Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Il lupo della steppa

Di

Editore: CDE su licenza Arnoldo Mondadori

4.1
(5590)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 260 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Portoghese , Spagnolo , Francese , Svedese , Olandese , Finlandese , Sloveno , Greco , Turco , Catalano

Isbn-10: A000027105 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Ervino Pocar

Disponibile anche come: Tascabile economico , Paperback , Altri , Cofanetto

Genere: Fiction & Literature , Philosophy , Social Science

Ti piace Il lupo della steppa?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Ordina per
  • 4

    Nient'altro da aggiungere.

    Per lo più le bestie sono tristi. E quando un uomo è molto triste, non perché ha mal di denti o perché ha perso del denaro ma perché sente a un certo momento come sono le cose, com'è la vita, ed è tr ...continua

    Per lo più le bestie sono tristi. E quando un uomo è molto triste, non perché ha mal di denti o perché ha perso del denaro ma perché sente a un certo momento come sono le cose, com'è la vita, ed è triste per questo, allora assomiglia sempre un po' a una bestia; ha un aspetto triste ma è più bello, più vero del solito. Così sembravi tu, lupo della steppa, la prima volta che ti ho visto.

    ha scritto il 

  • 5

    Chi pretende musica invece di miagolio, gioia invece di divertimento, anima invece di denaro, lavoro invece di attività, passione invece di trastullo, per lui questo bel mondo non é una patria...

    ...continua

    Chi pretende musica invece di miagolio, gioia invece di divertimento, anima invece di denaro, lavoro invece di attività, passione invece di trastullo, per lui questo bel mondo non é una patria...

    ha scritto il 

  • 5

    Recensione di Lunaticamente.com

    Ha suscitato non poco stupore e spesso ho trovato familiarità nel lupo della steppa (anche se familiarità è un termine riduttivo perchè pensavo stesse parlando proprio della sottoscritta).
    Fin da picc ...continua

    Ha suscitato non poco stupore e spesso ho trovato familiarità nel lupo della steppa (anche se familiarità è un termine riduttivo perchè pensavo stesse parlando proprio della sottoscritta).
    Fin da piccoli ci insegnano che la nostra anima è divisa in due: bene e male, bianco e nero, diavolo e acqua santa.
    Siccome il male (rabbia, l'invidia, la golosità.........) non va bene, allora per sopravvivenza e per non sentirci sbagliati, cerchiamo di sopprimerlo nella speranza che un qualche Dio ci assolva dai nostri peccati.
    Quale assurdità...
    Ecco che, ad una certa età o in un momento particoalre di cambiamento, compaiono i disagi, la paura, l'ansia, il panico e il senso perenne di inadeguatezza.
    Più li scacciamo, più questi torneranno con maggiore forza e carica, pronti ad abbattere le barriere.
    Avete mai avuto la sensazione che stesse succedendo qualcosa di pericolosissimo in un momento di assoluta calma?????
    Se la risposta è si allora sappiate che state cercando di sopprimere un qualche lato di voi stessi che vuole venire fuori.
    Veniamo spinti a scappare da noi stessi e cercare risposte al di fuori o, cosa peggio ad isolarci.
    Tutto ciò non è altro che la vita che bussa alle nostre porte e ci chiede di tornare a fare parte di noi.
    (Del resto, i più grandi psicologi non dicono che la depressione, l'ansia e il panico non sono altro che sentimenti repressi??)
    La rinuncia ad un lato del nostro carattere non fa altro che aumentare la nostra sofferenza, ripresentandosi in vesti ben più pesanti e fomentando il lupo della steppa con la costante sensazione di essere soli.
    Questo libro enfatizza il concetto che se i due lati coesistono vige la serenità e al contrario ci sarà una lotta costante al dominio supremo.
    Qui subentra la filosofia orientale di cui Hesse si è cibato per gran parte della sua vita, facendo uscire Erminia come personaggio principale e fondamentale che scatena il caos e rinnova la vita di Harry.
    Lei abbatte il muro che Harry si è creato e in un costante crescendo, fa scoprire ad Harry che non ha solo i due lati uomo/lupo, ma che la sua nima e la nostra anima ha molteplici lati, personaggi e animali e tutti che cercano di coesistere.
    E' più facile accettare i lati positivi di quelli negativi ed ecco che nasce il costante conflitto interno.
    Il lupo della steppa è questo, il lupo della steppa siamo noi, il lupo della steppa è il male dell'uomo da secoli e secoli.
    Tutti i personaggi che compaiono nel libro, dove non solo Erminia è importante e fondamentale per il cambiamento di Harry, ma anche Pablo e Maria e tutte le altre comparse sono importanti quanto lui, semplicemente perchè i personaggi "marginali" non sono altro che la proiezione esterna di un lato che il lupo della steppa ha soppresso e soffocato dentro di se.
    Uccidendo noi stessi (metaforicamente) e ciò che ci siamo cuciti addosso, riusciremo a fare luce al nostro vero io.
    Solo quando saremo disposti, per obbligo o per esigenza, a lasciar uscire e accettare tutti i personaggi insiti in noi riusciremo a vivere con pace e serenità e di conseguenza accettando noi stessi, riusciremo ad accettare il mondo esterno.

    "Benchè la necessità di diventare uomo gli sia più palese che ai borghesi, chiude gli occhi e non vuol rendersi conto che quel disperato attaccamento all'io, quel disperato rifiuto di morire è la via più sicura per arrivare alla morte eterna, mentre il saper morire, il saper spogliarsi e abbandonare l'io alle metamorfosi conduce all'immortalità"

    ha scritto il 

  • 3

    Tra i libri che ho letto di Hesse è di sicuro quello che più mi ha convinto. L'autore affronta con lucidità e cinismo la tematica del doppio: è possibile allo stesso tempo essere un "lupo della steppa ...continua

    Tra i libri che ho letto di Hesse è di sicuro quello che più mi ha convinto. L'autore affronta con lucidità e cinismo la tematica del doppio: è possibile allo stesso tempo essere un "lupo della steppa" (libero, selvaggio, anarchico, in preda agli istinti) e indossare ogni giorno la maschera del buon borghese conforme alle regole della società?
    La scrittura alterna momenti di pura genialità e scorrevolezza, a capitoli stilisticamente lenti e macchinosi (esperienza che ho già avuto in altri romanzi di Hesse).

    ha scritto il 

  • 4

    Titolo: Il lupo della steppa
    Anno di pubblicazione: 1927
    Autore: Hermann Hesse
    Genere: romanzo introspettivo
    Valutazione personale: 4/5

    Opera audace, feroce, scorrevole e densa di significati, sia in ...continua

    Titolo: Il lupo della steppa
    Anno di pubblicazione: 1927
    Autore: Hermann Hesse
    Genere: romanzo introspettivo
    Valutazione personale: 4/5

    Opera audace, feroce, scorrevole e densa di significati, sia in senso oggettivo sia per me che rivedo quivi stampata ogni speranza, ogni pensiero, ogni opinione che ho sempre avuto della vita. Difatti ci sono diverse lontananze tra questo e la mia filosofia di vita, tuttavia rimane fermo il nucleo forte del messaggio di Hesse, una perfetta antitesi tra il mondo del visibile e quello degli "immortali", un mondo retto dalla fede per la Bellezza, per lo spirito delle cose elevate, il mondo della divina sostanza. Il conflitto interiore di Harry Haller, cinquantenne protagonista intellettuale nel momento della profonda crisi spirituale, guarda da un lato alla personalità mite ed educata, quasi affettata, incline ai modi della borghesia (egli stesso è un borghese che vive "a modo"), d'altro lato ai grandi ideali degli immortali, un mondo delle idee composto dai "grandi", un pantheon ideologico del tutto personale in cui Harry Haller costruisce il proprio mondo delle idee. Il mondo delle idee, della musica immortale di Mozart, della letteratura senza tempo di Goethe, l'unica in cui è possibile scorgere la verità, le cose come stanno, senza storpiature della vita mondana e senza il sudiciume della vita borghese così aspramente criticata senza l'uso di mezzi termini; della filosofia platonica, l'unica filosofia che abbia saputo descrivere il concetto della perfezione situata in un aldilà senza tempo, contrapposta al mondo dei "lupi della steppa". Il lupo della steppa - Dissertazione non è che un opuscolo immaginario che il protagonista scopre all'interno del romanzo, ne legge avidamente il contenuto sbalordendosi di quanto quella figura, quel "tipo umano" descritto gli sia tanto somigliante. Dentro Harry Haller convive un lupo della steppa, che digrigna i denti e si indigna di fronte alle ipocrisie e alle sottili menzogne, rappresentazione dell'istinto selvaggio liberatorio da istinti primordiali insiti in ogni uomo, scevro dalle meschinità e dalle piccolezze borghesi; ma questa figura non è sola. Il lupo della steppa difatti non è l'unica controfigura del mite Harry Haller, è solo una delle tante : spicca maestosa in questo volume la teoria delle mille anime, conviventi in ciascuno e occultate da una unità apparente che se spezzata è chiamata pazzia. Colto dal senso di nausea e dalla repulsione per la vita corrotta dalle macchine, dalle nuove melodie provenienti dalle americhe e udite come sporche, frivole, Harry riscopre l'assurdità che l'idea della bipartizione semplificatrice tra "uomo e lupo" possa mai essere veritiera. Si tratta di una grossolana semplificazione, giacché la vita oscilla non fra due ma fra innumerevoli paia di poli. E' possibile divenire uno ricongiungendosi all'infinito, entrando nel mondo degli immortali, i quali sono superpersone, unità superiori all'uomo. Si scorge l'immagine di un protagonista credente e fiducioso, di un Dio superpersona, unità delle unità, in confronto all'uomo che è solo tentativo, ponte di transizione stretto e pericoloso fra natura e spirito, e verso lo spirito lo spinge il suo intimo destino, verso la natura la sua nostalgia. Una teoria stupefacente, romantica per il ricongiungimento, crepuscolare per il senso di angoscia rispetto ai valori perduti, decadente per il forte senso estetico.

    Fornire una analisi completa del romanzo è assai arduo, dal momento che esso appare formato come un sistema di scatole cinesi, costruito su diversi piani di lettura: il piano della profonda introspezione del protagonista, il piano del rapporto tra l'uomo delle mille anime e il resto del mondo così sconosciuto da cui egli è esiliato, il piano dell'incontro con Erminia (controparte e "doppione" del protagonista), guida verso il raggiungimento della guarigione interna, insegnante non solo di come eseguire il foxtrot ma del saper vivere tra i profumi, le frivolezze e le risate della società borghese. Ed ancora, il piano della multiformità dell'uomo, fragile essere composto da tanti Io e apparentemente uniti, trascinato dall'oscillare della corrente del divenire. Il piano storico-attuale che si esprime in una visione quasi divinatoria della preparazione bellica al secondo conflitto mondiale, che scaturisce dal senso di rivalsa e dal fallimento di Weimar, dall'odio e dalla voglia di spargere ancora del sangue, stavolta attraverso la macchina che annienta l'uomo. A questo proposito è la visione di una scena immaginaria in cui gli uomini dalla "trincea" attendono e sparano alle automobili, che distruggono altrimenti. Ancora, la tematica del teatro, inserita in una visione-rivelazione del protagonista e che funge da strumento attraverso cui ottenere la guarigione. Il teatro è il luogo dove una delle nostre anime, che non appaiono tutti i giorni si mostra al nostro pubblico; così Harry Haller si muove nello spazio di questa visione, compiendo azioni in continui mutamenti di scena e ritornando infine alla realtà, ritrovata forse (Hesse sottolinea la volontà di lasciare la libera interpretazione del lettore) una nuova speranza di guarigione dalla volontà del suicidio (il rasoio, sia quello fisico che quello di Ockham, il rasoio morale che il protagonista usa tagliando via qualsiasi cosa sia superflua). Probabilmente Harry Haller non sarà mai abbandonato dal senso di inadeguatezza, tuttavia si sarà scoperto anche un altro, altri dieci, centro, mille altri uomini, dentro il proprio Io, (e questo gli permette così di non sentirsi pazzo, di non sentirsi implodere) un Io unico solo apparente, internamente formato da migliaia di frammenti di cui cerchiamo l'unità.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    La tragedia dell'"homo clausus".

    Anni 20 del XX secolo, Germania. Il Lupo della steppa è l'inno, o meglio, la parabola di quella torsione esistenziale causata dalla Prima Guerra, nella quale tutte le aspirazioni moderniste dei primi ...continua

    Anni 20 del XX secolo, Germania. Il Lupo della steppa è l'inno, o meglio, la parabola di quella torsione esistenziale causata dalla Prima Guerra, nella quale tutte le aspirazioni moderniste dei primi anni del secolo sono evaporate lentamente, nei lunghi anni delle lunghe trincee. Cosa sia veramente successo ai popoli che si sono interfacciati l'uno contro l'altro attraverso il "medium" inedito di un conflitto mondiale, possiamo intravvederlo e conoscerlo con i resoconti di guerra, con i romanzi al fronte, ma questa letteratura 'esplicitamente' di guerra trova un senso solo se accompagnata e completata dai racconti del 'dopo' (Ad esempio J. Roth "La cripta dei cappuccini"). Ecco, Hesse, in questo lavoro, in più occasioni mostra gli effetti perturbanti, di lungo corso, punta il dito sull'orizzonte nuovo aperto con le ferite di guerra. Alle spalle la grande tradizione tedesca, da Mozart a Goethe, dinnanzi la metropoli, il jazz, il grammofono, la radio, il cinema. Il Lupo è solo con tutti, la sua qualità è la separatezza, l'inquietudine, la chiusura narcisistica (infelice) in un quotidiano di 'mediocri eccessi'. La sua steppa è una folla di figure eccentriche, borghesi e proletari - poco conta ormai, nell'appiattimento generale della metropoli post-bellica. Il Lupo nel suo disordine interno è in grado di scorgere al di là del proprio presente una nuova guerra 'da farsi', inevitabile, così come sa con rassegnazione che la grande tradizione tedesca è destinata ad essere ridotta a pretesto, a hobby per colmare di identità un presente anonimo. La steppa sociale in cui vive il Lupo, è luogo di insidie e tentazioni. Nulla di particolare: il massimo che può offrire la metropoli sono rimedi iperstimolanti, danze turbinose, droghe euforiche, insomma la messa in scena di dimensioni parallele che nella loro irrealtà dovrebbero quantomeno ammorbidire il ghigno serio del Lupo. Ma il Lupo è un vero Lupo e la sua risposta sarà davvero agghiacciante - al di là delle menzogne che dichiara il personaggio ai propri spettri inquisitori, in particolar modo al suo beneamato Mozart. Hesse, in sintesi, traccia un quadro perfetto della tragedia dell'homo clausus (Norbert Elias), l'essere umano ripiegato in se stesso, in una vana ricerca di senso che non può essere ri-trovata all'interno di sé ma, semmai, soltanto nella relazione col mondo. Infine, il testo stesso è un guscio più volte ripiegato in se stesso. Hesse narra di un uomo (nipote dell'albergatrice) che narra di un uomo (Harry) che narra di un uomo (l'autore di un libretto) che narra di un uomo (il Lupo della steppa). Poco conta, dal mio punto di vista, se si tratti di un lavoro autobiografico dello stesso Hesse - per via delle iniziali HH del protagonista che corrispondo a quelle appunto di Hermann Hesse. Quello che conta è il destino di uno scrittore contemporaneo che non può fare a meno di far raccontare storie ai propri personaggi, poiché questi condividono con lui la condizione di autore, di soggetto narratore della storia. Il nipote dell'albergatrice, Harry e l'autore anonimo del libretto, sono tre autori distinti che orbitano attorno alla figura "Lupo della steppa", una figura che, in modi diversi, tutti e tre denunciano come un "male da curare". Lo stesso Hesse dichiara alla fine che il suo racconto voleva mostrare una guarigione più che una malattia, ma - volendo proseguire questo gioco a scatole concentriche - questa dichiarazione suona falsata, quasi una tentazione, una promessa assolutamente borghese: è la seduzione che esiste un luogo di equilibrio, e si trova sulle scale della pensione, dove si respira il profumo dei fiori, della cura quotidiana e ordinata, di una vita eterna in terra. Insomma, è la tentazione borghese di una vita esteriore: l'homo oeconomicus.

    ha scritto il 

  • 4

    Il mio rapporto con Hesse è sempre contrastante: scrive pagine magnifiche che mi fanno gridare alle 10 stelle e poi tutt'a un tratto comincia a delirare e mi fa cadere le braccia! xD Trovo comunque ch ...continua

    Il mio rapporto con Hesse è sempre contrastante: scrive pagine magnifiche che mi fanno gridare alle 10 stelle e poi tutt'a un tratto comincia a delirare e mi fa cadere le braccia! xD Trovo comunque che questo sia il più bello che ho letto dopo Narciso e Boccadoro: vi viene ben rappresentato il cammino di "redenzione" di un uomo, il "lupo della steppa" appunto, che non sa più per chi o cosa viva. L'incontro con una ragazza gli cambierà la vita. Alcune frasi sono bellissime, avrei sottolineato quasi tutto!

    ha scritto il 

  • 5

    Questo è uno di quei libri, che li leggi e ti lasciano il segno. Lasciano un'impronta, ti fanno impazzire, immergere nei panni del protagonista. Harry Haller si è fatto amare da me, e io amo questo li ...continua

    Questo è uno di quei libri, che li leggi e ti lasciano il segno. Lasciano un'impronta, ti fanno impazzire, immergere nei panni del protagonista. Harry Haller si è fatto amare da me, e io amo questo libro.

    ha scritto il 

Ordina per