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Il male assoluto

Nel cuore del romanzo dell'Ottocento

Di

Editore: Mondadori

4.1
(87)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 511 | Formato: Altri

Isbn-10: 880449882X | Isbn-13: 9788804498827 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Copertina rigida , Paperback

Genere: Biography , Fiction & Literature , Da consultazione

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Descrizione del libro
Un viaggio nel romanzo dell'Ottocento, alla scoperta degli autori e deipersonaggi che popolano le loro opere. E poco importa se si tratta di uominiin carne ed ossa, come Dickens e Manzoni, o di creature dell'immaginazione,come Stavrogin o Emma Bovary. Tutti sono ugualmente attratti da un'immagine,quella del Male assoluto. Citati evoca i romanzieri del passato facendorivivere per il lettore un'epoca irripetibile nella storia della letteratura.
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  • 4

    Grande narratore, Citati. Basterebbe vedere come ri-narra, come ri-scrive Le Affinità elettive (il Nostro sembra voler gareggiar direttamente con Goethe) per rendersene conto. Ma chi conosce Citati per altre precedenti letture non se ne stupisce più di tanto, di questa sua enorme capacità af ...continua

    Grande narratore, Citati. Basterebbe vedere come ri-narra, come ri-scrive Le Affinità elettive (il Nostro sembra voler gareggiar direttamente con Goethe) per rendersene conto. Ma chi conosce Citati per altre precedenti letture non se ne stupisce più di tanto, di questa sua enorme capacità affabulativa. Se lo aspetta e se lo gusta.
    ...Nel merito poi di come tratta ogni singolo autore, sarebbe troppo lungo e complicato andare qui nel dettaglio.
    Personalmente ho apprezzato molto le pagine su Defoe, Jane Austen, Lewis Carroll e soprattutto i rutilanti capitoli dedicati a Dickens e a Dumas e le meravigliose pagine dedicate al "Giro di vite", "Ritratto di signora" e a Henry James in genere.
    Qualche perplessità su ciò che dice di Flaubert e Dostoevskji, ma insomma son quisquilie.
    Quando si leggono antologie saggistiche di questo tipo immagino sia abbastanza ovvio che il lettore venga orientato sì dallo scrittore che parla di altri scrittori, ma anche dalle preferenze (e dalla conoscenza) che il lettore stesso ha nei confronti di questo o quel talaltro scrittore o scrittrice di cui l'autore dell'antologia parla.
    Il volume raccoglie saggi scritti in momenti diversi e con spirito diverso.
    Aver voluto a tutti i costi trovare un filo conduttore individuandolo ne il "Male assoluto" a me per la verità è sembrata un po' una forzatura, ma su questo si potrebbe discutere.
    In ogni caso, avercene, di Citati.
    Forse avrei dovuto assegnare cinque stelline...

    ha scritto il 

  • 3

    Io l'ho preso perché mi interessava la parte concernente Jane Austen (e che raccoglie un po' gli interventi fatti dall'autore sulla carta stampata) e sono rimasta conquistata sia dalla semplicità sia dall' immediatezza con cui espone e spiega l'essenza della scrittrice e delle sue opere da deside ...continua

    Io l'ho preso perché mi interessava la parte concernente Jane Austen (e che raccoglie un po' gli interventi fatti dall'autore sulla carta stampata) e sono rimasta conquistata sia dalla semplicità sia dall' immediatezza con cui espone e spiega l'essenza della scrittrice e delle sue opere da desiderare che le stesse perle di saggezza mi fossero rivelate anche per altri che invece non ho trovato inclusi nel raggio lucente di Citati (fatta eccezione per Henry James).

    ha scritto il 

  • 5

    Quel birbante di Citati!


    Questo è un libri da crisi. E’ talmente bravo nel rievocare il mondo interiore degli autori e come questo mondo lo si ritrovi tra le righe dei loro libri che sono stata indecisa se mollarlo e rileggermi, se non tutto, qualcosa degli autori analizzati, o continuare ...continua

    Quel birbante di Citati!

    Questo è un libri da crisi. E’ talmente bravo nel rievocare il mondo interiore degli autori e come questo mondo lo si ritrovi tra le righe dei loro libri che sono stata indecisa se mollarlo e rileggermi, se non tutto, qualcosa degli autori analizzati, o continuare e stare con l’acquolina in bocca.

    Il bello è che anche la sua scrittura si adegua. Lieve, una ragnatela dell’anima, per la Austen; frastornante e sovraccarica per Balzac; abissale e inquieta per Poe; celata, understatement e un tantino repressa per Hawthorne; borghese, ma con angoli edipici, pregna di cristianesimo tra Provvidernza/Caso e nevrosi quella di Manzoni.

    Certo, sul Manzoni c’è un intero capitolo. E penso a tutti i poveri ragazzini che l’hanno dovuto studiare, inginocchiati sui ceci e con le bacchettate sulle nocche delle mani se non ricordavano Addio monti o Scendeva dalla soglia d’uno di quegli usci!

    Dickens la cui mente funzionava solo alimentata dalla Londra imperiale, ma quella degli angoli sordidi e bui che producono mostri. Quella dell’Oliver Twist di Lean, un bianco e nero gotico, umido, soffocante, dove tutto è in bilico. Che fatica produrre la luce! Kafka che compare tra le righe nel giudizio rimandato e inappellabile della Cancelleria in Casa desolata, e, spesso, il Dostoevskij di Delitto e castigo (l’ossessiva ripetizione mentale del crimine in Il nostro comune amico).

    Ovviamente Dostoevskij, il grande maestro degli abissi e dei demoni, del Male e del Vuoto, dei sottosuoli della società e del cuore degli uomini.
    Flaubert e la sua ossessioni per la sciocchezza, sovrana abitante del mondo ed anche dell’autore.
    Lewis Carroll, mai cresciuto, chiuso nel suo college, che non vuole nulla cambi, un eterno picnic sull’erba ombrosa vicino ad un placido lago, tra armadi pieni di tutti i giochi possibili, e il suo tentativo di fermare per sempre il tempo nelle immagini delle sue bambine ché non crescano mai perdendo l’innocenza e lo stupore del mondo.
    L’inspiegabile miracolo della produzione di Pinocchio, opera inaspettata di un improbabile autore.
    La Russia popolare e contadina di Leskov (e qui confesso la mia ignoranza: non lo conoscevo), amata con tale passione da giocargli la simpatie dei progressisti.
    La perenne domanda di Tolstoj sul mondo dei morti e sull’aldilà, tipica del credente, che affronta in un famoso racconto in cui il protagonista non gli è neppure simpatico. E forse è una difesa dell’autore prendere così le distanze da un evento misterioso dove Dio è assente.
    Quale misteriosa ispirazione permise ad un uomo non particolarmente intelligente, senza una vera cultura letteraria, frequentatore di bar e biliardi, di produrre I Malavoglia (con un artificio di scrittura assolutamente nuovo in Europa) e Mastro Don Gesualdo?
    Salgàri, innocente mitomane, che arredava lussuosamente i rifugi di Sandokan e del Corsaro Nero, con lo sfarzo che non avrebbe mai conosciuto, che profumava le lenzuola nel tentativo di ricreare i profumi d’Oriente, autentico scrittore che ricostruì un mondo da esprimere pur senza appartenere ad un’intellighenzia letteraria.
    Stevenson e la sua infanzia trascorsa nel “paese del copriletto”, tra letture accanite e malattie varie, la continua idea di fuga, il vagabondaggio per i sentieri di Scozia, affascinante, disponibile e che utilizzò il suo talento naturale per scrivere il proprio wild.
    James, l’oggetto misterioso, il fanciullo che guardava il mondo e assorbiva tutto come una spugna. L’uomo che non c’era, almeno al di fuori dei suoi libri e delle loro atmosfere eleganti, rarefatte, celate dietro i paraventi delle parole.

    In conclusione è il caso di porsi una domanda: siamo in grado di cogliere ciò che sta dietro, o attraverso, la semplice trama di un testo? O questa finisce per coprire la tela sottostante e noi crediamo sia tutto lì? Perché un classico è tale, al di là del fatto che nel tempo si continui a leggerlo?
    Per conoscere un buon vino, bisogna bere bene. O per giocare bene a tennis ci vuol un buon maestro. Forse per leggere bene buoni libri, bisogna leggere buoni libri.

    ha scritto il 

  • 0

    Tomo un poco pesante ma di certo gustoso, per chi ama la lettura, per chi vuole capirne i meccanismi e conoscere le storie del "Male" nel romanzo dell'ottocento.
    Un testo indispensabile per chiunque voglia studiare, per piacere o necessità la storia del romanzo.

    ha scritto il 

  • 0

    nonostante la mole è un libro che si legge con piacere e senza particolari difficoltà.


    l'analisi approndita sull'importanza del 'male' nel romanzo dell'ottocento offre al lettore, anche a quello più smaliziato, un punto di vista nuovo con cui approcciarsi alle opere degli scrittori di quel ...continua

    nonostante la mole è un libro che si legge con piacere e senza particolari difficoltà.

    l'analisi approndita sull'importanza del 'male' nel romanzo dell'ottocento offre al lettore, anche a quello più smaliziato, un punto di vista nuovo con cui approcciarsi alle opere degli scrittori di quel secolo.

    ha scritto il