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Il linguaggio della Dea

Di

Editore: Venexia

4.5
(72)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 390 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8887944628 | Isbn-13: 9788887944624 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri

Genere: Art, Architecture & Photography , History , Social Science

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Descrizione del libro
Il Linguaggio della Dea, pietra miliare dell’archeomitologia, ha rivoluzionato le prospettive sulle origini della nostra cultura. L’autrice è riuscita a ricostruire la civiltà arcaica dell’Europa Antica e a riportare alla luce la presenza centrale del femminile nella storia. I suoi studi spaziano dal neolitico all’età del bronzo. A sostegno delle sue tesi, esamina i reperti, in parte già noti e in parte da lei stessa dissepolti durante i suoi scavi nel bacino del Danubio e nel nord della Grecia, che comprendono un vastissimo repertorio di oltre 2000 manufatti, tutti riprodotti nel volume, mostrando i nessi dimenticati tra il mondo materiale e quello dei miti di una cultura raffinata, la cui genesi è alle radici del patrimonio culturale dell’Occidente. Il Linguaggio della Dea è forse il libro più noto della grande archeologa. Pubblicato per la prima volta nel 1989 negli Stati Uniti, è subito diventato una pietra miliare dell’archeomitologia e ha operato una rivoluzione radicale di prospettiva sulle origini della cultura europea.
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  • 5

    Interessantissimo

    Ne avevo sentito parlare, ne lessi commenti entusiastici un pò dappertutto in cui veniva menzionato, e devo ammettere che è effettivamente un testo fondamentale per (ri)scoprire l'antico passato della vecchia Europa, basato su credenze e valori che solo oggi si stanno lentamente riscoprendo come ...continua

    Ne avevo sentito parlare, ne lessi commenti entusiastici un pò dappertutto in cui veniva menzionato, e devo ammettere che è effettivamente un testo fondamentale per (ri)scoprire l'antico passato della vecchia Europa, basato su credenze e valori che solo oggi si stanno lentamente riscoprendo come validi e veritieri.

    ha scritto il 

  • 4

    Inspiring

    Secondo me la Gimbutas ogni tanto "sbarella" e si lascia trasportare dal sentimento più che dal dato scientifico, ma il suo è indubbiamente un lavoro di analisi e catalogazione prezioso e imponente, che apre ad una nuova visione della religiosità neolitica. Ho patito molto la mancanza di riferime ...continua

    Secondo me la Gimbutas ogni tanto "sbarella" e si lascia trasportare dal sentimento più che dal dato scientifico, ma il suo è indubbiamente un lavoro di analisi e catalogazione prezioso e imponente, che apre ad una nuova visione della religiosità neolitica. Ho patito molto la mancanza di riferimenti bibliografici puntuali, ma non so quanto questo sia imputabile all'autrice e quanto all'editore, trattandosi comunque di un'opera divulgativa.

    ha scritto il 

  • 5

    Bellissimo libro, anche se indubbiamente bisogna essere appassionati del genere per poterlo apprezzare al 100%.
    E' un viaggio dai tempi antichi ai giorni nostri, iconografico e folklorico, alla ricerca dei volti e dei messaggi della Dea Madre in tutte le sue forme.
    La Gimbutas è capace di farsi ...continua

    Bellissimo libro, anche se indubbiamente bisogna essere appassionati del genere per poterlo apprezzare al 100%. E' un viaggio dai tempi antichi ai giorni nostri, iconografico e folklorico, alla ricerca dei volti e dei messaggi della Dea Madre in tutte le sue forme. La Gimbutas è capace di farsi comprendere anche da un pubblico poco esperto in materia archeologica, il che per me è stato fondamentale visto che a proposito ho una buona ma pur sempre scolastica infarinatura.

    ha scritto il 

  • 4

    Questo libro è un lascito preziosissimo della grandissima Gimbutas. Su pochissime cose mi sono trovata in disaccordo con quanto ha scritto e non sto a citarle perché non interferiscono assolutamente col tema centrale dell’opera.
    Prima dell’arrivo della cultura indoeuropea, il mondo era donna. La ...continua

    Questo libro è un lascito preziosissimo della grandissima Gimbutas. Su pochissime cose mi sono trovata in disaccordo con quanto ha scritto e non sto a citarle perché non interferiscono assolutamente col tema centrale dell’opera. Prima dell’arrivo della cultura indoeuropea, il mondo era donna. La Grande Dea era la figura che dava un volto, un aspetto a tutto ciò che è la vita: un ciclo eterno di nascita, morte e rigenerazione, dove non esiste la distinzione tra ciò che è buono e ciò che è cattivo, semplicemente perché la Natura è fatta così. Questa visione del mondo e questa spiritualità venivano codificate in una serie di immagini, di forme e di simboli che costituiscono il linguaggio della Dea e che gli antichi riportavano sulle pareti di templi, di grotte, di tombe e su oggetti rituali, ma anche su utensili usati nella vita di tutti i giorni. “Si circondavano” della Dea anche nella quotidianità, a dimostrazione del fatto che il microcosmo della casa e della città era lo specchio del macrocosmo dell’universo, dove la Dea permea ogni cosa. La Gimbutas ha descritto e spiegato l’essenza e il significato del linguaggio della Dea (con interessantissimi riferimenti alle tradizioni derivate e sopravvissute, compresa quella cristiana) non sottoforma di saggio, ma attraverso l’analisi iconologica e iconografica di moltissimi manufatti. La studiosa li ha suddivisi in categorie corrispondenti ai capitoli, in base ai segni e alle figure presenti su di essi (spirali, cerchi, coppelle, animali ecc.). Tutti questi simboli sono ricondotti, a loro volta, ai tre volti principali della Dea: la “datrice-di-vita”, la “reggitrice-di-morte” e la “rigeneratrice”. Quando subentrò la cultura patriarcale, il linguaggio della Dea venne assimilato gradualmente dai nuovi arrivati e la divinità femminile finì subordinata agli dei maschili. L’essenza originaria si disgregò in tante dee, ognuna delle quali rappresentava uno dei tanti aspetti della Grande Madre. Fu la cultura patriarcale a erotizzare le nuove dee, poiché esse diventarono mogli, madri e figlie del Dio. Il fatto che gli antichi andassero in giro con un piccolo fallo appeso al collo non aveva nulla a che vedere con la visione morbosa e maliziosa che ha il sesso oggi. La Dea rimase, comunque, sempre nella storia umana, come una sorta di cultura sotterranea. Ieri si esprimeva nei culti misterici, oggi la ritroviamo nella figura della Madonna come nelle fiabe. La Dea riuscì a sopravvivere anche alla sua demonizzazione in epoca cristiana. Freud e Jung la “riportarono alla luce” quando dissero che il principio femminino gioca un ruolo importante nel mondo subconscio del sogno e della fantasia. La Gimbutas le ha restituito il suo posto legittimo nella storia dell’uomo.

    ha scritto il 

  • 0

    “Il Linguaggio della Dea”, l’archeomitologia europea

    “Il linguaggio della Dea” (Venexia, 2008) di Marija Gimbutas è stato recentemente ripubblicato con traduzione italiana di Selene Ballerini. Testo fondamentale, che ha reso famosa in tutto il mondo la grande archeologa di origini lituane...


    http://www.ilrecensore.com/wp2/2010/02/il-linguagg ...continua

    “Il linguaggio della Dea” (Venexia, 2008) di Marija Gimbutas è stato recentemente ripubblicato con traduzione italiana di Selene Ballerini. Testo fondamentale, che ha reso famosa in tutto il mondo la grande archeologa di origini lituane...

    http://www.ilrecensore.com/wp2/2010/02/il-linguaggio-della-dea-larcheomitologia-europea/

    ha scritto il 

  • 0

    Una Dea è all’origine del mondo. Marija Gimbutas ha rintracciato i suoi segni a partire dal neolitico (6500 a.C.) all’età del bronzo (3500 a.C.) in tutta Europa, dalle coste del Baltico al Mediterraneo.
    Nascita, morte, trasformazione, sono le tre parole chiave per comprenderne la grandezza. Signo ...continua

    Una Dea è all’origine del mondo. Marija Gimbutas ha rintracciato i suoi segni a partire dal neolitico (6500 a.C.) all’età del bronzo (3500 a.C.) in tutta Europa, dalle coste del Baltico al Mediterraneo. Nascita, morte, trasformazione, sono le tre parole chiave per comprenderne la grandezza. Signora dell’inizio e della fine, governa il processo di rinnovamento che fa della vita una continua rigenerazione. Al tempo stesso trascendente e immanente, la grande Dea si manifesta in forme fisiche. Gimbutas ha catalogato migliaia di reperti archeologici divisi per aree geografiche e per periodi storici. Dal suo lavoro emerge che tra i suoi simboli ci sono la luna, l’acqua, l’orsa, la cerva, la civetta, il serpente, il triangolo, pesce, la scrofa, la rana, la farfalla e molti altri. Dai suoi studi emerge come la sua presenza sia sopravvissuta nella mitologia greca, nel folclore popolare e nelle grandi religioni insieme al culto del Dio padre. Un bel libro, ricco di immagini, da leggere e regalare. Un libro affascinante che ci avvicina a quel luogo sacro dentro di noi, da dove, signore di noi stesse, possiamo avviare il nostro processo di trasformazione personale. Marija Gimbutas (1921-1994), lituana, studiò archeologia, folclore e linguistica alle Università di Kaunus e Vilnius. Fuggita durante l’invasione russa, si laureò nel 1946 all’Università di Tubinga. Nel 1949 si trasferì negli Stati Uniti e iniziò il suo lavoro si esperta di preistoria dell’Europa orientale. Nel 1963 divenne docente di Archeologia all’Università di Los Angeles.

    marinella m.

    ha scritto il 

  • 5

    bibliotecaesoterica.blogspot.com su "Il linguaggio della Dea"

    Il capolavoro della più grande antropologa mai esistita. Questo è il libro che ha ribaltato anni di convinzioni errate basate sull'idea maschilista del divino.
    Un'opera preziosissima in cui l'autrice svela le forme più arcaiche di magia religiosa, le prime immagini della Grande Madre, le basi, in ...continua

    Il capolavoro della più grande antropologa mai esistita. Questo è il libro che ha ribaltato anni di convinzioni errate basate sull'idea maschilista del divino. Un'opera preziosissima in cui l'autrice svela le forme più arcaiche di magia religiosa, le prime immagini della Grande Madre, le basi, insomma, di un sentimento religioso primordiale verso il femminino sacro, che nei secoli cambierà volto tante volte fino a giungere a noi sotto altri nomi, ma pur sempre mantenendo la stessa sostanza.

    ha scritto il 

  • 4

    Tracce indelebili: bisognerebbe solo seguire gli insegnamenti...

    Riscoperto “in seconda fila” mentre cercavo (sapevo che doveva essere nella libreria e non più nelle casse in solaio…)
    Non sono una femminista, premetto, affinché non venga subito catalogata negli archetipi riservati a questa folta schiera di figlie d'Eva. Sono una libertina, forse, sempre a ...continua

    Riscoperto “in seconda fila” mentre cercavo (sapevo che doveva essere nella libreria e non più nelle casse in solaio…)
    Non sono una femminista, premetto, affinché non venga subito catalogata negli archetipi riservati a questa folta schiera di figlie d'Eva. Sono una libertina, forse, sempre a dipendenza dal concetto di giudizio che viene applicato. Ma non importa…
    Questo libro permette non solo di ritrovare i legami con l’antichità, quindi nella storia antica del nostro passato finalmente ritrovare le “tracce”.
    Il pensiero molto coerente dell’archeologa è centrato sulla Divinità Femminile o la "grande Dea" della morte e della rigenerazione; il lettore si addentra nella storia arcaica esposta con maestria sulla base di reperti ritrovati Europa risalenti al 4000 a.C. La visione è diversa dalle precedenti, questa è incentrata sul “femminile”, partendo dal neolitico all’età del bronzo. Miti e leggende si intrecciano in un connubio di particolare bellezza a sostegno dell’importanza di questo culto di venerazione che anche ai tempi nostri (seppure con finalità diverse) viene praticato.

    ha scritto il