Il linguaggio e la mente

Di

Editore: Bollati Boringhieri

3.4
(5)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 292 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8833921085 | Isbn-13: 9788833921082 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: eBook

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    siccome è una raccolta di relazioni contiene parecchie ripetizioni e il tono varia molto, a volte è facilmente accessibile anche per il profano, altre volte diventa troppo tecnico. in ogni caso non mi ...continua

    siccome è una raccolta di relazioni contiene parecchie ripetizioni e il tono varia molto, a volte è facilmente accessibile anche per il profano, altre volte diventa troppo tecnico. in ogni caso non mi sembra assolutamente adatto come introduzione all'argomento. inoltre critica ripetutamente un orientamento che forse 40 anni fa era dominante, mentre adesso sembra diventata dominante la versione di chomsky, che è stata anche spesso volgarizzata e quindi si ha quasi l'impressione di conoscerla già. e del resto chi tramite borges conosce qualcosa delle lingue filosofiche non faticherà molto a capire che la teoria di chomsky, come del resto lui stesso ammette, è molto simile a roba scritta nel settecento. il nucleo, almeno per quel che capisco io, è che il linguaggio ha una struttura logica profonda che sembra già scritta nel cervello prima ancora che inizi l'apprendimento. questa struttura, potentissima ma stringente, è anche l'unica speranza di capire qualcosa della mente attraverso il linguaggio, perchè se questultimo fosse, come qualcuno sosteneva, poco più che l'imitazione di forme udite, non avremmo nessuna possibilità di individuare al di sotto un meccanismo generale.

    nell'ultima parte chomsky cita non ricordo chi, che sosteneva che forse il linguaggio non è nato con la specifica funzione di comunicare, ma prima ancora come sistema di manipolazione di simboli diciamo fine a se stesso, e questo avrebbe consentito il grande balzo evolutivo. e questo mi fa pensare a una cosa che scrissi anni fa, e cioè che secondo me la scrittura è nata prima del linguaggio parlato, se intendiamo il nostro linguaggio, quello evoluto, capace di generare un'infinità di proposizioni significative. e questo perchè la grande potenza del linguaggio, dipendente dalla sua capacità di riferirsi a se stesso, poteva nascere solo in presenza di segni visibili e memorizzabili. in altre parole, perchè nascesse la negazione era necessario che ci fosse un segno di negazione, perchè un linguaggio elementare, capace ad esempio di indicare le cose, non può negarle, nè riferisi a frasi pronunciate in precedenza. e quindi se questo linguaggio, come quello di molti animali, resta com'è, non ci sarà mai una mente capace di vedere il segno e, semmai, di ricavarne un vantaggio. quindi ci vuole il segno, la scrittura, per dire "se", "non", "quello", "quando", etc, e solo con questi segni può nascere la necessità di una mente capace di capirli e quindi l'ambiente adatto a un mutante, che a differenza delle scimmie riesca a dire "quello che ho detto prima". e se uno volesse obiettare che questa è una stronzata perchè c'è un circolo vizioso, si potrebbe rispondere che questa serie di segni, anche se non prodotta dall'uomo, poteva essere prodotta da qualcos'altro, e sarebbe stato comunque un linguaggio. comunque, questa confusa sciocchezza per dire che io senza aver mai letto questa roba avevo immaginato qualcosa di vagamente simile, e non per gloriarmene, che non c'è niente da gloriarsene, ma per lasciare un segno di ciò a me stesso.

    ha scritto il