l'arte? Questa parola così pomposa che promette un pezzo di eternità? Forse dovrebbe essere piuttosto un umile cosa, una forma tra le tante di maniacalità. Forse.
Questo libro tratta di tali questioni: di come possa essere un guaio fare carriera nell'arte, e di come al contrario possa essere benefica la libera attività di fantasticazione; di come un buon romanzo cresca come cresce il pattume; se gli angeli potrebbero essere dei romanzieri (ma sembra di no), e da dove prendono i critici la loro autorità (non si sa); del perchè l'incendio sia il destino degli zombi e dei libri; dell'uso dei numeri in letteratura; e poi il comico, che cosa sia, detto qui per la prima volta comicamente, come tutto il libro d'altronde, che sarebbe un serio trattato di filosofia se non fosse un trattato comico e un modo inusuale di narrativa.
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  • 4

    Cose allotrie e incompossibili. (p. 105)

    "Ci sono a questo mondo esseri che si disperano della freccia del tempo, e se nello spazio possiamo andare e tornare, nel tempo andiamo avanti ma non si ritorna all'indietro, cosa agghiacciante; tutto ciò che è stato è perduto, e ci sono esseri che perciò si disperano professionalmente, ad esempi ...continua

    "Ci sono a questo mondo esseri che si disperano della freccia del tempo, e se nello spazio possiamo andare e tornare, nel tempo andiamo avanti ma non si ritorna all'indietro, cosa agghiacciante; tutto ciò che è stato è perduto, e ci sono esseri che perciò si disperano professionalmente, ad esempio pittori e colleghi d'arte." (p. 65)

    ha scritto il 

  • 5

    Uno scrittore

    Uno scrittore che tratta di cosa è l'arte, cosa è la letteratura e cosa è la critica letteraria. Ma in modo arguto e diverso dai soliti sproloqui che si leggono su questi triti temi:


    "Se potessi legiferare, decreterei che la questione dell'arte sia d'ora in poi trascurata, e che la cosidde ...continua

    Uno scrittore che tratta di cosa è l'arte, cosa è la letteratura e cosa è la critica letteraria. Ma in modo arguto e diverso dai soliti sproloqui che si leggono su questi triti temi:

    "Se potessi legiferare, decreterei che la questione dell'arte sia d'ora in poi trascurata, e che la cosiddetta letteratura coi suoi generi (poesia, romanzo eccetera), le sue figure (l'autore, l'opera, l'Opera Omnia), con la sua organizzazione di giudici, la sua rete di promozione, le sue teorie (e la domanda tipica: che cos'è la letteratura?) decreterei che la letteratura sia un caso particolare, piccolo (anche se supponente e aggressivo), del più vasto, vastissimo e libero limbo delle fantasticazioni. Dico limbo perché, come si sa, nel limbo sostavano i non battezzati; e dico fantasticazioni per sottrarre le scritture all'apparato ministeriale della letteratura". (26)

    Ho amato molto anche la giusta collocazione della critica letteraria: "Tutta questa concezione aveva peso sull'apparato di apprezzamento e sull'idea che ci si faceva di un'opera, alimentando la chiacchiera di accoglienza di un'opera; in parte influiva sull'autore, cioè sull'idea che l'autore aveva di sé e del suo lavoro. Ma la produzione di scritture è per fortuna anche in una certa misura indipendente dalla loro teorizzazione." (44)

    Da incorniciare anche la riflessione sull'intertestualità:

    "Va detto però che la ritirata dalla retorica lascia molte abitudini. Una di queste è l'esercizio di ricerca intertestuale dei filologi. I quali continuano a trattare i testi come fossero una somma di citazioni. E trovare che una frase è già stata scritta uguale o simile o appena un po' somigliante da qualche altro autore, sembra dia grande soddisfazione, sembra sia il compito importantissimo della moderna filologia, e l'oggetto principale della cosiddetta ricerca scientifica. Questo lavoro da un lato scopre l'ovvio: che un autore nella sua vita ha letto tante frasi, e alcune (involontariamente oppure con godimento) gli vien da ripeterle. Ma bisognerebbe aggiungere che l'autore ha letto probabilmente mille altre cose al di fuori della letteratura, anche cosa banali come un orario ferroviario o le istruzioni per l'uso di un forno a microonde [...] Seconda obiezione: un autore può restare impressionato da un altro autore, e proprio per ciò voler fare diverso, e tutto quello che l'altro ha detto o avrebbe potuto dire, evita accuratamente di dirlo; e si può dire che in questo caso l'influenza è enorme, ma non lascia traccia, perché uno solo è il modo di fare uguale, ma infinite le forme diverse." (43)

    Ho trovato deliziosa poi la definzione di cosa è arte, e dunque cosa è letteratura. Cavazzoni sostiene che l'arte è sempre un tentativo di duplicazione da una soggettiva personale. E per spiegarlo fa l'esempio del pittore che va in campagna a riprodurre una particolare mattina di brina in campagna. Al termine della lunga descrizione, Cavazzoni conclude: "In verità il pittore, specie se è un pittore anonimo e ignoto, è preso di tanto in tanto dallo spavento del nulla, che tutto corra verso il nulla, lui compreso, il condominio e sua moglie compresi, ma anche purtroppo quella mattina di brina mattutina sulle colline; e lui vorrebbe porci rimedio. Questa faccenda della duplicazione nasce da qui, checché se ne dica." (67).

    E' proprio così: l'arte nasce dalla voglia di duplicare le cose, di fermare il tempo, di lasciare una traccia, di impedire - puerilmente - che una particolare mattina di brina in campagna passi e venga dimenticata per sempre.

    ha scritto il 

  • 4

    Lo scritto iniziale, "Il grande limbo delle fantasticazioni", e lo stile di Cavazzoni valgono come un micro-trattato di estetica.


    "Apro un libro di Alberto Moravia e leggo le prime parole: Entrò Carla…, e già sono propenso a pensare che è un’opera d’arte, perché nessuno altrimenti s ...continua

    Lo scritto iniziale, "Il grande limbo delle fantasticazioni", e lo stile di Cavazzoni valgono come un micro-trattato di estetica.

    "Apro un libro di Alberto Moravia e leggo le prime parole: Entrò Carla…, e già sono propenso a pensare che è un’opera d’arte, perché nessuno altrimenti si permetterebbe di nominarmi questa signorina che non conosco senza dirmi almeno il cognome e darmi qualche riferimento anagrafico e che motivo ha questo tale Alberto Moravia (che tra l’altro per la verità si chiamava Alberto Pincherle, ma facciamo finta di niente), che motivo ha di pensare che io mi possa interessare ad una tal Carla nota a lui solo, e al fatto che entri; come se entrare da una porta fosse chissà che cosa, anzi fosse un evento così importante da usare il passato remoto, entrò Carla
    [...] ma lui, questo Moravia, è in realtà là da solo a casa sua che fa finta di aver gente che entra e esce, e che tra questi ci sia anche una Carla, mentr’invece al massimo c’è Elsa Morante che gli circola attorno con la sua faccia spenta e l’odore di muffa… che se invece dicesse: Entrò Elsa Morante, un lettore subito chiude il libro, e non ne vuole sapere niente dei loro rapporti, perché la prospettiva di una scena sessuale tra Elsa Morante e questo Alberto Moravia (o Pincherle) credo che al 95% della popolazione disgusterebbe; e il 5% restante sono probabilmente erotomani che non s’interessano al fatto che ci sia o no arte, ma a loro va bene anche Elsa Morante, purché sia femmina o siano convinti che da qualche parte lo sia."

    ha scritto il 

  • 4

    non ce la fa proprio cavazzoni a rimanere fermo con la fantasia, e ad ogni pensiero, riflessioni, mini pamphlet che si trova ad ogni capitolo ecco che ci aggiunge il rimando, il particolare, il dettaglio, il sotto-aneddoto e si parte con lui, sorridendo, ghignando, con sorpresa e goduria. e il vi ...continua

    non ce la fa proprio cavazzoni a rimanere fermo con la fantasia, e ad ogni pensiero, riflessioni, mini pamphlet che si trova ad ogni capitolo ecco che ci aggiunge il rimando, il particolare, il dettaglio, il sotto-aneddoto e si parte con lui, sorridendo, ghignando, con sorpresa e goduria. e il viaggio si insuinua nell'arte nella letteratura nel fantastico che elogia in ogni pagina. da leggere quando si è nel limbo perchè se ne esce.

    ha scritto il 

  • 3

    Pochi guizzi, troppa promozione

    I pochi guizzi del libro (i capitoli L'impero telematico e Un artista della scrittura e altre cosette qua e là) sono irrimediabilmente conculcati da una visibile acrimonia (Consigli disinteressati per pubblicare) e - che è peggio - da un ingiustificabile filisteismo (Elogi ...continua

    I pochi guizzi del libro (i capitoli L'impero telematico e Un artista della scrittura e altre cosette qua e là) sono irrimediabilmente conculcati da una visibile acrimonia (Consigli disinteressati per pubblicare) e - che è peggio - da un ingiustificabile filisteismo (Elogio dei principianti).
    La vera e propria caduta di stile è l'autopromozione dei volumi usciti nella collana Compagnia extra (curata dallo stesso Cavazzoni per Quodlibet), della quale Il libro delle fantasticazioni costituisce l'undicesimo volume.

    P.S.: quale proto geniale (umano o informatico che sia) ha diviso a p. 83 "quanto" in qu- anto?
    P.P.S.: il libro è finalista del Premio Castiglioncello 2010: (anche a costo di apparire un trombone che non capisce che ormai il concetto di genere è superato) non si sa a che titolo, visto che non è un libro di narrativa... andrebbe chiesto all'inclita giuria http://costadeglietruschi.info/toscana_mediterranea/bando_premio_letterario_castglioncello.pdf)

    ha scritto il 

  • 4

    Filosofico, se non fosse comico

    << i libri freschi di stampa sono sempre allegri, comei bambini, hanno un odore innocente, di materie prime, ed e' una bellezza annusarli >> molto bello !

    ha scritto il 

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